martedì 2 giugno 2015

House of cards - prima stagione

Titolo: House of cards (Gli intrighi del potere)
Anno: 2013
Episodi: 13
Genere: thriller, politico
Cast: Kevin Spacey, Robin Wright, Michael Kelly, Kate Mara, Corey Stoll, Michael Gill, Ben Daniels, Kristen Connolly, Gerald McRaney, Mahershala Ali

La trama in breve:
Washington, Capodanno 2013. Il deputato democratico Frank Underwood e la moglie Claire partecipano alla festa di Garret Walker, il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti. Frank ha avuto un ruolo determinante nella campagna elettorale di Walker e in cambio avrebbe dovuto ricevere dal futuro presidente la nomina a Segretario di Stato. Frank è convinto che la vittoria elettorale, unita alla sua esperienza ventennale al Congresso da whip (capogruppo di maggioranza), gli assicuri l'incarico. Invece Linda Vasquez, la responsabile dello staff di Walker che deve la sua assunzione proprio a Frank, gli comunica che il presidente ha scelto al suo posto Michael Kern, ritenendo Frank più utile al Congresso. Il deputato Underwood si mostra rispettoso della scelta, non lasciando trasparire la sua rabbia nei confronti del presidente Walker, ma in realtà è furioso: per l'intera giornata non risponde alle ripetute chiamate e ai messaggi di sua moglie Claire , scusandosi con lei quando ritorna a casa. Frank ammette che, pur non essendosi mai fidato di nessuno, non avrebbe mai pensato di essere trattato a pesci in faccia. È a questo punto che nella sua mente scatta il meccanismo diabolico della vendetta: il presidente Walker deve pagare il grave affronto ed essere spodestato. Claire intuisce i suoi piani e Frank le annuncia che quella sarà la prima di molte notti in cui non potranno dormire per tessere la loro tela...

Il mio commento:
Io e Silvia abbiamo iniziato a guardare questa serie su consiglio di alcuni amici e, nonostante un inizio un po' ostico per via dell'ambientazione politica, dei molti dialoghi, della mancanza di azione, ci siamo sentiti pienamente soddisfatti della serie. E ora stiamo procedendo con le puntate della seconda stagione :-)
Senza scendere nei dettagli, le puntate sono un susseguirsi di accordi, inganni, tradimenti, false promesse, minacce...tutto secondo dinamiche che, per suggerire un parallelo, ricordano una partita a scacchi, dove pazienza, calcolo e strategia sono fondamentali. Certo, negli scacchi non ci si sporca le mani veramente ma il mondo reale, purtroppo, sa essere molto duro e richiede scelte spietate. E, come già l'incipit della prima puntata lascia intendere, Frank Underwood è un uomo disposto a prenderle e a farsi carico delle eventuali conseguenze.
Indubbiamente la serie porta sul grande schermo due figure, quella di Francis "Frank" Underwood e sua moglie Claire, non propriamente edificanti. Anzi, sono una vera e propria organizzazione macchiavellica orientata al "male", che agiscono unicamente con l'obbiettivo di perseguire i propri scopi, incuranti delle ricadute che le loro azioni avranno per il Paese. D'altronde, il protagonista lavora alla casa bianca...ma questo poco conta. L'importante è guadagnare prestigio, potere, influenza soprattutto attraverso l'inganno, la manipolazione e la fermezza.
E in questo diventa facile tracciare un parallelo verso i nostri politici, che sembrano più giocare tra di loro più che pensare veramente alle priorità del Paese. Anche in House of cards infatti si percepisce una certa distanza tra quello che il vivere quotidiano della gente comune e l'ordinarietà dell'elite politica.

lunedì 1 giugno 2015

Kung Fury

Titolo: Kung Fury
Regia: David F. Sandberg
Anno: 2015
Genere: difficile dirlo...arti marziali, demenziale, sci-fi...
Cast: David Sandberg, Jorma Taccone, Leopold Nilsson, Eleni Young, Helene Ahlson, Andreas Cahling, Per-Henrik Arvidius, Steven Chew, Magnus Betnér, Björn Gustafsson, David Hasselhoff

In principio venne il cortometraggio.
E il popolo del web vide che era cosa buona e giusta e iniziò a parlarne, a discuterne, a condividere in ogni dove.
L'atmosfera anni '80, il crogiuolo di riferimenti video ludici, le arti marziali, i dinosauri, Thor, i nazisti e pure due sventole vichinghe... tutto faceva presagire qualcosa di grande e ignorante oltre ogni limite.
Perciò l'interesse crebbe, l'hype raggiunse livelli difficilmente contenibili, manipoli di nerd già si organizzavano per immolarsi in nome di una non meglio precisata jihad se quel cortometraggio non fosse divenuto qualcosa di più che un blando assaggio della durata di circa 2 minuti. 
Quindi giunse la buona novella: su kickstarter venne avviata la raccolta fondi per trasformare un mero corto metraggio in qualcosa di più significativo e soddisfacente. Qualcosa che avrebbe condotto mandrie di cyber appassionati di ogni dove nel valhalla del divertimento disimpegnato e trashoso.
La via era ormai stata indicata.
Non tutti poterono prender parte a questo nobile progetto ma la grana giunse in quantità sufficiente e necessaria a tramutare in realtà la visione di David F. Sandberg. 
Solamente qualche mese più tardi giunse poi l'araldo degli anni '80 a evangelizzare le masse cantando True Survivor in un gustoso tripudio di atmosfere ormai perdute, ma ancora scalpitanti, vivide, nostalgiche ma irresistibili assai.
Quando poi, con codeste mie orecchie, ascoltai la fiera voce di David Hasselhoff prorompere addirittura dagli altoparlanti di una radio locale, solo allora compresi che il tempo si era compiuto.
E ora...

sabato 23 maggio 2015

Thor - The Dark World

Titolo: Thor - The Dark World
Regia: Alan Taylor
Anno: 2013
Genere: supereroi, azione
Cast: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Idris Elba, Christopher Eccleston

La trama in breve:
Con il fratello Loki imprigionato dopo i fattacci narrati in Avengers e i nove mondi pacificati, Thor nei grandi palazzi di Asgard ha tempo di perdersi appresso alla nostalgia amorosa che da due anni lo separa dall'umana conosciuta nel primo film. Nel frattempo lei, sulla Terra, studiando delle anomalie comparse a Londra viene risucchiata da un portale e contaminata dall'Aether, una forza da millenni nascosta al malvagio Malekith e la sua razza che, proprio per l'unione tra la terrestre e la sostanza, si risveglia. Determinato a trovare l'Aether e con questo sfruttare l'allineamento dei nove mondi per instaurare un regno d'oscurità, Malekith marcia per annichilire innanzitutto Asgard e poi la Terra.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
In previsione di vedere Avengers 2 entro un limite temporale ancora non ben identificato ho deciso intanto di recuperarmi i film Marvel che mi ero perso e che, per dovere di continuity, sapevo di dover recuperare.
Incoraggiato da un discreto 7.1 registrato su Imdb ho quindi optato per il possente Thor, dio dei fulmini e della masterizzazione (almeno stando a quel che accade in Rat Man).
A onor di cronaca confesso di aver visto questa pellicola almeno una decina di giorni fa (e forse ho pure pisolato per qualche minuto, giusto per farvi capire...), per cui forse i miei ricordi non sono così freschi e limpidi ma, con certezza, posso affermare che "Thor - The Dark World" è un film che merita di esser perso più che trovato.
Superficiale, blando, sottotono, puerile, non mi ha entusiasmato per niente se non durante l'incursione degli elfi scuri ad Asgard. Elfi oscuri...praticamente un mix tra i mostri dei power rangers e i teletubbies °_° 
L'universo rappresentato, tra l'altro, pare ricollocabile in un magazzino, con una sconcertante prevedibilità di eventi e incontri e scelte di sceneggiatura che non perdono un'occasione per proporre siparietti comici. 

martedì 19 maggio 2015

The Giver - Il mondo di Jonas

Titolo: The Giver - Il mondo di Jonas
Titolo originale: The Giver 
Regia: Phillip Noyce
Anno: 2014
Genere: distopia, fantascienza
Cast: Meryl Streep, Jeff Bridges, Brenton Thwaites, Alexander Skarsgård, Katie Holmes, Odeya Rush, Cameron Monaghan, Taylor Swift, Emma Tremblay

La trama in breve:
Da qualche parte nel tempo e nel mondo esiste una società che ha scelto come valore l'uniformità. Immemori di sé e della loro storia, uomini, donne e bambini vivono una realtà senza colori, senza sogni, senza emozioni, senza intenzioni. Per loro decide un consiglio di anziani, riunito periodicamente a sancire i passaggi evolutivi dei membri della comunità. 
Durante la Cerimonia dei 12, che accompagna solennemente gli adolescenti verso la vita adulta affidando loro il mestiere che meglio ne identifica le inclinazioni, Jonas viene destinato ad 'accogliere le memorie' di una storia che non ha mai conosciuto. Figlio di madri biologiche preposte allo scopo e assegnato successivamente all'unità famigliare che ne ha fatto richiesta, Jonas è un adolescente eccezionale con un dono speciale, quello di sentire. Preposto al ruolo di accoglitore di Memorie, Jonas è affidato a un donatore, un uomo anziano e solo che porta dentro di sé tutta la bellezza e la tragedia dell'umanità. Tutte quelle emozioni negate alla sua gente perché il mondo resti un luogo di pace e torpore. Intuita la sensibilità del ragazzo, il donatore lo condurrà per mano dentro la vita, spalancandogli la strada che conduce al libero arbitrio. (fonte mymovies)


Il mio commento:
Quando ho terminato la lettura di The Giver di Lois Lowry, e si parla di più di qualche tempo fa, ricordo di aver effettuato qualche ricerca e di essermi imbattuto in alcune indiscrezioni relative alla possibilità di trarne un film. A suo tempo si parlava di un interessamento da parte di Dustin Hoffman ... ma evidentemente, nel tempo, qualcosa è cambiato sebbene il cast presente in questa produzione statunitense non sia affatto banale (vedasi Meryl Streep, anche se qui non offre un'interpretazione impareggiabile).

venerdì 1 maggio 2015

Operazione Cristopher

Titolo: Operazione Cristopher
Autore: Mario Filippeschi
Editore: Elison Publishing
Genere: romanzo storico
Pagine: 505

La trama in breve:
Europa del 1944. Gli alleati, temendo che la Germania nazista possa realizzare un’arma atomica, pongono in cantiere l’Operazione Cristhopher, un diabolico progetto teso a confondere e fuorviare le ricerche degli scienziati tedeschi.  A seguito dell’iniziativa alleata, tra le macerie di una Germania ormai morente, si intrecciano lotte sotterranee e raffinati inganni tra i sevizi di spionaggio e controspionaggio alleati e quelli dell’Abwher tedesco e delle SS. Lo scritto fonde la fantasia della sua trama col rigore storico che corre sul filo conduttore di fatti, in parte inediti e realmente accaduti, riguardanti il fallito progetto atomico tedesco. Il romanzo è frutto di anni di lavoro e accurate ricerche con descrizioni fedeli ed efficaci come linguaggi, stili comportamentali, gradi militari della Gestapo e delle SS, servizi di spionaggio e controspionaggio, Berlino, Germania devastata e altro. Le personalità descritte, i dialoghi, le tecnologie, le sigle, i termini, gli esperimenti condotti, le situazioni e ambienti corrispondono alla rigorosa realtà storica. Il personaggio principe è frutto della fantasia dell’autore. 

Il mio commento:
Come già accaduto con I violini del cosmo, ho letto questo ebook su proposta dell'editore stesso nell'ambito di una campagna promozionale di Elison Publishing. Rispetto alla lettura precedente, questa volta siamo di fronte però a un testo che si configura come un vero romanzo per cui con una struttura e un impianto narrativo di ben altro tenore. 
Nelle circa 500 pagine di cui si compone l'opera, l'autore ci porta dentro e fuori dal Terzo Reich, seguendo le vicende dell'italianissimo Edoardo Braschi, capitano dell'esercito nostrano ma anche scienziato e, per forza di cose, spia per conto degli alleati. Il personaggio che ne emerge è assimilabile a una sorta di James Bond, un tipo pragmatico, preparato, che padroneggia più lingue, dall'indubbio fascino e carisma e che nonostante le indiscutibili conoscenze scientifiche non si tira indietro se c'è da paracadutarsi o sopravvivere in un territorio precario e ostile come risulta essere quello della Germania nazista durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale.
Tra i vari personaggi, il protagonista è senza dubbio quello più approfondito e caratterizzato. Gli altri vengono tratteggiati e presentati attraverso dialoghi e situazioni in cui avvengono, per lo più, confronti dialettici, siano questi in seno all'Uranverein (che è il nome dell'associazione di scienziati che lavoravano sull'energia atomica per il terzo Reich) o con gli esponenti dello spionaggio tedesco o del MI-6 britannico. Ci imbatteremo in personalità del calibro di Werner Karl Heisenberg, Otto Hahn, Niels Bohr, Fritz Strassmann mentre dall'altra parte dell'Oceano fanno capolino Enrico Fermi e su tutti vigilano personaggi legati alle SS quali Walter Schellenberg. Nomi e riferimenti realmente esistiti, che rendono merito all'attività di studio e preparazione effettuata dall'autore. 

domenica 19 aprile 2015

Elysium

Titolo: Elysium
Regista: Neill Blomkamp
Anno: 2013
Genere: fantascienza, azione
Cast: Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga, Diego Luna, William Fichtner, Wagner Moura

La trama in breve:
Nella Los Angeles del 2154 l'umanità rimasta sulla Terra è un'unica grande classe operaia, che mescola criminali e lavoratori senza criterio, tutti tenuti a bada e dominati con pugno di ferro attraverso i robot da un'elite che da tempo è andata a vivere su una stazione orbitante intorno al pianeta chiamata Elysium. Su Elysium c'è la tecnologia per guarire da ogni malattia, c'è il verde, il benessere e il disinteresse per ciò che accade più in basso, sulla Terra, dove il resto dell'umanità lavora per mantenere la stazione.

Il mio commento:
Visto in due puntate, proprio quando nelle sale ci sta Humandroid di cui mi han già parlato benone assai, questo Elysium mi è risultato piuttosto gradito.
Inizialmente incerto per via di un Matt Damon che, pur essendo un valido attore, non lo vedevo molto adatto nella parte del protagonista in un contesto simile (e probabilmente la causa di questo mio pensiero è Team America :-P ), ho assistito con interesse allo sviluppo degli eventi.
Ora, come anche altri han scritto, è indubbio che il film abbia svariate pecche e che risulti più un blockbuster che un prodotto destinato a pochi. Motivo per cui tanti aspetti vengono abbozzati o non chiariti (come si è arrivati ad Elysium? come si è arrivati a quello scenario sulla Terra? quale relazione c'è tra i due mondi? e vogliamo parlare della tecnologia per la "quasi-immortalità"? come funziona il governo? possibile che per una stazione orbitante del genere basti riavviare un singolo server e...?) focalizzando l'attenzione più su aspetti scenici e sulla lotta per la sopravvivenza che altro.
Nel complesso, gli aspetti che più ho gradito sono tre.
In primis c'è la potenza visiva che il regista riesce a trasmettere e a focalizzare sullo schermo, soprattutto quando si ha a che fare con scenari fantascientifici e scontri tra armi avveniristiche. Mi son piuttosto gasato nell'assistere agli scontri con armi da fuoco e corpo a corpo tra Max (Matt Damon) e un signor Kruger (Sharlto Copley), sia per via degli effetti speciali adottati che per i movimenti di camera, che hanno creato dinamismo e regalato la sensazione di potenza "reale". Erano colpi che si sentivano, da cui ripararsi, altro che proiettili o raggi laser di dubbia consistenza.
Lo dimostrano pienamente le sequenze in cui Kruger ricorre allo scudo elettromagnetico o di qualunque cosa fosse, oppure nella scena della granata che lo riguarda, eccome se lo riguarda °_°
Poi ho apprezzato il richiamo metaforico alla situazione attuale, alla distanza comica che c'è tra Paesi del Primo mondo rispetto a chi vive di stenti, privo di mezzi e possibilità, nel Terzo Mondo, costretto a giocarsi la vita per vivere e ambire a qualcosa di più che il fango. Realtà che non si incontrano quasi mai, che risultano agli antipodi eppure in qualche modo legate. Da questo punto di vista il film risulta anche nobile come messaggio da veicolare.
Ultimo aspetto che mi ha intrigato è l'idea di pensare il medesimo film, la medesima soluzione, la medesima realtà gestita non dagli Usani ma dagli italiani. Elysium avrebbe avuto tutto un altro sapore, con le navi di clandestini che arrivavano ad ogni ora e il governo centrale dubbioso sul da farsi. Ma la cosa bella è che, una volta approdati, i clandestini scoprono che la tecnologia per curarsi non funziona come dovrebbe, che la stessa stazione orbitante sta cadendo a pezzi, che ci sono state magnerie negli appalti per le forniture di aria e...
Scherzi a parte, il terzo aspetto è rappresentato dalla tecnologia proposta dove i droidi si muovono con scioltezza e rapidità, quasi non fossero nemmeno macchine, i droni vengono usati come segugi e l'uso di wearable device è scontato (anche se per lo più orientato alla distruzione...). 
Gli stessi esoscheletri cui ricorrono Max e Kruger mi hanno convinto assai e assai, semplici e spartani ma di sicuro effetto. Certo, quelli visti nel 2014 in The edge of tomorrow risultavano più elaborati e meno invasivi, ma la tragicità e la tosta possanza che regala l'armatura fusa addosso a Max ha tutto un altro sapore. Sa di sacrificio, di rassegnazione, di volontà ferrea generata dalla necessità e dalla precarietà....ma soprattutto sa di strogg...chissà se un pensierino a Quake non ci sia pure stato nella geniale testolina di Blomkamp, indubbiamente un regista che ci sa fare con la macchina da presa e con la capacità di trasporre realtà fantascientifiche sensate e plausibili. E pure usabili per sviluppi mediatici trasversali: considerando i punti in sospeso e l'ambientazione proposta, tra fumetti, anime, videogame ecc...se ne può ricavare un bel po' di materiale.
Tra l'altro, gli stessi esoscheletri non sono una realtà poi così lontana visto che già sono impiegati in ambito militare (vedasi il modello Hulc della Lockheed Martin) e anche in quello medico-sanitario (vedasi il ReWalk presentato al CES 2015 di Las Vegas), e pure in Italia ricordo di un esperimento didattico realizzato in quel di Pisa focalizzato proprio sulla realizzazione di un esoscheletro. D'altronde, certi limiti fisici mica li possiamo superare...ma cervello e tecnologia servono ad ovviare a questo, no? Chissà, magari in futuro avremo esoscheletri del genere al posto delle auto, così da correre al lavoro facendo jogging a velocità significative, e comunque ben più elevate rispetto alla media di crociera in certe strade e in certe fasce orarie :-(((
Infine, un'ultima considerazione fine a se stessa. A conclusione di Elysium mi è tornato in mente Jupiter Ascending - vuoi per gli strabilianti effetti speciali, vuoi per l'azione fantascientifica, vuoi per lo scudo di energia... - e son rimasto sorpreso dal constatare che, pur avendo entrambi i prodotti giocato le loro carte nel proporre ambientazioni futuristiche e nuove tecnologie, quanto meno Blomkamp è riuscito a creare qualcosa di "compiuto", una storia che bene o male ha un inizio, uno sviluppo (concitato assai e in cui certe domande non sono da porsi) e una conclusione, ma comunque trasmettendo un senso di completezza e soddisfazione nello spettatore, diversamente dall'ultima fatica dei Wachowski che invece mi ha lasciato in bocca un sapore amarotico. Questione di aspettative, probabilmente.




venerdì 17 aprile 2015

Monsters

Titolo: Monsters
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2010
Genere: fantascienza
Cast: Whitney Able, Scoot McNairy

La trama in breve:
La ricerca scientifica della NASA riesce a trovare le prove dell'esistenza di altre forme di vita. Una navicella spaziale piena di campioni ha un incidente durante la fase di atterraggio: le creature dello spazio cominciano a stabilirsi sulla terra, moltiplicandosi e diffondendo terrore. La zona contaminata, tra il Messico e gli Stati Uniti, diventa così un parco abitato da giganteschi polpi distruttori di città e vite umane, tenuti a bada da un esercito militare violento e impreparato. Un fotoreporter e una giovane turista decidono di viaggiare insieme per raggiungere i territori sicuri oltre il confine della quarantena ma la strada da percorrere sarà ricca di imprevisti. Sembra che i mostri non amino molto la compagnia degli uomini. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ed eccola qua, l'ennesima riprova che non servono budget miliardari o cast stellari per confezionare un buon prodotto come, purtroppo, troppo spesso molte delle produzioni hollywoodiane dimostrano, investendo l'equivalente del PIL di un continente per ottenere film senza senso o scopo.
Gareth Edwards invece dimostra che anche con un budget risicato ma prestando attenzione all'atmosfera, alla fotografia e alla narrazione si riesce a proporre qualcosa di valido, qualcosa in grado di suscitare e mantenere viva l'attenzione dello spettatore.
Per carità, con questo film non viene inventato nulla di buono e la trama in sé non propone chissà quali innovazioni. Al di là di alcune forzature e scelte discutibili, ci sono echi di produzioni più blasonate, quali Jurassic Park o la Guerra dei Mondi, impossibile non notarlo, e a ben guardare la storia proposta funziona grazie a cliché e dinamiche consolidate (t'oh, il treno non può andare avanti; t'oh, la barca si ferma...)
Eppure, questo non va a sminuire l'opera in sé né a limitarla. Semmai, la poetica delle immagini, la cura posta alla fotografia e agli scenari ripresi dalla camera, il tono e l'intimità che viene a crearsi tra i due protagonisti catturano l'attenzione e suscitano empatia. La stessa scelta di adottarne il punto di vista, limitando la conoscenza o l'orizzonte percepito dallo spettatore, è funzionale al suo coinvolgimento e a dosare l'esperienza filmica.

domenica 12 aprile 2015

Contagion

Titolo: Contagion
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza
Cast: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law, Bryan Cranston, Laurence Fishburne, John Hawkes, Jennifer Ehle, Sanaa Lathan, Elliott Gould, Demetri Martin

La trama in breve:
Una malattia per molti versi simile all'influenza suina ma capace di svilupparsi anche per contatto con estrema rapidità sta colpendo il mondo. La comunità medica mondiale si trova in breve tempo a dover affrontare la ricerca di una cura e il controllo del panico che si diffonde progressivamente ovunque. Le persone reagiscono in modo diverso e a seconda della responsabilità che è stata loro attribuita o che si sono autonomamente conferita.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
In questo periodo, complice il lavoro, qualche trasferta, qualche festività, qualche trasloco in corso, sono stato piuttosto impegnato e di conseguenza il tempo per cimentarmi con la visione di film, serie, anime ne ha risentito. In particolare mi spiace per House of Cards e Kiseiju - L'ospite indesiderato :(
Comunque, qualche film son riuscito a intravederlo, soprattutto pellicole di Almodovar che, penso, siano state acquistate in stock dalla Rai e trasmesse a più riprese in tv. E devo dire che pur avendo visto film diversi per genere e toni - La pelle che abito, La mala educacion, Gli amanti passeggeri - ho apprezzato abbastanza. Un giorno, probabilmente, recupererò le parti mancanti, non viste in quel di Olbia o qui a casa.
E dopo questo preambolo inutile ma per quanto poco dovuto, passiamo ora invece a un film che, pur essendo uno solo, racchiude al suo interno slanci e dinamiche che lo fanno sembrare più un collage che un progetto riuscito.  
Sinceramente non mi è piaciuto granché: l'ho trovato freddo, poco incisivo e poco coinvolgente.
Ma non tanto per il fatto di essere realizzato male, recitato male, gestito male e via dicendo, ma per quello che trasmette. Superato lo shock iniziale nel quale si fa capire allo spettatore che si sta avviando un'epidemia letale e sconosciuta, la narrazione procede poi in direzioni diverse. 
Da un lato ci sono le vicende personale di Mitch Emhoff che, in un colpo solo, perde compagna e un figlio, mentre lui risulta misteriosamente immune. 

sabato 21 marzo 2015

Life in a Day

Titolo: La vita in un giorno
Titolo originale:  Life in a Day
Regia: Kevin Macdonald
Anno: 2011
Genere: documentario
Cast: persone qualunque da tutto il mondo

Descrizione:
24 luglio 2010. È questa la data a cui fanno riferimento tutte le immagini che si vedono in questo documentario dall'originale concezione. La società di produzione di Ridley e Tony Scott, in collaborazione con YouTube, aveva chiesto di inviare immagini riprese in quella giornata da tutte le parti del mondo. Hanno risposto filmmaker o videoamatori da 197 Paesi per un totale di circa 80.000 cortometraggi. Una mole immensa di lavoro per i selezionatori che hanno portato il materiale a una durata di 100 ore per poi ridurlo drasticamente agli attuali 95 minuti.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Questa volta la pellicola di cui vado a ciarlare non è un film vero e proprio, con trama e realizzazione discutibili, bensì un progetto collettivo realizzato su iniziativa dei fratelli Ridley e Tony Scott grazie a Youtube e ai contributi di numerosi partecipanti da tutto il mondo. In pratica è un Social Movie globale, per cui non c’è uno sviluppo vero e proprio con uno o più personaggi da seguire, semplicemente viene esplorato il mondo attraverso testimonianze visive raccolte nella medesima giornata. 
Il risultato complessivo è quello di un variegato e suggestivo documentario nel quale si esplorano le diversità e le ricchezze che la razza umana possiede dal punto di vista, appunto, della diversificazione delle culture e dei modi di essere e di sentire.
Il montaggio delinea comunque una certa sequenzialità tra i cortometraggi degli utenti, soffermandosi sui diversi momenti della giornata e proponendo uno scorcio di come vengono affrontati in Occidente, in Africa, in Asia e via dicendo. Il risveglio, la colazione, la nascita, il lavoro, il viaggio… momenti della giornata che per quanto possiamo considerare banali e quotidiani riescono comunque a destare interesse o curiosità solo per il fatto di vederli vissuti da persone altre rispetto a noi, in contesti familiari o ignoti.
Non mancano poi nel film alcune situazioni “forzate”, in cui vengono sottoposti dei quesiti - cosa ami, cosa temi... - e ciascuno dei contributi mostrati permette l’esposizione di un punto di vista. Interessante notare come certe priorità e certe preoccupazioni cambino, a seconda del contesto di vita: se nel Primo mondo le paure più grandi riguardano la perdita del partner, nel Terzo mondo sembra destare maggior preoccupazione il pensiero di riuscire a tornare a casa sano e salvo.

venerdì 20 marzo 2015

Homunculus – L’Occhio dell’Anima

Titolo: Homunculus – L’Occhio dell’Anima
Autore: Hideo Yamamoto
Pubblicato in Italia da: Panini Comics
Numero volumi: 15

Trama
Susumu Nakoshi è un senzatetto che vive in un parco antistante un lussuoso hotel di Tokyo che lui stesso, in passato, ha frequentemente visitato. Misterioso, cinico, d’aspetto piuttosto curato nonostante le misere condizioni di vita, mostra un atteggiamento distaccato da tutti, persino dagli altri clochard. È invece morbosamente legato alla sua utilitaria, che utilizza sia come rifugio che come mezzo di svago, concedendosi gite nel traffico cittadino o in periferia. Quando il veicolo gli viene sequestrato dalla polizia, per poterlo riscattare accetta la generosa proposta di Manabu Ito, eccentrico studente di medicina appassionato di occulto in cerca di una cavia da sottoporre a un delicato esperimento: si tratta di trapanare il cranio [1], praticando un foro in fronte allo scopo di risvegliare il sesto senso e poter percepire presenze sovrannaturali. Malgrado le aspettative e i test condotti, l’intervento non conferisce al paziente le capacità attese; tuttavia Susumu scopre che, se osserva le persone col solo occhio sinistro, l’aspetto di alcune di esse gli appare stranamente mutato.
Analizzando il fenomeno i due comprendono che Susumu è in grado di vedere la manifestazione fisica dell’inconscio, gli ‘homunculus’ [2]: praticamente l’essenza delle persone e la proiezione di sensi di colpa, manie, inadeguatezze e altri risvolti psicologici che condizionano il loro modo di essere e agire. La nuova facoltà indurrà il misantropo protagonista a riprendere contatto con la gente; aiutando perfetti sconosciuti ad affrontare il loro mondo interiore – per lo più con conseguenze drammatiche e non prevedibili – egli scoprirà che ciò che è ora in grado di percepire negli altri rappresenta una sorta di riflesso del proprio io. Questa consapevolezza lo destabilizzerà emotivamente e psicologicamente, guidandolo nell’arduo percorso verso una maggiore conoscenza di sé, fino al difficile confronto con il passato da cui è fuggito.

Commento
Quella narrata nel manga Homunculus – L’Occhio dell’Anima è senza dubbio una storia originale e intensa, priva com’è d’intermezzi comici e sequenze d’azione in grado di allentare o variare la tensione; adatta a un pubblico adulto, la trama procede per lo più grazie a dialoghi e riflessioni, proponendo spesso situazioni forti e disturbanti che potrebbero scoraggiare il lettore medio. Ma l’elevata qualità in termini di contenuti e spunti ripaga ampiamente l’impegno di lettura.
La serie (15 volumi) è stata scritta e disegnata da Hideo Yamamoto tra il 2003 e il 2011, e pubblicata in Giappone sul settimanale Big Comic Spirits, edito dalla Shogakukan; mentre Panini Comics ne ha curato l’edizione italiana, uscita con cadenza aperiodica dal 2005 al 2012 e riproposta in ristampa dal 2011 a fronte del discreto interesse suscitato.
Probabilmente meno conosciuto in Italia rispetto ad autori di seinen quali ad esempio Jirō Taniguchi, Naoki Urasawa e Makoto Yukimura, Yamamoto è un mangaka già noto al pubblico internazionale per opere particolari e difficili da catalogare ma comunque coraggiose e mature. Basti pensare a Nozokiya del 1992, incentrato sul voyeurismo con protagonista un erotomane, e alla successiva serie intitolata Shin Nozokiya del 1994, dove un’agenzia investigativa si occupa di portare alla luce perversioni di criminali e corrotti; due anni dopo, con Okama Hakusho, l’autore affronta invece tematiche quali l’omosessualità e il travestitismo; nel 1997 propone Enjou Kousai Bokumetsu Undou in cui non si lesinano stupri, sadismo e violenza; ma è nel 1998 che Yamamoto realizza una delle sue opere più conosciute e controverse Ichi the Killer (titolo originale Koroshiya Ichi, adattato per il cinema nel 2001 grazie a Takashi Miike), che esaspera argomenti quali il bullismo, la violenza e il sadismo, in una storia ambientata nel mondo degli yakuza. In tempi più recenti, dopo Homunculus, Yamamoto ha collaborato con Hiroya Oku per Yume Onna, volume autoconclusivo che tratta di sogni lucidi.
Considerando il tenore seinen di questi precedenti, anche Homunculus non poteva che collocarsi nella stessa categoria, rivolgendosi a un pubblico maturo e alla ricerca di una vicenda conturbante e stimolante dal punto di vista intellettuale. L’attenzione è orientata in prevalenza all’introspezione, all’analisi dell’individuo e della società ma, rispetto ad altre opere di Yamamoto, l’elemento violenza viene ridotto ai minimi termini: sono gli aspetti psicologici a venire approfonditi e sviluppati. Il tutto confezionato con un ritmo narrativo adeguato, sostenuto da discrete soluzioni stilistiche capaci di creare tensione e coinvolgimento, giocando spesso con toni cupi per ribadire come l’interesse primario sia rivolto agli anfratti più turpi dell’animo umano, ai segreti e alle colpe che si celano dentro di noi.

domenica 8 marzo 2015

Departures

Titolo: Departures
Regia: Yojiro Takita
Anno: 2008
Genere: drammatico
Cast: Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano, Kimiko Yo, Tetta Sugimoto

La trama in breve: 
Dopo lo scioglimento dell'orchestra, il violoncellista Daigo (Motoki Masahiro) rimane senza lavoro e decide di ritornare al paese d'origine. Assieme alla moglie Mika (Hirosue Ryoko), docile e mansueta come poche, si trasferisce nella sua vecchia casa in campagna alle porte di Yamagata. Qui comincia a cercare lavoro e si imbatte in un annuncio interessante, raggiunge l'agenzia e scopre che i viaggi dell'inserzione non sono vacanze alle Maldive ma dipartite nel mondo dell'aldilà. Titubante all'inizio, si lascia convincere dagli insegnamenti del capo, il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu), e ritrova il sorriso perso da tempo. Quando la moglie scopre l'identità del suo nuovo mestiere, scappa di casa e lo abbandona solo in paese, dove in molti cominciano a snobbarlo. Ma il destino sta nuovamente per sorprenderlo, costringendolo a fare i conti con il passato, la morte della madre e l'allontanamento precoce del padre, fuggito chissà dove e mai più rivisto. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Dopo avervi parlato di splendidi esempi di film ignoranti, quali G. I. Joe oppure The Barbarians, questa volta è il turno di un titolo degno di rispetto, tra l'altro vincitore del premio Oscar del 2009 per la categoria miglior film straniero.
Siamo di fronte infatti a un film intenso, composto, che affronta tematiche importanti e non banali come la morte e il cerimoniale relativo alla preparazione della salma per l'ultimo viaggio del defunto. Tanato-estetica, come la definiscono nel film. Il tutto affrontato con trasporto e sensibilità, con una solennità e un'intensità che trasmettono calma e pace. Dinamiche, toni e ritmi che sarebbe stato difficile ritrovare in produzioni non orientali: me lo immagino, per dire, il medesimo film realizzato da Michael Bay o da Neri Parenti...
La storia proposta in realtà è piuttosto semplice e scandita da dinamiche e problematiche che si presentano in ordine sequenziale. Ci sono poi anche alcuni momenti in cui la tensione si allenta, e che magari strappano qualche sorriso, come già accade durante i primi minuti alla cerimonia in cui, nel preparare la salma, Daigo (Masahiro Motoki) scopre che "quella bella ragazza" in realtà non è proprio tale...ma si tratta di momenti proposti - oltre che per motivi di mero intrattenimento visto che pur sempre di un prodotto cinematografico si tratta - per ricordare al pubblico che la morte e l'ultimo saluto al defunto non rappresentano solo un evento luttuoso ma anche un momento di incontro, di scoperta, di condivisione e di riconciliazione. Nel ritrovarsi alle prese con diversi decessi e diversi contesti, le occasioni non mancano per creare occasioni di riflessione e scambio, o anche per tratteggiare drammi familiari e non. 

domenica 1 marzo 2015

G.I. Joe: La nascita dei Cobra

Titolo: G.I. Joe: La nascita dei Cobra
Titolo originale: G.I. Joe: The Rise of Cobra
Regia: Stephen Sommers
Anno: 2009
Genere: azione
Cast: Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christopher Eccleston, Joseph Gordon-Levitt, Byung-hun Lee, Sienna Miller, Rachel Nichols, Ray Park, Jonathan Pryce, Saïd Taghmaoui, Channing Tatum, Marlon Wayans, Dennis Quaid, Arnold Vosloo, Karolina Kurkova, Leo Howard, Marlon Wayans

La trama in breve:
In un futuro non troppo lontano la nanotecnologia ha fatto passi da gigante e consente al magnate della multinazionale MARS di vendere armi ai governi e contemporaneamente fornire le tecnologie di difesa da quelle armi, controllando così di fatto il mercato. Lo scoprono ben presto due soldati semplici attaccati mentre trasportano pericolose testate della MARS. L'unico rimedio lo offre una divisione militare segreta, i G.I. Joe: soldati altamente qualificati impiegati dal governo per missioni semi impossibili. Con loro tenteranno di impedire alla società di poter ricattare tutti i governi del mondo.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Quand'ero piccolo ricordo di aver visto più volte gli episodi delle varie serie dedicate ai G.I. Joe, linea di giocattoli della Hasbro ispirata a personaggi che vedono le proprie origini addirittura nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. 
Personalmente, ignoravo questo dettaglio ma poco importa: conservo semplicemente un vago ricordo di simpatici omaccioni pronti a combattere in scontri a tutto campo contro i temibilissimi Cobra. Tra velivoli di ultima generazione, sparatorie a più non posso, scazzottamenti e violazioni di qualsiasi trattato o convenzione internazionale, i Joe intervenivano ovunque nel mondo per ostacolare i cattivi.
Per riesumare ricordi ed emozioni made in the 80s, nonchè per lasciarvi stregare dallo straordinario jingle usato nella sigla, ecco a voi una carrellata di intro dedicati ad alcune delle varie serie animate proposte dal 1983 al...2011 ??? Azz...pensavo si fossero fermati prima...comunque nel video qui sotto ci si ferma agli inizi del 90, mi sa, e riguarda la serie "G.I. Joe: A Real American Hero":


"...Wherever there is trouble, G.I. Joe is there. G.I. Joe!!!"