domenica 8 novembre 2009

..:: Battaglia per la Terra (Battle for Terra) ::..

Titolo: Battaglia per la Terra (Battle for Terra)
Regia: Aristomenis Tsirbas
Anno: 2009
Genere: Animazione, Fantascienza, Avventura
Doppiatori: Evan Rachel Wood, Luke Wilson, Amanda Peet, Justin Long, Chris Evans, Dennis Quaid, James Garner, Brian Cox, David Cross, Danny Glover, Chad Allen, Ron Perlman, Rosanna Arquette

La trama in breve:
Mala è una ragazza precoce, che vive sul bel pianeta Terra: il nome è lo stesso, ma è tutto molto diverso rispetto alla “nostra” Terra. Lì, infatti, regnano pace e tolleranza. Gli umani, una volta scoperto il pianeta omonimo e avendo esaurito le risorse del loro mondo, decidono di occupare Terra e renderla un luogo abitabile per gli umani, ma velenoso per i terriani. Durante l’invasione ostile di Terra, il padre di Mala, Roven, viene rapito. Nella speranza di salvarlo, la ragazza cattura e nasconde un pilota umano di nome Jim. Mentre Mala si prende cura di lui, i due diventano amici e ideano un piano che potrebbe salvare sia la razza umana che il rigoglioso pianeta Terra.


Il mio commento:
"Ohhhh, finalmente!": questa l'esclamazione con cui sottolineai l'uscita del film, a suo tempo, e con cui l'ho piacevolmente accolto oggi. Basta con alieni invasori, capovolgiamo le parti, mostriamo un film in cui NOI siamo gli invasori. Questa era un'idea malsana che ho più volte espresso tra me e me e i miei amici e finalmente l'ho vista applicata ad un gran bel film d'animazione di genere fantascientifico.
Davvero spettacolare, ben realizzato e ricco di spunti.
E' disturbante ritrovare noi stessi nei panni degli ottusi aggressori, esseri che bombardano, attaccano e rapiscono prima ancora di provare a stabilire un contatto. Come dei barbari privi di coscienza intenzionati solo a depredare, desiderosi solamente di ricchezze e risorse per sopravvivere. Motivazioni legate alla disperazione, per carità, ma che comunque non giusitifcano il comportamento degli umani all'arrivo su Terra nè tanto meno legittimano rapimenti e attacchi. Nemmeno si chiama così il pianeta, nemmeno è loro ma già viene ribatezzato. Poco importa delle creature che ci vivono, degli animali e dell'ecosistema esistente. Noi siamo dèi, siamo onnipotenti. Se abbiamo bisogno di qualcosa, ce lo prenderemo, ecco il messaggio. Poco importa che si tratti di un pianeta, di ossigeno o di petrolio...o che per arrivarci si sia costretti a schiavizzare popoli, a portare democrazia o a sterminare.
Come nel caso dei terriani. Carini e pacifici, i terriani sono a metà tra l'essere umano ed una sorta di creatura acquatica capace però di volare, muovendosi sinuosa nell'aria, in perfetta simbiosi con le forze naturali. Forse un esempio sublime cui dovremmo mirare piuttosto che annientare.
Spettacolare la grafica con cui è stata resa l'intera esperienza visiva che offre il film, alternando sia esplorazioni cosmiche che panoramiche di un mondo primigenio e puro, naturale e incontaminato. Scene oniriche e immaginifiche (non so perchè, la balena che vola mi ha richiamato alla mente BlueSubmarine Numero 6...). Più che riuscite anche le caratterizzazioni dei mezzi navali, delle stazioni orbitanti e dei "macchinari" usati dall'uomo. Molto probabilmente la trama si svolge in modo troppo rapido e, per certi versi, semplicistico, però siamo in ogni caso di fronte a qualcosa di singolare.
Alcuni passaggi potranno ricordare scene di film come Guerre Stellari, oppure anticiparne altri che ancora devono uscire (ad esempio Avatar), ma di certo le dinamiche trattate, i messaggi e certi simboli catturano l'attenzione e colpiscono.
[Spoiler!!!] Parlo ad esempio del soldato americano che fa il kamikaze, delle frange militari "USA"ne che insidiano il potere (rappresentato, tra l'altro, da un presidente nero...molto attuale direi...) e mascherano la bramosia di belligeranza con l'esigenza di salvaguardare il bene comune. Mi riferisco alla rapidità con cui si decide di inquinare e deturpare un mondo, alla scelta della "siringa" come forma suprema di oppressione (come diceva Mr Smith in Matrix, noi umani siamo un virus per il pianeta) oppure ancora alla forma delle astronavi che richiama la croce, emblema di martirio e speranza.
Un film che, inspiegabilmente, è passato in sordina e che è stato spacciato "per bambini" (strano a dirsi...). Molto intelligente e acuto invece, pericoloso e sovversivo per certi aspetti. Da vedere assolutamente, meglio ancora se in 3d.


sabato 7 novembre 2009

..:: X Men le origini : Wolverine ::..

Titolo: X Men le origini : Wolverine
Regia: Gavin Hood
Anno: 2008
Genere: Azione
Cast: Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Dominic Monaghan, Ryan Reynolds, Lynn Collins

La trama in breve:
Sulle montagne rocciose canadesi, Logan cerca la pace dopo un secolo di guerre e violenza. Silverfox lo ama e lo incoraggia a dar retta alla propria natura umana e a tenere a bada la forza sovrumana e mutante che è in lui, ma il brutale assassinio della donna da parte del fratello Victor, riporta inevitabilmente Logan nelle mani di Stryker, che vuole fare di lui l'Arma X, una macchina da guerra indistruttibile. Nel corso di un'operazione d'indicibile sofferenza, lo scheletro di Wolverine viene rivestito di adamantio e ne esce un essere invulnerabile, il più micidiale degli esperimenti di laboratorio che Stryker sta operando sui mutanti: un cuore di dolore dentro un'impalcatura di rabbia, in attesa di rivolgere la propria furia contro il giusto nemico. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Strano a dirsi ma, rispetto agli altri film dedicati agli X-men, questo mi ha convinto già di più. Ha addirittura una sua coerenza e un minimo di filo logico: ci sono delle cause e delle conseguenze, ci sono motivi che si ripropongono e scelte, talvolta, motivate. E tanti combattimenti. Le cazzate si sprecano, non lo nego, così come è palese che non rappresenti un capolavoro, però son riuscito a guardare sobbalzando e imprecando meno del previsto (tranne in presenza di Gambit).
L'idea di puntare su Wolverine per inaugurare una serie di film sui singoli personaggi degli X-men è buona, magari sarebbe stata ancora più utile se frutto di un progetto corale. Mi spiego: anzichè realizzare ben tre film di cacca sputtanando e dissacrando una serie che procede da decenni e che ha un discreto numero di lettori, forse sarebbe stato più opportuno tentare di offrire una panoramica dei vari personaggi già dopo la prima pellicola per poi concludere la saga. Oltretutto, già nei primi tre film della serie Wolverine è sempre stato al centro degli eventi. Sarà anche uno dei personaggi più amati e uno (di 2!!!) ad aver all'attivo una serie tutta sua di fumetti, però trovo che sia ingiusto per gli altri suoi compagni.
Comunque, in questo film c'è un po' di tutto: azione, intrighi, colpi di scena, storie romantiche, muscolacci in bella mostra, uomini nudi che corrono, scene sdolcinate, cazzate, esplosioni, comparsate di personaggi e rivisitazioni della storia descritta nei fumetti della serie X-men. Mi sfuggiva ad esempio il grado di parentela tra Wolverine e Sabretooth...così come mi sfuggiva la mancanza della bocca per Deadpool, una geniale scelta di sceneggiatori astuti. Già. In fondo, Deadpool ha solamente un fattore rigenerante più potente di quello di Wolverine...immagino sia più difficile curarsi lesioni alla bocca che riattaccarsi la testa...
Altri dubbi riguardano Xavier e Ciclope.
Il primo, misteriosamente, cammina e giunge a salvare "i prigionieri" dell'isola di Stryker...che tanto segreta e isolata poi non è.... A parte che, detta tra noi, essendo il professor X un telepate potentissimo (nel fumetto) poteva salvarli quando cacchio gli pareva, ma perchè cammina? E che cavolo! All' "inizio" camminava, quando ancora era giovane e amico di Magneto, ma non nel presente! Altro mistero riguarda Ciclope, un personaggio "cazzuto" e che ammiro e che finalmente in questo film fa percepire la potenza dei suoi raggi ottici: si distrae un attimo, cade, e puf...rasa al suolo una scuola. Perchè allora nei precedenti tre film degli X-men è stato tratteggiato come una checca inutile? Perchè??? Cos'ha Wolverine più di lui? Di certo la fisicità, gli artigli, il fascino animale e una certa predisposizione alla violenza. Il fatto poi che non possa ferirsi esteriormente ma solo emotivamente lo rendere una personalità affascinante, per carità, però certe scene "spinte" potevano evitarsele. Ad esempio quella dell'esplosione dell'elicottero o la fuga in moto dal fienile. Americanate. Dopotutto però, lo vogliono tutti e tutti lo cercano (tranne Xavier...che salva i giovani mutanti tranne Gambit e Wolverine...preferirà i minorenni...mah..) perchè "è il migliore in quello che fa, e quello che fa non è piacevole". E non stiamo parlando di nettezza urbana. In ogni caso, allora sorge spontanea qualche domanda: perchè viene usato Wade come corpo per divenire l'arma XI? Come mai inizialmente le prende da Sabretooth? E perchè quest'ultimo viene usato da Stryker per stanare i mutanti al posto di Wolverine, se è Logan "il migliore"? Misteri...
Misteri al pari di quelli che ruotano attorno alla figura di Gambit. Ovvero il motivo per cui non volevo vedere questo film...poi, siccome ero a casa con l'influenza e non mi riusciva di fare molto altro ho deciso di rivedere questa mia posizione. E me ne sono pentito.
Gambit, al pari di Wolverine, è l'altro personaggio degli X-men che ha una testata fumettistica tutta sua. Quindi non è l'ultimo degli arrivati, anzi. Oltretutto è il mio personaggio preferito e sono rimasto a dir poco basito da come l'hanno reso. Passi per la fisicità, che tutto sommato è adeguata, passi per l'appiattimento del suo carattere, passi per l'annullamento del suo fascino e di tutto ciò che lo caratterizza come eroe maledetto e romantico, ma almeno il suo potere. Sfido chiunque degli spettatori che non ha mai letto il fumetto degli X-men a dirmi qual è il suo potere dopo aver visto il suo comportamento nel film! O a spiegarmi come (e perchè) ha fatto ad intromettersi nello scontro tra Wolverine e Sabretooth visto che un secondo prima era stato tramortito dallo stesso Wolverine. Invece, incurante di ciò, piomba dal cielo roteando il bastone a mo di elicottero e permette a Viktor di scappare dopo aver sconquassato tutta la zona...
Vabbè, in ogni caso, guardandolo nella giusta prospettiva, ovvero un simpatico film d'evasione e d'azione, questo "X-men le origini: Wolverine" si lascia guardare piacevolmente. C'è tanta azione, tanti combattimenti e un bel po' di scene catastrofiche.
E tantissime altre senza senso, come quella cavolata delle pallottole in adamantio che causano perdita di ricordi.
Nel complesso comunque, rispetto agli altri tre film degli X-men, risulta decisamente riuscito meglio. Probabilmente facilitato dalla scelta di concentrare il tutto su pochi personaggi, ma senza approfondire troppo, lasciando che fossero in ogni frangente le azioni, la fisicità e gli istinti a guidare trama e sequenze narrative. Anche quando si tratta di rapporti umani.
Il tutto rimanendo a stento sulla soglia della sufficienza, sia chiaro.





PS: non so perchè ma la caratterizzazione di Deadpool e lo scontro finale in sè mi hanno fatto pensare a Mortal Kombat...

venerdì 6 novembre 2009

..:: Sette Anime ::..

Titolo: Sette anime - Seven pounds
Regia: Gabriele Muccino
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Cast: Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Michael Ealy

La trama in breve:
Ben Thomas è un giovane uomo che ha commesso un tragico errore. Ossessionato dalla sua colpa è deciso a redimersi risanando la vita di sette persone meritevoli. Osservate e individuate le sette anime, Ben si prende amorevolmente cura di loro, donandogli una parte di sé e una seconda possibilità. Sarà però la bella Emily Posa, colpita al cuore da Ben e da (gravi) scompensi cardiaci, a innamorarlo e a distrarlo dal suo disegno originale. A Ben non resterà che decidere se tornare a vivere o lasciare vivere. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Non ho ancora visto "La ricerca della felicità" però trovo che la collaborazione tra Will Smith e Muccino abbia dato ottimi frutti. E segnali positivi per il cinema italiano, anche. Per una volta, anzi, per la seconda, abbiamo un regista italiano a guidare una produzione statunitense, con attori "stranieri"...da quanto tempo non capitava? Ma soprattutto, capiterà ancora? E perchè non capita in casa nostra, chiamando cioè qui da noi star di Hollywood per realizzare film a Cinecittà come ai bei vecchi tempi? Ne beneficerebbe l'economia dell'intero paese...
Ad ogni modo, tornando al film, l'ho trovato toccante e intenso e mi ha permesso di rivalutare Will Smith. Il suo è un personaggio particolare, combattuto tra il dolore e il rimorso per un errore commesso nel passato e lo slancio verso il prossimo. Dimostra infatti una sensibilità e un altruismo senza pari, motivato oltre ogni limite a donarsi al prossimo. Per salvare gli altri. Per salvare se stesso.
La visione offre molti spunti di riflessione e presenta personaggi atipici, sofferenti e condannati. Ma che in qualche modo cercano di reagire, di condurre una vita nonostante la difficoltà cui la vita li ha posti di fronte: malformazioni cardiache, tumori, dialisi, cecità...
Non tutti però meritano la salvezza: malgrado tutto, dinnanzi al dolore, alcune persone cambiano e diventano meschine e subdole. Altre invece preservano dignità e umanità: solo questi ultimi meritano la salvezza. In tal senso si colloca la ricerca di Ben Thomas (Will Smith) per individuare le persone che, realmente, necessitano del suo aiuto. Un po' come penso accada nel momento della morte: solo coloro che veramente lo meritano andranno in paradiso, gli altri invece...
Notevole poi il cast che si è mobilitato per questa produzione: tra tutti, quello che più mi ha sorpreso è stato Woody Harrelson...purtroppo continuo a vederlo come il killer psicopatico di Natural Born Killers... Ottima anche Rosario Dawson mentre Barry Pepper rimane relegato ad un ruolo veramente marginale. Peccato, perchè è un attore che meriterebbe spazio.
Concludendo, vi consiglio la visione di questo film anche se, c'è da dire, probabilmente a causa della storia proposta e del dolore tratteggiato è difficile risultare obbiettivi nel valutarlo. Non è facile rimanervi indifferenti anche se, certamente, ci sono varie boiate (vedi il discorso della medusa...e se per caso avesse compromesso anche il funzionamento di certi organi? Magari per via di tossine rilasciate nel corpo?)
In ogni caso, pur durando circa 2 orette e trattando tematiche dolorose non scivola mai nel banale e si lascia guardare tranquillamente. Avvince e allontana dallo spettatore alcuni dubbi in merito alla fattibilità di certi trapianti o alla facilità con cui "i doni funzionino" o con cui il protagonista affronti certi sacrifici. Implacabile.
Un po' di più imprevisti forse avrebbero appesantito la trama più aiutato a renderla maggiormente verosimile.
Altro dubbi riguardano poi il numero 7: perchè limitarsi? Perchè Ben non ha deciso di aiutarne il più possibile di persone umane? In fondo, lavorava per una compagnia che produceva anche jet...jet che vengono usati in guerra...ma per le vittime delle guerre provocate dagli Usa forse non esiste rimorso.
Sarebbe stato interessante poi vedere lo stesso film realizzato in Italia: chissà che effetto farebbe. Soprattutto con tutti i casi di malasanità di cui si parla...

..:: Il portatore di tenebra - La luce dal cielo ::..

Titolo: Il portatore di tenebra - La guerra della falce - La luce dal cielo
Autore: Aislinn
Editore: EdiGiò
Genere: Fantasy
Pagine: 88

La trama in breve:
In una cupa notte d’inverno, oltre duecento anni fa, il cielo venne illuminato da una luce ignota: il Cristallo, una fonte di potere e magia ineffabile e crudele, il dono del Demone Vastarath al nuovo Stregone scelto per evocare morte e dolore nel mondo di Asàyra: Vikranor, il Portatore di Tenebra. Durante un lungo e sanguinoso conflitto, gli eserciti di vàstamaen dello stregone furono sconfitti una prima volta da un’alleanza di uomini, elfi e nani; ma, ora, nuovi segnali di guerra e oscuri presagi si susseguono… inizia la lunga, epica lotta per riportare la pace nelle Terre Prime. Il Portatore di Tenebra è una nuova saga fantasy divisa in tre tomi, il primo dei quali è La Guerra della Falce. Entrate nell’avventura con il suo primo episodio, La luce dal cielo…

Il mio commento:

Ho letto con interesse questo primo capitolo della saga de "Il portatore di tenebra". Già il titolo prometteva bene, a mio avviso. Nemmeno la penna di Aislinn mi ha deluso: precisa, chiara, suggestiva a tratti ed efficace. Rispetto agli altri libri della EdiGiò che ho letto e recensito in questo blog non ho riscontrato particolari errori. Qualche refuso qua e là, ok, un paio di sviste di punteggiatura ma nulla di più. Magari, questo sì, l'uso dei 3 punti di sospensione l'avrei limitato: a volte l'ho trovato davvero irritante.
Permane invece il mio scetticismo sul prezzo di questo libricino composto da un prologo e 3 capitoli: 9 euro non son pochi. Se poi si considera che il seguito costa 15 euro, mi domando se non avesse più senso ridurre i costi di almeno uno dei due libri. Ovviamente non sono scelte dipese dall'autrice ma una precisa politica da parte dell'editore che, a mio avviso, è da rivedere un poco.
Per quanto riguarda la trama, direi che ci sono buoni elementi per un'opera di ampio respiro. Al momento, anche a causa del poco materiale letto, i personaggi sono solamente stati presentati (e di sicuro mancherà qualcuno all'appello...) e si è definito il contesto in cui si svolge il tutto. C'è una guerra imminente, un regno da difendere, una storia d'amore da far sbocciare, la preoccupazione per il futuro a causa di un oscuro presagio, la successione al trono...elementi ce ne sono, ecco.
Alcuni forse sono dei clichè ma tutto sommato non mi sono spiaciuti.
Piaciuto anche lo sforzo nel costruire un passato e una mitologia per il mondo descritto, così come l'omaggio al Signore degli Anelli (o almeno credo...) nel tratteggiare lo stregone BiancoTharandyr.
Buona anche la trovata iniziale della tenebra "incastonata" nella luce anche se, a dirla tutta, mi sarebbe piaciuto aver trovato qualche altro spazio dedicato al "cattivone". Quanto meno per capire le sue ragioni...mi deluderebbe sapere che è il classico malvagio "e basta"...
Per il resto, la narrazione scivola via piacevole e senza intoppi. Risulta abbastanza convincente a mio avviso anche se non mancano certe ingenuità.
Ad esempio, quella storia dell'Anno della Visita: buono l'intento ma, se fossi un re, non mi sentirei proprio così rilassato e sereno nel lasciare che i miei figli se ne vadano a zonzo come cittadini qualunque. Capisco se si tratta di un uomo, ma nel caso di una donna temo che i pericoli potrebbero essere svariati. Senza contare che le vicende si svolgono in anni non facili, in cui la minaccia di Vikranor e della guerra è reale e concreta. Oltretutto, nel libro, i due figli di re Denor tornano con una scorta di 3 cavalieri dopo esser stati per circa un mese dal Duca delle Nebbie...quindi..ehm...senza provviste e bagaglio avranno avuto vita dura. Non mi convince poi il fatto che non abbiano servitori mentre per Katlena, che sarà pure un'ospite, sono a disposizione alcune ancelle. Anzi, a dire il vero uno ce l'hanno, al quale chiedono di non avvisare i genitori del loro arrivo...comprensibile. Mi domando allora dove fossero le guardie e le vedette del castello, cioè non penso che chiunque possa entrare senza venir individuato a distanza e senza che qualche responsabile venga avvisato. Tanto più se si tratta del ritorno dei figli del re...
Altro aspetto poco rassicurante è la fuga del principe, giusto qualche ora di cavalcata e assenza da castello per schiarirsi le idee. Comprensibile anche questo, soprattutto per le pressioni che si sente addosso, però in ogni caso abbastanza dubbio come evento: possibile che il re non abbia dato disposizioni al riguardo? Che il castello abbia porte e portoni sempre aperti e non pattugliati? O che Andre e Will non abbiano una scorta personale, soprattutto considerando che il re è malato e che quindi potrebbe lasciar libero il trono all'improvviso? O forse mi son perso qualcosa nel corso della lettura?
Lettura che comunque si conclude sul più bello, quando le armate nemiche iniziano l'avanzata e la prospettiva di una guerra imminente diventa abbastanza concreta e reale...uff...
Comunque, si tratta certamente di un buon inizio per una saga fantasy "classica" pur considerando che le pagine lette non sono certamente sufficienti per un giudizio completo dell'opera.

martedì 3 novembre 2009

..:: Vita da pornostar ::..

No, non si tratta del celeberrimo libro di qualche professionista del cinema "di nicchia", tipo Jenna Jameson o Carmilla Bing o Rocco...
Semplicemente una mia riflessione...
Già.
Alle volte ci penso: perchè la vita quotidiana - certe volte - non può somigliare a quella descritta nel magico mondo dei film "porni"?
Cioè, lì tutto appare semplice: uomini e donne sono sempre perfetti (più le donne che gli uomini...certe volte hanno delle gambe in più...come dice? Non è una gamba? Ah...), stanno sempre bene, sono solari, gioiosi e coinvolti. Mai un afflizione o un pensiero per la testa...cioè, a parte "quel" pensiero e una certa qual rigidità...



E se anche stanno male, altro che te caldo, copertina e medicinali e trascinamento davanti al pc per scrivere sto post che forse non leggerà nessuno.
Anche i rapporti interpersonali ne beneficerebbero: sarebbe tutto più semplice.
Magari, ecco, la comunicazione ne risentirebbe in consonanti ma tutto sommato la gente sarebbe più felice e soddisfatta.
E, forse, il mondo andrebbe meno a puttane.
O a trans.
Nemmeno ci sarebbero questioni giudiziarie, crisi economiche, dimissioni e misteriose affermazioni da parte di qualche leader politico di turno ("Nessuno ha armi di ricatto contro di me", parola di Silvio) (Mangano? Noemi? Dell'Utri? Basterebbe solo questo...che allora abbia ragione Fini quando dice che "qualcuno" confonde leadership con monarchia?): macchè! Tutti nudi e a intingere, toccare, palpare, ciulare...ecc...
Comunque vabbè, ognuno ha il Paese che si merita mi vien da dire...chiudo qui e vado a curarmi.
Ma prima vi lascio con uno spot che libero.it proponeva tra le notizie principali di ieri e che è stato, a torto o ragione, censurato in Canada. Riguarda la prevenzione al cancro al seno.
Ah, dilettanti...dovrebbero guardare un po' più di tv italiana prima di decidere il limite tra "hot" e non "hot". Tipo i programmi di Papi...che sia un caso che pure Noemi chiamasse così Silvio? Mumble mumble...altro che Videocracy...



PS: apro una parentesi su un'affermazione "di Silvio" che ho letto or ora riguardando la notizia dell'Ansa che ho segnalato: "Io non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno". Uhm, non ha detto "nessuno mi ha mai ricattato"...sembra invece che motivi ce ne sarebbero stati ma, vuoi per la vicinanza con certi ambienti, vuoi per quel sano timore che una persona "qualunque" come lui incute, non sia andata in porto la trattativa. Eppure le dinamiche relative alla vicenda Marrazzo (almeno lui si è dimesso, tra l'altro...non so che cosa abbia fatto a livello politico, nessuno lo saprà, ma intanto è sputtanato...e magari la notizia ha coperto qualche altra faccenda "delicata"...ad esempio il fatto che qualcuno per "impegni improrogabili" non potrà presentarsi al processo il 16 novembre..), dicevo, le vicende legate a Marrazzo lasciano anche spazio a fantasie su possibili iniziative ricattatorie che lo psiconano avrebbe potuto attuare. Della serie: "Io sono più furbo di te, gne gne gne...".
Altro che ricatti e trans, qui la figuraccia la fa il Paese...

domenica 1 novembre 2009

..:: Live! - Ascolti record al primo colpo ::..

Titolo: Live! Ascolti record al primo colpo
Regia: Bill Guttentag
Anno: 2007
Genere: Thriller
Cast: Eva Mendes, David Krumholtz, Rob Brown, Katie Cassidy, Jay Hernandez

La trama in breve:
Katy Courbet è un'ambiziosa dirigente televisiva che ragiona in termini di audience e primati e sogna di toccare il 40% di share. Decisa a riportare alla competitività il network per il quale lavora, chiede ai suoi collaboratori di concepire un'idea per un reality che non abbia precedenti. Una battuta sulla roulette russa accende la mente della cinica dirigente che s'informa immediatamente sulla possibilità di mandare in onda uno show in cui i partecipanti devono puntarsi una pistola alla tempia e premere il grilletto. Superando innumerevoli ostacoli legali, con caparbietà e ingegno riesce a ottenere il nulla osta dalla FCC e andare in diretta tv. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Un film a mio avviso intelligente e acuto, capace di incuriosire e inquietare. Molto attuale nelle tamatiche proposte e nella formula con la quale si propone allo spettatore.
Coerentemente con il titolo e con quanto mira a mostrare, il film è una sorta di documentario realizzato al seguito di Katy per tracciare idee e momenti che hanno portato alla nascita di qualcosa di nuovo. Un reality nel reality dunque, in un gioco a matrioske per confondere ulteriormente la percezione del reale. Un inganno che rende ancor più efficace l'effetto della roulette russe proposta come nuovo programma televisivo: lo spettatore è infatti preso nella morsa della "presa diretta". Il limite tra reale e finzione non esiste più.
Tutto è finzione, tutto è funzionale a irretire il pubblico e a macinare soldi.
La vita non conta nulla o, meglio, vale almeno 5 milioni di euro e la possibilità di apparire. Apparire come traguardo, come meta verso cui dirigere la propria vita nel tentativo di realizzarsi. Andare in televisione è tutto e non certo per una ragione soltanto: per provare nuove esperienze, per intraprendere una nuova carriera, per pubblicizzare la propria attività, per guadagnare, per "essere".
In questo senso censurare la televisione, porre un freno ai media diventa illegittimo. Immorale.
Ovvero si ribalta il senso dell'etica e della morale e l'importanza della vita, la dignità, il valore delle emozioni e del dolore sono solo vuote parole.
Guadagni, soltanto questo importa. E in tal senso Live! riesce a far capire bene come ragiona il mondo dei media, come tutto sia finzione e scambio di denaro e verità. Manipolazione e generazione di bisogni, omologazione dei messaggi da fornire e formazione di coscienze e archetipi mentali sono all'ordine del giorno, cause e conseguenze del mondo mediatico.
Tutto è concesso quindi.
Ma più shockante di tutto questo risulta la freddezza con cui si accetta l'idea di giocare la propria vita sul sacro suolo dei media. Questo sia a livello fisico (vedi il caso della roulette russa) sia a livello di immagine che si offre di sè (una volta che finisci in tv e diventi preda dei media, la tua vita non è più la stessa). E ancora, terribile e angosciante la facilità con cui si accetta la visione della violenza, l'immediatezza con cui si scorre facilmente sulle immagini di una persona che muore (in diretta!) per veicolare l'attenzione sulla gioia di chi invece è sopravvissuto. Quasi che la felicità di chi "sopravvive" sia sufficiente a ripagare le perdite, il dolore e i sacrifici di chi invece risulta morto. Sia a livello fisico (come accade) sia in termini di immagine e popolarità, magari a causa di errori e giochi "allo sputtanamento". L'importante è che il pubblico parteggi, si identifichi, si senta "protagonista". In quest'ottica si collocano anche i promo realizzati per presentare i personaggi del reality, tutti vestiti di bianco come candidi agnellini da condurre al macello: è tramite alcuni video clip, rapidi scorci di vita, che si attira il pubblico, si crea l'illusione di conoscere i partecipanti al gioco. Si crea un legame, una vicinanza, partecipazione. Poco importa che si tratti di attori o meno, dagli occhi degli spettatori del reality intendo, o che in alcuni casi si propongano degli stereotipi (perchè "funzionano"): una volta che il pubblico ci crede e che il perverso meccanismo della pubblicità è in azione, la partita è vinta.
Un film intelligente e sfaccettato quindi, godibile e forte.
Inevitabilmente la tensione sale mano a mano che il reality viene allestito e girato...fino ad un colpo di scena finale che giunge "subito dopo" la conclusione di Live!.
Una sequenza che va a lanciare un'ulteriore frecciatina alle responsabilità dei media che, in alcuni casi riconoscono il proprio potere di manipolazione massivo, in altri lo disconoscono categoricamente.
Anche se mostrano violenza non sono affatto loro a rovinare la società, anzi.







PS: anche se non sono proprio uguali, vi segnalo altri due film in linea con lo spirito di Live! : "American Dreamz" e "The contenders - Serie 7"

mercoledì 28 ottobre 2009

..:: A proposito del mio romanzo... ::..

Ed eccomi qua.
Come già accennato qua e là tra i post apparsi su questo blog, ho concluso la stesura e una prima revisione del mio romanzo. Grazie poi all'impegno di Silvia e Ale sono stati eliminati alcuni errori ed orrori e, di certo, è migliorato in coerenza e qualità.
Ho quindi iniziato a sondare alcuni editori nella speranza di raccattare qualche possibilità per veder pubblicato questa mia creatura.
Parallelamente ho anche iniziato a pianificare un seguito e ad avviare una collaborazione, con Maurizio Noris, per la copertina.
Il tutto con la speranza di riuscire ad approdare nelle librerie...prima o poi.
Prima è necessario conquistare qualche editore. Per il momento mi sto concentrando su quelli medio - piccoli ma, tra quelli che ho contattato, ancora non ho ricevuto segnali positivi.
Stampa Alternativa, ad esempio, non è interessata. Asengard, Giunti editore ed Edizioni Il Ciliegio sono full e per il momento non prendono in considerazione altro materiale, se non a partire dal 2010. Ci sarebbe anche la 0111 Edizioni: peccato per il limite di circa 500 mila battuteper l'invio di manoscritti...io sono quasi al doppio :-(
Poco male.
Comunque c'è ancora margine ed editori da sondare ce ne sono ancora parecchi.
Mica demordo.
Al limite, male che vada, esiste il web così come formule di autoproduzione (ad esempio Il mio libro). Magari anche "a puntate", stile fumetto.

Ambientazione e riferimenti:
In ogni caso, visto anche che qui a fianco c'è un sondaggio per invitarvi a suggerirmi il titolo più adatto, trovo sia giusto spendere qualche parolina sui contenuti della mia opera.
Anche per potenziali editori che mi leggono...in fondo, per la legge dei grandi numeri, almeno un editore dovrà pur passare di qua nell'arco di qualche millennio...
Ahem...dicevo...qualche post fa ho accennato al genere: si tratta di un romanzo che definirei fantasy.
Niente ambientazione simil-medievale però: tutto si svolge in un continente moderno, del tutto affine alla realtà delle città del "mondo occidentale".
Più o meno come avviene nella trilogia del verbo di Terry Brooks o nelle opere di Luk'janenko. Ancor meglio se pensate a qualche manga...
Comunque, dicevo, l'ambientazione è moderna anche se le vicende si sviluppano su piani temporali differenti: vengono proposte vicende del presente così come episodi relativi al passato, per introdurre personaggi e arricchire l'intreccio.
Inutile dire che gli attori del mio romanzo non sono persone qualunque. O, meglio, qualcuna sì, ma altri no. Alcuni di essi appartengono alla Luce, altri invece al Vuoto, due forze antitetiche che si danno battaglia da secoli e che lottano per il predominio dell'energia spirituale rappresentata dalle anime degli uomini. Ecco allora che il Vuoto si adopera per suscitare sentimenti negativi come odio e invidia, suggerendo la via della violenza e della dissoluzione, architettando piani per indurre l'umanità in tentazione. Compito degli adepti della Luce invece è quello di opporsi a tutto ciò, adoperarsi per la salvezza delle genti, recando conforto, guarendo il prossimo nel corpo e nello spirito, offrendo esempi di rettitudine. E, al contempo, lottando fisicamente contro i demoni del Vuoto ricorrendo alla magia e ai poteri che vengono conferiti loro nel momento della consacrazione.
In questo contesto si sviluppano le vicende del mio romanzo e, in particolare, due sono i personaggi cardine della trama.
In realtà questo non è proprio vero ma, per ora, accontentatevi di questa spiegazione ^_^

Personaggi:
Helge e Balrog sono l'uno l'opposto dell'altro, coinquilini, ragazzi di circa 30 anni, il primo appartentente alle forze della Luce, il secondo a quelle del Vuoto. Sono nemici-amici che cercano di sfruttare ciascuno la presenza dell'altro per i propri scopi e, al contempo, sono una sorta di specchio l'uno per l'altro, immagini riflesse di ciò che potevano essere o di ciò che potranno diventare.
Balrog in particolare è un tipo affabile e brillante, di bell'aspetto, scaltro ed enigmatico. Ha l'aria di chi nasconde qualcosa, ma al contempo non si espone mai e persegue il vangelo del Vuoto insegnando al proprio amico-nemico le debolezze dell'umanità, le nefandezze di cui è colpevole, mostrandogli che non merita salvezza. Ha una discreta loquacità e risulta abbastanza affascinante nonostante l'ipocrisia e la faccia tosta che dimostra in più di un'occasione. E' in ogni caso un personaggio sfaccettato sul quale, credetemi, ho lavorato "abbastanza" rispetto a come era stato pensato inizialmente.
Helge invece possiede un animo più combattutto e sensibile, una persona in pena che si sente abbandonata e tradita, condannata.
Dopo un "certo" evento infatti non è più in grado di ricorrere ai poteri che la sua condizione di adepto della Luce gli consente. Non solo: non sente più la voce della Luce, non riceve visioni o indicazioni grazie a cui indirizzare il proprio cammino e, ancor peggio, soffre a causa di misteriose crisi notturne....
Inizialmente, lo confesso, nel delineare questi due personaggi mi sono ispirato ad alcune opere che ho avuto modo di apprezzare. Berserk, ad esempio, in particolar modo riconducendomi al rapporto tra Gatsu e Grifis. Anche Tokyo Babylon è stato un valido punto di riferimento, considerando il legame tra Subaru e Seishiro. Però, ad essere totalmente sincero, l'origine di Helge e Balrog è da collegare alla visione di un film: Cattive Compagnie - Bad Influence.
Probabilmente però non si esaurisce tutto qui e, anche nell'ottica di veicolare l'immaginazione di (futuri ed eventuali) lettori vi propongo la mia "visione", ovvero i modelli che ho tenuto a mente nel tratteggiare questi miei due personaggi.









Helge:


Bradley Cooper
Edward Norton
Havok (X-men)
James Spader











Balrog:

Rob Lowe

Fuuma (X-1999)

Seishiro Sakurazukamori
(Tokyo Babylon, X-1999)

Zachary Quinto
(Sylar nella serie Heroes)


Per oggi direi di fermarmi qui...
Prossimamente penso vi proporrò qualche altro personaggio...e/o personaggia...che non pensiate ci siano solo ommeni ^_^

martedì 27 ottobre 2009

..:: Samurai Champloo ::..

Titolo: Samurai Champloo
Studio d'animazione: Manglobe
Regia: Shinichirō Watanabe
Anno: 2004 - 2005
Numero episodi: 26

La trama in breve:
Le vicende principali si sviluppano attorno ad un trio di personaggi costituito da Mugen, Jin e Fu. Il primo è un rozzo spadaccino cresciuto in un'isola popolata da criminali, impulsivo ed imprevedibile combattente; Jin è un taciturno e abile spadaccino occhialuto, di indole riservata ma pragmatica, vaga senza meta dopo aver abbandondato il dojo presso cui è cresciuto; Fu è invece una giovane e frizzante cameriera alla ricerca del samurai "che profuma di girasoli". Ricerca che avvia in compagnia di Mugen e Jin dopo averli vincolati al suo cammino per mezzo di una scommessa: potranno continuare il loro duello solamente dopo il ritrovamento del samurai che profuma di girasole.

Il mio commento:
Prendete uno studio promettente come la Manglobe, affiancatelo al regista di Cowboy Bebop e shakerate: il risultato sarà senza ombra di dubbio godibile ed originale ^_^
Ovvero Samurai Champloo, la prima opera di successo proposta da Manglobe prima di Ergo Proxy. Una serie scanzonata e dinamica, senza troppe pretese di coerenza e precisione storica ma senza dubbio originale e godibile assai assai.
I vari episodi scivolano via tra combattimenti e cavolate, tra improbabili situazioni ambientate nell'epoca Meiji (credo...) per concludersi con una sequenza di tre puntate in cui tutto viene chiarito. Ogni tassello trova spazio e il ruolo di alcuni personaggi secondari trova finalmente senso e profondità.
Non mancano, come dicevo, le gag e le situazioni al limite della demenza, talvolta anche proposte con l'ottica di spiazzare lo spettatore proponendo tematiche attuali in un contesto storico. Ecco allora la "battaglia" a baseball tra giapponesi e invasori americani, l'olandese omosessuale innamorato di un attore di kabuki, i rapper, i vandali che si dedicano alla pratica dei graffiti piuttosto che al ninjtsu oppure la repressione dei cristiani giapponesi.
Sono molti anche i personaggi che vengono proposti, più che altro funzionali alla storia che non veri e propri comprimari. Senza dubbio molto più interessanti risultano le caratterizzazioni di Mugen e Jin: difficile rimanere indifferenti al contrasto che creano anche solo rimanendo immobili. Il look, il portameto, l'indole, lo stile di combattimento...sono praticamente agli antipodi, rivali costretti alla collaborazione in un rapporto che rasenta l'amicizia ma che amicizia non è.
La graziosa Fu invece rappresenta il collante tra i due, l'elemento che riequilibra le forze in gioco ed il fulcro attorno a cui ruota la storia. E' lei che in ogni caso "muove" gli altri, sia volutamente sia indirettamente (ad esempio quando viene rapita...)
L'animazione si assesta poi su ottimi livelli, originale e dinamica, rapida e avvincente. Molto simile a Cowboy Bebop come resa.
Particolare invece la colonna sonora che propone, oltre a classiche musiche "orientali", musiche più vicine al mondo rap e hip hop, non esattamente quello che si ascoltava nel Giappone del 1600 (o giù di lì).
In definitiva, una serie più che consigliata ^_^


mercoledì 21 ottobre 2009

Push

Titolo: Push
Anno: 2009
Genere: Azione

La trama in breve: Nick Gant è un telecinetico di seconda generazione, capace di muovere gli oggetti con la sola forza della mente. Traumatizzato dalla morte del padre, avvenuta dieci anni prima ad opera di una spietata agenzia governativa, Nick si è ritirato a vivere in un quartiere popoloso di Hong Kong, spendendo il suo tempo tra scommesse ai dadi e raggiri. Avvicinato da Cassie, un'adolescente chiaroveggente e saputella, viene coinvolto in un gioco pericoloso. Dovrà recuperare una valigia contenente un farmaco in grado di aumentare prestazioni e poteri in soggetti con capacità paranormali. Non sarà sempre facile eludere la sorveglianza e sfuggire ai poteri di spietati segugi, capaci di prevedere il futuro, di controllare le menti e di influenzare le azioni altrui. Ma Nick e Cassie hanno un piano, un disegno ed un segreto. (fonte mymovies)


Il mio commento:

Talvolta alcuni film escono in sordina: non fanno molto successo ma sono dei piccoli capolavori. A suo tempo, quando vidi il trailer al cinema pensai che forse, Push, poteva essere interessante.
Mi sbagliavo.
L'ho voluto vedere confidando che si trattasse di una pellicola valida, magari poco originale, ma valida. Invece mi ha deluso assai e assai. Confuso, caotico, inconcludente e assolutamente insensato ("Ehi! Per evitare che vedano il mio futuro basta agire in modo imprevedibile!" "Ehm...sì...tu vai pure avanti...").
Capisco perchè la sua uscita non ha avuto granchè eco.
Peccato comunque perchè poteva nascere lo stesso qualcosa di positivo. Certo, tra X-Men e Heroes ormai si è assuefatti a gente con superpoteri però lo stesso ci contavo.
Unica cosa degna di nota è la sfida finale tra i due telecineti (uno dei due, giusto per dirla, all'inizio a malapena spostava dei dadi...) i quali, per qualche strano motivo, governano anche campi di forza e hanno riflessi tali da permettergli di seguire anche i movimenti dei proiettili. A parte questo, è un film evitabile senza problemi.
Se poi volete vederlo lo stesso, beh, io vi ho avvertito...



lunedì 19 ottobre 2009

..:: L'avversario ::..

Titolo: L'avversario
Regia: Nicole Garcia
Anno: 2002
Genere: Drammatico
Cast: Daniel Auteuil, Humbert Balsam, François Berléand, François Cluzet, Emmanuelle Devos

La trama in breve:Per diciotto anni Jean-Marc Faure ha ingannato tutti, costruendosi un'identità inesistente, quella di un medico affermato, dirigente dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) impegnato in viaggi e soggiorni all'estero. Quando sta per essere scoperto, provoca la morte del suocero, uccide moglie, due figli e i genitori, cerca di sopprimere un'amante e fallisce il suicidio, incendiando il proprio appartamento. Storia vera di Jean-Claude Romand, autore nel 1993 di un'analoga strage cui si ispirò L. Cantet in A tempo pieno (2001) e dalla quale, dopo aver parlato con Romand in carcere, Emmanuel Carrère trasse il romanzo omonimo (1999), adattato da Jacques Fieschi, dalla regista e da suo figlio Frédéric Bélier-Garcia. Film angoscioso, in concorso a Cannes 2002 (fonte mymovies)

Il mio commento:
Un film che volevo vedere e che non mi ha deluso affatto. Drammatico e angosciante, triste e disperato. Qua e là ho letto di chi l'ha apprezzato per la freddezza che possiede, per come risulti descrittivo e "piatto", oppure di chi l'ha poco consigliato proprio per gli stessi motivi.
Da parte mia, mi sento di suggerirlo.
Non si tratta certo di una visione felice ed immediata. Anzi, procede lentamente e in modo un po' confuso talvolta, visto che mescola sequenze presenti e passate, però senza dubbio saprà colpirvi.
Una storia, quella descritta, atroce e incredibile. Una vita costruita sulle bugie e sull'inganno, forzata, voluta, solo per appagare un certo bisogno di apparire. Un costante nascondersi dagli altri mostrandosi per ciò che non si è.
Un inganno che prima o poi, inevitabilmente, ha portato il protagonista (non dimentichiamo che si tratta di una storia vera) ad una lucida e disperata follia.
La cosa più difficile da credere è come sia stato possibile tutto ciò, come abbia fatto una persona (e non è l'unico caso, anche se non sempre si è arrivati all'omicidio) a mentire per così tanto tempo senza farsi scoprire. Eppure la moglie, gli amici, i genitori lo conoscevano bene. Erano lì. Come hanno fatto a non accorgersi, a non nutrire dubbi? Domande legittime, che anche i poliziotti pongono a coloro che risultavano vicini al protagonista della vicenda. Quesiti che però non trovano risposta, anzi, che lasciano i presenti ancora più sconvolti e increduli.
Ma ancora più drammatica è la parte che Jean-Marc ha recitato, un uomo sempre più a pezzi, devastato ma al contempo incapace di liberarsi dallo scudo di menzogne che si è costruito attorno. Timoroso di affrontare la realtà e, soprattutto, gli occhi di chi ama. Ruolo che, a mio avviso, Daniel Auteuil porta egregiamente sullo schermo, intensamente, regalando momenti di cupa desolazione e di disperato silenzio.
Da vedere insomma, e da apprezzare. Soprattutto da parte di chi nella storia narrata"ci vede qualcosa di familiare" e che proprio nella descrizione degli eventi, più che nelle riflessioni indotte, magari riconosce qualcosa di noto. Dinamiche incredibili ma non impossibili che nella società dell'apparire possono capitare più frequentemente di quel che si possa pensa.

Guarda il trailer

domenica 18 ottobre 2009

..:: Vita, amori, editori ::..

Questo post "avrebberei" dovuto scriverlo ieri, ma tra una cosa e l'altra non son riuscito a ritagliarmi il tempo necessario per cui procedo oggi.
Giusto per condividere con il mondo il festeggiamento del "duesimo-versario" di relazione con Silvia. Forse sarebbe stato meglio se avessi piazzato qui una poesia o qualcosina scritta apposta per l'occasione....ma ho preferito invece fornirgliela privatamente assieme ai regali "a matrioska" che le ho fatto. E confesso che si è pure commossa nel leggere i versi che scrissi in seguito al suo primo "sono innamorata di te" ^_^
Ne approfitto poi per far un po' di pubblicità e per consigliarvi, per anniversari o ricorrenze varie, sia la fioreria "Il Tulipano" di Carmignano sul Brenta (VI) sia il ristorante "Castello di Stigliano" a Santa Maria di Sala (VE). Non rimarrete affatto delusi, parola di Francesco Ama...cioè...
Altra cosa che invece ho appurato ieri è che sono negato, ma negato in modo totale e categorico, per realizzare pacchettini. Non c'è verso, un imbranato cosmico...fortuna vuole che poi i regali debbano essere scartati ma altrimenti... in questo senso invidio tanto le commesse dei vari negozi che in 3, massimo 4, abili mosse ti impacchettano l'impossibile (Aspetti! Quello è il mio bambino!!!). Non tutte certo - ricordo ancora quella vicenda all'Unieuro di Castelfranco Veneto per il regalo di laurea di Pinto... - ma la maggior parte.

By the way, ieri sono riuscito a dedicarmi anche ai miei loschi progetti letterari.
La revisione del mio "Il consacrato" è pressochè finita o comunque in fase di completamento, grazie anche agli sforzi congiunti di Ale e Silvia, e ho deciso di cercare e sondare un po' di editori.
Giusto per capire se c'è speranza di pubblicare l'opera o meno.
Ah, prima che me ne dimentico, qui a lato c'è un sondaggio: votate please ^_^
Comunque, dicevo, ho cercato un po' qua e un po' là e, unendo i risultati e le segnalazioni riportate sul Rifugio degli Esordienti e su Writer's Dream ho deciso di contattare un po' di case editrici, puntando soprattutto a quelle che non prevedono contributi di pubblicazione e che non hanno EdiQ come distributore (dopo l'esperienza con la Runde Taarn ho deciso di evitare) :
  • Asengard : questa sarebbe l'ideale, a mio avviso....solo che al momento non prendono in considerazione manoscritti...
  • Dario Flaccovio: ho provato a contattarli ma non sono interessati al genere :-(
  • Edizioni Età Dell'Acquario: inviata una mail, ma non ho mai ottenuto risposta....
  • Galaad edizioni: piccolo editore che ho pure incontrato personalmente a Modena, contattato via mail ma al momento zero risposte
  • Graphe.it : tempo fa mi avevano intervistato, speravo quindi in un potenziale loro interesse ma al momento sembra che l'intera programmazione editoriale per il 2010 è al completo
  • Mursia: questo sarebbe, a mio avviso, un editore interessante. Certo, il genere della mia opera non rientra esattamente nel loro catalogo ma sono fiducioso di attendere almeno una risposta alla mail che ho inviato loro...
  • Stampa Alternativa - Nuovi Equilibri: ho scritto loro per sondare un loro possibile interesse, mi hanno risposto e ho provveduto ad inviare loro la scheda dell'opera e i primi tre capitoli. Speriamo bene...
Avevo anche una mezza intenzione di provare a sentire EdiGiò e Montag ma poi ho deciso di lasciar perdere. A parte il discorso della quasi certezza di ottenere richieste di contributi, dei primi ho letto 2 libri e mi accingo a cominciare il terzo e non mi hanno convinto, gli altri invece si appoggiano a EdiQ e quindi - ahimè - ho deciso di scartarli in tronco.
Comunque sia, se qualcuno di voi ha esperienze o segnalazioni, non esiti a condividerle ^_^

martedì 13 ottobre 2009

..:: L'autunno dell'animo - Storia di un cavaliere - Parte finale::..

Titolo: L'autunno dell'animo - Storia di un cavaliere - Parte finale
Autore: Maurizio Marzulli
Editore: EdiGiò
Genere: Narrativa
Pagine: 132

La trama in breve:
Biagio, cavaliere crociato reduce dalla Terra santa, è tornato a casa. Nonostante i dubbi sul futuro, un occasionale incontro sembra avergli cambiato la vita, un amore improvviso gli ha ridato la speranza. Eppure il fato non vuole ancora concedergli pace, si profila un pericolo inatteso che sconvolgerà tutta la sua vita e il suo destino.

Il mio commento:
Penso che suddividerò il mio commento in due parti, una relativamente alla pubblicazione e all'operato dell'editore, e una in merito alla storia.
A differenza di quel che si potrebbe pensare, questo libro non rappresenta la continuazione vera e propria de "L'autunno dell'animo - Storia di un cavaliere" bensì è parte di un unico romanzo. Per motivi commerciali e strategia editoriali l'opera è infatti stata suddivisa in 3 parti anzichè essere distribuita come un unica entità.
Al di là del fatto che se in copertina leggo "parte finale" mi aspetto di trovarmi di fronte alla "parte finale" e non al secondo capitolo di una saga, trovo che l'idea di spezzettare un testo in più parti sia buona.
Soprattutto per un piccolo editore che cerca di piazzare esordienti poco conosciuti.
Strategia però che, mi spiace dirlo, deve procedere di pari passo con la definizione di un prezzo adeguato e la presentazione di un'opera "qualitativamente" accettabile.
Partiamo dal primo aspetto. Complessivamente ho pagato circa 21 euro per un totale di neanche 200 pagine. Tanto, a mio avviso, forse troppo. Passino i 7 euri per la prima parte (5 in realtà...grazie allo stesso Maurizio incontrato a Modena :-P ), ma questa poteva essere proposta ad un prezzo inferiore. "La fiducia" l'avevo già pagata, mettiamola così.
In secondo luogo, ho trovato numerose sviste e pecche che mi fan sospettare che il lavoro di editing sia stato poco approfondito. Spero che questo libro rappresenti "un" caso isolato, altrimenti credo che l'editore farebbe bene a rivedere certe dinamiche lavorative per migliorare la qualità dei propri prodotti. Sviste e refusi possono capitare, per carità, ma quando ci si imbatte in punteggiatura non uniforme per segnalare discorsi diretti, maiusole mancanti, a capo fantasiosi ecco...ci si rimane male.
Dal punto di vista della cura del testo, quindi, non mi ritengo affatto soddisfatto. Tanto più che anche i caratteri scelti per la numerazione delle pagine o per le intestazioni delle pagine risultano "sbavati". E se consideriamo che dietro la pubblicazione di Marzulli c'è pure il lavoro della Contrappunto...ahem...il nervosismo cresce...
Quanto al resto, come già nel primo libro del ciclo, la narrazione procede tranquilla e serena. Piuttosto scorrevole ma abbastanza didascalica e schietta. Per alcuni questo può rappresentare un pregio, per altri un po' meno. Nel mio caso, come stile, può andar benone però avrei comunque gradito un maggior livello di coinvolgimento e di "spiazzamento".
Mi è sembrato infatti che il tono usato fosse un po' distaccato, l'attenzione dell'autore tesa a descrivere più che a render partecipi i lettori.
Un pregio invece dell'opera è la serenità della vicenda. Ci sono anche momenti cupi e "concitati", diciamo (anche se sbrigati velocemente...), ma gli eventi descritti trasmettono positività.
Non ci sono grandi battaglie contro il Male, nè intrighi internazionali, nemmeno segreti da svelare o salvaguardare: c'è la storia di gente comune, intrecci di vite umili e semplici. Ordinarie, potrei dire. Certamente umane e abbastanza verosimili.
E questo, credo, sia il pregio migliore di quest'opera a metà tra la finzione e la storia italiana.
Qualche complicazione e imprevisto in più, a mio avviso, avrebbe comunque reso più dinamica e coinvolgente la storia. Meno telefonata, ecco, anche se è apprezzabile l'intenzione di trasmettere messaggi positivi e genuini, esempi di vita familiare e di semplicità che i tempi moderni tendono a far dimenticare.