domenica 19 gennaio 2020

The Witcher

Titolo: The Witcher (prima stagione)
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Geralt di Rivia, un cacciatore di mostri mutante, viaggia verso il suo destino in un mondo turbolento in cui le persone spesso si dimostrano più perverse delle bestie. (fonte Netflix)

Il mio commento:
"Dona un soldo al tuo witcher, oh valle abbondante...oh valle abbondanteeee..."
Inutile dirlo, ma questo motivetto ideato dal bardo Ranuncolo per omaggiare Geralt di Rivia mi è proprio entrato in testa. E, da quel che ho visto su youtube, pure molti altri ne son rimasti contagiati tanto che se ne trovano varie versioni, in lingue diverse e con arrangiamenti più o meno metal.
Comunque sia, fortunatamente non è solo questo aspetto musicale ad avermi catturato ma un po' tutta la serie, con i suoi toni cupi, tragici, quasi rassegnati e ben rappresentati dal protagonista Geralt di Rivia,  impersonato da Superman Henry Cavill.
Non siamo di fronte a una serie come GoT, almeno secondo la mia opinione: l'ambientazione è meno "storica" e più fantasy, con tanto di mostroni, magie e dinamiche tipiche da storie alla D&D. 
La narrazione parte un po' lentamente, con un ritmo non troppo spedito e lasciando tanti aspetti in sospeso, non troppo chiariti: abbiamo un cavaliere solitario, un regno minacciato, una ragazza deforme e disadattata, maghi, mostri...pian piano i vari personaggi vengono esplorati e approfonditi, così come anche l'ambientazione e la conoscenza delle dinamiche che la governano. Probabilmente come avveniva nell'omonimo videogame della CD Projekt RED e pubblicato da Atari.
A mio avviso, si convive per un po' con un senso di spaesamento e confusione visto che gli episodi proposti non avvengono tutti nel medesimo periodo: infatti, sia il nostro witcher che la maga Yennefer di Vengerberg godono di una discreta longevità poiché il loro invecchiamento è rallentato a causa di mutazioni e/o effetti della magia. Da quel che ho capito, comunque, anche nei racconti e nei romandi di Andrzej Sapkowski lo sviluppo della trama presenta il medesimo "problema", per cui ci vuol pazienza e un po' di elasticità nel collegare gli eventi o nel comprendere certe dinamiche (ad esempio la legge della sorpresa)
Rispetto a una serie come GoT, basandosi sulle ambientazioni e sulle comparse, si percepisce una minor disponibilità di risorse economiche, probabilmente dovuta sia al tipo di produzione, statunitense-polacca (tra l'altro, una serie polacca sul medesimo soggetto era già stata fatta nel 2002, ossia Wiedźmin), e condizionata dalle spese per gli effetti speciali per rappresentare i mostroni con cui il nostro strigo (witcher) se la deve vedere ma, al contempo, il risultato complessivo è più che discreto con episodi ben realizzati e bilanciati. Pure le battaglie risultano godibili e comprensibili (alla faccia del dannatissimo episodio 3 dell'ottava stagione di GoT dove non si capisce una benamata fava!) e rese spettacolari da un'ottima fotografia e dall'uso di magie discretamente appariscenti e devastanti. Certo, violenza e truculenza non vengono lesinate, ma considerando che si tratta di una serie vietata ai minori di 14 anni e contestualizzata in un mondo brutale e crudele, ecco, ci sta.





Tra gli aspetti che più mi hanno convinto c'è l'ambientazione e l'atmosfera creata: si respira una certa tragicità e pesantezza, come se non ci fosse speranza o sole, ma solo fatica, delusione, sacrificio. 

martedì 31 dicembre 2019

Black Mirror (Quarta Stagione)


Titolo: Black Mirror (quarta stagione)
Episodi: 6
Anno: 2017
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Anche in questa stagione, Black Mirror propone alcuni episodi slegati l'uno dall'altro ma incentrati sulla tecnologia e sugli impatti sociali, politici, etici, insomma sugli effetti collaterali ed esasperazioni connesse ad essa.
Gli episodi della quarta stagione sono 6:
  • USS Callister
  • Arkangel
  • Crocodile
  • Hang the DJ
  • Metalhead
  • Black Museum

Il mio commento:
In realtà ho concluso la visione di questa quarta stagione qualche settimana fa ma tra una cosa e l'altra ho tergiversato. In fondo, avrei potuto dedicare questo post anche ad altri argomenti o ad altri film o serie tv (ad esempio La casa di Carta) ma ho pensato che tutto sommato qualche parola su Black Mirror valga la pena spenderle. Come già accennato in altri post, si tratta di una serie molto intelligente, che fa riflettere o comunque che cerca di scuotere un po' la coscienza dello spettatore su dinamiche tecnologiche e mediatiche già in corso.
Rispetto alle precedenti questa quarta stagione l'ho trovata meno memorabile e meno originale, anche se è andata migliorando verso la fine.
Il primo episodio strizza l'occhio ai fan di Star Trek e agli appassionati (maniaci?) di videogame e a come possano trovare nella realtà virtuale un surrogato della vita vera, una realizzazione che altrimenti non vivrebbero. Certo, il tutto raccontato in modo fantascientifico, con tanto di clonazione "virtuale" delle persone, fenomeno cui pian piano ci stiamo abituando se pensiamo ai vari avatar o comunque alle presenze ricostruite al pc all'interno di film. Tuttavia, considerando storie come quelle narrate in Matrix o Tron o quelle di altre produzioni in cui reale e virtuale si mescolano, USS Callister non introduce chissà quali riflessioni se non esasperazioni di quelle che possono essere dinamiche legate alla clonazione e alla virtualizzazione.
Anche la storia vista in Arkangel non mi si è impressa più di tanto, giocata attorno al controllo remoto e al limite della privacy, in questo caso nella gestione familiare. Dinamiche attuali, dettate dall'esigenza di tutelare e proteggere, o comunque dalla paura di perdere un proprio consanguineo, comprensibili e giustificabili per carità, ma che tutto sommato già erano state esplorate, più o meno direttamente, anche in altri episodi della serie. Qui si va un po' oltre, in quanto la volontà di protezione e controllo sulla propria figlia, spinge una madre a condizionarla, a privarla di esperienze, a manipolarne le percezioni del mondo circostante di fato togliendole la possibilità di crescere appieno. 
Tematica del controllo e dell'accesso a memoria e i ricordi dell'individuo che torna pure in Crocodile, dove le esperienze personali sono estraibili ed esaminabili, un po' come accade con le scatole nere degli aerei. Dinamica utile per accertamenti vari ed eventuali ma che getta profonde riflessioni su quelli che sono i limiti della privacy. Interessante comunque, in questo episodio, il contrasto che si crea tra interiorità ed esteriorità dell'individuo, nonché il gioco tra gli ampi spazi di location e paesaggi di contro alla sensazione di essere braccati e, inevitabilmente, senza scampo, come sperimenta la protagonista.


martedì 24 dicembre 2019

Star Wars: Episodio IX - The Rise of Skywalker

Titolo: Star Wars: Episodio IX - The Rise of Skywalker (L'ascesa di Skywalker)
Anno: 2019
Regia: J. J. Abrams
Genere: fantascienza
Cast: Carrie Fisher, Mark Hamill, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Domhnall Gleeson, Billy Dee Williams

La trama in breve:
La resistenza è ridotta a poche unità, il primo ordine dilaga sotto il comando del leader supremo Kylo Ren, ma un messaggio ha turbato la galassia. L'imperatore Palpatine giura vendetta! Ren si mette così alla ricerca dell'origine della trasmissione e arriva a confrontarsi con Palpatine, che gli offre una spaventosa flotta se saprà eliminare la ragazza Jedi, Rey. Questa combatte e si addestra seguendo gli insegnamenti del generale Organa, mentre Finn, Poe e Chewbacca ricevono messaggi da una spia nel Primo Ordine. (fonte mymovies)


Il mio commento (attenzione spoiler!!!)
Dopo la visione di questo ennesimo, forse l'ultimo (se...), capitolo della saga, ho iniziato a comprendere meglio le ragioni per cui si generano culti malvagi come quello dei Sith. 
Ancora una volta l'esperienza cinematografica si è rivelata una sorta di presa per i fondelli, con un film che gioca sulle aspettative di fans che seguono con passione una saga iniziata nel 1977, gente che inevitabilmente sarebbe andata a vedere questo episodio IX - pagando - ma ricevendo in cambio solo degli sberleffi. 
Innegabile che quest'ennesima fatica targata Disney sia coinvolgente, dinamica, ricca di azione e di situazioni; non si può nemmeno negare che non sia ben realizzato dal punto di vista di effetti speciali, fotografia, regia. 
Però, porca la pupazza, quanto a trama e narrazione fa davvero incavolare. 
E non mi interessa leggere in giro che comunque le aspettative erano troppo alte, che il progetto filmico è stato riveduto causa cambiamento di regia in corso d'opera oppure morte di Carrie Fisher.  Nessun dittatore mi sembra abbia minacciato olocausti nucleari se anche il film fosse uscito 2 mesi dopo ma senza tutte le cagate che ci sono o quanto meno provando a coprire quei due-tremila buchi di trama che ci sono. 
Che poi, voglio dire, qualcuno di sano di mente l'avrà pure visto questo film prima che venisse proiettato worldwide? No?
Per cui, ecco, più che una recensione-commento articolato e sensato - ne trovate a bizzeffe su siti e portali più seguiti di questo - mi concentro solo su alcune dinamiche e situazioni che ho trovato quanto meno discutibili.

Stormtrooper
Per prima cosa, abbiamo un vincitore: finalmente, dopo anni e anni, un soldato è riuscito a colpire qualcuno con un colpo di fulminatore!!!
In seconda battuta, grazie a questo film, son rimasto ancor più confuso circa l'origine di questi poveri scagnozzi, visto che oltre a Finn salta fuori pure un'altra combriccola di ammutinati. Io pensavo fossero una sorta di cloni, o comunque persone geneticamente modificate (vedasi l'episodio II), invece inizia a farsi strada il sospetto che siano tutti di colore e, come dire, poco fedeli alla propria causa...
Infine dove diamine hanno trovato l'equipaggio (e le risorse) per costruire la mega flotta del finale??? E senza che nessuno se ne accorgesse, tra l'altro! 
Che poi, dopo averla realizzata, se ne son stati per anni nascosti nel mare? Ad aspettare cosa?

L'imperatore
Tadan! Palpatine (che nome!) è ancora vivo. 
Già. 
E di punto in bianco lo vengono a sapere tutti.
Come abbia fatto a sopravvivere, a trasferirsi su un pianeta sconosciuto, a manovrare (Kylo Ren, ad esempio) per anni senza che nessuno se ne avvedesse rimane un mistero. 
Così come rimangono confusi i suoi piani, vedasi su Rei: ammazzatela, portatemela viva, unisciti a me, mo ti ammazzo.
Mi pare poi che con i suoi cavolo di fulmini generati dalle mani abbia un po' esagerato, in questo film. O, meglio, se era così potente anche prima come mai non ha usato queste sue capacità per vincere anni prima?
Infine, quando e con chi ha figliato?
E poi, tutte quelle ombre che si esprimono come spartani del film 300 (au! au!) in quella mega grotta, sono tutti sith defunti? Quanti caspita ce ne sono stati? 

La Diade della Forza
Che Kylo Ren/Ben Solo e Rei Palpatine/Skywalker siano collegati, posso accettarlo. 
Che inizino a teletrasportare cose con la mente...difficile...ma vabbè, accettiamo pure questo. 
Però non sarebbe stato male se qualcuno avesse spiegato meglio sta storia della Diade della Forza.
Complimenti poi per le capacità sanatorie, ad averlo saputo prima visto gente con mani amputate o corpo artificialmente (mal) ricostruito delle saghe precedenti...ok che probabilmente il signor Vader si auto-teneva in vita con la Forza, però qua si parla di ferite mortali e/o resurrezione, per altro tecniche imparate in modo istantaneo e istintivo.

domenica 22 dicembre 2019

Blade Runner 2049

Titolo: Blade Runner 2049
Anno: 2017
Regia: Denis Villeneuve
Genere: fantascienza
Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Dave Bautista, Jared Leto

La trama in breve:
L'agente K è un blade runner della polizia di Los Angeles, nell'anno 2049. Sono passati trent'anni da quando Deckart faceva il suo lavoro. I replicanti della Tyrell sono stati messi fuori legge, ma poi è arrivato Niander Wallace e ha convinto il mondo con nuovi "lavori in pelle": perfetti, senza limiti di longevità e soprattutto obbedienti. K è sulle tracce di un vecchio Nexus quando scopre qualcosa che potrebbe cambiare tutte le conoscenze finora acquisite sui replicanti, e dunque cambiare il mondo. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Recuperato recentemente grazie a Netflix, visto in tre comode puntate e ora, dopo un paio di settimane, mi permetto di riportare un breve commento.
A suo tempo mi son visto Blade Runner, un paio di volte almeno (anche se a distanza di anni) e lo considero un'ottimo film. Anche se, con i ritmi cinematografici cui siamo abituati ora, diciamo che risulta un po' lentino come narrazione...  
Di Philip K. Dick, l'anno scorso, avevo letto un libro contenente una serie di racconti suoi - tutti testi da cui son stati tratti film -, che nella parte finale riportava un'intervista in merito all'imminente uscita di Blade Runner (quello del 1982) ispirato al suo romanzo Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?). Da quel che avevo capito c'erano un bel po' di differenze tra testo e trasposizione e lo stesso autore era perplesso...in ogni caso l'opera di Ridley Scott si è imposta come opera cult nel campo sci-fi e nessuno c'ha da obiettare in merito.
L'idea quindi di un seguito mi aveva lasciato perplesso all'epoca dell'uscita del film e timoroso prima di iniziarne la visione. Sinceramente credo che invece ne sia uscito un bel prodotto, abbastanza in linea con quello dell'82 sia per ritmo narrativo che per tematiche che per suggestioni che riesce a produrre nello spettatore, in termini visivi e di contenuti. 
Dal punto di vista dell'ambientazione, degli effetti speciali e della fotografia, l'opera di Villeneuve risulta molto efficace, maestosa, molto d'impatto. Ci sono delle sequenze magistrali e completamente spiazzanti, come il combattimento tra K e Deckard in una sorta di teatro/locale avvolto dall'oscurità alternata a sprazzi di ologrammi guasti, oppure il laboratorio in cui vengono creati i ricordi per i replicanti o, infine, la "resa dei conti" nella sequenza nel finale. Ma nel complesso è difficile non rimanere affascinati da quanto proposto, da contrasti tra spazi aperti e spazi chiusi, dal rapporto tra individuo e spazio circostante.




Si avverte una certa stanchezza, una tragicità pesante che sollecita i sensi e chiama in causa le emozioni dello spettatore che, di conseguenza, si fa attento e bisognoso a trovare un senso a ciò che sta guardando. Una sensazione amplificata anche dai vari silenzi o dalle situazioni a sviluppo lento che vengono proposte (vedasi l'avvicinamento di K al luogo in cui si è rifugiato Harrison "Deckard" Ford).
Intense e brutali anche le varie sequenze di lotta, che prevedono esecuzioni sommarie oppure combattimenti tesi, senza speranza, senza coreografie alla Matrix, senza dialoghi, ma solo con l'intenzione di difendersi o di uccidere quasi senza nemmeno provare empatia o emozioni al riguardo. 

giovedì 28 novembre 2019

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 5)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 5)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 1164


La trama in breve:
La "vittoria" del leone dei Lannister ha lasciato un'interminabile scia di sangue: sepolto l'infame lord Tywin, assassinato dal proprio figlio nano, finita in catene la regina Cersei, seduto il piccolo re Tommen su un trono di lame pronte a ucciderlo, il destino dell'intero continente occidentale è di nuovo in bilico. Sulla remota Barriera di ghiaccio il temerario Jon Snow è costretto a consolidare con le armi il suo rango di lord comandante dei guardiani della notte mentre, al di là del Mare Stretto, Daenerys Targaryen, l'intrepida Regina dei Draghi, continua a difendere il proprio dominio contro orde di nemici antichi e nuovi. In fuga verso le città libere, il parricida Tyrion Lannister potrebbe essere la chiave di volta della restaurazione della mai realmente estinta dinastia del Drago. Tutto questo però potrebbe rivelarsi disperatamente inutile. Perché ora, veramente... l'inverno sta arrivando. (fonte Amazon)


Il mio commento:
Ho recentemente concluso l'ennesimo tomo della saga di George Martin: pensavo di averci impiegato millenni e invece, dai, tutto sommato me la sono cavata in circa 5 mesi. Diciamo che l'autore non si risparmia, si vede che gli piace raccontare e ampliare l'ambientazione da lui creata, approfondendo situazioni e personaggi. E' un ottimo narratore, a mio avviso, non monotono, non banale ma nemmeno leggerissimo e conciso. Come per altro già accennato nei commenti agli altri suoi libri, dal punto di vista dello stile e della capacità, lo considero parecchio valido come autore, bravo nel dosare i colpi di scena e nel mostrare al lettore ciò che è descritto nelle pagine del libro.
Rispetto ai precedenti ho comunque avuto l'impressione di aver fatto più fatica e, in alcuni punti, speravo si spicciasse di più perché, ecco, mi pareva stesse divagando un po' troppo aggiungendo particolari poco influenti e, al contempo, tralasciando parti che magari potevano interessare maggiormente. 
Indubbiamente quando descritto e proposto fa parte di un piano ben orchestrato, per di più, considerando il numero di personaggi, è necessario dare spazio e rilievo alle varie sotto trame, tuttavia resto dell'idea che su alcune faccende si poteva glissare mentre su altre sarebbe stato bello saperne di più (che fine ha fatto Daario? E lady Stoneheart? E Ditocorto? Sam?). 
La narrazione affidata al punto di vista dei singoli personaggi funziona abbastanza bene anche in questo libro ed è anche un buon escamotage per far incontrare a loro insaputa certi personaggi o per lasciarne altri "ai margini" dei giochi. Vedasi il caro buon lord Varys, assente per gran parte del tomo ma che mi spunta giusto nell'epilogo, con un discreto colpo di scena, per incanalare la storia verso mete a lui più congeniali...certo certo, in virtù di un bene superiore...
Non escludo poi un certo condizionamento dovuto alla visione della serie tratta dal ciclo di romanzi, la cui narrazione procede ben oltre quanto narrato in questo quinto volume. Vero è che, rispetto ai precedenti romanzi, qui si notano di più le differenze e gli elementi mancanti dovuti all'eliminazione di certi personaggi e passaggi narrativi. 
Per dire, Tyrion mica è arrivato in due minuti, tutto sereno e pulito, alla corte di Daenerys: tutt'altro! Anzi, manco si son ancora incontrati...e ne ha passate di ogni, povero!
Jon Snow invece si conferma un personaggio tosto, saggio, lungimirante ed esperto, capace di prendere decisioni difficili e in contro-tendenza. Non riesco a sovrapporci l'immagine di Kit Harington, ecco, ma nemmeno lo reputo quel giovincello che invece nel romanzo dovrebbe essere. 
Pure tutto il recupero dei bruti avviene in maniera molto più articolata e complessa, anche a causa delle avverse condizioni meteo dovute all'inverno che ormai incombe.

sabato 16 novembre 2019

Black Mirror: Bandersnatch


Titolo: Black Mirror: Bandersnatch
Anno: 2018
Regia: David Slade
Genere: fantascienza
Cast: Fionn Whitehead, Will Poulter, Craig Parkinson, Asim Chaudhry, Alice Lowe

La trama in breve:
Black Mirror: Bandersnatch, noto anche come Bandersnatch, è un film interattivo pubblicato su Netflix il 28 dicembre 2018, pensato come parte del franchise di Black Mirror. È stato scritto da Charlie Brooker e diretto da David Slade.
In Bandersnatch, è lo spettatore che prende le decisioni per il protagonista, un giovane programmatore interpretato da Fionn Whitehead, che nel 1984 crea un videogioco basato su un romanzo interattivo.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Anni addietro, uscì al cinema un certo film targato James Cameron. Rimase nelle sale mesi, con l'obbiettivo di creare una piccola rivoluzione, ossia riportare in auge (per l'ennesima volta) il 3d e pompare sulla realizzazione di film con poderosi effetti speciali, addirittura sostituendo gli attori reali con loro rappresentazioni virtuali. Alla fine della fiera però, il 3d non è che sia stata poi sta gran rivoluzione e, sinceramente, non mi pare che il mondo abbia abbandonato il 2d...anzi...
Ordunque, Bandersnatch, anche se fosse stato realizzato da Cameron e pompato in modo analogo per proporsi come una nuova via cinematografica non penso avrebbe tenuto banco se non per qualche giorno. A parte che vedere un film interattivo al cinema diventa un bel casino, credo che l'idea di portare lo spettatore ad avere un ruolo "attivo" durante la visione di un film (che, per quanto avvincente sia, risulta un'esperienza passiva) non sarebbe stata metabolizzata da tutti allo stesso modo. Anche a leggere certi commenti su internet, mi ero fatto un'idea differente di questo film, una sorta di esperimento/esperienza tutto sommato sacrificabile.
Però l'ho guardato lo stesso, con i miei tempi certo, e ora sto qui a parlarne.
Per quanto mi riguarda, lo promuovo a pieni voti! Mi è piaciuto assai e vi consiglio di recuperarlo e vedervelo, soprattutto se siete amanti della fantascienza e della serie Black Mirror cui, in qualche modo, si ricollega.



Probabilmente la storia non è così lunga (?) o articolata (?) come magari qualcuno può aspettarsi, magari è un po' cupa e un po' da nerd...ma per come la vedo io, Bandersnatch rappresenta una discreta genialata decisamente interessante e sui generis. 

lunedì 28 ottobre 2019

Undone

Titolo: Undone
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: drammatico

La trama in breve:
Alma Winograd-Diaz (interpretata da Rosa Salazar, vista in Alita: Battle Angel) vive una vita tranquilla fino a quando un incidente quasi fatale le provoca visioni del suo defunto padre, Jacob (che ha le sembianze di Bob Odenkirk, protagonista di Better Call Saul). Attraverso queste persistenti visioni il padre le fa scoprire un’abilità misteriosa che le consente di viaggiare nello spazio e nel tempo con la speranza di evitare la sua morte prematura. Questa situazione mette a dura prova le relazioni di Alma e le persone a lei più vicine cominciano a mettere in discussione il suo equilibrio mentale. (fonte tvserial.it)

Il mio commento:
Probabilmente il nome di questa serie non dirà molto ai più e, a dirla tutta, senza un articolo letto qualche tempo addietro su Il Post credo saremmo rimasti nell'ignoranza pure noi :-)
Realizzata con la tecnica del rotoscope e composta da 8 episodi di breve durata, Undone si è rivelata una bella esperienza visiva e narrativa, articolata e non banale. Non porta sullo schermo una storia lineare bensì lascia allo spettatore seguire il flusso e trarre le proprie conclusione, etichettando il viaggio e la storia di Alma come demenza o schizofrenia oppure come un'effettiva dimostrazione di potere arcano che le consente di viaggiare nello spazio-tempo. Un desiderio, più che un reale potere acquisito, che ciascuno di noi sotto sotto sperimenta: avere una seconda occasione, poter annullare un evento, poter scoprire particolari e risvolti su chi non è più con noi...sono tutte spinte umane e comprensibilissime. E che diventano ancor più toccanti quando si configurano come il salvagente a cui aggrapparsi in un presente che non va esattamente nella direzione che vorremmo. Anche per colpa nostra, come dimostra la stessa Alma con il suo comportamento sfrontato e provocatorio, decisamente fuori dagli schemi. 



Quello interpretato da Rosa Salazar è un personaggio imperfetto, fragile, dannatamente umano, con cui si familiarizza subito, prendendolo in simpatia. Magari non riusciremo a comprenderla fino in fondo, magari un po' la detesteremo, però di certo non resteremo indifferenti al suo agire, al suo tentare di trovare risposte e un senso a ciò che le è accaduto e le sta accadendo. 
Attorno a lei, al suo vagare tra presente e altri tempi - viaggio reale o immaginario a seconda di come vogliamo inquadrare la situazione - si muovono altri personaggi, pochi in realtà, ma in numero sufficiente a proporci altri punti di vista e spunti su come inquadrare la storia proposta. Attraverso la sorella Becca, la madre Camila e il fidanzato Sam lo spettatore resta ancorato alla realtà e ha modo di sperimentare le difficoltà di chi vive accanto a una persona "disturbata", una mina vagante completamente presa dalla propria "missione" che non considera i danni collaterali che può arrecare alla vita dei suoi cari. Analogamente a loro, anche lo spettatore finirà per porsi domande su "come avrebbe affrontato la situazione", su quanta fiducia avrebbe concesso o su quanta pazienza e forza avrebbe saputo generare se capitasse a lui di gestire una persona come Alma.

domenica 20 ottobre 2019

Stranger Things 3

Titolo: Stranger Things - stagione 3
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
E’ il 1985 a Hawkins. Sono passati ben due anni dalla misteriosa serie di eventi che sconvolsero la tranquilla cittadina nel novembre del 1983 (stagione 1) e che, come tutti sappiamo, portò alla temporanea scomparsa di Will ( Noah Schnapp) e all’arriva di un bizzarra ragazzina dai poteri telecinetici, soprannominata “Undici” (Millie Bobby Brown) . Come se ciò non fosse già sufficiente, un temibile mostro carnivoro, battezzato dagli stessi ragazzi come “Demogorgone”, in onore del loro onnipresente gioco Dungeons&Dragons, minaccia la sicurezza di tutta la cittadina.  Nonostante i poteri di Undici lo avessero sconfitto sia nella prima stagione, che nella seconda, la sua oscura e famelica presenza torna a tormentare il destino di Hawkins. Infatti una segretissima serie di esperimenti sovietici, condotti nel sottosuolo del nuovo e moderno centro commerciale di Hawkins, lo “Starcourt”, sta infatti provando a riaprire quella porta dimensionale che Undici e la sua squadra avevano chiuso nelle stagioni precedenti per intrappolare il “ Mind Flayer” . L’apertura del varco ha infatti permesso alla creatura di riprendersi dal pesante colpo inflittogli precedentemente, nascosta ora nell’ombra di un’acciaieria abbandonata è in cerca di nutrimento e i suoi bocconcini prediletti sono niente meno che gli abitanti stessi della piccola Hawkins. (fonte ecodelcinema)

Il mio commento (attenzione spoiler!!!):
Seppur con i miei tempi, son riuscito a recuperare e a vedere la terza stagione di Stranger Things. Decisamente incalzante e appassionante, anche questa carrellata di episodi propone una buona esperienza visiva e tiene lo spettatore incollato allo schermo. Consensi mi par di aver capito che ne ha ottenuti parecchi, anche in termini di numeri di visualizzazioni, e nel complesso pure io mi ritengo relativamente soddisfatto della visione anche se, ovviamente, nulla viene risolto in maniera definitiva e si rimanda a una futura quarta stagione. 
Già perché se da un lato ci sono misteri e situazioni che vengono risolte, dall'altro ci sono aspetti che volutamente restano in sospeso o quanto meno da chiarire. Dopotutto, la serie gioca molto sul discorso del "cambiamento" e della crescita, di pari passo a quella fisica e non che stanno sperimentando i piccoli protagonisti della serie e che permette agli sceneggiatori di creare simpatie e contrasti oppure di introdurre anche tematiche varie (rapporto genitori-figli, prime cotte, sessualità...)
Tutto viene vissuto un po' in velocità, per carità, ma tutto sommato in modo abbastanza efficace -considerando che si tratta di vicissitudini in cui gli adulti si ritrovano piuttosto facilmente, avendo già vissuto l'adolescenza - e senza togliere troppo tempo allo sviluppo degli eventi, quanto meno dalla terza puntata in avanti. 
L'intenzione di spiegare o chiarire tutto non c'è, ed è palese: in effetti, sarebbero da chiarire un po' di "cosucce" viste anche in questa stagione e che, tra l'emotività e la concitazione del momento, restano irrisolti o non spiegati oppure vengono risolti con tempestività disarmante. 

sabato 28 settembre 2019

The Boys

Titolo: The Boys - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: supereroi

La trama in breve:
I supereroi che vivono nel mondo moderno, fra social network e grandi società, sono seguiti da una multinazionale che ne gestisce immagine, merchandising, apparizioni e collocazioni nei vari stati del nord-america. Ma i "super" non sono sempre quello che sembrano: hanno vizi, più o meno accettabili dall'opinione pubblica, e commettono errori. La Vought-American si occupa di nascondere al mondo i difetti dei loro assistiti e di gestire le loro eroiche azioni, arrivando anche ad organizzare finti crimini, affinché aumentino la loro popolarità. In base al gradimento del pubblico, ai Super vengono dati incarichi più o meno importanti, diventano star del cinema e testimonial commerciali di prodotti che sponsorizzano la Vought-American.
Il gruppo di Super più famoso sono i Sette, capitanati dal Patriota, il perfetto eroe americano. Con la dipartita di Jack da Giove, viene inserita nel gruppo la giovane eroina Starlight, molto amata dal pubblico perché incarna lo stereotipo della brava ragazza del sud. Ma subito i colleghi si rivelano cinici e tutt'altro che eroici come pensava.
Il giovane Hugie è insieme alla sua ragazza quando A-Train la travolge in piena corsa, disintegrandola. Il Super si scusa spaventato e scappa. Questo fatto e la richiesta di Hugie di avere giustizia, fanno sì che venga avvicinato da Billy Butcher che vuole riformare la squadra di ex-agenti incaricati di punire i Super per i loro crimini: i "Boys".   (fonte wikipedia)




Il mio commento:
In un periodo così florido per i supereroi, considerando il mercato cinematografico e tutto il successo riscosso dalla Marvel, senza scordare le varie serie che vengono proposte in tv, The Boys rappresenta un po' quell'eccezione, quella variante sul tema, che riesce a catturare e convincere anche lo spettatore a cui, magari, i supereroi in calzamaglia non vanno troppo a genio. 
L'atmosfera non è per niente quella scanzonata a cui recentemente ci ha abituato il MCU (Marvel Cinematic Universe), bensì siamo di fronte a vicende più terrene e credibili, più crude. Che le azioni e i comportamenti dei supereroi potessero avere ricadute anche tragiche sui comuni cittadini non è una novità, in fondo pure le vicende dei film d'animazione "Gli Incredibili" partivano dal medesimo spunto. Qui però si va oltre, creando contrasti e giocando con personaggi dai risvolti a tratti inquietanti.
Non ci sono, propriamente, buoni o cattivi, soprattutto se si considera che i super sono manovrati e hanno dei lato oscuri/fragili come tutte le persone comuni: sono capaci di azioni incredibili ma non sono eroi nel vero senso della parola, ecco, seppure questa è la forma con cui vengono proposti alle masse.
Al contempo nemmeno i "boys" che si organizzano per fargliela pagare per nefandezze e colpe di cui si macchiano i super senza subire conseguenze alcuna, sono propriamente dei santi. Anzi. La serie si muove tutta su una zona d'ombra tanto ampia quanto lo è, per il pubblico, la grandezza dei sette, i migliori "prodotti" della Vought-American.
Il punto forte della serie è costituito quindi da una storia che fa pian piano emergere il marciume e i lati bui di personaggi che invece dovrebbero rappresentare quanto di meglio la società può aspirare di essere, in un certo senso si ripete il medesimo gioco del gossip che scava nella vita dei vip per togliere loro quell'aura di perfezione e intoccabilità che magari sembrano avere.

domenica 8 settembre 2019

Parliamo di Tang Lang Quan

Ne approfitto questa volta per proporvi un video dedicato alle arti marziali, nello specifico si tratta di un video realizzato in Cina, presso il monastero Hua Yan a Laoshan, dal maestro Angelo D'Aria e dal maestro Federico Andrenacci:


Probabilmente non tutti conoscono il Tang Lang Quan (螳螂拳 - Boxe della mantide religiosa), tuttavia credo che questo video possa risultare interessante e affascinante sia per quanti sono appassionati di Oriente, sia per i praticanti di arti marziali sia per quanti, complice il periodo, magari si stanno guardando attorno alla ricerca di sport, discipline, attività da praticare nel tempo libero e che, mossi dalla curiosità, potrebbero voler concedere una possibilità anche al Tang Lang Quan. 
Non ho mai ben compreso fino in fondo il motivo ma, spesso, le arti marziali vengono praticamente ignorate da chi è alla ricerca, appunto, di qualche attività da praticare: vuoi per poca conoscenza delle stesse, vuoi perché si pensa a queste discipline come a qualcosa esclusivamente per giovanissimi, vuoi per pigrizia, vuoi perché si immaginano allenamenti in stile "Matrix".... invece, rappresentano una proposta molto valida e interessante per tutte le età e alla portata di molti, con innegabili benefici per il proprio benessere psico-fisico.
Se poi si considera che sul territorio nazionale sono molte le scuole che propongono corsi di arti marziali di varia natura - karate, jiu jistu, aikido, wing chun, shaolin ... - perché non provare quanto meno ad informarsi o assistere a qualche lezione? ^_^
Tra queste, probabilmente, quelle che propongono uno degli stili di Tang Lang Quan (Qi Xing Tang Lang Quan, Mei Hua Tang Lang Quan, Liu He Tang Lang Quan...) sono un po' meno diffuse e note tuttavia non meno valide o ricche in termini di proposte e di materiale con cui confrontarsi per una crescita sia dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista culturale, mentale e spirituale.
Pertanto, colgo l'occasione con questo post, per segnalare le scuole distribuite sul territorio italiano che fanno riferimento al maestro Angelo D'Aria e che, se interessati, potete provare a contattare: link
In particolare, su territorio padovano, segnalo l'associazione sportiva dilettantistica Kyu Shin Ryu che propone corsi di Qi Xing Tang Lang Quan presso Camposampiero (PD)

domenica 25 agosto 2019

American Gods

Titolo: American Gods - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Shadow Moon viene rilasciato di prigione, dopo aver scontato una condanna di tre anni per una rapina in un casinò, con alcuni giorni di anticipo a causa dell'improvvisa morte dell'amatissima moglie Laura, venuta a mancare in un incidente d'auto.
Sul volo verso casa continua ad avere delle strane e inspiegabili visioni, già avute durante gli ultimi giorni di detenzione. Shadow si ritrova seduto accanto a un misterioso uomo di mezza età che si presenta come Mr. Wednesday, il quale si dimostra fin troppo informato sulle sue vicissitudini passate e presenti.
L'enigmatico Mr. Wednesday gli propone di lavorare per lui come guardia del corpo in cambio di un lauto compenso e, dopo una serie di eventi, Shadow accetta: questa collaborazione, tuttavia, lo porterà a rivalutare tutto ciò in cui credeva (o meglio, non credeva), trasportandolo in un mondo in cui miti, leggende e dèi sono più reali della realtà stessa.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non ho letto il libro di Neil Gainman da cui la serie è tratta, per cui non saprei ben dire se ne rispetta la storia, ma devo ammettere che questa prima stagione di American Gods mi è piaciuta assai. Non rappresenta una visione semplice, anche perché ci si impiega un po' prima di prendere il ritmo e raccapezzarsi nell'ambientazione proposta, tuttavia vale di sicuro la pena quanto meno darci una possibilità. Certo, purché ci sia una certa propensione per il fantastico e la mitologia a 360 gradi. A livello teologico-religioso, poi, si potrebbero aprire numerosi dibattiti vista la presenza di divinità legate a culture differenti e che, nella serie, risultano personificate da esseri in carne ed ossa con le loro vicissitudini. Tra l'altro compare pure Gesù, anche se sarebbe più giusto parlarne al plurale, perché ogni etnia se lo immagina con i propri lineamenti.
Le divinità rappresentate per altro sembrano essere loro stesse alla ricerca di un posto nel mondo e di persone che ancora si ricordino di loro e le venerino, troppo distratte da dinamiche materiali e contemporanee. Tuttavia, le divinità sembrano ancora esistere e calcare il suolo terrestre, alcune conservando il proprio ruolo e la propria identità, altre adattandosi o cedendo al presente. 
Tralasciando un po' le questioni di fede e di credo, la serie porta in scena una sorta di pellegrinaggio che Shadow Moon compie assieme all'enigmatico Mr. Wednesday, un viaggio alla stregua di quello che potrebbe esser stato quello di Dante in compagnia di Virgilio, per arrivare a conoscere e incontrare divinità vecchie e nuove che bazzicano per gli USA. Shadow è un uomo che ne ha passate di ogni, finito in galera per un tentativo di truffa/rapina andato a male, con una moglie che lo tradiva e morta in un incidente d'auto dai dettagli imbarazzanti: diciamo che non rappresenta il prototipo di uomo devoto né di persona candidata al premio di "miglior homo sapiens sapiens del globo". Tuttavia, se lui, scettico e poco incline al sovrannaturale, può mettersi in gioco e iniziare a credere, allora probabilmente il medesimo effetto lo si può ottenere su un pubblico più vasto...almeno credo sia questo uno dei motivi dietro al suo coinvolgimento nel piano di Mr. Wednesday...   
All'inizio di ogni episodio, la serie dedica qualche minuto alla narrazione di episodi nei quali ci viene mostrato come le varie divinità sono approdate nel nuovo continente, fondamentalmente chiamate o trascinate lì dai propri fedeli. Ad esempio, Mr. Nancy (alias il dio-ragno ghanese Anansi) trasportato su di una nave coinvolta nella tratta di schiavi, Bilquis (dea africana dell'amore e regina di Saba) a bordo di un aereo dopo esser fuggita a situazioni di instabilità politica e sociale oppure Odino, richiamato dai sacrifici di sangue perpetrati da alcuni vichinghi bloccati su territorio americano. Al leprecauno Mad Sweeney invece verrà dedicata una puntata intera, creando un parallelo tra la storia presente e il passato oltre a fornire allo spettatore qualche dettaglio in più su come si siano verificati alcuni eventi descritti nei primi episodi della stagione.




Comunque sia, stavo dicendo, una volta giunte su suolo americano le divinità hanno poi proseguito la loro vita mescolandosi alla gente, alcuni trovando l'occasione per ottenere una certa posizione (vedasi il dio Vulcano e il campo delle armi, che per altro offre l'occasione per una critica alla detenzione di armi) oppure ritrovandosi ancorati ad una vita infelice, come lascia trapelare il jinn-tassista quando si confida con il mite Salim. 
Accanto a loro compaiono poi nuove divinità, originatesi in tempi moderni, entità legate alla tecnologia o ai nuovi media e che cercano di soppiantare definitivamente quelle vecchie. I momenti dedicate a queste nuove divinità non sono molti, in compenso sono molto ad effetto.

domenica 11 agosto 2019

La torre nera

Titolo: La torre nera  (The Dark Tower)
Regia: Nikolaj Arcel
Anno: 2017
Genere: fantasy
Cast: Idris Elba, Katheryn Winnick, Matthew McConaughey, Claudia Kim, Jackie Earle Haley

La trama in breve:
Jake è un ragazzo della New York di oggi tormentato da sinistri sogni, in cui vede un malvagio uomo in nero, un eroico pistolero e una torre nera sotto attacco. Gli incubi gli ispirano numerosi disegni, ma a dare loro concretezza è la coincidenza tra gli attacchi alla torre e i terremoti che si verificano a New York. Dopo un ennesimo problema di condotta a scuola, il padre adottivo cerca di mandare Jake in una clinica, che lui sa però essere una trappola. Così scappa seguendo gli indizi dei propri disegni, che lo spingeranno in un altro mondo e in una incredibile avventura. (fonte trovacinema.repubblica.it)

Il mio commento:
Trasporre un libro su grande schermo o comunque in televisione, non è mai un atto semplice. A volte la durata di un film non basta, a volte, anche per libretti brevi (vedi Lo Hobbit di Tolkien) se ne ricava pure una trilogia oppure si valuta la realizzazione di una serie.
Nel caso di questo film, di ben 95 minuti, stiamo parlando un ciclo di romanzi di genere fantasy che Stephen King sta scrivendo dal 1982 e tipicamente non si tratta di opere con lo spessore di un depliant.
Tempo addietro avevo pure letto due cicli di fumetti proposti in Italia da PaniniComics e ne ero rimasto affascinato, sebbene non fossi molto soddisfatto dal rapporto prezzo-pagine. Per carità, niente da eccepire a livello visivo o in termini di fascino per la storia proposta, però erano davvero molto brevi e sintetici.




Fatto sta che quando ho intravisto questo film tra quelli disponibili su Netflix, memore della buona impressione del fumetto e del riferimento all'opera di King, ho deciso di dargli una possibilità.
A mio avviso, pure col poco tempo a disposizione, potevano ricavarne qualcosa di dignitoso e di utile per partire con un ciclo di film. Invece l'ho trovato molto inconcludente, una bozza di film se vogliamo dire, non così definito nemmeno nell'ambientazione proposta. 
I protagonisti fanno quel che possono con il tempo a disposizione, cercando tutto sommato di confezionare dei personaggi iconici  - il cavaliere rassegnato e vacillante che saprà portare a termine la propria missione, il signore del male con poteri sovrannaturali viscido ma sofisticato - per arrivare a un epilogo che chiude la vicenda narrata ma in modo a dir poco discutibile e un po' troppo semplicistico.

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