sabato 18 giugno 2016

Un Paese che non ce la fa

L'Italia,come si sa, è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Altrui possibilmente.
L'argomento "lavoro" come mezzo per la personale realizzazione, come base e fine di ogni cosa, perché per lavorare servono strutture e acquisire competenze, tramite lo scambio si facilita l'evoluzione, e se poi questo lavoro viene svolto per la collettività è la società tutta che ne beneficia.
E' stato scelto un argomento importante, quindi, un concetto che ne sotto intende molti altri e che negli ultimi anni, complici crisi economici e cambiamenti generali della società e del mondo, rappresenta sempre un argomento molto attuale.

C'è chi ne ha uno, chi ci muore, chi lavora mettendo tutto se stesso anche quando lo stipendio non è certo, chi emigra per cercarlo, chi se lo inventa, chi si costringe a sopportare viaggi e dinamiche non felici solo per guadagnare quel tanto che gli basta per campare, chi ha un'azienda e lotta costantemente con pressione fiscale e dinamiche nazionali non certo favorevoli, chi addirittura si suicida perché non ce la fa più a gestire crisi e problematiche (e magari dall'altro lato braccato sempre dallo Stato e sbeffeggiato da clienti che non pagano).

Dinamiche varie ed eventuali insomma, alcune felici, altre meno, alcune giuste, altre meno.
E infine ci sono pure quelle notizie che sembrano riportare un po' di equilibrio ed equità: mi riferisco a quanto emerso in merito ai "furbetti del cartellino", dipendenti pubblici che di fatto non lavoravano ma venivano ugualmente remunerati e per i quali, ora, parrebbe esser terminata la pacchia. 

Al netto che situazioni simili mi pare ci siano da mo, e che lasciano emergere enormi dubbi sul modo in cui l'apparato organizzativo statale controlli (e tuteli) se stesso, sottintendono anche un senso civico tendente a nullo. Insomma: "chi se ne frega della collettività, della responsabilità, del senso del dovere..."  
Che poi è lo stesso principio per cui si legittimano anche altre dinamiche, vedi i professionisti del lancio di cicche e abbandono cartacce, o di chi sperpera e incamera i soldi pubblici. 

Probabilmente c'è qualcosa di mancante nell'educazione mentale dell'individuo, quella forma mentis per cui uno dovrebbe tenerci a non danneggiare il proprio paese, la propria casa, se stesso.
Ma evidentemente con il degrado, la crisi, gli innumerevoli problemi irrisolti dell'Italia, noi non c'entriamo. E' colpa degli "altri".
Per cui, con tali basi, vien legittimo pensare, cosa si può mai pretendere dall'Italia?

E se dal basso siamo già così prodighi nel danneggiare il Paese, figuriamoci che accade in alto, ossia tra coloro che ci governano o che ci rappresentano in sede europea.

Detto ciò non mi stupisce che poi, quando ci sono le partite di calcio dell'Italia (ma anche di Champions o di serie A, volendo), tutto possa saltare e andare a rotoli. 
Posso comprendere l'amor patrio, la sfegatata e immotivata passione per il calcio, ma digerisco con meno facilità le situazioni in cui per motivi evidentemente religiosi, attinenti cioè alla fede calcistica, si danneggino e si crea disagio per le utenze e i cittadini.
Magari anche NON italiani.

domenica 12 giugno 2016

Foto, emozioni e misteri da indagare

Roberto Giancaterina – Intervista

Nato a Roma, classe 1977, il suo nome è Roberto e la sua “ossessione” – come racconta egli stesso – “è sempre stata quella di poter fermare il tempo e poter mostrare agli altri cose che a volte le parole non riescono a esprimere”. Assecondare questa attitudine l’ha portato a scoprire il mondo della fotografia, prima da autodidatta, poi frequentando corsi tecnici e di postproduzione, e infine completando la sua formazione professionale attraverso esperienze collaborative con fotografi importanti. Oggi, al suo lavoro di freelance per varie riviste e alle attività fotografiche più ‘tradizionali’, affianca ricreative incursioni nell’universo della Fantasia, cimentandosi con servizi di cosplay, ritratti di personaggi fantasy, foto in costume d’epoca e in armatura… C’è poi qualcosa di molto particolare che lo avvicina ancor più ai nostri temi, quelli del fantastico e della fantascienza: Roberto è infatti membro attivo degli Hunter Brothers, uno dei gruppi di ricerca e investigazione sul paranormale più conosciuti d’Italia. È con molta curiosità, dunque, che ci accingiamo a intervistarlo…


LC | Cominciamo con una domanda di rito, ossia una tua presentazione: se dovessi descriverti con un tweet di 140 caratteri, quali parole useresti?

RG | Sono Roberto Giancaterina, fotografo, originario di Roma, adoro la fotografia in tutte le sue forme perché aiuta a mantenere vivi i ricordi.


LC | Quando e in che modo hai maturato la passione per la fotografia? Quale è stato il percorso formativo che ti ha portato a divenire un professionista del settore e quali sono i tuoi riferimenti in questo campo?

RG | Ho maturato questo interesse quasi per gioco: durante le escursioni con gli amici io ero ‘quello con la macchina fotografica’, anche se, in effetti, si trattava di una semplice compatta economica. Poi ho continuato su questo percorso con il gruppo di ricerca sui fenomeni paranormali, gli Hunter Brothers: quando ognuno ha scelto un settore specifico su cui concentrarsi, io ho optato per la fotografia. Così ho iniziato a studiare per migliorare le mie tecniche e la mia attrezzatura – spesso infatti ci ritrovavamo a girovagare di notte, con la necessità di scattare foto in situazioni estreme e con scarsa luminosità. Successivamente mi sono documentato sull’analisi fotografica del materiale ‘particolare’, sia quello da noi reperito durante le nostre indagini sia quello inviatoci dalla gente che richiede nostre consulenze e verifiche.
Ho poi avuto l’occasione di collaborare con alcuni fotografi professionisti e imparare da loro, molto e velocemente, anche se le ispirazioni maggiori giungono sempre dalle opere dei grandi fotografi del passato e dalla loro capacità di immortalare nei reportage il ‘momento giusto’.


LC | Di cosa ti occupi attualmente come fotografo?

RG | Oggi lavoro come freelance in collaborazione con alcune riviste di settore, in particolare automobilistico, inoltre mi occupo di fotografia di matrimoni, di book fotografici, reportage e scatti di moda.
E non scordiamoci la mia pagina personale e il mio sito, che utilizzo e tengo aggiornati per promuovere a 360 gradi le mie attività.


LC | Hai all’attivo qualche collaborazione con nomi noti?

RG | Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere vari personaggi pubblici e del mondo dello spettacolo, per lo più scrittori, giornalisti, sportivi, con alcuni dei quali...



...

LC | Cambiando argomento, tra i soggetti da te immortalati vi sono anche cosplayer. In quale occasione hai iniziato questo tipo di servizi fotografici? Partecipi spesso a fiere del settore?

RG | Quello dei cosplayer lo conoscevo come fenomeno, ma non avevo mai avuto un contatto diretto con qualcuno di loro finché non mi sono recato a un evento presso la fiera di Roma. Questo succedeva circa tre anni fa e, per me, è stato come trovarmi in un mondo parallelo nel quale ‘quello strano’ ero io. L’aspetto che più mi ha colpito è stato notare come i cosplayer fossero disponibili, quasi alla ricerca di chi li immortalasse, e per alcuni c’era anche la fila da fare! Una sorta di paradiso per qualsiasi fotografo. Con alcuni di loro ho mantenuto i contatti, così ho potuto rivederli anche nelle successive edizioni approfondendo la loro conoscenza e scoprendo che, anche al di fuori della fiera, sono fortemente attivi. Ma ti dirò di più: ho intuito che i personaggi da loro interpretati rappresentano proprio una parte di loro, forse quella più vera, quella che possono mostrare solo in certe occasioni.
Tutt’oggi, dicevo, sono in contatto con molti di loro e ne approfitto per salutare Valerio Bertocco, alias Capitan America, e Matteo Ruzza, alias Jack Sparrow.

sabato 11 giugno 2016

Penne on the road volume 4

Nuova segnalazione relativa alla collana "Penne on the road" di Arduino Sacco Editore, recentemente giunta al quarto volume. 
All'interno di questa raccolta di racconti di autori vari - a sorpresa :-) - trova posto anche il mio testo, nuovamente con "Promoter(ror)", dedicato al mondo dei centri commerciali, delle irripetibili offerte e delle temibili promoter, disposte a tutto pur di reclamizzare i propri prodotti e garantire ampi margini di guadagno alle aziende cui prestano la propria professionalità. 

Questo nuovo secolo che oggi ci appare tanto tecnologico, ma così prospettivamente vuoto di contenuti, presto dovrà ricorrere di nuovo, anzi da qui a breve, alla lettera scritta e per posta inviata - e alle cartoline da affrancare sostituendole alle molteplici fotografie digitali, già perse ancora prima che lo scatto avvenga, e dimenticate in una qualunque memoria dell’ultimo modello iPhone. Penne on the road è una antologia che va sostenuta dai lettori, autori e librai.

(dal sito dell'editore)

Ringrazio sin da ora quanti acquisteranno l'opera e vorranno condividere opinioni e commenti sui testi proposti. Credo infatti sia importante sostenere anche i piccoli/medi editori e le nuove penne del panorama italiano, quelle che più difficilmente trovano spazio nel panorama librario italiano.




Titolo: Penne on the Road - volume 4°
Autore: Vari
Genere: Narrativa
Formato: 215 x 145 (mm.) 
Pagine: 172
Prezzo: 18,00

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di Arduino Sacco Editore


giovedì 19 maggio 2016

Lhotar e il risveglio del Marskull

Titolo: Lhotar e il risveglio del Marskull
Autore: Gionata Scapin
Editore: Marcianum Press
Genere: Fantasy
Pagine: 383

La trama in breve:
Da un lontano mondo incantato, un maleficio catapulta l’elfo Lhotar e la fata Ellywick sulla Terra. Dovranno sin da subito fare i conti con la nostalgia di casa e l’impatto con la diversità. Infatti, inermi senza poter ricorrere ai loro magici poteri, sono braccati da violenti criminali intenzionati a venderli al miglior offerente. In loro aiuto accorrono un giovane archeologo e una studiosa di simboli arcaici.
Le peripezie che affronteranno nel tentativo di tornare a casa li condurranno sia all’ultimo antico drago rimasto sul nostro pianeta, sia a risvegliare dal suo sonno millenario il Marskull che, dai meandri dell’Himalaya, si dirigerà implacabile verso l’Europa per divorare il loro ultimo briciolo di speranza.
Il tempo stringe e l’avventura inizia.

Il mio commento (attenzione agli spoiler!):
Lo scorso novembre ho avuto modo di partecipare a una delle serate culturali organizzate dal comune padovano di Loreggia (ve ne avevo parlato qui). Quegli eventi di promozione editoriale che talvolta incontrano il favore del pubblico e talvolta no ma che val sempre la pena provare a organizzare, soprattutto a sostegno degli autori esordienti. E confesso che un po' mi son rivisto, al posto di Gionata, come in quella serata a Dolo per promuovere il mio primo libro autoprodotto con YouCanPrint e che (ora) risponde al nome di "Ipermercati (manuale per tutti)". 
Seppur non vi fosse moltissima gente, la serata è stata per me interessante e mi ha permesso di conoscere, seppur fugacemente, Gionata e questo suo libro. Un'opera fantasy cui ho deciso di dare fiducia e che ho terminato di leggere a inizio mese e di cui, adesso (ho i miei tempi...), vado commentarvi. Preciso che ve ne parlo ora non tanto perché è stata un'esperienza di lettura ardimentosa - tutt'altro direi! - semplicemente perché nella fruizione dei libri procedo in modalità batch, un testo alla volta (e se nel mentre mi capita di andare in fumetteria e portare a casa anche manga è finita...ah, come rimpiango i tempi della vita studentesca...)
Ordunque, innegabilmente Lhotar e il risveglio del Marskull è un fantasy, anche se più precisamente potremmo definirlo un urban fantasy vista l'ambientazione collocata nel mondo attuale. Non mi è ben chiaro se si tratta di un libro a sé o se rappresenta l'inizio di un percorso letterario, ciononostante la storia narrata raggiunge una sua conclusione per cui, anche per coloro che temono l'agguato delle enne-logia, consiglio di non aver remore e di accostarsi al testo senza timori. Tra l'altro, ora dovrebbe anche essere disponibile nella comoda versione ebook.
Partendo dalla copertina, direi che questa risulta accattivante e sufficientemente evocativa e misteriosa. Ricorda un po' lo stile dei libri di magia che si vedono in certi contesti fantastici o nei giochi di ruolo. L'immagine della testa di un drago completano il quadro lanciando ulteriori indizi al lettore.
Gli elementi proposti dall'autore creano un piacevole mix di avventura e mistero, con immancabili comparsate di esseri e fenomeni spiccatamente fantasy: Lhotar è un elfo oscuro, Ellwick una fata, il Marskull un'entità funesta e devastante che si nutre di magia, e non mancano nemmeno i draghi. Creature che possono coesistere sulla Terra in quanto l'universo non è limitato alla "sfera umana" e a ciò che conosciamo ma abbraccia anche altre dimensioni, interconnesse tra loro, e che consentono il transito l'una dall'altra, seppure non si tratti di un fenomeno così frequente.

domenica 8 maggio 2016

Automata

Titolo: Automata
Regia: Gabe Ibáñez
Anno: 2014
Genere: sci-fi
Cast: Antonio Banderas, Dylan McDermott, Melanie Griffith, Birgitte Hjort Sørensen, Robert Forster, Christa Campbell

La trama in breve:
2044 La superficie della Terra si sta desertificando in maniera innaturale e a causa dell'uomo. Vaste lande desolate e inabitabili a causa delle radiazioni prima hanno decimato gli uomini e poi li hanno costretti ad arroccarsi in megalopoli. Da tempo i robot sono una realtà quotidiana, per lo più impiegati come operai con disprezzo da parte dei padroni. Hanno due direttive inalterabili: non possono mettere a rischio nessuna forma di vita e non possono alterare se stessi in nessuna maniera.
Jacq, detective per una società di assicurazioni, entra in contatto con un robot che viola le direttive davanti a lui riparandosi, scopre così qualcuno l'aveva alterato. Non è il solo a mostrare segni di pensiero indipendente, così il detective viene assegnato all'indagine e capisce che da qualche parte esiste qualcuno che sta modificando i robot per dargli una vita migliore. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ho realizzato solo ora che questo è uno di quei film per i quali, inspiegabilmente, la setta segreta dei traduttori e adattatori di pellicole per il pubblico italiano non ha avuto la malsana idea di modificare il titolo. Molto probabilmente avran pensato che trattandosi di un prodotto di fantascienza, non serviva, non molti l'avrebbero guardato.... In effetti la pellicola di Gabe Ibáñez non ha recimolato poi molto in termini di incassi. E si che bastava vendere meglio la presenza di Christa Campbell e del suo passato da atleta nella lingerie football...
Comunque sia, Automata a me è piaciuto. Tratta alcune tematiche, quella del rapporto uomo macchina, dell'autocoscienza dei robot, del futuro post-apocalittico, che proprio nuove non sono ma riesce comunque a proporre qualcosa di interessante. Nel seguire le vicende di Jacq e delle sue indagini, un po' mi son tornati alla mente Blade Runner ed Ergo Proxy, così come echi di Humandroid (aka Chappie) di Neill Blomkamp, visto qualche tempo fa a bordo di Qatar Airways tornando da quel posticino ameno di Singapore. Devo dire che Banderas lo sto abbastanza rivalutando negli ultimi tempi: non è un attore che ho seguito molto ma qui fa una discreta figura divenendo una sorta di mezzo per l'evoluzione robotica. Non esattamente una scelta voluta o dettata da competenze particolari, semplicemente si tratta di un uomo che si viene a trovare coinvolto in qualcosa di più grande, a contatto con verità segretate e con dinamiche nuove. E' due volte padre, per certi versi, sia in termini biologici nei confronti della propria compagna e della creatura che porta in grembo, sia perché contribuisce alla mission degli automata (gli androidi) nel tentativo di evolvere, realizzando una nuova versione di sé stessi. 

mercoledì 4 maggio 2016

Terre di Confine Magazine 5

Leggi TdC Mag #5
Oniricalienamente
Cari Lettori, ce l’abbiamo fatta anche stavolta! Contro ogni pronostico e avversità, eccoci a presentarVi un nuovo numero del Vostro affezionatissimo TdC Mag! Come sempre gratuito, come sempre coloratissimo, come sempre ricco di stimoli, immagini e opinioni.

Ci siamo riavvalsi del prezioso supporto de La Bottega del Barbieri. è proprio l’ampia retrospettiva di Daniele Barbieri sulla figura dell’alieno nella Fantascienza a caratterizzare TdCM #5, insieme a una suggestiva riflessione di Ivano Landi sul mistero di Picnic a Hanging Rock, un’analisi che accarezza l’anima dell’Australia aborigena, quel suo cuore metafisico conosciuto come il Tempo del Sogno. Fabrizio Melodia ci ripropone poi il suo appuntamento con i fanta-temi, parlandoci di Psicostoria.

A completare la sezione Letteratura: Marco Pulitanò ben descrive quanto profonda e meschina possa rivelarsi la Cecità umana; con la nostra Cuccu’ssette c’immergiamo tra le onde e le perturbanti manifestazioni di Solaris; Elisa Giudici, nostra ospite gradita, ci illustra pregi, difetti e attitudini epigonogeniche di Ender’s Game; nuovo anche l’arrivo di Glinda Izabel, che con Rebel accompagna TdC nei territori finora inesplorati degli young adults e dei romance; e infine, restando in tema di lande da esplorare, Luca Germano ci guida tra gli inquietanti meandri dell’Area X.

La parte antologica propone racconti di Clelia Farris, Fabio Lastrucci e Vincent Spasaro, Riccardo Dal Ferro e Francesco Pomponio, per chi ama il fantastico con punte di surreale, horror e distopia.

Nella sezione Cinema e TV, l’inObsidiabile Severino Forini affronta la leggenda di Onibaba; mentre Andrea Carta s’inoltra in terra teutonica per commentarci Le Fantastiche Avventure dell’Astronave Orion (con le immancabili sinossi di SerieTV.net).

Alla coppia Mistè–Corà è affidato il gustoso buffet anime, con un piatto per ognuna delle tre più rinomate portate nipponiche: film (Le Ali di Honneamise), OVA (Bubblegum Crisis) e serie TV (l’inedito Dougram).

Nello spazio Fumetti, ecco il saggio di Marco Pellitteri sul mitico Astroboy; e Orlando Furioso di nuovo alle prese con un supereroe che alla Casa delle Idee scippa addirittura il nome: Capitan Marvel.

Per l’angolo foto-cosplay, Davide Longoni e Leonardo Colombi intervistano Monica Pachetti e Roberto Giancaterina. Aprono e chiudono il numero due photodream d’annata: la meravigliosa Skin Diamond, ritratta da Scott Pierre Price, posa in atmosfera a metà tra glamour e postapocalittico.

Insomma, è primavera: sedetevi, rilassatevi e gustatevi TdC Magazine #5!

Terre di Confine Magazine #5 è rilasciato in forma totalmente gratuita, sfogliabile on-line su ISSUU oppure direttamente da qui:


Ringraziamenti
Alla Redazione:

in ordine alfabetico…
Andrea Carta
Claudio Piovesan
Cuccu’ssétte
Daniele Barbieri
Davide Longoni
Elisa Favi
Fabrizio Melodia
Gianni Falconieri
Giordana Gradara
Glinda Izabel
Jacopo Mistè
Leonardo Colombi
Luca Germano
Marco Pulitanò
Massimo De Faveri
Orlando Furioso
Severino Forini
Simone Corà
Stefano Baccolini
Stefano Moscatelli

e a tutti coloro che hanno partecipato, fornendo la propria opera e prezioso aiuto:

in ordine di impaginazione…
Wenjuinn Png • Malesia
Michael Ortiz (Dragoon Online) • Usa
Raylin Christensen (aka Skin Diamond) • Usa
Scott Pierre Price (aka  Blacque Magic) • Usa
Fiammetta Giorgi (Giunti Editore) • Italia
Elisa Giudici • Italia
Ric Damm (Ripon College) • Usa
Bob Hartmann • Usa
Juan Mar • Spagna
Ville Assinen • Finlandia
Ivano Landi • Italia
Zina Sofer • Australia
Garth Smith • Australia
Stine Fossheim • Norvegia
Christoph Behrends • Germania
Craig Banks • Australia
Kenneth Spencer • Usa
Dorin Popa • Germania
Renata Bertola • Italia
Claudio Secco • Italia
Giovanni Panzeri (The Crows ITA Fansub)  • Italia
Monica Pachetti • Italia
Marco Pellitteri • Italia
Andrea Sartori (AnimeClick) • Italia
Giacomo Schiantarelli (AnimeClick) • Italia
Leonello Di Fava (PANINI Comics) • Italia
Roberto Giancatarina • Italia
Clelia Farris • Italia
Meyrem Bulucek • Romania – Usa
Fabio Lastrucci • Italia
Vincent Spasaro • Italia
Willem Lombard • Nuova Zelanda
Riccardo Dal Ferro • Italia
Chris Drysdale • Canada
Francesco Pomponio • Italia
Sonja Valdes • Italia

Comunicato redazionale dal sito Terre di Confine


mercoledì 27 aprile 2016

La fine del mondo

Titolo: La fine del mondo
Regia: Edgar Wright
Anno: 2013
Genere: commedia, sci-fi
Cast: Simon Pegg, Nick Frost, Paddy Considine, Martin Freeman, Eddie Marsan, Rosamund Pike, Julian Seager, Paul Kennington, Mark Fox

La trama in breve:
Gary King ha toccato l'apice della sua esistenza nel 1990 quando con i suoi amici ha tentato di battere in una sola notte i pub di Newton Heaven in un tripudio di aneddoti e ubriacatura, finito senza aver completato il giro (l'ultimo pub, mai raggiunto, si chiama The World's End) ma comunque in gioia. Vent'anni dopo Gary è un adulto irrisolto, che vive nel passato, fuori da ogni regolarità o da ogni canone di "inserimento nella società" e raccontando la sua esperienza in un gruppo di autoaiuto capisce di doverlo rifare, ritrovare il vecchio gruppo di amici, rimetterli insieme e questa volta battere davvero tutti i pub in una notte. Quello che succederà nel tentare di farlo metterà il gruppo di 5 amici a confronto con una realtà imprevedibile, un incredibile rivoltamento di tutto ciò che sapevano in grado di lasciar emergere il loro vero spirito.

Il mio commento:
Finalmente son riuscito a completare la famigerata trilogia del cornetto :-)
Ossia il trittico composto da L'alba dei morti dementi, Hot Fuzz e questo La fine del mondo, film girati da Edgar Wright, scritti da Simon Pegg e Wright, e interpretati da Pegg e Nick Frost.
Come per i precedenti, il ritmo e la demenzialità si avvertono poderosi, questa volta con un richiamo alla fantascienza dopo le atmosfere da horror e poliziesco dei precedenti.
Un film, questo, molto dinamico e dal ritmo vivace, che gioca con richiami dei tempi spensierati della gioventù, con dinamiche legate alla crescita e al cambiamento, per concludere con un cospirazione aliena per l'evoluzione della terra. Ma i supervisori extra-terrestri non hanno fatto i conti con Gary King e la sua sacrosanta missione, ossia completare il miglio dorato, 12 pub e altrettante pinte di birra. 
Altro che il sacro graal di Indiana Junior Jones :-)
Ovviamente non mancano le idiozie, le battute, i personaggi strampalati e fuori tempo, su tutti appunto Gary King, fuggito da chissà quale centro di recupero e personificazione di una sorta di rifiuto alla crescita e al senso di responsabilità.
L'evoluzione della storia procede in un crescendo di non sense, passando da quella che poteva sembrare una scanzonata rimpatriata per raggiungere il climax con la fine, letteralmente, del mondo che conosciamo. In fondo, perché negare all'umanità di evolversi da sola e rifiutare le imposizioni esterne che cercando di portare il nostro pianeta a un altro livello di civiltà?

domenica 24 aprile 2016

L'eredità di Expo 2015 (Nutrire il pianeta, energia per la vita)


Tra pochi giorni, un anno fa, si apriva l'Expo, l'Esposizione Universale tenutasi a Milano da maggio a ottobre 2015 che tanto ha fatto discutere e su cui tanto l'Italia ha puntato per cercare di rilanciare consumi e flussi turistici. 

Sull'esito della fiera, dal punto di vista economico e di presenze, pare che non sia andata proprio male anche se non è stato esattamente il risultato sperato, con un impatto sul PIL e con un indotto inferiore alle aspettative. Considerando che a momenti manco si riusciva a realizzarlo e si rischiava una figuraccia globale (per ricordare l'efficienza italiana pensiamo alla Salerno Reggio Calabria o alle piscine per Roma 2009 finite nel 2012...), direi che tutto sommato ci è andata bene e, almeno internamente, ci siamo venduti bene questa esperienza. Anche perchè, per lo più, credo che i visitatori siano stati per lo più italiani. 
Ma l'Expo si prefigurava anche come l'occasione per trattare e, magari, risolvere tematiche importanti. In fondo, lo slogan era appunto "nutrire il pianeta, energia per la vita".
C'è da chiedersi quindi, a distanza di un anno, quale sia stata la vera eredità di questa fiera.
Ad esempio, importanti decisioni in materia di utilizzo di conservanti e additivi nei cibi?
Riflessioni sulle modalità con cui vengono allevati gli animali? Magari in relazione alle loro condizioni di vita e trasporto o alla loro alimentazione o ai medicinali impiegati per favorirne la crescita?
Magari si è parlato dell'inquinamento collegato al cibo, della deforestazione, della contaminazione dei campi?
Oppure della sostenibilità dell'allevamento intensivo in termini di consumi di acqua e risorse?
Che dire del recupero e della diffusione di verdure autoctone o più genuine, con maggior contenuto in vitamine?
Ma mi viene in mente anche qualche discorso sull'uso degli zuccheri nell'alimentazione, sull'introduzione di nuove pietanze a base di insetti, sugli sprechi e la disparità nell'accesso al cibo...
Tante tematiche, tanti aspetti che mi auguro siano stati affrontati e sviscerati (una certezza se consideriamo che tra i principali sponsor dell'evento c'erano CocaCola e McDonald...) ma, fondamentalmente, non li sento come eredità dell'Expo. Al più, ci resta l'Albero della vita e un territorio da risistemare...
Poi, finalmente, ieri, grazie alla tv, ho avuto la risposta ai miei quesiti. 
IL risultato finale, IL prodotto finale, LA più grande eredità che l'esposizione universale dell'anno scorso ci ha lasciato esiste!
E non sono vuote parole, vani propositi, bensì qualcosa di concreto!
Sì.... una merendina °_°



Non posso che rabbrividire, scosso dalla potenza di tale notizia.
E non posso fare a meno di pensare che questo sia solo l'inizio e che, probabilmente, tale processo di ulteriore intortamento delle folle era già in atto con la CocaCola con l'etichetta verde.
Difficile confidare che, in un prossimo futuro, un po' di sana educazione all'alimentazione venga inculcata alle folle. E pensare che qualche anno fa, in Cina, nei televisorini montati sugli scassatissimi taxi di Qingdao andavano in onda spot sull'alimentazione e sulle buone abitudini, tipo fare movimento, evitare il fritto, mangiare tanta frutta e verdura...sono proprio degli incivili in quella parte di mondo...

sabato 23 aprile 2016

Il guardiano dell'inferno. Plutone: salvatore o distruttore degli inferi? - Vol. 1

Ne approfitto per un post promozionale dedicato al libro "Il guardiano dell'inferno. Plutone: salvatore o distruttore degli inferi?. Vol. 1" di Marco Cazzella.
Non conosco Marco di persona ma solo tramite contatto e scambi avuti via mail visto che, negli anni, ci siamo scritti più volte. Fondamentalmente ci siamo conosciuti su quello che era Fantasy Story, un progetto web dedicato al fantasy, al fantastico e alla fantascienza in cui gli utenti potevano condividere, via mail e tramite l'omonimo sito, i propri testi e ricevere commenti e critiche. Una sorta di palestra a cui hanno partecipato svariati aspiranti scrittori tra cui, appunto, anche Marco, ragazzo di Lecce, classe '81, con una fervida immaginazione e una grande passione per videogiochi ma affetto da alcuni problemi alla vista che ne condizionano fortemente il quotidiano (e anche il carattere, oserei dire). 
Negli anni, Marco ha comunque cercato di coltivare la propria passione per la scrittura e tentato di arrivare alla pubblicazione dei propri scritti, anche tramite collaborazioni e iniziative nate appunto attraverso Fntasy Story. 
Recentemente ha scelto di pubblicare un proprio testo mediante l'editore Kimerik, una scelta che aveva condiviso con alcune persone chiedendo consiglio. Per quanto mi riguarda ero tra coloro che avrebbe preferito tentasse altre strade, ovvero non pubblicasse con un editore a pagamento, ma lui ha preferito così. Per cui, al di là della considerazione verso questa specifica categoria di editori, ci tenevo a sostenere questo progetto letterario che Marco ha scelto di avviare, per cui eccovi alcuni riferimenti per coloro che fossero interessati a dargli una possibilità.



ISBN: 978-88-6884-556-8
Prezzo: € 16,80
Categoria: Fantasy
Anno: 2016
Pagine: 396
Editore: Kimerik
Autore: Marco Cazzella

In sintesi:
Il Guardiano dell’Inferno. Volume I - Plutone: salvatore o distruttore degli Inferi? è il primo episodio della nuova saga fantasy di Marco Cazzella. Kilian è alla ricerca delle proprie origini e del proprio passato. Al mezzo-demone e ai suoi poteri è affidato il compito di ricostruire le città distrutte. Tra apparizioni magiche, attacchi psichici e paesaggi invisibili agli occhi dei comuni mortali, la lotta tra il Bene e il Male procede senza sosta fino allo scontro finale. 
L’Autore attraverso il protagonista ci conduce in un viaggio molto particolare, il cui obiettivo è rintracciare i genitori affrontando battaglie epiche, superando prove fisiche, psicologiche e morali. 

A questo indirizzo potete trovare riferimenti al libro (che dovrebbe essere disponibile anche in formato ebook e ordinabile tramite Ibs, Amazon e i principali store web) e una recente intervista all'autore.


 

giovedì 7 aprile 2016

Man of Steel - L'uomo d'acciaio

Titolo: Man of Steel - L'uomo d'acciaio
Regia: Zack Snyder
Anno: 2013
Genere: supereroi, azione
Cast: Henry Cavill, Amy Adams, Michael Shannon, Kevin Costner, Diane Lane, Laurence Fishburne, Antje Traue, Ayelet Zurer, Russell Crowe, Christopher Meloni


La storia in breve:
Il pianeta Krypton, esaurite le risorse naturali, è condannato a implodere. A pochi giorni dalla fine e nei giorni del colpo di stato del generale Zod, nasce un bambino destinato a cambiare la vita di un pianeta più giovane e lontano. Figlio di Jor-El, scienziato e luminare di Krypton, Kal viene imbarcato su una navicella e lanciato nello spazio con il codice genetico del suo popolo. Atterrato in Kansas e sopravvissuto ai genitori, Kal viene recuperato dai coniugi Kent, che lo educano con amore e senso etico. Molto presto però la natura aliena e formidabile di Clark, il suo nome terreno, prende il sopravvento emarginandolo dal mondo. Diventato uomo dentro al corpo di un dio, lascia la casa paterna in cerca delle proprie origini. Il ritrovamento di una nave spaziale, precipitata sulla terra milioni di anni prima, è la risposta alle domande disattese di Clark, a cui l'ologramma del padre biologico rivela identità e genesi... (fonte mymovies)


Il mio commento:
Mentre il mondo si è appena ripreso dal discutibile Batman vs Superman- che non ho visto - complice un frizzante weekend all'insegna della reperibilità lavorativa, mi son recuperato Man of Steel - L'uomo d'acciaio, film ignorante e fracassone dedicato al personaggio di Superman.
Fondamentalmente ritengo il supereroe kryptoniano una creatura difficile da gestire, un tizio ingombrante e spropositato, non facile da attualizzare e trattare in un lungometraggio. Soprattutto se l'intento è quello di contestualizzarlo in un film simil realistico che cerca di caratterizzare il personaggio, di conferirgli spessore.
A mio modo di vedere, con codesto essere superiore, si potrebbe far di tutto e di più: proporre un cattivone di quelli che manco Zeus nei giorni migliori riuscirebbe ad abbattere; scherzare con lui in una nottata simil Una notte da Leoni all'insegna della devastazione cosmica; fargli prendere l'alzheimer e lasciarlo vagare per i continenti senza aver piena consapevolezza di sé; farlo arrivare sì, sulla Terra, ma in un periodo storico differente da quello attuale, magari tra gli australopitechi... e via dicendo.
Ne si deduce che io guardi a lui con un misto di aspettativa e morbosa attrazione, al contempo commiserandolo per la sua condizione di ultimo della specie e per la sua condanna a vestire una calzamaglia ignobile, Una punizione che forse si merita per la manifesta ignoranza compiuta nel non aver concepito un costume munito di maschera, che gli avrebbe permesso un'esistenza senza quell'infame menzogna che lo vede diventare un giornalista solamente indossando gli occhiali.
Comunque sia, tornando al film di Snyder, l'ho trovato mediamente piacevole, seppur con vistose oscillazioni tra scene di inaudita potenza visiva e sequenze di terrificante imbarazzo. 
L'altra volta il diluvio universale, questa volta
l'esplosione del pianeta...certo che c'ho un po' di sfiga...
Mi riferisco, per le prime, all'ultima parte del film mentre, per quelle discutibili, alle molte cazzate disseminate qua e là, al ruolo di Kevin Costner, padre adottivo del piccolo Kal-el, che cerca di dissuaderlo dal compiere azioni giuste e meritevoli in un mondo in cui basta molto meno per divenire ricchi e famosi e circondarsi di fregna. Un po' come fa pure Laurence "Morpheus" Fishburne, direttore del Daily Planet che, in un mondo che schifa i giornali in favore del web, rifiuta uno scoop di quelli biblici solo per evitare un potenziale trauma al mondo, a quello stesso mondo che paga fior di quattrini per andare a vedere film degli Avengers (ora che ci penso, che ci siano i fumetti nel mondo dei fumetti???). 

domenica 3 aprile 2016

The Shannara Chronicles

Titolo: The Shannara Chronicles
Episodi: 10
Anno: 2016
Genere: fantasy

La trama in breve:
Ambientata centinaia di anni dopo le Grandi Guerre che hanno portato alla distruzione della vecchia civiltà, la serie segue le avventure della principessa elfa Amberle Elessedil, nipote del re Eventine Elessedil, del giovane mezzelfo Wil Ohmsford nipote di Flick, figlio di Shea Ohmsford e discendente del primo re Shannara, e della nomade Eretria, "figlia" acquisita di Cephalo, un importante capoclan dei Nomadi; i tre inviati da Allanon, ultimo druido di Paranor, si imbarcano in un viaggio per salvare l'Eterea (nome originale Ellcrys), antico albero nato dalla magia che ha la funzione di mantenere in vita il Divieto, regno creato anch'esso dalla magia dove ogni creatura malvagia è imprigionata, e proteggere le Quattro Terre dall'esercito demoniaco.  (fonte wikipedia)


Il mio commento:
Dei libri di Terry Brooks qualcosa, negli anni, ho avuto modo di leggere: la trilogia del Verbo e del Vuoto, la trilogia della Genesi di Shannara, la Canzone di Shannara, il Viaggio della Jerle Shannara.
Non ho letto quindi il romanzo Le pietre magiche di Shannara da cui questa serie è tratta ma, fondamentalmente, una minima idea dell'ambientazione e di come scrive Terry Brooks ce l'ho.
Per cui, quando a suo tempo scoprii che era in lavorazione una serie Tv ispirata a queste sue opere fantasy, rimasi piacevolmente colpito dalla notizia. Per di più, i primi trailer mi avevano ben disposto, lasciando intravedere ottime ambientazioni e discreti effetti speciali, con sfoggio di poteri magici e creature demoniache pronte a seminare morte e distruzione.
A ridosso dell'uscita della serie, lessi poi titoli del tipo "la nuova serie fantasy che sfida The Game of Thrones..." e, di conseguenza, giusta trepidazione e aspettativa. Al contempo mi domandavo: "mi di cosa stanno parlando?"
Indubbiamente tra le opere di Brooks e di Martin ci sono innumerevoli differenze, per modo di narrare, per elementi presenti nelle storie proposte, per intreccio, per approfondimento e caratterizzazione: sono due autori profondamente diversi.
Per cui, ecco, credo che l'accostamento tra le due opere sia abbastanza fuori luogo ma, se non si ha ben chiara questa premessa, si rischia di travisare la serie.
Ordunque, di per sé, questo Shannara Chronicles è infatti un prodotto molto semplice, prevalentemente pensato per un pubblico giovane e che non presenta particolari complessità nello svolgimento: persino le conseguenze degli eventi più gravi sembrano aver poco riverbero e tutto si supera in fretta o viene accettato con facilità (t'oh, esistono i demoni; t'oh, ora siamo alleati con gli gnomi; t'oh, il re è morto...). 

giovedì 17 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot

Titolo: Lo chiamavano Jeeg Robot
Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2015
Genere: supereroi, azione
Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei

La storia in breve:
Enzo Ceccotti non è nessuno, vive a Tor Bella Monaca e sbarca il lunario con piccoli furti sperando di non essere preso. Un giorno, proprio mentre scappa dalla polizia, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Ne uscirà completamente ricoperto di non si sa cosa, barcollante e mezzo morto. In compenso il giorno dopo però si risveglia dotato di forza e resistenza sovraumane. Mentre Enzo scopre cosa gli è successo e cerca di usare i poteri per fare soldi, a Roma c'è una vera lotta per il comando, alcuni clan provenienti da fuori stanno terrorizzando la città con attentati bombaroli e un piccolo pesce intenzionato a farsi strada minaccia la vicina di casa di Enzo, figlia di un suo amico morto da poco. La ragazza ora si è aggrappata a lui ed è così fissata con la serie animata Jeeg Robot da pensare che esista davvero. Tutto sta per esplodere, tutti hanno bisogno di un eroe. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Fondamentalmente GRAZIE, grazie di cuore per questo film, grazie a quanti ci hanno lavorato e hanno reso possibile questo piccolo capolavoro. DENKIU so much!!!! 
Avevo letto per la prima volta di questo progetto tra i post di LegaNerd ed ero rimasto perplesso di fronte a tale notizia. Conoscevo Mainetti per Basette, cortometraggio ispirato al personaggio di Lupin e di cui già avevamo parlato sulle pagine di Terre di Confine, e sospettavo si trattasse di qualcosa di simile, per cui una sorta di tragico trip. Al contempo, il riferimento a Jeeg Robot mi pareva un po' stonato visto che di supereroi si andava a parlare e non di pachidermici esseri di metallo, un nome forse scelto più per riconoscibilità del "marchio", visto che chi è cresciuto negli anni '80 difficilmente non può non conoscere il robot "assemblabile" giallo e verde.
Però, ecco, c'è stato qualche tempo fa pure quell'esperimento di Salvatores, con Il ragazzo invisibile, sempre focalizzato sui supereroi che mi pungolava e allertava i miei sensi di colombo. Di quella pellicola, non ho sentito parlare né bene né per molto. 
Insomma, diffidavo ma al contempo, tra trailer, rumors e la fiducia riposta negli attori del cast scelto, ero pure assai curioso. 
Adesso, dopo averlo visto, non posso che confermare la mia più sincera soddisfazione: il trend di recensioni e commenti e critiche positive che il film ha recimolato ne sono una prova ben evidente!
Ora, non mi aspetto che si inneschino dinamiche simil Marvel per realizzare sequel o squadroni di vigilanti mascherati, anzi, preferirei non accadesse, ma auspico che questo Lo chiamavano Jeeg Robot venga preso d'esempio per ricordare a produttori e cineasti che anche in Italia si può realizzare qualcosa di moderno, di valido e dal sapore internazionale.