giovedì 9 settembre 2010

Franklyn - Questa notte ucciderò un uomo

Titolo: Franklyn - Questa notte ucciderò un uomo
Regia: Gerald McMorrow
Anno: 2008 
Genere: Thriller - Drammatico

La trama in breve:
Londra ai giorni nostri. Meanwhile City, una città gotica in cui il buio domina. È tra queste due locations che si sviluppano le vicende dei quattro protagonisti le cui vite finiscono con l'intrecciarsi. Si tratta di Jonathan Preest che, nel mondo fantastico di Meanwhile è una sorta di detective-vigilantes unico ateo in una società in cui una fede decisamente bizzarra è stata imposta a tutti dal Potere. Gli altri tre agiscono nella capitale britannica: Amelia una giovane donna esperta in performance suicide, Milo malato d'amore e Peter che è alla ricerca del figlio senzatetto. (fonte mymovies)

La trama in breve:
Ho visto questo film in seguito ad una segnalazione scovata nel forum di Terre di Confine per cui, in linea di massima, avevo già una vaga idea di cosa aspettarmi. O per lo meno lo credevo, visto che il post era stato piuttosto parco di dettagli nello svelare certe dinamiche e verità legate a questo film. Ossia un thriller gotico, come viene definito in alcuni portali.
Di certo l'impressione che questo Franklyn concede fin dai primissimi istanti è quella di un'opera sui generis, visionaria e particolare. Già il titolo ha un che di minaccioso e promettente, una dichiaraazione che non può che generare aspettative ma che, difficilmente si guarda più di una volta.
Il Mondo di Mezzo all'interno del quale si muove Preest, nascosto dietro ad una maschera che lo rende simile ad una sorta di "teschio - palla da bowling," anonima, ha un che di surreale e avvincente. Appare al contempo geniale e folle, di non immediata comprensione, un mondo oscuro e cupo fatto di soprusi e stranezze, dove la necessità di aderire ad una fede (di qualunque tipo) è praticamente legge. Poco importa cosa essa preveda e verso cosa si protenda: l'imperativo è quello di non essere atei -  come invece lo è lui - per non divenire preda di persecuzione.
Nel mondo reale, invece, le vicende personali di Amelia e Milo portano lo spettatore di fronte a forme di follia e pazzia, autodistruttive e spregiudicate nel caso della prima, più tenere e romantiche nel caso del ragazzo. Situazioni di vite ordinarie che si intrecciano con eventi distruttivi e dolorosi, mentre un padre (re Theoden del Signore degli Anelli!!!) cerca il proprio figlio e la madre  di Amelia tenta di trovare un equilibrio con la ragazza. Mano a mano che le vicende si dipanano, un disegno comprensibile diviene via via più chiaro fino a concedere allo spettatore una comprensione di quanto visto.
Una comprensione che, nel mio caso, è però parziale (le mie capacità sono molto limitate, lo ammetto...).
Ammiccando al genere mistery, infatti, questo film lascia alcune questioni in sospeso e, giocando sulla reticenza, lascia che siano gli spettatori ad unire tutti i tasselli del puzzle. Soprattutto in merito al passato dei personaggi che veicolano gli eventi, sia quelli presenti (come Peter), sia quelli assenti (il padre di Amelia), senza tuttavia dare per scontato che quanto visto sia davvero reale. Ad esempio, l'identità "reale" di Milo potrebbe non essere così scontata come invece si potrebbe pensare...o, per lo meno, questo è quel che penso io dopo aver visto il finale.
Quanto al giustiziere/investigatore mascherato, è senza dubbio un personaggio tosto e affascinante, che si muove in un contesto pittoresco e cupo; in merito alla sua identità, va detto però che non ci si impiega poi molto a "definirlo" nel quadro delle vicende narrate. 
Senza dubbio comunque questo film rappresenta un tentativo di proporre qualcosa di nuovo, un intreccio non banale di eventi e situazioni narrate in modo non noioso e legate dal comune denominatore del dolore e della follia, in forme diverse a seconda dell'origine da cui essa trae forza. In ogni caso, con effetti distruttivi e dolorosi sulla vita dei personaggi proposti che tuttavia, nel finale appunto, riescono a giungere ad una qualche forma di equilibrio, con se stessi e con gli altri.
Ottimo poi il cast scelto, in particolare Eva Green nell'interpretare il ruolo di Amelia (e non solo...), decisamente un personaggio conturbante e imprevedibile, confuso e sensibile. Perfettamente in linea con l'atmosfera dark del film.
Consiglio quindi la visione di Franklyn solo a quei palati che amano il mistero, l'ottima fotografia ed elucubrare su quanto visto, interrogandosi e cercando di giungere alla reale comprensione delle vicende e dei messaggi proposti dalla pellicola. Di spunti, tutto sommato, ce ne sono molti, soprattutto in relazione al suicidio, alle relazioni familiari, all'amore, all'arte e a ciò che può venir considerato lecito e moralmente accettabile rispetto a ciò che invece non lo è (la fede nello smalto per le unghie?).
Tra l'altro, proprio in merito alla fede e alla religione il film si propone in modo decisamente forte e provocatorio, anche con riflessioni lasciate alla voce narrante che, di fatto, esprime i pensieri di Preest (nome che, in inglese, tra l'altro, assomiglia a "priest", prete):

"Se Dio non può sconfiggere il male allora non è onnipotente,
Se può sconfiggerlo e non vuole farlo allora Dio è malvagio,
Se invece non vuole e non può farlo allora perchè chiamarlo Dio?"


Un'altra frase particolarmente in linea con l'anima del film e che, in parte, ne costituisce l'essenza è: 

"Se credi intensamente in qualcosa, chi può dire se è reale o no?"

Che ben si presta a spiegare le follie e le visioni di cui sono affetti "alcuni" personaggi ma che, al contempo, si riallaccia a quanto sopra citato per la fede. Come se questa fosse, di fatto, una forma "accettabile e tollerabile" di demenza.
Inizio sempre più a dispiacermi di non aver partecipato ad alcun cineforum nel quale sia stato previsto: immagino che l'eventuale dibattito a cui avrebbe potuto dar vita la visione di Franklyn sarebbe stato tutt'altro che banale e scontato.



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