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sabato 27 febbraio 2021

The Millionaire - The Dirt - Sin City

Ed eccoci ad un altro post cumulativo in ne approfitto per alcune brevi recensioni su film visti recentemente, di cui non ho parlato in precedenza, e che mi sento di consigliare. A differenza del post cumulativo di fine gennaio, qui non c'è un vero e proprio filo conduttore che li unisce, per cui sono piuttosto differenti l'uno dall'altro ^_^
  • The Millionaire
  • The Dirt
  • Sin City

Titolo:
The Millionaire
Anno: 2008
Regia: Danny Boyle
Genere: drammatico
Cast: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irrfan Khan, Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali
La trama in breve:
Il protagonista della vicenda è Jamal Malik, un ragazzo musulmano che vive nei quartieri più poveri di Mumbai. Jamal partecipa al celebre quiz show ‘Chi vuol essere milionario?’, e stupisce il pubblico indovinando tutte le risposte. Giunti all’ultima domanda, che potrebbe fargli guadagnare un montepremi da capogiro, la puntata si interrompe e il ragazzo potrà continuare la sua scalata il giorno successivo. Il presentatore Prem Kumar, tuttavia, avendo preso in antipatia Jamal lo accusa di aver barato e il ragazzo viene arrestato e torturato dalla polizia locale. L’interrogatorio permetterà al giovane di ripercorrere le tappe più significative della sua esistenza... (fonte comingsoon)

Il mio commento spiccio: 
Non avevo mai avuto l'occasione di vedere questo film, non recentissimo, ma che ha raccolto molti consensi e premi (vedasi 9 premi Oscar). E col senno di poi, anche se non ricordo con chi avesse dovuto vedersela, credo siano anche meritati. Personalmente mi è piaciuto molto soprattutto per le tematiche e lo spaccato sulla vita in India che offre, con particolare riferimento alle fasce povere della popolazione, quelle a cui appartengono Jamal, il fratello Salim e l'amata Latika. Una storia che ci viene proposta ad episodi facendo emergere situazioni di estrema povertà, di sfruttamento, di criminalità, ma anchedi  rapporti compromessi, di libertà estrema, di perseveranza e resistenza. Dal racconto di Jamal alla polizia vengono tratteggiati scene di vita non banali, enfatizzate da un'ottima fotografia e scelta musicale, ma che molto probabilmente non sono nemmeno troppo fantasiose o campate per aria. Un racconto che non lascia indifferenti, che coinvolge ed emoziona. E che fa anche riflettere sull'inconsistenza dei giudizi istantanei che magari possiamo farci di una persona, soprattutto attraverso i media: di Jamal concorrente vediamo solo la giovinezza, la semplicità, la spontaneità, magari l'ignoranza o la poca istruzione. Magari viene anche da prenderlo poco sul serio o deriderlo, come un po' fa il presentatore (che a me ricordava molto Pasquale Petrolo del duo Lillo & Greg). Siamo ormai poco portati a fermarci e a pensare che dietro ad una persona ci può essere un percorso di vita tortuoso e complesso, magari doloroso, che tuttavia non può essere il metro di giudizio per il suo futuro. In fondo, la ricompensa che il protagonista ottiene (parliamo di soldi? Di riscatto dalla vita? Di amore?) è meritato ma è anche una speranza per chiunque che, prima o poi, magari può avere l'occasione di svoltare in meglio facendo tesoro delle proprie esperienze e non perdendo mai se stesso.
 

domenica 31 gennaio 2021

La La Land - Baby Driver - Soul

Approfitto di questo post per accorpare alcune brevi recensioni su tre film visti nel mese di gennaio e che mi sento di consigliare. Si tratta di storie e pellicole differenti ma accumunate dall'elemento "musica" in quanto in tutti e tre la colonna sonora e gli elementi musicali danno un forte contributo alla pellicola, amplificando emozioni e situazioni: 

  • La La Land
  • Baby Driver - Il genio della truffa
  • Soul



Titolo:
La La Land
Anno: 2016
Regia: Damien Chazelle
Genere: commedia, musical
Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, J.K. Simmons, Finn Wittrock, Sandra Rosko, Sonoya Mizuno, John Legend
La trama in breve: Il film è realizzato come musical contemporaneo, dove Los Angeles, la terra dei sogni, fa da sfondo all'intensa storia d'amore tra un'aspirante attrice e un musicista jazz.
Mia (Emma Stone) è una ragazza determinata a inseguire il proprio sogno di diventare attrice e tra un provino e un altro serve caffè in un bar all'interno degli Hollywood Studios, mentre Sebastian (Ryan Gosling) è un bravo jazzista che, nell'attesa di aprirsi un locale tutto suo, si guadagna da vivere suonando nei piano bar anche se ciò lo rende profondamente insoddisfatto.  (fonte comingsoon)

Il mio commento spiccio: visto in televisione qualche tempo fa sulla Rai, ma con l'aggravante della pubblicità :-( a cui non son più così tanto abituato tra Amazon, Netflix, Disney+... tuttavia mi ha preso e convinto molto più di quel che pensassi. Non ha caso si è aggiudicato anche parecchi premi e riconoscimenti. Davvero nulla da eccepire all'interpretazione dei due protagonisti, in particolare Ryan Gosling a mio avviso si è rivelato molto intenso e nella parte del musicista anche se, in realtà, l'oscar per miglior attrice protagonista l'ha vinto la Stone. Di tutto rispetto la cura per la fotografia, per i costumi, e per la resa di alcune sequenze che ammiccano a film di altri tempi. Tosto e commovente anche il momento nel finale in cui, come in una sorta di flashback, assistiamo a come sarebbe potuta essere la storia di Mia e Sebastian se "qualche scelta" fosse stata differente. Un momento inatteso e per certi versi struggente. Anche se, per certi versi, chi può davvero sapere come poi potrebbe evolvere il loro rapporto dopo quel fortuito incontro e gioco di sguardi vissuto nel finale... 

sabato 23 gennaio 2021

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga



Titolo: Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga
Anno: 2020
Regia: David Dobkin
Genere: commedia, musical
Cast: Will Ferrell, Rachel McAdams, Dan Stevens, Mikael Persbrandt, Pierce Brosnan, Ólafur Darri Ólafsson, Melissanthi Mahut, Johan Johannsson, Demi Lovato, Graham Norton

La trama in breve:
Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga è un film originale Netflix diretto da David Dobkin che vede protagonista una coppia di cantanti islandesi, Lars (Will Ferrell) e Sigrit (Rachel McAdams), che sognano da tutta la vita di poter partecipare all’Eurovision Song Contest, il più importante Festival musicale europeo. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Ho recentemente visto questo film su Netflix e credo sia più che doveroso lasciare una recensione e invitarvi alla visione di questa ennesima fatica di quel mattacchione di Will Ferrell, attore comico visto in diverse pellicole e capace di confezionare personaggi sui generis. Pensiamo ad esempio al discutibile giornalista Ron Burgundy di Anchorman, allo stilista folle Mugatu in Zoolander, al mentore-playboy dei due protagonisti di 2 Singles a nozze, ma capace anche di ruoli un po' più costruiti e simil-drammatici, come in Vero come la finzione o in Melinda e Melinda di Woody Allen.
Rachel McAdams pure è un'attrice di tutto rispetto e versatile, che un po' mi ha sorpreso ritrovare in questo film e cimentarsi in una produzione che è un mix tra commedia e musical ambientato fuori dal territorio statunitense.
Partiamo già col dire che per un duo musicale islandese chiamarsi "Fire" è un po' un'ossimoro, visto che l'origine del nome Islanda è terra dei ghiaccio, ma al contempo fa già capire che i due "ragazzi" sono un po' fuori posto. Lars e Sigrit abitano a Húsavík, sono cresciuti assieme, ed entrambi sono particolari. Il loro legame è indissolubile, e ambiscono a partecipare e vincere l'Eurovision Song Contest. E questo malgrado quel "bellissimo uomo di suo padre" di Lars, ovvero Pierce Brosnan, disapprovi e continui a mortificare suo figlio, ritenendolo un fallito, mentre Sigrit creda all'esistenza degli elfi. Per di più, nessuno sembra apprezzare la loro musica e richiedono al gruppo musicale di suonare per lo più brani folkloristici o comunque locali (vedasi Jaja ding dong...che a momenti ci scappa la rissa...che poi ho qualche dubbio sul vero significato di quel "ding dong" °_°). 
Però, il destino (diciamo così) farà in modo che nonostante fallimenti e umiliazioni e molti dubbi pure dagli stessi selezionatori islandesi (d'altronde, non è rimasto nessun altro...), siano proprio loro due a divenire i rappresentanti dell'Islanda nell'edizione 2020 dell'Eurovision Song Contest che, per altro, causa covid, non si è tenuta nemmeno nel mondo reale.

venerdì 15 maggio 2020

Black Mirror (Quinta Stagione)


Titolo: Black Mirror (quinta stagione)
Episodi: 3
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti, anche quest'ultima stagione di Black Mirror è costituita da episodi non collegati tra loro e focalizzati sulla deriva tecnologia e i relativi impatti sociali, politici, etici... sulla società.
Gli episodi che compongono la quinta stagione sono solamente 3:
  • Striking Vipers
  • Smithereens
  • Rachel, Jack and Ashley Too


Il mio commento:
Sinceramente, mi aspettavo molto di più. Sono consapevole che non sia facile proporre storie originali o c'entrare sempre le attese degli spettatori ma, rispetto alle precedenti stagioni, questa l'ho trovata molto sotto tono. Probabilmente si salva solo la prima delle tre puntate, Striking Vipers.
Per carità, si tratta comunque di episodi che presentano spunti interessanti su cui si possono innescare varie riflessioni e considerazioni ed è innegabile che a livello di recitazione, regia e fotografia il risultato sia più che buono, però manca quel non so che, quella verve e forza che episodi di altre stagioni hanno saputo proporre per spiazzare o comunque scuotere lo spettatore.
Non so se possa c'entrare il fatto che, tutto sommato, si tratta di episodi poco "fantascientifici" e magari più vicini a dinamiche già presenti nella vita reale. 
Comunque sia, partendo dal terzo episodio, "Rachel, Jack and Ashley Too" si concentra per lo più su dinamiche incentrate sulla figura di Ashley O, popstar / idol che sta attraversando un momento di ribellione ma di cui i fan sono innamorati, tanto che ne è stata fabbricata anche una versione "robot tascabile" perché ognuno possa averla con sé, in casa. La scelta di Miley Cyrus non so se fosse dovuta a una richiesta della stessa attrice o se per evidenti paralleli con la sua carriera, inizialmente sotto la protezione della Disney. Ad ogni modo, al netto di portare in scena il contrasto tra identità di un vip e la sua costruzione a tavolino, condizionata dalla necessità di far prevalere esigenze di marketing e di immagine alla vita reale, troviamo spunti sulla mercificazione delle star, che va ben oltre i limiti della vita - un po' come quando vengono realizzati e proposti video o brani musicali anche dopo la loro dipartita. E ancora qualche spunto sugli show live, mettendo a confronto esperienze più fisiche e personali con esperienze virtuali, con avatar e riproduzioni senza la reale presenza delle star in questione, artifici che la tecnologia ci consente di adottare e che fanno leva su ciò che il pubblico effettivamente vuole o accetta. Spunti interessanti, per carità, attuali anche, però che a mio avviso non vengono trattati in modo particolarmente provocatorio o di impatto...anche se, a dirla tutta, una certa scena poteva portare ad epiloghi ben diversi e, forse, per questo, rivelarsi più incisiva.
Fatto sta, non ho però capito se questa mia insoddisfazione dipende dalla storia proposta o se, invece, perché si tratta di dinamiche con cui già facciamo i conti e a cui siamo abituati, complici gli effetti speciali al cinema o campionature musicali rielaborate, o che magari richiamano anche altre storie (ad esempio Simone, ma solo per la parte di costruzione e virtualizzazione dei "vip")

domenica 20 ottobre 2019

Stranger Things 3 (Terza stagione)

Titolo: Stranger Things - stagione 3
Episodi: 8
Anno: 2019
Genere: fantascienza

La trama in breve:
E’ il 1985 a Hawkins. Sono passati ben due anni dalla misteriosa serie di eventi che sconvolsero la tranquilla cittadina nel novembre del 1983 (stagione 1) e che, come tutti sappiamo, portò alla temporanea scomparsa di Will ( Noah Schnapp) e all’arriva di un bizzarra ragazzina dai poteri telecinetici, soprannominata “Undici” (Millie Bobby Brown) . Come se ciò non fosse già sufficiente, un temibile mostro carnivoro, battezzato dagli stessi ragazzi come “Demogorgone”, in onore del loro onnipresente gioco Dungeons&Dragons, minaccia la sicurezza di tutta la cittadina.  Nonostante i poteri di Undici lo avessero sconfitto sia nella prima stagione, che nella seconda, la sua oscura e famelica presenza torna a tormentare il destino di Hawkins. Infatti una segretissima serie di esperimenti sovietici, condotti nel sottosuolo del nuovo e moderno centro commerciale di Hawkins, lo “Starcourt”, sta infatti provando a riaprire quella porta dimensionale che Undici e la sua squadra avevano chiuso nelle stagioni precedenti per intrappolare il “ Mind Flayer” . L’apertura del varco ha infatti permesso alla creatura di riprendersi dal pesante colpo inflittogli precedentemente, nascosta ora nell’ombra di un’acciaieria abbandonata è in cerca di nutrimento e i suoi bocconcini prediletti sono niente meno che gli abitanti stessi della piccola Hawkins. (fonte ecodelcinema)

Il mio commento (attenzione spoiler!!!):
Seppur con i miei tempi, son riuscito a recuperare e a vedere la terza stagione di Stranger Things. Decisamente incalzante e appassionante, anche questa carrellata di episodi propone una buona esperienza visiva e tiene lo spettatore incollato allo schermo. Consensi mi par di aver capito che ne ha ottenuti parecchi, anche in termini di numeri di visualizzazioni, e nel complesso pure io mi ritengo relativamente soddisfatto della visione anche se, ovviamente, nulla viene risolto in maniera definitiva e si rimanda a una futura quarta stagione. 
Già perché se da un lato ci sono misteri e situazioni che vengono risolte, dall'altro ci sono aspetti che volutamente restano in sospeso o quanto meno da chiarire. Dopotutto, la serie gioca molto sul discorso del "cambiamento" e della crescita, di pari passo a quella fisica e non che stanno sperimentando i piccoli protagonisti della serie e che permette agli sceneggiatori di creare simpatie e contrasti oppure di introdurre anche tematiche varie (rapporto genitori-figli, prime cotte, sessualità...)
Tutto viene vissuto un po' in velocità, per carità, ma tutto sommato in modo abbastanza efficace -considerando che si tratta di vicissitudini in cui gli adulti si ritrovano piuttosto facilmente, avendo già vissuto l'adolescenza - e senza togliere troppo tempo allo sviluppo degli eventi, quanto meno dalla terza puntata in avanti. 
L'intenzione di spiegare o chiarire tutto non c'è, ed è palese: in effetti, sarebbero da chiarire un po' di "cosucce" viste anche in questa stagione e che, tra l'emotività e la concitazione del momento, restano irrisolti o non spiegati oppure vengono risolti con tempestività disarmante. 

domenica 14 luglio 2019

Bohemian Rhapsody

Titolo: Bohemian Rhapsody
Regia: Bryan Singer
Anno: 2018
Genere: biografico
Cast: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen, Tom Hollander, Allen Leech, Aaron McCusker, Mike Myers


La trama in breve:
I Queen e il loro frontman Freddie Mercury: la loro unicità di stile, la scalata sulle vette della musica mondiale fino all'iconico concerto Live Aid 1985, una delle più grandi performance della storia. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ormai è trascorso più di un mese da quando ho visto questo film, meritatamente premiato agli Oscar, e mi sembrava giusto parlarne prima di dimenticarmene. 
Anche perché, a dirla tutta, mi ha emozionato e pure un po' commosso.
Probabilmente non propone una ricostruzione precisa precisa di quella che è stata tutta l'esperienza musicale dei Queen - qualcosa di sicuro è stato tralasciato, qualcos'altro alterato -, ma nel complesso regala allo spettatore un'esperienza visiva, sonora ed emotiva degna di nota. A mio avviso il film è un po' troppo sbilanciato sulla figura di Farrokh Bulsara / Freddie Mercury: ok, ok, lo so che il frontman dei Queen è stato molto importante sia per la storia della band che per quella della musica mondiale in generale, è un'icona pop mica da poco, tuttavia nel film gli altri membri della band sono abbastanza appiattiti e resi secondari. 
Mi è sembrato quindi di assistere più alla celebrazione di un solo membro della band, ecco. Un po' come avviene anche in una scena del film quando, durante una conferenza stampa, i giornalisti si focalizzano più sulla vita e sulla sessualità di Freddie che sulla musica, sulla band e via dicendo. 
Nel complesso, non vorrei essere frainteso, rimane un gran film che, come dicevo, forte di una colonna sonora strepitosa, cattura e assorbe completamente lo spettatore, portandolo ora in turnèe con la band, ora in sala di registrazione, ora nel privato delle loro vite. Non rammentavo, ad esser sinceri, che i Queen si fossero pure sciolti - anche se forse potrei aver mal interpretato io la parte di film in cui Freddie si occupa della produzione di un proprio album solista - ma considerando le circa due ore di film credo non fosse nemmeno semplice capire cosa e tagliare e cosa enfatizzare. Eccetto il frontman del gruppo, ovviamente, e la sua vita. Non amo particolarmente Bryan Singer, soprattutto a causa dei ripetuti scempi che ha compiuto sugli X-Men, ma credo sia riuscito a confezionare un buon film, sostenuto anche da un valido cast e un'ottima colonna sonora. Ottima, ma non c'è bisogno di dirlo, la performance di Rami Malek, che probabilmente ha trovato il ruolo della vita, capace di aprirgli ora moltissime porte nel variegato panorama cinematografico.



sabato 30 giugno 2018

Arrivedorci Elio e le storie tese

Ed eccoci qua, l'ultimo loro concerto si è tenuto ieri a Barolo (CN), nell'ambito del Collisioni Festival, circa 3 ore e mezza di musica, intrattenimento ed emozioni.
Con tutto il cuore spero che non sia davvero davvero stata la loro ultima performance...in ogni caso, non posso che ringraziarli per esserci stati e per la loro folle ed eclittica genialità. Di certo un pilastro della musica italiana contemporanea anche se, probabilmente, non così compresi e seguiti da pubblico e critica. Un po' come anche hanno esplicitato nella loro "Arrivedorci", brano con il quale sono riusciti a coronare un sogno. 
Restano comunque dei grandi della musica, indubbiamente estrosi, gente di talento, preparata e dall'indubbia capacità musicale, abili nel mescolare e rielaborare qualsiasi genere oltre che di affrontare qualsiasi tematica, senza remore e senza freni, dalle barzellette alle incomprensioni di coppia, da problemi legati all'ambiente a quelli sull'abbandono dei feti, dalle vacanze al mare o in montagna all'acqua che perde dalla doccia dell'inquilino del piano di sopra e che ha creato una macchia sul plafone pagato due milioni delle vecchie lire ma nella prossima assemblea di condominio..., dal trascorrere degli anni al bullismo, dalle questioni d'amore a quelle adolescenziali o di contrasto al "sistema". E in tutto ciò, capaci pure di reinventare la tarantella, uè! ^_^
Mi mancheranno...anche se, in effetti, mica sono morti...voglio dire, ogni tanto passano su Radio DeeJay, e le loro canzoni sono ancora tutte disponibili...e poi, dai, almeno si son tolti il problema di avere il testimone in casa...mi spiace solo che per la loro ultima performance non ci sia stato Rocco Tanica, ma solo uno che gli somigliava, parecchio, per carità, un imitatore quasi identico, però dai...
Ad ogni modo confidiamo tutti in Mangoni, e nel suo Campo Volo 2021: chissà che quel "arrivedorci" lasci, appunto, speranza per qualcos'altro :-)))
Quanto al resto, forza panino clap-clap clap-clap ad oltranza.
Grazie ancora di tutto, davvero.



giovedì 26 aprile 2018

Recap di Aprile

Ed eccoci qua, a quasi un mese dall'ultimo post scribacchiato in questo spazio virtuale.
Una decina di anni fa, stesso periodo, ero a quota 14 post solo per il mese di aprile, quest'anno va bene se sono a 4...il che da una misura di quanto lento sia diventato a scrivere °_°
Fatto sta che i giorni passano piuttosto densi, ricchi di impegni e dinamiche che mi tengono lontano da questa mia passione che, in teoria, dovrebbe essere la scrittura. Ne consegue che non solamente gli spazi virtuali rimangano desolati e vuoti per molto più tempo di quel che vorrei, ma che pure la mia già pur scarsa e discutibile produzione letteraria procede a rilento. Per dire: ho in cantiere, da anni, un romanzo di stampo vagamente fantascientifico e le ultime aggiunte ad esso risalgono a circa 1 anno fa. Per cui forse non dovrei nemmeno lamentarmi tanto se, sempre per dire, poi sono alle prese con letture di manga tipo Berserk! i cui volumi escono col contagocce.
Anche sul fronte fruizione di storie non è che mi vada molto meglio: purtroppo, la maggior parte del mio tempo se ne va via in trasporti, lavoro e impegno nella vita associativa della Kyu Shin Ryu (sia in seno al direttivo che in termini di didattica).
Comunque, dicevo, anche sul fronte storie procedo a rilento, con episodi centellinati di qualche serie pescata da Netflix...ora sono alle prese con Altered Carbon, e non son sicuro di star bene a capire quel che vedo... 
In questi ultimi tempi, a metà marzo mi sa, son riuscito a concludere la seconda stagione di Sense8, ad esempio. Però credo che ne parlerò con più cognizione di causa quest'estate, dopo la presunta uscita dell'episodio finale. Vero è che rispetto alla prima stagione (di cui avevo parlato qui), la serie dei Wachowski risulta a tratti un po' più inconcludente, chiusa nelle medesime situazioni, con dinamiche che non sembrano schiodarsi, o, di contro, troppo veloce, con scoperte o risoluzioni improvvise (tipo la presenza di numerosi altri "senzienti"). Però resta una delle serie più poetiche e intense che ho approcciato: il collegamento che vivono i protagonisti la rende davvero interessante e suggestiva, regalando momenti di forte impatto sia in termini di sofferenza che di sensualità, ma anche in termini di risvolti di trama o per ricchezza delle sequenze d'azione. Indubbiamente rimane una serie qualitativamente valida anche dal punto di vista della regia e del montaggio, per non parlare della fotografia e delle prove di recitazioni per il cast scelto.
Peccato per l'affrettata chiusura, davvero troppo esplosiva e infarcita di "maccosa": confido che l'episodio finale chiarisca e doni un po' di pace e conforto a noi "fans"....soprattutto considerando i colpi di scena e quanto proposto negli ultimi 2-3 minuti della stagione.
Diverso invece l'impatto delle puntata della seconda stagione di Black Mirror, decisamente forti e capaci di far riflettere o, per certi punti di vista, preoccupare. Fermo restando che sia Torna da me che Vota Waldo! sono storie interessanti/preoccupanti, ricche di spunti e implicazioni a più livelli, non ultimo etico, quella che più mi ha turbato è stata Orso bianco, praticamente un parco a tema dedicato alla "commercializzazione della violenza" psicologica e fisica: quello proposto nell'episodio è piuttosto atroce e discutibile, ma se ci pensiamo ogni giorno ci viene somministrata la medesima minestra, con una sorta di assuefazione al "consumo" di video e immagini in cui la violenza domina, nei quali i media irrompono senza pietà in ogni contesto di tragedia rendendoci spettatori assuefatti e de-sensibilizzati, cinici e privi di pudore, abituati pure a vivere la realtà solo attraverso filtri quali televisione o smartphone.
Quegli stessi smartphone che poi usiamo anche quando siamo di fronte a un paesaggio naturale o a una bella situazione o a un concerto, creando la straordinaria situazione nella quale non stiamo a guardare ciò che abbiamo di fronte ma lo vediamo solo tramite cellulare. 
Qualcosa che capita spesso anche ai concerti...a meno che non si sia troppo impegnati a dire "uè" accompagnando la voce con un simpatico gesto delle mani, oppure a ruotare le dita e unire le falangi oppure ad applaudire alternando i battiti a quel "forza panino" che sempre rieccheggia nei finali dei concerti di Elio e le Storie tese, una delle più interessanti realtà musicali del nostro Paese e che in questo periodo sta effettuando il suo ultimo tour, quello di addio. 
Qualcosa di triste, per quanto mi riguarda, constatare che una band storica e di valore come questa decida di chiudere così. 
Certo, le loro canzoni resteranno, e pure loro continueranno a portare avanti i propri progetti, artistici e non, tuttavia saperli ancora lì fuori, con la loro demenzialità e la loro virtuosità musicale (anche se in effetti negli ultimi tempi c'è un po' di affaticamento e declino rispetto agli inizi) a cantare per il bel paese la terra dei cachi è un pensiero che mi faceva stare bene. 
In fondo, persino con una nota sola sono stati in grado di dare lezioni di musica e, a modo loro, far riflettere sulla cultura musicale (al ribasso) che stiamo portando avanti in questi anni. In ogni caso, non posso che ringraziarli ancora e ancora per tutto quanto hanno proposto finora e per lo splendido concerto di 3 ore di sabato scorso. Grazie davvero e ... arrivedorci ^_^



domenica 21 maggio 2017

Divagazioni di maggio

Mentre in una galassia lontana lontana procedono i lavori per un nuovo episodio della saga di Star Wars, ho avuto occasione di andare a vedere I Guardiani della Galassia 2. Si parla, praticamente, del mese scorso :-(
Questo vi fa capire come sia leggermente a corto di tempo libero per riuscire a coltivare e a portare avanti hobbies e svaghi vari.
Devo dire che, seppur la trama non brillasse dal punto di vista della coerenza e della solidità, è stata una piacevole visione, mi ha divertito e mi ha affascinato dal punto di vista visivo, con molte scene dal forte impatto. Mi sarebbe piaciuto ritagliarmi del tempo per parlarne qui, ma per forza di causa maggiore mi sa che ormai sono fuori tempo massimo: ho una discreta memoria (per lo meno per questo genere di cose) ma rischierei di proporre qualcosa di miserrimo. Al contempo, ne approfitto per segnalarvi qualche appunto di Nebo che ho trovato particolarmente interessante e profondo.
Sempre in termini di film, ho avuto anche l'occasione di vedermi Punisher War Zone e i primi due episodi si Sense 8, ma con l'internet pazzerella che Cheapnet mi sta regalando in questi giorni ho avuto difficoltà nel continuare l'impresa via netflix. Diciamo che mentre sul film con Ray Stevenson non ho molto da riferire (ma siamo molto vicini al commento che, al tempo, Fantozzi espresse sulla corazzata Potemkin), sulla serie firmata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski credo che ci tornerò. Certo, non appena riuscirò ad avere una connessione stabile, energie mentali a livelli accettabili e un briciolo di tempo libero.
Cose, le ultime due, che oltre a venir maciullate dagli impegni di lavoro e dagli allenamenti, son messe a repentaglio anche da altre dinamiche. Infatti, a breve ritornerò in Senegal, per un'altra trasferta - Now with more vaccines, oserei dire - per cui tornerò a postare sul blog più avanti. Che poi, quando si parla di trasferte lavorative con la gente, tutti quanti sono per il "wow", "fai tante foto", "portati il costume"... difficile trasferire il concetto che vado a lavorare e non in villeggiatura. Per di più in una nazione che, vista la precedente esperienza, vede nella connettività internet uno dei suoi punti di forza.

domenica 26 febbraio 2017

Febbraio, divagazioni e pensieri vari

Complice una domenica un po' pigra e un telefono aziendale che mi ricorda i miei doveri in termini di reperibilità, ne approfitto per popolare un po' il blog con qualche scorcio di vita reale e qualche riflessione. Forse.
Questo mese si è giocato all'insegna della salute e degli acquisti.
Da un lato, c'è un televisore nuovo che finalmente è approdato in casa e che porterà me e Silvia nell'era moderna. Certo il caro buon vecchio Sony "tubo catodico" Trinitron funge ancora bene, sebbene il decoder per il satellitare metta a dura prova la mia pazienza e capacità di sintonizzarmi sul canale che voglio, ma è anche necessario guardare al presente e accettare il fatto che le smart tv esistono e sono qui, ora, adesso.
L'altro grosso investimento è stata invece in ambito automobilistico, con il rientro della fidata Peugeot 207 che, superati i 212.000 km, dava segni di cedimento e prospettava manutenzioni non più così vantaggiose in termini di longevità ed efficacia della spesa. Motivo per cui, complice una tempestiva occasione presso il concessionario Simionato di Resana, ho fatto l'upgrade con una Renault Megane. E per ora devo dire che ne sono pienamente soddisfatto.
Sul fronte salute invece avevo iniziato con visite e responsi in merito ad allergie che ho scoperto di avere e ho concluso con vaccinazioni e approvvigionamenti di medicinali in vista della mia prossima tappa in Senegal. Eh già, con N-aitec il lavoro sta diventando sempre più un'occasione per scoprire il mondo. Parafrasando una nota pubblicità di ingenui bonari che risparmiano 3 euro e se li spendono subito per farsi vacanze a destra e a manca, potrei affermare "Prima a Singapore, poi in Senegal...ma hai vinto il superenalotto?" "No, mi ci mandano a lavorare".
Che poi, ogni volta che si parla di viaggi con amici e parenti tutti pensano a quest trasferte con una reazione del tipo: "Wow, che figo! Vorrei andarci io! Che fortuna!" 
Non nego che in effetti ci sono dei vantaggi e delle ottime occasioni, però ci vado a lavorare, mica a sollazzarmi. Senza contare che finché si parlava di Singapore - di cui non ho praticamente parlato qui perché al tempo ho ritenuto così - c'era, da parte mia, una certa consapevolezza e percezione della trasferta, questa qui in Senegal è un po' più "impegnativa" e ricca di incognite. Basta solo considerare che mentre il Changi Airport è considerato uno dei migliori al mondo, l'Aéroport International Blaise Diagne lo stanno ancora finendo di costruire...Al netto di ciò, e del fatto che telefonia e internet non saranno proprio così scontate, c'è tutta una questione di vaccinazioni e medicinali che mi ha mandato un po' in paranoia. Vedremo come andrà comunque, male che vada vivrò simpatiche esperienze allucinatorie date dagli effetti indesiderati dei farmaci...
Pratiche sanitarie necessarie per la salvaguardia dei viaggiatori che mi dan molto da pensare a come, tuttora, ci siano queste grandi disparità tra le nazioni in termini di sicurezza e sanità e occasioni di vita. Immagino comunque che ora laggiù la situazione sia indubbiamente migliore rispetto ai decenni scorsi, però fa un po' riflettere sugli sforzi che, come umanità, compiamo per il nostro futuro e sulle velocità che ciascuna nazione ha nel muoversi verso un miglioramento generale. Pensare che era non son nemmeno trascorsi millenni dall'ultimo Expo anche se, in effetti, allora si parlava di cibo con Mc Donald's e Coca Cola.

venerdì 6 febbraio 2015

Canzoni travisate, il dramma (??)

Personalmente ritengo di avere una discreta memoria anche se, purtroppo non funziona esattamente come vorrei. E pur non essendo certo un Pico della Mirandola dal punto di vista della memorizzazione di film e vaccate goliardiche, direi che non mi posso lamentare. Anzi.
Il dramma però è che questa mia capacità alle volte mi si ritorce contro...e non penso di essere nemmeno l'unico a vivere codesto dramma nel mondo. 
Là fuori, lo so, ci sono altri come me...
Tra le altre cose, sono anche un assiduo ascoltatore di Radio DeeJay, soprattutto tra le 8 e le 9 di mattina (anche se non posso non negare che mi concedo pure qualche Pinocchio e Cordialmente...) quando le frequenze dell'emittente sono assoggettate al volere del Trio Medusa, tre loschi figuri colpevoli di scatenarmi risate convulse mentre sto alla guida della mia autovettura. 
Ordunque, tra le mefistofeliche trovate del trio ci stanno le ormai notissime Canzoni Travisate. E se non sapete di cosa sto parlando, beh, mi sa che il resto di questo mio infimo post non possegga mola attrattiva ai vostri occhi. Eventualmente potreste trovare di maggior gradimento investire il vostro tempo con ben altre faccende, tipo vedere questo video
In caso contrario, continuate pure.
Dicevamo,le canzoni travisate. Se da un lato queste sviste/perle di goliardia musicale mi risultano simpatiche e mi divertono assai - tra l'altro io pure sono colpevole di aver segnalato un paio di travisate con Be Lucky dei The Who e Hideaway di Kiesza - presentano come rovescio della medaglia il fatto di rovinare l'esperienza di ascolto. 
Soprattutto se si possiede anche una discreta memoria per le vaccate come accennavo io.

sabato 29 marzo 2014

Starship Troopers 3 - L'arma segreta

Titolo originale: Starship Troopers 3 - Marauder
Titolo italiano: Starship Troopers 3 - L'arma segreta
Regia: Edward Neumeier
Anno: 2008
Genere: sci-fi, azione
Cast: Casper Van Dien, Jolene Blalock, Stephen Hogan, Boris Kodjoe, Amanda Donohoe, Marne Patterson, Stelio Savante


La trama in breve:
La guerra fra insetti e umani continua: nuove specie di insetti compaiono sul campo di battaglia, tanto che ci si domanda se la vittoria sia ancora possibile o meno.
Sul pianeta agricolo di Roku San giunge lo Sky Marshall, la massima autorità militare, per un'ispezione a sorpresa. Pochi minuti dopo il suo arrivo le cancellate elettriche cedono e gli insetti nemici invadono il forte, prendendo il sopravvento.
La colpa viene data interamente al colonnello Johnny Rico, che viene condannato all'impiccagione. Nel frattempo il capitano Beck porta in salvo lo Sky Marshall, ma dovrà abbandonare la nave spaziale su cui erano imbarcati per un misterioso incidente. (fonte wikipedia) (da notare che su mymovies non c'è traccia di questo film...oscuro presagio...)

Team sceneggiatori
Il mio commento:
Buahahahahah, no dai, ditemi che questo film è uno scherzo. Non ci credo che l'abbiano effettivamente confezionato così e distribuito alle masse senza un minimo di controllo e supervisione. A mio parere il terzo capitolo della gloriosa saga di Starship Troopers risulta davvero imbarazzante, una sorta di insulto all'intelligenza dello spettatore medio. 
Rispetto al secondo film, stando a IMDB, sembrerebbe leggermente migliore e non nego che vi sia stato dell'impegno nel tentare di offrire un numero di ambientazioni e situazioni sufficientemente variegato. Idem per quanto riguarda la sceneggiatura: qualche idea c'è eccome.
Peccato che tutto vada letteralmente in malora sia per come viene effettivamente narrata la storia sia per quanto riguarda incoerenze e dialoghi proposti.
Inutile dire che il secondo capitolo della saga venga praticamente ignorato, lasciando allo spettatore il compito di meditare al riguardo. 
Che poi, dico io, ma quelli che li dirigono o li scrivono, non li guardano mica i film che creano? Non hanno nemmeno un team di beta tester pronti a immolarsi per loro e in grado di sputare qualche caspita di commento o critica? 
Evidentemente no. 
Hauser: Comando io!
Rico: No, io!
Hauser: E invece no!
Rico: E invece sì!
Oppure questi ultimi non arrivano vivi fino alla conclusione dello spettacolo preferendo darsi una morte dignitosa ricorrendo a capsule di cianuro.
Ecco allora che un manipolo di dementi riesce non solo ad arrangiare una sceneggiatura ma anche a guadagnarci sopra.
Ma andiamo con ordine nell'elencare le cagate che mi hanno da un lato fatto divertire dall'altro lasciato profondamente basito e depresso.
Innanzitutto, apprendere che Rico (vi ricordate il tizio che veniva fustigato nel primo episodio della saga?) è divenuto colonnello dà subito una misura di quanto in basso sia caduta la Federazione. Se gente della sua risma comanda, beh, siamo davvero spacciati...
Fortunatamente non è l'unico cretino nella galassia: un suo presunto amico, tale Dix Hauser, sembra esser divenuto generale e, guarda caso, si reca proprio nella base di Roku San, situata in uno sperduto pianeta del sistema Menga. Non mi è ben chiaro il motivo ma assieme a lui viaggia lo Sky Marshall Omar Anoke, praticamente una delle massime autorità del governo nonché amata pop-star grazie a singoli del calibro "It's a good day to die", il quale dovrebbe eseguire una sorta di ispezione, visita a sorpresa non si sa. 
Rico: E io continuo a dirvi che non
ero io a comandare!
Hauser: E invece sì!
Ma nell'arco di pochi minuti tutto precipita: lo Sky Marshal sparisce, il generale le prende da un branco di campagnoli e, per ripicca, destituisce il colonnello Rico dal suo incarico. Dulcis in fundo, per un presunto guasto alla rete elettrica il perimetro di difesa si spegne e gli insetti invadono la base massacrando e trucidando chiunque capiti a tiro.
Da notare che l'energia elettrica per alimentare un caspita di messaggio vocale che recita "Il perimetro è spento! Siete nella cacca più profonda!" c'è eccome.

sabato 16 novembre 2013

Scott Pilgrim vs. The World

Titolo: Scott Pilgrim vs. The World
Regia: Edgar Wright
Anno: 2010
Genere: azione, commedia, demenziale
Cast: Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead, Kieran Culkin, Chris Evans, Anna Kendrick, Alison Pill, Brandon Routh, Jason Schwartzman, Brie Larson, Aubrey Plaza, Johnny Simmons, Mark Webber, Mae Whitman, Ellen Wong

La trama in breve:
Scott Pilgrim è un 23enne ancora preda di una forma di tardiva adolescenza sentimentale. Suona il basso in una band indie rock, come tutti quelli della sua generazione ha subito una severa formazione a base di videogiochi 8bit e cerca una storia d'amore "sicura" con una 17enne, esercitando nichilismo un tanto al chilo. Quando nella sua vita irrompe Ramona, newyorkese, bellissima, indie nell'animo e ribelle a modo proprio con capelli colorati, tutto passa in secondo piano, anche il piccolo particolare che, per poter davvero avere una relazione con lei, Scott dovrà combattere e soprattutto sconfiggere i suoi 7 ex, riuniti in una confraternita finalizzata ad indirizzare la vita futura della ragazza da loro (un tempo) amata. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Bazzicando qualche blog di "malaffare" di cui ora non ricordo esattamente alcunché, mi ero imbattuto in una recensione appassionata dedicata a codesto film. Incuriosito, ho deciso di recuperarmelo e di guardarlo. Già il nome dovrebbe essere indizio di originalità e azione; se a questo si aggiunge che questo Scott Pilgrim vs. The World non è altro che l'adattamento di un'omonima serie a fumetti realizzata da Bryan Lee O'Malley e che la regia è affidata al medesimo regista della Trilogia del Cornetto, beh, di elementi iniziano ad essercene per intuire che qualcosa di pericolosamente demenziale e "potente" è in agguato. E se per caso lo spettatore che si pone innanzi a codesto film è appassionato di musica + videogame + fumetti allora "lo" piacere che si può ricavare dalla visione di Scott Pilgrim vs. The World è pure amplificato.
Ancor di più se magari si ha esperienza di situazioni vagamente folli e marziali in stile Ranma 1/2, nota serie manga di Rumiko Takahashi (cioè, la mia sensazione è stata quella di respirare la medesima atmosfera da duello presente in quella storia, con combattimenti al limite della demenza dove essa stessa è parte integrante e normale della vita quotidiana).
Inutile dire che io ho goduto assai durante la visione di quest'opera, magari non una pietra miliare della cinematografia mondiale, ma assolutamente spettacolare e scanzonato, che propone una fusione di generi e linguaggi. Assieme alle vicende pseudo-adolescenziali del protagonista, viviamo le battaglie per "conquistare" la propria amata e per determinare la propria crescita personale. Ma non solo, assistiamo anche a lotte combattute a suon di musica o di colpi che farebbero impallidire The Avengers & Co, senza scordare citazioni, battutine e situazioni demenziali di varia natura, intrecciate tra loro dalla comparsa di punteggi, pop-up e soluzioni visive fortemente ammiccanti al mondo dei videogames.
Ecco allora che, in un crescendo di situazioni paradossali e assurde con tanto di morte e ripartenza (in fondo, c'avevo una vita in più...) o di monetine guadagnate sconfiggendo gli esponenti della Lega dei 7 ex-fidanzati malvagi di Ramona, il nostro Scott Pilgrim giungerà alla propria auto-affermazione regalando allo spettatore momenti di demente epicità e divertimento. Apprezzati poi i vari personaggi proposti a mo di boss di fine livello, prove da affrontare a viso aperto e che incarnano aspetti e peculiarità diverse dei "maschi alfa" di età adolescenziale. Degli stereotipi, per carità, poco approfonditi, ma decisamente ben tratteggiati nonostante il poco spazio concesso (ad eccezione dei gemelli, praticamente irrilevanti....)

sabato 8 giugno 2013

..:: Human Traffic ::..

Titolo: Human Traffic
Regia: Justin Kerrigan
Anno: 1999
Genere: Commedia
Cast: Lorraine Pilkington, John Simm, Shaun Parkes, Danny Dyer, Nicola Reynolds

La trama in breve:
Modelli della gioventù rabbiosa e disillusa dell'Inghilterra di questi anni, cinque ventenni di Cardiff consumano passivamente la loro settimana feriale - tra un lavoro precario e la disoccupazione professionale - in attesa del weekend, con il suo rituale di ballo e di sballo celebrato in discoteca, tra una pasticca di ecstasy ed un amore fugace. Non possono dirsi felici, ognuno alle prese coi suoi problemi. Tutto sino al fatidico weekend. Justin Kerrigan, regista venticinquenne, debutta nel lungometraggio con quello che lui stesso ama definire il primo "film-rave" mai realizzato.  (fonte comingsoon)
Il mio commento:
Avete presente Trainspotting? Ecco, al primo impatto, la visione di questo film mi ha fin da subito ricordato le peripezie e la narrazione spesso in soggettiva di Ewan McGregor nel succitato film di Danny Boyle. 
Al contempo, Human Traffic si caratterizza come prodotto a sé, con alcuni punti in comune ma fondamentalmente diverso da Trainspotting.
Al centro della scena troviamo cinque ragazzi e il loro weekend all'insegna dello sbando. Dopo una settimana vissuta blandamente e con insofferenza, schiacciati in un ruolo che non sentono proprio in qualità di commessi o lavoratori, lo svago del weekend diviene l'unica via di salvezza, il modo per affermarsi e per cercare quell'individualità che il quotidiano sembra voler affogare. Una ricerca, un'evasione, vedetela come volete, che però non viene vissuta esattamente in modo sobrio e pulito, bensì stordendosi di droga e alcol, transumando da un locale a un altro, da un party a un altro rave, e cedendo al proprio io interiore, alle proprie paranoie, alla propria libera e semplice voglia di vivere. 
Ecco allora che si mescolano vicende personali più o meno felici, una storia d'amore in fieri, alienazione e tanta solitudine alternando momenti reali ad altri "virtuali", talvolta con effetti vagamente deliranti come i "factsmen" che appaiono dal nulla per dialogare (istruire?) con gli spettatori, prima, e perdersi nella frenesia della festa, poi.
Tra gli aspetti che più mi hanno colpito, al di là del ritmo e della regia, sempre molto vivace e nervosa, vi sono la sincerità e la schiettezza che emergono dalle vicende proposte, un'onestà che quasi ferisce e che si avverte soprattutto per il modo in cui i personaggi chiamano in causa lo spettatore, facendolo sentire parte del contesto in cui essi stessi interagiscono.

lunedì 24 dicembre 2012

..:: Buon Natale ::..

In giro e nel web c'è un malsano turbinio di alberelli colorati, di gattini pacioccosi, di dolcetti e candore manifesto, di babbi natale giocondi e felici...dannazione, non c'è scampo, li trovi ovunque...escono dalle fottute pareti!!!
E se invece, mi domando, e se invece stessimo fraintendendo qualcosa, ci stessimo dimenticando di qualcosa di più vero, di più autentico e significativo...
Se con tutto questo colore, questo ostentato buonismo, questa assurda pulsione allo shopping pre-festività stessimo davvero trascurando qualcosa?
Già...dov'è quel rinnovamento globale che tutti dovremmo pian piano avvertire?
E se invece ci stessimo sbagliando?
E se quello che abbiamo creduto vero fino ad oggi fosse da mettere in discussione?
Ad esempio, se fosse questo (vedi simpatica diapositiva) il vero volto di Babbo Natale?
Una creatura cibernetica giunta direttamente dal futuro e con un'unica missione da adempiere: consegnare tutti i regali e terminare i bambini cattivi...bauahahah!!
D'altronde, credo che Skynet possa costituire un'ottima soluzione per pianificare al meglio la distribuzione "worldwide" :-)
Ok, ok, la smetto di sniffarmi funghi allucinogeni e di fumarmi l'erba pipa come gli Istari (ebbene sì, ho veduo Lo Hobbit) e chiudo qui con le mie cavolate. Tanto, noi italiani siamo poco avvezzi alle cose che dal futuro giungono nel presente per cambiare lo status quo. Semmai, abbiamo vecchi bacucchi che tornano dalle nebbie del passato per contribuire a incasinare ancor di più la situazione. Che poi, caspita ogni dicembre c'è sempre LUI che monopolizza l'attenzione del mondo mediatico. Un anno gli spaccano la faccia con la statuetta del duomo di Milano, il dicembre successivo c'è il Lodo Alfano per salvarlo dai processi, nel 2011 si dimette per rispetto agli italiani, adesso torna per rispettare in un altro modo gli italiani...e che palle...
Vabbé, mie divagazioni a parte, auguro tanti auguri di Buon Natale a tutti voi e, in attesa di vedere che accadrà nei prossimi giorni alla nostra patria Italia, vi lascio almeno con una simpatica canzoncina natalizia piena di brio ed energia :-)


giovedì 9 agosto 2012

..:: 24 Hour Party People ::..

Titolo: 24 Hour Party People
Regia: Michael Winterbottom
Anno: 2007
Genere: biografico, drammatico
Cast: Steve Coogan, Paddy Considine, Danny Cunningham, Sean Harris, Shirley Henderson


La trama in breve:
Tony durante un concerto
Il film narra la vicenda di Tony Wilson, che per vivere fa l'animatore in televisione, poi, di notte, si dedica alla sua grande passione, la musica, producendo dischi attraverso una sua etichetta, la Factory, diventata poi leggendaria, così come l'Hacienda, il locale di tendenza che faceva una musica che poi avrebbe invaso il mondo. Tutto questo a Manchester, un vero e proprio marchio per il mondo, con gruppi che avrebbero avuto grande successo: i Joy Division, i New Order, i Chemical Brothers. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto praticamente in sette tempi, questo 24 Hour Party People si è comunque rivelato un piacevole spettacolo musicale-visivo. Non un film banale e fine a se stesso ma una sorta di omaggio a Tony Wilson e a gruppi musicali che hanno contribuito alla storia della musica e all'affermarsi di nuove sonorità o modi di vivere, appunto, la musica.
Su tutti però il gruppo che più mi è "rimasto" è quello dei Joy Division. E presumo che prima o poi  vedrò pure Control, ispirato alla storia di Ian Curtis.
Concentrandoci invece sul film in sé, l'impressione che se ne ricava è quella di assistere alla vita di una sorta di dandy moderno, che cerca di vivere in modo "artisticamente significativo", impegnandosi in progetti interessanti e indubbiamente validi anche se non remunerativi. 
Ci si sofferma un po' su dinamiche che sembrano opposte a quelle che regolamentano l'attuale show business, dove sopravvivono solo realtà imprenditoriali capaci di generare profitto e introiti. Eppure, pur non abbracciando la medesima logica, cercando cioè di garantire libertà creativa e artistica, l'Hacienda e la Factory di Tony Wilson hanno comunque saputo produrre "arte".
Gli accordi per aprire un nuovo locale
Che non è poco.
Il film in sé ripercorre quindi momenti più o meno salienti dell'esperienza duale condotta da Tony, nei vesti di ordinario personaggio televisivo (anche se inizialmente pareva essere una sorta di Red Ronnie britannico...) o di "contestabile e discutibile" produttore musicale. La narrazione avviene mescolando scene di vita ordinaria (o presunte tali, come il "tradimento" ad opera della compagnia di Tony con Howard Devoto ... di cui lo stesso Howard Devoto, presente in un cameo, dice di non rammentare nulla) a concerti e momenti dedicati esclusivamente alla musica e a rendere omaggio a band "storiche" come, appunto, i Joy Division e gli Happy  Mondays. 

domenica 22 luglio 2012

..:: The ZZ Train al MilanStardust ::..

Avete presente gli ZZ Top? Praticamente un'istituzione del rock, attivi dal finire degli anni '60 e, da allora, tuttora barbuti.
Almeno per quanto riguarda "Billy" Gibson Gibbons e "Dusty" Hill, Frank Beard invece sembra essere più refrattario alla cosa.
Bene, se li conoscete e, magari li apprezzate pure o avete avuto l'occasione di assistere a qualche loro concerto (nel 2010 han suonato pure all'anfiteatro Camerini di  Piazzola Sul Brenta, PD) , vi segnalo codesta tribute band che, dopo una piccola pausa, dopo lo storico concerto al NightRider di Loreggia (PD) è tornata a calcare le scene nei locali della provincia padovana.
Purtroppo mi son perso il loro ultimo live (ero in volo da Catania...) ma fortunatamente YouTube corre in mio (e vostro) soccorso consentendovi un assaggio del loro sound :-)
Ecco a voi, quindi, i "The ZZ Train", shaven ZZ Top Tribute, live al MilanStardust di Albignasego, Padova city ^__^
Rispetto agli ZZ Top originali noterete senz'altro qualche lieve differenza, come ad esempio la rasatura (han ceduto alla famosa offerta della Gillette?), ma garantisco sulla resa acustica, sull'impegno musicale e, soprattutto, sulla presenza della famigerata strumentazione pelosa!!!

 

E per quanti volessero sostenere o seguire il gruppo composto da Alessandro, Davide e Michele, ricordo che i The ZZ Train hanno un profilo su FaceBook e che, prossimamente, nei mesi di agosto e settembre, sono previsti ulteriori loro concerti nel padovano. 
Un'occasione in più per ascoltarli live...sperando di riuscire a esserci :-)

giovedì 12 aprile 2012

..:: Musica, Rock Contest 2012 e Maieutica ::..

Riallacciandomi a quanto espresso nel finale del post dedicato all'antologia "Write not die" ne approfitto per parlare - e pure a scopo promozionale - di un altro "fenomeno" che credo sia sintomatico del talento e della sensibilità delle generazioni attuali, messe alla prova da dinamiche cangianti e instabili. 
Così come emerge la necessità di comunicare verbalmente, tramite la parola scritta e, non da ultimo, tramite poesie e testi in prosa, da divulgare anche nel web, grazie all'aiuto della tecnologia, allo stesso modo il numero di gruppi musicali emergenti che militano nel territorio è un altro aspetto sociale da tenere in considerazione e incoraggiare. La musica come valvola di sfogo, come hobby, come modalità di espressione. 
E spesso nei concerti che si tengono nei vari locali del territorio c'è pure l'occasione di imbattersi in virtuosi della chitarra, in vocalist versatili e batteristi agguerriti (i bassisti non li cito solo per fare un dispetto allo Zandor... :-P) 
Ben vengano quindi tutte queste occasioni che consentono di far emergere il lato creativo della gioventù (e non solo) e che, forse, sarebbe bene tenere in debita considerazione anche nell'ottica di opportunità lavorative o per adeguare la formazione scolastica (altrimenti, tanto varrebbe bombardare la gente con format quali X-factor, Amici e via dicendo...) che, tra le tante cose, non ci insegna nè ad ascoltare nè a suonare (nemmeno a mangiare o a far le dosi, se è per quello...).
Bene quindi a tutti i concerti che si tengono nei locali e che concedono spazio a gruppi emergenti, ancor di più se questi eventi finiscono per accorparsi in un tour tra i pub della provincia per premiare le realtà più "valide". Esattamente come stanno facendo, e non con poco sforzo, gli organizzatori del Veneto/Padova Rock Contest di cui, in questo periodo, si stanno tenendo le semifinali presso lo Zebbra Pub di Este (PD).
Locale presso il quale ho avuto la fortuna di ascoltare i Maieutica, un gruppo di ragazzotti padovani a mio avviso davvero promettenti e talentuosi e che, oltre al passaggio di turno conseguito il 5 aprile scorso - io tifavo per i Crashed Minds, a dire il vero, ma di fronte all'evidente divario di livello non posso che guardare a quanto accaduto come un'opportunità di confronto e di crescita per la band di mio fratello Francesco - non a caso si son accaparrati la vittoria dell'edizione 2011 del medesimo contest, sempre architetatto e promosso da Mr-X Promotion.
Per cui, eccomi qua a sostenere, per quanto poco, il contest (stasera si tiene, sempre allo Zebbra, la seconda delle quattro semifinali....tenete d'occhio i Jellifish Lake, apprezzati assai alla Tavernetta di Abbazia Pisani), un vero concentrato di sonorità e personalità musicali, e a far un minimo di pubblicità ai Maieutica, impegnati domani sera presso il TNT Pub di Tezze sul Brenta (PD).
Ok, ne ho ascoltato solamente poche canzoni, più un paio recuperate via youtube, per cui non ho una visione completa del quadro ma, "credete a mia", son musicisti che meritano assai, con un buon sound, carisma e capacità di emozionare il pubblico. Non nego di essere rimasto entusiasta ed emotivamente colpito dalla loro performance live, vibrante e ben studiata. Da tenere in debita considerazione, insomma, nonostante il nome forse non giochi esattamente a loro favore, a me, son comunque piaciuti davvero assai e sono certo che anche i cultori della tecnica troveranno ben poco da ridire sulle capacità musicali di codesto gruppo ^_^
Di seguito vi propongo quindi un assaggio del loro rock "pensante" sperando che possiate apprezzarli pure voi o cogliere l'occasione per presenziare ai prossimi appuntamenti del Veneto/Padova Rock Contest 2012.




giovedì 29 marzo 2012

..:: Enlarge your Penis!! (EelST) ::..

Enlarge your penis! Purchase Viagra! Purchase cronografi!
A una settimana di distanza finalmente trovo 5 minuti per parlare di Elio e le Storie Tese e del concerto di mercoledì 21 marzo al Gran Teatro Geox di Padova.
Probabilmente la migliore tra tutte le tappe padovane dell'Enlarge your penis Tour ^_^
Rispetto all'ultima volta che ho avuto occasione di vederli dal vivo, quasi due anni fa, a Treviso, mercoledì scorso me li son "gustati" molto di più: seduto comodo comodo in platea, addirittura senza l'ingombro del giubbotto, aristocraticamente lasciato in custodia ai baldi giovani del guardaroba. A tal proposito, un grazie caloroso agli sponsor del concerto :-P
E tutto questo perché EelST è qualità nella musica, un eclettico connubio di virtuosismo e demenzialità da gustarsi liberamente, applaudendo ed emozionandosi sulle note di canzoni note e meno note. Già perché accanto a poche new-entry il gruppo ha proposto molti dei loro successi, sia pescando dal loro repertorio più recente sia attingendo a brani degli albori. "(Gomito a gomito con l')Aborto", ad esempio, non la rammentavo nemmeno, così come "Abbecedario"; "Tapprella" invece è stata una scelta inevitabile, un po' per lasciare che Cesareo sfogasse le corde della propria chitarra, ma soprattutto per l'insistenza del volgo che, dalle retrovie, ma ancor di più dalla platea, seguitava a urlare "Forza panino!"
Comunque sia, mi son divertito assai: le gag e l'intrattenimento offerto (sebbene, all'inizio, un po' forzato e poco mordace) son stati di mio gusto e mi hanno galvanizzatto a sufficienza. 
In soldoni, le due e passa ore di concerto mi hanno reso una persona migliore. Forse.
E mi hanno pure illuminato su due questioni importanti.
Al grido di "Enlarge your penis! Purchase Viagra! Purchase cronografi!", direi che innanzitutto va lodata la genialità di Elio e soci nell'aver voluto dedicare una canzone (e un tour...) allo spam: oltre al fatto che si tratta, probabilmente, di una delle poche canzoni relative alla rete (di cui Rocco Tanica ha dimostrato di essere un ottimo conoscitore) il gruppo può beneficiare, in pratica, di infinita pubblicità gratuita.

sabato 25 febbraio 2012

..:: The artist ::..

Titolo: The artist
Regia: Michel Hazanavicius
Anno: 2011
Genere: drammatico
Cast: Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller

La trama in breve:
Hollywood 1927. George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. I suoi film avventurosi e romantici attraggono le platee. Un giorno, all'uscita da una prima, una giovane aspirante attrice lo avvicina e si fa fotografare sulla prima pagina di Variety abbracciata a lui. Di lì a poco se la troverà sul set di un film come ballerina. È l'inizio di una carriera tutta in ascesa con il nome di Peppy Miller. Carriera che sarà oggetto di una ulteriore svolta quando il sonoro prenderà il sopravvento e George Valentin verrà rapidamente dimenticato. (fonte mymovies)

Il mio commento:
The Artist, visto giovedì sera al cinema, in quel di Castelfranco Veneto, è soprattutto una grande sorpresa. Una sorta di scommessa artistica e non solo che, a mio avviso, Hazanavicius può considerare vinta. Non dev'esser stato facile proporre e concretizzare un progetto come quello rappresentato da questo film: muto, in bianco e nero, ammiccante a film di quasi un secolo fa... eppure moderno, con un ritmo, soluzioni visive e scelte talvolta molto originali e moderne.
Impossibile, dopo la visione di un film simile, non soffermarsi qualche istante a meditare su quello che è, essenzialmente il cinema. Il cinema di adesso intendo, sempre attento a sfornare prodotti accattivanti e nuovi, bramoso di star, di incassi facili, facile all'uso di effetti speciali e a portare in scena pellicole che spesso, purtroppo, sono sì belle a vedersi ma poco consistenti in termini di storia e contenuti. 
Mano a mano che la visione procedeva mi sono ritrovato a pensare ad Avatar di James Cameron: gran bel film, atteso, reclamizzato oltre ogni dire, campione di incassi e forte di una potenza visiva strabiliante tale da "re-imporre" il 3D al cinema. Un'opera, quella di Cameron, in grado di emozionare e trasportare cuore e mente altrove, un fenomeno che però è "passato": come faceva ben notare l'attento Leo Ortolani nella prefazione di AvaRat, parodia ispirata al colossal di Cameron, l'opera di quest'ultima non si è impressa nell'immaginario collettivo come invece è accaduto con opere quali The Matrix o Crank. Ok, ok, Crank non c'entra...volevo solo vedere se eravate attenti...