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mercoledì 3 agosto 2022

Annientamento

Titolo:
Annientamento
Autore: Jeff VanderMeer
Editore: Einaudi
Genere: fantascienza
Pagine: 186


La trama in breve:
La conoscono semplicemente come «la biologa». È una donna che non sa ancora di essere pronta a tutto. La corazza dietro cui nasconde la sua fragilità è fatta di segreti. Ma tutto ciò basterà a difenderla dal mistero che l'attende nell'Area X? Con la tensione del thriller, la visionarietà del fantastico e la profondità della grande letteratura, Jeff VanderMeer ha saputo raccontare le nuove, imminenti, antichissime, paure del nostro mondo (fonte Einaudi)

Per trent'anni l'Area X - un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall'origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo - è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l'agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all'opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall'Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte. Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne. Quattro donne che non conoscono nulla l'una dell'altra, nemmeno il nome - sono indicate con la funzione che svolgono: l'antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa - accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell'Area X erano stati appena sfiorati. (fonte ibs)


Il mio commento:
Ho letto questo libro perchè incuriosito dalla copertina e dal trailer dell'omonimo film su Netflix con Natalie Portman, ma che ancora non ho visto.
E col senno di poi non so se vorrò vederlo perché, da quel poco che avevo visto, mi pareva "diverso" da quanto letto sinora. Per di più, con tutto il rispetto parlando, non sono così convinto della scelta della Portman per il ruolo della biologa, una figura asociale, appassionata di animali e habitat naturali, cinica e indipendente, con alle spalle un rapporto sentimentale conclusosi proprio a causa dell'Area X e che han determinato la sua partecipazione alla spedizione.
Ma magari è solo un mio limite nel percepire l'attrice israeliana, forse perché la sovrappongo ancora a Padme della trilogia di Star Wars.
Al netto di questi discorsi, che lasciano il tempo che trovano, l'opera di VanderMeer nel complesso mi è piaciuta. L'ho trovata particolare e suggestiva nella sua narrazione, che mescola racconto biografico in prima persona, esplorazione, mistero, fantascienza e horror. Anche come stile, seppure all'inizio non mi convincessero molto tutte quelle frasi sintetiche e quasi mozzate, alla fine lo promuovo.
Lo sviluppo della storia risulta molto coinvolgente e riesce a catturare l'attenzione del lettore, senza mai svelare troppo e giocando su situazioni e luoghi "quasi normali", seppure oggetto di mutazioni e ricombinazioni a più livelli. Prima di questo mio commento ho riportato due estratti relativi alla trama del libro per darvi un'idea di cosa esso contenga e di come possa essere percepito o fatto percepire, incontrando i gusti di lettori differenti per età e preferenze di genere.
Nonostante l'ambientazione e la situazione proposte non sembrino particolarmente nuove, lo sviluppo e la presenza dei vari elementi sono invece molto accattivanti, con risvolti che vengono rivelati pian piano, mantenendo suspense e mistero su un buon livello nonostante l'autore preferisca narrare con ritmo non velocissimo. Non tutto viene rivelato, ovviamente, anche perché stiamo parlando del primo libro di una trilogia.

domenica 6 agosto 2017

Earth Overshoot Day 2017

Ed eccoci qua a riparlare dell'Earth Overshoot Day, la cui definizione "il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno". Si tratta di una stima che ogni anno viene proposta a fronte delle analisi da parte della Global Footprint Network per sensibilizzare sul peso che il nostro attuale stile di vita ha sulla Terra. Un pianeta le cui risorse sono a tutti gli effetti finite e che dovremmo maneggiare con cura.
Orbene, l'anno scorso l'Earth Overshoot Day cascava l'8 agosto. 
Quest'anno parrebbe invece aver anticipato ulteriormente per cui, per il 2017, è dal 2 agosto che siamo in debito nei confronti del pianeta. Argomenti delicati e sempre molto attuali e che, in teoria, sarebbero dovuti esser toccati anche nell'ambito del fantasmagorico Expo del 2015 di cui, ad oggi, non so ancora cosa sia rimasto. Eppure era stato acclamato come un discreto successo...

Al di là che si tratta di stime e che immagino le valutazioni siano opinabili e discutibili, i dati che emergono dalle analisi proposte dalla Global Footprint Network fanno comunque riflettere assai.
Nell'ambito globale, pare che il fabbisogno di risorse sia aumentato, da 1.6 del 2016 a 1,7 del 2017. Tuttavia, almeno l'Italia pare esser migliorata un po' e questo non può che farmi piacere.
Da luglio di quest'anno, all'indirizzo www.footprintcalculator.org, è anche possibile fare qualche valutazione di massima sulla sostenibilità del proprio stile di vita basandosi su fattori quali il tipo di alimentazione, l'ammontare di spazzatura prodotta, i consumi, l'inquinamento connaturato ai trasporti...elemento dolente, nel mio caso, del mio personale contributo al depauperamento dell'ambiente.
Infatti, seppure ricorra a prodotti alimentari a Km 0, dall'orto alla tavola, o cerchi di ridurre gli sprechi di energia in casa - visto che il buon isolamento dell'abitazione facilita nel limitare l'uso di condizionatori e riscaldamento -, la parte sull'impatto derivato dai trasporti usati è, come dire, assai negativa. Per carità, magari rispondendo con più attenzione a certi quesiti o ponderando di più potrei migliorare i risultati ottenuti, ma non poi molto mi sa :-(

D'altronde, di km ne macino assai per andare al lavoro... e non è banalissimo affidarsi ai potenti mezzi pubblici del Veneto. Vero è che, ogni giorno, per strada, se ne contano assai di veicoli usati da singoli utenti e anche fenomeni di car pooling sono di non facile attuazione. Mi domando però se, a tal proposito, non ci possa essere anche qualche intervento dall'alto per incentivare certi fenomeni: in fondo, dovrebbe essere nell'interesse di tutti...
Peccato invece che come nazione abbiamo puntato molto sul trasporto su gomme :-(
A tal proposito, mi sorge anche una domanda visto che si parla molto di auto ibride ed elettriche: e i camion? Voglio dire, quotidianamente ci sono migliaia di veicoli pesanti che circolano per il nostro bel Paese, però non sento praticamente mai parlare di proposte per ridurne il numero o l'impatto ambientale. Di sicuro qualcosa c'è ma l'impressione è che il traffico pesante sia in aumento, e non a beneficio dell'atmosfera o dell'ambiente. Possibile che non si possa spostare parte del traffico su binario? Oppure tentare di incentivare dinamiche ecologiche anche per i camion?
Oltre a ciò, visti anche i consigli proposti, mi sa che rivedere un po' l'alimentazione potrebbe essere un buon punto di partenza, basterebbe anche solo rivederla in termini di consumi di prodotti locali, boicottando i grossi spostamenti di cibo e gli sprechi dovuti a imballaggi eccessivi. Collegato a questo aspetto mi domando anche da quand'è che abbiamo optato per gli onnipresenti sacchetti di plastica per la frutta e la verdura: in fondo, da anni è stato incentivato, nei supermercati, l'uso di borse di tela per sfavorire lo spreco di plastica. Perché non si può trovare una formula anche per la frutta e la verdura? Vero è che nella grande distribuzione il self service è la prassi e che, considerando l'indole italica, non si può far leva sull'onestà del cliente (ricordo ancora certe situazioni capitatemi quando ero in trincea al Carrefour). Però proporre anche l'opzione borsa di tela o carta, magari facendola imbustare a personale del supermercato potrebbe essere una buona cosa per ridurre gli sprechi. D'altronde, c'è da domandarsi se non sia esagerato l'uso dei guanti nel maneggiare la frutta visto che poi, occasioni per entrare in contatto con altre nefandezze ce le abbiamo (il carrello stesso o i cestini, mica vengono igienizzati...), senza contare che non è ben noto dove e come vengano coltivati vegetali, leggasi il BIO cresciuto nei campi vicino alle autostrade.



Mi rendo conto che non si tratta di idee poi così immediate ma spero che qualcuno dei grandi capi, ogni tanto,  mediti su come cercare di rendere migliore il nostro Paese Pianeta. Tema sempre molto attuale anche alla luce dei numerosi roghi di quest'estate che oltre a creare danno economico e ambientale regalano una bella immagine di efficienza e sicurezza del nostro Paese: un anno ci abbiamo i rifiuti (a proposito...tutto a posto con i rifiuti di certe zone d'Italia?), un anno i terremoti, quello dopo i roghi...
Per fortuna qualche idea più concreata può arrivare da qui. E quando si parla di ridurre lo spreco di cibo, potrebbe essere interessante innescare anche fenomeni di scambio con i vicini oppure destinare il cibo non consumato a nobili intenti, in favore dei meno abbienti, oppure per alimentare bestiame (i polli e le galline che son frequenti nelle zone di campagna non si fanno molti problemi e sanno, ad esempio). 
Oltre a ciò, sarebbe interessante trovare nei prodotti del supermercato indicazioni esplicite sull'impatto ambientale dei prodotti, comprensivo di quello determinato dal trasporto: magari, potrebbe aiutare i consumatori a fare qualche scelta di tipo diverso, premiando la produzione locale e che, alla lunga, potrebbe contribuire al recupero o al rilancio di piccole imprese agricole. 


sabato 15 luglio 2017

Trasferta in Senegal - seconda puntata

Probabilmente avrei dovuto/potuto scrivere questo post qualche tempo fa ma, tra una cosa e l'altra non ne ho avuto l'occasione: prima c'è stato un weekend dedicato a lavori a casa e un minimo di festeggiamento compleannoso, quindi un altro in cui c'è stato un mix tra concerto Aerosmith a Firenze e ritrovo parentale mentre il weekend scorso ero al primo ritiro estivo organizzato con l'asd Kyu Shin Ryu...per poi ripartire verso Olbia per qualche giorno di sana trasferta lavorativa... 
Ad ogni modo, se ricordate, in marzo mi sono recato in Senegal, tra Dakar e Saly (vicino a Mbour) per una trasferta di lavoro. 
Ecco, tra fine maggio e la prima metà di giugno ci sono ritornato per dare seguito alle attività iniziate, in particolar modo dedicandomi alla formazione del personale che si occuperà di usare i nostri software quando l'aeroporto Blaise Diagne entrerà in funzione al posto di quello Internazionale di Dakar. Una trasferta di due settimane in cui ho avuto l'occasione di stare maggiormente a contatto con gente del luogo e, quindi, conoscere meglio quella parte d'Africa. Parte d'Africa che tutto sommato non se la passa male ("Best of Africa", come l'ha chiamata qualcuno del team di Summa Limak) e che, sospetto, rivedrò ancora.



Rispetto a marzo, considerando anche l'effettiva presenza di ospiti in hotel - lo stesso hotel Royam che già aveva regalato qualche emozione nella precedente esperienza - si nota che la stagione turistica è virata verso la bassa stagione, aspetto per altro confermato dall'autista dalla pelle d'ebano che mi ha accompagnato avanti e indietro lungo le strade senegalesi. Stavolta, complici anche le traversate trascorse in reciproca compagnia, c'è stata l'occasione per scambiare qualche parola con Bassirou, anche se talvolta l'impressione è stata quella di instaurare un dialogo del tipo:
Io: « Sembra che stiano costruendo parecchio nei dintorni »
Lui: « Sì, il mango è molto buono »
Io: « Penso anch'io che i pneumatici four season vadano più che bene»
Ora esagero ma, tra inglese, wolof, dialetto veneto e gestualità varie, bene o male, ci si capiva ma ogni tanto mi pareva che fossimo del tutto sfasati. 
Tuttavia gli sono grato per la pazienza e la disponibilità, e anche per come ha gestito la situazione quel sabato mattina in cui, complice un camion che ha preso fuoco autonomamente bloccando per decine di chilometri l'unica strada asfaltata che collega Saly a Diass, ha spostato i pneumatici della sua ruggente Toyota Avensis sulle strade...beh, strade...sul terreno accidentato e sabbioso che costeggia la strada, si inoltra su campi e discariche, perdendosi poi dentro ai paesetti, praticamente a ridosso delle case, della gente e del bestiame. 
E' stata una piacevole esperienza: lui si dimostrava sicuro di sé e della sua vettura mentre io temevo che ci piantassimo e rimanessimo con il veicolo in panne. Cosa che per altro capita quotidianamente ad almeno un paio di camion e di auto che percorrono quella medesima strada.
A lui va anche la mia riconoscenza per il sollievo provato nel trovarlo all'uscita dell'aeroporto d Dakar: conquistare l'uscita di quel posto, alla sera, è sempre una bella prova...ma la consapevolezza di uscire e di trovare qualcuno di conosciuto ha un potere decisamente rassicurante. Soprattutto se poi devi farti tipo 60 km di notte lungo le strade non così illuminate del Senegal per raggiungere l'hotel...

giovedì 14 agosto 2014

Villa Pisani e gli investimenti italiani alla voce turismo

La Brasserie Houblon, di Strà, è un magnifico esempio di pub: l'edificio che lo ospita si sviluppa su tre piani, per proporre atmosfere diverse per bere ottima birra e cenare con le pietanze offerte dalla cucina. L'offerta birraria è pure molto buona - in particolare si segnala la birra Antoniana - e non mancano nemmeno occasioni di svago e divertimento, come concerti di musica dal vivo.
Speculare all'Houblon, situata dall'altra parte del naviglio del Brenta che costeggia via Roma e via Doge Pisani, sempre a Strà, c'è poi un altro posto particolarmente interessante: Villa Pisani.
Considerata la Regina delle ville venete, rappresenta uno splendido connubio tra l'architettura barocca francese e il giardino all'italiana. Costruita agli inizi del '700 è stata progettata da Gerolamo Frigimelica ed è stata dimora del doge Alvise Pisani. Non solo, nel corso degli anni ha ospitato anche personaggi del calibro di Napoleone Bonaparte, Carlo IV di Spagna, lo zar Alessandro I a Ferdinando II di Borbone. 
La villa e il suo splendido e vastissimo giardino sono oggi giorno a disposizione dei numerosi turisti, italiani e stranieri, che transitano per Strà (e che magari temporeggiano in attesa dell'apertura del pub di cui prima).
Anche io e Silvia, in compagnia di una coppia di amici, Enrico ed Elisa, recentemente abbiamo avuto modo di visitarla. Ci siamo limitati alla sola area esterna, esplorando i viali alberati, il labirinto di siepi, l'area adibita alla coltivazione di agrumi...e senza dubbio si è trattato di un'esperienza gratificante, che ci ha fatto apprezzare un piccolo gioiello del patrimonio storico culturale italiano.
Abbiamo trascorso alcune ore all'aria aperta, bighellonando tra i sentieri, esplorando e fotografando il parco-giardino della villa, sperimentando le nostre capacità di orientamento (e culo) nel districato labirinto di siepi, finendo poi per vagare tra le numerose piante di limoni, di pomelo e di arance da cui, mi piace pensare, vengono distillati prelibati liquori dolci.


venerdì 7 settembre 2012

..:: Vacanze 2012 ::..

Foto di gruppo dentro alle grotte
di Frasassi
Tra i buoni propositi che mi ero, appunto, proposto per quest'anno vi era il mantenimento di una certa costanza nell'aggiornamento di codesto mio blog. Niente di fondamentale per il continuum dell'universo, per carità.
Invece noto con somma amarezza che è trascorso un po' troppo tempo dall'ultimo post. Che ne sarà, ora, delle mie statistiche e dei miei buoni propositi? Come riuscirò a dormire la notte o a guardarmi ancora allo specchio senza provare vergogna come i proprietari di Daewoo Matiz?  
Ebbene, credo che potrò e riuscirò.
Quanto alla Matiz, la battuta fa riferimento alla "confessione" di un ex-collega che affermava di possedere tale esemplare di automobile, ma che la lasciava in garage. La usava poco, insomma, "perché" - ma lo diceva scherzando, sia chiaro a tutti i Matiz-possidenti - "teneva vegogna".
BTW, sono comunque alle prese con l'edizione di un nuovo entusiasmante post per ciarlare un pochito delle mie vacanze. Quest'anno sono state un po' più brevi rispetto al previsto: anche se, in effetti, non bastano mai, noto che sto scivolando sempre più verso un insano regime lavorativo Stakanov-style.
Comunque, andando per ordine, quest'anno ho avuto modo di sperimentare 3 diversi pacchetti vacanze. 
Il primo, giusto 3 giorni a cavallo di ferragosto, di tipo familiare.
Gnam gnam...
Con Silvia, mia mamma (Graziella) e mio fratello Francesco siam pariti alla volta di Urbino per concederci un po' di stacco dal tram-tram quotidiano. Una mini pausa "improvvisata" necessaria per cambiare aria per qualche giorno e vedere posti nuovi. Ecco allora Urbino, e poi le grotte di Frasassi, e tappe spot sulle spiagge di Senigallia e Riccione. Non ero mai stato (o, se ci sono stato, non ne conservo particolare memoria) all'interno di grotte sotterranee e devo dire che si è trattata di una splendida esperienza, seppur vissuta con un po' di pressione: per ottimizzare la visita i vari gruppi entravano con pochissimi minuti di stacco tra loro, innescando dinamiche stile inseguimento lungo il percorso previsto. Anche Senigallia è stata una tappa significativa, non tanto per i 28 euri investiti per 4 spritz insulsi e stuzzichini "vissuti", ma per l'alto concentrato di fauna di ottimi livello che ivi pascolava. Ok, ero con Silvia, ma guardare non è reato...

venerdì 27 aprile 2012

..:: I vermi conquistatori ::..


Titolo: I vermi conquistatori (The conqueror worms)
Editore: Edizioni XII
Autore: Brian Keene
Genere: horror
Pagine: 312

“Nel luna park della narrativa horror, Brian Keene gestisce le montagne russe!”   
Cemetery Dance Publications

Questa l’entusiasta presentazione che la nota realtà editoriale del Maryland, specializzata in narrativa horror, propone per il prolifico Brian Keene. Indubbiamente l’autore della Pennsylvania, vincitore di riconoscimenti prestigiosi tra cui due Bram Stoker Award e uno Shocker Award, con già 16 romanzi all’attivo e alcune antologie di racconti, risulta essere un’ottima penna, un abile maestro di narrativa horror contemporanea.
Il suo “I vermi conquistatori” (The conqueror worms) pubblicato nel 2006 ma tradotto e distribuito in Italia a partire dal 2011 da Edizioni XII in un elegante volumetto arricchito dalla splendida copertina del duo Angiulli-Mondino (Diramazioni) costituisce una valida lettura capace di trascinare il lettore in un contesto apocalittico da cui non sembra esservi scampo alcuno. L’ambientazione si fa angosciante sin dalle prime pagine quando, attraverso la penna di Teddy Garnett veniamo introdotti all’orrore da lui sperimentato: la Terra è divenuta ormai un pianeta incompatibile con la sopravvivenza del genere umano, vessata da piogge insistenti e continuative. Il sole stesso è poco più che un pallido miraggio al di là della nebbia umida e delle nubi che coprono il cielo mentre, lentamente, ogni forma di vegetazione o di vita animale cede alla furia degli elementi, senza dimenticare i devastanti tsunami che hanno inondato continenti e nazioni risparmiando solamente brandelli di città o qualche cima di montagna. In un tale infermo umido, solamente poche manciate di comunità umane sopravvivono, cibandosi delle poche provviste disponibili e adattandosi a nuove precarie condizioni di vita; tutt’attorno, la pioggia continua a scendere ininterrottamente e a erodere le poche terre emerse.
Teddy è uno dei pochi fortunati ancora in vita, un tenace vecchietto sopravvissuto in solitaria abbarbicato nella propria abitazione montana per quasi tutto il tempo, sin da quando la pioggia ha iniziato a cadere.
Ma non è il solo supersite. Veniamo così a scoprire che attorno al quarantesimo giorno dall’inizio del secondo diluvio universale altri si sono uniti a lui, un suo vecchio conoscente alla disperata ricerca di un rifugio - dopo che la sua abitazione è stata letteralmente risucchiata nel terreno - e alcuni sconosciuti in fuga da Baltimora, precipitati poco distante dalla proprietà del vecchio e accomunati dalla medesima disperata lotta alla sopravvivenza.
Ed è a questo punto che il resoconto di Teddy si fa concitato e inquietante, lasciando emergere tutta la disperazione e l’inquietudine provate che, proprio grazie all’escamotage di affidare la narrazione a un personaggio del romanzo, per lo più ottantenne e gravemente ferito, divengono vivide e coinvolgenti per il lettore. Se già la situazione inizialmente descritta non era delle più rosee, le probabilità di un lieto fine si fanno ancora più remote mano a mano che il racconto procede e le condizioni del narratore si aggravano. 
L’erosione delle terre ha infatti portato in superficie “cose che sorgono dalla polvere della terra e annientano le speranze degli uomini”, creature ancestrali e nauseabonde fuoriuscite dai recessi del sottosuolo e dalle profondità dell’oceano alla ricerca di cibo. Attraverso le annotazioni di Teddy e, al suo interno, del racconto di Kevin, uno dei fuggiaschi di Baltimora, scopriamo che esseri immondi e colossali hanno fatto la loro comparsa: sirene e kraken (ribattezzato in Leviatano) e vermi grandi quanto mucche, autobus o palazzi interi (quest’ultimo ribattezzato Behemoth) minacciano la sopravvivenza delle specie terrestri.

sabato 19 marzo 2011

..:: Un solo destino - Prima Generazione ::..

Titolo: Un solo destino - Prima Generazione
Autore: Alessandra Paoloni
Editore: 0111 Edizioni
Genere: Fantasy
Pagine: 140

La trama in breve:
Airen ed Anika, sorelle rimaste orfane di padre in tenera età e separate da bambine, crescono in mondi totalmente diversi: la prima come serva di Siderin, dispotico e spietato signore dei colli Atrùgeti, la seconda nella sua casa natale a contatto con una natura misteriosa e incontaminata. Ma entrambe, a seguito della morte della madre, ben presto si ritroveranno ad affrontare lo stesso destino: continuare gli studi dei loro genitori, appassionati del lato mistico della natura (fonte IBS)

Il mio commento:
Premetto che ho letto questo libro nell'ambito di una catena di lettura promossa su Mondi Paralleli.
Il titolo proposto non mi pare eccessivamente originale ma è abbastanza azzeccato, in linea con la storia narrata nel romanzo. Quel "Prima generazione" invece sottintende un seguito, ovvero "Heliaca e la pietra di luce – Seconda Generazione", sempre per 0111 Edizioni, che però non ho letto ma che ugualmente segnalo.
La copertina del romanzo, morbida, è sufficientemente suggestiva e coerente; in particolare l'ho apprezzata per il contrasto che si crea tra il mondo naturale e l'ombra. Un chiaro riferimento a misteri e creature fantastiche che popolano i boschi.
Veniamo invece alla storia in sé e a tutto il resto.
La mancanza di un indice (non ve n'è traccia all'inizio né alla fine) è un po' sospetta, così come l'introduzione e la prefazione le quali lasciano intendere che il romanzo non è esattamente opera dell'autrice. Si tratterebbe invece di un testo ritrovato e successivamente trascritto. Qualcosa di antico, insomma, e che forse andava pubblicato sotto un altro nome per evitare problemi di copyright e plagio. In realtà presumo che si tratti solo di un escamotage (personalmente poco gradito) per attribuire maggior dignità al testo, come se si trattasse di una preziosa eredità. Qualcosa di analogo a quel che fece il buon Manzoni con i Promessi Sposi.
Sorvolando quindi sulle perplessità in merito a tale scelta e, di conseguenza, sul reale destinatario di critiche e  commenti, il lettore viene trascinato subito nel bel mezzo della narrazione, a seguire le vicende che vedono protagoniste le due sorelle Anika e Airen. Tutto si svolge in un mondo simil-medievale, in un villaggio che possiamo collocare tranquillamente in Italia. Ecco, sulla geografia e le distanze credo che l'autrice - o l'anonimo proprietario delle pagine ingiallite di cui sopra - avrebbe dovuto dedicare maggior attenzione: il mondo descritto è piuttosto minuscolo ma i tempi di percorrenza dei tragitti variano a seconda delle necessità. Pochi minuti o interminabili ore in base alle esigenze. In ogni caso, al di fuori di villaggio, castello, monastero e bosco non sembra esistere molto altro, nemmeno un villaggio con cui commerciare. Al limite un posto lontano in cui andare a combattere per la fede.
In definitiva, l'ambientazione proposta è un po' semplificata e andrebbe rivista.
L'intreccio, che si svolge nell'arco di pochi giorni, è invece già più curato ma il numero limitato di personaggi non contribuisce a renderlo particolarmente approfondito e complicato seppure apprezzabile e abbastanza coerente. Non ho grandi cose da segnalare in merito agli eventi descritti o alle sensazioni evocate dalla lettura: lo stile dell'autrice è comunque piuttosto buono e agevola il coinvolgimento del lettore, trascinandolo in un mondo perduto nel quale la natura ha un ruolo determinante. Nella descrizione dei paesaggi naturali, c'è un che di mitologico e di romantico che credo costituisca uno degli aspetti più interessanti dell'opera e faccia emergere la passione dell'autrice (o dell'anonimo, ecc...) nell'osservazione e nel cogliere le sfumature che rendono preziosa e magnifica ogni creatura del bosco.
Si percepisce però una certa qual mancanza di esperienza che permette a talune ingenuità di fare capolino qua e là, senza rovinare il piacere della lettura ma minando, nel complesso, la bontà del testo. La mancanza di nomi propri per i personaggi secondari, ad esempio, il manifestarsi di certi "poteri" (vedasi la chiaroveggenza di Airen) o il comportamento e l'interpretazione dei comportamenti altrui operata dalle due sorelle. Personalmente, e scusate per lo spoiler, se io odiassi una persona e mi ritrovassi dinnanzi a costui, dopo avergli procurato dolore, mentre questi mi da le spalle e soffre, o comunque è distratto, non ci penserei un attimo a infierire o a cercare un'arma. Tanto più se non ci sono testimoni e se il tizio in questione viene presentato come un odioso nobile arrogante. Carnefice, addirittura, viene chiamato (ma non si sa perchè...). Invece, nel libro, la detentrice di tanto odio preferisce tentare la fuga. Peggio ancora sua sorella che, pur venendo incalzata dalle frecce esplosive di creature misteriose (non possono parlare o scrivere?) istintivamente pensa di non correre alcun pericolo, anzi, di trovarsi di fronte ad esseri pacifici e bonari. E quando invece cooperano, per andare a seppellire la madre, nel bosco, le due superano se stesse: al di là del tempo immane che ci impiegano per giungere sul posto (in seguito saranno sufficienti pochi minuti di cammino), non portano con sé né una torcia né una pala...
Questo solo per citare alcuni esempi (ci sarebbe poi quella faccenda del chiavistello della torre: a volte serve la chiave, altre no...e quella insignificante indifferenza verso il bosco che brucia nel finale...) sui quali, per carità, si può anche chiudere un occhio (visto che si tratta di un manoscritto recuperato :-P) ma ugualmente rendono frustrante la lettura. Questo, unitamente alle numerose ripetizioni che si rincorrono, anche a causa della mancanza di nomi propri per i personaggi marginali e per il numero limitato di quelli principali che, tutto sommato, sono discretamente caratterizzati anche se, forse, un po' stereotipati.
In conclusione, c'è del buono in questo romanzo, ma il contenuto andrebbe maggiormente sviluppato e rivisto per garantire un'esperienza letteraria decisamente migliore. A maggior ragione se questo "Un solo destino" costituisce l'incipit di una saga.


giovedì 19 agosto 2010

..:: Ferie lavorative ::..

Eccomi qua, stanco, con gli occhi che tendono a chiudersi da soli, ma ugualmente animato dal disiderio di comunicare. Scrivo, magari poco, magari cose che non interesseranno, ma lo devo. A voi. Spambot che infestate questo mio umile spazio web e che lasciate frasi insensate in una lingua che non comprendo. Almeno commentaste mettendo qualcosa di sensato, qualche riferimento di cui possa beneficiare per il ranking del blog.
E invece niente, astruse scritte ignote. Solo astruse sequenze di caratteri in un alfabeto che non fa per me: disordinato come sono, inabile al disegno, con la mia calligrafia ortopedica che mi ritrovo credo sarei spacciato nel delicato mondo della comunicazione con i cangi.
Ad ogni modo, dicevo, anche se son stracco per via del lavoro (le mie ferie giungeranno in settembre...) ho voglia di scrivere e di parlarvi un po' dei fatti miei e non solo. Divagazioni a tutto campo mentre in sottofondo c'ho una manciata di canzoni dei 30 Second to Mars, il gruppo di Jared Leto. Che tutto sommato non è male neanche come attore: l'ho visto in Requiem for a Dream e in Lord of War, entrambi film che vi consiglia. Come Bangkok Dangerous (quello thailandese, non quello con Nicholas Cage di cuidovrebbe essere una sorta di rivistazione) che ho visto di recente e di cui scriverò. Ma non oggi. Non adesso.
Ora mi va di dissertare in merito ai fattacci miei, giusto per inabissare il grafico dei visitatori prima di una meravigliosa e spumeggiante ripresa a partire dal mese prossimo quando (forse) svelerò al mondo un mio nuovo progetto.
Ma ora basta, e parliamo d'altro.
Lo scorso fine settimana ne ho approfittato per un po' di sano relax e me ne sono andato in montagna con Silvia e i suoi. Il tempo non prometteva granchè già da giovedì 12 ma ugualmente, caparbiamente, da veri spartani abbiamo fatto la nostra scelta. E siamo partiti in direzione Valmaron, laddove Silvia e i suoi hanno un po' di terreno (non edificabile...) adibito a campo base.
La prossima volta mi sa che sarà meglio osservare il meteo con maggior attenzione, puntando almeno a quello regionale e non a quello tedesco di sexy Anja....
Tra l'altro, pensavo io che in Italia si fosse messi male a livello di moralità e sensatezza di valori trasmessi, ma inizio a pensare che la televisione "tetesca" ci batta assai.


Comunque, tornando alla motagna, per me si trattava di un'esperienza nuova giacchè, anzichè limitarmi ad una toccata e fuga, sarei rimasto a pernottare lì con loro. In roulotte. Ad un passo dalla natura incontaminata, sotto ad un cielo stellato ed infinito, magari con il capo in sù ad inseguire la scia delle stelle cadenti.
E fortunatamente il tempo ha retto, malgrado le previsioni, è stato discretamente bello.
Fino alle 15 circa.
Poi le cataratte del cielo si sono aperte ed ha iniziato a piovere. Tipo in Forrest Gump, tipo ai tempo di Noè: all'improvviso l'acqua. Tanta. Inarrestabile. E vento, ma alla sera, giusto per gradire il pernottamento.
Lo stesso è successo domenica, al pomeriggio, forse con meno intensità.
Da lunedì invece ha fatto bello...mah...
Comunque sia c'è stata lo stesso l'occaisone per qualche camminata, per corroboranti passeggiate (un po' umide...) tra i boschi, a caccia di funghi e di emozioni. Alcune, volendo, avrei potuto provarle assaggiando una di quelle splendide amanite rossastre...
Tra l'altro son pure riuscito a vedere una marmotta con i suoi cuccioli: non so perchè ma le facevo più piccoline. Tutto sommato, sceo io a non capirlo dai buchi che scavano, sono dei bei topoloni. Ma pià carini e simpatici e che, grazie a Silvia che ha avuto la pazienza di appostarsi e immortalare, potete ammirare nella foto qui di lato.
Peccato per il tempo impietoso, però tutto sommato è stata una bella esperienza. Rilassante e gustosa, soprattutto dal punto di vista gastronomico...
Lunedì mattina invece aveva già un altro sapore, più desolante e scoraggiante. Anche le notizie al tg del mattino non aiutavano ad affrontare al meglio la settimana. Parlavano di inondazioni e disastri, di gente che durante le vacanze è andata a L'Aquila per visitare la città (in realtà sono spie comuniste che volevano appurare l'operato del governo), delle difficoltà della Tirrenia (eh, son finiti i bei tempi in cui le aziende grosse fallivano nel bel mezzo della campagna elettorale...chissà se magari anche ai dipendenti della società verranno concessi 7 anni di cassa integrazione pagata come accadde ad Alitalia quando "ci pensò lui"); di Fini, di Bossi, di possibili elezioni, "no meglio la fiducia al governo", "no dimettiti tu!", "si dimetta Lui semmai!", "ma dai, volemmose bene..."; di gente sfiduciata dalla difficoltà di trovare lavoro... aspetto in merito a cui confidavo che il governo avesse deciso qualcosa mentre ero distante dai media e dalla comunicazione, sperduto in Valmaron dove il cellulare non prende. Mi sa che è ora di cambiare cellulare di puntare ad un nuovo modello, tipo il Pomegranate NS08!!! Altro che iPhone! Altro che Nexus One! Questo è il futuro, l'avvenire accarezzato solo nei più sogni fantascientifici più sfrenati e indecenti ben al di là di quelli in cui le case si autopuliscono e le automobili non necessitano manutenzione prezzolata.
Cacchio se si sono impegnati a "realizzarlo"... probabilmente è quella la direzione in cui muoverci, puntare alla tecnologia, a soluzioni innovative e avvenieristiche che consentano alla nostra patria Italia di diventare la nuova superpotenza mondiale.
Possibilmente prima che le chiese di tutto il mondo si unifichino e, in virtù dei loro santi capitali, acquistino le maggiori aziende produttrici di armi realizzando di conseguenza il sogno della pace globale. E l'avvento di una nuova forma di dittatura teocratica...

sabato 29 agosto 2009

..:: Vacanze in Croazia : Crikvenika ::..

Immebek!!!
Ebbene sì, purtroppo son tornato da Crikvenika. Purtroppo per voi e purtroppo per me: si stava così bene lì. Sole, mare, relax...stavo bene assai e assai. Mi son divertito, riposato, cullato al sole, rosolato ben benino, il tutto in compagnia della mia Silvia e di due fidi amici, Ale e Anna.
Giusto come appunto per il futuro, mi permetto di consigliarvela come meta ^_^

Tra l'altro, raggiungerla non è complicato dal Veneto, o comunque dall'Italia in generale: basta percorrere l'A4 verso Trieste poi, al termine dell'autostrada, proseguire per Basovizza-Rijeka, quindi direzione Otok Krk fino a che non si individuano indicazioni per Crikvenika.

Oltretutto, seguendo questo itinerario ci si evita di pagare la vignetta Slovena e si ha la possibilità di viaggiare un po' nel verdeggiante entroterra sloveno: strade semplici e modeste, paesini piccoli e sperduti, paesaggi naturali e selvaggi.
Tra l'altro, a differenza delle nostre cittadine, quasi nessuno dei paesetti presentava chiese o luoghi di culto bene in vista...in compenso c'erano molti "grill" e maialini a cuocere lentamente...succulenti...sbav sbav...
Ad ogni modo, attraversata la Slovenia, superato il confine croato impennando con l'auto e gridando "morte alla regina di Croazia! Yah!" di fronte ad un gruppo di militari ben motivati ed equipaggiati, abbiamo poi raggiunto la nostra magione: casa Miroslava. Attenzione: alcuni degli eventi sopradescritti potrebbe non essere mai accaduto.

L'appartamento si è rivelato più che consono e adeguato ad ospitarci. Semplice ma spazioso a sufficienza, con un parcheggio limitato ed un'ampia terrazza, ma soprattutto comod

o e vicino all'agenzia, alla spiaggia e al centro (a patto di sapere come raggiungerlo...). Sotto questo punto di vista devo dire che, ecco, la "Adriahome" non si è dimostrata proprio prodiga nel consigliarci ed informarci. Incalzando e chiedendo però le ragazze dell'agenzia ci hanno fornito indicazioni e depliant. In lingue sconosciute ma pur sempre depliant.

Crikvenika comunque è un po' la classica cittadina marittima, simile alle nostrane. Presenta sia una spiaggia di sabbia (a 12 kn al giorno, se si entra tra le 8 e le 17, ingresso libero altrimenti) sia spiagge sassose e rocciose, più piccole ma non meno belle. Anzi, l'acqua lì è ancora più trasparente e limpida: altro che quelle delle nostre spiagge a 12mila bandiere blu!!!

E ancor più chiara e trasparente, cristallina e bellissima, è l'acqua delle spiagge di Krk: siamo stati a Baska per poco tempo ma ne è valsa la pena davvero. Forse un po' scomoda da percorrere, sopprattutto di notte (ah, l'illuminazione!!!), ma l'isola di Krk merita di essere visitata. Anche lì si paga per ogni cosa, ingresso (30kn) e parcheggio, ma si ha la possibilità di sostare in una piccola perla nell'Adriatico. Un po' come Rab e le altre isolette che poi, da lì, abbiamo visitato grazie all'escursione con la "Angelina", una barca, una compagnia, non ho capito bene. Il tipo che ci ha convinto ad accettare il viaggio invece l'ho capito: un birbo sagace e scaltro ^_^ In senso buono ovviamente, anzi, lo saluto e lo ringrazio perchè il viaggio è stato davvero splendido ed emozionante: ho addirittura visto (e filmato!) i delfini!!! Filmato che poi lui stesso si è copiato sull'hard disk del pc e, beh, credo stia venendo sfruttato per irretire altri turisti...


Altra meta che poi vi consiglio, e poi termino, è Plitvice: da Crikvenika la si raggiunge in circa 1 ora e mezza, secondo l'agenzia, 2 ore e passa, secondo me. Plitvice è un'oasi, un parco naturale composto da camminamenti, boschi, fiori e laghi, torrenti, cascatelle. L'acqua che si può ammirare ha una colorazione turchese, pura e talmente limpida da far quasi rabbrividire. Una tappa che ciascun amante della natura non può mancare. E che, agli italiani (o forse solo a me...), farà sorgere qualche dubbio: ho pagato il biglietto, 110kn, sono entrato, e nessuno mi ha controllato. Ho preso il trenino e nessuno mi ha controllato; ho camminato per ore, e nessuno mi ha controllato. In alcuni punti, quelli in cui il sentiero seguiva il profilo delle montagne, vicino alla strada, c'è anche la possibilità di scendere senza passare per la biglietteria...e allora...perchè devo pagare??? Per il battello? Beh...in effetti quello è stato l'unico momento in cui mi hanno chiesto il biglietto.

Cioè, è emerso soprattutto in occasione della gita a Plitvice il dubbio che in Croazia ci siano un po' di cosucce "da sistemare", o comunque da chiarire. E' un paese ingenuo, che si fida, che forse non considera la possibilità di truffe e opportunismi o di gente che, per sbaglio, senza farlo apposta, possa cadere giù da dirupi o sentieri (Ah, i corrimano! Ah, i guard rail!).

Oppure, seconda ipotesi, reduce da esperienze di regime forse "sa" che non si deve sgarrare.
Mai.


Un'altra cosa che ho notato poi è stata l'età delle persone che ho trovato nei locali, al supermercato, nelle biglietterie: tutti giovani, adolescenti, ventenni, trentenni al massimo. Rari i quarant'enni, ancor di più quelli più vecchi. Come mai? I croati non invecchiano forse? Oppure è una questione di marketing, di facciata? Magari la vera Croazia è più all'interno, nei paesi che non si affacciano sul mare ma che mostrano ancora i segni di una guerra superata, di povertà e desolazione qua e là? Anche questo sarebbe da scoprire...ma dopotutto, ai turisti questo forse non importa, meglio soffermarsi alle località marittime e vivere la propria vacanza tra sole, mare e gnoc...gioventù ^_^
Consigliata!!!

martedì 6 novembre 2007

..:: ... e ora Beta ::...

In principio c'era Cipeto, un canarino che ho avuto per svariati anni quando ero piccolino. Andavo ancora alle elementari. Ricordo come si gonfiasse e aprisse appena il becco quando mi avvicinavo. Allora infilavo un dito tra le sbarre della gabbietta e lui si avvicinava e mi beccava leggero, seguendo il contorno delle unghie...mi ricordo quanto se la spassava quando gli mettevo la vaschetta per il bagnetto e di come cantava felice quando gli andava. Poi ci sono stati alcuni pesci rossi, tutti tragicamente morti e una tartaruga. Un giorno di agosto poi è arrivato Baghera, un micio nero che ho trovato nei pressi del parcheggio davanti casa. Dove posteggiavo abitualmente la mia Escort. Un micio adulto, nero, selvatico. Per qualche motivo gli ispirai fiducia e mi seguì fino a casa. Dapprima se ne stava fuori poi, rapidamente in realtà, divenne il micio. Il mio micio. Ricordo che mi seguiva quando rincasavo, scortandomi nel tragitto dall'auto a casa. E di come andasse matto per il tacchino o come si infervorasse quando si giocava e agitavo spaghi o pezzi di stoffa dietro l'angolo delle porte. Una volta si era preso qualche malattia, tipo influenza o giù di lì. Lo portammo dal veterinario che si muoveva appena. Ma la paura e il terrore lo aiutarono a riprendersi alla svelta. Fu un lampo, una furia nel graffiarmi in più parti (anche poco sopra l'occhio) e nel fuggire. Però tornò a casa una settimana dopo, magro ma guarito. Non era un micio particolarmente affettuoso, anzi. Era randagio e fiero con una voce roca e un po' strozzata. Però si metteva a dormire sulla mia sedia, sapeva qual era il mio letto, e aveva carattere nel farsi rispettare. Soprattutto per il fatto di dover convivere con le mie cagne, Dora (piccola taglia) e Crystal (media taglia). Purtroppo quando traslocammo, l'agosto scorso, abbandonando la mia casa per venire ad abitare qua dai miei nonni Baghera non ne volle sapere e così, nonostante qualche tentativo, lo persi. La casa non gli comodava, credo. Niente più mici quindi. Beh, avevo Crystal e Dora ovvio ma a me andava di avere anche dei mici. Non lo so perchè però su di me i gatti esercitano un certo fascino. Mi piacciono. Ed è capitato per caso di incappare in una ragazza (indovinate chi?) che ne regalava due: Eta e Beta. Che in giugno si sono trasferiti da me. Due gattini teneri teneri, coccolosi e coccoloni, sempre vispi e attivi. A cui poi se n'è aggiunto una terza, ribatezzata Alfa, che praticamente sta più a casa mia che in quella dei suoi legittimi padroni. Mici che non mi spiaceva affatto avere per casa, che un po' mi facevano dannare (quando sporcavano!!) ma che adoravo coccolare. E anche loro apprezzavano, già già. Peccato però per la posizione della mia casa, così vicina alla strada...Eta è stato il primo a farne le spese, in agosto, mentre ero in Croazia. Mentre Beta, la mia miciotta, ieri notte. Mi mancherà. Anche perchè era davvero di compagnia, coccolosa e ruffiana oltre ogni limite. La mia sveglia miciesca, visto che ogni mattina arrivava a svegliarmi facendo le fusa. Aveva anche il vizio di scortarmi dal cortile in cui lascio l'auto fino all'uscio e, purtroppo, anche quello di vagare in giro...E ora anche lei se n'è andata, vittima della strada: un impatto mentre tornava verso casa mia a giudicare dalle ferite sul lato sinistro del corpo. Mi spiace un casino, non so che altro dire. Anche perchè a lei mi ci ero affezionato. E soprattutto mi sento in colpa per averli fatti traslocare in una casa "a rischio", troppo vicino ad una strada...



OT: oggi questo blog sta facendo il record di visite della sua storia...mi sa che a breve mi converrà inserire un post interamente dedicato a Spawn

lunedì 15 ottobre 2007

..:: Energia e pubblicità ::..

Avete presente la pubblicità dell'Enel? "Se fosse così facile avere l'energia, probabilmente, non avreste bisogno di noi". Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se la risposta, anche se mi rendo conto che non si tratta di una domanda, fosse : e se invece fosse così facile avere l'energia? Caspita! La risposta in realtà è un quesito...mumble mumble...Cioè, io ogni volta che vedo quello spot passare in tv rabbrividisco. Non sarò un esperto in materia energetica ma mi trovo a constatare che ci hanno abituato da sempre a dipendere dall'energia elettrica. E se poi non si riesce a produrne abbastanza? E se per produrla si devasta l'ambiente o si inquina? E se invece per produrla si potesse ricorrere a soluzioni come quelle ipotizzate da Rubbia? Per dire, basta leggere qui oppure qua per farsi venire alcuni dubbi. O almeno, a me vengono. Non è che ci stanno fregando? Non è che potremmo avere di più e meglio senza dipendere da un ente come l'Enel? In fondo, la dipendenza è una gran brutta cosa. Anche perchè poi preclude ogni possibilità di rapido cambiamento, contagia la mentalità delle persone, crea assuefazione ad un certo modo di vivere. E sprecare risorse. E' come una droga somministrata alla società che, di conseguenza, ne diviene schiava. E purtroppo non si tratta di una forma di assuefazione dolce e benefica. Come l'amore ad esempio..ah, a proposito, prometto che prossimamente pubblicherò qualche foto di Silvia. Giusto il tempo di recuperarne qualcuna ^_^ Ecco, avete visto? E' così che poi succede...uno diventa assuefatto e schiavo di certe dinamiche emotivo sentimentale e trova ogni scusa per finire col parlarne...e non vuole liberarsene più. In fondo, dico io, è una fonte di energia pulita no? L'amore intendo. Quello che dovrebbe esserci oltre che tra due innamorati anche tra le persone in generale. E tra le persone e l'ambiente, verso quella Natura che troppo spesso trascuriamo e deprediamo.

giovedì 6 settembre 2007

.:: Energia solare ::.

Daitarn, daitarn!! Arriva già il nemico scatta! Ma tu ci sei amico, Daitan, evviva Daitan 3!! Ah, quanti ricordi con Daitarn 3, uno dei miei robottoni preferiti. Probabilmente alla base della mia attuale passione per manga, fumetti e anime. Anche se, ad esser sincero, non ho mai capito perchè avessero speso miliardi per dotarlo di espressioni facciali...Ad ogni modo, ho accennato a questo tenero robottone solo per un motivo: perchè era ecologico. Eggià! Andava ad energia solare!! Altro che petrolio e simili, l'arma definitiva dell'umanità contro l'invasione dei meganoidi funzionava ad energia pulita! Anche perchè immagino fosse difficile andar a fare il pieno con il robottone...Ora, per carità, non pretendo che vengano costruiti robottoni ad energia solare per invadere l'Afghanistan o l'Iraq, però una piccola riflessione sullo sperpero di combustibili fossili la voglio fare. Anche perchè, in fondo, spesso e volentieri viene incentivato e accettato lo spreco di petrolio. Basti pensare alle pubblicità di carburanti o di automobili. Oppure ai gran premi di formula uno e di motociclismo. Per carità, benvengano! Anche perchè le innovazioni tecnologiche che sviluppano sui circuiti poi creano benefici per tutti. Solo che, mi domando io, perchè non mostrano anche gran premi alternativi. Che magari parlano d'altro, che incentivano un altro rapporto con l'ambiente e madre Natura (che possiamo ammirare in due pose differenti nelle foto qui attorno). Anche perchè, dico io, se nessuno ne parla va a finire che la gente non viene informata delle "alternative" alle scelte che ci vengono proposte in un mondo che ci vede tutti liberi ma schiavi di leggi -economiche - più o meno evidenti. E quindi, eccomi a citarvi la World Solar Challenge , ovvero un gran premio che si svolge in Australia a cui partecipano solo auto ad energia solare. Oppure c'è la Shell eco marathon , una competizione sponsorizzata dalla Shell alla quale partecipano auto che devono compiere il maggior numero di giri della pista (25 mi pare) con il minor quantitativo di carburante possibile. Tanta benzina quanto quella che ci sta in un bicchiere, ad esempio. Alla faccia dei suv che fanno 1 km con 5 litri di benzina!! Alla faccia delle auto che nonostante decenni di sviluppo ancora non arrivano a percorrere, per dire, 30-40 km con un litro.