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mercoledì 23 marzo 2022

Lol 2 - Chi ride è fuori


Titolo
: Lol 2 - Chi ride è fuori
Anno: 2022
Episodi: 6
Genere: comico- reality


La trama in breve
Dieci comici sono rinchiusi in una casa-teatro per sei ore consecutive. L'obiettivo di ogni giocatore è far ridere gli altri con qualsiasi mezzo: battute, gag, oggetti (presenti in un apposito "spogliatoio" o portati dall'esterno). In caso di risate, sorrisi e smorfie, un giocatore viene inizialmente ammonito tramite un cartellino giallo e, successivamente, espulso con un cartellino rosso e quindi eliminato dal gioco. Inoltre vige l'obbligo di partecipare attivamente al programma, pena ammonizione o eliminazione. Vince l'ultimo giocatore che rimane in gara. Il premio finale è di 100000 euro, che il vincitore devolverà interamente in beneficenza. (fonte wikipedia)


Il mio commento:
Come per la precedente stagione, di cui avevo parlato in questo post, mi sono cimentato nella visione della seconda edizione del programma per curiosità e perché spesso, nella navigazione web o nei pochi social che frequento, continuavo a imbattermi in segnalazioni del programma. Tra l'altro, seguendo sia Nuzzi Di Biasse, che Corrado Guzzanti che Maccio Capatonda era dura non ricevere notizie e spoiler.
Come per la precedente edizione anche questa volta ho ritrovato volti noti - oltre ai nomi già citati, anche il mago Forrest e Lillo - e altri completamente ignoti.
Confermo però l'impressione avuta e già riportata, ovvero che non ho riso né mi son divertito come avrei pensato. Vero è che non è semplice essere comicamente efficaci in un contesto simile, dove c'è comunque tensione e strategia, però questa volta si respirava decisamente meno improvvisazione della volta precedente. Sarà l'effetto del doppiaggio ma i vari momenti "on stage" erano decisamente preparati e questo, a mio avviso, mi lascia un po' perplesso. 
Farà parte delle regole, per carità, però nella precedente edizioni mi sembravano meno costruiti, sia i momenti che i partecipanti. E pure i sorrisi e le risate stesse dei partecipanti erano meno appariscenti, forse perché tutti più concentrati e consapevoli. 
Comici che per altro dimostrano, con il loro modo di porsi e di divertire, se sono capaci di spontaneità e improvvisazione oppure se devono necessariamente beneficiare di una certa preparazione o di gadget (vedi l'urna o i libri o i costumi). 
Tra i nomi presenti ovviamente c'è chi è maggiormente talentuoso e capace - penso a Guzzanti, Forrest e Virginia Raffaele - altri che in qualche modo di son prestati a gag e situazioni - su tutte, la lotta di wrestling tra Maccio e Max Angioni - altri invece che han reso "poco". Motivo forse per cui è stato previsto l'elemento disturbante di Lillo, tra balli e demenzialità (vedi l'urlatore di mambo).

venerdì 15 maggio 2020

Black Mirror (Quinta Stagione)


Titolo: Black Mirror (quinta stagione)
Episodi: 3
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti, anche quest'ultima stagione di Black Mirror è costituita da episodi non collegati tra loro e focalizzati sulla deriva tecnologia e i relativi impatti sociali, politici, etici... sulla società.
Gli episodi che compongono la quinta stagione sono solamente 3:
  • Striking Vipers
  • Smithereens
  • Rachel, Jack and Ashley Too


Il mio commento:
Sinceramente, mi aspettavo molto di più. Sono consapevole che non sia facile proporre storie originali o c'entrare sempre le attese degli spettatori ma, rispetto alle precedenti stagioni, questa l'ho trovata molto sotto tono. Probabilmente si salva solo la prima delle tre puntate, Striking Vipers.
Per carità, si tratta comunque di episodi che presentano spunti interessanti su cui si possono innescare varie riflessioni e considerazioni ed è innegabile che a livello di recitazione, regia e fotografia il risultato sia più che buono, però manca quel non so che, quella verve e forza che episodi di altre stagioni hanno saputo proporre per spiazzare o comunque scuotere lo spettatore.
Non so se possa c'entrare il fatto che, tutto sommato, si tratta di episodi poco "fantascientifici" e magari più vicini a dinamiche già presenti nella vita reale. 
Comunque sia, partendo dal terzo episodio, "Rachel, Jack and Ashley Too" si concentra per lo più su dinamiche incentrate sulla figura di Ashley O, popstar / idol che sta attraversando un momento di ribellione ma di cui i fan sono innamorati, tanto che ne è stata fabbricata anche una versione "robot tascabile" perché ognuno possa averla con sé, in casa. La scelta di Miley Cyrus non so se fosse dovuta a una richiesta della stessa attrice o se per evidenti paralleli con la sua carriera, inizialmente sotto la protezione della Disney. Ad ogni modo, al netto di portare in scena il contrasto tra identità di un vip e la sua costruzione a tavolino, condizionata dalla necessità di far prevalere esigenze di marketing e di immagine alla vita reale, troviamo spunti sulla mercificazione delle star, che va ben oltre i limiti della vita - un po' come quando vengono realizzati e proposti video o brani musicali anche dopo la loro dipartita. E ancora qualche spunto sugli show live, mettendo a confronto esperienze più fisiche e personali con esperienze virtuali, con avatar e riproduzioni senza la reale presenza delle star in questione, artifici che la tecnologia ci consente di adottare e che fanno leva su ciò che il pubblico effettivamente vuole o accetta. Spunti interessanti, per carità, attuali anche, però che a mio avviso non vengono trattati in modo particolarmente provocatorio o di impatto...anche se, a dirla tutta, una certa scena poteva portare ad epiloghi ben diversi e, forse, per questo, rivelarsi più incisiva.
Fatto sta, non ho però capito se questa mia insoddisfazione dipende dalla storia proposta o se, invece, perché si tratta di dinamiche con cui già facciamo i conti e a cui siamo abituati, complici gli effetti speciali al cinema o campionature musicali rielaborate, o che magari richiamano anche altre storie (ad esempio Simone, ma solo per la parte di costruzione e virtualizzazione dei "vip")

domenica 10 maggio 2020

Guns Akimbo

Titolo: Guns Akimbo
Anno: 2019
Regia: Jason Lei Howden
Genere: azione, distopico
Cast: Daniel Radcliffe, Samara Weaving, Rhys Darby, Ned Dennehy, Hanako Footman

La trama in breve:
C'è un gioco pericoloso in città, illegale e seguitissimo: si chiama Skizm, e ci si gioca la pelle in diretta online. Miles lo segue come tutti gli altri, ma una sera, sbronzo, fa commenti pesanti sull'inventore del gioco. E il giorno dopo si ritrova con due pistole trapiantate nelle mani, sbalzato nell'arena e costretto a sfidarne il campione assoluto, la cattivissima Nix. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ingredienti per un film fracassone e tamarrissimo:

Condite il tutto con musiche calzanti e in versione rockettara - tipo Dead Or Alive - You Spin Me Round (Like a Record) -, aggiungete effetti speciali e luci colorate a gogo, la giusta dose di demenzialità e tanto sangue e...beh, avrete Guns Akimbo.
Ah, scordavo una bella dose di regia funambolica che non si risparmia movimenti di macchina rocamboleschi e inquadrature spiazzanti: non può mancare.
Diciamo che la sceneggiatura e la trama non sono esattamente il punto forte del film, che però, a mio avviso, risulta pacchiano e godibile ugualmente, considerando l'idea alla base di esso. Ovvero un povero disgraziato che si trova, di punto in bianco, due pistole inchiodate alle mani, con tutti i problemi che ne possono derivare, costretto a una sfida impari nel disperato tentativo di sopravvivere in un gioco mortale trasmesso in diretta streaming. 
Con sopravvivere s'intende anche a se stessi e a movimenti quotidiani: in fondo avere due pistole strette in ciascuna mano - quell'akimbo del titolo arriva proprio da questo - rende ostica l'esecuzione anche delle faccende più banali dal rispondere al telefono al cibarsi, dall'uscire di casa all'andare in bagno...e non parliamo di vestirsi, tant'è che il povero Daniel Radcliffe di vede costretto alla fuga in mutante, accappatoio e pucciosissime babbucce feline. Addio ad ogni dignità e senso del pudore, soprattutto se l'unica su cui si può contare e la tua ex di cui sei ancora segretamente invaghito. 
Sulle sue orme la nipote dell'agente Smith di Matrix, una pazza senza scrupoli che non esita a sparare, uccidere e distruggere. Sinceramente Samara Weaving non mi era nota, ma devo dire che se la cava egregiamente, seppure il suo personaggio non sia poi così approfondito ma solo una caricatura.

Nyx, agguerritissima campionessa in carica di Skizm...

...e Miles, il nuovo (inconsapevole) sfidante

La storia si sviluppa, ovviamente, senza che ci sia un particolare senso in ciò, o un messaggio particolare da veicolare al pubblico. Si potrebbe riflettere sul valore del cyber-bullismo, sulla deriva dell'uso di mezzi di reality e media, sull'assenza di morale e valori della società, su come vengono percepiti e creati i vip (lo sono anche gli stessi disperati-assassini prigionieri di Skizm) (un po' come faceva riflettere, a suo tempo, Samuele Bersani). 
Lo spettatore potrebbe anche indugiare su pensieri relativi all'effettiva gerarchia del potere, ovvero giustizia vs media, o sull'assuefazione (e conseguente indifferenza) a soprusi e violenza. 
O anche chiedersi se una realtà come quella proposta dal film, in cui il valore della vita viene annichilito e tutto diventa lecito, con orde di fans e spettatori che godono della morte e della sofferenza altrui, possa concretizzarsi o meno.

martedì 31 dicembre 2019

Black Mirror (Quarta Stagione)


Titolo: Black Mirror (quarta stagione)
Episodi: 6
Anno: 2017
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Anche in questa stagione, Black Mirror propone alcuni episodi slegati l'uno dall'altro ma incentrati sulla tecnologia e sugli impatti sociali, politici, etici, insomma sugli effetti collaterali ed esasperazioni connesse ad essa.
Gli episodi della quarta stagione sono 6:
  • USS Callister
  • Arkangel
  • Crocodile
  • Hang the DJ
  • Metalhead
  • Black Museum

Il mio commento:
In realtà ho concluso la visione di questa quarta stagione qualche settimana fa ma tra una cosa e l'altra ho tergiversato. In fondo, avrei potuto dedicare questo post anche ad altri argomenti o ad altri film o serie tv (ad esempio La casa di Carta) ma ho pensato che tutto sommato qualche parola su Black Mirror valga la pena spenderle. Come già accennato in altri post, si tratta di una serie molto intelligente, che fa riflettere o comunque che cerca di scuotere un po' la coscienza dello spettatore su dinamiche tecnologiche e mediatiche già in corso.
Rispetto alle precedenti questa quarta stagione l'ho trovata meno memorabile e meno originale, anche se è andata migliorando verso la fine.
Il primo episodio strizza l'occhio ai fan di Star Trek e agli appassionati (maniaci?) di videogame e a come possano trovare nella realtà virtuale un surrogato della vita vera, una realizzazione che altrimenti non vivrebbero. Certo, il tutto raccontato in modo fantascientifico, con tanto di clonazione "virtuale" delle persone, fenomeno cui pian piano ci stiamo abituando se pensiamo ai vari avatar o comunque alle presenze ricostruite al pc all'interno di film. Tuttavia, considerando storie come quelle narrate in Matrix o Tron o quelle di altre produzioni in cui reale e virtuale si mescolano, USS Callister non introduce chissà quali riflessioni se non esasperazioni di quelle che possono essere dinamiche legate alla clonazione e alla virtualizzazione.
Anche la storia vista in Arkangel non mi si è impressa più di tanto, giocata attorno al controllo remoto e al limite della privacy, in questo caso nella gestione familiare. Dinamiche attuali, dettate dall'esigenza di tutelare e proteggere, o comunque dalla paura di perdere un proprio consanguineo, comprensibili e giustificabili per carità, ma che tutto sommato già erano state esplorate, più o meno direttamente, anche in altri episodi della serie. Qui si va un po' oltre, in quanto la volontà di protezione e controllo sulla propria figlia, spinge una madre a condizionarla, a privarla di esperienze, a manipolarne le percezioni del mondo circostante di fato togliendole la possibilità di crescere appieno. 
Tematica del controllo e dell'accesso a memoria e i ricordi dell'individuo che torna pure in Crocodile, dove le esperienze personali sono estraibili ed esaminabili, un po' come accade con le scatole nere degli aerei. Dinamica utile per accertamenti vari ed eventuali ma che getta profonde riflessioni su quelli che sono i limiti della privacy. Interessante comunque, in questo episodio, il contrasto che si crea tra interiorità ed esteriorità dell'individuo, nonché il gioco tra gli ampi spazi di location e paesaggi di contro alla sensazione di essere braccati e, inevitabilmente, senza scampo, come sperimenta la protagonista.


sabato 16 novembre 2019

Black Mirror: Bandersnatch


Titolo: Black Mirror: Bandersnatch
Anno: 2018
Regia: David Slade
Genere: fantascienza
Cast: Fionn Whitehead, Will Poulter, Craig Parkinson, Asim Chaudhry, Alice Lowe

La trama in breve:
Black Mirror: Bandersnatch, noto anche come Bandersnatch, è un film interattivo pubblicato su Netflix il 28 dicembre 2018, pensato come parte del franchise di Black Mirror. È stato scritto da Charlie Brooker e diretto da David Slade.
In Bandersnatch, è lo spettatore che prende le decisioni per il protagonista, un giovane programmatore interpretato da Fionn Whitehead, che nel 1984 crea un videogioco basato su un romanzo interattivo.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Anni addietro, uscì al cinema un certo film targato James Cameron. Rimase nelle sale mesi, con l'obbiettivo di creare una piccola rivoluzione, ossia riportare in auge (per l'ennesima volta) il 3d e pompare sulla realizzazione di film con poderosi effetti speciali, addirittura sostituendo gli attori reali con loro rappresentazioni virtuali. Alla fine della fiera però, il 3d non è che sia stata poi sta gran rivoluzione e, sinceramente, non mi pare che il mondo abbia abbandonato il 2d...anzi...
Ordunque, Bandersnatch, anche se fosse stato realizzato da Cameron e pompato in modo analogo per proporsi come una nuova via cinematografica non penso avrebbe tenuto banco se non per qualche giorno. A parte che vedere un film interattivo al cinema diventa un bel casino, credo che l'idea di portare lo spettatore ad avere un ruolo "attivo" durante la visione di un film (che, per quanto avvincente sia, risulta un'esperienza passiva) non sarebbe stata metabolizzata da tutti allo stesso modo. Anche a leggere certi commenti su internet, mi ero fatto un'idea differente di questo film, una sorta di esperimento/esperienza tutto sommato sacrificabile.
Però l'ho guardato lo stesso, con i miei tempi certo, e ora sto qui a parlarne.
Per quanto mi riguarda, lo promuovo a pieni voti! Mi è piaciuto assai e vi consiglio di recuperarlo e vedervelo, soprattutto se siete amanti della fantascienza e della serie Black Mirror cui, in qualche modo, si ricollega.



Probabilmente la storia non è così lunga (?) o articolata (?) come magari qualcuno può aspettarsi, magari è un po' cupa e un po' da nerd...ma per come la vedo io, Bandersnatch rappresenta una discreta genialata decisamente interessante e sui generis. 

domenica 20 ottobre 2019

Stranger Things 3 (Terza stagione)

Titolo: Stranger Things - stagione 3
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
E’ il 1985 a Hawkins. Sono passati ben due anni dalla misteriosa serie di eventi che sconvolsero la tranquilla cittadina nel novembre del 1983 (stagione 1) e che, come tutti sappiamo, portò alla temporanea scomparsa di Will ( Noah Schnapp) e all’arriva di un bizzarra ragazzina dai poteri telecinetici, soprannominata “Undici” (Millie Bobby Brown) . Come se ciò non fosse già sufficiente, un temibile mostro carnivoro, battezzato dagli stessi ragazzi come “Demogorgone”, in onore del loro onnipresente gioco Dungeons&Dragons, minaccia la sicurezza di tutta la cittadina.  Nonostante i poteri di Undici lo avessero sconfitto sia nella prima stagione, che nella seconda, la sua oscura e famelica presenza torna a tormentare il destino di Hawkins. Infatti una segretissima serie di esperimenti sovietici, condotti nel sottosuolo del nuovo e moderno centro commerciale di Hawkins, lo “Starcourt”, sta infatti provando a riaprire quella porta dimensionale che Undici e la sua squadra avevano chiuso nelle stagioni precedenti per intrappolare il “ Mind Flayer” . L’apertura del varco ha infatti permesso alla creatura di riprendersi dal pesante colpo inflittogli precedentemente, nascosta ora nell’ombra di un’acciaieria abbandonata è in cerca di nutrimento e i suoi bocconcini prediletti sono niente meno che gli abitanti stessi della piccola Hawkins. (fonte ecodelcinema)

Il mio commento (attenzione spoiler!!!):
Seppur con i miei tempi, son riuscito a recuperare e a vedere la terza stagione di Stranger Things. Decisamente incalzante e appassionante, anche questa carrellata di episodi propone una buona esperienza visiva e tiene lo spettatore incollato allo schermo. Consensi mi par di aver capito che ne ha ottenuti parecchi, anche in termini di numeri di visualizzazioni, e nel complesso pure io mi ritengo relativamente soddisfatto della visione anche se, ovviamente, nulla viene risolto in maniera definitiva e si rimanda a una futura quarta stagione. 
Già perché se da un lato ci sono misteri e situazioni che vengono risolte, dall'altro ci sono aspetti che volutamente restano in sospeso o quanto meno da chiarire. Dopotutto, la serie gioca molto sul discorso del "cambiamento" e della crescita, di pari passo a quella fisica e non che stanno sperimentando i piccoli protagonisti della serie e che permette agli sceneggiatori di creare simpatie e contrasti oppure di introdurre anche tematiche varie (rapporto genitori-figli, prime cotte, sessualità...)
Tutto viene vissuto un po' in velocità, per carità, ma tutto sommato in modo abbastanza efficace -considerando che si tratta di vicissitudini in cui gli adulti si ritrovano piuttosto facilmente, avendo già vissuto l'adolescenza - e senza togliere troppo tempo allo sviluppo degli eventi, quanto meno dalla terza puntata in avanti. 
L'intenzione di spiegare o chiarire tutto non c'è, ed è palese: in effetti, sarebbero da chiarire un po' di "cosucce" viste anche in questa stagione e che, tra l'emotività e la concitazione del momento, restano irrisolti o non spiegati oppure vengono risolti con tempestività disarmante. 

domenica 8 settembre 2019

Parliamo di Tang Lang Quan

Ne approfitto questa volta per proporvi un video dedicato alle arti marziali, nello specifico si tratta di un video realizzato in Cina, presso il monastero Hua Yan a Laoshan, dal maestro Angelo D'Aria e dal maestro Federico Andrenacci:


Probabilmente non tutti conoscono il Tang Lang Quan (螳螂拳 - Boxe della mantide religiosa), tuttavia credo che questo video possa risultare interessante e affascinante sia per quanti sono appassionati di Oriente, sia per i praticanti di arti marziali sia per quanti, complice il periodo, magari si stanno guardando attorno alla ricerca di sport, discipline, attività da praticare nel tempo libero e che, mossi dalla curiosità, potrebbero voler concedere una possibilità anche al Tang Lang Quan. 
Non ho mai ben compreso fino in fondo il motivo ma, spesso, le arti marziali vengono praticamente ignorate da chi è alla ricerca, appunto, di qualche attività da praticare: vuoi per poca conoscenza delle stesse, vuoi perché si pensa a queste discipline come a qualcosa esclusivamente per giovanissimi, vuoi per pigrizia, vuoi perché si immaginano allenamenti in stile "Matrix".... invece, rappresentano una proposta molto valida e interessante per tutte le età e alla portata di molti, con innegabili benefici per il proprio benessere psico-fisico.
Se poi si considera che sul territorio nazionale sono molte le scuole che propongono corsi di arti marziali di varia natura - karate, jiu jistu, aikido, wing chun, shaolin ... - perché non provare quanto meno ad informarsi o assistere a qualche lezione? ^_^
Tra queste, probabilmente, quelle che propongono uno degli stili di Tang Lang Quan (Qi Xing Tang Lang Quan, Mei Hua Tang Lang Quan, Liu He Tang Lang Quan...) sono un po' meno diffuse e note tuttavia non meno valide o ricche in termini di proposte e di materiale con cui confrontarsi per una crescita sia dal punto di vista fisico ma anche dal punto di vista culturale, mentale e spirituale.
Pertanto, colgo l'occasione con questo post, per segnalare le scuole distribuite sul territorio italiano che fanno riferimento al maestro Angelo D'Aria e che, se interessati, potete provare a contattare: link
In particolare, su territorio padovano, segnalo l'associazione sportiva dilettantistica Kyu Shin Ryu che propone corsi di Qi Xing Tang Lang Quan presso Camposampiero (PD)

domenica 25 agosto 2019

American Gods

Titolo: American Gods - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Shadow Moon viene rilasciato di prigione, dopo aver scontato una condanna di tre anni per una rapina in un casinò, con alcuni giorni di anticipo a causa dell'improvvisa morte dell'amatissima moglie Laura, venuta a mancare in un incidente d'auto.
Sul volo verso casa continua ad avere delle strane e inspiegabili visioni, già avute durante gli ultimi giorni di detenzione. Shadow si ritrova seduto accanto a un misterioso uomo di mezza età che si presenta come Mr. Wednesday, il quale si dimostra fin troppo informato sulle sue vicissitudini passate e presenti.
L'enigmatico Mr. Wednesday gli propone di lavorare per lui come guardia del corpo in cambio di un lauto compenso e, dopo una serie di eventi, Shadow accetta: questa collaborazione, tuttavia, lo porterà a rivalutare tutto ciò in cui credeva (o meglio, non credeva), trasportandolo in un mondo in cui miti, leggende e dèi sono più reali della realtà stessa.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non ho letto il libro di Neil Gainman da cui la serie è tratta, per cui non saprei ben dire se ne rispetta la storia, ma devo ammettere che questa prima stagione di American Gods mi è piaciuta assai. Non rappresenta una visione semplice, anche perché ci si impiega un po' prima di prendere il ritmo e raccapezzarsi nell'ambientazione proposta, tuttavia vale di sicuro la pena quanto meno darci una possibilità. Certo, purché ci sia una certa propensione per il fantastico e la mitologia a 360 gradi. A livello teologico-religioso, poi, si potrebbero aprire numerosi dibattiti vista la presenza di divinità legate a culture differenti e che, nella serie, risultano personificate da esseri in carne ed ossa con le loro vicissitudini. Tra l'altro compare pure Gesù, anche se sarebbe più giusto parlarne al plurale, perché ogni etnia se lo immagina con i propri lineamenti.
Le divinità rappresentate per altro sembrano essere loro stesse alla ricerca di un posto nel mondo e di persone che ancora si ricordino di loro e le venerino, troppo distratte da dinamiche materiali e contemporanee. Tuttavia, le divinità sembrano ancora esistere e calcare il suolo terrestre, alcune conservando il proprio ruolo e la propria identità, altre adattandosi o cedendo al presente. 
Tralasciando un po' le questioni di fede e di credo, la serie porta in scena una sorta di pellegrinaggio che Shadow Moon compie assieme all'enigmatico Mr. Wednesday, un viaggio alla stregua di quello che potrebbe esser stato quello di Dante in compagnia di Virgilio, per arrivare a conoscere e incontrare divinità vecchie e nuove che bazzicano per gli USA. Shadow è un uomo che ne ha passate di ogni, finito in galera per un tentativo di truffa/rapina andato a male, con una moglie che lo tradiva e morta in un incidente d'auto dai dettagli imbarazzanti: diciamo che non rappresenta il prototipo di uomo devoto né di persona candidata al premio di "miglior homo sapiens sapiens del globo". Tuttavia, se lui, scettico e poco incline al sovrannaturale, può mettersi in gioco e iniziare a credere, allora probabilmente il medesimo effetto lo si può ottenere su un pubblico più vasto...almeno credo sia questo uno dei motivi dietro al suo coinvolgimento nel piano di Mr. Wednesday...   
All'inizio di ogni episodio, la serie dedica qualche minuto alla narrazione di episodi nei quali ci viene mostrato come le varie divinità sono approdate nel nuovo continente, fondamentalmente chiamate o trascinate lì dai propri fedeli. Ad esempio, Mr. Nancy (alias il dio-ragno ghanese Anansi) trasportato su di una nave coinvolta nella tratta di schiavi, Bilquis (dea africana dell'amore e regina di Saba) a bordo di un aereo dopo esser fuggita a situazioni di instabilità politica e sociale oppure Odino, richiamato dai sacrifici di sangue perpetrati da alcuni vichinghi bloccati su territorio americano. Al leprecauno Mad Sweeney invece verrà dedicata una puntata intera, creando un parallelo tra la storia presente e il passato oltre a fornire allo spettatore qualche dettaglio in più su come si siano verificati alcuni eventi descritti nei primi episodi della stagione.




Comunque sia, stavo dicendo, una volta giunte su suolo americano le divinità hanno poi proseguito la loro vita mescolandosi alla gente, alcuni trovando l'occasione per ottenere una certa posizione (vedasi il dio Vulcano e il campo delle armi, che per altro offre l'occasione per una critica alla detenzione di armi) oppure ritrovandosi ancorati ad una vita infelice, come lascia trapelare il jinn-tassista quando si confida con il mite Salim. 
Accanto a loro compaiono poi nuove divinità, originatesi in tempi moderni, entità legate alla tecnologia o ai nuovi media e che cercano di soppiantare definitivamente quelle vecchie. I momenti dedicate a queste nuove divinità non sono molti, in compenso sono molto ad effetto.

domenica 28 ottobre 2018

Black Mirror (Terza Stagione)

Titolo: Black Mirror (terza stagione)
Episodi: 6
Anno: 2016
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti stagioni si tratta di episodi slegati l'uno dall'altro ma collegati per "tematica", ovvero la tecnologia, effetti collaterali ed esasperazioni connesse ad essa. 
Nel caso della terza stagione, gli episodi sono 6:

- Nosedive (titolo italiano: Caduta libera)
- Playtest (titolo italiano: Giochi pericolosi)
- Shut Up and Dance (titolo italiano: Zitto e balla)
- San Junipero
- Men Against Fire (titolo italiano: Gli uomini e il fuoco)
- Hated in the Nation (titolo italiano: Odio universale) 


Il mio commento:
"Recentemente" ho terminato la visione della terza stagione di Black Mirror. Tempo fa avevo pubblicato un post sulla prima mentre per la seconda mi ero limitato ad un accenno in quest'altro post. Tra la seconda e la terza a dire il vero ci sarebbe uno speciale, White Christmas, uscito in Italia nel 2015 che meriterebbe una trattazione a parte e che, a mio avviso, sarebbe benissimo potuto uscire al cinema dando una piacevole scossa al panorama sci-fi a cui il grande pubblico è oramai abituato. Prima o poi, tempo permettendo, vedrò di dedicarci un post.
Per quanto riguarda la terza stagione, invece, mi permetto di dire qualcosa ora, visto che ho finalmente un po' di tempo libero da dedicare a questo mio blog che purtroppo trascuro sempre più.
Di tutte le puntate, personalmente, quella che mi ha convinto meno è stata "Hated in the nation", seppure la considero molto buona come realizzazione e, al contempo, interessante e provocatoria. Tuttavia la vedo più simile a produzioni canoniche, con indagini e complotti basate sulla tecnologia (in questo caso mini automi a forma di ape usati in sostituzione ai comuni insetti, ormai estinti, e utilizzati per esecuzioni), per cui forse meno originale rispetto alle altre proposte. Certo, rimane comunque un episodio forte perché di fatto mette in discussione la sicurezza di chi sfrutta social, chat, o il web in generale per emettere sentenze e/o condannare gli altri ma con la tranquillità di esser protetto da nickname e una certa "intoccabilità" che la virtualità della rete offre. 










Negli altri episodi, dicevo, ho trovato altri spunti che mi hanno, probabilmente, coinvolto o stimolato di più.
San Junipero mi è piaciuto assai, anche perché fino alla parte finale non riuscivo bene a capire dove stesse andando a parare la storia, poiché le protagoniste sembravano "viaggiare nel tempo", cosa che mi faceva propendere per una sorta di simulazione virtuale o videogame...il fatto poi che l'atmosfera fosse più malinconica e sdolcinata, con un'ambientazione anni '80 e minor presenza "tecnologica", oltre al fatto che ci fossero tematiche legate all'identità sessuale e all'omosessualità mi stava portando fuori pista rispetto alla rivelazione del finale, dove si scopre che in realtà "san Junipero" non è che una specie di "aldilà virtuale", un luogo immobile nel tempo in cui portare le menti/anime di malati terminali, anziani e, chissà, di chiunque in un surrogato di vita. Qualcosa che potremmo considerare l'alba di Matrix, ma che ci porta a riflettere su come percepiamo e consideriamo il reale e l'individuo in sé, e su come, forse, in un contesto in cui tutto è virtualizzato e modificabile, possiamo considerare aspetti legati a identità, crescita, declino, diritti personali. Di certo, per un malato terminale o una persona ridotta a vegetale la prospettiva di veder se stesso "vivo" e abile può essere rassicurante ma, probabilmente, sarebbe solo una menzogna, una finzione che tuttavia ha in sé qualcosa che dal punto di vista etico, religioso e filosofico potrebbe scatenare discussioni e interrogativi a cui non è facile dare una risposta.   
Ma anche lo spazio e il tempo stesso vengono messi in discussione, come un po' accade nel folgorante "Playtest", che potremmo considerare un episodio strutturato a matrioska, un po' alla Inception per i vari "risvegli" e livelli di profondità, un po' alla Matrix per dinamiche di "virtualità indotta". Personalmente mi è piaciuto assai, anche per il velato humor che c'è nel considerare tutta la situazione e come certi piccoli imprevisti possano fare la differenza tra la vita e, beh, la morte. 

martedì 26 giugno 2018

Misfits (prima stagione)

Titolo: Misfits
Episodi: 6
Anno: 2009
Genere: supereroi
Cast: Iwan Rheon, Robert Sheehan, Lauren Socha, Nathan Stewart-Jarrett, Antonia Thomas

La trama in breve:
Cinque ventenni di Wertham, condannati ai servizi sociali per aver commesso dei piccoli reati, restano coinvolti in una misteriosa tempesta di fulmini e ghiaccio la quale dona loro dei poteri speciali. Mentre cercano di convivere con le loro nuove abilità, i cinque affrontano una serie di avversità, potencialmente fatali, senza il minimo giudizio e autocontrollo. (fonte comingsoon)


Il mio commento:
Diciamocelo, di film e serie tv dedicate ai super-eroi iniziamo a essere abbastanza pieni. E pure un po' stufi. Tuttavia, accanto ai varie Heroes, Daredevil, Avengers e compagnia bella, trovano spazio anche proposte di minor caratura che possono regalare qualche piacevole sorpresa.
E' il caso di Misfits, serie di qualche annetto fa che ho scoperto recentemente su Netflix e che mi ha convinto sin da subito. Peccato non averla seguita a tempo debito :-(
Non siamo di fronte a una produzione che ha dalla sua un budget eccezionale, ma ciononostante si difende bene grazie alla verve e alla freschezza che traspare dai giovani protagonisti e dalle varie soluzioni visive che vengono proposte.
I nostri, fondamentalmente, sono dei teppistelli, motivo per cui sono alle prese con lavori sociali per compensare le proprie colpe. Sono anche dei personaggi con personalità e trascorsi diversi e che ben si combinano tra loro. In particolare sono i due poli opposti, Nathan e Simon, rispettivamente Robert Sheehan e Iwan Rheon (già Ramsey Bolton in GoT), a tener banco: il primo estroso e incontenibile, con problemi di attenzione e di affetti, il secondo introverso e complessato, decisamente tenebroso.
Sono questi i due personaggi verso cui è andata la mia simpatia, e sono quelli che effettivamente creano anche numerose aspettative: Nathan è infatti l'unico di cui, fino alla fine, non si sa quale sia l'abilità acquisita grazie alla tempesta, mentre Simon è quello più ombroso e cupo, in realtà trattenuto e annichilito ma che in virtù del gruppo trova una ragion d'essere.




L'aspetto interessante della serie, comunque, sta nel fatto che non siamo dinnanzi a un gruppo di idealisti o di persone dabbene che, consci che da grandi poteri derivino grandi responsabilità, si mettono al servizio della società o del prossimo. Nossignore! Son persone che già hanno i loro problemi e che semplicemente cercano di non dar troppo nell'occhio o di sbrogliare personali magagne....sempre se coprire un omicidio e l'occultamento di un cadavere si possa considerare "problema personale". Già perché sin da subito non ne imbroccano una, ancora spaesati per via della tempesta. E le cose, nel corso della serie, in effetti non vanno proprio al meglio, tra equivoci, sospetti da deviare, sentimenti e incontri con altre persone "toccate" dalla tempesta. Alcune delle quali con abilità discutibili, o quanto meno nello scopo ultimo cui destina i propri sforzi :-) 
Tra i personaggi non poteva comunque mancare l'emule di Hiro Nakamura di Heroes, ovvero qualcuno in grado di alterare il tempo, solo che in questo caso questa persona sarà vincolata agli eventi vissuti in prima persona.

domenica 13 maggio 2018

Altered Carbon

Titolo: Altered Carbon
Episodi: 10
Anno: 2018
Genere: sci-fi, hard boiled
Cast: Joel Kinnaman, James Purefoy, Martha Higareda, Chris Conner, Dichen Lachman, Ato Essandoh, Kristin Lehman, Trieu Tran, Renée Elise Goldsberry

La trama in breve:
È l'anno 2384, l'identità umana può essere codificata come I.D.U. (Immagazzinamento Digitale Umano) e caricata su supporto detto "pila corticale" inserito chirurgicamente nella colonna spinale, e trasferito da un corpo all'altro: ciò permette agli esseri umani di sopravvivere alla morte fisica facendo in modo che i ricordi e la coscienza siano "inseriti" in nuovi corpi sintetici, clonati o naturali, che vengono considerati come mere custodie della mente. Questa tecnologia tuttavia è molto costosa e non alla portata di tutti, inoltre alcuni per convinzione religiosa (Neo-Cattolici) la rinnegano. La distruzione della pila comporta la "vera morte" ovvero la morte dell'identità oltre che della custodia. I viaggi interstellari vengono cosi resi possibili trasmettendo il contenuto della pila col procedimento definito "agotransfer" (orig. "needlecasting" riferimento al calco di una statua riempito a siringa) mediante il quale la coscienza viene trasferita da una custodia su un pianeta ad un'altra su un altro pianeta. Le persone più ricche e potenti del mondo, i "Mat" (orig. "Meth" in riferimento a "Methuselah"), sono gli unici a potersi permettere infinite custodie e backup delle I.D.U., il che li rende virtualmente immortali, quasi degli Dei, con un seguito di "credenti". Takeshi Kovacs, un ex combattente di padre slavo e madre giapponese di speciali unità militari chiamati "Spedi" (orig. "Envoy" ovvero soldati "inviati" o "spediti") che si oppongono al Protettorato, viene ucciso e la sua pila relegata in stasi carceraria. Viene però innestato dopo 250 anni dalla morte in una nuova custodia che era in precedenza il corpo di Elias Ryker, agente di polizia di Bay City (l'antica zona di San Francisco), per volere di Laurens Bancroft, un facoltoso e potente aristocratico Mat dall'età di oltre 360 anni, che si è apparentemente suicidato, perdendo tutti i ricordi dall'ultimo backup cioè delle 48 ore antecedenti la morte. L'uomo è convinto di non essersi suicidato e ingaggia lo Spedi per indagare su quello che ritiene un omicidio.  (fonte wikipedia)






Il mio commento:
Premesso che non ho letto il libro di Richard K. Morgan da cui la serie è tratta, e che probabilmente sarà "leggermente" diverso da questa sua controparte televisiva, devo dire che son rimasto relativamente soddisfatto da questa serie. Leggendo qua e là, nel web, i pareri son discordanti e tendono a premiare più il lato estetico rispetto alla trama in sé, anche se, per quel che ho visto, varie recensioni e commenti riportano la data di febbraio o marzo, per cui proprio a ridosso dell'uscita della serie. Ordunque, mi vien da pensare di aver visto qualcosa d'altro...o di essere uno spettatore dannatamente sempliciotto.
Per quanto mi riguarda reputo Altered Carbon piuttosto articolato e intrecciato dal punto di vista della trama, della regia e degli spunti offerti ma son d'accordo che forse varie parti son state gestite più per conquistare l'occhio dello spettatore che altro. I corpi, nel film, sono una sorta di accessorio, un oggetto, e non ci si fa scrupolo nel mostrarli, nel concederli o nel trascurarli: in fondo, in un contesto in cui li si possono cambiare senza problemi perché curarsene troppo? 

venerdì 12 gennaio 2018

Serie manga che finiscono: vogliamo parlarne?

Che io sia un lettore di manga e fumetti, è risaputo. Magari da pochi, ma è risaputo. Magari è pure un'informazione irrilevante, ma è risaputo pure questo.
Ci sono serie manga che ho iniziato a leggere anni or sono, svariati anni or sono. Alcune non sono ancora terminate altre invece, nel corso del tempo, hanno visto concludersi il loro arco narrativo. Ma non sempre in modo dignitoso.
Penso a Shamo, manga che si è trascinato a lungo anche per via di complesse vicende editoriali e che si è concluso miseramente, con un finale triste e poco onorevole. D'altronde, si doveva pur chiudere la storia di Ryo Narushima e - mi spiace per lo spoiler - quale miglior trovata se non far morire il protagonista al termine di una specie di confuso duello?
Recentemente ho anche concluso MPD - Psycho, che era partito anche in modo interessante, con un mix di poliziesco-thriller infarcito di personalità multiple, azione e un po' di fantascienza...poi non so bene cosa sia successo ed è stato un lungo trascinamento fino alla sua conclusione. Anche qui, sinceramente, non ho ben capito se la storia aveva un senso o meno.

   


Su Alita Last order non vorrei spendere molte parole. Graficamente bello, per carità, però insulso.
Diversamente, di Naruto conservo un buon ricordo, dinamico, divertente, ma anche ricco di azione, non banale, sfaccettato sebbene nelle ultime saghe il manga di Masashi Kishimoto ha iniziato a soffrire di manie di onnipotenza, con battaglie sempre più titaniche e su vasta scala. In qualche modo però è terminato cercando di chiudere archi narrativi e aspetti lasciati in sospeso. 
E quanto meno l'autore l'ha fatto mostrando e disegnando la storia, magari aumentando la velocità e sintetizzando troppo, magari facendosi prendere la mano dalla fantasia e dai poteri dei suoi ninja, ma in qualche modo ce l'ha mostrato il finale.
Non come a suo tempo capitato con il caro Yoshihiro Togashi, mannaggia a lui, che ha deciso di chiudere la saga finale del manga Yu yu degli spettri ... beh... facendolo raccontare ai personaggi, al bar. Cioè, dico io, pensaci prima e disegnala, caspita!
Pazienza, è andata così...non deve esserci per forza un senso o un finale degno di questo nome e rispettoso della dedizione dei lettori. Voglio dire, ci son anche manga e mangaka che ce la fanno, pensiamo a Homunculus, che consiglio assai.

    

Ad ogni modo, recentemente, perché pure io c'ho i miei tempi, ho invece concluso la lettura di Bleach, manga di Tite Kubo iniziato a leggere nel lontano 2001. 
Fumetto dal notevole appeal grafico e potenza visiva, decisamente molto dinamico e da premiare soprattutto per la resa estetica dei personaggi e la varietà di effetti speciali (diciamola così) mostrati.
Solo che...
Ecco...
Dopo aver concluso la lettura del numero 74, mi son sentito a metà tra queste due scene:


 
  

Ora soprassedendo sul fatto che la scelta di un'immagine di Berserk probabilmente non è quella più azzeccata - ma che ci/mi ricorda che forse vedrò la conclusione dell'opera di Miura solo in età pensionabile -, dico io, possibile che un manga che si è sviluppato per quindici anni termini così?
Cioè, l'autore ha deliberatamente aperto trame e sotto-trame, ha creato una pletora di personaggi, tutti intrallazzati e collegati tra di loro, solo per arrivare a un nulla di fatto?
Caspita!
Decine e decine di volumi in cui vediamo sta gente combattere e massacrarsi - mentre il mondo continua a vivere e ad andare avanti sereno - per giungere a un mega combattimento finale, chiuso con dei non-sense fenomenali per poi chiudere la serie con un paio di capitoletti insulsi, abbandonando di fatto la volontà di spiegare o dirci che fine hanno fatto i vari personaggi. 
Che ne è stato di tutti i vari shinigami, al netto dei pochi disegnati per una breve comparsata nel finale? E degli arrancar? E gli hollow? E i quincy?
Che poi, sta gente, cosa fa tutto il giorno per vivere: al netto delle battaglie descritte, avranno degli hobby, una vita privata, vanno a far la spesa, leggono...
Niente.
Tutta gente che, come i Cavalieri dello Zodiaco, attende di menar le mani e di immolarsi per la causa ...aspetta, almeno loro c'avevano quel gran pezzo della dea Atena, questi di Bleach chi hanno? Per cosa si dannano l'anima? Per salvare un mondo che parrebbe vivere tranquillo ugualmente? 
Se invece il compito svolto da questi dei della morte è così importante, per disintegrare questi hollow-spiriti maligni che rischiano di far danni concreti, come mai nessuno si è curato di tutto ciò nelle lunghissime saghe dedicate a combattere ora questa o quell'altra fazione?
E agli Stati che non sono il Giappone chi ci pensa?
Non lo sapremo mai. A mala pena vediamo quel che accade al protagonista che, dopo aver maturato poteri cosmici (quale protagonista degno di questo nome non lo fa?) molla tutto per sistemarsi con una che in 74 numeri ha cagato pochissimo e fare il disoccupato. 
Ma dico io...cosa c'è che non va in questo mondo di manga e mangaka? 
Posso capire che ci siano dinamiche economiche ed editoriali capaci di stravolgere i progetti di codesti poveri autori ma, al contempo, questi creatori di storie e di universi, ce l'hanno in mente una storia o vanno a braccio? 
Basta saperlo. Perché, se c'era premeditazione nel voler far concludere così il manga, nel più totale disinteresse e menefreghismo da parte di tutti i personaggi proposti, avrei preferito saperlo prima.
Mi sento piuttosto amareggiato e depresso.
A questo punto, non mi resta che puntare tutto su One Piece :-)     

   

mercoledì 3 gennaio 2018

Stranger Things 2 (seconda stagione)

Titolo: Stranger Things 2
Episodi: 9
Anno: 2017
Genere: sci-fi, horror

La trama in breve:
Stranger Things 2 comincia circa un anno dopo la conclusione della prima stagione e questa volta la vicenda si svolge nella settimana di Halloween. Per i nostri protagonisti la vita è ricominciata a scorrere normalmente, ma alcuni non sono ancora riusciti a superare i traumi del loro primo incontro con le forze del Sottosopra: questo vale in particolare per Will, che è stato contaminato durante la sua permanenza nella dimensione parallela e ora ha spesso delle visioni inquietanti, e per Nancy, che non si dà pace per la morte di Barb. Mentre Joyce ha trovato un nuovo compagno - il simpatico Bob Newby - Mike piange invece la scomparsa di Undici, la super ragazzina che aveva involontariamente aperto il portale per il Sottosopra. L'arrivo di una nuova studentessa nella scuola di Hawkins porterà scompiglio nel quartetto dei protagonisti, ma i triangoli amorosi non sono certo il peggio che li aspetta: un'entità mostruosa sembra aver messo gli occhi sulla città e il legame che ha instaurato con Will potrebbe essere l'unica cosa in grado di fermarla... (fonte multiplayer.it)

Il mio commento:
Apprezzata la prima stagione di Stranger Things, non potevo perdermi questa nuova carrelata di episodi proposta dai Duffer Brothers e, sinceramente, ne son rimasto ancora una volta piacevolmente convinto e coinvolto.
Non penso mi dilungherò molto, anche perché arrivo mesi dopo rispetto al resto del mondo che ha già concluso e commentato la serie da mo' , ma si nota il tentativo di aprire più sotto-trame rispetto alla precedente stagione, soprattutto per il fatto che si introducono nuovi personaggi e che alcune situazioni sono ambientate fuori Hawkins. Ad esser sincero, già all'inizio, con Kali / 8, pensavo di assistere ad uno sviluppo più ad ampio respiro con l'entrata in scena di altri esper. Così come speravo che anche i personaggi di Billy e (Mad)Max fossero così a causa di situazioni estreme come quelle vissute da Will e soci...anche se, in effetti, avrebbe reso il tutto un po' troppo sospetto e le "cose un po' meno strane". E visto che queste non erano le premesse alla base di codesti personaggi, mi domando, perché insistere nel rendere così odioso Billy? Manco fosse stato re Jeoffry di Got...
Nel complesso comunque mi è piaciuto come è stata orchestrata la narrazione, incalzante, con continui colpi di scena e sviluppi dei personaggi. Apprezzatissimi, ancora una volta, i vari richiami agli anni '80 così come le scene d'azione nelle ultime puntate. Ottime infine le musiche e le trovate registiche per contribuire a creare suspance e coinvolgimento dello spettatore, tutti elementi che confermano l'alto livello qualitativo di questa serie che, a mio avviso, conferma le aspettative e quanto visto soltanto un anno fa. 



domenica 24 dicembre 2017

Star Wars: episodio VIII - Gli Ultimi Jedi

Titolo: Star Wars: episodio VIII - Gli Ultimi Jedi
Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Rian Johnson
Anno: 2017
Genere: fantascienza, azione
Cast: Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis, Lupita Nyong'o, Domhnall Gleeson, Anthony Daniels, Gwendoline Christie, Kelly Marie Tran, Laura Dern, Benicio Del Toro, Peter Mayhew,

La trama in breve:
Mentre il Primo Ordine si prepara a stroncare quel che resta della Resistenza, Rey consegna a Luke Skywalker la spada laser che fu sua, invitandolo a interrompere il suo esilio per salvare il mondo libero. Ma Luke non ne vuole sapere e il Lato Oscuro tesse la sua trama letale attorno agli ultimi ribelli. (fonte trovacinema.repubblica.it)

Il mio commento:
E' da un bel po' che tutto il mondo parla di questo film: già prima della sua uscita l'hype era elevato e al contempo le opinioni dei fans contrastanti, memori di quanto visto nei precedenti Il Risveglio della Forza e Rogue One.
Ora che l'episodio 8 viene proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo e il numero di spettatori e il totale degli incassi si assestano su discreti livelli (qualche giorno fa eravamo attorno al mezzo miliardo di dollari) è innegabile che questo ennesimo capitolo dedicato alla saga ideata da George Lucas sia stato un successo. Almeno in termini economici e commerciali. 
Dal punto di vista dell'apprezzamento o comunque in termini di gradimento e consensi, invece, sia da quel che si legge in giro, sia per come la penso io, Star Wars episodio 8 ha convinto a metà, scatenando reazioni e critiche differenti, a volte addirittura piuttosto forti, ma che lasciano il tempo che trovano
D'altra parte, è anche vero che ogni qualvolta si vanno a toccare opere culto come lo è Star Wars c'è da aspettarsi che si inneschi un po' di dibattito o che si creino i presupposti per faide sanguinose et similia.
Così come c'è da aspettarsi che, ogni qualvolta una storia che ha avuto un suo sviluppo all'interno di libri e videogames, venga brutalmente ignorata e rivisitata combinando, magari, evitabilissimi pasticci. Girovagando nel web mi par di aver capito che nella storia narrata nell'Expanded Universe - che non ho mai seguito - ci siano state notevoli dinamiche e vicissitudini che potevano venir recuperate e gestite anche sul grande schermo: per esempio, il passaggio al lato oscuro di Luke, l'addestramento jedi di Leia, la morte di Chewbecca, i tre figli (due femmine e un maschio, Anakin Solo!) avuti da Leia e Han Solo...





Invece, come sempre, si preferisce dare spazio a poderosi sfoggi di effetti speciali, aggiungendo qua e là simpatiche gag, mentre trama e personaggi vengono gestiti bonariamente.
Per carità, metter d'accordo tutti, in produzioni come questa, non è affatto banale; così come non lo è realizzare un episodio di Star Wars avendo ben presente la necessità di preservare e guardare al passato ma al contempo consci di dover coinvolgere nuove generazioni di spettatori e di rilanciare l'universo a suo tempo ideato da George Lucas. Missione che l'episodio 7, Il risveglio della forza, con tutti i suoi difetti, ha a mio avviso egregiamente compiuto.
Però, ecco, si potevano fare scelte differenti, lasciar perdere alcune situazioni e investire su altre. Questioni che provo a elencare qui sotto: occhio agli spoiler :-)

GAGs:
Ordunque, mi ritengo una persona dotata di senso dell'umorismo: apprezzo comicità, ironia, satira e demenzialità così come mi fa piacere che nell'arco di circa 2 ore e mezzo di film ci scappi l'occasione per qualche battuta, per qualche scena paradossale o che i personaggi si concedano qualche scherzo verbale e non. Mi va bene, purché non si esageri e la volontà di mettere in scena gag non tolga spazio a sviluppi di trama ed evoluzioni narrative.
Per cui, sì a situazioni come quella iniziale, quando Poe Dameron si burla dell'intero Primo Ordine chiedendo di parlare con un generale inesistente, praticamente prendendosi gioco del generale Hux di fronte all'intero equipaggio della plancia che ascolta in viva voce (i cattivoni non badano a spese quando si parla di impianti audio), una gag che a mio avviso è ben costruita e inaspettata, ma che ci sta tutta, considerando il carattere del pilota ribelle e la necessità di caratterizzare i nuovi personaggi (Hux pieno di sé ma ottuso, Poe sfrontato e imprevedibile...) visti per poco tempo nell'episodio 7 e che si trovano a convivere con i reduci della saga originale, cui tutti i fan guardano.