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giovedì 31 dicembre 2020

Buona fine 2020 e buon inizio 2021

Ormai siamo agli sgoccioli di un anno, il 2020, che di certo resterà vivido nelle nostre memorie. 
Un anno particolare, funesto per molti aspetti, che ci ha molto condizionati toccandoci nel quotidiano, nelle nostre sicurezze e abitudini. Un anno difficile, doloroso anche, che si appresta a terminare lasciando spazio a un 2021 sul quale già riversiamo numerose aspettative.
Ognuno può pensarla come vuole sulle scelte intraprese dal governo oppure avere la propria opinione sull'origine del virus o sulla sua effettiva pericolosità.
Io stesso non nascondo di nutrire certe perplessità su quanto vissuto e stiamo attualmente vivendo e, in tal senso, volevo condividere una piccola riflessione su questo particolare momento.
Quello che temo infatti è uno scenario che si può riassumere con una delle varie immagini che in questo periodo stanno imperversando sui social:


Ovvero, dubito che alle 23.59.59 del 31/12/2020 possiamo considerare chiusa la faccenda e salutare definitivamente il 2020. 
In un certo senso esso continuerà: la crisi che stiamo vivendo, le implicazioni sociali, le conseguenze dell'annata trascorsa ci condizioneranno ancora un bel po'. Per certi versi diventerà una sorta di spartiacque sotto vari punti di vista, un po' come lo è stato l'11 settembre 2001.
Tuttavia, nonostante ansie e preoccupazioni che credo sia naturale sperimentare, la mia speranza è che questa lunghissima situazione che abbiamo vissuta diventi un'occasione, un'opportunità per noi come persone, come popolo e come umanità. 
Anche perchè si è trattata di una crisi che, probabilmente per la prima volta, ha interessato il Primo mondo e non solamente i popoli del Terzo mondo. Voglio dire, ogni anno muoiono milioni di persone per malattie di tutti i tipi o per fame o per guerre, ma finchè sono distanti ce ne si preoccupa fin là. E forse...
Nel 2020, con il coronavirus, invece abbiamo cambiato un po' la nostra percezione, in quanto eravamo/siamo noi i potenziali bersagli. Ci siamo sentiti vulnerabili e indifesi.
Al contempo, complici i vari lock-down e limitazioni subite, abbiamo rimodulato certe nostre abitudini e, grazie a questo, avuto l'opportunità di riscoprirci. Abbiamo infatti (ri)scoperto che i ritmi di vita possono essere più lenti di quelli frenetici cui avevamo fatto l'abitudine, abbiamo (ri)scoperto l'importanza dei legami affettivi e sociali e degli spazi abitativi. Ma abbiamo anche toccato con mano limiti e aspetti critici cui, più di tanto, prima, non davamo troppo peso. Perché se è vero che c'è crisi economica, c'è anche da considerare che questa è inevitabilmente collegata a modelli economici non del tutto sostenibili in quanto basati su sprechi e su consumi esasperati, molte volte alimentati da pubblicità e media. Forse c'è bisogno di ripensare ai nostri modelli economici, in modo che si possa lavorare tutti ma meno. Oppure ripensare le politiche di sostegno alle famiglie e alle persone più in difficoltà.
Oppure pensiamo al settore sanitario e ospedaliero, praticamente al limite (se non oltre): non credo proprio sia una situazione di "adesso", bensì conseguenza di politiche poco attente, di sprechi, carenze e inefficienze che gli stessi politici - che oggi cercano di farsi belli palesando stoicità oppure brindando al raggiungimento dell'agognato traguardo del vaccino - hanno avvallato o magari voluto.
O ancora ci sarebbe da riflettere sul mondo della scuola, che quest'anno ha avuto uno scossone per via della didattica a distanza lasciando al contempo emergere già noti limiti, ad esempio in merito agli spazi disponibili o alla metodologia di insegnamento.
Probabilmente questi sono solamente tre degli enne-mila spunti che potremmo prendere e su cui riflettere e crescere come persone, popolo e mondo. Questa crisi dettata dalla pandemia può, a mio avviso, rappresentare un'ottimo spunto di ripartenza e miglioramento, anche sotto il profilo del mondo dei lavori, dei trasporti, della tutela del patrimonio naturale, dell'adozione di politiche green oppure in termini di educazione alimentare.
Ma temo di essere un ingenuo sognatore ...
Vedremo quindi cos'avrà in serbo il nuovo anno e con quali conseguenze, a breve e lungo termine, dovremo convivere dopo la conclusione di questo infausto 2020. Anche perché, banalmente, in futuro, basterà lo spauracchio di una potenziale nuova malattia per condizionare nuovamente le nostre abitudini, libertà e modi di vivere.
Vedremo, quindi.
Anche se, ovviamente, la speranza e l'augurio che faccio a tutti noi è "ad meliora semper", ovvero auguro al mondo e a tutti noi di andare in meglio: buon 2021 ^__^



domenica 9 agosto 2020

Natalino Balasso - Velo di Maya

Giovedì scorso, a Camisano Vicentino, in piazza, anche se solitamente preferisce il teatro, si è esibito Natalino Balasso. Si trattava del recupero dello spettacolo del 29 aprile. Per me è stata la seconda volta in cui ho potuto assistere a uno spettacolo di e con il comico vento, precedentemente l'avevo visto a teatro a Camposampiero, con Stand Up Balasso. Probabilmente, sarà stato il contesto sarà stata che era la prima volta che lo vedevo dal video, ma l'impressione di gradimento complessivo è stata migliore con Stand Up  Balasso, fermo restando che anche la performance dell'altra sera è stata più che buona. 

Un uomo solo sul palco, capace di catturare l'attenzione, di intrattenere e provocare, giocando con la propria cadenza veneta e i richiami al dialetto, ma proponendo riflessioni e critiche su quella che è la nostra percezione della realtà. Ecco allora rimandi all'infanzia, all'educazione, al rapporto con i media, a quello con la religione e con le istituzioni. ma anche estratti di notizie recenti, di portata locale o internazionale, giusto per approfondire o condividere qualche chiave di interpretazione. Sa tenere il palco, innegabile, anche se effettivamente c'è contesto e contesto in quanto il teatro è meno dispersivo e presenta meno distrazioni esterne (come il bar, il campanile...le zanzare..). Confesso anche che era da un po', complice il lock-down, che non mi capitava di assistere ad uno spettacolo (ma anche concerto, film al cinema, ecc...) ed è una sensazione strana trovarsi prima assieme, in coda, con altri sconosciuti, e poi improvvisamente distanziati, a un posto di distanza. 

martedì 24 dicembre 2019

Star Wars: Episodio IX - The Rise of Skywalker

Titolo: Star Wars: Episodio IX - The Rise of Skywalker (L'ascesa di Skywalker)
Anno: 2019
Regia: J. J. Abrams
Genere: fantascienza
Cast: Carrie Fisher, Mark Hamill, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Domhnall Gleeson, Billy Dee Williams

La trama in breve:
La resistenza è ridotta a poche unità, il primo ordine dilaga sotto il comando del leader supremo Kylo Ren, ma un messaggio ha turbato la galassia. L'imperatore Palpatine giura vendetta! Ren si mette così alla ricerca dell'origine della trasmissione e arriva a confrontarsi con Palpatine, che gli offre una spaventosa flotta se saprà eliminare la ragazza Jedi, Rey. Questa combatte e si addestra seguendo gli insegnamenti del generale Organa, mentre Finn, Poe e Chewbacca ricevono messaggi da una spia nel Primo Ordine. (fonte mymovies)


Il mio commento (attenzione spoiler!!!)
Dopo la visione di questo ennesimo, forse l'ultimo (se...), capitolo della saga, ho iniziato a comprendere meglio le ragioni per cui si generano culti malvagi come quello dei Sith. 
Ancora una volta l'esperienza cinematografica si è rivelata una sorta di presa per i fondelli, con un film che gioca sulle aspettative di fans che seguono con passione una saga iniziata nel 1977, gente che inevitabilmente sarebbe andata a vedere questo episodio IX - pagando - ma ricevendo in cambio solo degli sberleffi. 
Innegabile che quest'ennesima fatica targata Disney sia coinvolgente, dinamica, ricca di azione e di situazioni; non si può nemmeno negare che non sia ben realizzato dal punto di vista di effetti speciali, fotografia, regia. 
Però, porca la pupazza, quanto a trama e narrazione fa davvero incavolare. 
E non mi interessa leggere in giro che comunque le aspettative erano troppo alte, che il progetto filmico è stato riveduto causa cambiamento di regia in corso d'opera oppure morte di Carrie Fisher.  Nessun dittatore mi sembra abbia minacciato olocausti nucleari se anche il film fosse uscito 2 mesi dopo ma senza tutte le cagate che ci sono o quanto meno provando a coprire quei due-tremila buchi di trama che ci sono. 
Che poi, voglio dire, qualcuno di sano di mente l'avrà pure visto questo film prima che venisse proiettato worldwide? No?
Per cui, ecco, più che una recensione-commento articolato e sensato - ne trovate a bizzeffe su siti e portali più seguiti di questo - mi concentro solo su alcune dinamiche e situazioni che ho trovato quanto meno discutibili.

Stormtrooper
Per prima cosa, abbiamo un vincitore: finalmente, dopo anni e anni, un soldato è riuscito a colpire qualcuno con un colpo di fulminatore!!!
In seconda battuta, grazie a questo film, son rimasto ancor più confuso circa l'origine di questi poveri scagnozzi, visto che oltre a Finn salta fuori pure un'altra combriccola di ammutinati. Io pensavo fossero una sorta di cloni, o comunque persone geneticamente modificate (vedasi l'episodio II), invece inizia a farsi strada il sospetto che siano tutti di colore e, come dire, poco fedeli alla propria causa...
Infine dove diamine hanno trovato l'equipaggio (e le risorse) per costruire la mega flotta del finale??? E senza che nessuno se ne accorgesse, tra l'altro! 
Che poi, dopo averla realizzata, se ne son stati per anni nascosti nel mare? Ad aspettare cosa?

L'imperatore
Tadan! Palpatine (che nome!) è ancora vivo. 
Già. 
E di punto in bianco lo vengono a sapere tutti.
Come abbia fatto a sopravvivere, a trasferirsi su un pianeta sconosciuto, a manovrare (Kylo Ren, ad esempio) per anni senza che nessuno se ne avvedesse rimane un mistero. 
Così come rimangono confusi i suoi piani, vedasi su Rei: ammazzatela, portatemela viva, unisciti a me, mo ti ammazzo.
Mi pare poi che con i suoi cavolo di fulmini generati dalle mani abbia un po' esagerato, in questo film. O, meglio, se era così potente anche prima come mai non ha usato queste sue capacità per vincere anni prima?
Infine, quando e con chi ha figliato?
E poi, tutte quelle ombre che si esprimono come spartani del film 300 (au! au!) in quella mega grotta, sono tutti sith defunti? Quanti caspita ce ne sono stati? 

La Diade della Forza
Che Kylo Ren/Ben Solo e Rei Palpatine/Skywalker siano collegati, posso accettarlo. 
Che inizino a teletrasportare cose con la mente...difficile...ma vabbè, accettiamo pure questo. 
Però non sarebbe stato male se qualcuno avesse spiegato meglio sta storia della Diade della Forza.
Complimenti poi per le capacità sanatorie, ad averlo saputo prima visto gente con mani amputate o corpo artificialmente (mal) ricostruito delle saghe precedenti...ok che probabilmente il signor Vader si auto-teneva in vita con la Forza, però qua si parla di ferite mortali e/o resurrezione, per altro tecniche imparate in modo istantaneo e istintivo.

sabato 16 novembre 2019

Black Mirror: Bandersnatch


Titolo: Black Mirror: Bandersnatch
Anno: 2018
Regia: David Slade
Genere: fantascienza
Cast: Fionn Whitehead, Will Poulter, Craig Parkinson, Asim Chaudhry, Alice Lowe

La trama in breve:
Black Mirror: Bandersnatch, noto anche come Bandersnatch, è un film interattivo pubblicato su Netflix il 28 dicembre 2018, pensato come parte del franchise di Black Mirror. È stato scritto da Charlie Brooker e diretto da David Slade.
In Bandersnatch, è lo spettatore che prende le decisioni per il protagonista, un giovane programmatore interpretato da Fionn Whitehead, che nel 1984 crea un videogioco basato su un romanzo interattivo.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Anni addietro, uscì al cinema un certo film targato James Cameron. Rimase nelle sale mesi, con l'obbiettivo di creare una piccola rivoluzione, ossia riportare in auge (per l'ennesima volta) il 3d e pompare sulla realizzazione di film con poderosi effetti speciali, addirittura sostituendo gli attori reali con loro rappresentazioni virtuali. Alla fine della fiera però, il 3d non è che sia stata poi sta gran rivoluzione e, sinceramente, non mi pare che il mondo abbia abbandonato il 2d...anzi...
Ordunque, Bandersnatch, anche se fosse stato realizzato da Cameron e pompato in modo analogo per proporsi come una nuova via cinematografica non penso avrebbe tenuto banco se non per qualche giorno. A parte che vedere un film interattivo al cinema diventa un bel casino, credo che l'idea di portare lo spettatore ad avere un ruolo "attivo" durante la visione di un film (che, per quanto avvincente sia, risulta un'esperienza passiva) non sarebbe stata metabolizzata da tutti allo stesso modo. Anche a leggere certi commenti su internet, mi ero fatto un'idea differente di questo film, una sorta di esperimento/esperienza tutto sommato sacrificabile.
Però l'ho guardato lo stesso, con i miei tempi certo, e ora sto qui a parlarne.
Per quanto mi riguarda, lo promuovo a pieni voti! Mi è piaciuto assai e vi consiglio di recuperarlo e vedervelo, soprattutto se siete amanti della fantascienza e della serie Black Mirror cui, in qualche modo, si ricollega.



Probabilmente la storia non è così lunga (?) o articolata (?) come magari qualcuno può aspettarsi, magari è un po' cupa e un po' da nerd...ma per come la vedo io, Bandersnatch rappresenta una discreta genialata decisamente interessante e sui generis. 

domenica 14 luglio 2019

Bohemian Rhapsody

Titolo: Bohemian Rhapsody
Regia: Bryan Singer
Anno: 2018
Genere: biografico
Cast: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen, Tom Hollander, Allen Leech, Aaron McCusker, Mike Myers


La trama in breve:
I Queen e il loro frontman Freddie Mercury: la loro unicità di stile, la scalata sulle vette della musica mondiale fino all'iconico concerto Live Aid 1985, una delle più grandi performance della storia. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ormai è trascorso più di un mese da quando ho visto questo film, meritatamente premiato agli Oscar, e mi sembrava giusto parlarne prima di dimenticarmene. 
Anche perché, a dirla tutta, mi ha emozionato e pure un po' commosso.
Probabilmente non propone una ricostruzione precisa precisa di quella che è stata tutta l'esperienza musicale dei Queen - qualcosa di sicuro è stato tralasciato, qualcos'altro alterato -, ma nel complesso regala allo spettatore un'esperienza visiva, sonora ed emotiva degna di nota. A mio avviso il film è un po' troppo sbilanciato sulla figura di Farrokh Bulsara / Freddie Mercury: ok, ok, lo so che il frontman dei Queen è stato molto importante sia per la storia della band che per quella della musica mondiale in generale, è un'icona pop mica da poco, tuttavia nel film gli altri membri della band sono abbastanza appiattiti e resi secondari. 
Mi è sembrato quindi di assistere più alla celebrazione di un solo membro della band, ecco. Un po' come avviene anche in una scena del film quando, durante una conferenza stampa, i giornalisti si focalizzano più sulla vita e sulla sessualità di Freddie che sulla musica, sulla band e via dicendo. 
Nel complesso, non vorrei essere frainteso, rimane un gran film che, come dicevo, forte di una colonna sonora strepitosa, cattura e assorbe completamente lo spettatore, portandolo ora in turnèe con la band, ora in sala di registrazione, ora nel privato delle loro vite. Non rammentavo, ad esser sinceri, che i Queen si fossero pure sciolti - anche se forse potrei aver mal interpretato io la parte di film in cui Freddie si occupa della produzione di un proprio album solista - ma considerando le circa due ore di film credo non fosse nemmeno semplice capire cosa e tagliare e cosa enfatizzare. Eccetto il frontman del gruppo, ovviamente, e la sua vita. Non amo particolarmente Bryan Singer, soprattutto a causa dei ripetuti scempi che ha compiuto sugli X-Men, ma credo sia riuscito a confezionare un buon film, sostenuto anche da un valido cast e un'ottima colonna sonora. Ottima, ma non c'è bisogno di dirlo, la performance di Rami Malek, che probabilmente ha trovato il ruolo della vita, capace di aprirgli ora moltissime porte nel variegato panorama cinematografico.



venerdì 28 giugno 2019

Il trono di spade - Game of thrones - Season 8

Titolo: Il trono di spade - Game of thrones - Season 8
Episodi: 6
Anno: 2019
Genere: fantasy

Il mio commento  (spoiler alert):
Come al solito arrivo un po' in ritardo ma finalmente, assieme a Silvia, abbiamo concluso la visione di questa tanto attesa stagione finale di Game of Thrones. 
Inutile dire che l'aspettativa era assai alta e il fatto di notare un numero piuttosto esiguo di puntate ci lasciava un po' perplessi.
Ora, non credo che ci sia stato nessun cecchino o killer prezzolato a costringere nessuno a fissare a sei le puntate della stagione per cui, a posteriori, mi domando se a guidare la narrazione ci fosse effettivamente una sceneggiatura oppure solo un canovaccio proposto da Martin.
Per carità, chiudere una serie come GoT non era impresa da poco, ma di opzioni ce ne potevano essere molte, idem ci potevano stare tempi narrativi diversi e scelte registiche differenti.
Infatti, è dalla prima cavolo di stagione che sappiamo esserci i non morti, il vero nemico. Dalla prima stagione, per cui almeno 8 anni fa. Da allora marciano verso sud, lenti, inesorabili, lasciando presagire uno scontro epico, qualcosa di definitivo, devastante e sovrannaturale. Pian piano scopriamo che non sono creature che vagano a caso ma sono guidate da entità senzienti o comunque consapevoli. Su tutti si staglia il Re della Notte, il negromante che li anima, quello stesso essere che si è impadronito di un drago di Daenerys e che ha fatto breccia nella Barriera e che tanto detesta gli umani, le creature per combattere i quali (se non erro) è stato creato dai figli della foresta. Almeno, stando a quel poco di passato antico che ci hanno mostrato le visioni di Brandon Stark, alias il corvo dai tre occhi.
E finalmente, dopo anni, si arriva allo scontro, la famigerata terza puntata di questa stagione, tutta concentrata sulla battaglia dei vivi contro i morti. Aspettative a mille, desiderio di trovare risposte, spiegazioni, di capire chi effettivamente è il Re della Notte, chi sono i suoi luogotenenti (figli di Craster?), come mai in millenni di storia hanno atteso proprio ora per scendere a sud (cosa sapevano? E, se sapevano, come facevano a sapere?), cosa vuole da Brandon Stark, perché e come è riuscito a stabilire un legame "astrale / mistico" con lo stesso Bran...tante domande...senza contare tutte le speculazioni che son rimbalzate in rete (ad esempio che Bran e il Re della Notte, in realtà, sono la stessa persona)
Invece...
...la battaglia definitiva si traduce in un caos visivo buio e incomprensibile, in cui non si capisce chi colpisce chi o perché alcune fazioni vengano trucidate in un nano secondo (i dothraki) mentre altri, pur essendo in prima linea, pur venendo travolti da migliaia di esseri urlanti e assatanati, se ne escano incolumi. Magari un po' scossi, ma comunque vitali. Tranne qualcuno, ovviamente, come il povero Jorah "friend zone" Mormoth o Beric "ho finito le vite" Dondarrion. Ecco, la sua dipartita mi ha dato un po' da pensare sulla provvidenza e sul destino, almeno per come può intenderli l'autore della storia.
Ma, al di là di ciò, tornando alle dissertazioni sulla battaglia finale, le semplificazioni di prima sono il meno se consideriamo che il Re della Notte muore in modo improvviso, ignobile e assurdo. Forse era troppo tronfio, come il fu Oberyn ma...come cavolo ha fatto Arya ad arrivargli addosso? Che caspita di salto ha fatto? Possibile che nessuno della guardia del cattivone si sia accorto di lei? E possibile che lui non reagisca in modo più dignitoso? 




E tutto questo senza considerare che se Bran davvero può vedere il futuro allora, caspita, preparategli una trappola, un'imboscata, dei cecchini con frecce di ossidiana...invece no, se ne sta lì, bello buono, perso a contemplare il campo di battaglia attraverso gli occhi dei corvi prima di rinsavire e mandare a morire il povero Theon. Cosa cavolo sperava di fare poi?
O cosa cavolo speravano di fare i soldati mandati a morire da Jon, a combattere di notte contro i non morti? 
Comunque sia, di punto in bianco, puff, tutto finisce. Il cattivone è a terra, morto definitivamente, e tutto l'esercito di non morti si affloscia lasciando cadaveri in putrefazione ovunque, un territorio devastato e molti ma molti punti di domanda in sospeso. Ma scherziamo? 

mercoledì 26 dicembre 2018

Macchine mortali

Titolo: Macchine mortali
Titolo originale: Mortal engines
Regia: Christian Rivers
Anno: 2018
Genere: fantasy, avventura
Cast: Hugo Weaving, Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Stephen Lang

La trama in breve:
In un futuro in cui le città sono semoventi su cingolati e vagano per la Terra, dopo una catastrofe detta "Guerra dei 60 minuti", Thaddeus Valentine (Hugo Weaving) è l'ingegnere responsabile di Londra, per la quale sogna un futuro di conquista, senza guardare in faccia a nessuno. I suoi piani si scontreranno con una ragazza che arriva dal suo passato, Hester Shaw (Hera Hilmar), e il giovane storico Tom (Robert Sheehan), forse meno imbranato di quel che sembra.  (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Il film in questione è l'adattamento cinematografico dell'omonimo libro di genere steampunk scritto da Philip Reeve, testo del 2001 che scopro destinato prevalentemente a un pubblico adolescenziale. 
Dal trailer però mi ero fatto un'idea di storia un po' più complessa e ad ampio respiro, magari un preambolo per proporre nuove ambientazioni e dare un po' di slancio al genere steampunk che, tutto sommato, tra libri, anime e film è già relativamente noto al pubblico. Invece, nelle quasi due ore di proiezione, tutto sembra iniziare e finire, lasciando un po' di insoddisfazione per il risultato complessivo e per la superficialità con cui si son gestiti aspetti che potevano caratterizzare e dare maggior profondità all'opera stessa: bastavano pochi scorci di piantagioni o allevamenti, per farci capire cosa mangia la gente, oppure come ricavano le fibre tessili per l'abbigliamento oppure l'acqua per abbeverarsi o lavarsi....
Ok, di certo non siamo di fronte a un prodotto che punta agli Oscar, però una maggior cura nella gestione di alcune dinamiche poteva regalare un'esperienza più soddisfacente e completa anche per non avvalorare la tesi secondo cui più il tempo passa e più la civiltà regredisce. 
Ma questa impostazione prevalentemente orientata alla spettacolarità - fermo restando che bisognerebbe vedere come viene smarcata nel libro - la si nota partire dalla spiegazione iniziale, l'introduzione necessaria a contestualizzare l'ambientazione proposta: la sequenza occupa praticamente il tempo che ci impiega il logo della Universal Picture a coprire la circonferenza terrestre mentre una voce robotica accenna alla catastrofica devastazione perpetratasi nella Guerra dei 60 minuti. 
Poi lo spettatore viene catapultato nel vivo dell'azione e, da quel momento in avanti, è una discreta corsa fino all'epilogo finale. 




Di certo non ci si annoia, questo no, sia per gli eventi che si succedono sia per la progressiva proposta di scenari e ambientazioni sia per il brio del gruppo di protagonisti scelto. Da un lato Hester Shaw, che si dimostra combattiva, pragmatica, tormentata e incazzata col mondo, dall'altro Tom Natsworthy (interpretato dal buon Robert Sheehan, già visto in Misfits), storico, provetto aviatore, intelligente e dinamico, caratteri e mondi opposti che inizieranno col piede sbagliato per poi evolvere il rapporto in una relazione più profonda e complice. D'altronde, l'essere costantemente a rischio di morire stimola questo genere di legami. 

venerdì 14 dicembre 2018

The Martial Arts Teacher: A Practical Guide to a Noble Way

Titolo: The Martial Arts Teacher: A Practical Guide to a Noble Way
Autore: Jonathan Bluestein
Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform
Genere: arti marziali
Pagine: 284

Argomento:
L'insegnamento delle arti marziali può essere una delle professioni più nobili, ma porta con sé alcune delle sfide più singolari e sorprendenti che si possano immaginare. In questo libro, l'autore Shifu Jonathan Bluestein rivela in modo molto dettagliato il modo in cui questa occupazione nonché missione di vita può essere portata avanti con grande successo e gioia. Scritto per gli insegnanti di arti marziali di qualsiasi stile, praticante o aspirante, questo eccezionale lavoro mira a fornire una consulenza concreta e facilmente applicabile. che può cambiare la vita. Sii il meglio che puoi diventare!

Il mio commento:
Ho letto questo libro grazie ad Alessandro, amico e maestro di Qi Xing Tang Lang Quan, che me l'ha prestato. Non si tratta di un vero e proprio manuale, né di un testo che si propone come "corso", bensì è da considerarsi come una pacata e serena condivisione di opinioni e considerazioni legate all'insegnamento delle arti marziali. Una sorta di chiacchierata, se così vogliamo dire, in cui Jonathan Bluestein riporta la propria visione di quella che dovrebbe essere l'atteggiamento e il modo di fare di un buon maestro di arti marziali, una figura che accentra su di sé vari ruoli all'interno di una scuola o di una palestra. Infatti, nonostante quel che magari si può pensare, l'allenamento fisico non è l'unico aspetto che viene curato nelle scuole di arti marziali, soprattutto in quelle proposte in modo tradizionale che si propongono quasi come delle mini comunità, in cui le persone possono crescere, confrontarsi, maturare e allenarsi per diventare persone migliori, virtuose, sia a livello fisico ma anche mentale e spirituale. E come in tutti i contesti in cui più persone si trovano a convivere e condividere tempo ed esperienze, possono esserci aspetti da curare, altri da studiare o su cui riflettere per correggersi e/o prevenire potenziali problemi. 
Ecco allora che questo libro può rivelarsi un valido supporto per fare ordine e focalizzare l'attenzione sui vari aspetti che caratterizzano la vita di una scuola, aspetti che alle volte può capitare di trascurare o che talvolta vengono affrontati in modo discutibile. 
L'autore propone quindi personali osservazioni legate alla condivisione del programma e degli obbiettivi con gli studenti, alla gestione degli stessi, al modo in cui farli procedere, l'atteggiamento da possedere per motivarli o aiutarli, considerazioni frutto di esperienza personale che vengono sottoposte al lettore per suggerire strategie o semplicemente riportare la propria esperienza, casomai ci si riconoscesse: ognuno poi farà le proprie scelte ma credo vengano offerti spunti interessanti su cui interrogarsi e misurarsi. 
Si tratta per altro di riferimenti che nascono dall'esperienza diretta maturata da Bluestein, studioso di arti marziali nonché fondatore della Tianjin Martial Arts Academy, in cui insegna Xing Yi Quan, Pigua Zhang e Jook Lum Southern Mantis. 

domenica 28 ottobre 2018

Black Mirror (Terza Stagione)

Titolo: Black Mirror (terza stagione)
Episodi: 6
Anno: 2016
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti stagioni si tratta di episodi slegati l'uno dall'altro ma collegati per "tematica", ovvero la tecnologia, effetti collaterali ed esasperazioni connesse ad essa. 
Nel caso della terza stagione, gli episodi sono 6:

- Nosedive (titolo italiano: Caduta libera)
- Playtest (titolo italiano: Giochi pericolosi)
- Shut Up and Dance (titolo italiano: Zitto e balla)
- San Junipero
- Men Against Fire (titolo italiano: Gli uomini e il fuoco)
- Hated in the Nation (titolo italiano: Odio universale) 


Il mio commento:
"Recentemente" ho terminato la visione della terza stagione di Black Mirror. Tempo fa avevo pubblicato un post sulla prima mentre per la seconda mi ero limitato ad un accenno in quest'altro post. Tra la seconda e la terza a dire il vero ci sarebbe uno speciale, White Christmas, uscito in Italia nel 2015 che meriterebbe una trattazione a parte e che, a mio avviso, sarebbe benissimo potuto uscire al cinema dando una piacevole scossa al panorama sci-fi a cui il grande pubblico è oramai abituato. Prima o poi, tempo permettendo, vedrò di dedicarci un post.
Per quanto riguarda la terza stagione, invece, mi permetto di dire qualcosa ora, visto che ho finalmente un po' di tempo libero da dedicare a questo mio blog che purtroppo trascuro sempre più.
Di tutte le puntate, personalmente, quella che mi ha convinto meno è stata "Hated in the nation", seppure la considero molto buona come realizzazione e, al contempo, interessante e provocatoria. Tuttavia la vedo più simile a produzioni canoniche, con indagini e complotti basate sulla tecnologia (in questo caso mini automi a forma di ape usati in sostituzione ai comuni insetti, ormai estinti, e utilizzati per esecuzioni), per cui forse meno originale rispetto alle altre proposte. Certo, rimane comunque un episodio forte perché di fatto mette in discussione la sicurezza di chi sfrutta social, chat, o il web in generale per emettere sentenze e/o condannare gli altri ma con la tranquillità di esser protetto da nickname e una certa "intoccabilità" che la virtualità della rete offre. 










Negli altri episodi, dicevo, ho trovato altri spunti che mi hanno, probabilmente, coinvolto o stimolato di più.
San Junipero mi è piaciuto assai, anche perché fino alla parte finale non riuscivo bene a capire dove stesse andando a parare la storia, poiché le protagoniste sembravano "viaggiare nel tempo", cosa che mi faceva propendere per una sorta di simulazione virtuale o videogame...il fatto poi che l'atmosfera fosse più malinconica e sdolcinata, con un'ambientazione anni '80 e minor presenza "tecnologica", oltre al fatto che ci fossero tematiche legate all'identità sessuale e all'omosessualità mi stava portando fuori pista rispetto alla rivelazione del finale, dove si scopre che in realtà "san Junipero" non è che una specie di "aldilà virtuale", un luogo immobile nel tempo in cui portare le menti/anime di malati terminali, anziani e, chissà, di chiunque in un surrogato di vita. Qualcosa che potremmo considerare l'alba di Matrix, ma che ci porta a riflettere su come percepiamo e consideriamo il reale e l'individuo in sé, e su come, forse, in un contesto in cui tutto è virtualizzato e modificabile, possiamo considerare aspetti legati a identità, crescita, declino, diritti personali. Di certo, per un malato terminale o una persona ridotta a vegetale la prospettiva di veder se stesso "vivo" e abile può essere rassicurante ma, probabilmente, sarebbe solo una menzogna, una finzione che tuttavia ha in sé qualcosa che dal punto di vista etico, religioso e filosofico potrebbe scatenare discussioni e interrogativi a cui non è facile dare una risposta.   
Ma anche lo spazio e il tempo stesso vengono messi in discussione, come un po' accade nel folgorante "Playtest", che potremmo considerare un episodio strutturato a matrioska, un po' alla Inception per i vari "risvegli" e livelli di profondità, un po' alla Matrix per dinamiche di "virtualità indotta". Personalmente mi è piaciuto assai, anche per il velato humor che c'è nel considerare tutta la situazione e come certi piccoli imprevisti possano fare la differenza tra la vita e, beh, la morte. 

sabato 30 giugno 2018

Arrivedorci Elio e le storie tese

Ed eccoci qua, l'ultimo loro concerto si è tenuto ieri a Barolo (CN), nell'ambito del Collisioni Festival, circa 3 ore e mezza di musica, intrattenimento ed emozioni.
Con tutto il cuore spero che non sia davvero davvero stata la loro ultima performance...in ogni caso, non posso che ringraziarli per esserci stati e per la loro folle ed eclittica genialità. Di certo un pilastro della musica italiana contemporanea anche se, probabilmente, non così compresi e seguiti da pubblico e critica. Un po' come anche hanno esplicitato nella loro "Arrivedorci", brano con il quale sono riusciti a coronare un sogno. 
Restano comunque dei grandi della musica, indubbiamente estrosi, gente di talento, preparata e dall'indubbia capacità musicale, abili nel mescolare e rielaborare qualsiasi genere oltre che di affrontare qualsiasi tematica, senza remore e senza freni, dalle barzellette alle incomprensioni di coppia, da problemi legati all'ambiente a quelli sull'abbandono dei feti, dalle vacanze al mare o in montagna all'acqua che perde dalla doccia dell'inquilino del piano di sopra e che ha creato una macchia sul plafone pagato due milioni delle vecchie lire ma nella prossima assemblea di condominio..., dal trascorrere degli anni al bullismo, dalle questioni d'amore a quelle adolescenziali o di contrasto al "sistema". E in tutto ciò, capaci pure di reinventare la tarantella, uè! ^_^
Mi mancheranno...anche se, in effetti, mica sono morti...voglio dire, ogni tanto passano su Radio DeeJay, e le loro canzoni sono ancora tutte disponibili...e poi, dai, almeno si son tolti il problema di avere il testimone in casa...mi spiace solo che per la loro ultima performance non ci sia stato Rocco Tanica, ma solo uno che gli somigliava, parecchio, per carità, un imitatore quasi identico, però dai...
Ad ogni modo confidiamo tutti in Mangoni, e nel suo Campo Volo 2021: chissà che quel "arrivedorci" lasci, appunto, speranza per qualcos'altro :-)))
Quanto al resto, forza panino clap-clap clap-clap ad oltranza.
Grazie ancora di tutto, davvero.



martedì 26 giugno 2018

Misfits (prima stagione)

Titolo: Misfits
Episodi: 6
Anno: 2009
Genere: supereroi
Cast: Iwan Rheon, Robert Sheehan, Lauren Socha, Nathan Stewart-Jarrett, Antonia Thomas

La trama in breve:
Cinque ventenni di Wertham, condannati ai servizi sociali per aver commesso dei piccoli reati, restano coinvolti in una misteriosa tempesta di fulmini e ghiaccio la quale dona loro dei poteri speciali. Mentre cercano di convivere con le loro nuove abilità, i cinque affrontano una serie di avversità, potencialmente fatali, senza il minimo giudizio e autocontrollo. (fonte comingsoon)


Il mio commento:
Diciamocelo, di film e serie tv dedicate ai super-eroi iniziamo a essere abbastanza pieni. E pure un po' stufi. Tuttavia, accanto ai varie Heroes, Daredevil, Avengers e compagnia bella, trovano spazio anche proposte di minor caratura che possono regalare qualche piacevole sorpresa.
E' il caso di Misfits, serie di qualche annetto fa che ho scoperto recentemente su Netflix e che mi ha convinto sin da subito. Peccato non averla seguita a tempo debito :-(
Non siamo di fronte a una produzione che ha dalla sua un budget eccezionale, ma ciononostante si difende bene grazie alla verve e alla freschezza che traspare dai giovani protagonisti e dalle varie soluzioni visive che vengono proposte.
I nostri, fondamentalmente, sono dei teppistelli, motivo per cui sono alle prese con lavori sociali per compensare le proprie colpe. Sono anche dei personaggi con personalità e trascorsi diversi e che ben si combinano tra loro. In particolare sono i due poli opposti, Nathan e Simon, rispettivamente Robert Sheehan e Iwan Rheon (già Ramsey Bolton in GoT), a tener banco: il primo estroso e incontenibile, con problemi di attenzione e di affetti, il secondo introverso e complessato, decisamente tenebroso.
Sono questi i due personaggi verso cui è andata la mia simpatia, e sono quelli che effettivamente creano anche numerose aspettative: Nathan è infatti l'unico di cui, fino alla fine, non si sa quale sia l'abilità acquisita grazie alla tempesta, mentre Simon è quello più ombroso e cupo, in realtà trattenuto e annichilito ma che in virtù del gruppo trova una ragion d'essere.




L'aspetto interessante della serie, comunque, sta nel fatto che non siamo dinnanzi a un gruppo di idealisti o di persone dabbene che, consci che da grandi poteri derivino grandi responsabilità, si mettono al servizio della società o del prossimo. Nossignore! Son persone che già hanno i loro problemi e che semplicemente cercano di non dar troppo nell'occhio o di sbrogliare personali magagne....sempre se coprire un omicidio e l'occultamento di un cadavere si possa considerare "problema personale". Già perché sin da subito non ne imbroccano una, ancora spaesati per via della tempesta. E le cose, nel corso della serie, in effetti non vanno proprio al meglio, tra equivoci, sospetti da deviare, sentimenti e incontri con altre persone "toccate" dalla tempesta. Alcune delle quali con abilità discutibili, o quanto meno nello scopo ultimo cui destina i propri sforzi :-) 
Tra i personaggi non poteva comunque mancare l'emule di Hiro Nakamura di Heroes, ovvero qualcuno in grado di alterare il tempo, solo che in questo caso questa persona sarà vincolata agli eventi vissuti in prima persona.

giovedì 26 aprile 2018

Recap di Aprile

Ed eccoci qua, a quasi un mese dall'ultimo post scribacchiato in questo spazio virtuale.
Una decina di anni fa, stesso periodo, ero a quota 14 post solo per il mese di aprile, quest'anno va bene se sono a 4...il che da una misura di quanto lento sia diventato a scrivere °_°
Fatto sta che i giorni passano piuttosto densi, ricchi di impegni e dinamiche che mi tengono lontano da questa mia passione che, in teoria, dovrebbe essere la scrittura. Ne consegue che non solamente gli spazi virtuali rimangano desolati e vuoti per molto più tempo di quel che vorrei, ma che pure la mia già pur scarsa e discutibile produzione letteraria procede a rilento. Per dire: ho in cantiere, da anni, un romanzo di stampo vagamente fantascientifico e le ultime aggiunte ad esso risalgono a circa 1 anno fa. Per cui forse non dovrei nemmeno lamentarmi tanto se, sempre per dire, poi sono alle prese con letture di manga tipo Berserk! i cui volumi escono col contagocce.
Anche sul fronte fruizione di storie non è che mi vada molto meglio: purtroppo, la maggior parte del mio tempo se ne va via in trasporti, lavoro e impegno nella vita associativa della Kyu Shin Ryu (sia in seno al direttivo che in termini di didattica).
Comunque, dicevo, anche sul fronte storie procedo a rilento, con episodi centellinati di qualche serie pescata da Netflix...ora sono alle prese con Altered Carbon, e non son sicuro di star bene a capire quel che vedo... 
In questi ultimi tempi, a metà marzo mi sa, son riuscito a concludere la seconda stagione di Sense8, ad esempio. Però credo che ne parlerò con più cognizione di causa quest'estate, dopo la presunta uscita dell'episodio finale. Vero è che rispetto alla prima stagione (di cui avevo parlato qui), la serie dei Wachowski risulta a tratti un po' più inconcludente, chiusa nelle medesime situazioni, con dinamiche che non sembrano schiodarsi, o, di contro, troppo veloce, con scoperte o risoluzioni improvvise (tipo la presenza di numerosi altri "senzienti"). Però resta una delle serie più poetiche e intense che ho approcciato: il collegamento che vivono i protagonisti la rende davvero interessante e suggestiva, regalando momenti di forte impatto sia in termini di sofferenza che di sensualità, ma anche in termini di risvolti di trama o per ricchezza delle sequenze d'azione. Indubbiamente rimane una serie qualitativamente valida anche dal punto di vista della regia e del montaggio, per non parlare della fotografia e delle prove di recitazioni per il cast scelto.
Peccato per l'affrettata chiusura, davvero troppo esplosiva e infarcita di "maccosa": confido che l'episodio finale chiarisca e doni un po' di pace e conforto a noi "fans"....soprattutto considerando i colpi di scena e quanto proposto negli ultimi 2-3 minuti della stagione.
Diverso invece l'impatto delle puntata della seconda stagione di Black Mirror, decisamente forti e capaci di far riflettere o, per certi punti di vista, preoccupare. Fermo restando che sia Torna da me che Vota Waldo! sono storie interessanti/preoccupanti, ricche di spunti e implicazioni a più livelli, non ultimo etico, quella che più mi ha turbato è stata Orso bianco, praticamente un parco a tema dedicato alla "commercializzazione della violenza" psicologica e fisica: quello proposto nell'episodio è piuttosto atroce e discutibile, ma se ci pensiamo ogni giorno ci viene somministrata la medesima minestra, con una sorta di assuefazione al "consumo" di video e immagini in cui la violenza domina, nei quali i media irrompono senza pietà in ogni contesto di tragedia rendendoci spettatori assuefatti e de-sensibilizzati, cinici e privi di pudore, abituati pure a vivere la realtà solo attraverso filtri quali televisione o smartphone.
Quegli stessi smartphone che poi usiamo anche quando siamo di fronte a un paesaggio naturale o a una bella situazione o a un concerto, creando la straordinaria situazione nella quale non stiamo a guardare ciò che abbiamo di fronte ma lo vediamo solo tramite cellulare. 
Qualcosa che capita spesso anche ai concerti...a meno che non si sia troppo impegnati a dire "uè" accompagnando la voce con un simpatico gesto delle mani, oppure a ruotare le dita e unire le falangi oppure ad applaudire alternando i battiti a quel "forza panino" che sempre rieccheggia nei finali dei concerti di Elio e le Storie tese, una delle più interessanti realtà musicali del nostro Paese e che in questo periodo sta effettuando il suo ultimo tour, quello di addio. 
Qualcosa di triste, per quanto mi riguarda, constatare che una band storica e di valore come questa decida di chiudere così. 
Certo, le loro canzoni resteranno, e pure loro continueranno a portare avanti i propri progetti, artistici e non, tuttavia saperli ancora lì fuori, con la loro demenzialità e la loro virtuosità musicale (anche se in effetti negli ultimi tempi c'è un po' di affaticamento e declino rispetto agli inizi) a cantare per il bel paese la terra dei cachi è un pensiero che mi faceva stare bene. 
In fondo, persino con una nota sola sono stati in grado di dare lezioni di musica e, a modo loro, far riflettere sulla cultura musicale (al ribasso) che stiamo portando avanti in questi anni. In ogni caso, non posso che ringraziarli ancora e ancora per tutto quanto hanno proposto finora e per lo splendido concerto di 3 ore di sabato scorso. Grazie davvero e ... arrivedorci ^_^



venerdì 30 marzo 2018

Rapporto di minoranza e altri racconti

Titolo: Rapporto di minoranza e altri racconti
Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 234

La trama in breve:
Il racconto che dà il titolo all'antologia descrive una polizia del futuro che arresta i criminali prima che questi commettano i loro reati. In questi racconti, influenzati dalla repressione maccartista, dall'isteria nucleare, da una forte consapevolezza politica e sociale, Dick si interroga sulla condizione umana, sulla violenza e la repressione esercitata dalle autorità, sul militarismo e la paranoia, ergendosi a cantore di un'umanità debole e spesso indifesa che è la vera protagonista delle sue opere (fonte Amazon)

Il mio commento:
Era da un po' che mi ero proposto di leggere qualcosa di Dick, sia per l'interesse che ho nei confronti della fantascienza sia perché autore noto grazie a trasposizioni cinematografiche di un certo livello, da Blade Runner a Minority Report, da Total Recall a A scanner darkly, fermo restando che pure recensioni come quella di Una svastica sul sole mi hanno convinto della bontà di questo autore.
E, come un po' sempre accade quando da racconti o film Hollywood ne ricava un prodotto per il grande schermo, pure con Dick ho compreso che di rimaneggiamenti ce ne son stati. Ah, se ce ne son stati.
Indubbiamente, è un autore molto efficace e di impatto, visionario e influente, con uno stile semplice e diretto, schietto, che non si perde in arzigogoli ma comunque attento e capace di delineare uno scenario plausibile e non banale. L'impressione globale è che sì, le sue storie sono adatte per essere prese ed elaborate in film, sfaccettate ma anche essenziali, visionarie ma allo stesso tempo concrete nel proporre argomenti e temi che mettono in discussione la percezione di sé e del mondo che ha il lettore. 
Nei racconti che compongono la raccolta, trovano posto interrogativi e dubbi esistenziali - sul rapporto tra individuo e sé, tra individuo e società e tra individuo e realtà - che orbitano attorno a questioni come consapevolezza, manipolazione e reale conoscenza. Non a caso più di uno dei personaggi proposti non sa chi è in realtà oppure si trova a dubitare degli altri in termini di "umanità". Sia nel racconto Impostor, che in Modello Due che in La formica elettrica i protagonisti o alcuni dei personaggi non sanno di essere androidi, surrogati di esseri umani, non ne hanno consapevolezza e, anzi, si sentono e agiscono come persone vere e proprie. Sono programmate per farlo, omologate e indottrinate ad esserlo. Si tratta di testi del 1953, per i primi due, e del 1968, per cui la base di partenza per molte delle proposte fantascientifiche che ancora oggi troviamo in film, fumetti e serie. E al contempo dubbi profondi, filosofici e impegnativi sull'individuo o sull'omologazione cui la società moderna ci spinge. 
Ancor più interessante se poi, come ne la Formica elettrica, oltre alla difficoltà nello stabilire o accettare la propria condizione di essere "diversamente umano" ci troviamo anche alle prese con la necessità di stabilire se la realtà esiste a prescindere da noi stessi o se esiste grazie a noi stessi. Una realtà costituita da spazio e tempo che pure possono risultare del tutto in divenire oppure già predefiniti e determinabili, tanto da consentire la realizzazione di squadre pre-crimine che catturino e puniscano potenziali criminali. Che poi è alla base di Rapporto di Minoranza - un tantino diverso da quanto visto al cinema grazie a Spielberg -, racconto che tira in ballo anche su concetti quali regime e libertà personale oltre che farci riflettere sul valore etico di una rigida prevenzione basata su ipotesi di reati potenziali. E' lecito o no fermare e incarcerare criminali che ancora non sanno o hanno dimostrato di esserlo? Se non fermati, lo compiranno davvero quel crimine? Oppure potranno evitarlo, se guidate? Domande, provocazioni che Dick è bravo a proporre e a sfruttare per trame più o meno elaborate, non scontate, e dalle quali non arrivano vere e proprie risposte. O che magari celano anche critiche alla società e velate ipocrisie che tuttavia vengono accettate in nome di un beneficio "sociale". 

venerdì 12 gennaio 2018

Serie manga che finiscono: vogliamo parlarne?

Che io sia un lettore di manga e fumetti, è risaputo. Magari da pochi, ma è risaputo. Magari è pure un'informazione irrilevante, ma è risaputo pure questo.
Ci sono serie manga che ho iniziato a leggere anni or sono, svariati anni or sono. Alcune non sono ancora terminate altre invece, nel corso del tempo, hanno visto concludersi il loro arco narrativo. Ma non sempre in modo dignitoso.
Penso a Shamo, manga che si è trascinato a lungo anche per via di complesse vicende editoriali e che si è concluso miseramente, con un finale triste e poco onorevole. D'altronde, si doveva pur chiudere la storia di Ryo Narushima e - mi spiace per lo spoiler - quale miglior trovata se non far morire il protagonista al termine di una specie di confuso duello?
Recentemente ho anche concluso MPD - Psycho, che era partito anche in modo interessante, con un mix di poliziesco-thriller infarcito di personalità multiple, azione e un po' di fantascienza...poi non so bene cosa sia successo ed è stato un lungo trascinamento fino alla sua conclusione. Anche qui, sinceramente, non ho ben capito se la storia aveva un senso o meno.

   


Su Alita Last order non vorrei spendere molte parole. Graficamente bello, per carità, però insulso.
Diversamente, di Naruto conservo un buon ricordo, dinamico, divertente, ma anche ricco di azione, non banale, sfaccettato sebbene nelle ultime saghe il manga di Masashi Kishimoto ha iniziato a soffrire di manie di onnipotenza, con battaglie sempre più titaniche e su vasta scala. In qualche modo però è terminato cercando di chiudere archi narrativi e aspetti lasciati in sospeso. 
E quanto meno l'autore l'ha fatto mostrando e disegnando la storia, magari aumentando la velocità e sintetizzando troppo, magari facendosi prendere la mano dalla fantasia e dai poteri dei suoi ninja, ma in qualche modo ce l'ha mostrato il finale.
Non come a suo tempo capitato con il caro Yoshihiro Togashi, mannaggia a lui, che ha deciso di chiudere la saga finale del manga Yu yu degli spettri ... beh... facendolo raccontare ai personaggi, al bar. Cioè, dico io, pensaci prima e disegnala, caspita!
Pazienza, è andata così...non deve esserci per forza un senso o un finale degno di questo nome e rispettoso della dedizione dei lettori. Voglio dire, ci son anche manga e mangaka che ce la fanno, pensiamo a Homunculus, che consiglio assai.

    

Ad ogni modo, recentemente, perché pure io c'ho i miei tempi, ho invece concluso la lettura di Bleach, manga di Tite Kubo iniziato a leggere nel lontano 2001. 
Fumetto dal notevole appeal grafico e potenza visiva, decisamente molto dinamico e da premiare soprattutto per la resa estetica dei personaggi e la varietà di effetti speciali (diciamola così) mostrati.
Solo che...
Ecco...
Dopo aver concluso la lettura del numero 74, mi son sentito a metà tra queste due scene:


 
  

Ora soprassedendo sul fatto che la scelta di un'immagine di Berserk probabilmente non è quella più azzeccata - ma che ci/mi ricorda che forse vedrò la conclusione dell'opera di Miura solo in età pensionabile -, dico io, possibile che un manga che si è sviluppato per quindici anni termini così?
Cioè, l'autore ha deliberatamente aperto trame e sotto-trame, ha creato una pletora di personaggi, tutti intrallazzati e collegati tra di loro, solo per arrivare a un nulla di fatto?
Caspita!
Decine e decine di volumi in cui vediamo sta gente combattere e massacrarsi - mentre il mondo continua a vivere e ad andare avanti sereno - per giungere a un mega combattimento finale, chiuso con dei non-sense fenomenali per poi chiudere la serie con un paio di capitoletti insulsi, abbandonando di fatto la volontà di spiegare o dirci che fine hanno fatto i vari personaggi. 
Che ne è stato di tutti i vari shinigami, al netto dei pochi disegnati per una breve comparsata nel finale? E degli arrancar? E gli hollow? E i quincy?
Che poi, sta gente, cosa fa tutto il giorno per vivere: al netto delle battaglie descritte, avranno degli hobby, una vita privata, vanno a far la spesa, leggono...
Niente.
Tutta gente che, come i Cavalieri dello Zodiaco, attende di menar le mani e di immolarsi per la causa ...aspetta, almeno loro c'avevano quel gran pezzo della dea Atena, questi di Bleach chi hanno? Per cosa si dannano l'anima? Per salvare un mondo che parrebbe vivere tranquillo ugualmente? 
Se invece il compito svolto da questi dei della morte è così importante, per disintegrare questi hollow-spiriti maligni che rischiano di far danni concreti, come mai nessuno si è curato di tutto ciò nelle lunghissime saghe dedicate a combattere ora questa o quell'altra fazione?
E agli Stati che non sono il Giappone chi ci pensa?
Non lo sapremo mai. A mala pena vediamo quel che accade al protagonista che, dopo aver maturato poteri cosmici (quale protagonista degno di questo nome non lo fa?) molla tutto per sistemarsi con una che in 74 numeri ha cagato pochissimo e fare il disoccupato. 
Ma dico io...cosa c'è che non va in questo mondo di manga e mangaka? 
Posso capire che ci siano dinamiche economiche ed editoriali capaci di stravolgere i progetti di codesti poveri autori ma, al contempo, questi creatori di storie e di universi, ce l'hanno in mente una storia o vanno a braccio? 
Basta saperlo. Perché, se c'era premeditazione nel voler far concludere così il manga, nel più totale disinteresse e menefreghismo da parte di tutti i personaggi proposti, avrei preferito saperlo prima.
Mi sento piuttosto amareggiato e depresso.
A questo punto, non mi resta che puntare tutto su One Piece :-)