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domenica 21 febbraio 2021

Codex Merrymaid

Titolo:
Codex Merrymaid
Autore: Uberto Ceretoli
Editore: Dunwich Edizioni
Genere: fantasy, steampunk
Pagine: 314

La trama in breve:
I cacciatori di Sua Maestà Bryan ed Eudora devono impedire i piani di dominio del delirante dottor Moriarty, intenzionato a scatenare contro l’Inghilterra le immonde creature-degli-abissi e il loro signore e padrone Dagon. Ad aiutarli in un’impresa che li vedrà affrontare complotti, raccapriccianti esseri marini e creature meccaniche saranno l’occultista Carnacki, l’investigatore Holmes, l’archeologo Loftus e lo sfuggente capitano Nemo. (fonte Dunwich Edizioni)


Il mio commento:
Su questo blog già sono apparse recensioni di altri romanzi scritti da Uberto Ceretoli, in particolare quelli editi con Asengard e legati ai sigilli (del vento, della terra, del fuoco), ma nessun commento alle altre opere da lui scritte. E che forse avrei dovuto leggere prima di questo Codex Merrymaid in quanto ci sono riferimenti e collegamenti più evidenti tra di esse, come ad esempio i medesimi personaggi. 
Tutto sommato però la lettura non viene per questo resa più ostica o meno significativa, e questo è un aspetto decisamente positivo anche per quei lettori che , come me, potrebbero pescare "a caso" ^_^
Il romanzo scivola via molto fluido, in quanto ricco di azione e pregno di eventi, con personaggi ben caratterizzati e per certi versi affascinanti. Mi riferisco a Eudora, ad esempio, ma anche a Moriarty o Carnacki, per non parlare di quelli-degli-abissi, ovvero sirene e altre creature ibride uomo-pesce.
Forse per alcuni lettori può risultare complicato seguire le vicende legate alle varie sotto-trame, che coinvolgono alcuni personaggi e che si svolgono in contemporanea, ma personalmente lo trovo uno stimolo in più, fermo restando che confluiscono e contribuiscono allo sviluppo della medesima ambientazione e storia.
Ecco, forse le presenze di personaggi quali il capitano Nemo o Sherlock Holmes sono più di raccordo con altri romanzi scritti o in scrittura da parte dell'autore, perché in questo compaiono, sì, ma non sono comprimari. Lo dico per chi magari nutre forti aspettative su di essi: in Codex Merrymaid le vicende sono molto più concentrate sui cacciatori Eudora e Bryan, praticamente degli agenti segreti molto operativi, abili combattenti supportati da moderne tecnologie proposte in chiave steampunk. Bisogna tenerlo a mente altrimenti, considerando che le vicende sono ambientate attorno al 1887, diventa poco credibile accettarne alcune, decisamente in anticipo sui tempi (anche per i nostri, forse ^_^ ).
Tecnologie che comunque sono anche appannaggio dei cattivoni, considerando in particolar modo Gamma, che è una sorta di terminator (diciamo così...) che darà del filo da torcere ai nostri, incrociando spesso le loro strade nel corso delle loro indagini. Indagini che procederanno in modo progressivo fino a condurli alle isole Scilly, distanti dall'Inghilterra e luogo in cui quelli-degli-abissi vengono in un certo senso adorati e "omaggiati" con il sacrificio di giovani donne che, col tempo, si tramutano in sirene. E non parliamo di creature stile Ariel di Walt Disney, bensì creature viscide e letali. 

mercoledì 26 dicembre 2018

Macchine mortali

Titolo: Macchine mortali
Titolo originale: Mortal engines
Regia: Christian Rivers
Anno: 2018
Genere: fantasy, avventura
Cast: Hugo Weaving, Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Stephen Lang

La trama in breve:
In un futuro in cui le città sono semoventi su cingolati e vagano per la Terra, dopo una catastrofe detta "Guerra dei 60 minuti", Thaddeus Valentine (Hugo Weaving) è l'ingegnere responsabile di Londra, per la quale sogna un futuro di conquista, senza guardare in faccia a nessuno. I suoi piani si scontreranno con una ragazza che arriva dal suo passato, Hester Shaw (Hera Hilmar), e il giovane storico Tom (Robert Sheehan), forse meno imbranato di quel che sembra.  (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Il film in questione è l'adattamento cinematografico dell'omonimo libro di genere steampunk scritto da Philip Reeve, testo del 2001 che scopro destinato prevalentemente a un pubblico adolescenziale. 
Dal trailer però mi ero fatto un'idea di storia un po' più complessa e ad ampio respiro, magari un preambolo per proporre nuove ambientazioni e dare un po' di slancio al genere steampunk che, tutto sommato, tra libri, anime e film è già relativamente noto al pubblico. Invece, nelle quasi due ore di proiezione, tutto sembra iniziare e finire, lasciando un po' di insoddisfazione per il risultato complessivo e per la superficialità con cui si son gestiti aspetti che potevano caratterizzare e dare maggior profondità all'opera stessa: bastavano pochi scorci di piantagioni o allevamenti, per farci capire cosa mangia la gente, oppure come ricavano le fibre tessili per l'abbigliamento oppure l'acqua per abbeverarsi o lavarsi....
Ok, di certo non siamo di fronte a un prodotto che punta agli Oscar, però una maggior cura nella gestione di alcune dinamiche poteva regalare un'esperienza più soddisfacente e completa anche per non avvalorare la tesi secondo cui più il tempo passa e più la civiltà regredisce. 
Ma questa impostazione prevalentemente orientata alla spettacolarità - fermo restando che bisognerebbe vedere come viene smarcata nel libro - la si nota partire dalla spiegazione iniziale, l'introduzione necessaria a contestualizzare l'ambientazione proposta: la sequenza occupa praticamente il tempo che ci impiega il logo della Universal Picture a coprire la circonferenza terrestre mentre una voce robotica accenna alla catastrofica devastazione perpetratasi nella Guerra dei 60 minuti. 
Poi lo spettatore viene catapultato nel vivo dell'azione e, da quel momento in avanti, è una discreta corsa fino all'epilogo finale. 




Di certo non ci si annoia, questo no, sia per gli eventi che si succedono sia per la progressiva proposta di scenari e ambientazioni sia per il brio del gruppo di protagonisti scelto. Da un lato Hester Shaw, che si dimostra combattiva, pragmatica, tormentata e incazzata col mondo, dall'altro Tom Natsworthy (interpretato dal buon Robert Sheehan, già visto in Misfits), storico, provetto aviatore, intelligente e dinamico, caratteri e mondi opposti che inizieranno col piede sbagliato per poi evolvere il rapporto in una relazione più profonda e complice. D'altronde, l'essere costantemente a rischio di morire stimola questo genere di legami. 

venerdì 9 dicembre 2016

L1L0

Titolo: L1L0
Autore: Pippo Abrami
Editore: Vaporteppa (*)
Genere: racconto, fantascienza, steampunk e una vena di umorismo
Pagine: 19 (circa)

La trama in breve:
L1L0 è un automa, un bollitore con tre cervelli di scimmia e l’aspetto di un coniglio. Se non fosse per il Witz, il tipico umorismo ebraico alla base della sua personalità, si sarebbe già suicidato. L1L0 però è anche una macchina da guerra, la più avanzata in circolazione, e ha una missione: salvare la figlia del proprio creatore.

Il mio commento:
Periodicamente sbircio su Baionette Librarie per cui già tempo addietro avevo adocchiato gli ebook della collana Vaporteppa ma solo recentemente mi son cimentato nella lettura di una delle opere delle collane proposte.
Per cui, dal buffet libero, ho pescato questo L1L0 di Pippo Abrami, autore a me ignoto ma che non mi è spiaciuto affatto.
Le pagine sono scivolate via veloci, grazie anche allo stile e al lessico utilizzato dall'autore, più che buoni e adeguati. Certo, bisogna essere un po' familiari con l'ambientazione steampunk e le sue caratteristiche ma direi che, per quel poco che ne conosco, mi pare che gli elementi ci siano tutti sia in termini di contesto storico che di elementi tecnici e tecnologici. 
Ho qualche riserva sulle conoscenze e sul livello raggiunto in campi scientifici quali biotecnologia e programmazione di automi ma, fondamentalmente, lo si accetta. Apprezzata anche l'integrazione delle leggi della robotica di Asimov visto che, di fatto, L1L0 è un automa senziente... un automa che però è fin troppo umanizzato per via della verve sarcastica che, sin dalla prima pagina, palesa tramite la stampante in dotazione. Indubbiamente questo espediente - la vena ironica da umorismo ebraico, elemento ancor più stravagante se consideriamo il periodo storico è quello del nazismo - è funzionale alla fruizione del testo e a dare un po' di verve ad una voce narrante che procede per lo più in prima persona per cui, probabilmente, con una personalità installata meno "vitale e presente" sarebbe risultata più arida e difficile da digerire (però, ecco, poteva anche andar peggio con una personalità stile Sgarbi oppure alla Hodor). 
Apprezzatissime anche le illustrazioni a corredo del testo, molto evocative ed efficaci nel visualizzare gli elementi descritti, un espediente tra l'altro che mi ha richiamato alla memoria Leviathan di Scott Westerfeld e che aumenta il valore di questo ebook.
Nel complesso, considerando che si tratta di un racconto breve, la storia funzione - anche se forse è un po' troppo immediata la facilità con cui si "sospengono" certe direttive e la rapidità di movimenti padroneggiata dal "bollitore con le zampe" poteva essere meno esagerata - e mi ha convinto a provare qualche altro testo di questo progetto editoriale. Spero anche a voi perché in fondo - come sperimentato anche con Terre di Confine - se qualcuno le supporta, queste iniziative vivono e prosperano altrimenti rischiano di non avere un futuro.

(*) Vaporteppa è una collana ideata e diretta da Marco Carrara per Antonio Tombolini editore, casa editrice fondata da Antonio Tombolini sotto Simplicissimus Book Farm.

sabato 5 aprile 2014

Iron Sky

Titolo: Iron Sky - Saranno nazi vostri
Titolo originale: Iron Sky
Regia: Timo Vuorensola
Anno: 2010
Genere: fantascienza, satira, azione
Cast: Julia Dietze, Gotz Otto, Christopher Kirby, Tilo Prückner, Stephanie Paul, Peta Sergeant, Udo Kier, Kym Jackson, Alexander Beck

La trama in breve:
2018. Sulla faccia oscura della Luna, sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, si è installata una colonia di nazisti che ora sono quasi pronti per invadere la Terra. Manca però un elemento che garantisca l'energia necessaria. Questo viene trovato grazie alla missione inviata sul satellite lunare dalla Presidente degli Stati Uniti in cerca di rielezione. A bordo del LEM c'è un astronauta di colore, James Washington, che ha con sé un cellulare. La sua cattura fornisce al rampante ufficiale Klaus Adler l'occasione giusta. Andrà sulla Terra a cercare la tecnologia necessaria per l'attacco e poi diventerà il Fuhrer con potere assoluto. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ancora una volta non posso fare a meno di evidenziare, con una nota di irritazione, come gli sceneggiatori nostrani non riescano a resistere alla tentazione di travisare titoli e idee. E' più forte di loro, evidentemente: hanno per le mani un titolo, potrebbero lasciarlo così com'è nel rispetto dell'idea originale e invece, anziché contare fino a 10 e chiudersi le dita in un cassetto, decidono di ubriacarsi e di dar sfogo alla propria creatività da cerebrolesi. Bastava guardare il trailer per aver qualche dubbio e invece loro hanno perseverato. Sarà l'istinto, saranno esigenze mediatiche a cui dovevano sottostare perché qualcuno teneva in ostaggio i loro figli, sarà beata ignoranza, colpa di una scommessa persa, delirium tremens... non lo so e non lo voglio sapere. Però ugualmente mi fa montare dentro un po' di sana stizza che più di tanto non guasta quando ci si accinge a scribacchiare su di un blog.
Praticamente è il medesimo processo che si innesca in un automobilista quando si trova di fronte un manipolo di ciclisti convinti - anche se non è vero - di stare al giro d'Italia, motivo per cui schifano le piste ciclabili e corrono appaiati o in gruppo occupando gran parte della corsia stradale. Ergo, monta quella sana cattiveria che, se non controllata, potrebbe scatenare rapide e violente aperture di portiere...
Ma lasciamo perdere queste amene facezie e torniamo al film.
Dicevamo che anche in quest caso il titolo proposto non gioca a favore della promozione: gli scimpanzé del team traduzioni avrebbero potuto optare per scelte originali, magari analoghe a quelle pensate dai colleghi britannici ("The Reich Strikes Back", con chiaro riferimento a StarWars), invece si è scelta la via della volgarità. Così magari la gente pensa che dietro a una produzione del genere ci siano i Vanzina...
Peccato invece che questo Iron Sky, che immeritatamente si guadagna un misero 6 su IMDB, sia a mio avviso un piccolo gioiellino. Non un capolavoro, nemmeno la perfezione filmica, ma una discreta pellicola che, seppure con poco tempo a disposizione, punta all'essenziale mescolando svariati elementi sia sotto il profilo de contenuti che dell'appeal visivo.
Indubbiamente, tirare in ballo i nazisti non è affare da poco: potrebbe esserci il rischio di veicolare alle masse messaggi errati, di abbellire mentalità e situazioni aberranti, comunque già condannate dalla storia. Analogamente non li si può nemmeno svilire in modo pacchiano, proprio per il fatto che il nazismo ha rappresentato (e purtroppo certe frange di estrema destra ancora ci credono...) una parentesi dell'esperienza storica mondiale.

martedì 12 ottobre 2010

Leviathan

Titolo:  Leviathan
Autore: Scott Westerfeld
Editore: Einaudi
Genere: Fantasy - Steampunk
Pagine: 400

La Trama:
Siamo in Europa, nel 1914. Le maggiori potenze si dividono prevalentemente in due fazioni sulla base della diversa tipologia di tecnologia ed economia adottata. Da una parte le nazioni Darwiniste – ad esempio Regno Unito, Francia e Russia – nelle quali la genetica e la scienza hanno raggiunto un livello di evoluzione tale da consentire la nascita di creature sintetiche per meglio soddisfare qualunque esigenze, dal trasporto alla produzione di energia. Diversamente da loro i Cigolanti,  quali la Germania e l’Impero Austro- Ungarico, sostengono un’economia basata sul vapore ed il metallo, dove le competenze meccaniche e ingegneristiche permettono la realizzazione di imponenti mezzi corazzati.
In Inghilterra, Deryn Sharp è una ragazzina di quindici anni particolarmente portata per l’aviazione: pragmatica e schietta, grazie alla collaborazione del fratello maggiore, riesce ad arruolarsi presso l’aeronautica spacciandosi per un maschio, tale Dylan Sharp. Durante il suo primo volo come cadetto, a bordo di un Huxley – una sorta di enorme medusa ad idrogeno equiparabile ad una mongolfiera – viene sorpresa da una tempesta particolarmente violenta. Successivamente viene salvata dalle correnti aeree dall’equipaggio del Leviathan, un possente ecosistema volante a foggia di balena diretto verso Londra da cui, dopo il recupero di un’importante donna scienziato, salperà verso l’impero Ottomano per compiere una delicata missione diplomatica. Un viaggio non certamente facile, irto di pericoli e difficoltà in un contesto in cui la guerra tra darwinisti e cigolanti incombe.
In Austria, il nobile Aleksander è figlio dei sovrani dell’impero austro ungarico. Rimasto orfano in seguito alla loro uccisione in Serbia, viene messo in salvo grazie al conte Volger e al capo meccanico Klopp personalmente incaricati da Francesco Ferdinando d’Asburgo di provvedere alla salvaguardia del principe prima che finisca vittima della nobiltà o dei tedeschi. La scomparsa dei sovrani d’Austria diviene infatti il pretesto per scatenare una guerra globale di proporzioni mondiali e la sola presenza di Aleksander potrebbe risultare determinante. Per questo la sua vita rappresenta una minaccia per i piani della nobiltà austriaca e delle gerarchie tedesche: per non soccombere, si ritrova così costretto a viaggiare fino in Svizzera a bordo di un camminatore e dell’equipaggio minimo necessario a muovere la grande macchina antropomorfa.
Sarà proprio sulle Alpi Svizzere che il destino dei due ragazzi si incontrerà creando sviluppi straordinari quanto imprevisti nei delicati equilibri tra le super potenze europee mentre, sullo sfondo, la Grande Guerra inizia ad estendersi e a portare morte e devastazione.

Il mio commento:
Scott Westerfeld è senza dubbio una penna interessante: nato a Dallas nel 1963 ha già all’attivo una serie di opere di successo, quali “I diari della mezzanotte” o “Uglies”, che hanno registrato un notevole successo anche nel nostro Paese.
E questo Leviathan si presenta come un altro romanzo di particolare rilievo nell’ambito della sua produzione e, più in grande, all’interno del vasto panorama fantasy mondiale. Opera vincitrice dell’Aurelias Award come miglior romanzo Young Adult 2009, costituisce il primo capitolo di una saga steampunk e risulta senza ombra di dubbio una lettura più che valida.
L’edizione proposta in Italia da Einaudi in una versione particolarmente curata dal punto di vista della copertina e della tipologia di rilegatura e carta scelta - fattori questi che probabilmente influiscono sul prezzo non propriamente economico -, contiene numerose illustrazioni in bianco e nero realizzate dall’abile Keith Thompson. Si tratta di piccoli disegni dal tratto pulito ma ben definito, precise e piuttosto puntuali nel riproporre visivamente quanto presente nel libro, amplificando emozioni e suggestioni.
Queste costituiscono un enorme pregio dell’opera e, al contempo, esplicitano un aspetto non propriamente secondario nel determinare un giudizio complessivo sul romanzo. Seppure lo stile di Westerfeld risulti vivace, chiaro, decisamente molto scorrevole e appassionante, l’autore tende a non indugiare troppo nelle descrizioni, sia di paesaggi e ambientazioni, sia nella definizione delle macchine o degli animali di cui popola la storia. In tal senso, le illustrazioni proposte da Thompson sopperiscono egregiamente a tale mancanza, chiarendo immediatamente le visioni a cui lo scrittore mira a dare forma ma, considerando la notorietà e il consenso che Leviathan ha conquistato nel pubblico, va comunque messo in luce questa scarsa propensione all’approfondimento. Probabilmente ciò favorisce il dinamismo della lettura e la scorrevolezza della narrazione ma, per certi versi, costituisce un limite dell’opera. Soprattutto per chi si accosta a questo romanzo con un certo livello di aspettativa in termini di dettaglio e minuziosità: in fondo, un lato affascinante dello steampunk è proprio quello di saper mettere in campo macchine e soluzioni tecniche innovative, addirittura ammiccando a quei prototipi che, nel corso della storia, hanno aperto la strada alla realizzazione di tecnologie attuali.
Con queste premesse, dunque, l’opera di Westerfeld può risultare superficiale, più adatta ad un pubblico  giovane, più facilitato nell'immedesimarsi nei panni di Deryn o Alek, o che magari,si accosta per la prima volta ad un universo steampunk.
Senza dimenticare che questa lacuna la si riscontra pure nella facilità con cui, nel corso della narrazione, si evita di fornire troppe spiegazioni in merito alle tecniche genetiche e scientifiche padroneggiate dai darwinisti. O, ancora, nel tratteggiare l’Europa, ormai sull’orlo di una guerra mondiale, ma che in Leviathan, purtroppo, rimane solamente uno sfondo geo-politico funzionale alla narrazione ma, nel concreto, poco nitido e descritto.
Invece, il focus rimane principalmente concentrato sui protagonisti e, in questo senso, va detto che la loro caratterizzazione è più che buona: la loro psicologia, il modo di agire e affrontare le vicende sono bene tratteggiate. Questo vale soprattutto per Deryn “Dylan” Sharp e Aleksander a cui l’autore concede moltissimo spazio ma lo si nota anche per altri personaggi secondari, in particolare per la dottoressa Nora Barlow, il “conte dei boschi” Volger e il fido Klopp.
Tutti gli altri invece scivolano in secondo piano, molto in secondo piano, con il risultato che il Leviathan sembra sì uno straordinario ecosistema volante ma popolato e manovrato da una sparuta manciata di uomini ombra. Soldati certamente esperti e dotati di una propria personalità ma che, se raffrontati con il portentoso quanto onnipresente cadetto “Dylan” Sharp, appaiono poco meno che dei goffi principianti senza arte né parte a bordo.
Soprassedendo su questi aspetti (anche se, a dirla tutta, ce ne sarebbero altri: basti pensare all’assenza di controlli medici per i naufraghi o per l’immunità al sonno e alla stanchezza di cui godono ragazzini di sedici anni) va comunque reso merito all’autore di aver saputo confezionare un’opera molto valida. Dal punto di vista commerciale, senza dubbio, ma anche per aver saputo coniugare elementi fantastici e ucronici: l’Europa descritta ammicca fortemente a quella che, realmente, è esistita a inizio del secolo scorso. Anche la propensione verso la costruzione di macchinari da guerra costituisce un richiamo molto forte con la storia vera: basti pensare ai primi carri armati, aerei e alle altre macchine belliche che nel corso della prima Guerra Mondiale si sono avvicendati sui campi di battaglia terrestri e aerei. La contrapposizione tra Darwinisti e Cigolanti risulta poi molto ben congeniata e sembra richiamare i contrasti più spiccatamente fantasy che si vengono a creare tra elfi e nani, i primi più legati alle arti, alla natura e alla magia, i secondi più laboriosi e pragmatici, dediti lavorare i metalli per costruire macchine e armi. Ma c’è di più, perché lo steampunk di Leviathan abbandona l’elemento magico fantastico in favore della scienza, creando appunto un contrasto tra due modi di intendere l’evoluzione tecnologica. Anche se, come sembra voler suggerire attraverso gli eventi descritti, probabilmente la vera innovazione sta nel riuscire a combinare questi due modi di intendere e governare la materia. Certamente macchine poderose come i camminatori o le corazzate a sei o otto zampe offrono una solidità e una potenza irraggiungibili ma al contempo la versatilità e i doni naturali che le creature viventi possiedono rappresentano un traguardo di perfezione a cui tendere. Questi due estremi costituiscono quindi l’elemento cardine del romanzo, determinante nel delineare equilibri e psicologie dei personaggi, ma anche nell’offrire un quadro steampunk interessante e avvincente per un vasto numero di lettori. E, forse, anche per scienziati e ingegneri alla ricerca di nuovi modi di fare tecnologia e intendere il rapporto dell'uomo nei confronti dell'ambiente terrestre.