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domenica 29 agosto 2021

American Gods - stagione 3



Titolo: American Gods - stagione 3
Anno: 2021
Episodi: 10
Genere: fantasy

La trama in breve:
Passati alcuni mesi, Shadow si è rifatto una vita a Milwaukee sotto falso nome ma i suoi vecchi guai e suo padre Wednesday lo ritrovano e lo costringono ad andarsene di nuovo; nel frattempo Laura, dopo aver chiesto inutilmente aiuto alla compagna di Baron Samedi, tenta di riportare in vita Sweeney restituendogli la sua moneta e lasciandogli il compito di vendicarsi di Odino. Mr. World, in risposta alle ultime manovre del Padre degli Dei per accaparrarsi nuovi seguaci in vista della ormai prossima guerra, cambia aspetto divenendo Mrs. World e ordina a Tech Boy di convincere definitivamente Bilquis a passare dalla loro parte in modo da poter lanciare il progetto SHARD (che consiste nello sfruttare la tecnologia per annullare la coscienza umana e dominare così il pianeta) (fonte wikipedia)


Il mio commento (spoiler alert):
Ho recentemente completato la visione di questa terza stagione dopo averla vista molto, ma molto, a singhiozzo, complice anche l'arrivo di mio figlio Lorenzo in famiglia. La precedente invece l'avevo conclusa un anno prima e, per chi volesse, un commento è disponibile a questo link.
Il fatto di averla diluita molto nel tempo probabilmente non ha giocato a favore della sua comprensione e valutazione, visto che, pur proponendo alcune sequenze e situazioni decisamente notevoli, ho trovato questa stagione stanca e inconcludente. Non so quanto rispetti il romanzo, ma tutta la situazione vissuta da Shadow nella periferica cittadina di Lakeside l'ho trovata poco interessante, lenta e con poca attrattiva. Sembrava potesse essere un'occasione per spingere la storia altrove o per introdurre nuovi colpi di scena, invece si rivela una parentesi che si chiude in modo piuttosto sbrigativo. E, detta tra noi, in effetti mi par strano che nessuno si sia mai accorto delle tante sparizioni negli anni, manco fosse stato Cabot Cove.
La presenza o, meglio, l'assenza di altre divinità ha reso tutta la visione molto meno divina: personalmente, apprezzavo molto gli intro della prima stagione, qui son meno incisivi ed evocativi.
Sul fronte delle nuove divinità alla fin fine ne son rimaste due, Mr/Miss World e Technical Boy, con qualche dubbio su quest'ultimo visto la sua crisi di identità. 
Le antiche pure son presenti in numeri esiguo (anche per mancati rinnovi di contratto) e, anzi, un paio escono di scena proprio durante questa stagione, giusto il tempo di offrire uno scorcio sul passato di Odino/Mr Wednesday. Vero è che, in ogni caso, una battaglia sacra tra 4-5 persone in tutto non è che si prospetti essere uno scenario così imperdibile.
Altre entità invece compaiono o spariscono senza che ci siano molte spiegazioni al riguardo, vedasi in particolare il personaggio impersonato da Marilyn Manson, estromesso dalla produzione, o il leprecauno Ramsey Bolton Doyle, che compare giusto giusto per portare a termine un compito fondamentale per lo sviluppo della trama (recuperare la lancia di Odino). Per la serie: "ma tu guarda le coincidenze!"
Su altri non ho invece ben compreso quali fossero le reali intenzioni degli sceneggiatori: mi riferisco a Bliquis e al suo "risveglio", ma anche alla storia di Salim, che credo fosse più che altro funzionale a dare un contentino alla comunità Lgbt. Cordelia invece sembra sia funzionale solo agli spostamenti di Mr Wednesday, che si conferma il miglior personaggio della serie, grazie anche alla prova d'attore di Ian McShane.

giovedì 31 dicembre 2020

Dio esiste e vive a Bruxelles


Titolo: Dio esiste e vive a Bruxelles
Titolo originale: Le Tout Nouveau Testament
Anno: 2015
Regia: Jaco Van Dormael
Genere: commedia, fantasy
Cast: Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau, Laura Verlinden, Serge Larivière.

La trama in breve:
Dio non è morto, come diceva Nietzsche, ma è vivo, vegeto e risiede a Bruxelles. Il Padre eterno sta tutto il giorno davanti al computer cercando di rovinare il più possibile la vita agli uomini. Una moglie che non ama e che a sua volta ubbidisce senza battere ciglio, un figlio scappato di casa per fondare religioni (rinominato con l’acronimo J.C.) e una bambina avventurosa, compongono la Sua famiglia. (fonte cinemaniaci)

Il mio commento:
Ne approfitto per spendere qualche parola su questo piccolo capolavoro, visto qualche settimana fa su consiglio di un collega appassionato di cinema. 
Un film che già dalla trama fa capire di essere fuori dagli schemi, provocatorio e interessante. Certamente non adatto a persone molto religiose, che credo potrebbero ritenersi offese, ma che possiede una certa vena artistica. Non a caso ha ottenuto vari riconoscimenti ed è stato candidato agli Oscar per la categoria miglior film straniero.
Dio esiste e vive a Bruxelles è infatti un film suggestivo e poetico, molto intrigante e anche comico, per certi versi.
Il pretesto narrativo è dato da Ea, figlia di Dio, che, scoperto che il padre non è amorevole e premuroso verso gli uomini, bensì meschino e crudele, si ribella a lui, scappando di casa per recarsi sulla Terra. Ma non prima di aver inviato a tutti un SMS con indicata la data della propria morte. C'è quindi chi scopre di avere pochi minuti chi molti anni a venire, con inevitabili ripercussioni personali e sociali. 
Ea si mette inoltre alla ricerca di "suoi apostoli", seguendo l'esempio di suo fratello J. C., e attorno ad essi si innesta la narrazione del film, portando in scena persone più o meno comuni, non certamente "campioni" di virtù. 
Sulle sue traccia si mette ovviamente Dio, per cercare di rimettere le cose in ordine, rivelandosi non solo un incapace ma finendo pure vittima delle crudeltà e delle sfighe che ha permesso o "voluto" su questa Terra.

domenica 6 settembre 2020

Tao - La legge universale della natura

Titolo
: Tao - La legge universale della natura
Autore: Silvia Canevaro
Editore: KeyBook
Genere: divulgativo, saggio
Pagine: 95

Descrizione:
Il Tao è un'astrazione metafisica che indica la legge universale della natura. In tal senso esso è indicibile, ineffabile e indeterminato e può essere spiegato solo allusivamente.
Il termine Tao che letteralmente significa la "Via" o il "Sentiero" e si pronuncia Dao è uno dei concetti fondamentali della tradizione culturale, filosofica e religiosa cinese.
Secondo la filosofia taoista, l'uomo si deve lasciare trasportare dalla corrente indicata dal Tao indispensabile per sviluppare le proprie qualità innate e compiere così la missione della propria esistenza.
Va da sé che la religione e la filosofia taoista attribuiscono massimo valore alla vita individuale.
L'uomo percorre il sentiero cercando di equilibrare i due princi dinamici fondamentali del Tao: lo Yin (il polo negativo, collegato alla femminilità, alla passività, al freddo e all'oscurità) e lo Yang (il polo positivo, collegato alla mascolinità, al movimento, al calore e alla luce).  (fonte macrolibrarsi)


Il mio commento:
Avevo adocchiato questo libro in una chat quindi, incuriosito, l'ho recuperato e letto in pochi giorni.
Non si tratta infatti di un testo corposo né pesante tuttavia risulta interessante e accattivante nel suo presentare concetti legati al Tao, al taoismo e alla cultura cinese. La presenza di focus di approfondimento e l'organizzazione per aree tematiche, che coprono ambiti quali il benessere, la meditazione, le arti marziali, l'ecologia, l'alimentazione, la sessualità, il management, l'economia permette di farsi un'idea generale su concetti che magari ci sono vagamente noti e che vengono analizzati anche in ottica taoista, ovvero con rimandi alla ricerca di un equilibrio e a una profondità universale ben lontane dalle logiche e dall'artificiosità frutto frutto dell'azione umana. 
Non ci sono velleità di imporre o propinare verità al lettore: si avverte l'intento di insegnare e di condividere, ma in modo rispettoso e sereno. 

venerdì 29 maggio 2020

Dune


Titolo: Dune 
Sottotitolo: Il ciclo di Dune: 1
Autore: Frank Herbert
Editore: Fanucci
Genere: fantascienza
Pagine: 722

La trama in breve:
Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che permettono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell’Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell’Imperatore per la successione ai crudel Harkonnen al governo dell’ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero, l’inizio di uno scontro cosmico tra forze, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili. Con Dune Frank Herbert inaugura la serie di romanzi divenuti ormai di culto, che segneranno in maniera indelebile l’immaginario fantascientifico letterario e cinematografico degli anni successivi. (fonte Amazon)

Il mio commento:
Era da un bel po' che avevo intenzione di leggere questo libro e ne ho approfittato in questo periodo, sfruttando il mio fido Kindle. Di Dune ho sentito parlare a più riprese, negli anni, o come riferimento a un'opera importante per la fantascienza o come riferimento per qualche film. Al netto di quello realizzato da Lynch negli anni '80, e di quello di imminente uscita firmato da Denis Villeneuve (già apprezzato regista di Blade Runner 2049), in effetti, di riferimenti all'opera di Herbert credo se ne possano trovare vari. Penso infatti ad alcuni elementi di Star Wars (il desertico Tatooine, pianeta natale di Luke Skywalker, ma anche al vermone con cui Jabba the Hutt vuol giustiziare il nostro caro Mark Hamill) ma anche alla saga di Tremors...
In ogni caso, leggendo il libro, è innegabile il fatto che sia pregno di molti elementi attuali, in particolar modo dinamiche ambientali e religiose. Il pianeta Arrakis, meglio conosciuto come Dune, è desertico, arido, inospitale...tuttavia, su di esso, il popolo dei Fremen è riuscito a modellare tecnologie e uno stile di vita votato al massimo risparmio d'acqua e alla riduzione degli sprechi, oltre a un regime alimentare molto rigido. Ad esempio utilizzano tute distillanti, con cui coprire e proteggere il proprio corpo riciclando l'acqua di esso, ad esempio recuperando ogni tipo di umidità prodotta. Allo stesso tempo, molte altre dinamiche di vita e di morte all'interno della società trovano una compensazione in acqua, da scambiare o recuperare. Una società attenta, parsimoniosa, stoica ma anche per questo spietata e dura.
Terreno fertile per introdurre e amalgamare il tema religioso, che con gli echi di antiche scritture e profezie, consolida la carismatica figura DEL leader tanto atteso, con nomi arabeggianti che rimandano all'idea di ciò che l'occidente inquadra come islam e area musulmana.
In tutto questo, si intrecciano cospirazioni e disegni politici, interessi economici (e non), selezione e manipolazione genetica che produce esseri superiori (ad esempio i mentat, persone con capacità logiche e di calcolo simili a computer), culti e addestramenti misteriosi i cui adepti sono combattenti formidabili capaci di ricorrere a facoltà sovrumane (non muovono gli oggetti col pensiero come i jedi ma poco ci manca...), nonché viaggi interstellari e scontri tra l'imperatore e classi nobili contro i (ribelli) Fremen...
La storia proposta da Herbert è ad ampio respiro, molto ben studiata e gestita, anche se talvolta risulta descritta e narrata con tono fin troppo scientifico e logico e in altri sintetizzato assai (mi riferisco alle battaglie del finale). Non è una lettura scanzonata o gioiosa, ecco, ma sempre in linea con quella che è l'ambientazione proposta, difficile e ostica. Si percepisce una certa tensione e, ancor di più, una predestinazione che spinge e condiziona fortemente Paul Atreides, figlio del Duca Leto, destinato a diventare il Muad'dib tanto atteso dai Fremen. Lo incontriamo all'inizio che è un adolescente, non uno qualsiasi: è un ragazzo molto acuto, addestrato dal mentat Thufir Hawat, e iniziato da Lady Jessica, sua madre, e concubina del duca Leto, alle pratiche della sorellanza Bene Gesserit. Nel corso della storia, se i dubbi sulla grandezza del destino a cui era chiamato già erano pochi, lo vedremo crescere e divenire un leader carismatico, il Muad'dib accennato poc'anzi, ma anche il Kwisatz Haderach, una sorta di essere supremo che può essere in più luoghi contemporaneamente, ossia l'incarnazione dei progetti di selezione genetica promossi dalla setta Bene Gesserit.

sabato 21 marzo 2020

American Gods - stagione 2


Titolo: American Gods - stagione 2
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: fantasy

La trama in breve:
Le vicende proseguono da dove si erano interrotte al termine della prima stagione
Dopo lo scontro avvenuto alla tenuta di Ostara, Technical Boy porta di corsa Mr. World - gravemente ferito da Wednesday - in un bunker chiamato "Rovo Nero": il capo dei Nuovi Dèi gli ordina quindi di trovare Media e di pazientare finché la loro strategia non sia ultimata. Il giorno successivo Shadow, Laura, Sweeney e Wednesday giungono ad House on the Rock, nel Wisconsin, una bizzarra tenuta kitsch che sorge in un luogo particolarmente favorevole per l'energia che emana: qui si tiene la riunione tra i Vecchi Dèi...   (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Riconfermo, dopo la visione di questa seconda stagione, l'interesse e il fascino che questi personaggi, questa storia e ambientazione esercitano su di me. La fotografia, nonché la resa di alcune scene conferiscono un indubbio potere suggestivo a quanto proposto nel corso degli episodi. Rispetto alla precedente stagione aumentano i momenti "mistici" ed evocativi, con trasfigurazione di oggetti e personaggi: memorabile a tal proposito la sequenza della giostra proposta nel primo episodio ma anche l'insospettabile potere di Betty, l'auto di Mr. Wednesday, alias Odino.
Non ho approfondito molto alcuni aspetti ma, come suggerisce il cambiamento dell'attrice che impersona Media (da un'ottima Gillian Anderson si passa a una, per me, sconosciuta e poco efficace Kahyun Kim) o la sparizione di Mr. Jacquel (alias Anubi) ci son stati alcuni problemi in fase di produzione...e ce ne saranno altri per la terza stagione (da quel che ho capito hanno tagliato il personaggio di Mr. Nancy, alias dio Anansi). Ecco, non ho indagato più di tanto ma sospetto che queste dinamiche abbiano costretto a qualche cambio di rotta durante la realizzazione di questo stagione anche perché, rispetto alla precedente, mi è sembrata meno ordinata e un po' più dispersiva e, in certi momenti, sconclusionata. 
A inizio puntata non ci sono più le storie di Mr. Ibis a spiegare come le divinità siano giunte negli USA, tuttavia ci sono vari flashback che cercano di gettar luce - e indizi - su alcuni personaggi. Si scopre qualcosa di più su Technical Boy (che, rispetto alle altre divinità moderne, forse è meno recente di quel che sembra) o sull'inquietante Mr. World, divinità legata alla globalizzazione ma anche alla manipolazione delle masse. Suo l'incipit dell'ottavo episodio, con un monologo incentrato su concetti legati alla paura e al controllo che, visto il periodo, risultano assai attuali.




Ma c'è spazio per saperne di più anche sul conto di Shadow Moon, Mad Sweeney e dello stesso Mr. Wednesday: i tre sono ovviamente legati, se così possiamo dire, e difatti nelle ultime due puntate non mancano i colpi di scena che li riguardano fermo restando che i rapporti tra di loro risultano sempre ruvidi, contorti e poco trasparenti. E sempre con riferimento a loro gli autori hanno giocato con la figura di Laura Moon, amata e aiutata oppure detestata e tenuta distante.
Dei tre uomini, sinceramente, quello più complesso e difficile da inquadrare rimane Mad Sweeney, un personaggio tormentato e sfaccettato, alla ricerca di se stesso e di qualcosa che sa di aver perduto. Anche perché sembra aver vissuto varie vite, impersonando ruoli diversi nel tempo.  
Il sesto episodio, Donar the Great, gioca invece un ruolo fondamentale per spiegare alcune dinamiche legate a Mr. Wednesday e ad anticipare il colpo di scena dell'ultima puntata...anche se, tutto sommato, già si intuiva qualcosa considerando che più di una volta i personaggi si son appellati a lui come "padre universale". Probabilmente è per via di quel che è accaduto a Thor Donar che ha cercato di far fuori una certa donna, così da evitare problemi per Shadow Moon. Mr. Wednesday rimane comunque un personaggio istrionico e misterioso, indubbiamente falso e manipolatore.

domenica 25 agosto 2019

American Gods

Titolo: American Gods - stagione 1
Episodi: 8
Anno: 2017
Genere: fantasy

La trama in breve:
Shadow Moon viene rilasciato di prigione, dopo aver scontato una condanna di tre anni per una rapina in un casinò, con alcuni giorni di anticipo a causa dell'improvvisa morte dell'amatissima moglie Laura, venuta a mancare in un incidente d'auto.
Sul volo verso casa continua ad avere delle strane e inspiegabili visioni, già avute durante gli ultimi giorni di detenzione. Shadow si ritrova seduto accanto a un misterioso uomo di mezza età che si presenta come Mr. Wednesday, il quale si dimostra fin troppo informato sulle sue vicissitudini passate e presenti.
L'enigmatico Mr. Wednesday gli propone di lavorare per lui come guardia del corpo in cambio di un lauto compenso e, dopo una serie di eventi, Shadow accetta: questa collaborazione, tuttavia, lo porterà a rivalutare tutto ciò in cui credeva (o meglio, non credeva), trasportandolo in un mondo in cui miti, leggende e dèi sono più reali della realtà stessa.  (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Non ho letto il libro di Neil Gainman da cui la serie è tratta, per cui non saprei ben dire se ne rispetta la storia, ma devo ammettere che questa prima stagione di American Gods mi è piaciuta assai. Non rappresenta una visione semplice, anche perché ci si impiega un po' prima di prendere il ritmo e raccapezzarsi nell'ambientazione proposta, tuttavia vale di sicuro la pena quanto meno darci una possibilità. Certo, purché ci sia una certa propensione per il fantastico e la mitologia a 360 gradi. A livello teologico-religioso, poi, si potrebbero aprire numerosi dibattiti vista la presenza di divinità legate a culture differenti e che, nella serie, risultano personificate da esseri in carne ed ossa con le loro vicissitudini. Tra l'altro compare pure Gesù, anche se sarebbe più giusto parlarne al plurale, perché ogni etnia se lo immagina con i propri lineamenti.
Le divinità rappresentate per altro sembrano essere loro stesse alla ricerca di un posto nel mondo e di persone che ancora si ricordino di loro e le venerino, troppo distratte da dinamiche materiali e contemporanee. Tuttavia, le divinità sembrano ancora esistere e calcare il suolo terrestre, alcune conservando il proprio ruolo e la propria identità, altre adattandosi o cedendo al presente. 
Tralasciando un po' le questioni di fede e di credo, la serie porta in scena una sorta di pellegrinaggio che Shadow Moon compie assieme all'enigmatico Mr. Wednesday, un viaggio alla stregua di quello che potrebbe esser stato quello di Dante in compagnia di Virgilio, per arrivare a conoscere e incontrare divinità vecchie e nuove che bazzicano per gli USA. Shadow è un uomo che ne ha passate di ogni, finito in galera per un tentativo di truffa/rapina andato a male, con una moglie che lo tradiva e morta in un incidente d'auto dai dettagli imbarazzanti: diciamo che non rappresenta il prototipo di uomo devoto né di persona candidata al premio di "miglior homo sapiens sapiens del globo". Tuttavia, se lui, scettico e poco incline al sovrannaturale, può mettersi in gioco e iniziare a credere, allora probabilmente il medesimo effetto lo si può ottenere su un pubblico più vasto...almeno credo sia questo uno dei motivi dietro al suo coinvolgimento nel piano di Mr. Wednesday...   
All'inizio di ogni episodio, la serie dedica qualche minuto alla narrazione di episodi nei quali ci viene mostrato come le varie divinità sono approdate nel nuovo continente, fondamentalmente chiamate o trascinate lì dai propri fedeli. Ad esempio, Mr. Nancy (alias il dio-ragno ghanese Anansi) trasportato su di una nave coinvolta nella tratta di schiavi, Bilquis (dea africana dell'amore e regina di Saba) a bordo di un aereo dopo esser fuggita a situazioni di instabilità politica e sociale oppure Odino, richiamato dai sacrifici di sangue perpetrati da alcuni vichinghi bloccati su territorio americano. Al leprecauno Mad Sweeney invece verrà dedicata una puntata intera, creando un parallelo tra la storia presente e il passato oltre a fornire allo spettatore qualche dettaglio in più su come si siano verificati alcuni eventi descritti nei primi episodi della stagione.




Comunque sia, stavo dicendo, una volta giunte su suolo americano le divinità hanno poi proseguito la loro vita mescolandosi alla gente, alcuni trovando l'occasione per ottenere una certa posizione (vedasi il dio Vulcano e il campo delle armi, che per altro offre l'occasione per una critica alla detenzione di armi) oppure ritrovandosi ancorati ad una vita infelice, come lascia trapelare il jinn-tassista quando si confida con il mite Salim. 
Accanto a loro compaiono poi nuove divinità, originatesi in tempi moderni, entità legate alla tecnologia o ai nuovi media e che cercano di soppiantare definitivamente quelle vecchie. I momenti dedicate a queste nuove divinità non sono molti, in compenso sono molto ad effetto.

martedì 26 settembre 2017

La caduta di Hyperion

Titolo: La caduta di Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 545

La trama in breve:
I sette pellegrini hanno raggiunto le Tombe del Tempo di Hyperion e sono al cospetto dello Shrike; intorno a loro divampa lo scontro tra gli Ouster e le forze dell’Egemonia. John Keats, una macchina umana costruita dalle Intelligenze Artificiali in cui è stata ricreata la coscienza del poeta, riesce a scoprire dove risiede il loro nucleo operativo, ma il fatto che si trovi all’interno dei teleporter comporta conseguenze inquietanti: bisognerebbe riportare indietro l’orologio dell’evoluzione umana, evitando così di soccombere alle Intelligenze attraverso la distruzione della Rete su cui si fonda l’Egemonia. Mentre i capi dell’Egemonia si trovano di fronte a una scelta di vita o di morte, il destino dei pellegrini si unisce inesorabilmente con quello dell’intera umanità.
Con La caduta di Hyperion, Dan Simmons descrive un mondo decadente e profondo, dove la fantascienza trova la sua massima espressione e ci regala un romanzo indimenticabile.

Il mio commento:
Ordunque, è da più di un mese che non aggiorno il blog ma, prima che anche settembre scivoli via, ho deciso di postare qualcosa. Non che di cose che avrei potuto raccontarvi non ce ne siano state - vacanze con Silvia in Val di Sole e dintorni, corsi e uscite col gruppo di salsa, pure un paio di lezioni di yoga fitness all'aperto, corso maestri di Qi Xing Tang Lang Quan, ripresa corsi di Qi Xing Tang Lang Quan a Camposampiero con annesso e imprevisto ma graditissimo arrivo di numerosi nuovi allievi ... per non parlare di serie televisive o film visti oppure persi... - ma il tempo che riesco a ritagliarmi per codesto blog ormai è sempre più risicato. 
Tuttavia, visto che son riuscito a completare la lettura di un libro (se, capirai che grande passo per l'umanità, direte voi...), complice un weekend all'insegna del raffreddore e di un accenno di influenza, ne approfitto per raccontarvi qualcosa proprio di questo.
Del libro, intendo.
Quasi un anno fa, parlai in questa sede di Hyperion, primo libro della tetralogia fantascientifica I canti di Hyperion di Dan Simmons. Orbene, ieri sono finalmente riuscito a concludere il secondo capitolo di questa saga, una lettura iniziata in terra africana durante la trasferta di maggio-giugno e protrattasi finora.
Analogamente a quanto sperimentato con il primo libro della serie, non posso fare a meno di genuflettermi dinnanzi a questo autore strabiliante e replicare i gesti visti in Fusi di Testa.
La lettura è stata senza dubbio un'esperienza ardua e faticosa, complessa e nient'affatto banale, pregna e ricca di tantissimi elementi e rimandi e commistioni di generi. Diversamente dal primo libro, qui non ci troviamo di fronte a n mini romanzi differenziati per generi e intervallati da episodi di storia presente vissuta dai protagonisti. La narrazione procede invece su più livelli, su più dimensioni spazio temporali in contemporanea, in alcuni punti avanti nel tempo in altri nel mondo tecnologico delle Intelligenze Artificiali (il TecnoNucleo). Ecco allora che il lettore si troverà a girovagare in contesti e situazioni differenti, pressanti, sofferte, con la minaccia di una guerra globale che incombe, con misteri da svelare, con le enigmatiche Tombe del tempo ormai aperte, con drammatiche decisioni nelle mani dei protagonisti. Personaggi ritrovati e che, ciascuno a modo suo, contribuirà a sbrogliare la situazione, personale e non. Chi, ad esempio, nei panni del Primo Funzionario Esecutivo del Senato dell'Egemonia dell'Uomo, Meina Gladstone, alle prese con un disastroso tentativo di difesa contro la dilagante minaccia Ouster; chi nei panni di un essere a metà tra creatura vivente e cibernetica, come il cibrido di John Keats che, sognando, riesce a stabilire un contatto al di là di ogni comprensione con quanto sperimentano i pellegrini su Hyperion; chi ancora come pellegrino, alle prese con i misteri di Hyperion e la terribile presenza dello Shrike...c'è davvero tanto, troppo oserei dire, eppure in questo libro l'autore è riuscito a condensare qualcosa di epico, di biblico addirittura. Difficile, anche perché lo stesso autore ce lo suggerisce attraverso le parole e gli studi di Sol Weintraub, uno dei pellegrini, che "sacrifica" la propria figlia cedendola allo Shrike, un sacrificio fatto con amore, come atto di fede e disperazione e che, al contempo, rimanda al gesto di un certo Abramo verso il Dio del Vecchio Testamento. Così come biblici sono i riferimenti verso l'attesa di una promessa "intelligenza finale" e il parallelo tra il cibrido John Keats e Giovanni Battista, entrambi anticipatori del messia che porterà la salvezza.

lunedì 22 agosto 2016

Hyperion

Titolo: Hyperion
Autore: Dan Simmons   
Traduttore: G. L. Staffilano 
Editore: Fanucci Editore
Genere: Fantascienza
Pagine: 455

La trama in breve:
Nel 2700 gli esseri umani, grazie allo sviluppo della tecnologia dei teleporter, si spostano istantaneamente nella galassia, ma un terribile esperimento, il Grande Errore, ha causato la distruzione della Terra e la diaspora dell’uomo nello spazio, dando vita così a una nuova federazione che unisce tutti i mondi abitati: l’Egemonia dell’Uomo. Alla vigilia dell’Armageddon, sette pellegrini affrontano un ultimo viaggio verso Hyperion, in cerca delle risposte agli enigmi della loro vita. Ognuno di loro deve raccontare agli altri la propria storia, per farsi conoscere e dimostrare di non essere una spia. I racconti dei sette ruotano intorno ai mondi e alle difficoltà che circondano lo spazio: dalla minaccia degli Ouster, discendenti dei primi coloni che fanno a meno della tecnologia, al ruolo della Chiesa Shrike, temuta da tutti. E in questi racconti, di una bellezza sfolgorante, sta la chiave che permetterebbe loro di salvare l’umanità. Torna in libreria un grande classico della fantascienza, definito una delle letture fondamentali per gli amanti del genere e non solo. (fonte Fanucci Editore)

Il mio commento:
Ho letto questo libro in formato ebook, recuperato grazie alle offerte periodiche che Amazon lancia e totalmente ignaro, come sempre, dell'esperienza di lettura cui mi stavo avviando.
Ammetto che non è stato un percorso semplice quello che mi ha condotto fino alla conclusione di questo primo capitolo de I Canti di Hyperion (The Hyperion Cantos) sia per il tipo di narrazione che per il lessico adottato, ricco di neologismi e termini presi direttamente dalla realtà futuristica che funge da ambientazione alle vicende del romanzo. Procedendo nella lettura ho comunque preso la misura della stile dell'autore e mi son lasciato avvincere dalla storia, anzi, dalle storie dei partecipanti all'ultimo Pellegrinaggio allo Shrike.
Fondamentalmente, le sensazioni che ho sperimentato e il rispetto che ora provo verso Dan Simmons credo si possano riassumere in questa gif presa dal mitico Wayne's world (Fusi di testa) di Mike Myers:


Il romanzo ruota attorno al pellegrinaggio che sette particolari persone effettuano verso le Tombe del Tempo situate sul pianeta Hyperion, una spedizione concordata dalla Chiesa Shrike e dalla Totalità (praticamente il governo). Le Tombe del Tempo rappresentano un mistero da svelare: poiché circondate da un campo antientropico, si muovono a ritroso nel tempo per cui si suppone che provengano dal futuro. Oltre a ciò, la zona è controllata da una misteriosa entità, lo Shrike, una sorta di brutale divinità cibernetica.
Ma il viaggio costituisce solo una parte della narrazione proposta dall'autore in quanto nello sviluppo del romanzo ciascuno dei pellegrini, a turno, narra della propria esperienza e del motivo per cui è collegato a Hyperion e/o allo Shrike. Ciascuna di queste parti costituisce una sorta di mini-romanzo a sé, differenziato per narratore, stile e genere, rispecchiando la personalità, la voce e le caratteristiche del protagonista delle vicende.
In prima battuta facciamo la conoscenza dell'ombroso ed emaciato padre Lenar Hoyt ne "Il racconto del prete: l'uomo che si lamentò di Dio", una storia che ha i contorni del diario e che racconta della spedizione nella comunità dei Bikura e della scoperta del crucimorfo, una sorta di parassita alieno in forma di croce che lo Shrike impiantò nel corpo di padre Durè, gesuita mentore di Hoyt, e che preserva gli stessi Bikura dalla "vera" morte. 
Quindi conosciamo il granitico colonnello Kassad e la sua storia - "Il racconto del soldato: Gli amanti di guerra" - giocata tra esercitazioni di guerra realizzate tramite realtà virtuale e la relazione intessuta con Moneta, forse anche'essa un'entità virtuale, che finisce per trasfigurarsi in quello che potrebbe essere lo Shrike. La narrazione procede alternando realtà e ricostruzioni virtuali, giocando tra azione, passione e descrizioni dipanate tra presente e il passato cui le esercitazioni si rifanno.
Ne "Il racconto del poeta: Canti di Hyperion" conosciamo invece il poeta Martin Sileno, satiro e letterato, nobile decaduto, avvinazzato e dedito al vizio nonché a comporre opere poetiche, la cui storia narra di cadute e di rinascite fino all'insediamento su Hyperion, nella Città dei Poeti voluta da Re Billy il Triste, e alla mattanza della comunità da parte dello Shrike. Tra i vari racconti probabilmente è quello che, come preferenza, collocherei tra il primo e il secondo posto, assieme a quello del Console, soprattutto per l'originalità della dialettica di Sileno nonché per il turpiloquio con cui è costretto a esprimersi a causa di una momentanea regressione mentale.

sabato 12 dicembre 2015

Mune - Il guardiano della luna

Titolo: Mune - Il guardiano della luna
Regia: Alexandre Heboyan, Benoit Philippon
Anno: 2014
Genere: animazione, fantasy
Cast e Doppiatori: Michael Gregorio, Izia Higelin, Féodor Atkine, Omar Sy

La trama in breve: 
I guardiani della luna e del sole sono ormai anziani ed è ora che designino il loro successore. Le redini del sole passano a Sohone, che si allena da sempre allo scopo, mentre la custodia della luna viene affidata inaspettatamente al piccolo fauno Mune, che non si sente all'altezza e non sa dove mettere le mani. Al punto che combina un guaio e mette il guardiano delle tenebre nella condizione di rubare il sole. 
Mune e Sohone si alleano, dunque, per partire alla ricerca dell'astro perduto. 
Con loro c'è la bella e fragile Glin, fatta di cera, in pericolo al caldo come al freddo, ma più coraggiosa che mai. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Questa volta siamo riusciti a farcela, e a vedere questo film d'animazione di cui, a suo tempo, gustammo il trailer al cinema prima di Big Hero 6 (balalala...).
Ordunque, seppur concentrata in circa 1 ora e mezza di visione, l'esperienza proposta da Mune è decisamente gradevole e sui generis. Apprezzatissima infatti la veste grafica e la varietà di soluzioni visive proposte che delineano un mondo epico e fiabesco, in cui la diversità e la coesistenza di miracoli viventi è quotidianità. Su tutte, la contemporanea presenza di giorno e notte è abbastanza emblematica così come la pacifica accettazione reciproca: seppure le creature proposte sembrino tutte differenti, vi è pace e accettazione, nessuna discriminazione o forma di razzismo.
Pure le pachidermiche creature che trascinano gli astri sono una testimonianza piuttosto eloquente di un mondo magico e bellissimo: grazie alle sequenze che le riguardano permettono di introdurre lo spettatore in un mondo ancestrale e fantastico. 
Le spiegazioni in effetti sono essenziali ma tutto risulta piuttosto chiaro e fruibile, funzionale alla storia e allo sviluppo dei personaggi.
Al di là dei messaggi proposti in merito alla coesistenza degli opposti, il film accarezza svariate tematiche e offre diversi spunti di riflessione che, a mio avviso, potrebbero venir sfruttati anche da quanti organizzano attività per ragazzi in contesti quali ritrovi AC e scout che mirano a divertire educando.

sabato 21 novembre 2015

Parlando a vanvera di terrorismo

Circa un mese fa ero a Parigi, per una mini ma piacevole vacanza con Silvia e un paio di amici e, sentendo e leggendo di quanto accaduto venerdì scorso, diciamo che qualche pensiero cupo mi è passato per la testa ronzando nel vuoto pneumatico che orgogliosamente mi vento di conservare. 
Ma probabilmente è una dinamica emotiva innescata dal modo in cui vengono comunicati e fatti percepire certi eventi. 
Non che gli attentati accaduti a Parigi siano poco gravi o poco deprecabili, anzi: personalmente aborro la violenza, il terrorismo e queste forme di comportamento che ricadono esclusivamente su innocenti. 
Però fermandosi un poco e riflettendo, forse, si riesce a dare un peso e un'interpretazione più razionale a quanto stiamo vivendo in questi giorni, meno emotiva e condizionata. 
Anche perché, detto tra noi, più che i morti in sé, più che l'insicurezza che la consapevolezza di essere vulnerabili qui in Europa - a casa nostra! -, più che l'estremismo islamico in sé, mi fa paura e mi destabilizza il pensiero di vederci ancora e costantemente alle prese con pensieri medievali, alla mercè di chi inneggia a soluzioni semplici per problematiche e contesti complessi - e che magari ne approfittano per un po' di propaganda elettorale.
In fondo, è dall'XI secolo che vi è una contrapposizione forte tra mondo occidentale e medio oriente: è da allora che si combattono crociate e che si usano espressioni come "infedeli, guerra santa" per giustificare atti barbarici tra popoli. 
E nei secoli pare che ancora non ci si sia stancati ma che anzi si insista nel volere creare tensioni e distanze. Fa comodo, evidentemente. 
Questo, ovviamente, accade da ambo i lati visto che gli estremisti islamici dell'ISIS e, prima ancora, i membri di al-Qaida non sono certamente dei santi e non li giustifico affatto.
Però, al contempo, non mi va di essere troppo ipocrita né di crogiolarmi all'ombra di titoloni inquietanti come "Bastardi islamici" di Belpietro o dei commenti di certe notizie da parte di chi cede solo al razzismo e all'odio.
Voglio dire, la situazione è complessa e molto articolata, è il frutto di processi storico-culturali che proseguono da molto tempo e che l'Occidente stesso ha voluto e creato. E' risaputo, ad esempio, che al-Qaida è nata grazie all'interesse statunitense durante la guerra fredda, così come è nota l'ingerenza da parte delle potenze economiche occidentali sui territori del Medio Oriente, e non per nobili fini.
Solo qualche anno fa sembrava che il male assoluto fosse rappresentato da Ahmadinejad, poi la moda è cambiata, c'è stata la primavera araba, l'Egitto, la guerra in Libia...insomma, il leitmotiv sembra essere "tensione".

sabato 26 luglio 2014

Prometheus

Titolo: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Genere: fantascienza
Cast: Noomi Rapace, Michael Fassbender, Guy Pearce, Idris Elba, Logan Marshall-Green, Charlize Theron, Kate Dickie, Sean Harris

La trama in breve:
Nell'anno 2089 due scienziati portano a compimento le ricerche di una vita scoprendo che alcuni artefatti, ritrovati in diversi punti della Terra e tutti risalenti a migliaia di anni prima, riportano la medesima immagine di creature giganti che indicano un determinato pianeta. Ricostruito quale sia il pianeta in questione e trovati i fondi da un miliardario morente, i due si imbarcano assieme a un equipaggio misto di scienziati e piloti verso quel pianeta per andare a scoprire quel che ritengono essere l'origine della vita sulla Terra. Lì troveranno i resti di una civiltà aliena assieme a ciò che l'ha quasi estinta. (fonte mymovies)

Il mio commento (attenzione agli spoiler):
Azz, son venuto al mare e manco
ci sta il sole. Che giornata'emmerda...
Quest'oggi vorrei parlarvi di un film intenso e dall'alto valore artistico, una di quelle storie che concedono emozioni creando un legame autentico con lo spettatore. Un film che però sa essere ermetico, poetico e suggestivo.
Ah no, scusate, oggi parliamo di un altro titolo: Prometheus. 
Fondamentalmente una deludente vaccata, ma questo ho visto di recente.
Penso che ci sia gente, nel mondo, che odi il prossimo suo come se stesso e che non attenda altro se non rovinare le aspettative.
Voglio dire, se tu dai inizio a una saga che nel tempo ha saputo attrarre consensi e spettatori, e se non hai vissuto sul lato oscuro della Luna per quanto poco sei venuto a conoscenza di questo successo, per quale diamine di motivo vuoi buttare tutto in vacca con un dannato prequel? Che poi, caspita, se lo pensi e lo realizzi, sai anche che chi lo vedrà sarà per lo più gente che già conosce il contesto, i personaggi e l'ambientazione, gente con un minimo di preparazione e aspettative, insomma. Gente che magari sborsa pure quattrini per il biglietto del cinema o l'acquisto di dvd.
E perchè diamine allora devi rovinargli la giornata con una vaccata biblica?
Dico a te, Ridley "mannaggia a te" Scott.
Che oltre ad aver girato e prodotto il film in questione ne hai pure scritto la sceneggiatura! Aaargh!
Almeno l'avrai visto prima di inviarlo a destra e a manca per farlo proiettare nei cinematografò di tutto il mondo? Presumo di no... forse l'hai fatto vedere a Tony Scott, il che spiegherebbe la sua prematura dipartita.
In realtà, ho organizzato questa
spedizione spaziale per sfuggire
alla giustizia italiana
Già perché le cagate si sprecano, così come le ingenuità e le forzature.
Passi per certe sequenze criptiche, come il culturista albino che all'inizio sbevazza una sostanza misteriosa (un prototipo di Coca Cola con troppo catrame...) che gli causa atroci dolori intestinali conducendolo ad una morte per disgregazione molecolare. Personaggio misterioso che poi si scoprirà essere un "Ingegnere" (un altro nome non c'era?) appartenente a una razza aliena che sembrerebbe aver portato la vita sul nostro pianeta. E stando a qualche indiscrezione letta qua e là nella rete c'era pure il rischio che venisse passato il messaggio che alcuni personaggi "forti" del passato siano stati Ingegneri. Tipo Gesù...

martedì 4 marzo 2014

The book of Eli - Codice Genesi

Titolo: The book of Eli - Codice Genesi
Regia:  Albert Hughes, Allen Hughes
Anno: 2010
Genere: sci-fi, azione
Cast: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Ray Stevenson, Jennifer Beals, Frances de la Tour, Michael Gambon, Malcolm McDowell, Tom Waits

La trama in breve:
In un futuro non troppo lontano, circa 30 anni dopo l'ultima guerra, un uomo attraversa in solitudine la terra desolata che un tempo era l'America. Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte, campi inariditi - i segni di una catastrofica distruzione. Non c'è civiltà, né legge. Le strade sono in mano a bande che ucciderebbero un uomo pur di togliergli le scarpe, o per un po' d'acqua... ma anche senza motivo. Ma non possono far nulla contro questo viaggiatore. Guerriero non per scelta ma per necessità, Eli cerca solo la pace, ma se viene sfidato elimina gli avversari prima ancora che si accorgano dell'errore fatale che hanno commesso. Solo un altro uomo in quel mondo in rovina comprende il potere che Eli detiene, ed è deciso a impadronirsene: Carnegie il despota di una precaria città di ladri e killer. Ma la figlia adottiva di Carnegie, Solara è affascinata da Eli per un altro motivo, la visione che lui offre di qualcosa che può esistere oltre i confini del territorio dominato dal patrigno. (fonte mymovies)

Eh, lo so, credevi fosse un libro
con le ricette della Parodi e invece..
Pensa che all'inizio avevo pensato fosse
il kamasutra ...
Il mio commento (attenzione agli spoiler...io ve l'ho detto...):
Accostandomi alla visione di questo film non ho potuto fare a meno di notare, per l'ennesima volta, quanto sia necessaria una riforma in materia di utilizzo di sostanze stupefacenti sul luogo di lavoro. In particolar modo tra coloro che, nell'oscuro mondo della distribuzione italiana, si occupano delle traduzioni dei titoli delle pellicole, gente nelle cui teste i neuroni stanno in perenne rave party. Ecco spiegato il senso del titolo proposto. Un po' come è accaduto per opere quali Ghost in shell: l'attacco dei Cyborg (in origine "Ghost in shell: Innocence"), L'implacabile uomo di Saint Germaine (in origine "Le chat") o Colpo di fulmine: il mago della truffa (in origine "I love you Philip Morris") [1].
Soprassedendo su queste quisquilie, la storia proposta mi ha preso bene fin dall'inizio sebbene, diciamocelo, qualche sospetto sul contenuto del libro che si porta appresso il caro Eli comincia a farsi sentire molto presto. Fin troppo presto. E non si parla di Corano, di Veda, di testi sul buddismo o, per i più irriducibili, di una collezione a tiratura limitata della Gazzetta dello Sport.
Però ci sta. 
In fondo, in un mondo post-atomico, in cui l'umanità ha perduto quasi tutto e la Terra stessa si è tramutata in una landa sterile e desolata, preservare un certo qual messaggio spirituale costituisce una bella sfida. Un modo abbastanza edificante per cercare di preservare tradizioni e culture di un tempo cancellato dalle atomiche, incarnando virtù che l'umanità mai e poi mai dovrebbe abbandonare. 
Dannati parcheggi abusivi...
D'altronde, si tratta pur sempre di un mondo duro e spietato, non dimentichiamolo: ecco perché il nostro buon pastore somiglia più a una sorta di Kenshiro abbronzato che a un Gesù misericordioso. 
Che poi, mi domando, passi per lo scenario post-atomico, per gli scorci di vaste praterie inaridite ed essiccate, sulle quali un sole impietoso non da né tregua né speranza di vita. Passi per l'imbruttimento delle genti e dei loro modi, per il lordume e la violenza brutale e gratuita. Passi che tecnologia e mezzi di trasporto siano ridotti all'osso. Ma, dico io, possibile che ci sia stato un black-out mentale collettivo? Che caspita, ricorda più come si assembla un telefono? Come si estrae petrolio da un pozzo? Come si producano nutella e coca-cola? Dannazione!

mercoledì 15 gennaio 2014

Michè, che casino!

L'altra sera ho concluso la visione di Legion, film di Scott Stewart del 2010 con Paul Bettany e un Dennis Quaid vistosamente provato dal senso dell'onore che l'ha portato, dopo aver perso una scommessa, a recitare in questo capolavoro dell'arte cinematografica. Ma solo perché ha un mutuo, e i soldi del contratto gli facevano comodo.
Questo è l'angelo Michael,
nel film "Legion", colui che tanto ama
l'umanità tutta....
Su IMDB il film si è assestato sulla soglia media del dolby surround, 5.1. 
E credo gli sia andata anche bene. Si è salvato solo per la scena del demone-gelataio, piuttosto rivalutata su nonciclopedia.
Inizialmente avevo pensato di postare un commento semi serio, magari una rivisitazione della trama (*), poi ho deciso che forse non ne valeva la pena. 
Diciamocelo, non è riuscito un granché bene: è sconclusionato, poco coeso, molto superficiale e sempliciotto. Addirittura imbarazzante se pensiamo che i capi degli angeli non sono altro che un emule di Kyle Reese che ama sparare con le armi da fuoco e un buzzurro con le ali anti proiettili e la mazza chiodata. Rotante.
Comunque, la visione di questo film mi ha portato a ricredermi sulla figura di Michele, l'arcangelo intendo.
Per carità, magari sarebbe meglio partire dalle sacre scritture per indagare tale figura biblica, ma essendo io fresco fresco di visione parto da Legion.
Nel film risulta infatti poco chiaro il significato recondito che quest'angelo incarna. In un certo senso è una sorta di ribelle, che si rifiuta di compiere la volontà di Dio e decide di schierarsi a favore degli umani. Per questo ruba delle armi e li raggiunge in mezzo al deserto °_° 
E questo invece è Michael,
in "Gabriel - la furia degli angeli",
sprizza amore da tutti i pori...
Stando ai dialoghi che instaura con Gabriele (e pare che tra i due ci sia un rapporto ambiguo...) alla fin fine ci si convince (quasi) che il suo rivoltarsi a Dio (stiamo pur sempre parlando di un film, lo dico a onor di cronaca) sia un gesto teso a rendere un favore all'Altissimo più che a creare gratuito scompiglio tra le schiere celesti.
E io che pensavo che l'angelo ribelle per antonomasia fosse stato scaraventato nei bui recessi dell'Inferno... se poi consideriamo che quelli che paiono essere demoni, sempre nel film, sono invece persone possedute da angeli, inizio ad andare un po' in confusione.
Tutta gente abbruttita, indemoniata, con i denti da squalo e l'occhio da femmina con carta di credito illimitata di fronte ad una vetrina con i saldi (lo so, lo so, è un commento vagamente maschilista ma...è così...).

mercoledì 21 novembre 2012

..:: The tree of life ::..

Titolo: The tree of life
Regia: Terrence Malick
Anno: 2011
Genere:  drammatico
Cast: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Fiona Shaw, Joanna Going

La trama in breve:
Texas, anni Cinquanta. Jack cresce tra un padre autoritario ed esigente e una madre dolce e protettiva. Stretto tra due modi dell'amore forti e diversi, diviso tra essi per tutta la vita, e costretto a condividerli con i due fratelli che vengono dopo di lui. Poi la tragedia, che moltiplica le domande di ciascuno. La vita, la morte, l'origine, la destinazione, la grazia di contro alla natura. L'albero della vita che è tutto questo, che è di tutte le religioni e anche darwiniano, l'albero che si può piantare e che sovrasta, che è simbolo e creatura, schema dell'universo e genealogia di una piccola famiglia degli Stati Uniti d'America, immagine e realtà.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Tra le numerose recensioni presenti nel web, in riferimento a questo film, scopro il seguente aneddoto "Sei minuti di applausi alla prima di Cannes riservata al pubblico, ululati e fischi conditi da non troppi battiti di mano per la proiezione riservata alla stampa".
Personalmente, mi domando come siano anche solo riusciti a pensare di ululare e fischiare dopo la visione di codesto film, per altro vincitore della Palma D'oro. Ok, i gusti son gusti, così come le preferenze in termini di ritmi e tematiche sono soggetive ma, sinceramente, trovo difficile pensare che lo spettatore, qualunque spettatore, dinnanzi a quanto proposto da Malick possa restarne indifferente.
Non si tratta di una visione semplice né immediata, questo lo concedo. E' indubbiamente un'esperienza impegnativa, complessa, che richiede sforzo e volontà, da parte di chi osserva, per accettare e seguire quanto proposto. The tree of life è infatti un film inusuale, pregno di interrogativi e significati, palesemente incentrato su una forma di ricerca personale e collettiva. Se da un lato i lunghi silenzi, il ritmo lento, le inquadrature talvolta ossessive e l'incedere non sempre "narrativo" possono scoraggiare, al contempo le sequenze proposte, poesie di immagini e armonie di musica sublime, risultano altamente evocative, poetiche e sublimi, capaci di incuriosire e avvincere. 
Per quanto mi riguarda, complice le molte frasi appena appena sussurrate, si tratta di un film che vuol parlare allo spettatore, a patto però che questo si trovi in una condizione di disponibile percettività. La narrazione infatti non sempre procede in modo canonico, seguendo lo scorrere del tempo, fatto questo che ne rende ostica la fruizione; a tratti tutto è affidato allo scorrere delle immagini che creano suggestioni e connessioni che trascendono tempo e spazio, fortemente permeate da richiami religiosi. Il regista, qui alla sua quinta prova di regia (in circa quarant'anni di attività) indugia spesso in lunghe sequenze costituite da sguardi che scrutano fuori campo (Cercando risposte? In attesa di qualcosa?) oppure da panoramiche che spaziano sul creato e su paesaggi naturali, cercando di instaurare una comunicazione con lo spettatore che vive di emozioni sussurrate e richiami a quesiti esistenziali e spirituali.

mercoledì 15 giugno 2011

..:: Il Quarto Sesso ::..

Titolo: Il Quarto Sesso (episodio 0)
Regia: Marco Costa
Anno: 2006
Genere: demenziale, sit-com

La trama in breve:
E' la vigilia di Natale di un anno imprecisato, da qualche parte nel futuro prossimo, in un mondo malato e oppresso da fondamentalismi di ogni genere. In un appartamento oltremodo kitch, quattro ragazze, Stella, Felina, Baby Blue e Liu', profondamente eterogenee, si preparano a cenare. Ma ecco che suonano alla porta.
Baby Blue va ad aprire. Sulla soglia di casa appare Jesus, il loro nuovo vicino di casa, venuto a chiedere in prestito una bottiglia di vino...  (fonte TntVillage)

Il mio commento:
Alle volte mi si contesta la visione di film che, in ultima analisi, si rivelano essere delle minchiate bibliche. Altre volte, parlando con la gente che frequento, mi sento addirittura un po' incompreso: parrebbe che io veda "cose" che altri non scorgono (senza addurre alcuna accezione positiva alla frase, mi raccomando) finendo con apprezzare dei capolavori cosmici della cinematografia internazionale mentre per tutti gli altri rimangono, citando un ben noto Ugo Fantozzi,  delle "cazzate pazzesche".
Ciononostante io persevero. E chi persevera, persevera. Come direbbe il celebre Paolo Bitta.
E se Jesus venisse a bussare per
davvero alla vostra porta
la notte di Natale? Per chiedere
una bottiglia di vino?
Ecco perché non mi son negato la visione di questo episodio 0 di una serie televisiva italiana che mai andrà in onda. Non che sia stata applicata alcuna forma di censura esplicita, sia chiaro, solo che non sarà trasmessa dai media tradizionali. Certe cose non s'hanno da fare. Probabilmente in un'altra nazione ciò non si sarebbe verificato, magari altrove avrebbero accettato di buon grado un simile esperimento visivo-narrativo. 
Ma in Italia no, questo processo si arresta subito, sul nascere.
In fondo, non ci si può certo concedere troppe libertà quando si parla del buon Gesù Cristo. O forse no?

martedì 18 marzo 2008

..:: Sul rettilineo dell'umanità ::..

Prendo in prestito quest'espressione dalla canzone "Buco nero super massiccio" di Elio e le storie tese solo per introdurre il tema di questo post.
Sarà l'appropinquarsi della Pasqua, sarà l'avvento della primavera e di un camabiamento, in ogni caso oggi mi son arrivati, da due persone diverse, due email con argomento religioso. Una prima relativa alla morte di Gesù, un powerpoint che mirava a descrivere la passione di Cristo, e una seconda riguardante il capodanno Baha'i, una "testimonianza" da parte di una ragazza che conosco solo di nome e di indirizzo mail. Premetto che dal basso della mia ignoranza (come diceva il caro buon Squitieri al liceo, in fondo sono un nanetto mentale a cavallo di un bradipo...) non sapevo nulla del Bahaismo e devo dire che leggere qualcosa al riguardo mi ha fatto solo che bene.
Già, mi ha aiutato a riflettere un poco sulla mia di fede. Sul mio credo.
In fondo, a parole, è facile dirsi professanti di questa o quell'altra religione ma poi, alla luce dei fatti, vivere la propria fede, rendere testimonianza, è tutt'altra cosa.

Ho fatto un po' d'ordine quindi, giusto una spolverata dentro di me per capire come la penso, anzi, come vivo certe dinamiche interiori. 
Io sono cristiano cattolico, però allo stesso tempo devo ammettere che ne so così poco del mondo, ne so così poco che forse sono un credente per inerzia. I miei nonni sono cristiani cattolici, i miei sono cristiani cattolici e io, nato e cresciuto in un paese da sempre strettamente legato alle vicende della Chiesa cattolica, professo la medesima fede.

Cioè, sono battezzato, ho ricevuto i sacramenti, qualche volta vado a messa, di tanto in tanto mi ricordo di pregare...insomma, non sono proprio un credente doc.
Però con questo non voglio dire che io non mi sforzo di adoperarmi per il prossimo o cose del genere. Semplicemente, voglio dire, che un po' mi sento condizionato. E al contempo che ne so ancora così poco sulle religioni del mondo.
Dopotutto, chi ci pensa alla fede? Chi "spreca" del tempo per coltivare il proprio io spirituale? Esiste questo io spirituale? Ce l'abbiamo davvero dentro un'anima, una voce, un frammento di infinito, qualcosa insomma che ci spinge all'assoluto? Oppure possiamo farne a meno? O forse, semplicemente, non esiste nulla, è solo condizionamento.
Basta venerare il dio progresso. Oppure il dio denaro. L'uomo. Il corpo. Sono queste le divinità che più si fanno sentire oggi giorno. I nuovi culti moderni.
E per tutto il resto non c'è più spazio.
Nemmeno per ricordarsi di quei culti che ancora oggi si sforzano di trasmettere qualcosa. Ancor peggio per quelli ormai sono estinti: dopotutto potrebbero comunque essere validi anche oggi, o no? Son stati sostituiti, possiamo dire così, ma chi può effettivamente dire che il culto degli dei greci, per dirne una, fosse totalmente infondato? Se aiutano a mantenere vitale una parte di noi, se ci spingono al bene, al prossimo, a cercare...benvengano!
Peccato invece che oggi di tutto questo ci hanno insegnato a farne a meno. Meglio credere in altro, in qualcosa che sia più incline con le leggi di mercato. Amare il prossimo? Ma daaai, e come la mettiamo con la concorrenza? Con la dura legge del compravendita? Con il tentativo di fregarsi a vicenda clienti e appalti?
Oppure lo spirito di carità: ma stiamo scherzando??? No no no, assolutamente, inconcepibile! Sia mai che qualcuno regali qualcosa...al limite...per indurti in tentazione.
E non parliamo del culto della natura!! Roba da far drizzare i capelli in testa!! La natura è risorsa, non è Madre. Al limite è una pu$$ana quando si sfoga...
Quindi, tornando al discorso condizionamento, se da un lato posso dire di sentirmi condizionato nella mia scelta di fede, come posso considerare "condizionante" la visione che la Chiesa ha di certi aspetti della vita (il sesso, l'aborto, la morte, la diversità, il denaro..), allo stesso modo mi dimentico di quanto il sistema in cui quotidianamente sono immerso giochi con le mie percezioni ed il mio credo.
E non penso che questo secondo tipo di indottrinamento sia migliore di quello operato dalle varie religioni di questo mondo.
Anche perchè, credo, nel caso della fede non si dovrebbe intendere il tutto in quest'ottica. Tutt'altro. Solo che ce se ne dimentica troppo spesso e di conseguenza anzichè come strada, come insegnamento, la religione diviene solamente un fardello, un peso. Qualcosa di cui è meglio fare a meno. Qualcosa che diventa ancora più difficile testimoniare e tramandare. Soprattutto perchè il tutto dovrebbe nascere come ricerca, l'avveicinamento alla fede ed il suo viverlo dovrebbe essere un processo che scturisce da dentro di noi, un costante movimento alla ricerca di risposte. Un mettersi a nudo di fronte al creato, dinnanzi alla vita e al mistero della morte. Una ricerca.
Ma che senso può avere cercare se ormai siamo abituati ad avere senza nemmeno chiedere?
Forse servirebbe qualche prova "forte", apparizioni demoniache, possessioni, guarigioni miracolose, apparizioni di creature angeliche, cieli che si aprono, pioggia di manna dal cielo, locuste...
E per assurdo, anche nel caso comparisse qualcuno in grado di eserciare miracoli mi immagino già come andrebbe a finire: il nuovo messia rapito nel gorgo del gossip, atteggiato da vip, ospite nei tlk show più in voga... O anche peggio...qualcosa tipo Jesus Christ Vampire Hunter °___°
Ad ogni modo, vabbè, ho detto fin troppe cavolate e tutto per sviscerare il fatto che forse dovrei fare un po' d'ordine dentro di me. E saperne di più sul mondo che mi circonda ^__^