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mercoledì 13 gennaio 2021

Allegra!

Titolo:
Allegra!
Autore: Emanuele Martinelli  
Editore: Lettere Animate Editore
Genere: distopico
Pagine: 472


La trama in breve:
È l’anno 2173. In un mondo dove le persone hanno perso l’usanza di uscire di casa e vivono esclusivamente in gigantesche metropoli, il giovane protagonista Brian viene contattato un giorno dalla misteriosa figura di Peider. Le conversazioni tra i due prendono tinte sempre più critiche ed irriverenti rispetto alle abitudini intorno a loro, finché decidono di scappare. Il suo istinto lo porta a Bormio, un piccolo paese nel cuore delle Alpi, abbandonato da circa un secolo. Lì potrà mettere in pratica tutto ciò che ha imparato: davvero la vita non poteva riservargli nulla di più? Una ricerca tra metropoli e montagne, Facebook e Filosofia. (fonte Amazon)

Il mio commento:
Ho acquistato questo ebook dopo averlo visto esposto all'interno de Il Cantuccio, bar bistrot di Bormio in cui abbiamo cenato quest'estate, nel corso dei giorni di ferie trascorsi lì. Tra la cordialità dell'oste che ci ha tenuto compagnia parlandoci dei piatti e del territorio e il fatto che l'avesse scritto suo figlio, ho provato a dargli fiducia e, a distanza di qualche tempo, come promesso, eccomi qui per lasciare un commento.
Partirei con il dire che si tratta di un libro impegnativo, non banale, non tanto per la lunghezza ma per i contenuti e le numerose dissertazioni che vengono proposte in merito ad argomenti quali filosofia, politica, identità di popolo, storia, rapporto con i media. Il contesto in cui si svolgono le vicende ricorda il nostro presente, ancor di più considerando l'annata trascorsa in lock-down, in cui i contatti umani sono inesistenti e ognuno è chiuso in una stanza, da solo, con solamente il web per interagire con gli altri.
Analogamente a come avviene in Matrix, anche qui c'è una sorta di Morpheus, Peider nel nostro caso, che riesce ad affrancarsi dal sistema e ad innescare il risveglio degli individui, dando via a una rivoluzione. Le vicende coinvolge in prima battuta un ragazzo di nome Brian, di cui seguiamo le vicende e i dialoghi con una narrazione in prima persona, proprio per accentuare il fatto che questo "risveglio" non è affare solo di un personaggio di un libro ma si tratta di qualcosa che dovrebbe riguardare ciascuno di noi. Di contro, però, le lunghe dissertazioni che si scambiano Peider e Brian non sono sempre così facili da leggere, anzi, diventano occasione per piccoli saggi sugli argomenti di volta in volta affrontati, appesantendo la lettura e, potenzialmente, scoraggiando il lettore.
Ad un certo punto però le dinamiche cambiano e, con la fuga di Brian dalla città verso le montagne, per insediarsi poi presso i resti della città di Bormio, il ritmo cambia e la lettura si fa più fruibile anche se non mancano lunghi dialoghi e occasioni di riscoperta di storia e identità popolare. Già perché la resistenza accoglierà persone appartenenti a diverse zone unite dal comune intento di dare nuova luce alle singole "identità" legate ai territori, quei territori che nei secoli son poi stati in qualche modo unificati e amalgamati finendo con perdere sia il legame col territorio che con le proprie radici. E' un tema che l'autore sente molto forte e su cui insiste, richiamando anche episodi della storia di Bormio oltre a riflettere e argomentare sulle conseguenze dell'Unità d'Italia e di aggregazioni similari. Che, nel contesto del libro, sono il punto di partenza per la costituzione della società distopica in cui è ambientato, dove ogni autenticità e differenziazione culturale è venuta meno e c'è praticamente un unico popolo a livello mondiale e un'unica lingua, l'americano. Ora come ora non saprei dire se, nel riscrivere questo libro tra qualche anno, verrebbe ancora scelto l'americano o il cinese, visto il potenziale sorpasso economico da parte della Cina nei prossimi anni...
In merito alla lingua usata, l'autore ha indubbiamente svolto un grosso lavoro nell'inserire sia dialoghi in inglese ma, progressivamente, anche numerosi scambi nei dialetti e nelle lingue parlate localmente nelle singole zone, per cui romancio (1), siculo, veneziano...uno sforzo encomiabile che impreziosisce il testo ma che rende più ostica la lettura nel dover scorrere alla ricerca delle traduzioni poste alla fine del libro. Avendolo letto in formato ebook, sinceramente l'azione si è rivelata semplice, ovvero sfruttando la navigazione permessa dai link ipertestuali, non so bene come sarebbe stata l'esperienza con un libro cartaceo.

giovedì 20 aprile 2017

Sul perchè le cose in Italia van male

Niente verità universali, ve lo dico subito.
Al più qualche vaneggiamento di una mente stanca e un po' obnubilata dal vino bevuto a cena.
Però ci tenevo, questo sì, a cianciare di una situazione - stupida e bassa, lo ammetto - capitatami giusto ieri. Una di quelle occasioni che permettono al singolo individuo di ponderare e imprecare ai danni della società. Niente di grande o particolarmente significativo all'orizzonte, per carità, fatti banali ma che ugualmente danno una misura del perchè, in Italia, tante cose vanno male.
Capita allora che mentre un pover'uomo seduto sul trono - non quello di spade - vaga nei meandri di internet per occupare e, al contempo ottimizzare, il tempo altrimenti sprecato durante certe fisiche faccende, capita che si imbatta in pagine web che palesano tali banner pubblicitari:



Tralasciate la notizia su quel simpaticone di Trump e concentratevi sul banner. Pubblicità che, già di per sé, mi da sui nervi nel web.
Comunque sia - e notiamo tutti che non di cose sconce et oscene si tratta - l'ingenuo me stesso cadde in tentazione e pigiò, per conoscere la verità. Anche perchè, diamine, di tanto in tanto qualche galletta di riso mi è capitato di mangiarla.
Quindi ecco il redirect verso un sito esterno all'Ansa e l'apparizione di immagini in cui si spiega che le bevande gassate fan male, che certi cibi han troppi carboidrati, altri troppi zuccheri...niente di particolarmente eclatante ma, fondamentalmente, bricioline sparse sul terreno e che mi hanno condotto, incautamente, a pigiare su di un ultimo infausto pulsante. Manco ho letto che c'era scritto, tanto era uguale ai precedenti 5-6. 
Approdo quindi sul sito di GAMECRASH. Manco il tempo di capire cosa sia che arriva l'SMS: "Felicitazioni! Sei appena stato inculato! Abbiamo appena attivato un servizio a rinnovo automatico dal modico valore di 6,05 euro a settimana per disattivarlo chiama in Botswana o, più semplicemente, usa la procedura dal sito"
Al che son partite invocazioni al cielo mentre, in una metafisica mappa verso la salvezza eterna, la mia pedina arretrava ignominiosamente.
Tra l'altro non ho potuto fare a meno di notare il colpo di genio dei 5 centesimi. Non 6 euro a settimana, bensì 6.05. Proprio da vigliacchi bastardi.
"Poco male", ho pensato, "vado sul sito e mi disiscrivo"


Solo che, dopo svariati tentativi a distanza di 30 secondi dal precedente, il messaggio sul sito gamecrash non cambia.
Per cui, dopo aver nuovamente invocato gli dei del cielo, senza cedere alla tentazione di chiamare in Mozambico, ho optato per leggere i "termini e condizioni" dove, fatalità, si menziona alla possibilità di scrivere alla mail clienti@digitapp.it
Casella di posta cui ho scritto solo per vedermi rispondere in automatico un testo del genere:
"Gentile cliente, abbiamo preso in carico la sua segnalazione. Se vuole disattivare i nostri servizi, può procedere da questa pagina: gestioneservizio.it e seguire le indicazioni..."
Da qui, in effetti ho potuto disiscrivermi e ricevere la conferma di non vedermi sottrarre 6,05 euro a settimana. 
Con rinnovo automatico dell'abbonamento vita natural durante.
Cioè, ricapitolando: 
a) ero su un sito "autorevole" come l'Ansa
b) ho pigiato su alcuni banner
c) mi è stato attivato un servizio a pagamento sul mio numero telefonico senza esplicita conferma 
d) non lo si poteva disattivare dal sito a cui mi rimandava il gentile fornitore

giovedì 16 febbraio 2017

Smetto quando voglio

Titolo: Smetto quando voglio
Regia: Sydney Sibilia
Anno: 2013
Genere: commedia
Cast: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè, Guglielmo Favilla

La trama in breve:
Roma, i nostri tempi. A un ricercatore universitario viene negato il rinnovo dell'assegno di ricerca; ha 37 anni, una casa da pagare, una fidanzata da soddisfare, molti amici accademici finiti per strada, stesso destino. Pietro Zinni, un chimico, non vuole fare la loro stessa fine, non vuole essere umiliato facendo il lavapiatti in un ristorante cinese, né il benzinaio per un gestore bengalese. Le sue qualifiche e il suo talento non possono essere buttati al vento. Si ingegna e scopre una possibilità ai limiti della legalità: sintetizza con l'aiuto di un suo amico chimico una nuova sostanza stupefacente tra quelle non ancora messe al bando dal ministero. La cosa in sé è legale, lo spaccio e il lucro che ne derivano no. Ma fa lo stesso, i tempi sono questi. Pietro recluta così tutti i suoi amici accademici finiti in rovina, eccellenti latinisti, antropologi e quant'altro e mette su una banda. Lo scopo è fare i soldi e vedersi restituita un briciolo di dignità. Le cose poi prendono un'altra piega... (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ho scoperto questo film praticamente per caso, tramite la pubblicità del suo seguito - Smetto quando voglio Masterclass - visto al cinema e grazie a un'intervista alla radio di due degli attori del cast, nello specifico Paolo Calabresi e Stefano Fresi. Da qui il pensiero di recuperarmi il primo atto di questa "serie", pensiero poi tramutato in realtà grazie alla sospetta collaborazione di Rai 4 che mi ha programmato il film giusto domenica scorsa.
Ordunque, ne son stato pienamente soddisfatto :-)



Siamo di fronte a un film realizzato con mezzi all'italiana ma il cast e la sceneggiatura proposta sono di buon livello, con una certa personalità e modernità. 
Per qualche strano motivo ipotizzavo che la trama mescolasse qualcosa in stile "Una notte da leoni", forse per via dell'estetica di Stefano Fresi, mentre in realtà il riferimento alla pellicola con Bradely Cooper e Zach Galifianakis non c'entra nulla.
Direi piuttosto che il mix proposto da Sydney Sibilia è molto azzeccato, attuale e per certi versi tragicomico, risultando in un'opera che riesce a strappare qualche sorriso ma che non si prefigura come una storia demenziale. Semmai, gli autori propongono uno scenario abbastanza realistico della situazione italiana dove, complice una crisi economica che si trascina da millenni (e che non verrà mai risolta fino a che non si rivedono drasticamente molte cose) e una sistematica poca attenzione al mondo dei ricercatori e alla valorizzazione delle menti italiane, si assiste al fallimento di certi individui che, invece, per meriti intellettuali e culturali, dovrebbero ambire a ricoprire ruoli di rilievo.
Un po' come nel preambolo di Idiocracy: anche se, quando pensiamo alla società del futuro ci immaginiamo una realtà evoluta, nella quale raziocinio e scienza la fanno da padrone, all'atto pratico, sarà la stupidità a dilagare e le menti colte relegate in un angolo se non addirittura estinte.
Nello sviluppo della trama e nella caratterizzazione dei personaggi emerge anche una certa rassegnazione: sono poveri, disadattati, costretti a impieghi di bassa manovalanza, disposti a digiunare o a mentire ai colloqui.

sabato 18 giugno 2016

Un Paese che non ce la fa

L'Italia,come si sa, è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Altrui possibilmente.
L'argomento "lavoro" come mezzo per la personale realizzazione, come base e fine di ogni cosa, perché per lavorare servono strutture e acquisire competenze, tramite lo scambio si facilita l'evoluzione, e se poi questo lavoro viene svolto per la collettività è la società tutta che ne beneficia.
E' stato scelto un argomento importante, quindi, un concetto che ne sotto intende molti altri e che negli ultimi anni, complici crisi economici e cambiamenti generali della società e del mondo, rappresenta sempre un argomento molto attuale.

C'è chi ne ha uno, chi ci muore, chi lavora mettendo tutto se stesso anche quando lo stipendio non è certo, chi emigra per cercarlo, chi se lo inventa, chi si costringe a sopportare viaggi e dinamiche non felici solo per guadagnare quel tanto che gli basta per campare, chi ha un'azienda e lotta costantemente con pressione fiscale e dinamiche nazionali non certo favorevoli, chi addirittura si suicida perché non ce la fa più a gestire crisi e problematiche (e magari dall'altro lato braccato sempre dallo Stato e sbeffeggiato da clienti che non pagano).

Dinamiche varie ed eventuali insomma, alcune felici, altre meno, alcune giuste, altre meno.
E infine ci sono pure quelle notizie che sembrano riportare un po' di equilibrio ed equità: mi riferisco a quanto emerso in merito ai "furbetti del cartellino", dipendenti pubblici che di fatto non lavoravano ma venivano ugualmente remunerati e per i quali, ora, parrebbe esser terminata la pacchia. 

Al netto che situazioni simili mi pare ci siano da mo, e che lasciano emergere enormi dubbi sul modo in cui l'apparato organizzativo statale controlli (e tuteli) se stesso, sottintendono anche un senso civico tendente a nullo. Insomma: "chi se ne frega della collettività, della responsabilità, del senso del dovere..."  
Che poi è lo stesso principio per cui si legittimano anche altre dinamiche, vedi i professionisti del lancio di cicche e abbandono cartacce, o di chi sperpera e incamera i soldi pubblici. 

Probabilmente c'è qualcosa di mancante nell'educazione mentale dell'individuo, quella forma mentis per cui uno dovrebbe tenerci a non danneggiare il proprio paese, la propria casa, se stesso.
Ma evidentemente con il degrado, la crisi, gli innumerevoli problemi irrisolti dell'Italia, noi non c'entriamo. E' colpa degli "altri".
Per cui, con tali basi, vien legittimo pensare, cosa si può mai pretendere dall'Italia?

E se dal basso siamo già così prodighi nel danneggiare il Paese, figuriamoci che accade in alto, ossia tra coloro che ci governano o che ci rappresentano in sede europea.

Detto ciò non mi stupisce che poi, quando ci sono le partite di calcio dell'Italia (ma anche di Champions o di serie A, volendo), tutto possa saltare e andare a rotoli. 
Posso comprendere l'amor patrio, la sfegatata e immotivata passione per il calcio, ma digerisco con meno facilità le situazioni in cui per motivi evidentemente religiosi, attinenti cioè alla fede calcistica, si danneggino e si crea disagio per le utenze e i cittadini.
Magari anche NON italiani.

domenica 24 aprile 2016

L'eredità di Expo 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita)


Tra pochi giorni, un anno fa, si apriva l'Expo, l'Esposizione Universale tenutasi a Milano da maggio a ottobre 2015 che tanto ha fatto discutere e su cui tanto l'Italia ha puntato per cercare di rilanciare consumi e flussi turistici. 

Sull'esito della fiera, dal punto di vista economico e di presenze, pare che non sia andata proprio male anche se non è stato esattamente il risultato sperato, con un impatto sul PIL e con un indotto inferiore alle aspettative. Considerando che a momenti manco si riusciva a realizzarlo e si rischiava una figuraccia globale (per ricordare l'efficienza italiana pensiamo alla Salerno Reggio Calabria o alle piscine per Roma 2009 finite nel 2012...), direi che tutto sommato ci è andata bene e, almeno internamente, ci siamo venduti bene questa esperienza. Anche perchè, per lo più, credo che i visitatori siano stati per lo più italiani. 
Ma l'Expo si prefigurava anche come l'occasione per trattare e, magari, risolvere tematiche importanti. In fondo, lo slogan era appunto "nutrire il pianeta, energia per la vita".
C'è da chiedersi quindi, a distanza di un anno, quale sia stata la vera eredità di questa fiera.
Ad esempio, importanti decisioni in materia di utilizzo di conservanti e additivi nei cibi?
Riflessioni sulle modalità con cui vengono allevati gli animali? Magari in relazione alle loro condizioni di vita e trasporto o alla loro alimentazione o ai medicinali impiegati per favorirne la crescita?
Magari si è parlato dell'inquinamento collegato al cibo, della deforestazione, della contaminazione dei campi?
Oppure della sostenibilità dell'allevamento intensivo in termini di consumi di acqua e risorse?
Che dire del recupero e della diffusione di verdure autoctone o più genuine, con maggior contenuto in vitamine?
Ma mi viene in mente anche qualche discorso sull'uso degli zuccheri nell'alimentazione, sull'introduzione di nuove pietanze a base di insetti, sugli sprechi e la disparità nell'accesso al cibo...
Tante tematiche, tanti aspetti che mi auguro siano stati affrontati e sviscerati (una certezza se consideriamo che tra i principali sponsor dell'evento c'erano CocaCola e McDonald...) ma, fondamentalmente, non li sento come eredità dell'Expo. Al più, ci resta l'Albero della vita e un territorio da risistemare...
Poi, finalmente, ieri, grazie alla tv, ho avuto la risposta ai miei quesiti. 
IL risultato finale, IL prodotto finale, LA più grande eredità che l'esposizione universale dell'anno scorso ci ha lasciato esiste!
E non sono vuote parole, vani propositi, bensì qualcosa di concreto!
Sì.... una merendina °_°



Non posso che rabbrividire, scosso dalla potenza di tale notizia.
E non posso fare a meno di pensare che questo sia solo l'inizio e che, probabilmente, tale processo di ulteriore intortamento delle folle era già in atto con la CocaCola con l'etichetta verde.
Difficile confidare che, in un prossimo futuro, un po' di sana educazione all'alimentazione venga inculcata alle folle. E pensare che qualche anno fa, in Cina, nei televisorini montati sugli scassatissimi taxi di Qingdao andavano in onda spot sull'alimentazione e sulle buone abitudini, tipo fare movimento, evitare il fritto, mangiare tanta frutta e verdura...sono proprio degli incivili in quella parte di mondo...

giovedì 17 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot

Titolo: Lo chiamavano Jeeg Robot
Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2015
Genere: supereroi, azione
Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei

La storia in breve:
Enzo Ceccotti non è nessuno, vive a Tor Bella Monaca e sbarca il lunario con piccoli furti sperando di non essere preso. Un giorno, proprio mentre scappa dalla polizia, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Ne uscirà completamente ricoperto di non si sa cosa, barcollante e mezzo morto. In compenso il giorno dopo però si risveglia dotato di forza e resistenza sovraumane. Mentre Enzo scopre cosa gli è successo e cerca di usare i poteri per fare soldi, a Roma c'è una vera lotta per il comando, alcuni clan provenienti da fuori stanno terrorizzando la città con attentati bombaroli e un piccolo pesce intenzionato a farsi strada minaccia la vicina di casa di Enzo, figlia di un suo amico morto da poco. La ragazza ora si è aggrappata a lui ed è così fissata con la serie animata Jeeg Robot da pensare che esista davvero. Tutto sta per esplodere, tutti hanno bisogno di un eroe. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Fondamentalmente GRAZIE, grazie di cuore per questo film, grazie a quanti ci hanno lavorato e hanno reso possibile questo piccolo capolavoro. DENKIU so much!!!! 
Avevo letto per la prima volta di questo progetto tra i post di LegaNerd ed ero rimasto perplesso di fronte a tale notizia. Conoscevo Mainetti per Basette, cortometraggio ispirato al personaggio di Lupin e di cui già avevamo parlato sulle pagine di Terre di Confine, e sospettavo si trattasse di qualcosa di simile, per cui una sorta di tragico trip. Al contempo, il riferimento a Jeeg Robot mi pareva un po' stonato visto che di supereroi si andava a parlare e non di pachidermici esseri di metallo, un nome forse scelto più per riconoscibilità del "marchio", visto che chi è cresciuto negli anni '80 difficilmente non può non conoscere il robot "assemblabile" giallo e verde.
Però, ecco, c'è stato qualche tempo fa pure quell'esperimento di Salvatores, con Il ragazzo invisibile, sempre focalizzato sui supereroi che mi pungolava e allertava i miei sensi di colombo. Di quella pellicola, non ho sentito parlare né bene né per molto. 
Insomma, diffidavo ma al contempo, tra trailer, rumors e la fiducia riposta negli attori del cast scelto, ero pure assai curioso. 
Adesso, dopo averlo visto, non posso che confermare la mia più sincera soddisfazione: il trend di recensioni e commenti e critiche positive che il film ha recimolato ne sono una prova ben evidente!
Ora, non mi aspetto che si inneschino dinamiche simil Marvel per realizzare sequel o squadroni di vigilanti mascherati, anzi, preferirei non accadesse, ma auspico che questo Lo chiamavano Jeeg Robot venga preso d'esempio per ricordare a produttori e cineasti che anche in Italia si può realizzare qualcosa di moderno, di valido e dal sapore internazionale. 

sabato 7 novembre 2015

Telecom customer care...what else?

Con Telecom ho sempre avuto un rapporto conflittuale, una storia passionale che perdura da anni e che di tanto in tanto riesce ancora a sorprendermi con risvolti imprevisti ed emotivamente significativi.
Solo quest'anno, giusto per introdurvi alle questioni accadute oggi, ho avuto l'occasione di approfondire la qualità del servizio in occasione di ben 3 interruzioni di servizio nell'arco di 7 mesi di linea appena traslocata. Interruzioni di servizio lato Telecom e che in primis mi vengono indicati non con codesto nome ma con la definizione "problema del TUO modem, è meglio cambiarlo".
Misteriosamente il modem che erogava ed eroga connettività a destra e a manca nella magione di Trebaseleghe è ancora il medesimo e i problemi si son rivelati esser tutti lato Telecom.
Cose che capitano, ordinaria amministrazione, ma per le quali rischiavo una spesa superflua.
Tra maggio e giugno invece ci son state le disavventure per attivare la connessione Adsl con Fastweb, per la quale si richiedeva l'intervento di Telecom, in quel di Ca Onorai. A causa del permesso negato da parte dei confinanti di scavare nelle loro proprietà, di fronte alla possibilità di far arrivare a casa mia la benedetta rete agendo dall'altro lato della strada, mi son sentito dire NO. In fondo, sono cliente da una vita, perchè avrei dovuto avere un trattamento di riguardo. 
E con somma gioia ho dovuto smettere di credere allo slogan di Fastweb (quel "Immagina, puoi" che mi ha dato molto da pensare) e sobbarcarmi oneri aggiuntivi per poter usufruire di quella cosa che si chiama Internet e che, in Italia, pare non essere ancora divenuta cosa ovvia e necessariamente disponibile ovunque.
Questo, solo per il 2015, è stato il riassunto del mio altalenante rapporto d'amore e odio con Telecom.
Oggi però ho avuto l'onore di conoscere un gentleman che lavora come operatore. 
Ho infatti chiamato il 187 per cercare di capire se, considerando l'importo delle bollette che paga mia madre, ci sia modo di risparmiare un po', In fondo, con i cambi di tariffe e la variazione della frequenza di pagamento da bimestrale a mensile, ci risulta di pagare un po' di più di prima. In fondo, ormai la crisi è finita e viviamo tutti una splendida rinascita, in cui i soldi piovono a destra e a manca: naturale che, come dicono anche i mancati clienti della Dacia Duster, noi si voglia pagare molto di più.
Per il medesimo identico servizio.
Per cui, dicevo, chiamo il 187.
"Un nostro operatore le risponderà entro 2 minuti"
Paziento mentre Pressure Off dei Duran Duran si alterna a spot e all'invito ad attendere "un nostro operatore le risponderà entro 2 minuti".
Intanto recupero carta e penna.
Uso il cellulare per controllare Whatsapp.
"Oh oh oh oh It's up to you now It's time to take the pressure off. La preghiamo di attendere, un nostro operatore le risponderà entro..."
Gioco un po' con il cane che mi gironzola vicino. Inganno il tempo controllando i depliant appoggiati sul mobiletto.
"... It's time to take the pressure off. La preghiamo di attendere, un nostro..."
Mi concedo le canzoni travisate del Trio Medusa. Navigo un po' mentre tengo monitorata la musichetta di attesa profusa dalla cornetta.

sabato 21 febbraio 2015

La legione dimenticata

Titolo: La legione dimenticata
Autore: Ben Kane
Editore: Piemme
Genere: romanzo storico
Pagine: 480

La trama in breve:
53 a.C. Autunno. La legione avanza lungo la pianura, gli elmi luccicanti sotto il sole. I soldati hanno affrontato molte prove nel lungo viaggio che li ha portati dalla Gallia all'Asia Minore, al confine estremo del mondo conosciuto.
Sono giunti da lontano, ognuno seguendo il proprio destino, ma uniti sotto un'unica insegna: l'aquila di Roma.
Tra loro, tre uomini la cui amicizia è cresciuta sul campo di battaglia, tra il fango, il sangue e la rabbia di chi non sa se ci sarà un domani.
Tarquinio, l'aruspice guerriero. Nato in Etruria, nemico di Roma, la sua sorte è scritta in una profezia: tenere alto l'onore del suo popolo e raggiungere luoghi in cui nessun Etrusco è mai stato.
Brenno, il barbaro. I Romani hanno sterminato il suo villaggio e la sua famiglia e ora lo osannano nell'arena, dove è diventato il più valoroso dei combattenti.
E infine il giovane Romolo, schiavo dalla nascita insieme alla sorella gemella. Venduti entrambi a tredici anni: Romolo alla scuola gladiatoria, dove conoscerà Brenno, e Fabiola a un lupanare, dove catturerà lo sguardo di uno dei personaggi più potenti della città.
Un gladiatore, un aruspice e un barbaro, dunque. Insieme si arruoleranno nell'esercito di Crasso che affronterà i Parti a Carre e costituiranno la Legione dimenticata, per poi iniziare la lunga marcia verso casa e verso la libertà. (fonte Piemme)

Il mio commento:
Ho letto questo libro su consiglio di mio papà, Lino, che ha già consumato la trilogia. Una sera, parlando del più e del meno, dopo aver accennato al fatto che avevo sentito di Dragon Blade, produzione orientale in cui comparivano dei legionari romani, lui ne ha approfittato per accennarmi a questa serie di libri del kenyota Ben Kane.
Inizialmente ero un po' indeciso, considerando la materia del libro, la nazionalità dell'autore e il fatto che questo rappresenta la prima parte di una saga, ma a posteriori posso confermare di esser rimasto più che soddisfatto di questa esperienza di lettura. 
Di certo, dovendo dettagliare e spiegare l'ambientazione, che magari per noi italiani potrebbe anche risultare familiare ma per lettori d'oltreoceano no, lo sviluppo non è esente da digressioni o descrizioni appositamente pensate per conferire profondità e verosimiglianza al testo. Fortunatamente queste non sono mai né troppo lunghe né invasive e consentono di prender pratica con termini (anche in latino), usi e costumi dell'epoca abilmente rievocati dalle parole dell'autore.
Le vicende descritte si svolgono in più zone dell'impero Romano e anche al di fuori di esso e fondamentalmente si concentrano attorno a pochi personaggi fino a che, dalla metà circa del libro, i poli narrativi diventano due: da un lato troviamo Fabiola, rimasta a Roma, e dall'altra il trio composto da Brenno, Tarquinio e Romolo.
Cercando di fare un po' d'ordine, senza svelare troppo, posso dire che Tarquinio è un aruspice, istruito in segreto dal vecchio Oleno durante le rare occasioni ritagliate nel contesto dei lavori svolti alla magione di Celio, il patrizio per cui cui lavoravano loro e una moltitudine di schiavi discendenti dagli etruschi.
Brenno, possente e immane, è l'ultimo degli allobrogi, fiera tribù della Gallia attaccata dai romani: dopo aver perso la propria famiglia e il villaggio, egli viene risparmiato per divenire un gladiatore, quindi trascinato a Roma con il cuore pesante e nella memoria il ricordo delle ultime parole di Ultan, il druido del villaggio, che gli preannunciava un lungo viaggio sino ai confini del mondo.
Infine, Romolo e Fabiola sono i figli di una schiava, Velvinna, e del patrizio che l'ha stuprata (la cui identità viene lasciata intendere al lettore...). Cresciuti assieme fino all'adolescenza quando, per una serie di accadimenti, il loro padrone, Gemello, decide di vendere la ragazza al miglior bordello della città e suo fratello al Ludus Magnus, per essere addestrato a divenire gladiatore.

domenica 9 novembre 2014

Adesso Cinema! (O almeno proviamoci...)

Ehi, guardatemi, sono Godzilla!
Inizialmente avevo per la testa Interstellar visto ieri sera al cinema con Silvia. Stavo iniziando a impostare mentalmente il commento da postare sul blog ma stamattina, durante la colazione, qualcosa è andato storto e ho deciso di cianciare di ben altro argomento.
Fondamentalmente è accaduto che ho acceso la tv e l'ho guardata.
Per 10 minuti, 15 al massimo.
Andava in onda Adesso cinema!, su Iris (Mediaset), trasmissione che tratta di cinema. 
Tempo che mi sintonizzavo e vanno in onda una rapida carrellata di novità in uscita (film francesi, film italiani...), uno sguardo a Interstellar e poi un servizio sul Giappone, con Marta Perego.
Argomento? Il Tokyo Film Festival.
O, per lo meno, quello che ho dedotto.
Ma prima di approdare al sodo, lo staff propone allo spettatore una doverosa introduzione, qualcosa che dopo pochi nanosecondi si rivela niente più che uno sfoggio di erudita preparazione tesa a dimostrare l'ottima padronanza dell'argomento. Lo spettatore, il tipico ignorante troglodita che da poco ha scoperto di avere un pollice opponibile, si è visto quindi spiegata com'è Tokyo (grande, piena di giapponesi, con palazzoni alti ...) e quali film ivi si producano o quali film l'hanno vista come ambientazione.
Scorrono le prime immagini e il cucchiaino con lo yogurt si ferma a mezz'aria.
Thermae Romae, film
giapponese recente, magari
poco noto ma di
discreto successo
Una vocina fuori campo con tono scanzonato accompagna la sequenza e spiega. Più o meno il messaggio indirizzato al volgo suona come: "Guardate, nei film ambientati a Tokyo per lo più ci stanno i mostroni giganti, pachidermi che distruggono tutto. Ahah, che insulsi. Ma che robe c'hanno nel Paese del Sol Levante? Che se magnano?"
Intanto scorrono le immagini di Pacific Rim....
WTF, Pacific Rim?
Ma se il film di Guillermo Del Toro è per lo più ambientato a Hong Kong!!!! Quel poco che si vede del Giappone è un ammasso di devastazione e macerie...
Un istante dopo le immagini sullo schermo lasciano il posto a Godzilla. 
E vabbè, qua posso anche far finta di niente visto che il ben noto kaiju è un marchio di fabbrica nipponico...però le immagini che scorrono riguardano San Francisco!!!
Quindi rapido passaggio umoristico su Austin Powers in Goldmember, relativamente a questo sketch...uhm...siamo sicuri che il personaggio ideato e impersonato da Mike Myers (e che adoro) fosse quanto di più idoneo per parlare di Tokyo? In senso buono, intendo, non per sfottere.  
Sono ancora disorientato e perplesso quando l'argomento cambia. Adesso si parla di guida, con scene tratte da Fast and Furious: Tokyo Drift e di Resident Evil, ma non ho ben compreso il motivo di tale parallelo...evidentemente, essendoci dei motori sullo schermo serviva compensare con qualche gnocca. Per cui vai con Milla Jovovich, che tutto sommato è alle prese con un film tratto da un videogame di produzione nipponica.

giovedì 14 agosto 2014

Villa Pisani e gli investimenti italiani alla voce turismo

La Brasserie Houblon, di Strà, è un magnifico esempio di pub: l'edificio che lo ospita si sviluppa su tre piani, per proporre atmosfere diverse per bere ottima birra e cenare con le pietanze offerte dalla cucina. L'offerta birraria è pure molto buona - in particolare si segnala la birra Antoniana - e non mancano nemmeno occasioni di svago e divertimento, come concerti di musica dal vivo.
Speculare all'Houblon, situata dall'altra parte del naviglio del Brenta che costeggia via Roma e via Doge Pisani, sempre a Strà, c'è poi un altro posto particolarmente interessante: Villa Pisani.
Considerata la Regina delle ville venete, rappresenta uno splendido connubio tra l'architettura barocca francese e il giardino all'italiana. Costruita agli inizi del '700 è stata progettata da Gerolamo Frigimelica ed è stata dimora del doge Alvise Pisani. Non solo, nel corso degli anni ha ospitato anche personaggi del calibro di Napoleone Bonaparte, Carlo IV di Spagna, lo zar Alessandro I a Ferdinando II di Borbone. 
La villa e il suo splendido e vastissimo giardino sono oggi giorno a disposizione dei numerosi turisti, italiani e stranieri, che transitano per Strà (e che magari temporeggiano in attesa dell'apertura del pub di cui prima).
Anche io e Silvia, in compagnia di una coppia di amici, Enrico ed Elisa, recentemente abbiamo avuto modo di visitarla. Ci siamo limitati alla sola area esterna, esplorando i viali alberati, il labirinto di siepi, l'area adibita alla coltivazione di agrumi...e senza dubbio si è trattato di un'esperienza gratificante, che ci ha fatto apprezzare un piccolo gioiello del patrimonio storico culturale italiano.
Abbiamo trascorso alcune ore all'aria aperta, bighellonando tra i sentieri, esplorando e fotografando il parco-giardino della villa, sperimentando le nostre capacità di orientamento (e culo) nel districato labirinto di siepi, finendo poi per vagare tra le numerose piante di limoni, di pomelo e di arance da cui, mi piace pensare, vengono distillati prelibati liquori dolci.


martedì 27 maggio 2014

Elezioni 2014: dico anch'io la mia...

Circa le elezioni, prima, dopo e durante, si sprecano valanghe di parole, tsunami di chiacchiere e bombardamenti mediatici senza pari. A volte discorsi urlati, a volte insensati, a volte appassionati, a volte ponderati. 
Quasi sempre con un taglio molto emotivo, che coinvolge o allontana lo spettatore, facendolo non tanto ragionare ma tifare e parteggiare.
Per cui, visto che c'ho un po' di tempo e voglia di esternare qualche pensiero, accenno pure io qualche riflessione sull'esito delle Europee.
In primis, più che focalizzare l'attenzione su chi ha preso più voti del previsto puntando su una comunicazione ossessiva ma efficace, su chi ne ha ricevuto meno consensi di quanto atteso o su chi ha recimolato voti insperati, punterei il classico occhio di bue sul vero vincitore di queste elezioni europee "italiane". 
Siorri e siorre, il partito dell'astensione
Con una spesa pari a zero e senza candidati, riesce a ottenere ben il 41,3 % dei voti, più del PD.
In pratica, a NON votare per le europee, è andato un italiano su due.
Rispetto al 2009, il partito dell'astensione ha guadagnato un onesto 6,35 % di consensi.
Non male, direi.
Probabilmente su questo valore hanno influito diversi fattori ma, direi, rimane un dato a dir poco preoccupante.
Mi domando quali siano le cause di un simile fenomeno e non penso che l'aver avuto un solo giorno a disposizione per votare, anziché i soliti due, sia l'unico. Di certo influisce, come il bel tempo che invoglia a fuggire verso il mare o la montagna, ma non basta a spiegare tali numeri, non in un periodo come questo in cui sono sentimenti pro e contro Europa hanno assunto consistenza.
Secondo me, quello che è venuto meno in questi mesi (anni) è una corretta e precisa informazione su quello che combinano i nostri europarlamentari, su chi sono, cosa pensano, come votano, a quali coalizioni appartengono (perché poi magari uno pensa di votare una cosa e in realtà partiti che millantano di essersi divisi stanno all'interno della medesima coalizione...)(beh, in effetti è un problema relativo se consideriamo che l'attuale governo è nato da un inciucio tra PD-Renzi e PDL-Berlusconi al di fuori delle aule del Parlamento...), quali responsabilità hanno e hanno avuto sul nostro presente. Anche sapere quanto ci costano potrebbe essere interessante. E stando a quel che si trova in internet, penso che non siano manco economici...

martedì 4 febbraio 2014

Urrà, la Grisi è finita!!!

Cedi al lato oscuro dell'economia,
investi in Italia!
Ebbene sì, mentre i media tradizionali (e non) son tutti indaffarati a dar contro al Movimento 5 Stelle per la questione Boldrini - manata di Dambruso - decreto Bankitalia - potenziali stupratori del web e via dicendo, dimenticandosi tutto d'un tratto di altre questioni (di secondaria importanza) come la nascita della Fca (perchè la Fca che fa muovere il mondo!), le dinamiche legate alla Electrolux o a come verranno gestite le criticità innescate dal clima avverso, sembra sia giunta la bomba.
No, non quella che pensate voi!
L'altra bomba: secondo Letta, la crisi è finita! Urrà!! 
L'ha detto lui, dagli Emirati Arabi. Da lì c'è tutta un'altra prospettiva, si è più vicini ai soldi, al petrolio, alla verità.
"Ebbene sì, caro amico emiro, la crisi è finita!"
"Orcocazzo, come hai fatto ad entrare?"
"(muovendo la mano come un cavaliere jedi)Non è importante. In verità in verità ti dico, la crisi è finita! L'Italia è salva, è un Paese nuovo, in cui ciascuno può investire in sicurezza!"
"Sicuro, dice? Secondo alcune testate giornalistiche pare che la corruzione si aggiri attorno ai 60 miliardi di euro l'anno e..."
"(assumendo un atteggiamento stizzito)Tutta propaganda comunista. Non dia retta a queste malelingue. La crisi è finita le dico!"
"Sì ma...anche anni fa dicevate..."
"(lo afferra per il bavero) Non li ascolti. Creda a me. L'Italia, il mio Paese, è riuscita a uscire dal tunnel con le sue forze, senza chiedere un euro all'Europa. Siamo troppo forti!"
"Ok, ok...ma allora perché è qui?" 
"Per chiedere i tuoi di soldi!"
"Eh? Ma se avete sconfitto la crisi e..."
"(in ginocchio, con lacrime che sgorgano copiose dagli occhi) Signor emiro. La prego, signor emiro, la scongiuro! Ci aiuti lei! Lei rappresenta la nostra ultima speranza!"
"Tu-ru-ru! Il tempo a disposizione per elemosinare aiuti di stato è terminato. Si accomodi ora il capo di stato successivo, con il numero 7"
Foto di repertorio del movimento
dei forconi. Chissà che sarebbe successo
se i politici avessero almeno provato a
scendere in strada a dire loro in faccia
che la crisi era finita. In effetti, è stato
più semplice ignorarli... 
Ecco, secondo me, questa è una dinamica che reputo più o meno verosimile.
Senza dubbio più di assistere alle fantomatiche dichiarazioni del nostro presidente del consiglio che, mi sa, per contratto deve sparare queste minchiate fotoniche pena la flagellazione delle gengive.
Quasi fosse una tradizione.
O che al di fuori dei confini italici vivano solamente idioti che non hanno la minima idea di chi hanno di fronte.
In fondo, già prima delle dichiarazioni di Letta ci son stati vari esilaranti contributi alla causa, giusto per sparare qualche troiata così i giornalisti possano svagarsi e il pubblico italiano approfittarne per incazzarsi come una biscia. Un po' come nei due minuti di odio di 1984 di Orwell.

mercoledì 29 gennaio 2014

Fantascienza italiana?

Fantascienza?
No, semplice progetto
scolastico... [1]
In effetti non è che qui in Italia ne si produca molta...sarà perché probabilmente è un genere più di nicchia, che richiede una certa dose di maturità; sarà che siamo una nazione di "vecchi" nostalgici che indugiano poco al futuro; sarà perché è difficile pensare in prospettiva quando tutto sembra andare a rotoli, i principali media insistono a proporre storie e/o programmi televisivi legate al passato e ogni fibra del tuo essere grida "scappa da questa Nazione e trovatene una in cui non ci sia ancora il Berlusca a comandare".
Non che non sia importante tener traccia o comunque voler conservare un legame con il proprio patrimonio storico culturale, soprattutto se questo permette di maturare conoscenza e spirito critico, così da poter studiare eventuali errori compiuti ed evitarli...se, bonanotte!
Tutto questo è importante, dicevo, tuttavia sarebbe altrettanto opportuno e ottimistico guardare avanti, pensare a un mondo migliore, porsi quesiti, immaginare nuovi scenari e nuovi mondi, cercare nuove frontiere. Invece, più passa il tempo e più sembra che le prospettive inquadrate da Idiocracy siano sempre più prossime. Il che non è bello, direbbe un non meglio precisato puffo dell'omonima serie dedicata agli omini fatti di viagra.
Malgrado tutto ciò, fortunatamente, qualcuno di tanto in tanto ci prova a cantare fuori dal coro e a confezionare progetti di stampo pseudo-commerciale, più spesso di natura indipendente, se non amatoriale, alcuni con un budget dignitoso e la partnership di attori e registi noti, altri con risorse più limitate, ma pur sempre opere di pregevole fattura che fanno quantomeno comprendere che le potenzialità, in Italia, ce le avremmo.
Ma forse non sappiamo sfruttarle né per la realizzazione di opere cinematografiche "nuove" (non solo in campo sci-fi, intendo) né per produrre quel cambiamento di cui avremmo bisogno e che invece non arriva mai. E forse il problema sta tutto qui, nell'attesa di qualcosa di cui invece dovremmo essere autori. Come se fossimo sfiduciati e stremati, intimoriti, quasi bloccati. La sensazione è quella di nutrire la speranza che le risposte debba arrivare dall'esterno e la chiave per dare una svolta al nostro futuro debba venirci "consegnata" dagli altri. Da soli, non ce la facciamo insomma. Che, in fondo, è quel che accade pure nel cortometraggio che riporto qui sotto, apprezzata segnalazione del buon Marco. Si tratta di Closer, realizzato da Angelo Licata, già autore di Dark Resurrection.

venerdì 27 dicembre 2013

Qualunquemente

Titolo: Qualunquemente
Regia: Giulio Manfredonia
Anno: 2011
Genere: comico
Cast: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Veronica Da Silva

La trama in breve: 
Uno spettro si aggira per la Calabria: è lo spettro della legalità. Contro questo spiacevole inconveniente, rappresentato dal candidato sindaco di Marina di Sopra, certo De Santis, la parte "furba" del paese schiera l'uomo della provvidenza: Cetto La Qualunque, di ritorno da un periodo di latitanza con una nuova moglie, che chiama Cosa, e la di lei bambina, che non chiama proprio. Volgare, disonesto, corrotto, ma soprattutto fiero di essere tutto questo e molto di peggio, Cetto prima ricorre alle intimidazioni mafiose, poi a dosi inimmaginabili di propaganda becera, quindi assolda uno specialista. Il fine, e cioè la vittoria alle elezioni, giustifica interamente i mezzi, che in questo caso vanno dal comizio in chiesa, all'offerta di ragazze seminude come fossero caramelle scartate, all'incarceramento del figlio Melo in sua vece. Fino alla più sporca delle truffe... (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto la sera del 24, giusto prima di Natale, era da un po' che attendevo di dare un'occasione a questa piccola perla cinematografica italiana. Ok, ok, per qualche strano motivo la produzione filmica nostrana non riesce a partorire altro se non filmetti più o meno comici (vedasi i vari cine-panettoni o quel che propinano i vari Pieraccioni, Zalone e compagnia bella), qualche thriller, qualche fiction dal sapore antico e per lo più opere drammatiche per cui, direte voi, che cosa avrebbe questo Qualunquemente in più rispetto ad altri?
In primis c'è il sior Antonio Albanese, che tutto sommato non mi spiace e che già ho apprezzato nei suoi interventi comici durante i vari "Mai dire..." oltre che in "Uomo d'acqua dolce".
In secondo luogo perché, a ben guardare e riflettendoci un poco, questo film dovrebbe essere considerato più una pellicola di denuncia sociale che una parodia comica.
Qualcosa che dovrebbe aizzare gli animi e spronarci a dire "NO, non deve più esserci nulla del genere! Mai più!". Invece, da bravi italiani, finiamo col riderci sopra e...basta. Felici e rassicurati, quasi, nel riconoscere quanto siamo provinciali e falsi. 
Ecco quindi che il personaggio di Cetto La Qualunque, un concentrato di ipocrisia, ignoranza e illegalità, nel suo barcamenarsi tra abusi e messaggi diversamente votati all'onestà incarna le caratteristiche tipo che associamo (giustamente o a torto, ma, come dirette Tomba, ai posteriori l'ardua sentenza) a coloro che, ogni giorno, dovrebbero gestire la cosa pubblica e si affacciano nelle nostre vite attraverso lo specchio della televisione. Ipocrita, incapace, amante della bella vita, perdigiorno, disonesto...ha praticamente le carte in regola per dirigere un partito e ambire a una carica pubblica.

venerdì 9 agosto 2013

..:: Il vero potere dei puffi :..

Mentre me ne sto qui a Comiso, a sorbirmi gli echi dell'ennesimo matrimonio celebrato qui a Villa Orchidea (a quanto pare, da queste parti si sposano quasi tutti i giorni...) e gli effetti dell'Insolia e della cena a base di pesce, domandandomi al contempo perché la dotazione hardware di questo portatile aziendale lasci così drammaticamente a desiderare in termini di multimedialità, credo di aver raggiunto una sorta di illuminazione.
Ho capito cioè perché la società dei puffi sembra funzionare perfettamente e la nostra (quella italiana), no.
Non è questione di orientamento politico, di fede calcistica, di processi pendenti con cui bloccare un Paese o di sangue blu (ahahah, bella questa) bensì di consapevolezza di identità e capacità personali.
Come ben sappiamo, i puffi son stati creati a immagine e somiglianza di un dio venuto dal pianeta Pandora e sono univoci: ognuno di loro possiede un corredo genetico e un'identità che lo rende unico, compatibile con un solo ruolo nella società puffesca, incapace di gestire qualsiasi altro compito al di fuori dell'unico (the ONE) per il quale sono stati programmati.
Una sorta di limitazione, se vogliamo, ma al contempo una ricchezza, un valore aggiunto che proviene proprio dalla loro profonda e radicata consapevolezza di sapere chi sono e cosa possono o non possono/devono fare.
Non capiterà mai che puffo burlone si metta a fare quel che fa puffo contadino o che puffo forzuto prenda le veci di puffetta: ne andrebbe della sopravvivenza della specie.
Ecco perché ciascuno di essi possiede un ruolo ben identificato e ad esso si attiene scrupolosamente.
Motivo per cui c'è chi si occupa di cucinare, di progettare, di fare il bibliotecario, di sostituire puffetta quando questa ha il ciclo (sto parlando di puffo vanitoso...).
E grazie a questa magnifica ricchezza individuale che ciascuno possiede, la società puffica prospera e impera nei boschi, razziando l'ambiente circostante da puff-bacche come se non ci fosse un domani e suonandole a quel simpaticone di Gargamella (che si veste da pezzente e che non possiede manco uno smartphone, come il sottoscritto).
Al contempo, così dovrebbe essere per noi italiche genti, abitanti di una nazione composta da n anime, con n grande a piacere. E non bastano manco le regioni a classificarle visto che periodicamente spuntano zone nuove che fan riferimento a un fiume, a una catena montuosa o a qualche attrazione turistica locale ("...straordinaria scoperta avvenuta oggi nel mirabilandolese...", fonte Studio Aperto)
Però, se fossimo consapevoli di cosa ciascuno può o non deve fare, credo potremmo avere una qualche speranza di prosperare pure noi. Esattamente come i puffi. O gli X-men.
Non si tratta di un discorso che verte sulla discriminazione razziale o che vuol risultare discriminatorio od offensivo, sia chiaro, semplicemente ho avuto l'occasione (di nuovo e di nuove e di nuovo...) di constatare come ci siano diversità di mentalità e di modi di essere che rappresentano una ricchezza e un patrimonio, un valore aggiunto per noi italiani. Ma che alla fin fine finiscono per divenire elementi per dibattito politico, disquisizioni popolari e divisioni intestine.
Dico solo che, forse, ci sono genti di alcune zone d'Italia più ferrate in taluni ambiti rispetto ad altri e che, magari, l'aver sfruttato questa ovvia consapevolezza a nostro vantaggio avrebbe permesso di livellare l'Italia verso "l'alto" più che causare dispendio di energie, risorse e sforzi come invece è accaduto negli anni, e forse continua ad accadere tutt'ora, rallentandoci nel raggiungimento di taluni obbiettivi.
Acciderbolina!



venerdì 7 settembre 2012

..:: Vacanze 2012 ::..

Foto di gruppo dentro alle grotte
di Frasassi
Tra i buoni propositi che mi ero, appunto, proposto per quest'anno vi era il mantenimento di una certa costanza nell'aggiornamento di codesto mio blog. Niente di fondamentale per il continuum dell'universo, per carità.
Invece noto con somma amarezza che è trascorso un po' troppo tempo dall'ultimo post. Che ne sarà, ora, delle mie statistiche e dei miei buoni propositi? Come riuscirò a dormire la notte o a guardarmi ancora allo specchio senza provare vergogna come i proprietari di Daewoo Matiz?  
Ebbene, credo che potrò e riuscirò.
Quanto alla Matiz, la battuta fa riferimento alla "confessione" di un ex-collega che affermava di possedere tale esemplare di automobile, ma che la lasciava in garage. La usava poco, insomma, "perché" - ma lo diceva scherzando, sia chiaro a tutti i Matiz-possidenti - "teneva vegogna".
BTW, sono comunque alle prese con l'edizione di un nuovo entusiasmante post per ciarlare un pochito delle mie vacanze. Quest'anno sono state un po' più brevi rispetto al previsto: anche se, in effetti, non bastano mai, noto che sto scivolando sempre più verso un insano regime lavorativo Stakanov-style.
Comunque, andando per ordine, quest'anno ho avuto modo di sperimentare 3 diversi pacchetti vacanze. 
Il primo, giusto 3 giorni a cavallo di ferragosto, di tipo familiare.
Gnam gnam...
Con Silvia, mia mamma (Graziella) e mio fratello Francesco siam pariti alla volta di Urbino per concederci un po' di stacco dal tram-tram quotidiano. Una mini pausa "improvvisata" necessaria per cambiare aria per qualche giorno e vedere posti nuovi. Ecco allora Urbino, e poi le grotte di Frasassi, e tappe spot sulle spiagge di Senigallia e Riccione. Non ero mai stato (o, se ci sono stato, non ne conservo particolare memoria) all'interno di grotte sotterranee e devo dire che si è trattata di una splendida esperienza, seppur vissuta con un po' di pressione: per ottimizzare la visita i vari gruppi entravano con pochissimi minuti di stacco tra loro, innescando dinamiche stile inseguimento lungo il percorso previsto. Anche Senigallia è stata una tappa significativa, non tanto per i 28 euri investiti per 4 spritz insulsi e stuzzichini "vissuti", ma per l'alto concentrato di fauna di ottimi livello che ivi pascolava. Ok, ero con Silvia, ma guardare non è reato...