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mercoledì 13 gennaio 2021

Allegra!

Titolo:
Allegra!
Autore: Emanuele Martinelli  
Editore: Lettere Animate Editore
Genere: distopico
Pagine: 472


La trama in breve:
È l’anno 2173. In un mondo dove le persone hanno perso l’usanza di uscire di casa e vivono esclusivamente in gigantesche metropoli, il giovane protagonista Brian viene contattato un giorno dalla misteriosa figura di Peider. Le conversazioni tra i due prendono tinte sempre più critiche ed irriverenti rispetto alle abitudini intorno a loro, finché decidono di scappare. Il suo istinto lo porta a Bormio, un piccolo paese nel cuore delle Alpi, abbandonato da circa un secolo. Lì potrà mettere in pratica tutto ciò che ha imparato: davvero la vita non poteva riservargli nulla di più? Una ricerca tra metropoli e montagne, Facebook e Filosofia. (fonte Amazon)

Il mio commento:
Ho acquistato questo ebook dopo averlo visto esposto all'interno de Il Cantuccio, bar bistrot di Bormio in cui abbiamo cenato quest'estate, nel corso dei giorni di ferie trascorsi lì. Tra la cordialità dell'oste che ci ha tenuto compagnia parlandoci dei piatti e del territorio e il fatto che l'avesse scritto suo figlio, ho provato a dargli fiducia e, a distanza di qualche tempo, come promesso, eccomi qui per lasciare un commento.
Partirei con il dire che si tratta di un libro impegnativo, non banale, non tanto per la lunghezza ma per i contenuti e le numerose dissertazioni che vengono proposte in merito ad argomenti quali filosofia, politica, identità di popolo, storia, rapporto con i media. Il contesto in cui si svolgono le vicende ricorda il nostro presente, ancor di più considerando l'annata trascorsa in lock-down, in cui i contatti umani sono inesistenti e ognuno è chiuso in una stanza, da solo, con solamente il web per interagire con gli altri.
Analogamente a come avviene in Matrix, anche qui c'è una sorta di Morpheus, Peider nel nostro caso, che riesce ad affrancarsi dal sistema e ad innescare il risveglio degli individui, dando via a una rivoluzione. Le vicende coinvolge in prima battuta un ragazzo di nome Brian, di cui seguiamo le vicende e i dialoghi con una narrazione in prima persona, proprio per accentuare il fatto che questo "risveglio" non è affare solo di un personaggio di un libro ma si tratta di qualcosa che dovrebbe riguardare ciascuno di noi. Di contro, però, le lunghe dissertazioni che si scambiano Peider e Brian non sono sempre così facili da leggere, anzi, diventano occasione per piccoli saggi sugli argomenti di volta in volta affrontati, appesantendo la lettura e, potenzialmente, scoraggiando il lettore.
Ad un certo punto però le dinamiche cambiano e, con la fuga di Brian dalla città verso le montagne, per insediarsi poi presso i resti della città di Bormio, il ritmo cambia e la lettura si fa più fruibile anche se non mancano lunghi dialoghi e occasioni di riscoperta di storia e identità popolare. Già perché la resistenza accoglierà persone appartenenti a diverse zone unite dal comune intento di dare nuova luce alle singole "identità" legate ai territori, quei territori che nei secoli son poi stati in qualche modo unificati e amalgamati finendo con perdere sia il legame col territorio che con le proprie radici. E' un tema che l'autore sente molto forte e su cui insiste, richiamando anche episodi della storia di Bormio oltre a riflettere e argomentare sulle conseguenze dell'Unità d'Italia e di aggregazioni similari. Che, nel contesto del libro, sono il punto di partenza per la costituzione della società distopica in cui è ambientato, dove ogni autenticità e differenziazione culturale è venuta meno e c'è praticamente un unico popolo a livello mondiale e un'unica lingua, l'americano. Ora come ora non saprei dire se, nel riscrivere questo libro tra qualche anno, verrebbe ancora scelto l'americano o il cinese, visto il potenziale sorpasso economico da parte della Cina nei prossimi anni...
In merito alla lingua usata, l'autore ha indubbiamente svolto un grosso lavoro nell'inserire sia dialoghi in inglese ma, progressivamente, anche numerosi scambi nei dialetti e nelle lingue parlate localmente nelle singole zone, per cui romancio (1), siculo, veneziano...uno sforzo encomiabile che impreziosisce il testo ma che rende più ostica la lettura nel dover scorrere alla ricerca delle traduzioni poste alla fine del libro. Avendolo letto in formato ebook, sinceramente l'azione si è rivelata semplice, ovvero sfruttando la navigazione permessa dai link ipertestuali, non so bene come sarebbe stata l'esperienza con un libro cartaceo.

giovedì 31 dicembre 2020

Buona fine 2020 e buon inizio 2021

Ormai siamo agli sgoccioli di un anno, il 2020, che di certo resterà vivido nelle nostre memorie. 
Un anno particolare, funesto per molti aspetti, che ci ha molto condizionati toccandoci nel quotidiano, nelle nostre sicurezze e abitudini. Un anno difficile, doloroso anche, che si appresta a terminare lasciando spazio a un 2021 sul quale già riversiamo numerose aspettative.
Ognuno può pensarla come vuole sulle scelte intraprese dal governo oppure avere la propria opinione sull'origine del virus o sulla sua effettiva pericolosità.
Io stesso non nascondo di nutrire certe perplessità su quanto vissuto e stiamo attualmente vivendo e, in tal senso, volevo condividere una piccola riflessione su questo particolare momento.
Quello che temo infatti è uno scenario che si può riassumere con una delle varie immagini che in questo periodo stanno imperversando sui social:


Ovvero, dubito che alle 23.59.59 del 31/12/2020 possiamo considerare chiusa la faccenda e salutare definitivamente il 2020. 
In un certo senso esso continuerà: la crisi che stiamo vivendo, le implicazioni sociali, le conseguenze dell'annata trascorsa ci condizioneranno ancora un bel po'. Per certi versi diventerà una sorta di spartiacque sotto vari punti di vista, un po' come lo è stato l'11 settembre 2001.
Tuttavia, nonostante ansie e preoccupazioni che credo sia naturale sperimentare, la mia speranza è che questa lunghissima situazione che abbiamo vissuta diventi un'occasione, un'opportunità per noi come persone, come popolo e come umanità. 
Anche perchè si è trattata di una crisi che, probabilmente per la prima volta, ha interessato il Primo mondo e non solamente i popoli del Terzo mondo. Voglio dire, ogni anno muoiono milioni di persone per malattie di tutti i tipi o per fame o per guerre, ma finchè sono distanti ce ne si preoccupa fin là. E forse...
Nel 2020, con il coronavirus, invece abbiamo cambiato un po' la nostra percezione, in quanto eravamo/siamo noi i potenziali bersagli. Ci siamo sentiti vulnerabili e indifesi.
Al contempo, complici i vari lock-down e limitazioni subite, abbiamo rimodulato certe nostre abitudini e, grazie a questo, avuto l'opportunità di riscoprirci. Abbiamo infatti (ri)scoperto che i ritmi di vita possono essere più lenti di quelli frenetici cui avevamo fatto l'abitudine, abbiamo (ri)scoperto l'importanza dei legami affettivi e sociali e degli spazi abitativi. Ma abbiamo anche toccato con mano limiti e aspetti critici cui, più di tanto, prima, non davamo troppo peso. Perché se è vero che c'è crisi economica, c'è anche da considerare che questa è inevitabilmente collegata a modelli economici non del tutto sostenibili in quanto basati su sprechi e su consumi esasperati, molte volte alimentati da pubblicità e media. Forse c'è bisogno di ripensare ai nostri modelli economici, in modo che si possa lavorare tutti ma meno. Oppure ripensare le politiche di sostegno alle famiglie e alle persone più in difficoltà.
Oppure pensiamo al settore sanitario e ospedaliero, praticamente al limite (se non oltre): non credo proprio sia una situazione di "adesso", bensì conseguenza di politiche poco attente, di sprechi, carenze e inefficienze che gli stessi politici - che oggi cercano di farsi belli palesando stoicità oppure brindando al raggiungimento dell'agognato traguardo del vaccino - hanno avvallato o magari voluto.
O ancora ci sarebbe da riflettere sul mondo della scuola, che quest'anno ha avuto uno scossone per via della didattica a distanza lasciando al contempo emergere già noti limiti, ad esempio in merito agli spazi disponibili o alla metodologia di insegnamento.
Probabilmente questi sono solamente tre degli enne-mila spunti che potremmo prendere e su cui riflettere e crescere come persone, popolo e mondo. Questa crisi dettata dalla pandemia può, a mio avviso, rappresentare un'ottimo spunto di ripartenza e miglioramento, anche sotto il profilo del mondo dei lavori, dei trasporti, della tutela del patrimonio naturale, dell'adozione di politiche green oppure in termini di educazione alimentare.
Ma temo di essere un ingenuo sognatore ...
Vedremo quindi cos'avrà in serbo il nuovo anno e con quali conseguenze, a breve e lungo termine, dovremo convivere dopo la conclusione di questo infausto 2020. Anche perché, banalmente, in futuro, basterà lo spauracchio di una potenziale nuova malattia per condizionare nuovamente le nostre abitudini, libertà e modi di vivere.
Vedremo, quindi.
Anche se, ovviamente, la speranza e l'augurio che faccio a tutti noi è "ad meliora semper", ovvero auguro al mondo e a tutti noi di andare in meglio: buon 2021 ^__^



domenica 6 settembre 2020

Tao - La legge universale della natura

Titolo
: Tao - La legge universale della natura
Autore: Silvia Canevaro
Editore: KeyBook
Genere: divulgativo, saggio
Pagine: 95

Descrizione:
Il Tao è un'astrazione metafisica che indica la legge universale della natura. In tal senso esso è indicibile, ineffabile e indeterminato e può essere spiegato solo allusivamente.
Il termine Tao che letteralmente significa la "Via" o il "Sentiero" e si pronuncia Dao è uno dei concetti fondamentali della tradizione culturale, filosofica e religiosa cinese.
Secondo la filosofia taoista, l'uomo si deve lasciare trasportare dalla corrente indicata dal Tao indispensabile per sviluppare le proprie qualità innate e compiere così la missione della propria esistenza.
Va da sé che la religione e la filosofia taoista attribuiscono massimo valore alla vita individuale.
L'uomo percorre il sentiero cercando di equilibrare i due princi dinamici fondamentali del Tao: lo Yin (il polo negativo, collegato alla femminilità, alla passività, al freddo e all'oscurità) e lo Yang (il polo positivo, collegato alla mascolinità, al movimento, al calore e alla luce).  (fonte macrolibrarsi)


Il mio commento:
Avevo adocchiato questo libro in una chat quindi, incuriosito, l'ho recuperato e letto in pochi giorni.
Non si tratta infatti di un testo corposo né pesante tuttavia risulta interessante e accattivante nel suo presentare concetti legati al Tao, al taoismo e alla cultura cinese. La presenza di focus di approfondimento e l'organizzazione per aree tematiche, che coprono ambiti quali il benessere, la meditazione, le arti marziali, l'ecologia, l'alimentazione, la sessualità, il management, l'economia permette di farsi un'idea generale su concetti che magari ci sono vagamente noti e che vengono analizzati anche in ottica taoista, ovvero con rimandi alla ricerca di un equilibrio e a una profondità universale ben lontane dalle logiche e dall'artificiosità frutto frutto dell'azione umana. 
Non ci sono velleità di imporre o propinare verità al lettore: si avverte l'intento di insegnare e di condividere, ma in modo rispettoso e sereno. 

domenica 6 agosto 2017

Earth Overshoot Day 2017

Ed eccoci qua a riparlare dell'Earth Overshoot Day, la cui definizione "il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno". Si tratta di una stima che ogni anno viene proposta a fronte delle analisi da parte della Global Footprint Network per sensibilizzare sul peso che il nostro attuale stile di vita ha sulla Terra. Un pianeta le cui risorse sono a tutti gli effetti finite e che dovremmo maneggiare con cura.
Orbene, l'anno scorso l'Earth Overshoot Day cascava l'8 agosto. 
Quest'anno parrebbe invece aver anticipato ulteriormente per cui, per il 2017, è dal 2 agosto che siamo in debito nei confronti del pianeta. Argomenti delicati e sempre molto attuali e che, in teoria, sarebbero dovuti esser toccati anche nell'ambito del fantasmagorico Expo del 2015 di cui, ad oggi, non so ancora cosa sia rimasto. Eppure era stato acclamato come un discreto successo...

Al di là che si tratta di stime e che immagino le valutazioni siano opinabili e discutibili, i dati che emergono dalle analisi proposte dalla Global Footprint Network fanno comunque riflettere assai.
Nell'ambito globale, pare che il fabbisogno di risorse sia aumentato, da 1.6 del 2016 a 1,7 del 2017. Tuttavia, almeno l'Italia pare esser migliorata un po' e questo non può che farmi piacere.
Da luglio di quest'anno, all'indirizzo www.footprintcalculator.org, è anche possibile fare qualche valutazione di massima sulla sostenibilità del proprio stile di vita basandosi su fattori quali il tipo di alimentazione, l'ammontare di spazzatura prodotta, i consumi, l'inquinamento connaturato ai trasporti...elemento dolente, nel mio caso, del mio personale contributo al depauperamento dell'ambiente.
Infatti, seppure ricorra a prodotti alimentari a Km 0, dall'orto alla tavola, o cerchi di ridurre gli sprechi di energia in casa - visto che il buon isolamento dell'abitazione facilita nel limitare l'uso di condizionatori e riscaldamento -, la parte sull'impatto derivato dai trasporti usati è, come dire, assai negativa. Per carità, magari rispondendo con più attenzione a certi quesiti o ponderando di più potrei migliorare i risultati ottenuti, ma non poi molto mi sa :-(

D'altronde, di km ne macino assai per andare al lavoro... e non è banalissimo affidarsi ai potenti mezzi pubblici del Veneto. Vero è che, ogni giorno, per strada, se ne contano assai di veicoli usati da singoli utenti e anche fenomeni di car pooling sono di non facile attuazione. Mi domando però se, a tal proposito, non ci possa essere anche qualche intervento dall'alto per incentivare certi fenomeni: in fondo, dovrebbe essere nell'interesse di tutti...
Peccato invece che come nazione abbiamo puntato molto sul trasporto su gomme :-(
A tal proposito, mi sorge anche una domanda visto che si parla molto di auto ibride ed elettriche: e i camion? Voglio dire, quotidianamente ci sono migliaia di veicoli pesanti che circolano per il nostro bel Paese, però non sento praticamente mai parlare di proposte per ridurne il numero o l'impatto ambientale. Di sicuro qualcosa c'è ma l'impressione è che il traffico pesante sia in aumento, e non a beneficio dell'atmosfera o dell'ambiente. Possibile che non si possa spostare parte del traffico su binario? Oppure tentare di incentivare dinamiche ecologiche anche per i camion?
Oltre a ciò, visti anche i consigli proposti, mi sa che rivedere un po' l'alimentazione potrebbe essere un buon punto di partenza, basterebbe anche solo rivederla in termini di consumi di prodotti locali, boicottando i grossi spostamenti di cibo e gli sprechi dovuti a imballaggi eccessivi. Collegato a questo aspetto mi domando anche da quand'è che abbiamo optato per gli onnipresenti sacchetti di plastica per la frutta e la verdura: in fondo, da anni è stato incentivato, nei supermercati, l'uso di borse di tela per sfavorire lo spreco di plastica. Perché non si può trovare una formula anche per la frutta e la verdura? Vero è che nella grande distribuzione il self service è la prassi e che, considerando l'indole italica, non si può far leva sull'onestà del cliente (ricordo ancora certe situazioni capitatemi quando ero in trincea al Carrefour). Però proporre anche l'opzione borsa di tela o carta, magari facendola imbustare a personale del supermercato potrebbe essere una buona cosa per ridurre gli sprechi. D'altronde, c'è da domandarsi se non sia esagerato l'uso dei guanti nel maneggiare la frutta visto che poi, occasioni per entrare in contatto con altre nefandezze ce le abbiamo (il carrello stesso o i cestini, mica vengono igienizzati...), senza contare che non è ben noto dove e come vengano coltivati vegetali, leggasi il BIO cresciuto nei campi vicino alle autostrade.



Mi rendo conto che non si tratta di idee poi così immediate ma spero che qualcuno dei grandi capi, ogni tanto,  mediti su come cercare di rendere migliore il nostro Paese Pianeta. Tema sempre molto attuale anche alla luce dei numerosi roghi di quest'estate che oltre a creare danno economico e ambientale regalano una bella immagine di efficienza e sicurezza del nostro Paese: un anno ci abbiamo i rifiuti (a proposito...tutto a posto con i rifiuti di certe zone d'Italia?), un anno i terremoti, quello dopo i roghi...
Per fortuna qualche idea più concreata può arrivare da qui. E quando si parla di ridurre lo spreco di cibo, potrebbe essere interessante innescare anche fenomeni di scambio con i vicini oppure destinare il cibo non consumato a nobili intenti, in favore dei meno abbienti, oppure per alimentare bestiame (i polli e le galline che son frequenti nelle zone di campagna non si fanno molti problemi e sanno, ad esempio). 
Oltre a ciò, sarebbe interessante trovare nei prodotti del supermercato indicazioni esplicite sull'impatto ambientale dei prodotti, comprensivo di quello determinato dal trasporto: magari, potrebbe aiutare i consumatori a fare qualche scelta di tipo diverso, premiando la produzione locale e che, alla lunga, potrebbe contribuire al recupero o al rilancio di piccole imprese agricole. 


domenica 26 febbraio 2017

Febbraio, divagazioni e pensieri vari

Complice una domenica un po' pigra e un telefono aziendale che mi ricorda i miei doveri in termini di reperibilità, ne approfitto per popolare un po' il blog con qualche scorcio di vita reale e qualche riflessione. Forse.
Questo mese si è giocato all'insegna della salute e degli acquisti.
Da un lato, c'è un televisore nuovo che finalmente è approdato in casa e che porterà me e Silvia nell'era moderna. Certo il caro buon vecchio Sony "tubo catodico" Trinitron funge ancora bene, sebbene il decoder per il satellitare metta a dura prova la mia pazienza e capacità di sintonizzarmi sul canale che voglio, ma è anche necessario guardare al presente e accettare il fatto che le smart tv esistono e sono qui, ora, adesso.
L'altro grosso investimento è stata invece in ambito automobilistico, con il rientro della fidata Peugeot 207 che, superati i 212.000 km, dava segni di cedimento e prospettava manutenzioni non più così vantaggiose in termini di longevità ed efficacia della spesa. Motivo per cui, complice una tempestiva occasione presso il concessionario Simionato di Resana, ho fatto l'upgrade con una Renault Megane. E per ora devo dire che ne sono pienamente soddisfatto.
Sul fronte salute invece avevo iniziato con visite e responsi in merito ad allergie che ho scoperto di avere e ho concluso con vaccinazioni e approvvigionamenti di medicinali in vista della mia prossima tappa in Senegal. Eh già, con N-aitec il lavoro sta diventando sempre più un'occasione per scoprire il mondo. Parafrasando una nota pubblicità di ingenui bonari che risparmiano 3 euro e se li spendono subito per farsi vacanze a destra e a manca, potrei affermare "Prima a Singapore, poi in Senegal...ma hai vinto il superenalotto?" "No, mi ci mandano a lavorare".
Che poi, ogni volta che si parla di viaggi con amici e parenti tutti pensano a quest trasferte con una reazione del tipo: "Wow, che figo! Vorrei andarci io! Che fortuna!" 
Non nego che in effetti ci sono dei vantaggi e delle ottime occasioni, però ci vado a lavorare, mica a sollazzarmi. Senza contare che finché si parlava di Singapore - di cui non ho praticamente parlato qui perché al tempo ho ritenuto così - c'era, da parte mia, una certa consapevolezza e percezione della trasferta, questa qui in Senegal è un po' più "impegnativa" e ricca di incognite. Basta solo considerare che mentre il Changi Airport è considerato uno dei migliori al mondo, l'Aéroport International Blaise Diagne lo stanno ancora finendo di costruire...Al netto di ciò, e del fatto che telefonia e internet non saranno proprio così scontate, c'è tutta una questione di vaccinazioni e medicinali che mi ha mandato un po' in paranoia. Vedremo come andrà comunque, male che vada vivrò simpatiche esperienze allucinatorie date dagli effetti indesiderati dei farmaci...
Pratiche sanitarie necessarie per la salvaguardia dei viaggiatori che mi dan molto da pensare a come, tuttora, ci siano queste grandi disparità tra le nazioni in termini di sicurezza e sanità e occasioni di vita. Immagino comunque che ora laggiù la situazione sia indubbiamente migliore rispetto ai decenni scorsi, però fa un po' riflettere sugli sforzi che, come umanità, compiamo per il nostro futuro e sulle velocità che ciascuna nazione ha nel muoversi verso un miglioramento generale. Pensare che era non son nemmeno trascorsi millenni dall'ultimo Expo anche se, in effetti, allora si parlava di cibo con Mc Donald's e Coca Cola.

sabato 13 agosto 2016

Earth Overshoot Day

Qualche giorno fa, per la precisione l'8 agosto 2016, leggevo questo articolo sull'Ansa: Earth Overshoot day.
Ora, al netto dei dubbi su come sia possibile e su come avvenga effettivamente la valutazione del consumo di risorse del pianeta, sono rimasto a dir poco sconcertato dalla presa di coscienza di come l'umanità stia procedendo nel processo di devastazione del pianeta su cui vive.
Niente di nuovo sotto il Sole, per carità, non che fossi conscio di come l'industrializzazione e la volontà economica delle nazioni ci spingano in una certa direzione, però appurare che nel 2000 l'Earth Overshoot Day era datato 1 novembre mentre, a distanza di circa 15 anni, il limite è raggiunto già a inizio agosto mi ha dato molto ma molto da pensare.
Di seguito un paio di immagini giusto per avere un quadro generale della situazione:



A questo sito invece ci sono ulteriori informazioni sul Earth Overshoot Day.
Se poi diamo un'occhiata al 2013, giusto per fare un esempio, si può notare come siamo peggiorati :-(




La situazione globale è abbastanza agghiacciante quindi, e credo che dovremmo, tutti intendo, rivedere molte delle nostre dinamiche di vita prima che sia troppo tardi, cominciando dai trasporti e dagli sprechi, definendo politiche sensate e lungimiranti (altro che referendum e promesse di dare più soldi ai poveri, promesse che hanno il sapore della compravendita di voti e che dovrebbero far rimuginare assai, soprattutto se si considera la situazione del debito pubblico italiano). 
Missioni impossibili, mi sa, ma che dobbiamo fare proprie e che, probabilmente, occasioni come l'expo dell'anno scorso potevano aiutare a far emergere.
Da un certo punto di vista, credo comunque che bastino anche poche azioni da parte di ciascuno a contribuire al miglioramento globale. Anche perché difficilmente la produzione di massa o le infrastrutture nazionali dedicate al trasporto muteranno in tempi rapidi, convertendosi a pratiche ecologiche e più coscienziose. E non possiamo nemmeno pensare che siano "gli altri" a dover sistemare le cose o pagare le conseguenze del nostro modo di vivere odierno.
Per esempio, un prodotto come Emulsio "il salvambiente" (noi lo usiamo) può favorire la nascita di circoli virtuosi che portino alla riduzione di sprechi di plastica e circolazione di camion sulle strade.
Oppure la stampa su carta di documentazione e altro materiale che potrebbe benissimo non avvenire, vedasi tutti quei volantini pubblicitari che sistematicamente vengono presi e gettati nella spazzatura.
O, ancora, si potrebbe cerca di evitare lo spreco energetico dovuto, banalmente, a elettrodomestici in funzione che nessuno usa (tipo tv o monitor del pc) o delle lucette delle ciabatte elettriche.
Ma anche una spesa più oculata o un po' più di attenzione in cucina potrebbero aiutare a ridurre sprechi magari, banalmente, boicottando certi prodotti che usano troppi imballaggi.
A mio modo di vedere, se partiamo dalle piccole cose, ci sarà speranza di migliorare in quanto entreremo nell'ottica di idee di voler contribuire al cambiamento. Se invece ci aspettiamo che questo avvenga globalmente senza muovere un dito, beh, mi sa che tra qualche anno ci troveremo con un Earth Overshoot Day ben prima di giugno...






domenica 24 aprile 2016

L'eredità di Expo 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita)


Tra pochi giorni, un anno fa, si apriva l'Expo, l'Esposizione Universale tenutasi a Milano da maggio a ottobre 2015 che tanto ha fatto discutere e su cui tanto l'Italia ha puntato per cercare di rilanciare consumi e flussi turistici. 

Sull'esito della fiera, dal punto di vista economico e di presenze, pare che non sia andata proprio male anche se non è stato esattamente il risultato sperato, con un impatto sul PIL e con un indotto inferiore alle aspettative. Considerando che a momenti manco si riusciva a realizzarlo e si rischiava una figuraccia globale (per ricordare l'efficienza italiana pensiamo alla Salerno Reggio Calabria o alle piscine per Roma 2009 finite nel 2012...), direi che tutto sommato ci è andata bene e, almeno internamente, ci siamo venduti bene questa esperienza. Anche perchè, per lo più, credo che i visitatori siano stati per lo più italiani. 
Ma l'Expo si prefigurava anche come l'occasione per trattare e, magari, risolvere tematiche importanti. In fondo, lo slogan era appunto "nutrire il pianeta, energia per la vita".
C'è da chiedersi quindi, a distanza di un anno, quale sia stata la vera eredità di questa fiera.
Ad esempio, importanti decisioni in materia di utilizzo di conservanti e additivi nei cibi?
Riflessioni sulle modalità con cui vengono allevati gli animali? Magari in relazione alle loro condizioni di vita e trasporto o alla loro alimentazione o ai medicinali impiegati per favorirne la crescita?
Magari si è parlato dell'inquinamento collegato al cibo, della deforestazione, della contaminazione dei campi?
Oppure della sostenibilità dell'allevamento intensivo in termini di consumi di acqua e risorse?
Che dire del recupero e della diffusione di verdure autoctone o più genuine, con maggior contenuto in vitamine?
Ma mi viene in mente anche qualche discorso sull'uso degli zuccheri nell'alimentazione, sull'introduzione di nuove pietanze a base di insetti, sugli sprechi e la disparità nell'accesso al cibo...
Tante tematiche, tanti aspetti che mi auguro siano stati affrontati e sviscerati (una certezza se consideriamo che tra i principali sponsor dell'evento c'erano CocaCola e McDonald...) ma, fondamentalmente, non li sento come eredità dell'Expo. Al più, ci resta l'Albero della vita e un territorio da risistemare...
Poi, finalmente, ieri, grazie alla tv, ho avuto la risposta ai miei quesiti. 
IL risultato finale, IL prodotto finale, LA più grande eredità che l'esposizione universale dell'anno scorso ci ha lasciato esiste!
E non sono vuote parole, vani propositi, bensì qualcosa di concreto!
Sì.... una merendina °_°



Non posso che rabbrividire, scosso dalla potenza di tale notizia.
E non posso fare a meno di pensare che questo sia solo l'inizio e che, probabilmente, tale processo di ulteriore intortamento delle folle era già in atto con la CocaCola con l'etichetta verde.
Difficile confidare che, in un prossimo futuro, un po' di sana educazione all'alimentazione venga inculcata alle folle. E pensare che qualche anno fa, in Cina, nei televisorini montati sugli scassatissimi taxi di Qingdao andavano in onda spot sull'alimentazione e sulle buone abitudini, tipo fare movimento, evitare il fritto, mangiare tanta frutta e verdura...sono proprio degli incivili in quella parte di mondo...

giovedì 14 agosto 2014

Villa Pisani e gli investimenti italiani alla voce turismo

La Brasserie Houblon, di Strà, è un magnifico esempio di pub: l'edificio che lo ospita si sviluppa su tre piani, per proporre atmosfere diverse per bere ottima birra e cenare con le pietanze offerte dalla cucina. L'offerta birraria è pure molto buona - in particolare si segnala la birra Antoniana - e non mancano nemmeno occasioni di svago e divertimento, come concerti di musica dal vivo.
Speculare all'Houblon, situata dall'altra parte del naviglio del Brenta che costeggia via Roma e via Doge Pisani, sempre a Strà, c'è poi un altro posto particolarmente interessante: Villa Pisani.
Considerata la Regina delle ville venete, rappresenta uno splendido connubio tra l'architettura barocca francese e il giardino all'italiana. Costruita agli inizi del '700 è stata progettata da Gerolamo Frigimelica ed è stata dimora del doge Alvise Pisani. Non solo, nel corso degli anni ha ospitato anche personaggi del calibro di Napoleone Bonaparte, Carlo IV di Spagna, lo zar Alessandro I a Ferdinando II di Borbone. 
La villa e il suo splendido e vastissimo giardino sono oggi giorno a disposizione dei numerosi turisti, italiani e stranieri, che transitano per Strà (e che magari temporeggiano in attesa dell'apertura del pub di cui prima).
Anche io e Silvia, in compagnia di una coppia di amici, Enrico ed Elisa, recentemente abbiamo avuto modo di visitarla. Ci siamo limitati alla sola area esterna, esplorando i viali alberati, il labirinto di siepi, l'area adibita alla coltivazione di agrumi...e senza dubbio si è trattato di un'esperienza gratificante, che ci ha fatto apprezzare un piccolo gioiello del patrimonio storico culturale italiano.
Abbiamo trascorso alcune ore all'aria aperta, bighellonando tra i sentieri, esplorando e fotografando il parco-giardino della villa, sperimentando le nostre capacità di orientamento (e culo) nel districato labirinto di siepi, finendo poi per vagare tra le numerose piante di limoni, di pomelo e di arance da cui, mi piace pensare, vengono distillati prelibati liquori dolci.


domenica 3 agosto 2014

TG italiani: quante emozioni!

Diciamo che tendenzialmente non ho l'occasione di starmene ore e ore ad oziare di fronte a quella scatola sorda che, in fondo in fondo, è la televisione. 
Però, di tanto in tanto, mi capita di guardare quello che trasmettono le varie emittenti.
Tra le reti "minori" si trovano anche film e programmi interessanti, ad esempio su Rai 4, DMax, Focus, Cielo... 
Le reti principali le bazzico poco, ma ogni tanto cado in tentazione. E mi accorgo in breve tempo che il monito a "non guardare la tv" è fondamentalmente sbagliato in quanto la comunicazione che ci arriva da questo fantastico aggeggio può essere fonte di notevoli sorprese, emozioni e riflessioni.
In particolar modo con le puntate delle serie tv più comunemente note come "telegiornali": sono queste che molte volte mi fan tornare in mente i "2 minuti d'odio" dell'orwelliano 1984, in cui si catalizzava la negatività della popolazione verso un nemico comune. Malgrado questo sfogo, la gente comunque rimaneva schiava del regime e concentrata su uno spaventapasseri, inconsapevole del fatto che avrebbe potuto incanalare quella medesima furente energia verso un reale contributo al cambiamento. Anzi, la massa manco si rendeva conto della verità a loro donata...
Comunque, dicevo, la televisione è fonte di emozioni e di arricchimento personale. Solo che non sempre ce ne avvediamo così come non sempre ci rendiamo conto di quante molteplici implicazioni si nascondano dietro qualche immagine o frase proposta. 
E la summa di questo concetto è rappresentata, appunto, dai telegiornali, di cui Studio Aperto è il miglior esempio disponibile sulla piazza.  
Io però recentemente ho visto qualche puntata del Tg1, un po' ci assomiglia anche se i protagonisti della serie e gli sceneggiatori sono leggermente diversi. 
Confesso comunque che le emozioni suscitate son state varie ed eterogenee, spesso orientate all'indignazione e alla sana ira funesta per la costante riprova di quanto il Paese Italia sia assurdo e ridicolo. Sembra che non ci sia memoria del passato, non tanto di quello remoto e antico, ma anche di quello recente. Tutto sembra accadere dall'oggi al domani: 
"T'oh parlano dello scandalo Mose...eh eh, adesso gli fanno il cuculo così a Galan...e i giornalisti sono a caccia di questo o quell'altro testimone...ben gli sta a questi politici del menga..."

sabato 19 aprile 2014

Cosmopolis

Titolo: Cosmopolis
Regia: David Cronenberg
Anno: 2012
Genere: drammatico
Cast: Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric, Jay Baruchel, Kevin Durand, Paul Giamatti

La trama in breve:
Erick Packer è un brillante giovane che controlla gli oscuri meccanismi dell'alta finanza. Tutto è a sua disposizione, a partire da una limousine bianca con tanto di autista e guardia del corpo. È una giornata difficile per Manhattan. C'è il Presidente degli Stati Uniti in visita e la viabilità è stata rivoluzionata. Ma Erick ha un obiettivo preciso: vuole raggiungere il suo parrucchiere di fiducia che sta all'altro capo della città. Per fare ciò è disposto ad affrontare le sommosse contro la situazione economica che stanno mettendo a ferro e fuoco New York. È pronto anche a trovarsi dinanzi colui che, secondo più di un segnale attendibile, vuole ucciderlo. (fonte mymovies)

Il mio commento:
L'ultimo film di Cronenberg da me visto è stato Crash, recensito su questo blog nel mese di febbraio. Perverso, inquieto, pruriginoso e disturbante, non c'è che dire. Però mi aveva preso e incuriosito assai. Induceva alla visione.
Qui invece mi son trovato di fronte a qualcosa di completamente diverso, un'esperienza cinematografica sfiancante, praticamente tesa a sfinire lo spettatore a suon di parlato. I personaggi parlano, discutono, parlano, divagano, parlano, ciarlano, indugiano su aspetti filosofici ed esistenziali, oltre che legati al mondo economico e finanziario...senza sosta, in continuazione, persino nelle situazioni più strampalate (ad esempio nemmeno quando il medico esegue un controllo alla prostata del buon Erick quest'ultimo si prende una pausa, anzi, insiste nel discutere con una sua collaboratrice...per altro strappata al jogging).
L'impressione è quella di stare ad assistere ad una commedia sofisticata, dai toni eleganti, ma al contempo calata in un contesto di totale cinismo e distacco dal mondo reale. Come se ci fossero due binari, uno per le esistenze della gente comune e uno per le eminenze grigie che condizionano mercati e masse. La contrapposizione tra questi due scenari viene ben esplicitata dalla diversità di toni e dinamismo che si associano a uno o all'altro, così come per la scelta di concentrare la maggioranza delle scene all'interno della (futuristica) limousine del protagonista, mentre all'esterno il mondo continua a vivere di vita propria, e non sempre con dinamiche propriamente pacifiche.

sabato 15 febbraio 2014

In time

Titolo: In time
Regia: Andrew Niccol
Anno: 2011
Genere: thriller, sci-fi, azione
Cast: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Vincent Kartheiser, Olivia Wilde

La trama in breve:
Will Salas ha venticinque anni da tre anni e la volontà di resistere in un mondo in cui il tempo che resta da vivere è denaro. Nel futuro di Will, uomini e donne sono geneticamente programmati per raggiungere i venticinque anni, età dopo la quale avranno diritto a un anno extra e a una vita affannata e consumata a guardare il proprio orologio biologico. Un timer digitale che segna ogni minuto, ora, giorno, mese, anno guadagnato lavorando o rubando. 
Che accadrebbe se vostra madre
"sembrasse" una vostra coetanea?
Figlio premuroso di una madre mai invecchiata, Will salva la vita a un uomo ricco di tempo che intuisce la sua nobiltà e lo ricambia con un secolo di vita. Un secolo che Will è deciso a investire, raggiungendo la Time Zone, dove i ricchi vivono blindati e a spese dei più miserabili, e sfidando l'ordine costituito. 
Lo aiuterà imprevedibilmente nell'impresa una ricca ereditiera dai grandi occhi e il grande cuore, pronta a ipotecare l'immortalità e a 'spendere' finalmente la propria vita. (fonte mymovies)


Il mio commento:
Visto un paio di settimane fa nutrendo pure discrete aspettative.
Credevo che l'idea di base fosse interessante e che lo sviluppo lo fosse altrettanto. 
A posteriori, posso confermare che l'idea di base è abbastanza valida ma che lo sviluppo della trama non lo è altrettanto. Da un contesto che ammicca alla sci-fi, ponendo lo spettatore dinnanzi a questioni che sfiorano concetti interessanti quali l'immortalità, la possibilità di rimanere eternamente giovani, di scambiare tempo come fosse un bene materiale, i rapporti sociali stravolti per il solo fatto che ognuno possiede un'età irreale, tutto scivola verso turbolente sequenze di azione, con tanto di inseguimenti, rapine e ribellioni al sistema. E corse, ossi, tante di quelle caspita di corse che non mi spiego come mai non abbiano pensato di collocare qualche bella gara sportiva prima della fine del film.
Che ora è? Non lo so...
il mio orologio è fermo da un po'...
Comunque, dicevo, c'è tutta questa pseudo ambientazione futuristica e utopistica che solletica il palato ma, coerentemente con il titolo del film, qualcuno ha evidentemente ben pensato di non dedicare troppo tempo all'approfondimento. Il che mi starebbe pure bene se, quanto meno, nella narrazione si tentasse almeno di rimanere coerenti e di fornire spiegazioni a coloro che guardano.
Della serie:

  • come funziona l'indicatore fosforescente che la gente ha impiantato nel braccio?
  • come viene calcolato il tempo per zona?
  • c'è un server centrale che memorizza e aggiorna i dati dei vari abitanti del pianeta?
  • funziona tutto bene con ore legali-solari e fusi orari?
  • e se uno rimane "isolato", che ne so, dentro ad una grotta o ibernato al polo nord?
  • e se ad uno si blocca il contatore verde fosforescente al plutonio?

lunedì 4 febbraio 2013

..:: Come dimenticare ... ::..

...continuando con amorevole astio a sparlare sulla politica italiana, giusto per aiutare eventuali indecisi o smemorati, ecco un simpatico omaggio al leader di uno dei maggiori partiti italiani. 
Sia mai che si finisca per dimenticarci della levatura di certa gentaglia (che, tra l'altro, in questi giorni avrebbe pure qualche processo in corso ma, avendo in spregio la giustizia e la moralità, se ne sbatte altamente e prosegue con la sua campagna elettorale) anche se, in un Paese di gente dotata di buonsenso, credo, che non dovrebbe servire rivangare certe sequenze per indignarsi ogni qualvolta compare o parla. Come sempre, la nostra cara Italia dimostra di essere un grande Paese capace di regalare forti emozioni in ogni campo, non solo calcistico.




Prossimamente, non temete, per par condicio, credo continuerò con qualche altro omaggio alle altre forze politiche attualmente foraggiate da noi popolo italico.
Questo però mi sentivo di pubblicarlo perché mi fa sentire orgoglioso che un simile leader politico viva qui da noi piuttosto che in Russia o in Corea o in Libia.
Concludo infine con un riferimento - anche se dovrebbe essere superfluo - sull'IMU, visto che se ne parla molto ultimamente riferendosi alla sua eventuale abolizione come LA soluzione: l'IMU è stato inizialmente proposto dal governo Berlusconi nel marzo 2011 (colpo di scena! Shock e stupore!), poi ripreso e rivisto dal governo Monti nel decreto Salva Italia. Decreto che, per divenire legge, è stato votato dai nostri parlamentari tra cui il buon Berlusconi...che in quella votazione risulta aver dato voto favorevole

sabato 2 febbraio 2013

..:: Let's Fuck'em all ::..

Tranquillo, tranquillo...il tg
è finito...ssht! Tranquillo...
... ricordi quando arrivava il circo
com'era facile dimenticare ...

Io non lo so se, quando l'hanno scritta, Davide Autelitano e soci stessero effettivamente pensando alla situazione politico-mediatica italiana ma, a mio avviso, il brandello di canzone che ho poc'anzi riportato è dannatamente azzeccato.
Voglio dire, non so voi, ma l'intensa campagna elettorale di questo periodo mi sta procurando seri disturbi mentali. Bastano pochi minuti di tg e di pseudo spot elettorali perché io mi ritrovi a urlare, in un angolo della casa, schiaffeggiandomi come faceva Dustin Hoffman in Rain Man. 
E che cavolo, tregua, bandius, basta! 
Dico io, per quale dannato e sadico desiderio dobbiamo continuare a sorbirci i baldi giovanotti che ambiscono a farsi eleggere? Acciderbolina, ogni giorno continuano a raffica a sparare minchiate, a darsi e dirsi addosso, a promettere e smentire, a spararle su questo e quell'altro argomento con il risultato che si respira solo tensione e confusione. E molto spesso in merito a battutacce o argomenti di rilevanza epocale.
Una volta quest'uomo
aveva un lavoro: il
porta voce. Ma ora,
per colpa della crisi, si
ritrova disoccupato,
cupo e pensieroso...
Probabilmente è quello che "vogliono" (qualcun lo vorrà, penso, altrimenti avrebbero riempito i palinsesti di qualche altra cosa, tipo Sanremo...) però, sinceramente, non mi piace né mi riesce di sopportarlo ancora.
Che poi, perdincibacco, certi volti gironzolano (per non dire di peggio) in Parlamento da decenni...eppure c'è ancora bisogno di dargli spazio e di stare a sentire cosa propongono! 
Cribbio, bastava aver fatto qualche legge anni fa sul conflitto di interessi o per migliorare la legge elettorale e invece... 
Ok ok ok, chiedo venia: è anche vero che siamo in democrazia, che è un diritto, che è legittimo ma almeno, da cittadino, ovvero da sommo detentore del potere che tramite il voto conferisco a lor signor politici, pretendo che ci sia qualche mio degno rappresentante a portata di ceffone.  In alternativa, va bene anche un Ed-209 della Ocp oppure un Tartaglia qualunque. Come deterrente, sia chiaro, non perché agiscano realmente.
Anche perché, senza un sano contradditorio e senza rischi per i nostri baldi giovani lanciati verso le elezioni, questi cialtroni possono sparare stronzate e promesse senza rischio alcuno. 
In fondo, mica devono mantenere quello che promettono, no? 
E allora, vai con il coretto: "via l'Imu!", "meno tasse per le aziende!", "più soldi in tasca ai cittadini!", "più indipendenza dall'Europa!", "più lavoro!", "più PILU per tutti!".
Al contempo, argomenti quali "il caso Lusi", "il caso Fiorito", "gli scandali della giunta regionale del Lazio", "gli scandali della giunta regionale della Lombardia", "la mafia", "il taglio delle province", "il taglio di qualche decina di migliaio di posti di lavoro pubblici", "la riduzione dei parlamentari" ecc...finiscono nel dimenticatoio.
Al più, qualcuno lancia qualche frecciatina sulla riduzione delle spese in ambito militare (cosa assai facile essendo noi nel novero delle nazioni da considerarsi "il 51-esimo stato americano") o sulla reintroduzione della pena per il falso in bilancio ma... poi? 
Voglio dire, poi, che cosa accadrà realmente?

lunedì 5 novembre 2012

..:: Most needed: Car communication ::..

Esempio number one: come
comunicare e fare quant'altro
in auto mentre, sul cofano,
un pedone rotola via placidamente
(link riferimento immagine)
Dopo il fortunatissimo ciclo di post relativi alle parole chiavi maggiormente cercate e desiderate dai cybernauti che approdano su questo mio umile spazio web - iniziativa che comunque continuerà a oltranza -, ne approfitto per inaugurare una nuova rubrica aperiodica relativa a necessità cui la società, la politica, l'economia, la tecnologia, o chi per esse, dovrebbe sopperire.
IMHO, ovviamente.
Cominciamo quindi dalla Car Communication, ovvero la comunicazioni tra auto e veicoli in generale.
Viviamo, ed è banale ribadirlo, in un mondo in cui i social network, internet e compagnia bella sono, di fatto, pane quotidiano. 
La maggioranza della popolazione (mi riferisco più che altro a chi abita la mia cara amata patria Italia) possiede uno o più smartphone (sennò, come farebbe a segnalare in FB perle di inenarrabile importanza quali "sono a casa", "esco", "fuori dalla finestra vedo un gatto", "il gatto sta attraversando la strada", "attenzione, sulla strada vedo anche un'auto che sopraggiunge", "esco a fotografare il gatto spappolato"...)(sono polemico, sì, colpa del tempo), tablet, computer ed è ormai più che avvezza alla comunicazione istantanea. Lo dimostra l'onnipresenza del cellulare nelle mani degli italiani (e non) mentre gironzolano, stanno a tavola, a scuola, in treno, in auto...
Ok, non tutto il territorio è stato ancora coperto al 100% dalla banda larga e non mi è chiara nemmeno quale sarà l'evoluzione delle infrastrutture in tal senso (non c'erano dei fondi, una volta, stanziati appositamente per queste cose?) ma bene o male gli utenti del web si contano a decine di milioni.
Al contempo, considerando il grado di evoluzione dei trasporti pubblici, il numero di persone che usufruisce di veicoli propri per spostarsi è elevatissimo. Motivo per cui le strade, talvolta, si dimostrano insufficienti in termini di capienza e possibilità di gestire una considerevole  mole di traffico. 
Auto che pur risultando sempre più confortevoli e accessoriate rimangono ancora oggi scatole emetiche che non consentono alcuna comunicazione tra gli esseri umani che al loro interno si spostano, chiacchierano, imprecano, urlano, strombazzano e via dicendo...
Ora, visto che capitano situazioni di congestione dovuta a incidenti, lavori in corso, disastri ambientali, gente incapace al volante e via dicendo, o che vi siano situazioni di particolare criticità e pericolo, mi domando, perché non equipaggiare le auto di un sistema di comunicazione?
In fondo, già i camion hanno il CB a bordo e possono abbellire la cabina con luci, calendari e scritte scorrevoli.
Già a suo tempo, per altro, la FIAT aveva ipotizzato di dotare la nuova 500 di emoticons con cui interloquire con il prossimo tuo come te stesso. 
Credo però sia necessario spingersi ben oltre e interrogarsi sulla necessità che, tra utenti della strada, vi possa essere comunicazione, senza tralasciare il fatto che comunque la comunicazione avviene ugualmente tuttora, ma solo in specifiche dinamiche.
Automobilisti che telefonano? Celo! 
Cartellonistica pubblicitaria? Celo! 
Avvisi su tabelloni luminosi? Celo! 
Informazioni radiofoniche? Celo! 
Comunicazione tra guidatori? Celo!
Intendo, non braccia che sporgono dal finestrino e segnalano il dito medio, né strombazzamenti stile vuvuzela quando si è in coda o chi ci precede non parte quando vorremmo? Ah, no, questo non celo...

sabato 13 ottobre 2012

..:: Capitale umano? ::..

Jean-Paul Fitoussi
e Adriano Celentano
Per fortuna, o purtroppo, non son rientrato nel novero dei 9 milioni e passa di telespettatori che hanno scelto di sorbirsi il recente show di Celentano realizzato all'Arena di Verona e divulgato alle masse attraverso Mediaset. 
Ne ho visto qualche stralcio però, giusto qualche minuto mentre cenavo al rientro dall'allenamento di kung fu. Tanto, in ogni caso, ne han parlato assai. So perfino che PierSilvio si è congratulato via Twitter con il celebre molleggiato.
Non nego che il vetusto Adriano nazionale (Celentano, non "voglio una sigaretta... aspetta, io manco fumo" Pappalardo) sia un personaggio importante per lo show-business e la cultura italica ma, mi domando, perché lui può proporre uno show nel quale tenta anche la formula dell'evangelizzazione laica o di predicare pseudo-rivoluzioni sociali mentre altra gente non può nemmeno avvicinarsi al mezzo televisivo?
Mi riferisco ai vari "comici" (lo dico tra virgolette perché, probabilmente, sono da considerarsi liberi pensatori che cercano di far riflettere e sorridere al contempo attraverso vera satira) espatriati dai principali media nazionali e ai quali è ancora interdetta la possibilità di ricomparire sul piccolo schermo. Penso a gente come Luttazzi, Grillo, i Guzzanti (anche se in effetti Corrado l'ho rivisto in un qualche sketch su Cielo...), ma anche a Santoro. Misteri della democrazia e della libera informazione nostrana.
Ad ogni modo, evidentemente, Celentano poteva fare quello che ha fatto e, tra una canzone e l'altra (in fondo, Rock economy era anche un concerto, giusto?) ci ha piazzato qualche riflessione e chiacchierata di carattere politico e sociale. 
Tra queste, l'unico stralcio che son riuscito a seguire è stato l'intervento, in un tristerrimo contesto da bar, dell'economista Jean-Paul Fitoussi. 
Ora, non conosco bene il personaggio - fortunatamente Google aiuta - ma, al di là del suo ruolo in Telecom o in Banca Intesa San Paolo, è innegabile che il tizio c'ha una buona testolina. E, tra i vari discorsi che ha provato a fare, ce n'erano alcuni sul benessere, sull'ambiente, sulla misurazione e salvaguardia del capitale umano.
In soldoni, non c'è solo il PIL da salvaguardare, bensì il benessere delle masse, la qualità del vivere, la ricchezza in termini di risorse umane - e ambientali, spero. 
Parafrasando l'economista francese: se cioè un governo effettua delle politiche tali per cui si guadagna 1 punto di PIL ma si perdono 10 punti di capitale umano, allora il governo sta sbagliano!
Trovo che questo passaggio sia molto significativo e utile per valutare il tipo di presente e futuro che vogliamo per noi. E che, anzi, tenda a fornire alle persone (ovvero agli elettori) una metrica a cui riferirsi nel valutare l'operato di un governo.
Un bel messaggio insomma, tristemente banalizzato poi dai discorsi di Celentano, che, pur essendo valido nella teoria, mi domando quanto possa essere applicabile in concreto.
Anche perché, fondamentalmente, durante Rock Economy si è solo chiacchierato...

sabato 31 marzo 2012

..::Bicincittà ::..

Non la solita bicicletta... [1]
Sarà un post rapido e conciso, ve lo prometto, giusto il tempo per esternare alcune considerazioni e rimuginare su qualchenotizia "recente".
Mi riferisco al progetto BicinCittà di cui di tanto in tanto si sente parlare e che mira a incentivare e promuovere un altro modo di intendere la mobilità e il trasporto.
Non sono contrario a queste iniziative in sé, né al fatto che nelle grandi città vengano proposte soluzioni per noleggiare biciclette elettriche o meno a prezzi decisamente modici, semplicemente rimango perplesso di fronte ai messaggi che tali strategie lanciano.
Voglio dire, la bici è un mezzo "sano", ecologico, versatile, economico, sostenibile, ecc... e non è nemmeno nuovo. Spostarsi su due ruote non richiede l'acquisto di carburante e di sicuro, se tutti ci muovessimo solo su bici, le strade potrebbero divenire un luogo più sicuro. 
Ma, mi domando, le strade, le nostre strade, sono davvero pensate per un traffico biciclettoso? 
Non siamo mica in Germania o in Olanda, qui. 
I ciclisti respirano smog a pieni polmoni e, spesso, si trovano a lottare per la sopravvivenza. Mi riferisco, ovviamente, a quelli urbani, non ai ciclisti stile Giro D'Italia che pascolano in branco e mai, mai, mai e poi mai, nelle piste ciclabili.
D'altronde, per anni, in Italia abbiamo investito sul cemento, sull'asfalto, sulle auto, sulla Fiat e le sue meravigliose auto...e adesso invece torniamo a parlare di bici, a proporre modalità di trasporto "pulite". In alternativa ce ne si possono pure inventare, un po' come la Twizy della Renault [2] o la Movitron [3], ma la sensazione di scambiarle per un'Ape riverniciata permane. 
Comunque sia, parlare prepotentemente di bici in città, noleggiate o meno, elettriche o meno, allude a una totale ottusità perseguita per anni nell'investimento in mezzi di trasporto non sostenibili.
Auto di 2 tonnellate di 4 m di lunghezza, inquinanti e costose, per trasportare 1 sola persona e garantire l'esistenza di un "eco-sistema" industriale contro scelte di mobilità "pulite", economiche e sostenibili. 
In pratica, ci stanno dicendo che per anni abbiamo investito nella direzione sbagliata, sprecando e basta, creando un sistema figlio del petrolio e genitore di tensioni, speculazioni e inquinamento.
O sbaglio?
Per cui, credo, ben vengano iniziative come BiciInCittà però, caspita, vediamo di iniziare a pensare in modo diverso, a pianificare e a decidere che tipo di mondo vogliamo perché, ora, è difficile convertire un intero sistema stradale e di viabilità a mezzi di trasporto diversi dalle bici. E il pensiero che sulle spalle delle attuali generazioni venga a gravare ANCHE il peso per simili necessità o visioni, oltre al debito che NOI non abbiamo creato, non è idilliaco.
Peggio ancora se, tra qualche tempo, si tornerà al carretto trainato da cavalli: magari, per allora, la Salerno-Reggio Calabria sarà pure terminata. 

venerdì 2 settembre 2011

..:: Pubblicità progresso: the electric life ::..

Recentemente ho avuto l'occasione di vedere una reclam davvero interessante proposta da Renault.
Immaginatevi per un momento che qualcosa sia andato storto e che, nel presente, moltissime delle comodità di cui possiamo beneficiare si basino su motori a scoppio e non siano azionati da corrente elettrica. Uno scenario che un sapore vagamente steampunk ma che risulta, credo, discretamente efficace.


Ricordo che, dopo la conclusione dello spot, visto al cinema, c'è stato uno scambio di battute tra un bambino e suo padre:
"Perché non passiamo?"
"Perché non ci lasciano!"
Come dare torto a codesto signore. D'altronde, visto che il petrolio ci sarà ancora per almeno altri 130 anni,  Libia permettendo, perché cambiare proprio ora? 
Chi ce lo fa fare?
Il petrolio serve, non solo alle auto, all'economia mondiale. A tutti i livelli intendo, sia per far funzionare borse e mercati sia per fornire pretesti di guerra. E se il popolo di consumatori non è d'accordo...beh, lo sarà!
Più di tutto, cambiare mentalità e imporre (pretendere?) determinati cambiamenti non è affatto facile. Soprattutto qui in Italia, dove ci si adegua.
Credo invece che, in nazioni "serie", certe dinamiche dovrebbero piovere dall'alto, venire cioè agevolati da leggi e cambiamenti socio-culturali provocati dalla politica. Una politica che dovrebbe essere attenta all'ambiente (non abbiamo altri pianeta Terra in cui vivere!) e al futuro delle generazioni per le quali si assume le responsabilità di governare. 

domenica 28 agosto 2011

..:: Il 51 esimo stato ::..

Osserviamo bene questa diapositiva:
secondo voi, "noi", quali siamo?
Va che noi italiani siamo proprio degli ingrati e degli smemorati. 
Se penso al povero Gheddafi, che solo pochi mesi fa era ben accetto a noi italici. 
Suo figlio Saadi ha addirittura giocato a calcio in squadre quali Perugia, Udinese, Sampdoria. 
Lo stesso Mu'ammar ha investito ingenti capitali nella Juventus e in Unicredit, prima di venir invitato in Italia dal Silvione nazionale per selezionare qualche procace novizia da convertire al Corano e diffondere i segreti del bunga bunga.
Fino a qualche tempo fa era un compagnone, un uomo importante, un dittatore dal volto umano....
Adesso invece l'abbiamo disconosciuto del tutto, lo evitiamo come la peste. Ce ne laviamo completamente le mani mentre in Libia si combatte una presunta guerra civile, con tanto di bombardamenti e scontri a fuoco.
E lui si incazza pure. E ci minaccia. 
D'altronde, non si poteva continuare a fingere di essergli amici, soprattutto considerando quanto filo-americani siamo. 
Un particolare di cui ci eravamo momentaneamente dimenticati.
L'Italia come 51-esimo stato degli Usa, insomma.
A ben pensarci abbiamo numerosi McDonald sparsi in tutto il territorio, abbiamo basi militari e depositi di armi qua e là, guardiamo costantemente film americani, studiamo la storia degli States e ignoriamo quella relativa ad altri stati e continenti (della serie, so chi sono Geroge Washington, Abraham Lincoln e John Holmes, ma ignoro le gesta di Genghis Khan e i testi di David Mantessi Diop), festeggiamo Halloween, seguiamo con interesse le elezioni americane e parteggiamo pure al dolore e alla sofferenza se ci sono uragani e cataclismi che si abbattono sulla nostra madre patria. Oggi sono morte ben 3 persone (su 310 milioni) a causa dell'uragano Irene. Altro che quelli stronzi della Somalia (per altro, ex colonia italiana) che cercano di impietosirci con i loro bambini decrepiti....tsk, solo 29 mila morti in 3 mesi: ma chi si credono di essere?

lunedì 8 agosto 2011

..:: The system has failed ::..

"C'è grisi, c'è grossa grisi" diceva Quelo
alias Corrado Guzzanti.
Un titolo un po' cupo, lo ammetto, ma al contempo chiaro nel trasmettere un certo messaggio in relazione agli eventi che stiamo sperimentando in questo periodo. Mi riferisco alla "crisi", alle speculazioni in borsa, al crollo dei mercati finanziari e dei valori di certi titoli, in particolar modo relativi anche alla nostra cara Italia.
Quello che più mi dà da pensare è il modo in cui è emersa la notizia e come viene vissuta in termini mediatici.
Di certo si tratta di dinamiche dipendenti da logiche dettate da poteri forti, forse anche occulti, da speculazioni conseguenti ai dati e alle valutazioni fornite da autorevoli entità del campo finanziario, e probabilmente non del tutto casuali o prevedibili.
Eppure sembra che fino a poco fa la nostra nazione avesse un'economia solida, con i conti a posto, in forte ripresa. Cioè, l'impressione è che ancora una volta si giochi tutto sull'immediatezza, sull'azzeramento della memoria, offrendo una visione parziale degli eventi. Peccato che, purtroppo, non tutto era rose e fiori. Prima. Dove con prima si può considerare un periodo ampio a piacere. 
Dopotutto, la crescita della nostra economia è rimasta tendente a nullo per anni, il debito pubblico ha continuato a salire e manovre efficaci in campo economico non sono arrivate praticamente mai. A quando risalgono le ultime risposte efficaci in relazione al mondo del lavoro, oppure sostegni e politiche aziendali et similia atte a rilanciare l'economia? Quando mai abbiamo investito in scuola, ricerca e cultura?

domenica 10 luglio 2011

..:: Voglia di andarsene ::..

Credo sia capitato un po' a tutti, di tanto in tanto, di provare un forte desiderio di fuga (con la U, attenzione), di lasciarsi il presente alle spalle, staccare e respirare aria buona, pulita, migliore. Vivere in un ambiente più sano e rilassato, senza frenesie, senza ipocrisie, senza tutte quielle inutili tensioni che si vengono a creare quotidianamente.
Ora non esageriamo: 2 anni
passano in fretta.
Poi sarà peggio...
Staccare, allora, per tornare padroni del proprio tempo, per dedicarsi a quelle attività che la necessaria prigionia del lavoro non ci permette di seguire. Siano queste il giardinaggio, la cura della propria casa, lo shopping, lo studio delle lingue, la ricerca di un editore per un paio di romanzi, l'approfondimento delle arti marziali, la lettura di un libro, una simpatica gita in Val di Susa per protestare pacatamente (ed erano in molti) o brutalmente (ed erano in pochi, ma inquadrati dalle telecamere).
E' umano, credo, provare la necessità di allontanarsi dalla routine quotidiana, di liberarsi da impegni e affanni per poter stare accanto alle persone che si amano, con la propria donna/uomo, con eventuali figli, parenti, amici, animali... magari vincendoli a qualche lotteria britannica...
Ma anche nel considerare solamente la dimensione lavorativa, quanti sono coloro che contano i giorni che li separano dalle prossime ferie o dalla pensione?
Loro invece, quelli che costantemente vedo nei telegiornali, sui giornali o nel web, di andarsene non ne hanno proprio la minima intenzione. Anzi, in perfetta mentalità da statale se ne stanno al loro posto, con i loro benefit, a prenderci tutti per i fondelli. Tanto, i soldi che usano sono i nostri e i culi che sacrificano non sono certamente loro!