mercoledì 19 agosto 2026

Il bosco degli urogalli

Titolo: Il bosco degli urogalli
Autore: Mario Rigoni Stern
Editore: Einaudi
Genere: narrativa
Pagine: 180


La trama in breve:
Storie di cacciatori, di animali selvatici, di cani, di montagne in cui si respira l’anima degli spazi aperti e di paesaggi impervi solo sfiorati dalla presenza umana. Rigoni sa rendere la limpida immediatezza di ciò che ci circonda e insieme un accento di fiducia nella vita, sprigionando un sentimento altamente poetico e un genuino amore per il suo mondo alpino. Il bosco degli urogalli narra di villaggi chiusi nell’inverno con il grato fuoco delle cucine, della solitudine delle albe per i sentieri delle montagne, dei silenzi che riempiono i boschi, attraverso un linguaggio lirico e allo stesso tempo semplice che restituisce al lettore i paesaggi fraterni e familiari del «sergente Rigoni Stern». (fonte Einaudi)

Il mio commento:
Non avevo mai letto niente di Rigoni ma mi ero sempre riproposto di recuperarlo, anche perchè trattasi di un autore relativamente "locale" la cui figura, di tanto in tanto, è comparsa nei luoghi montani visitati nelle ferie estive.
Il libro è una raccolta di racconti per lo più accomunati dalla presenza di persone "semplici", fotografie dell'Italia degli anni attorno alle guerre mondiali, gente semplice, frugale, accomunate (tranne in un racconto) dall'appartenenza all'ambiente montano. Sono storie legate alle esperienze militari e delle guerre, alla vita contadina, vite semplici e certamente non agiate e che tirano in ballo anche l'esperienza della caccia. Su questa ognuno può avere la propria opinione e idea ma nel testo non si parla di caccia in termini di esaltazione di armi, dell'uccisione della selvaggina o della disciplina, semmai come elemento di unione tra persone e, soprattutto, con l'ambiente. I cacciatori sono persone che condividono il ritmo della natura e delle stagioni, che sentono una forte appartenenza col territorio, sia quando cacciano per necessità o per passione. Anzi, il rispetto che emerge dalle loro azioni e parole per gli animali è alto, soprattutto verso i tenaci urogalli (altro nome per il gallo cedrone).
Ma è anche una passione che tempra, che accomuna nella semplicità, nelle privazioni e nella sfida. E soprattutto che crea legami tra persone sebbene queste magari siano state assenti per molto tempo (ad esempio uno dei personaggi è rientrato dopo anni in Australia).
Ci sono poi spunti legati all'esperienza della guerra, della prigionia, di chi è costretto a lasciare la propria terra, di chi cerca il silenzio e la quiete anche per chetare propri drammi interiori, di chi emigra e ritorna per trovare un paese cambiato. Non ci sono personaggi negativi, con vizi o con comportamenti strani, son tutte persone con un certo rigore e principi saldi, uno specchio dell'Italia passata e d'altri tempi.
Solo uno dei racconti ha un'impostazione diversa incentrata sui sacrifici lavorativi e la partecipazione a un concorso per cercare di migliorare la propria situazione lavorativa e sociale, sfida vissuta attraverso gli occhi di un padre di famiglia ormai fuori dal circuito scolastico che si trova a riprendere lo studio e ad effettuare trasferte dalla provincia sino a Roma, in un contesto più urbano e "burocratico" rispetto a tutti gli altri racconti della raccolta di Stern.
Nel complesso mi è piaciuto, mi ha convinto, e l'ho letto ben volentieri sostenuto da uno stile che lo rende molto fruibile anche a lettori moderni. Il punto di vista dell'autore talvolta esterno talvolta onnisciente ci aiuta a vivere le esperienze dei protagonisti sia osservandoli in azione sia accompagnandoli nei loro ricordi e momenti di introspezione. Il tutto sempre senza scordare la montagna e la natura, con i suoi silenzi, gli scorci, le atmosfere, una presenza costante tanto cara all'autore cha fa sfondo ma anche da comprimaria nel rendere ogni racconto più vivido ed emozionante. 

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