Visualizzazione post con etichetta thriller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta thriller. Mostra tutti i post

giovedì 24 febbraio 2022

Joker

Titolo:
Joker
Regia: Todd Phillips
Anno: 2019
Genere: thriller, drammatico
Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Bill Camp, Glenn Fleshler, Shea Whigham, Brett Cullen


La trama in breve:
Joker, il film di Todd Phillips è incentrato sulla figura dell'iconico villain, ed è una storia originale, diversa da qualsiasi altro film su questo celebre personaggio apparso sul grande schermo fino ad ora. L'esplorazione di Phillips su Arthur Fleck, interpretato in modo indimenticabile da Joaquin Phoenix, è quella di un uomo che lotta per trovare la sua strada in una società fratturata come Gotham.
Durante il giorno lavora come pagliaccio, di notte si sforza di essere un comico di cabaret... ma scopre che lo zimbello sembra essere proprio lui... (fonte comingsoon)


Il mio commento:
Ho visto questo film a puntate parecchie settimane fa, gustandomelo nonostante le varie interruzioni. 
Stavo quindi aspettando di aver il necessario tempo libero per scrivere qualcosa al riguardo ma sto imparando che, con un bimbo piccolo, o si coglie l'attimo oppure l'occasione favorevole potrebbe presentarsi solo dopo diverso tempo :-P
In ogni caso, essendo una pellicola di qualche anno fa e su cui già si è detto tutto, complici anche i riconoscimenti alla mostra del cinema di Venezia e agli Oscar, non credo che il mio commento possa essere fondamentale, tuttavia volevo lasciarne traccia pure in questo blog.
Indubbiamente questo di Phillips è un film notevole, con un'ottima fotografia e atmosfera, sostenuto dalla grande performance di Joaquin Phoenix, drammaticamente dimagrito per calarsi nella parte di Arthur Fleck, personaggio poi reso magistralmente anche grazie a una risata isterica molto particolare. Una persona, Arthur, problematica, disturbata, emarginata, fragile che si muove in una Gotham City degli anni 70/80 ormai allo sbando, in decadimento. Attraverso la sua storia si coglie l'occasione per denunciare un sistema che tende a "non vedere" certe categorie di persone, a tagliare i fondi e gli aiuti a essi destinati senza tener conto del problema che si crea a loro e alla collettività stessa. Una società che al contempo non esita a giudicare e infierire sui più fragili e deboli che, messi alle strette, finiscono anche con il prendere strade sbagliate e irreversibili.
Non so come mai abbiano voluto dedicare al Joker, al netto ovviamente di intenti commerciali e ritorni economici: il film infatti poteva benissimo sorreggersi da sé e restare staccato dal filone fumettistico. La storia possiede una sua profondità e un suo sviluppo che non necessariamente necessitava dell'appoggio di una DC comics o di una Marvel che sia. Semmai, forse è stata una trovata per attirare ancora maggior pubblico e per dimostrare che, volendo, si possono realizzare anche storie profonde a partire da buon materiale fumettistico.
Per altro è una storia credibile, piuttosto realistica, sebbene ci siano ovviamente degli aspetti probabilmente amplificati per creare assonanze con il noto antagonista di Batman (vedasi la risata o il trucco), fermo restando che ne segue proprio gli sviluppi così come nei fumetti, e altri per avere il pretesto di muovere qualche critica al sistema, sia sociale/economico che mediatico. 

sabato 27 febbraio 2021

The Millionaire - The Dirt - Sin City

Ed eccoci ad un altro post cumulativo in ne approfitto per alcune brevi recensioni su film visti recentemente, di cui non ho parlato in precedenza, e che mi sento di consigliare. A differenza del post cumulativo di fine gennaio, qui non c'è un vero e proprio filo conduttore che li unisce, per cui sono piuttosto differenti l'uno dall'altro ^_^
  • The Millionaire
  • The Dirt
  • Sin City

Titolo:
The Millionaire
Anno: 2008
Regia: Danny Boyle
Genere: drammatico
Cast: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irrfan Khan, Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali
La trama in breve:
Il protagonista della vicenda è Jamal Malik, un ragazzo musulmano che vive nei quartieri più poveri di Mumbai. Jamal partecipa al celebre quiz show ‘Chi vuol essere milionario?’, e stupisce il pubblico indovinando tutte le risposte. Giunti all’ultima domanda, che potrebbe fargli guadagnare un montepremi da capogiro, la puntata si interrompe e il ragazzo potrà continuare la sua scalata il giorno successivo. Il presentatore Prem Kumar, tuttavia, avendo preso in antipatia Jamal lo accusa di aver barato e il ragazzo viene arrestato e torturato dalla polizia locale. L’interrogatorio permetterà al giovane di ripercorrere le tappe più significative della sua esistenza... (fonte comingsoon)

Il mio commento spiccio: 
Non avevo mai avuto l'occasione di vedere questo film, non recentissimo, ma che ha raccolto molti consensi e premi (vedasi 9 premi Oscar). E col senno di poi, anche se non ricordo con chi avesse dovuto vedersela, credo siano anche meritati. Personalmente mi è piaciuto molto soprattutto per le tematiche e lo spaccato sulla vita in India che offre, con particolare riferimento alle fasce povere della popolazione, quelle a cui appartengono Jamal, il fratello Salim e l'amata Latika. Una storia che ci viene proposta ad episodi facendo emergere situazioni di estrema povertà, di sfruttamento, di criminalità, ma anchedi  rapporti compromessi, di libertà estrema, di perseveranza e resistenza. Dal racconto di Jamal alla polizia vengono tratteggiati scene di vita non banali, enfatizzate da un'ottima fotografia e scelta musicale, ma che molto probabilmente non sono nemmeno troppo fantasiose o campate per aria. Un racconto che non lascia indifferenti, che coinvolge ed emoziona. E che fa anche riflettere sull'inconsistenza dei giudizi istantanei che magari possiamo farci di una persona, soprattutto attraverso i media: di Jamal concorrente vediamo solo la giovinezza, la semplicità, la spontaneità, magari l'ignoranza o la poca istruzione. Magari viene anche da prenderlo poco sul serio o deriderlo, come un po' fa il presentatore (che a me ricordava molto Pasquale Petrolo del duo Lillo & Greg). Siamo ormai poco portati a fermarci e a pensare che dietro ad una persona ci può essere un percorso di vita tortuoso e complesso, magari doloroso, che tuttavia non può essere il metro di giudizio per il suo futuro. In fondo, la ricompensa che il protagonista ottiene (parliamo di soldi? Di riscatto dalla vita? Di amore?) è meritato ma è anche una speranza per chiunque che, prima o poi, magari può avere l'occasione di svoltare in meglio facendo tesoro delle proprie esperienze e non perdendo mai se stesso.
 

sabato 22 giugno 2019

Glass

Titolo: Glass
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2019
Genere: thriller, azione, supereroi
Cast: James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Luke Kirby, Charlayne Woodard, Rob Yang


La trama in breve:
Glass è il crossover/sequel di Unbreakable - il predestinato e Split.
Quindici anni dopo lo scontro con lo spietato "uomo di vetro" alias Elijah Price (Samuel L. Jackson), David Dunn (Bruce Willis) guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), dominato dalla feroce "Bestia" che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava.
Dopo questi eventi, raccontati in Split, ritroviamo un Dunn che mette a frutto i suoi poteri come vigilante, aiutato dal figlio ormai adulto, e si trova ormai sulle tracce di Crumb, nel frattempo pronto a sacrificare alla Bestia altre ragazze prese in ostaggio.
Lo scontro a due si avvicina, pronto a diventare un duello definitivo a tre quando Crumb e Dunn verranno rinchiusi nello stesso Istituto psichiatrico in cui si trova Price.  (fonte comingsoon)


Il mio commento:
A suo tempo Unbreakable mi era piaciuto e ne conservavo un discreto ricordo mentre Split non l'ho visto. Me l'ero segnato come film di potenziale interesse, vista la presenza di un attore come James McAvoy che so essere piuttosto capace e un personaggio con personalità multiple.
Ordunque, in aereo, ritornando dal Canada, ho visto che tra i film selezionabili c'era pure questo. Sospettavo che il crossover tra i Unbreakable e Split fosse più una trovata dell'ultimo minuto più che un reale progetto ponderato da Shyamalan, ma pensavo il risultato fosse comunque accettabile. Insomma, avevo delle aspettative e devo dire che ne son rimasto abbastanza perplesso. Non è tanto un sentimento di delusione quello che mi ha suscitato ma un senso di inconsistenza e di potenziale sprecato.
Bruce Willis regala una performance insipida, sotto tono, ma comunque nel complesso del film regnano superficialità e semplificazioni che sfiorano il ridicolo. Per fortuna c'è "L'Orda" che anima un po' il tutto, con un continuo cambiamento di personalità e con una "Bestia" che fa crescere l'aspettativa per l'evoluzione della storia o per un finale tragico....anche se di solito con Shyamalan alla fine c'è sempre un minimo di ribaltamento di quanto visto.
Tuttavia già la gestione della reclusione di tre criminali potenzialmente superumani in un istituto psichiatrico gestito da personale ignaro e part-time fa presagire che tutta la storia sia piuttosto campata per aria, a parte per la scelta dei colori con cui evidenziare i personaggi. 
Per non parlare del piano macchiavellico di Elijah Price, mr Glass, che anziché pensare a svignarsela (e ci son tutti gli elementi per riuscirci) crea la perfetta situazione per un suicidio a tre. Complimenti davvero, applausi e standing ovation.


domenica 3 dicembre 2017

Black Mirror (Prima Stagione)

Titolo: Black Mirror (prima stagione)
Episodi: 3
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza

La trama in breve:
Trattandosi di una serie antologia, ogni episodio rappresenta un nucleo narrativo a sé, indipendente dagli altri: riporto stralci di trama recuperati da wikipedia.

Messaggio al Primo Ministro / The National Anthem: L'episodio pilota della serie è un thriller politico durante il quale il primo ministro del Regno Unito, Michael Callow, affronta un enorme dilemma scioccante, quando la principessa Susannah, duchessa di Beaumont e membro molto amato della famiglia reale, viene rapita: affinché ella ritorni a casa sana e salva, il primo ministro deve avere un rapporto sessuale con un maiale in diretta nazionale alle ore 16 del giorno stesso. Callow si oppone con forza al soddisfacimento di tale richiesta e fa tutto il possibile per catturare il rapitore prima della scadenza dell'ultimatum. Callow ordina inoltre che la notizia non raggiunga la gente, ma il video della richiesta di riscatto è stato caricato su YouTube e, nei soli 9 minuti in cui è stato online prima della rimozione, è stato visualizzato e scaricato da parecchi cittadini britannici. Anche se i media inglesi inizialmente concordano sul fatto di non riportare la notizia, essa raggiunge presto i canali d'informazione stranieri, che iniziano subito a divulgarla, e i media inglesi fanno altrettanto. La popolazione inizia a vedere positivamente il primo ministro, disposto a sacrificarsi per il bene della principessa. 

15 milioni di celebrità / 15 Million Merits: Quest'episodio è ambientato in una versione distopica di una realtà futura, in cui tutti devono pedalare su delle cyclette per poter dare energia a ciò che li circonda e in cambio ottenere una valuta chiamata Merito. Tutti indossano una tuta da ginnastica grigia e possiedono un avatar virtuale che si può personalizzare con vestiti per pochi Meriti. In questo mondo le persone sono costantemente circondate da schermi con programmi televisivi e pubblicità e, se si tenta di chiudere gli occhi, un rumore fastidioso e un avviso obbligano a tornare alla visione. Gli obesi vengono considerati cittadini di serie B, e lavorano, vestiti con una tuta gialla, come spazzini attorno alle macchine (dove subiscono abusi verbali) o vengono umiliati nei giochi a premi. Le persone dormono in cubicoli cosparsi di schermi: spendendo dei Meriti è possibile saltare le pubblicità, e i Meriti servono per qualsiasi servizio quotidiano, dal dentifricio al cibo. Due tra i programmi che vanno per la maggiore sono "Wraith Babes", una trasmissione pornografica, e "Hot Shots", un seguitissimo talent show.

Ricordi pericolosi / The Entire History Of You: Il terzo ed ultimo episodio della prima stagione è ambientato in una realtà alternativa, dove la maggior parte delle persone ha un "grain" impiantato dietro l'orecchio, che registra tutto ciò che si fa, vede o sente. Ciò permette ai ricordi di essere riprodotti davanti agli occhi del proprietario o su uno schermo attraverso un processo conosciuto come "re-do", esattamente come dei video. Sembra che questo grain venga impiantato fin da neonati, ma che una persona possa decidere di farselo rimuovere. Liam Foxwell, un giovane avvocato, partecipa ad un colloquio di lavoro che, secondo lui, non è andato bene. Dopo esser andato via dall'incontro, egli ne riproduce il ricordo e si sofferma su una frase apparentemente non sincera usata dal suo datore di lavoro. Raggiunge la moglie Ffion ad una cena organizzata da alcuni amici e conoscenti e la vede parlare con un uomo, che non riconosce, e che lei presenta come Jonas. A cena, Jonas si palesa come un uomo single e sciupafemmine, e parla sempre più francamente della propria vita privata e dice apertamente di masturbarsi mentre rivede i rapporti sessuali avuti nelle proprie relazioni precedenti, anche mentre il suo flirt della serata lo aspetta in camera. Durante il pasto, Liam diventa sospettoso di quanto amorevolmente Ffion sembri guardare Jonas e lo diventa in special modo quando lei ride ad una battuta di Jonas, non così divertente.

Il mio commento:
Era da un po' che sentivo parlare di questa serie ma, per un motivo e per un altro, l'avevo lasciata perdere. Recentemente ho però avuto l'occasione di vederla, confortato dal fatto che, una volta selezionata su Netflix, mi son reso conto che era composta da solo 3 episodi. "Solo" per modo di dire visto che si tratta, fondamentalmente, di tre film ben realizzati, tosti e densi sotto più punti di vista.

venerdì 4 settembre 2015

House of cards - stagione 2

Titolo: House of cards (Gli intrighi del potere) - stagione 2
Anno: 2014
Episodi: 13
Genere: thriller, politico
Cast: Kevin Spacey, Robin Wright, Michael Kelly, Michael Gill, Molly Parker, Gerald McRaney, Mahershala Ali, Nathan Darrow, Derek Cecil, Rachel Brosnahan, Reg E. Cathey, Mozhan Marnò

La trama in breve:
Il percorso di vendetta del politico Frank Underwood (Kevin Spacey), che dall’interno manovra per sabotare la propria amministrazione, colpevole di non avergli garantito la nomina a Segretario di Stato che gli era stata promessa, continua. E nel proseguire assume i contorni di una vendetta che, a sua volta, plasma se stessa, fino a superare i semplici confini del risentimento e a scolpire l’epica scalata al potere di un uomo senza alcuna morale. Mentre la presidenza di Garrett Walker (Michael Gill) prosegue, non senza alcune problematiche di natura interna – una riforma delle pensioni – ed esterna – l’inasprimento delle relazioni internazionali con la Cina – dall’interno Frank Underwood, ora vicepresidente, intesse un fiume di relazioni, ambigue, contraddittorie, pronte ad essere smentite, con un rete di soggetti legati o meno alla politica. Su tutti spicca evidentemente Raymond Tusk (Gerald McRaney), uomo d’affari, amico e consulente del presidente.  (fonte badtv)

(speriamo di riuscire a lanciare
degnamente la palla...o che lo stadio
si oscuri e copra il mio fallimento...)
Il mio commento:
Mentre io e Silvia procediamo con la visione della terza stagione di questa House of Cards, mi son ricordato di non aver speso nemmeno una riga su quanto visto durante il secondo arco narrativo dedicato a Frank Underwood e soci. 
In effetti, non ho speso parole anche su molte altre "cosucce" su cui mi sarebbe piaciuto ciarlare - Mad Max, Kingsmen, Chappie/Human Droid, quella gran bubbolata di Terminator Genisys ... - ma impegni lavorativi in Italia (e non solo) oltre al cambio di residenza e all'assenza di adsl (tante grazie alla Telecom, che si rifiuta di portarci la connettività...), mi hanno un po' frenato.
Fatto sta che la seconda stagione di HoC è scivolata via alla grande, con elevato grado di soddisfazione per quanto mi riguarda. Rispetto alla prima stagione le vicende, a mio avviso, procedono in modo più spedito e ampliando la portata delle mosse attuate da quel simpaticone di Kevin Spacey: mi domando cosa ne sarebbe stato di questa serie televisiva senza di lui...e del suo modo di chiamare in causa lo spettatore rivolgendosi a lui direttamente. Cosa che, detta tra noi, adoro.
Sì, siamo ricchi, potenti e belli.
Ma soprattutto falsi. E non badiamo
a nulla pur di risolvere a nostro
vantaggio ogni gossip e pettegolezzo
Inutile negare che costui punti molto in alto e che niente e nessuno riuscirà a fermarlo, siano questi dei "semplici" giornalisti oppure amici di lunga data (mi mancherai Freddy) o personaggi influenti dell'economia e della politica, statunitense e non.
Ancora una volta lo spettatore ha l'occasione di apprezzare il modus operandi di una faina priva di scrupoli che tuttavia emana fascino e suscita devozione, ma che non esita a sacrificare chiunque si frapponga fra lui e la sua preda. Nello specifico, il posto di presidente degli USA. 
Interessante notare come tutte le dinamiche politiche riescano a progredire e a vivere con totale distacco da quello che è l'ordinario: sembra infatti che il tempo per complottare, per tramare, per corrompere e giocare con il prossimo tuo come te stesso non manchi mai. Se poi avanza, resta il tempo per dedicarsi a votazioni, dibattiti, esami di proposte di legge... anche se, va detto, tali questioni siano comunque presenti e sfruttate (vedasi quanto promosso da Claire contro la violenza sessuale sulle donne). 

martedì 2 giugno 2015

House of cards - prima stagione

Titolo: House of cards (Gli intrighi del potere)
Anno: 2013
Episodi: 13
Genere: thriller, politico
Cast: Kevin Spacey, Robin Wright, Michael Kelly, Kate Mara, Corey Stoll, Michael Gill, Ben Daniels, Kristen Connolly, Gerald McRaney, Mahershala Ali

La trama in breve:
Washington, Capodanno 2013. Il deputato democratico Frank Underwood e la moglie Claire partecipano alla festa di Garret Walker, il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti. Frank ha avuto un ruolo determinante nella campagna elettorale di Walker e in cambio avrebbe dovuto ricevere dal futuro presidente la nomina a Segretario di Stato. Frank è convinto che la vittoria elettorale, unita alla sua esperienza ventennale al Congresso da whip (capogruppo di maggioranza), gli assicuri l'incarico. Invece Linda Vasquez, la responsabile dello staff di Walker che deve la sua assunzione proprio a Frank, gli comunica che il presidente ha scelto al suo posto Michael Kern, ritenendo Frank più utile al Congresso. Il deputato Underwood si mostra rispettoso della scelta, non lasciando trasparire la sua rabbia nei confronti del presidente Walker, ma in realtà è furioso: per l'intera giornata non risponde alle ripetute chiamate e ai messaggi di sua moglie Claire , scusandosi con lei quando ritorna a casa. Frank ammette che, pur non essendosi mai fidato di nessuno, non avrebbe mai pensato di essere trattato a pesci in faccia. È a questo punto che nella sua mente scatta il meccanismo diabolico della vendetta: il presidente Walker deve pagare il grave affronto ed essere spodestato. Claire intuisce i suoi piani e Frank le annuncia che quella sarà la prima di molte notti in cui non potranno dormire per tessere la loro tela...

Il mio commento:
Io e Silvia abbiamo iniziato a guardare questa serie su consiglio di alcuni amici e, nonostante un inizio un po' ostico per via dell'ambientazione politica, dei molti dialoghi, della mancanza di azione, ci siamo sentiti pienamente soddisfatti della serie. E ora stiamo procedendo con le puntate della seconda stagione :-)
Senza scendere nei dettagli, le puntate sono un susseguirsi di accordi, inganni, tradimenti, false promesse, minacce...tutto secondo dinamiche che, per suggerire un parallelo, ricordano una partita a scacchi, dove pazienza, calcolo e strategia sono fondamentali. Certo, negli scacchi non ci si sporca le mani veramente ma il mondo reale, purtroppo, sa essere molto duro e richiede scelte spietate. E, come già l'incipit della prima puntata lascia intendere, Frank Underwood è un uomo disposto a prenderle e a farsi carico delle eventuali conseguenze.
Indubbiamente la serie porta sul grande schermo due figure, quella di Francis "Frank" Underwood e sua moglie Claire, non propriamente edificanti. Anzi, sono una vera e propria organizzazione macchiavellica orientata al "male", che agiscono unicamente con l'obbiettivo di perseguire i propri scopi, incuranti delle ricadute che le loro azioni avranno per il Paese. D'altronde, il protagonista lavora alla casa bianca...ma questo poco conta. L'importante è guadagnare prestigio, potere, influenza soprattutto attraverso l'inganno, la manipolazione e la fermezza.
E in questo diventa facile tracciare un parallelo verso i nostri politici, che sembrano più giocare tra di loro più che pensare veramente alle priorità del Paese. Anche in House of cards infatti si percepisce una certa distanza tra quello che il vivere quotidiano della gente comune e l'ordinarietà dell'elite politica.

domenica 12 aprile 2015

Contagion

Titolo: Contagion
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza
Cast: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law, Bryan Cranston, Laurence Fishburne, John Hawkes, Jennifer Ehle, Sanaa Lathan, Elliott Gould, Demetri Martin

La trama in breve:
Una malattia per molti versi simile all'influenza suina ma capace di svilupparsi anche per contatto con estrema rapidità sta colpendo il mondo. La comunità medica mondiale si trova in breve tempo a dover affrontare la ricerca di una cura e il controllo del panico che si diffonde progressivamente ovunque. Le persone reagiscono in modo diverso e a seconda della responsabilità che è stata loro attribuita o che si sono autonomamente conferita.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
In questo periodo, complice il lavoro, qualche trasferta, qualche festività, qualche trasloco in corso, sono stato piuttosto impegnato e di conseguenza il tempo per cimentarmi con la visione di film, serie, anime ne ha risentito. In particolare mi spiace per House of Cards e Kiseiju - L'ospite indesiderato :(
Comunque, qualche film son riuscito a intravederlo, soprattutto pellicole di Almodovar che, penso, siano state acquistate in stock dalla Rai e trasmesse a più riprese in tv. E devo dire che pur avendo visto film diversi per genere e toni - La pelle che abito, La mala educacion, Gli amanti passeggeri - ho apprezzato abbastanza. Un giorno, probabilmente, recupererò le parti mancanti, non viste in quel di Olbia o qui a casa.
E dopo questo preambolo inutile ma per quanto poco dovuto, passiamo ora invece a un film che, pur essendo uno solo, racchiude al suo interno slanci e dinamiche che lo fanno sembrare più un collage che un progetto riuscito.  
Sinceramente non mi è piaciuto granché: l'ho trovato freddo, poco incisivo e poco coinvolgente.
Ma non tanto per il fatto di essere realizzato male, recitato male, gestito male e via dicendo, ma per quello che trasmette. Superato lo shock iniziale nel quale si fa capire allo spettatore che si sta avviando un'epidemia letale e sconosciuta, la narrazione procede poi in direzioni diverse. 
Da un lato ci sono le vicende personale di Mitch Emhoff che, in un colpo solo, perde compagna e un figlio, mentre lui risulta misteriosamente immune. 

domenica 19 ottobre 2014

Sin City - Una donna per cui uccidere


Titolo: Sin City - Una donna per cui uccidere  (titolo originale: Sin City: A Dame to Kill For)

Regia: Frank Miller, Robert Rodriguez
Anno: 2014
Genere:  thriller, fumetto
Cast: Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Joseph Gordon-Levitt, Rosario Dawson, Bruce Willis, Eva Green, Powers Boothe, Dennis Haysbert, Ray Liotta, Stacy Keach, Jaime King, Christopher Lloyd, Jamie Chung, Jeremy Piven, Christopher Meloni, Juno Temple, Marton Csokas, Jude Ciccolella, Julia Garner, Lady GaGa

La trama in breve:
Analogamente a Sin City del 2005, anche in questo caso i film è un collage di più episodi nei quali rimane invariata l'ambientazione e i personaggi per lo più ricorrono.
Abbiamo quindi Una donna per cui uccidere (A Dame To Kill For), Solo un altro sabato sera (Just Another Saturday Night), Quella lunga, brutta notte (The Long Bad Night), La grossa sconfitta (The Fat Loss).
Per i dettagli potere consultare wikipedia oppure comingsoon


Il mio commento:
Ho visto il film in questione al multisala LoPo, non esattamente vicino a casa mia. Piacevolmente soddisfatto dall'aver trovato un cinema "vecchio stile" nel quale proiettavano Sin City 2, ho colto al volo l'occasione e acquistato il biglietto conscio del fatto che quel "3d" in locandina non avrebbe mai trovato riscontri nella pratica reale e che, come poi è stato, l'indicazione di un posto ben preciso sul biglietto era poco più che una sorta di formalità. Ma non è stato affatto un problema, anzi :-)
L'intenzione con la quale mi accomodai in sala era di gustarmi il film. In realtà, quel che mi son gustato, nei 102 minuti totali del film son state per lo più Eva "la dea" Green (in tutti i sensi, dal punto di vista prettamente fisico che recitativo) e la realizzazione del film che, in linea con il "precedente capitolo" del 2005, regala l'impressione di assistere a una sorta di fumetto in movimento.
Per il resto, questo "Sin City 2", perché così lo intendevo e non come "un altro Sin City", si è dimostrato una deludente ciofeca e il mio commento temo risulterà sulla falsariga di quanto già detto in svariati altri blog e siti, vedasi i400calci (prontamente segnalato dal fidato Marco).
Come (purtroppo) spesso accade, vengono concessi grandi occasioni e discreti capitali per progetti interessanti ma senza che questi si traducano in oggettive opere (non necessariamente d'arte) degne di tale nome. Motivo per cui ne risultano film insulsi, che non regalano granché se non noia e insulti allo spettatore che, suo malgrado, scopre troppo tardi di esser stato turlupinato. Già, perché a me Sin City era piaciuto parecchio e speravo di rivivere le medesime emozioni che a sua volta sperimentai, con tanto di assurdità e violenze gratuite. Solo che il primo film, con Rodriguez alla guida, aveva un'anima. Questo, targato Miller, è invece un aborto che non coinvolge né convince.

sabato 22 febbraio 2014

Crash

Titolo: Crash
Regia: David Cronenberg
Anno: 1996
Genere: thriller, erotico, drammatico
Cast: James Spader, Holly Hunter, Elias Koteas, Deborah Kara Unger, Rosanna Arquette

La trama in breve:
Il produttore cinematografico James Ballard, in seguito ad un incidente stradale, si trova ricoverato in una clinica, assistito dalla moglie Catherine. Qui conosce Helen Remington e l’inquietante Vaughan, personaggio morbosamente attratto dalle automobili la cui principale occupazione è quella di riproporre in prima persona e nei minimi dettagli incidenti di personaggi famosi (come quello di James Dean e di Jayne Mansfield). La circostanza dell’incidente e l’irruzione dello stesso Vaughan nella vita dei protagonisti segnano il loro coinvolgimento in una serie di attività pericolose e perverse che avranno conseguenze drammatiche. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Qualche tempo fa avevo parlato di Hardware, visto sull'onda della curiosità suscitatami da uno speciale in tv dedicato a film attinenti al rapporto uomo-macchina.
Ebbene, anche questo Crash (da non confondersi con il più recente Crash - Contatto fisico del 2004 ad opera di Paul Haggis) veniva citato in quel medesimo speciale. Oltretutto, trattandosi in questo caso del regista di pellicole quai The Machinist, eXistenz e History of Violence, mi son sentito tranquillo, con la certezza di trovarmi di fronte ad un film sofisticato e impegnativo. 
Ed è stato così, in effetti, ma con risvolti che non mi aspettavo affatto.
Non so quanto rispetti dell'omonimo romanzo di James Graham Ballard da cui è tratto ma senza ombra di dubbio quest'opera di Cronenberg non rappresenta una visione adatta a tutti, soprattutto ai palati più moralisti e candidi. Perverso e immorale sono forse gli aggettivi che più facilmente vien da associare a questa produzione.
Anche se, probabilmente, è solo l'effetto amplificato ed estremizzato di pulsioni e dinamiche attuali e frequenti. 
Chi di noi, in fondo, non prova una curiosità morbosa ogni qual volta si trova a passare accanto a carcasse di auto appena incidentate, dove magari ci sono stati feriti? 
Chi di noi (parlo agli automobilisti) non percepisce la propria auto come una sorta di estensione del proprio corpo? 
E che dire dello sconvolgimento che si innesca dentro di noi quando scampiamo ad un grave pericolo?
Ecco, Crash parla ANCHE di tutto questo. 
Ma con la tendenza a estremizzare il tutto, lavando via il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, giocando con emozioni forti, con il contatto dei corpi, con il rischio mortale, con le passioni spregiudicate, con la noia e la ricerca di una prova di esistenza. Concetti come giusto o sbagliato, morale o amorale vengono praticamente annichiliti e gettati nel sacco della monnezza in favore di un modus vivendi sfrenato, libero da qualsivoglia inibizione e freno, anche quando si tratta di rischiare la vita propria o quella altrui. Niente ha valore o senso se non le emozioni e il piacere. 

sabato 14 dicembre 2013

Straw Dogs - Cani di Paglia

Titolo: Straw Dogs - Cani di Paglia
Regia: Rod Lurie
Anno: 2011
Genere: thriller, drammatico
Cast: Laz Alonso, Alexander Skarsgård, James Marsden, Kate Bosworth, Willa Holland, James Woods, Dominic Purcell, Walton Goggins, Anson Mount

La trama in breve:
Remake di un classico diretto da Sam Peckinpah, Cani di Paglia racconta la storia di uno scrittore di Los Angeles che si trasferisce nella città natale della moglie, nel profondo Sud. Le inevitabili tensioni che nascono all'interno della coppia dovranno essere messe da parte per fronteggiare la minaccia dei conflitti con la gente del posto. (fonte mymovies)

Il mio commento:
L'ho visto qualche settimana fa ma non avevo più trovato l'occasione di (s)parlarne, per cui eccomi qua, ora. Direi di cominciare precisando che non ho visto l'originale, datato 1971, per la regia di Sam Peckinpah e con Dustin Hoffman per protagonista. A detta di tutti un gran bel film, conturbante e spiazzante, molto forte. Soprattutto perché realizzato negli anni '70.
A distanza di 30 anni, Rod Lurie evidentemente ha deciso che è giunto il momento di riprendere tale pellicola e attualizzarla in una nuova veste, più moderna, con nuovi attori ma le medesime dinamiche narrative e tematiche trattate.
O quasi.
"Oh cavolo, è un remake e non ho mai
neanche visto l'originale..."
"Tranquilla. Non credo sia un problema.
Tra l'altro, è X-men 2, questo?"
Il risultato, come si può notare dal voto registrato su IMDB (non che sia la Bibbia, per carità, però è d'uopo citarlo) che riporta le medesime cifre del giudizio ottenuto dal film originale. Le stesse, ma invertite. 
Passiamo quindi da un onesto e decorso 7.5 (su 36000 voti circa) a un sospetto 5.7 (su 21000 e rotti)! 
Come dicevo, non avendo visto quello con Dustin Hoffman non posso esprimere un giudizio personale, ma stando a quel che ho letto su altri blog e portali, oltre che per trailer e spezzoni visti qua e là, me ne son fatto un'idea.
Questo Straw Dogs, invece, regala costantemente la sensazione di "mirror climbing": lo spettatore avverte di essere dinnanzi a qualcosa che avrebbe potuto anche funzionare, capace di comunicare e stimolarlo... se solo fosse stato realizzato in modo più accorto e sensato. 
Ok, ok, siamo pur sempre negli anni 2000, il mondo è diverso, tante cose sono cambiate, il ritmo stesso della narrazione cinematografica, così come la società, i costumi, le usanze, ma se le idee son buone tali restano. A patto di non travisarle o stravolgerle.
Ecco quindi che il cast scelto è forse poco adatto per il tipo di storia narrata. E visto che a volte le immagini valgon più di mille parole, vi posto le differenze principali tra gli attori scelti.


In alto Del Henney, in basso Alexander Skarsgård, nel ruolo di Charlie Venner 

domenica 27 ottobre 2013

Shutter Island

Titolo: Shutter Island
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2010
Genere: thriller, drammatico
Cast: Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson, Max von Sydow, Jackie Earle Haley, Emily Mortimer

La trama in breve:
Nel 1954, i due agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati con un battello a Shutter Island, a largo della costa est, per investigare sull'improvvisa scomparsa di una pericolosa infanticida residente presso l'istituto mentale Ashecliffe, Rachel Solando. Il direttore dell'istituto, il dottor Cawley, e i vari infermieri sostengono che la madre assassina si sia come dileguata dalla sua stanza senza lasciare alcuna traccia, ma l'agente Daniels pare nutrire fin dal principio dei forti sospetti sul modo di condurre l'ospedale da parte del dottor Cawley e del suo medico assistente, il dottor Naehring. Un uragano costringe i due agenti a protrarre il soggiorno sull'isola, durante il quale le indagini proseguono e particolari sempre più inquietanti emergono, mentre Daniels continua ad avere delle visioni che riguardano la moglie defunta e le sue esperienze di guerra contro gli ufficiali nazisti. (fonte mymovies)

Il mio commento (ATTENZIOENE: contiene spoiler!!!):
Sarà che di recente ho visto quel capolavoro di Lost Highway di David Lynch, sarà che tempo fa da qualche parte (forse su qualche fumetto di Leo Ortolani...) avevo avuto un flash spoiler sul film in questione, sarà che l'ho visto in più puntate ma nel complesso non ne sono rimasto molto soddisfatto. Per carità, siamo di fronte a un film che comunque si piazza bene in termini di recitazione, regia e cast anche se la presenza di Ben Kingsley è già di per sé sospetta. Quell'uomo lì me lo son ritrovato sia all'interno di capolavori (Gandhi a parte, penso a La casa di sabbia e nebbia e a Slevin) ma anche nel bel mezzo di filmetti più o meno accettabili (Prince of Persia, Il dittatore, Il risveglio del Tuono... che cagata pazzesca...). Però c'è anche Di Caprio, che tutto sommato mi ha quasi sempre soddisfatto azzeccando produzioni di ottimo livello e che comunque si conferma un grande attore. Mark Ruffalo invece mi ha deluso: non si è mai trasformato in Hulk...sarebbe stato un colpo di scena non da poco, in effetti.
Ecco, probabilmente è questo l'aspetto del film che mi ha lasciato molto perplesso e poco soddisfatto, la consapevolezza di una narrazione tesa unicamente a preparare lo spettatore a qualche rivelazione a sorpresa, per spiazzarlo e sconvolgerlo. Solo che mentre in opere quali Il Sesto Senso, ad esempio, non si sospetta nulla fino alla fine, qui lo spettatore inizia a sentire puzza di bruciato sin dall'inizio. Già di per sé il pretesto di agenti federali su un'isola piena di matti lascia il tempo che trova, se poi a questo si aggiungono problemi di natura comportamentale, visioni, sogni e inquietudini del protagonista (che per altro non ha ancora superato il trauma vissuto sul Titanic e soffre orrendamente a bordo della nave che lo conduce sull'isola...) unitamente a personaggi che appaiono/scompaiono di punto in bianco (mi riferisco ai detenuti dell'area C) la sensazione di confusione si acuisce. 
Caspita, è sparita una paziente da un manicomio in mezzo all'oceano in cui ci stanno mille mila guardie e che contiene detenuti/malati di cui la nazione vuole sbarazzarsi... su su, la troveranno, non andiamo a scomodare degli agenti federali. 
A meno che non ci siano seri e comprovati elementi su cui indagare...per carità, qualche elemento ammiccante al complotto salta anche fuori, spesso rendicontato da presunti pazienti (che stanno sull'isola appunto perché squilibrati...) ma tutto, poi, inizia a ricondursi a vicende personali del protagonista, mezzo alcolista e afflitto da costanti emicranie.

domenica 29 settembre 2013

..:: Lost Highway - Strade perdute ::..


Titolo: Lost Highway - Strade Perdute

Regia: David Lynch
Anno: 1997
Genere: mistery, thriller
Cast: Bill Pullman, Patricia Arquette, Balthazar Getty, Robert Blake, Robert Loggia 

La trama in breve: 
All'ingresso della propria casa, lussuosa ed asettica, Fred Madison, sassofonista, scopre per più volte alcune videocassette che ritraggono in sequenza la casa stessa, e poi lui e la moglie Renée mentre dormono. Avvertita, la polizia non riesce a trovare spiegazioni logiche. Una sera, Renée conduce il marito ad una festa organizzata da un certo Andy. Qui Fred conosce un uomo che si fa beffe di lui. Arriva una nuova videocassetta che ritrae Fred accanto al corpo massacrato della moglie. Arrestato per omicidio, Fred in carcere è preda di violenti mal di testa. Una mattina un'improvvisa mutazione lo porta ad assumere il corpo del giovane Pete, meccanico. Viene allora liberato e riprende a lavorare al servizio del boss malavitoso Eddy. (fonte comingsoon)

Il mio commento: 
È innegabile: alcuni film rappresentano delle vere e proprie opere d'arte la cui visione regala qualcosa allo spettatore, sensazioni ed emozioni che permangono anche a visione ultimata. 
Questa volta non mi riferisco però a perle del trash, che tutto sommato hanno un loro valore artistico e costituiscono un limite inferiore per le metriche di valutazione cinematografica (pensiamo al tristerrimo Fist of the North Star...), bensì a un'opera aulica, complessa, intensa. 
Realizzata da quel genio oscuro di Lynch, già dall'inizio di Lost Highway si percepisce che l'opera in questione sarà disturbante e instabile, con pochi riferimenti per lo spettatore: una strada infinita, percorsa a folle velocità nel buio più totale mentre "I'm Deranged" di David Bowie introduce alla visione.
Da qui in poi inizia una prima parte del film pesante e tesa, che permette di conoscere i protagonisti della vicenda, in particolare Fred Madison (Bill Pullman), jazzista, insistendo su di esso con lunghe sequenze a dir poco ossessive per metterne in luce problematiche e aspetti caratteriali. 
Gli elementi misteriosi e inquietanti non tardano però a presentarsi, tra ritrovamenti di strane videocassette, la comparsa di un Uomo Misterioso (pensavo fosse una sorta di negromante...) e, soprattutto, corridoi domestici pervasi da un buio denso e infinito. Quindi il colpo di scena, il delitto, sequenze instabili e vibranti, la galera, i terribili mal di testa e la trasfigurazione di Fred in Pete, ragazzo di venticinque anni, meccanico... Comincia allora la seconda parte del film con altri personaggi, altre situazioni ma alcuni elementi in comune con un effetto che, vagamente, può ricordare Mulholland Drive. Patricia Arquette, ad esempio, moglie di Fred nella prima parte e amante di Pete nonché del boss Dick Laurent (quello stesso Dick Laurente di cui, all'inizio del film, apprendiamo esser morto...), oppure l'Uomo Misterioso o ancora sospetti lampi di luce azzurrognola che baluginano in lontananza, anche all'interno di edifici e case. Emissioni elettriche che ammiccano a ciò che sta avvenendo a Fred, nel mondo reale, ovvero l'esecuzione della propria condanna sulla sedia elettrica. 
Già, perché le storie e i personaggi proposti nel film, con tanto di "mutazioni" di uno nell'altro sono il risultato del crollo psicologico innescatosi in Fred prima e dopo l'omicidio della giovane moglie. 
Personaggi che tra l'altro sono inconsapevoli di questo legame e su cui aleggiano misteri e inquietudini che vengono accennate ma non svelate, vedasi il comportamento che tengono i genitori di Pete nei confronti del ragazzo, preoccupati e angosciati per il giovane ma incapaci di fornirgli spiegazioni su quel che è accaduto "quella notte". E questo perché, appunto, non reali ma frutto di proiezioni dell'inconscio di Fred.
O, almeno, questa è una possibile, ma piuttosto accreditata, spiegazione della storia proposta...

martedì 16 luglio 2013

..:: Il senso della vita - Into the darkness - The Box ::..

Ovvero, mini recensioni di film visti di recente e di cui avrei voluto discorrere amabilmente.

Titolo: Il senso della vita
Regia: Terry Jones
Anno: 1983
Genere: comico
Cast: Graham Chapman, John Cleese, Michael Palin, Eric Idle, Terry Jones, Terry Gilliam, Carol Cleveland, Simon Jones
La trama in breve: link
Il mio commento: film che può benissimo esser visto a puntate essendo strutturato ad episodi, cosa questa che mi ha facilitato il compito di visionarlo. Non un film banale, sia chiaro, comico, irriverente, dissacrante, demenziale e satirico, ma questo non significa che sia affatto scontato o di facile e immediata fruizione. In fondo, siamo di fronte a sketch e proposte comiche offerte da quei geniacci dei Monty Python. Ecco quindi una serie di situazioni, spesso inverosimili e assurde, che ironizzano su vari aspetti della vita umana alla ricerca di un senso che, come da promesse dichiarate, dovrebbe venir svelato nell'arco della visione. Ma forse un significato vero e proprio non c'è, semmai si tratta di portare lo spettatore a mettere in discussione svariati aspetti della vita umana, in merito alle istituzioni, all'economia, alla religione ma anche a modi di essere e di fare (quando mai vi capiterà una cena a base di argomenti di discussione? O di poter scegliere come morire?). Personalmente l'ho apprezzato assai e mi son spesso anche divertito (tranne nella sequenza dell'abbuffata del signor Creosoto, davvero nauseabonda e spiazzante. Eppure, per certi versi, la civiltà occidentale è "così", se rapportata al resto del globo che, magari, vive in ristrettezza e povertà di mezzi), però non credo si tratti di un film alla portata di tutti, sia per l'elasticità mentale e la cultura media richiesta (non siamo dinnanzi alla comicità spicciola all'italiana) sia per gli argomenti toccati: passi per l'ilare presa per i fondelli delle situazioni militari, della scienza medica al servizio dei quattri, pardon, pazienti o dei finanzieri il cui palazzo viene abbordato da un palazzo "concorrente" sfuggito a una produzione di serie B, ma quelle che sconfinano in territorio di religione ed educazione potrebbero causare insofferenza ai palati più bigotti.
Trailer: link


Titolo: Star Trek - Into the darkness
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2013
Genere: fantascienza, azione

domenica 23 dicembre 2012

..:: Drive ::..

Titolo: Drive
Regia: Nicolas Winding Refn
Anno: 2011
Genere: thriller (per alcuni pulp)
Cast:  Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Ron Perlman

La trama in breve:
Driver (non ha un nome) ha più di un lavoro. È un esperto meccanico in una piccola officina. Fa lo stuntmen per riprese automobilistiche e accompagna rapinatori sul luogo del delitto garantendo loro una fuga a tempo di record. Ora Driver avrebbe anche una nuova opportunità : correre in circuiti professionistici. Ma le cose vanno diversamente. Driver conosce e si innamora di Irene, una vicina di casa, e diventa amico di suo figlio Benicio. Irene però è sposata e quando il marito, Standard, esce dal carcere la situazione precipita. Perché Standard ha dei debiti con dei criminali i quali minacciano la sua famiglia. Driver decide allora di fargli da autista per il colpo che dovrebbe sistemare la situazione. Le cose però non vanno come previsto. (fonte mymovies)
Primo piano per Ryan Gosling,
probabilmente il miglior palo
del mondo del crimine hollywoodiano

Il mio commento:

... Against the grain of dystopic claims 
of the thoughts your actions entertain, and you have proved to be 
A real human being, and a real hero, 
Real human being, and a real hero, 
Real human being, and a real hero, 
Real human being, and a real hero, 
Real human being (repeat)  ...     

Conclusa la visione di questo film, lo giuro, non riuscivo a togliermi dalla testa la canzone "A Real hero" di College & Electric Youth. Piacevolmente dolce e ossessiva, con echi di musica in stile anni '80, e IMHO vagamente ammiccante a Dreams dei Cranberries, si imprime nella memoria nello spettatore accompagnandolo nella visione del film di Refn, un regista che non mancherò di cercare ancora (c'è quel suo Bronson che mi ispira assai...).
A essere onesti, il numero di battute
che si scambiano questi due prima
di instaurare la relazione è paragonabile
a quelle scambiate in un film porno
Ispirato all'omonimo romanzo di James Sallis (di cui vi segnalo questa recensione qui), Drive è focalizzato sulla figura del protagonista, un laconico Ryan Gosling che predilige il silenzio, la staticità, un'esteriore distacco da tutto. Stuntman di giorno ed esperto autista per criminali quando capita, il nostro è, all'apparenza, un ragazzo per bene, di bella presenza, rassicurante (per certi versi) e inquietante per altri. Voglio dire, se penso a come son fatto io, la sua mancanza di comunicazione verbale e la sua freddezza dei modi mi lasciano un po' turbato. Probabilmente, se nel film regista e sceneggiatore avessero concesso quanto meno un flashback del suo passato, magari anche lo spettatore medio avrebbe maggiormente compreso con chi aveva a che fare. Invece, dopo una buona metà del film in cui ci sembra di aver a che fare con un ragazzo, tutto sommato, tranquillo, si iniziano ad avvertire i primi cambiamenti. 
Variazioni che si corre il rischio di collegare unicamente alla relazione e ai sentimenti che Driver prova per Irene ma che, stando al contenuto del romanzo - che parrebbe essere leggermente diverso dal film... -, è invece da porre in relazione con quello che è il background del personaggio impersonato da Ryan Gosling. E che, per coerenza, non ha manco un nome. Ad ogni modo, dicevo, nella seconda parte del film emerge un altro lato del carattere del protagonista che, come un animale braccato, reagisce ai danni di coloro che hanno provato a fregarlo o che attentano alla sua vita. Ah, se reagisce.... da bravo ragazzo che sa trovare la bellezza della natura in un angolo sperduto di Los Angeles, che sa aiutare una famiglia rimasta con l'auto in panne, che sa voler bene a un figlio non suo e a far innamorare la dolce Irene, non ci si aspetterebbe tanta brutalità. Ecco, come dire, non avevo mai visto una persona - letteralmente - sfondata di calci o martellata di giustezza....D'altronde, il nostro è "uno scorpione" e, al pari dell'animaletto della favola della rana e dello scorpione, agisce secondo quella che è la sua natura. Poco importa se la logica e la razionalità potrebbero consigliare altre strade. 

martedì 13 novembre 2012

..:: Ringer ::..


Titolo: Ringer - Prima stagione
Anno: 2011/2012
Numero episodi: 22
Genere: drammatico, thriller

La trama in breve:
Bridget è sobria da sei mesi ed in cerca di una vita migliore. Nonostante le rassicurazioni dell’agente Victor Machado la donna scappa a New York senza dire nulla a nessuno per ritrovarsi con la sorella gemella Siobhan. Le due provano a ricucire i rapporti ma Siobhan sparisce misteriosamente nel nulla e Bridget decide di rubarne l’identità. Scoprirà molti segreti riguardo la sorella e la sua cerchia di amici e, quando qualcuno cercherà di ucciderla, capirà che la vita di Siobhan non era poi così tranquilla come sperava. (fonte ringeritalia)
"Anvedi quanto so fantastico..."


Il mio commento: (ATTENZIONE agli SPOILER!!!)
Ho iniziato a seguire questa serie per caso, facendo zapping tra i canali televisivi in compagnia di Silvia. E la serie ci aveva incuriosito così, tra una cosa e l'altra, abbiamo deciso di visionarla per intero.
Complessivamente non mi è spiaciuta anche se, in effetti, si avverte il peso di tagli e pressioni che ne hanno portato alla conclusione. Non sembrerebbe essere prevista una seconda stagione (colpa degli indici di ascolto non eccelsi) per cui la storia è stata, bene o male, conclusa.
"Siobhan, perchè la nostra casa
pullula sempre di gente sconosciuta?"
E' una serie abbastanza avvincente, ricca di misteri e di intrighi. Puntata dopo puntata sono più i misteri e i complotti che vengono a galla rispetto alla risoluzione di enigmi e questioni lasciate in sospeso.
I personaggi non sono numerosissimi ma ben amalgamati e con una discreta caratterizzazione e una moralità cangiante. Abbiamo il brillante uomo d'affari, Andrew Martin (impersonato da Ioan "Mr Fantastic" Gruffudd) che nasconde qualche scheletro nell'armadio in merito ai guadagni che registra e un trascorso non proprio idilliaco né con la prima né con la seconda moglie. 
La prima moglie di costui, Catherine (Andrea Roth), instabile e "particolare", con una malsana propensione alle trame macchiavelliche. Poi c'è Juliet (Zoey Deutch) la figlia irrequieta e psicolabile; Henry Butler (Kristoffer Polaha), amico di famiglia, amante, complice, scrittore, un po' tutto fare ma probabilmente il personaggio che cresce di più di tutti; Victor Machado (Nestor Carbonell, già sindaco di Gotham City nella trilogia di Christopher Nolan), tenebroso ma determinato agente dell'FBI; Malcolm Ward  (Mike Colter), sponsor e amico di Bridget, forse anche qualcosa in più....  personaggio che per altro scompare nel nulla ripetutamente, e non c'ha nessuno, un parente, un amico, qualcuno che lo cerchi...poveraccio....

sabato 5 maggio 2012

Revolver

Titolo: Revolver
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2005
Genere: drammatico,thriller psicologico,azione
Cast: Jason Statham, Ray Liotta, Vincent Pastore, André Benjamin, Terence Maynard

La trama in breve:
Uscito di prigione dopo sette anni di isolamento Jake Green è deciso a vendicarsi di Dorothy Macha, l'uomo che ha ucciso la moglie del fratello. Umiliato e battuto al tavolo da gioco dal giovane rivale, Dorothy manda i suoi scagnozzi a ucciderlo ma Jake viene salvato da Zach e Avi, due squali del prestito che gli offrono protezione in cambio di denaro e risposte. (fonte mymovies)

Statham: con i capelli, pensa e parla.
Senza: corre e picchia come un
selvaggio...misteri dei capelli...
Il mio commento:
Visto di recente più per la curiosità di vedere mister Statham in un ruolo diverso dal solito "duro da film d'azione" e di approfondire la conoscenza di un regista scoperto con i recenti Sherlock Holmes, Revolver mi ha lasciato parecchio perplesso.
Vagabondando nel web per documentarmi un poco e, soprattutto, per dare un senso a quanto visto ho notato di non esser stato l'unico a trovarsi in difficoltà nell'inquadrare questo film.
Da un lato c'è chi lo etichetta come una boiata elegante ma sconclusionata, dall'altro chi lo esalta come un capolavoro volutamente cervellotico ma supportato da un'ottima fotografia e scenografia.
Io, da bravo ignorante, per non scontentare nessuno penso che la verità risieda nel mezzo.
Senza ombra di dubbio, Revolver è un'opera arzigogolata, criptica, vagamente pulp, con un intreccio che mescola tra loro più vicende e più personaggi diversi tra loro, alcuni dotati pure di un discreto fascino, come Avi o Sorter, il killer impersonato da Mark Strong.

martedì 18 ottobre 2011

..:: Duel ::..

Titolo: Duel
Regia: Steven Spielberg
Anno: 1971
Genere: azione, thriller
Cast: Dennis Weaver, Lou Frizzel, Jacqueline Scott, Eddie Firestone

La trama in breve:
Un normale automobilista dal cognome simbolico, David Mann (Dennis Weaver), è oggetto della spietata caccia di un misterioso camionista, che non si vede mai, lungo le assolate e solitarie strade del deserto americano.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Il presentimento: avrò fatto bene
a mostrargli il dito medio?
La prima volta che sentii parlare di questo film ed ebbi l'occasione di visionarne alcune sequenze risale al 2004, se non erro, durante una lezione del corso di "Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico" tenuto dal prof. Brenta nel corso di laura in Disciplina delle Arti, della Musica e dello Spettacolo a Padova. Ma come, mi direte voi, non hai frequentato le lezioni di Informatica in quel ridente ex carcere del Paolotti? Ebbene sì, risponderò io, ma avendo a disposizione ben 10 crediti da maturare con corsi "di qualunque cosa e qualunque corso di laurea" ho ben pensato di optare per qualcosa di interessante e appetibile. Possibilmente in una facoltà in cui le donne esistevano anche al di fuori dei monitor del pc.
Ecco quindi spiegato come venni a conoscenza di codesto film che, a distanza di anni, in ben 5 episodi, son pure riuscito a vedere per intero.
Per esser stato girato in soli 13 giorni da un regista di 25 anni credo lo si possa ritenere un prodotto molto interessante. Ok, un po' monotono lo è, privo di quei particolari e strabilianti effetti speciali a cui Spielberg ci ha abituato negli ultimi anni, ma comunque originale. La sceneggiatura è tratta da un testo di Richard Matheson ( l'autore di "Io sono leggenda") e non risulta particolarmente complessa.

giovedì 25 agosto 2011

..:: Hanna ::..

Titolo: Hanna
Regia: Joe Wright
Anno: 2011
Genere: azione, thriller
Cast: Cate Blanchett, Eric Bana, Saoirse Ronan, Olivia Williams, Tom Hollander

La trama in breve:
Hanna è un’adolescente che vive con il padre Erik, isolata dalla società, in una foresta. L’uomo l’ha addestrata a una molteplicità di tecniche di difesa e di attacco, all’uso delle armi e le ha fornito una buona conoscenza di molteplici lingue. Perché Erik è un ex agente della CIA che ha dovuto far perdere le proprie tracce e vuole che la figlia sappia come sopravvivere a un eventuale rientro nel mondo civile. Perché Hanna è ormai pronta e può scegliere di farsi trovare da Marissa Wiegler, responsabile dell’Agenzia, che ha un conto da saldare con Erik e vuole a tutti i costi catturare la ragazza. (fonte mymovies)

Il mio commento:
"Chiamatemi Anna", disse il buon Peter Griffin in una puntata dell'omonima serie animata (che poi sarebbe Family Guy...). Però questo, con il film in questione, visto recentemente al cinema, non c'entra proprio nulla.
Hanna + una pistola + una manciata
di proiettili = evasione dal bunker
della CIA (situato nel deserto del
"vattelapesca")
Hanna ricorda molto gli adrenalinici episodi della "Bourne" trilogia, a dire il vero, ma per alcuni aspetti se ne discosta assai. Probabilmente anche per le idee e i messaggi che, probabilmente, hanno portato alla creazione di questo film. La scelta di una protagonista così giovane, adolescente ma al contempo spietata e "inumana" può richiamare alla mente le condizioni di certi soldato bambino dei Paesi poveri del globo ma, più di tutto, dovrebbe far pensare alle moderne generazioni e all'educazione e agli esempi che vengono loro proposte. Senza scordare, ovviamente, fatti di cronaca che di tanto vengono portati all'attenzione pubblica e relativi a stragi o reazioni violente, quasi che questa sia l'unica forma di comunicazione nota, dettata da un condizionamento esterno ossessivo e dannoso. Della serie, mica alla tv propongono solo film positivi e solari in stile Bollywood, piuttosto abbondano sparamenti, parolacce, sopraffazioni e un uso indiscriminato della forza.
In Hanna aleggia costantemente una certa marzialità e un alone di angoscia causato da tutti inseguimenti e macchinazioni più o meno rivelate.