domenica 12 dicembre 2010

..:: Il mendicante di sogni ::..

Titolo:  Il mendicante di sogni
Autore: Miriam Mastrovito
Editore: La penna blu edizioni
Genere: Fantasy
Pagine: 144


La Trama:
I sogni racchiudono i desideri, le fantasie e a volte anche le paure degli uomini. Che succederebbe se ne fossimo privati? È quello che cercherà di impedire Joshua, approdato a Chissà Dove, il magico regno in cui la fata Maya custodiva i sogni prima che il perfido Nergal la depredasse e le strappasse le ali riducendola in fin di vita. 
La sua impresa, costellata di splendidi capolavori disegnati sull’asfalto, si intreccia con le indagini del Commissario Zanetti, che lo riterrà un pericoloso serial killer, e con la rinascita di Daniel, un bambino appena uscito dal coma, che ha promesso a Maya, la sua salvatrice, due ali fatte di petali bianchi… (fonte La Penna Blu Edizioni)

Il mio commento:
Prima di parlare del libro in sé, credo sia opportuno dedicare alcune righe a "La Penna Blu Edizioni": di certo non si tratta di un editore di dimensioni particolarmente grandi né potrebbe risultarvi un nome particolarmente noto. Si tratta però di una realtà editoriale attiva nel settore da qualche anno e che molti aspiranti scrittori conoscono in quanto non richiede contributi di pubblicazione ai propri autori e tende a curare molto il lavoro svolto da questi ultimi, incentivando al contempo la loro crescita per mezzo della partecipazione al forum e al portale dell'azienda. 
Sempre sul sito dell'editore sono inoltre disponibili informazioni sugli autori stessi, come nel caso di Miriam Mastrovito, o indicazione per reperire i libri del catalogo: trattandosi di un piccolo editore la distribuzione è infatti limitata.
"Il mendicante di sogni" appartiene alla collana "Il calamaio azzurro", che raccoglie opere di genere fantasy. Di per sé il libro si presenta da subito molto bene, con una copertina chiara ed evocativa, che gioca con i toni del nero e del bianco, suggerendo e incuriosendo grazie all'immagine proposta di cui, durante la narrazione, risulterà maggiormente chiaro il significato. 
La rilegatura è buona così come risulta idonea la scelta di un font con dimensione proporzionata a quella delle pagine, al fine di agevolare la fruizione del testo e non affaticare.
Il ricorso a capitoli brevi, che si sviluppano nell'arco di poche pagine, consente inoltre un notevole stimolo alla lettura che, per altro, risulta scorrevole e mai noiosa: lo stile dell'autrice è infatti molto buono, sufficientemente frizzante e variegato nel lessico, con assenza di refusi e un buon uso della punteggiatura. 
La storia in sé è, di fatto, una sorta di fiaba moderna, un urban fantasy che si sviluppa nel nostro mondo e che prevede l'interazione tra persone umane ed esseri appartenenti alla dimensione (onirica?) di Chissà Dove, luogo in cui risiede la fata Maya e dal quale provengono i sogni che possiamo sognare o rincorrere nella nostra umana esistenza.
I personaggi che incontriamo nel corso della narrazione sono tesi al ripristino di un equilibrio che, nelle prime pagine, viene deturpato dal malvagio di turno, lo stregone Nergal che ha causato una frattura dimensionale causando la perdita dei sogni. Una missione di ripristino a cui si va ad aggiungere l'impegno per donare a Maya due ali nuove, essendo le precedenti state distrutte proprio dal nemico di cui sopra.
Strano a dirsi, le persone coinvolte nelle quest non hanno alcun problema ad accettare l'esistenza di un mondo al di là di quello ordinario, anzi. Ecco allora che Joshua, ex tossicodipendente, diviene una sorta di mendicante in grado di far transitare le persone che possiedono un sogno dal nostro mondo a Chissà Dove. Sul suo cammino incontrerà per lo più gli ultimi della società, forse coloro che ancora conservano dei sogni autentici e sinceri: un clochard, una bambina storpia, un tossicodipendente, una prostituta matta ma anche giovani appassionati di musica e vecchi romantici, tutti disposti a fidarsi di lui e a raccontare al mendicante di sogni il proprio di sogno. Un fatto questo che risulta forse un po' troppo semplicistico e immediato. 
Accanto a Joshua, che non si scompone minimamente della propria facoltà di far svanire le persone per trasferirle a Chissà Dove (e se Maya in realtà fosse una sorta di strega avida di anime e che l'ha semplicemente ingannato?), troviamo Daniel un ragazzino di dieci anni circa che si è da poco risvegliato dal coma in cui era caduto a seguito di un incidente. Suo il compito di forgiare le ali della fata, una missione nella quale verrà assistito e affiancato dalla giovanile ed energica nonna Lilia, ancora innamorata del suo Neville, il sassofonista di colore a cui diede il suo cuore prima di venir costretta a sposare l'uomo per lei scelto da un padre più che ottuso e autoritario. Al pari del mendicante di sogni, anche nonna e nipote condividono la medesima immediata capacità di accettare l'esistenza di Chissà Dove e di non curarsi di genitori o figli partendo addirittura per un viaggio senza ritorno verso le isole tropicali. "Mai fidarsi dei nonni", verrebbe da pensare nel leggere del rapimento consensuale o nel ponderare sulla probabile apprensione della madre del bambino. Sarà pure un impegno dettato dall'obbedienza ad una causa superiore, ma l'introduzione di qualche criticità avrebbe sicuramente reso più movimentata e credibile la vicenda. Addirittura, nonostante la differenza di età sembra che la loro "voce" sia identica, un difetto di cui secondo me soffre un po' tutto il romanzo: quasi tutti i personaggi sembrano parlare allo stesso modo, come se avessero sperimentato le medesime esperienze. Il finale, infine, risulta un po' strozzato: viene ristabilito parte dell'equilibrio iniziale, Maya ha le ali nuove e Nergal è stato sconfitto...ma poi? Si è davvero concluso tutto per il meglio? Oppure, all'improvviso, Maya getterà la maschera per rivelare a tutti di esser stati parte di un ignobile complotto essendo lei una strega malvagia alla ricerca di schiavi da impiegare nelle miniere che, morto Nergal, ora gli appartengono di diritto? Magari al solo scopo di ottenere il potere necessaria a distruggere la Terra?
Certamente questo scenario non appartiene al libro però il solo citarlo può far riflettere sul fatto che l'opera non è esente da difetti. Al di là della fluidità con cui si svolgono gli eventi, senza particolari intoppi, molte dinamiche risultano un po' troppo semplificate. Si tratta di una favola fantasy, certo, ma allo stesso tempo l'aggiunta di alcuni ulteriori capitoli, di qualche ostacolo e caratterizzazione in più non avrebbero che giovato al romanzo, soprattutto considerando che l'opera si sviluppa nel corso di 136 pagine circa e non vi era quindi il rischio di appesantire troppo la narrazione.
Nel complesso comunque il lavoro proposto costituisce una buona esperienza per il lettore che ha modo di farsi coinvolgere in un testo a metà tra la favola moderna e l'urban fantasy.
Una caratteristica di originalità va poi alla volontà di portare in scena gli ultimi della società, anche insistendo su certe situazioni che, credo, fanno certamente riflettere. La solitudine, la delusione personale e la sofferenza che un tossicodipendente sperimenta non sono certamente argomenti di banale trattazione, soprattutto quando poi queste persone sono coinvolte in spirali esistenziali da cui sembra non esserci redenzione e la sorte appare solamente come un'entità cinica e crudele. 
L'invito al sogno è infine un messaggio più che apprezzabile e che, soprattutto in tempi come i nostri, aiuta a ritrovare un po' di genuinità e semplicità, lontano dalla frenesia e dallo sfarzo con cui troppo spesso veniamo distratti e storditi. A patto però che quella nel mondo dei sogni non divenga una fuga dalla realtà, un modo per rifiutarla o nascondersi ad essa: deve essere invece un impulso all'azione, un modo per guardare con occhi nuovi alla vita. 
Allo stesso tempo sognare o sperare il bene dei propri cari o di se stessi deve essere una sorta di salvagente a cui aggrapparci per riemergere alla vita e affrontare l'esistenza più che un pericoloso fardello capace di farci sprofondare in un vortice di autocommiserazione, bloccandoci per sempre.


giovedì 9 dicembre 2010

..:: Terre di Confine 10 ::..

Approfitto di questo post per segnalare l'uscita del nuovo numero della rivista Terre di Confine, realizzata dall'omonima associazione culturale (www.terrediconfine.eu) a cui sono iscritto e con cui collaboro.
Tutti gli articoli e le recensioni proposte, come illustrato nell'editoriale, riguardano due tematiche distinte: il Postatomico e il Ciclo Arturiano.

Tutti gli articoli sono disponibili e liberamente fruibili on-line ai seguenti indirizzi:

Autodistruzone for dummies
Cadrà dolce la Pioggia
There will come soft rains
La Strada
Cronache del Dopobomba
Addio Babilonia
Un Cantico per Libowitz
Paria dei Cieli
Il Simbolo della Rinascita
Metro 2033
Il Segreto delle Tre Pallottole
Hiroshima e Nagasaki: l’Alba del Nucleare
Armi Nucleari
Chernobyl: storia di un'Apocalisse
Testament
The Day After - Il Giorno Dopo
Gli Avventurieri del Pianeta Terra
Quando Soffia il Vento
Un Americano alla Corte
Le Nebbie di Avalon
La Grotta di Cristallo
L’Ultimo Incantesimo
Il Giorno Fatale
Il Re d’Inverno
Merlino
Camelot
Excalibur
Il Primo Cavaliere
King Arthur
La vera Spada nella Roccia
Il Mito Arturiano
Tristano e Isotta
Akira
Conan
Nausicaä della Valle del Vento
Ken il Guerriero (1)
Ken il Guerriero (2)
La Spada di King Arthur (1)
La Spada di King Arthur (2)

Oltre a ciò stiamo lavorando anche per una distribuzione cartacea della rivista stessa di cui, non appena possibile, forniremo notizia.
Fino ad allora, buona lettura e grazie del sostegno ^__^

PS: ricordo che è sempre possibile aderire all'associazione culturale (maggiori informazioni qui) o contribuire alla causa con una piccola donazione.

sabato 4 dicembre 2010

..:: Dante 01 ::..

Titolo: Dante 01
Regia: Marc Caro
Anno: 2007
Genere:  Fantascienza

La trama in breve:
Nella prigione spaziale Dante 01, in orbita nell'atmosfera, sono rinchiusi sei pericolosi criminali che hanno scongiurato la pena capitale, sottoponendosi a sperimentali esperimenti genetici. Monitorati costantemente da scienziati e secondini, i detenuti provano a resistere ai soprusi e alle disumane condizioni di detenzione. Istigati da Cesare, il loro leader aggressivo e paranoico, organizzano in gran segreto un piano per evadere. L'arrivo di San Giorgio, un prigioniero illuminato dotato di poteri straordinari e capace di "rimettere" debiti e peccati, sconvolgerà però la routine del penitenziario, determinando il destino di oppressi e oppressori.(fonte mymovies).


Il mio commento:
Ero indeciso se parlare di questo film o di Jeepers Creepers 2 (visto ieri sera su Rai4 mentre vegetavo sul divano...non stavo granchè bene, lo ammetto...e il film non ha aiutato. Per carità, godibile ma la classica vaccata simil horrorifica che lascia il tempo che trova). 
Alla fine ho scelto di scribacchiare in merito a Dante 01, film di fantascienza di produzione francesce che ho finito di vedere domenica scorsa.
Preciso subito che la visione non mi ha del tutto convinto. 
L'idea di base è discutibile ma tutto sommato accettabile: dei carcerati condannati alla pena capitale si offrono come cavie per sperimentare tecniche mediche all'interno di un laboratorio allestito all'interno di un satellite (a forma di croce...) situato in orbita stazionaria attorno all'inospitale pianeta Dante. 
Esattamente non è detto sapere a quali trattamenti siano sottoposti, se non quando entrano in scena "San Giorgio" (nome attribuitogli per via del tatuaggio sulla spalla) ed Elisa rispettivamente un carcerato di identità ignota e la nuova direttrice del penitenziario Dante 01: è proprio grazie a loro che si rompe quella sorta di equilibrio vigente. Da un lato c'è il personale medico che cerca di organizzarsi e di reagire al nuovo cambio di direzione imposto dalla multinazionale per cui lavorano: i modi di Elisa, la sua ambizione e le sue sperimentazioni sono molto più cinici e freddi rispetto a quelli utilizzati da Persefone, la ricercatrice "capo", più orientata all'analisi della psicologia e del comportamento dei detenuti che a iniettare nano macchine nei loro tessuti biologici. Il direttore, Caronte (gran bel nome...), pur dimostrandosi un uomo pacato e razionale, alla fine è costretto a capitolare e a schierarsi dalla parte della nuova direttrice, decisamente più giovane e gnoccolosa. (...che poi, trovandosi in una stazione orbitante anni e anni luce distante da qualsiasi altro insediamento umano, in cui la maggior parte delle popolazione è costituita da maschi che non hanno molto da fare durante il giorno...ecco...fossi in lei mi sentirei un po' in pericolo, intenzionata a stringere alleanze con Persefone più che a creare tensioni). Al contempo ha stretto accordi con uno dei detenuti, Attila (già il nome fa ben sperare...), prodigioso hacker a cui fornisce tutti gli strumenti per connettersi al database della stazione orbitante per ottenere maggiori informazioni su Elisa, su San Giorgio e sulle reali intenzioni della corporazione che possiede Dante 01, detenuti e personale compreso.
Dall'altra parte invece ci sono i carcerati, tutti alle prese con i loro problemi personali, violenti, burberi, decisamente dei tipacci costretti a convivere....e che non hanno molto da fare. Almeno finchè non giunge San Giorgio a creare squilibri: c'è chi lo vede come un messia chi come un nuovo giocattolo. Quest'ultimo è forse il personaggio che mi ha intrippato di più: l'ex Merovingio di Matrix qui non palra granchè, piuttosto si contorce, soffre, vomita, viene pestato e accoltellato. Inoltre è costantemente in balia di impulsi luminosi e stimoli ignotii che lo annichiliscono e gli fanno scorgere strane creature striscianti (che ricordano molto i facehugger di Alien) dentro e fuori di sè. Esseri che è in grado di estrarre dagli altri detenuti (salvandoli da atroci sofferenze...), e che dovrebbero essere un accrocchio di nano macchine (di cui si nutre!!!). 
Come e perchè faccia questo non è dato saperlo, così come non è concesso allo spettatore sapere come mai sia in grado di risorgere. L'immagine che passa è quella di una sorta di messia, di un essere scomodo per l'umanità ma al contempo da studiare e, se possibile, replicare.
Cosa che, probabilmente, riuscirebbe meglio in un laboratorio attrezzato e controllato più che in un postaccio alla merce di violenti e psicopatici iracondi. Tant'è che ci pensa il buon Attila a riprogrammare la stazione orbitante perchè si schianti sul vicino Dante...escamotage che consente al personale di bordo e al regista l'occasione di organizzare la morte (atroce e sofferta) di Cesare (poraccio...) e di preparare la sequenza finale del film. Una sequenza ossessiva e ciclica (che forse nelle intenzioni doveva ricondursi a 2001 Odissea nello spazio) proposta ogni volta ad una velocità maggiore rispetto alla precedente e nella quale il buon San Giorgio replica, all'esterno di Dante 01, l'mmagine del crocefisso, in un caleidoscopio di colori e vibrazioni fino a che... fino a che...boh, non so neanche io cosa ho visto o quali fossero le intenzioni del regista/sceneggiatore. Disgregazione della materia, teletrasporto, spostamento dimensionale, spostamento temporale, cambiamento delle leggi dell'universo, conversione del pianeta Dante in un luogo ospitale...misteri che solo la post produzione avrebbe potuto svelare. Tra l'altro, mentre accade tutto ciò, Dante 01 smette di precipitare e, immagino, i detenuti organizzano un'orgia tra di loro per godersi almeno l'ultima mezzora di vita. Peccato che, a questo punto, di donne ne sia rimasta solo una...e nemmeno quella giovane...
Comunque sia, riflessioni personali a parte, è evidente che il film risulti monco, incompleto, tagliato e violentato. Dopo la morte di Cesare non si sa cosa accade ma soprattutto come mai si giunga alla scena in cui San Giorgio si immola per salvare tutti gli altri. Forse voleva solo svignarsela e i suoi poteri l'hanno tradito...
Rimane solo la vaga impressione che il film volesse proporre agli spettatori qualche messaggio di natura spirituale, qualche stimolo alla conversione dei cuori, al sacrificio cristiano. O, almeno, lo presumo.
Peccato comunque, visto che i presupposti per una produzione di discreto livello c'erano, con tanti rimandi ad altri film di fantascienza (Alien 3 e Matrix, ad esempio, anche se il regista cita pure Solaris tra le fonti di ispirazione) e soluzioni grafiche e di regia senza dubbio originali ed efficaci, soprattutto quando entra in funzione i misteriosi poteri di cui è in possesso San Giorgio e che gli consentono una visione "aliena". A tratti sembra di assistere ad un videogame, a tratti si ha l'impressione che ci siano più livelli di significato da codificare (mi riferisco, ad esempio, ai nomi dei personaggi, alla scelta di utilizzare i "gironi danteschi" per scandire il trascorrere del tempo), in altri momenti invece sono la sofferenza (soprattutto di Lambert Wilson...), la follia e un vago senso di redenzione a far pulsare il film di vita propria. Ma, nel complesso, il risultato conseguito è appena appena sulla sufficienza, rovinato dall'inconcludenza della storia narrata e, probabilmente, dalla mancanza di fondi e supporto alla produzione: da quel che sembra infatti il budget limitato ha permesso di girare solamente parte della storia. Peccato, un vero peccato.


 

martedì 30 novembre 2010

..:: Senza tregua ::..

Non posso negare che, ultimamente soprattutto, ci sia una certa qual densità di impegni e stress nella mia vita.
Il lavoro, come sempre, imperversa e mi sottrae forze psico fisiche e umana libertà.
Assorbe tutto, ogni briciolo di energia mentale, il mio tempo quotidiano, la mia capacità di dedicarmi ad altro...se solo mi riuscisse di vincere a Win For Life. Vincere quei 4-6-10 mila euro al mese per sempre. Allora sì che potrei campare alla grande senza fare un caspita da mattina a sera.
Magari riuscirei pure a terminare le opere che vorrei tanto scrivere e rivedere (avete presente Vuoto di Luce di cui ogni tanto vi ho parlato? Beh, dovrei sistemarlo alla grande...ma chi c'ha tempo!), oppure potrei accarezzare per davevro l'idea di candidarmi in politica promettendo più bunga bunga per tutti.
Invece niet, nisba, nada. Addirittura corro il rischio di perdere il contatto con la realtà, di perdermi qualcosa.
Il sonno.
O la mia gatta per esempio. 
Povera micia: son due settimane che non la vedo e temo per il peggio, che sia finita sotto un'auto, che le sia successo qualcosa o che qualche cacciatore l'abbia colpita "per sbaglio". 
Due settimane son tante e ormai credo non ci sia più molta speranza. E pensare che era sempre così attenta...  :-((
Diversamente invece per il nostro Paese: da quel che sento al tg o che leggo nel web ci son certi ragazzacci, plagiati e scandalosamente comunisti, che stanno facendo sentire la loro voce occupando atenei e monumenti.
E tutto per protestare contro i tagli decisi dal governo in materia di istruzione e ricerca.
Tagli alla scuola, al mondo del lavoro che ci orbita attorno, alla capacità di crescita culturale del nostro Paese.
Un incentivo alla rovina insomma, al ritorno del Medioevo.
In fondo, a chi serve la cultura quando tutto è orientato al calcio, al divenire veline sculettanti e a vincere il SuperEnalotto.
Personalmente quindi mi trovo d'accordo con gli studenti, con coloro che protestano, che gridano per attirare l'attenzione del governo e di noi tutti verso lo scempio che sta venendo compiuto. Una violenza verso il mondo della scuola che sistematicamente avviene ad ogni cambio di governo e che sta, di fatto, minando le fondamenta del nostro futuro. E contro la quale, ciclicamente, si schierano studenti e insegnanti. (Tutti gli altri invece? Come se la scuola non li riguardasse...)
Perchè, se proprio si deve tagliare, non si taglia mai sui costi della politica? O sugli sprechi della burocrazia? Perchè non si chiede a Marchionne di ritornare al Paese parte dei soldi versati alla Fiat? Perchè non si tirano le somme delle grandi manovre Alitalia? Perchè non si tagliano le auto blu?
Sulla scuola si dovrebbe investire invece, ragionare per capitalizzare il futuro dei giovani e non solo.
Il rischio è che tra qualche tempo ci si risvegli in un mondo di zotici privi di spirito critico, in balia dei poteri mediatici e non solo.
C'è bisogno invece di aria fresca, di idee nuove, di formazione, di creatività, di inventiva, di ottimizzazione, di sperimentazione, di modernizzazione.
Tutti concetti che, in Italia, mi sa, son già caduti in disuso, addirittura non si trovano più nei dizionari come è già accaduto ai termini "anacoluto" e "perdincibacco". D'altronde - parlo da Veneto - che te ne fai di un "perdincibacco"  quando hai a disposizione tutta una serie di bestemmie del calibro di "Bio parco" o "Porno Divo".
Ad ogni modo, senza divagare oltre, mi fa piacere sentire che c'è un po' di sana ribellione in atto, un po' di serpeggiante "comunismo" (attenzione: con questo termine è possibile etichettare qualunque cosa che vada contro ai sacri dettami del buon Silvio), un po' di malcontento. Qualcosa che di tanto in tanto i nostri cugini francesi dimostrano nei confronti del governo: si incazzano, si creano tensioni e poi il governo medita, riflette e modifica le leggi.
Qui da noi va un po' diversamente: gli adulti bollano quel che accade come "ragazzate, bravate da sbarbatelli, anche io ai miei tempi...", il governo etichetta tutto come il solito movimento di "comunisti strumentalizzati" e prosegue con le proprie manovre. Tanto, mica gliene fotte un caspita del futuro di questo Paese,
Ma fortunatamente dalla rete e dal cinema giunge in nostro soccorso "l'idea" che permetterà alla nostra patria Italia di risollevarsi!




PS: un grazie agli autori del video Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi per la realizzazione e divulgazione tramite youtube. E un danke pure al "malvagio" per l'ottima segnalazione

domenica 21 novembre 2010

..:: Iron man 2 ::..

Titolo: Iron Man 2
Regia: Jon Favreau
Anno: 2010
Genere:  Azione

La trama in breve:
Io sono Iron Man" così, con lo svelamento dell'identità non più segreta, si chiudeva la storia del film precedente e così si apre quella di questo nuovo capitolo. Tony Stark è Iron Man e ora, dopo 6 mesi, che la notizia è di pubblico dominio il governo e le compagnie concorrenti, non troppo liete che la pace nel mondo sia mantenuta da un deterrente che non gli appartiene, tentano di appropriarsi dell'armatura: "Ho privatizzato con successo la pace" risponde Stark a chi lo accusa di essere fuori dal controllo statale. Non è tuttavia questo il problema più grosso del miliardario con l'hobby del supereroismo. Il palladio, elemento utile a far funzionare l'armatura, lo sta lentamente uccidendo inquinandogli il sangue e il brillante inventore non riesce a trovare un rimedio. Come se non bastasse, nel mezzo di una corsa automobolistica promozionale, a turbare la pace mondiale si presenta Ivan Vanko, figlio di un vecchio collaboratore di Howard Stark (il padre di Tony), colmo di rancore, volontà di vendetta e in possesso dei brevetti originali di molte invenzioni della Stark. (fonte mymovies).
Il mio commento:
A questo film, che ho visto in modo molto ma molto frammentario, compaiono almeno 3 attori che mi aggradano parecchio: Robert Downey Jr, Scarlett Johansson e Sam Rockwell.
Considerando anche la partecipazione di Don Chadle, Mickey Rourke, Samuel L. Jackson e Gwyneth Paltrow è lecito pensare che tutti questi volti noti del mondo del cinema vi abbiano preso parte per l'indiscutibile certezza di guadagnarci sopra un bel po'. Non tanto per la sceneggiatura o per la sfida di impersonare personaggi complessi e sfaccettati, intendo dire.
Per carità, il prodotto risultante è piuttosto godibile: veloce, dinamico, con tanta azione, un pizzico di sci-fi e verve. Da gustare, in modalità "brain off".
Le cosiddette "cavolate", della serie "è così, fidati", si sprecano: dalla creazione di un nuovo elemento chimico alla costruzione di un acceleratore di particelle in cantina, dalla capacità immediata di pilotare un "omo de fero" alla realizzazione di droni nell'arco di qualche giorno...ad opera di un solo uomo. Ma c'è di più: nel bel mezzo della minaccia costituita dai droni di Ivan Vanko, la bella agente Romanoff ha addirittura il tempo di farsi riccia!
Comunque sia, il risultato ai botteghini credo sia stato soddisfacente per tutti coloro che hanno preso parte alla produzione. Analogamente convince l'aspetto visivo, che fa leva su poderosi effetti speciali per rendere quanto più dinamica e avvincente ogni scena, da quelle in cui si muovono Iron Man e War Machine a quelle relative a Tony Stark scienziato alle prese con le proprie invenzioni e computer avvenieristici.
Sebbene l'arco narrativo si sviluppi in quasi due ore di film, manca il tempo per approfondire ciò a cui lo spettatore sta assistendo: tutto è immediato, rapido, quasi un videoclip di Mtv.  Scontato addirittura., come centrare con una frusta di plasma un'auto che si muove a mille mila all'ora.
Probabilmente, nel plot, c'era troppa carne al fuoco. Però credo che, con una maggior calma, oppure scegliendo di andare oltre le 3 ore di proiezione (vedi Watchmen) si sarebbe potuto realizzare qualcosa di significativo e memorabile, inaugurando una nuova era per la Marvel. 
Purtroppo, la decisione è stata quella di propendere per un polpettone hollywoodiano infarcito di effetti speciali lasciando ad un ipotetico domani le riflessioni su ciò che si è visto. Sia che si tratti di banalità come crackare e collegare postazioni pc poste in luoghi diversi del mondo (entrambe super protette...), far fuori qualche guardia con uno sgambetto o un pugno sugli zebedei o di raggiungere a botta sicura una segretaria /amministratrice tuttofare in pericolo di morte, senza scordare l'imprescindibile necessità di modificare il frontalino dell'armatura della propria corazza prima di entrare in azione, la visione rimane coerente con se stessa: son tutte cose che accadono e basta. Allo spettatore, soprattutto, deve bastare.
A me, personalmente, no.
Soprattutto quando mi trovo di fronte attori che so essere capaci di molto ma molto di più. 
Peccato insomma, perchè le occasioni c'erano per approdare ad un risultato che, tra tutte le pellicole dedicate ai super-eroi marvelliani, potesse regalare maggiori emozioni. Sia chiaro, siamo spanne sopra ai primi film su X-Men e fantastici Quattro ma appena sulla soglia della sufficienza. Considerando, tra l'altro, ciò che Nolan sta facendo con il personaggio di Batman...o quel che è stato fatto per Watchmen... Dove l'attenzione probabilmente è più tesa alla caratterizzazione dei personaggi - ok, pure qui ci sono una serie di problematiche che attanagliano Tony Stark ma il tempo per metabolizzarle è poco e lo stesso "omo de fero"  è costretto a vivere tutto con molta frenesia - che alla definizione di scenari fracassoni. Senza nulla togliere comunque ai droni e ai robot proposti in questo film, decisamente ben realizzati e d'impatto, con vaghi cenni ai cloni di Star Wars e ai Transformers in generale. L'armatura di Iron Man invece mi fa ben sperare per un ipotetico "Saint Seiya" o per una trasposizione di qualche manga / anime che presenti mecha cibernetici. Ma credo che il rischio ciofeca sia sempre e "quantaltremente" - come direbbe Albanese - in agguato.
Tra l'altro, di per sè, il personaggio di Iron man è piuttosto affascinante: Tony Stark ha un carattere vanesio ed egocentrico, è un ribelle eccentrico ricco da far paura, intelligente e preparato a tutto. Al cotenmpo ha difficoltà nei rapporti personali verso la propria segretaria/amica/amante, ne ha avuti con i propri genitori, è un alcolista, non ha un cuore, dipende dalla propria tecnologia, per di più è intossicato dal palladio. E se a tutto ciò aggiungiamo che di suo produce armi  di distruzione di massa ma, in realtà, è lui stesso un'arma, preteso e osteggiato dal governo del Paese che serve...beh, di conflitti e contrasti ce ne sono parecchi. Però risulta difficile condensare e esplorare il tutto nell'arco di un solo film. O, se anche ci si tenta, si finisce per trascurare il resto, ovvero i personaggi che orbitano attorno al protagonista e che contribuiscono a definirlo mettendone in luce aspetti positivi e limiti.
Ad ogni modo staremo a vedere che accadrà in futuro, qvisto che, nel 2013, è previsto pure un Iron Man 3..anche se, per allora, probabilmente Madhouse avrà già fatto conoscere la propria versione del noto personaggio Marvelliano...

Iron man 2 trailer


Iron man trailer - MadHouse

martedì 16 novembre 2010

..:: Ponderando (forse...) ::..

In questi giorni, tra un impegno e l'altro, straordinari e allenamenti nonchè esame di cintura a kung fu ho finito con il trascurare questo mio blog. A dire il vero, anche numerose altre attività nelle quali sono coinvolto o a cui vorrei/dovrei dedicarmi, tra cui vuoto di luce e terre di confine....ma tant'è che oggi a questo riesco a dedicare qualche minuto.
Davvero non mi capacito di dove finisca, ogni giorno, il mio tempo. 
Tutti i miei 86400 secondi giornalieri dove caspita vengono risucchiati?
E pensare che, anni fa, avevo il tempo di smaltirmi giornalmente un bel po' di fumetti, di dedicarmi ad anime e film, di partecipare a forum e portali web. Ora invece tutto scivola via, son sempre più stanco, mentalmente cotto e ho come l'impressione di concludere sempre meno. Prima o poi finirò col rivolgermi alla banca del tempo...
Forse è colpa del lavoro. Forse dovrei smetterla di stare dalla parte del fornitore e fare, almeno per qualche tempo, il cliente. In fondo, almeno da quello che talvolta sperimento, sembra molto più rilassante e piacevole: sei tu che avanzi pretese, che ti prendi i meriti se le cose van bene o che scarichi liquami et escrementi quando invece la situazione degenera, non sei tenuto a sapere nemmeno le cose che tu stesso chiedi o di cui sei responsabile, salvo poi pretendere l'esatto contrario di ciò che viene realizzato dopo mesi di assenza e disinteresse per un progetto... 
Un po' come i politici che in più di un'occasione votano leggi senza sapere di cosa stanno parlando, magari in perfetta antitesi con quanto sostenuto pubblicamente. 
A proposito dei nostri dipendenti pubblici, c'era un appunto che mi ero fatto e su cui, purtroppo, non son più riuscito a scrivere adeguatamente in merito: il pestaggio di Capezzone a fine ottobre.
Da quel che avevo letto il noto e amato portavoce di Silvio (ora, se fossi lui, sceglierei qualche gnocca come portavoce, altro che Bondi o Gasparri...), era stato aggredito da uno sconosciuto che, dopo avergli sferrato due pugni se l'è svignta lasciando il poveraccio a dolersi per i colpi subiti. Motivo dell'agguato? Non si sa e agli inquirenti, evidentemente, non gliene fregava de meno...
Comunque, che si sia trattato di vendetta politica da parte di qualcuno che, erroneamente,  aveva scambiato Capezzone per un politico o di furia omicida legata a situazioni personali, la notizia a suo tempo mi aveva abbastanza incuriosito. Non tanto perchè, sotto sotto, sono un schifoso cinico amante del sangue, nè tanto meno per malcelata antipatia verso il buon Daniele (a chi mai potrebbe essere inviso? Il web tutto ha dimostrato profonda compassione per il coerente e affidabile portavoce di S. B., come si può facilmente evincere dai post in questo forum), ma soprattutto per come il carnevale si sia concluso subito.
Ma come? Picchiano l'umile et onesto Silvio Berlusconi nel dicembre del 2009 - nel periodo in cui era in auge il caso Mills... processo a cui, a malincuore, dovrà mancare - e per settimane non si parla altro che di "amore che vince sull'odio". Subito diventa tutta una questione di tensione (fomentata dalla sinistra!!! maledetti comunisti che ineggiate al fancazzismo e al sesso selvaggio), di astio, di rabbia, contrapposta alla bontà d'animo, al candore e all'amore (ah, non dimentichiamoci i casi delle escort di 25 anni proprio di quel periodo...ehi? Ma non è comunismo questo?).
Tutti a parlare di sicurezza, di Silvio, di Tartaglia...che fine ha fatto quest'uomo, a proposito?
Ad ogni modo, il presidente del Consiglio subisce un attentato (pensate al putiferio che si sarebbe potuto verificare se "qualcuno" avesse voluto morto lo psiconano che va a farsi i bagni di folla...un colpo di pistola, una bomba e via...) e si scatena il finimondo mediativo. Picchiano un altro politico e...niente. Nessun clima di tensione, di odio. La sicurezza dei nostri dipendenti, dei rappresentati del popolo, in questo caso non è a rischio. Per carità, meno male: chissà quanto ci sarebbe costato mantenere una scorta per tutti i politicanti che abbiamo...certo, per la Carfagna magari più di un volontario lo si sarebbe trovato ma ci pensate a La Russa!
Per un attimo, quindi, ho creduto davvero di essere in una monarchia: se il re viene minacciato allora scatta l'allarme generale; se capita agli altri, ai lacchè, ai portavoce, alle altre pedine del potere, "chissene".
Al limite, un po' di terapia (bunga bunga ad oltranza?) e la tensione scema. O si muore di Snu snu...
Tra l'altro, se un tizio lancia una statuina del duomo addosso allo psiconano si tratta di "rischio sicurezza nazionale" ma se sua maestà va a mignotte sconosciute, allora va tutto bene.
Lasciate che l'imperatore si trastulli e non rompete, va! Al popolo, agli italiani, ci penseremo poi. Forse.
Tanto, hanno Sky, Mediaset Premium, le tette della Marcuzzi, il calcio e il Grande Fratello...che altro vuoi che importi a loro? Del lavoro? Macchè...
Che poi, a dirla tutta, anche su questo fronte c'è un po' di confusione sul da farsi secondo me. Diciamo che trovo alquanto imbarazzante leggere contemporaneamente, il 28 ottobre scorso, due notizie agli antipodi: "Draghi: disoccupazione all' 11%", "Brunetta: 300 mila posti di lavoro tagliati in 3 anni".
Difficile combattere la disoccupazione creando disoccupazione. Semmai poteva essere interessante mantenere quei posti e ridurre altre spese (tipo la pensione ai parlamentari...?)
Per fortuna, alla nostra testa - il culo degli italiani sappiamo già che è stato deflorato...-, di tanto in tanto qualcuno ci pensa,
E cerca, e prova, e si arrischia a proporre contenuti interessanti anche attraverso la scatola sorda che è la televisione. Complimenti a Fazio e Saviano, quindi, e al loro "Vieni via con me" su RaiTre, programma che sta riscuotendo un ampio consenso e che personalmente, per quel che mi è riuscito di vedere, ho apprezzato. 
Probabilmente son fortunati che al lunedì le maggiori autorità del Paese sono impegnate nell'ultima serata di bunga bunga selvaggio del "lungo weekend settimanale" prima di riprendere le attività istituzionali.
Magari pure a spese nostre (mi vien male a pensarci...7000 euro per una sera...se valesse per 500 parlamentari...azz...).
Non dimentichiamoci che siamo NOI i veri clienti, quelli che pagano, per avere un certo servizio e si affidano a mani e menti capaci per avere un futuro solido e luminoso. 
Magari federale, come tanto insistono i tizi della Lega senza però spiegare bene come verrebbe effettivamente realizzata la faccenda. Dopotutto, ai comuni vengon tagliati sempre più fondi, le regioni spendono la maggior parte delle risorse in sanità e a livello di bilancio non si sa bene come siano prese. Che poi, se c'è un debito pubblico che continua a crescere, è lecito pensare che questo riguardi pure le regioni...per cui occhio che tra qualche anno non ci si trovi tutti ad esultare all'annuncio di tasse e situazioni critiche da sostenere. Non che adesso siano rose e fiori... Il fatto che abbia citato la Lega, comunque, è solo in riferimento allo scambio che avrebbe voluto avere il buon Roberto "ho anch'io qualche scheletro nell'armadio" Maroni con "Boppo" Saviano: "Lega Nord e 'ndrangheta? Ma dai! E' un'infamia, una calunnia, è...ehi, aspetta...uhm...forse qualcosa di vero c'è....".
Dulcis in fundo, per concludere questa carellata di pensieri senza capo nè coda, perchè non tirare in ballo Sgarbi? Il pacato Vittorio, esperto d'arte e di problemi energetici, qualche sera erudiva Daria Bignardi e mugliaia e migliaia di spettatori in materia di energia eolica e impianti fotoelettrici. Costano. Sono brutti.  Sono anti-economici. Insomma, non andrebbero realizzati o, almeno, non dove dice lui, perchè rovinano il paesaggio. 
Questa la sua tesi. 
E c'ha ragione.
Difatti, l'Europa ha concesso appositi fondi perchè le nazioni europee li sfruttino per incentivare l'economia e l'utilizzo di energie rinnovabili (ma che sole vuoi che ci sia in Sicilia?) ma noi italiani non li sfruttiamo, Piuttosto lasciamo che aziende estere vengano a fare i lavori qui da noi pagandoli e lasciando pure che LORO sfruttaino quei soldi (che sarebbero nostri...).
Se poi a tutto questo aggiungiamo che, nel 2010, l'Italia non ha manco uno straccio di piano energetico non rimane altro che alzarsi e mandare a bunga bunga tutto e tutti:


martedì 9 novembre 2010

..:: ApertaMente ::..

Approfitto di questo mio spazio personale per diffondere un comunicato stampa fattomi pervenire da un conoscente:

Gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell''Università degli Studi di Padova per quattro serate d'Apertura di Palazzo Maldura.
Da lunedì 8 novembre a giovedì 11 novembre, dalle 18.30 alle 24.00: formazione, dibattiti, cineforum, esposizioni, musica!

Gli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Padova sono allarmati per le prassi dell’attuale Governo: distruggere il futuro della nostra cultura, il futuro della nostra generazione e il futuro della Repubblica.
Di fronte all’unanime e silenziosa accettazione da parte delle realtà politiche di questo progetto, hanno deciso di rispondere alla “riforma” Gelmini-Tremonti riappropriandosi dell’Università.
Gli studenti useranno la forza data dalla loro indignazione per dimostrare che è possibile gestire un’università al di fuori di logiche utilitaristiche, quelle logiche che attualmente riscuotono tanto credito, al di fuori del più classico mercantilismo baronale, tanto combattuto a parole quanto non ostacolato nei fatti. Per questo la loro Preoccupazione è sì una nuova forma di protesta, ma soprattutto una proposta per un nuovo rapporto fra le persone che vivono l’università.
Vogliamo cooperazione, non competizione.
ApertaMente. Perché ci siamo resi conto che l’attacco all’Università è solo parte di un più ampio processo di smantellamento del sistema Paese. Non rimarremo chiusi fra le quattro mura di Palazzo Maldura, ma apriremo una discussione con tutti coloro che vogliono prendere in mano il loro futuro. Dall’8 all’11 novembre Palazzo Maldura sarà il fulcro di una serie di manifestazioni che riguarderanno anche l’esterno degli spazi universitari: formazione, dibattiti, cineforum, esposizioni e musica.

PROGRAMMA

Lunedì 08 novembre:
18.30, Dibattito: Il nostro futuro differente, reddito, welfare, diritto allo studio e precarietà.
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: Matteo Fantuzzi, quattro chiacchiere con l'autore e letture da Kobarid Poesia Militante, poesia per la gente.
21.30, Cineforum: Tutta la vita davanti (P. Virzì - 2008) e If.... (L. Anderson - 1969)

Martedì 09 novembre:
18.30, Cineforum: La classe (L. Cantet – 2008) e Les amantes reguliers (P. Garrel - 2004)
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: Morgan Palmas, del celebre blog di scrittura, Sul Romanzo. Letteratura Online come resistenza culturale.
21.00, Dibattito: Non ci meritate, retorica meritocratica e valutazione dei saperi.

Mercoledì 10 novembre:
18.30, Dibattito: Dal terremoto dell'Aquila all'alluvione di Vicenza, le risposte del Governo alle
emergenze ambientali.
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: Simone Batting per Samgha, Alessandro Assiri (Anterem e Poesia2.0) e Francesco Terzago per Poesia2.0. Fare rete per la letteratura della rete.
21.00, Cineforum: Draquila (S. Guzzanti – 2010)

Giovedì 11 novembre:
18.30, Cineforum: I pugni in tasca (M. Bellocchio - 1965)
20.00 in poi, Aperitivi, Panini e DJ Set.
20.30, Incontro d'Autore: direttamente da AbsoluteVille, Luigi Nacci, poesia performativa, quale futuro per la poesia italiana.
21.00, Dibattito: L'Università nella città, Assemblea Cittadina.


Per maggiori informazioni: ApertaMente

domenica 7 novembre 2010

..:: Mutant Chronicles ::..

Titolo: Mutant Chronicles
Regia: Simon Hunter
Anno: 2008
Genere:  Horror, Sci-fi, Azione

La trama in breve:
Anno 2707: la Terra è dominata da quattro grandi multinazionali (la Capitol, la Bauhaus, la Mishima e la Imperial) che si sono oramai sostituite agli Stati nazionali e che combattono fra loro un'aspra guerra militare per il controllo dele esigue risorse naturali rimaste nel pianeta. Nel corso di un battaglia combattuta sul suolo europeo tra la Capitol e la Bauhaus, una bomba distrugge un antico sigillo di roccia nel terreno, nel quale secoli addietro era stata rinchiusa la Macchina, un misterioso congengno in grado di trasformare gli esseri umani feriti o morti in spietati mutanti assassini e senz'anima. Orde di mutanti fuoriescono dal terreno, uccidendo tutti i soldati e conducendoli alla Macchina, da dove parte un tentativo di conquistare il mondo. Constantine (John Malkovich), capo della Capitol, convoca i vertici delle multinazionali per organizzare una strategia comune, e nel corso dell'incontro viene deciso di abbandonare la Terra. Ma proprio prima che Constantine parta, da lui si reca Fratello Samuel (Ron Perlman), capo dell'ordine monastico che secoli addietro aveva guidato la rivolta degli uomini contro la Macchina e i suoi mutanti. Samuel è il custode delle Cronache, il libro che profetizza il risorgere dei mutanti ma anche quello di un salvatore che è destinato a distruggerla. Convince così Constantine a farlo partire per una pericolosissima missione, alla quale parteciperanno la guardiana del libro Severian (Anna Walton) e alcuni soldati dei quattro eserciti mondiali: Mitch Hunter (Thomas Jane) e El Jesus per la Capitol, Steiner per la Bauhaus, Valerie Duval (Devon Aoki) e Juba per la Mishima e MacGuire per la Imperial. Assieme partiranno per un viaggio nelle viscere della Terra per cercare di distruggere per sempre la Macchina e i suoi mutanti. Mutant Chronicles è ispirato da un celebre ed omonimo gioco di ruolo. (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Prima di passare alla recensione vera e propria mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.
Innanzitutto, Mutant Chronicles è un gioco di ruolo degli anni 90 con ambientazione techno fantasy. Di questo sono uscite diverse versioni tra cui anche una basata su carte che, anche in Italia, ha riscosso discreto successo e nella quale pure io ho investito parecchi denari e tempo quando ero alle medie e ai primi anni delle superiori. L'ambientazione del gioco è stata inoltre definita e caratterizzata mediante illustrazione, racconti, romanzi, videogames e fumetti, il tutto per creare e ampliare il mondo all'interno del quale si svolgono le battaglie tra le varie fazioni coinvolte e che milioni di appassionati in tutto il mondo hanno combattuto strenuamente tra loro. La dinamica prevede infatti che ogni giocatore sfrutti al meglio le carte del proprio mazzo per schierare guerrieri e mezzi, potenziandoli con armi, incantesimi e fortificazioni e conducendo al meglio la battaglia contro i propri avversari, primeggiando su di loro.

martedì 2 novembre 2010

..:: Obscuram ::..

Titolo:  Obscuram
Autore: Diego De Vita - Alfredo Drago
Editore: 0111 Edizioni
Genere: Fantasy
Pagine: 206

La Trama:
Una terra senza stagioni, dove il tempo sembra scorrere senza mai mutare il suo corso. Una maestosa e lugubre città che, in silenzio come un predatore, attende di poter balzare sulla sua prossima preda.
Una spedizione archeologica che porterà alla luce qualcosa di arcano e potente. Uomini, elfi, gnomi e nani vivono in simbiosi forzata con creature misteriose e insidiose; quando l'equilibrio si incrinerà, tu da che parte starai?  (fonte 0111 Edizioni)


Il mio commento:

Come già altri testi letti e recensiti in questa sede, anche questo libro è entrato in mio possesso nell'ambito di una catena di lettura avviata su Mondo Parallelo (a proposito: se ci fossero autori interessati a far circolare le loro opere...) e, personalmente, ritengo doveroso parlarne per darne visibilità in quanto opera scritta da autori poco conosciuti. Oltre che fornire critiche e considerazioni sul lavoro proposto da 0111 edizioni.
Partendo con ordine: il titolo è molto suggestivo e, unitamente alla copertina scelta, incentiva alla lettura. Crea aspettativa, fa capire che c'è qualcosa di tenebroso e "oscuro" che attende solo di essere letto. L'immagine scelta, la pallida luna, la notte oscura...sono tutti elementi che aiutano a classificare l'opera come appartenente al genere fantasy, ammiccante all'horror.
Mi ci sono accostato carico di aspettativa, in pratica. Senza contare che ero curioso di leggere un testo scritto a più mani, un'esperimento che personalmente non sarei in grado di concretizzare ma che, nel romanzo in questione, direi che è discretamente riuscito, con parti coese e uniformi in quanto a stile e registro. Ad esser sincero, comunque, mi sarebbe piaciuto trovare qualche nota o un'introduzione che spiegasse come mai Diego e Alfredo abbiano optato per una soluzione simile anzichè coltivare progetti indipendenti, magari ambientati nel medesimo mondo o con vicende/personaggi in comune.
L'enfasi viene invece posta sulla narrazione e sulle vicende narrate: dritti all'obbiettivo insomma. Si nota da subito come ci sia stata una certa attenzione e ponderazione prima della stesura del romanzo: gli autori hanno riflettuto e stabilito le regole del mondo in cui hanno poi deciso di collocare i propri eroi, definendo strutture e organizzazioni sociali, scegliendo quali razze fantasy prendere in considerazione e quali invece evitare (nessuno sceglie mai i troll delle paludi...). 
Le premesse per una buona lettura, ben congeniata e non banale, quindi, ci sono tutte. 
I personaggi e le dinamiche sono definite discretamente, in generale con una buona caratterizzazione, per cercare di offrire al lettore comportamenti e modi di agire e pensare differenti ma credibili. Buona anche la scelta di portare in scena attori appartenenti a razze diverse, cercando di contribuire alla loro crescita ed evoluzione, collocandoli al centro di macchinazioni più grandi di loro. 
L'atmosfera infine è resa abbastanza bene, con una tensione costante in vista di un non ben definito pericolo incombente...di cui però, si approfondiranno le conseguenze nei testi che seguono/seguiranno visto che Obscuram non è un romanzo auto conclusivo bensì solamente il primo capitolo di una saga.
In questo senso, si presenta più come un'introduzione per qualcosa di più ampio anzichè qualcosa di compiuto. Lo dimostra anche il finale...senza contare che ci sono anche alcuni personaggi che, nel testo, appaiono solamente per qualche pagina, in attesa di tornare nel seguito (su tutti, Palain e i vampiri).
Un secondo capitolo che non ho ben compreso se è uscito o meno...ma che, a dirla tutta, non so se leggerò. Già perchè, per quanto sia evidente un certo lavoro di coordinazione e approfondimento, ho trovato lo svolgersi degli eventi e la narrazione in sè piuttosto lenti e pesanti. Anche lo stile non mi ha aiutato molto a superare questo scoglio. Forse è colpa della recente lettura di testi molto più scorrevoli e leggibili. Ma più probabilmente credo molto sia imputabile alla pochezza dell'editing operata: refusi, punteggiatura mancante, spaziature selvagge, dialoghi che si incastrano e ripetizioni. Tante, troppe. Soprattutto perchè spesso e volentieri ci sono sequenze in qui i personaggi coinvolti non hanno nome (i mannari, i soldati, l'uomo, il cacciatore, il nano, lo gnomo...) e, per spiegare quanto avviene, diviene necessario specificare ogni dannata riga chi sta facendo cosa. Dinamiche e mancance risolvibili, per carità, ma che, almeno in questa edizione, hanno reso la lettura parecchio difficoltosa e ostica (ad esempio, quando parlano i mannari... "Kagen pensa di fare questo", disse Kagen ai mannari. "Ma perchè Kagen pensa di fare questo?", chiese a Kagen uno degli altri mannari "Perchè Kagen ha deciso così", ribadì Kagen ai mannari. "Allora i mannari accordano a Kagen il permesso di fare ciò che pensa", confermarono i mannari a Kagen. "Kagen ringrazia"...e così via. E per fortuna tra i mannari non ci sono mai omonimi!). 
Oltre a ciò, purtroppo, qua e là non mancano ripetizioni di concetti e descrizioni più volte ribadite, talvolta per scelta, visto che il punto di vista tenta di essere simile a quello di una cinepresa mobile, nel tentativo di mostrare gli stessi eventi da punti di vista differenti.
Quanto infine alla solidità della storia, anche qui avrei da ridire su svariati aspetti: ho trovato carismatici leader di gnomi che appaiono più dubbiosi e in balia degli eventi anzichè abili strateghi; donne (l'unica donna umana...) che comandano eserciti senza sapere verso dove o perchè, senza sapere nulla del proprio seguito o degli elementi che fanno parte della spedizione, per giunta (t'oh, abbiamo i cacciatori, t'oh ci sono anche gli alchimisti, t'oh..mancano le provviste per tutti...); di Venerabili che si bullano della propria sapienza millenaria dimostrando, al contempo, un'idiozia senza pari (sapevo tutto questo ma A- non mi son preso la briga di controllare i movimenti del male B- ciononostante non farò nulla C- affiderò tutto ad un povero elfo ignaro di cosa sta affrontando D-eviterò volutamente di schierare valenti condottieri e potenti maghi affinchè il male possa dilagare tranquillamente). Inoltre, dato che spesso e volentieri gli autori si soffermano sul clima di oppressione e tensione che aleggia nell'Impero, dove gli umani dominano sulle altre razze (come abbiano fatto non si sa bene...ma è così...), c'è da chiedersi perchè queste ultime non approfittino dell'assenza dei cacciatori e di parte dell'esercito imperiale per ribellarsi al Decano. Tutti gli occhi rimangono invece concentrati sulla spedizione del professor Burby l'unico, sembrerebbe, ad aver pensato di esplorare una zona delle Snake Towers poco distante dalla capitale dell'impero. E senza che l'onnisciente Venerabile si accorgesse di nulla...
Concludendo, se le premesse per un buon lavoro c'erano tutte, una miscela di esoterismo e fantasy, horror e cospirazioni sociali, mano a mano che ho approfondito la lettura mi son trovato sempre meno coinvolto e deciso in merito alla solidità del romanzo. Spero però che gli autori e l'editore abbiano intenzione di ritornare sull'opera al fine di migliorarla e sistemarla rendendola una lettura più scorrevole, dinamica e avvincente.



venerdì 29 ottobre 2010

..:: Fratellastri a 40 anni ::..

Titolo: Fratellastri a 40 anni (Step Brothers)
Regia: Adam McKay
Anno: 2008
Genere:  Azione

La trama in breve:
Nancy e Robert si incontrano a un convegno. È amore a prima vista e lei decide di andare a vivere da lui. Ma i due non sono proprio giovanissimi e hanno due figli sulla quarantina che vivono ancora a casa con mamma e papà. Brennan, il figlio di Nancy, ora deve trasferirsi e andare a condividere la camera con il ‘fratellastro' Dale che non è per nulla intenzionato ad accoglierlo con il sorriso sulle labbra. I due si ostacoleranno con tutti i mezzi possibili fino a quando non troveranno un nemico comune nel fratello minore di Brennan, decisamente molto diverso da loro. (fonte mymovies)
Il mio commento:
Non siamo di certo di fronte ad un film capolavoro, diciamocelo. A dire il vero non so bene per quale ragione io abbia deciso di vedere quest'ennesima fatica di Will Ferrell ma oramai l'ho fatto. E ve ne parlo pure...
Speravo che questo "Fratellastri a 40 anni" fosse un tantino meglio, ecco. Non mi sento di stroncarlo brutalmente come invece è avvenuto su mymovies, ma nemmeno di elogiarlo come potrebbe sembrare venga fatto su imdb (dove Step Brothers ha conquistato un onesto 6,7).
Ad ogni modo, concordo con altre recensioni che si trovano in rete: seppure l'idea poteva consentire sviluppi interessanti, e nonostante la squadra fosse più o meno rodata (Adam McKay, Will Ferrel e John C. Reilly hanno collaborato già in altre produzioni) il film non decolla, risultando piuttosto sconclusionato e deludente.
Ci sono un po' di gag interessanti ma, purtroppo, mancano quel mordente, quell'incisività e quella coerenza che avrebbero potuto renderlo decisamente interessante. Alcune trovate discrete, va detto, ci sono, soprattutto nel finale, quando assistiamo ad una serie di brevi trip mentali che ognuno dei personaggi principali sperimenta sull'onda delle emozioni scatenate dalla voce angelica di Brennan (Will Ferrell) mentre canta "Con te partirò". 
L'idea di portare in scena due bambinoni, idioti e scansafatiche,  cioè Brennan e Dale, poteva poi venir sfruttata per condannare certi stili di vita moderni, facendo da specchio ad una certa immaturità che fugge le responsabilità verso se stessi e il prossimo in favore di un divertimento disimpegnato a 360 gradi. Peccato però che l'intento non riesca e che, fondamentalmente, tutto si risolva con una serie di eventi  (non troppo connessi e sequenziali) in cui vengono messi a confronto due modi di vivere: quello adulto, nel quale  la realizzazione personale si raggiunge attraverso il lavoro e il guadagno, e quello "volutamente" infantile, che riversa ogni scintilla di energia ed entusiasmo unicamente nel gioco e nel divertimento scanzonato. 
In quest'ultima sfera finiscono anche, badate bene, le velleità artistiche dei due strampalati protagonisti:  i fratellastri vogliono infatti fondare una compagnia internazionale in grado di organizzare eventi e concerti. Strano a dirsi ma questo è probabilmente uno degli elementi che, nel film, finisce per non venir contestualizzato: sarà per colpa dei numerosi reality show / talent show, che tentano di sfornare musicisti, ballerini e cantanti, e che probabilmente ci hanno già plagiato, ma per qualche strano motivo l'ambizione artistica dei nostri non appare come un capriccio infantile da cui prendere le distanza ma come qualcosa di "accettabile". In pratica, c'è modo e modo di essere dei bambinoni: se lo sei, ma guadagni milioni di euro o dollari all'anno, va bene; altrimenti sei un fallito perdigiorno che grava sulle spalle di famiglia e società. Un po' come appare nel considerare dove risieda l'importanza del "lavoro" di Derek, per il quale sia Brennan che Dale si ritrovano a lavorare: il party. Altro che professionalità, contratti, studi, tecnica...
Un'altro spunto di riflessione va poi alla famiglia in sè e a come sia complicato gestirla. Soprattutto quando non ci si trova di fronte ad un nucleo "ordinario" e ben definito ma si mescolano invece elementi e persone appartenenti a famiglie diverse, fratellastri e genitori che cercano di ripartire costituendo una nuova famiglia. Cosa che, parlo anche per esperienza personale, non è affatto facile e che può venir affrontata in svariati modi. Addirittura rifuggiandosi in comportamenti come quelli di Brennan e Dale, quasi un rifiuto a diventare come quelle persone che hanno determinato fratture e/o dolore.
Analogamente, un grosso interrogativo che i due pongono è: come caspita si fa a diventare adulti? Chi insegna a crescere e determina io raggiungimento dell'età matura? 
E, ancora, bisogna per forza omologarsi alla massa? Perchè invece l'originalità e la spontaneità devono venir represse o condannate? Che, in pratica, è quel che accade ai protagonisti: incompresi e bollati come nerd sfigati finiscono per venire messi all'angolo da chi è più adulto (o dalle nuove generazioni...).
Peccato però che tutto questo scivoli via molto blandamente, con qualche fugace accenno lasciato ai fin troppo comprensivi e permissivi genitori dei due discolacci.
Quindi, ricapitolando, gli elementi con cui giocare per creare una commedia divertente ma anche coinvolgente c'erano: peccato invece che qualcosa sia andato storto e che il risultato sia un film poco convincente,  quasi una visione trascinata più che sorretto solamente da alcune gag qua e là (vedasi il rapporto che consumano Dale e la moglie di Derek nella stanza accanto a quella in cui si sta tenendo un pranzo di famiglia o gli escamotage per impedire la vendita della casa in cui vivono).


 

martedì 26 ottobre 2010

..:: Astral Project ::..

Titolo: Astral Project
Sceneggiatore: Marginal
Disegnatore: Syuji Takeya
Pubblicato in Italia da: J-Pop
Anno: 2005
Numero volumi: 4

La trama in breve:
Masahiko Kogure è un giovane giapponese che, dopo aver abbandonato la propria famiglia a causa di forti contrasti con il padre, vive a Tokyo facendo da autista per escort di lusso.
Una notte, riceve una telefonata da una sconosciuta che lo informa di una terribile notizia: sua sorella Asami si è tolta la vita. Tornato a casa dai propri familiari, il ragazzo raccoglie l’ultimo cd che la giovane aveva ascoltato prima di darsi la morte e, dopo averlo ascoltato, vive un’esperienza extracorporea: sulle note delle melodie contenute nell’album - che poi si scoprirà essere un’esecuzione mai pubblicata di Albert Ayler -, Masahiko riesce a fuoriuscire dal proprio corpo sotto forma di spirito astrale.
Indagando sulla straordinaria sensazione sperimentata, ipotizzando che sua sorella potesse essere morta dopo aver  vissuto qualcosa di analogo senza poi riuscire a tornare nel proprio involucro mortale, il ragazzo inizia a raccogliere informazioni sul cd di cui è entrato in possesso e contatta Yukari Shindo, amica di Asami e autrice della telefonata, per saperne qualcosa di più sui motivi che l’hanno portata alla morte. Sembra infatti che frequentasse chat e spazi web appositamente dedicati ad aspiranti suicidi.
Una ricerca a cui si aggiunge il crescente interesse che Masahiko matura per le esperienze extra-corporee e che lo porteranno, nel corso della narrazione, a scoprire nuovi confini e dimensioni esistenziali. Sperimentando le potenzialità di un’esistenza astrale, vagabondando nel cielo notturno o per le vie di Tokyo, Masahiko sarà costretto a mettersi in gioco, a rivedere il senso profondo dell’esistenza e a confrontarsi con altri spiriti a lui affini in grado di esistere anche sul piano etereo. Tra questi ci sono Misa, una ragazza di cui finirà per innamorarsi, l’anziano vagabondo Zampanò, il mostro Melmoso e un uomo “bidimensionale” uscito da un libro di illustrazioni di Francis Bacon.
Parallelamente a tutto ciò, Masahiko verrà a scoprire dell’esistenza di un progetto statunitense denominato Astral Project al quale lavorano ricercatori e studiosi americani in collaborazione con un uomo misterioso di nome Shiga che, in passato, aveva avuto a che fare con Asami e con la quale continua ad incontrarsi.

Il mio commento:
Pubblicato e distribuito in Italia dalla promettente J-Pop, Astral Project è una mini serie costituita da 4 volumetti edita in Giappone nel 2005 che rappresenta una piccola perla nell’immenso oceano di pubblicazioni che mensilmente vengono proposte sugli scaffali di edicole e fumetterie.
Disegnato da Takeya Syuji e sceneggiato da Marginal (vero nome Garon Tsuchiya, già autore di Old Boy), il manga appartiene al genere thriller e, di certo, costituisce una lettura destinata ad un pubblico adulto. Le tematiche trattate ed il ritmo narrativo caratterizzano l’opera come un prodotto maturo, senza dubbio lontano dalle ambientazioni fantastiche e dalla concitata azione pirotecnica presente in numerosi manga prevalentemente pensati per essere consumato da un pubblico giovane.
Lo stile grafico è discreto e piuttosto efficace, migliora mano a mano che la narrazione procede, ma si assesta su un livello medio. Il tratto è deciso e ben marcato, semplice ma non troppo. Per l’uso ridotto di tecniche che fanno uso del pc, la grafica del manga sembra discostarsi da quelle di opere moderne che tendono invece a coniugare tavole particolareggiate e uno stile molto pulito ma sofisticato (penso ad esempio a Hiroyu Oka e al suo Gantz oppure a Kazushi Hagiwara, autore di Bastard!!).
Ciononostante il realismo ricreato dal disegnatore è più che convincente e impreziosito da alcuni dettagli su cui, con passione, sembra indugiare: gli album di Albert Ayler, i poster dei film di Fellini o le solitarie ambientazioni spaziali da cui Melmoso e l’”uomo” di Francis Bacon osservano la Terra sono solo alcuni esempi di tutto ciò.
La narrazione e la trattazione di tematiche profonde sopperiscono comunque all’aspetto grafico portando il lettore a riflettere sui concetti di vita, di morte, di esistenza e alienazione. Elementi particolarmente presenti e oppressivi nell’attuale società giapponese di cui, comunque, vengono presentati gli aspetti più nascosti e meno noti.
Assieme a Masahiko, un ragazzo apatico e molto distaccato, quasi insensibile alla vita e ad ogni stimolo in generale, il lettore entra in contatto con una realtà immateriale che continuamente crea tensione e inquietudine. Ogni riferimento immanente, ogni certezza materiale viene infatti messa a dura prova nello scoprire strati e strati di esistenza invisibile nel mondo etereo che, abitualmente, le persone comuni nemmeno percepiscono. La vita moderna, questa una delle denunce che lo sceneggiatore e disegnatore sembrano lanciare, porta infatti a cedere a dinamiche meccaniche e ad impulsi primordiali legati alla sopraffazione e al consumismo. I bisogni indotti dal sistema economico, la frenesia del presente, la degenerazione dei costumi, la solitudine e la pressione che la società riversa sulle persone comuni le rendono insensibili e incapaci di cogliere aspetti esistenziali che, invece, riguardano la spiritualità e alimentano la tensione verso l’assoluto che invece mai si dovrebbero ignorare.
In tutto questo, la scelta di un anti-eroe come Masahiko, un personaggio che sembra quasi alieno e inumano, più un automa privo di sentimenti e pulsioni di qualsiasi genere, anche di natura sessuale, risulta abbastanza azzeccata nel portarci via via a scontarci con aspetti della moderna realtà quali l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia, la solitudine, la corruzione, il vizio, il degrado. Sfaccettature della società attuale che, nel bene o nel male, più o meno consapevolmente, condizionano e cambiano le persone.
Anche il fatto di scegliere due personaggi inanimati come compagni nel viaggio astrale di Masahiko può sembrare una sorta di provocazione nei confronti di quelle persone che, anziché vivere, sembrano esistere e basta. Oltre a ciò va comunque considerato che nella cultura giapponese anche gli oggetti possono venir posseduti e, in tal senso, l’illustrazione fuoriuscita dal libro di Francis Bacon nonché il mostro Melmoso – che in origine era un modellino di un otaku – non sono altro che un ammiccamento a questa convinzione. Al contempo, la loro condizione ed il loro punto di vista “inumano” risultano funzionali all’autore per introdurre riflessioni sull’evoluzione della società, sui tempi moderni e sulle dinamiche che si vanno via via imponendo mano a mano che l’uomo diventa schiavo dell’economia e della tecnologia. Si potrebbe quasi dire che, quella tratteggiata da questi due personaggi atipici, è un’umanità vista dal di fuori, dagli occhi di un alieno. Ma non per questo ne viene proposta una visione superficiale o poco acuta.
La scelta invece di una spalla come Zampanò, anziano e disadattato, con una vita ai margini della società così come quella di una giovane esuberante come Misa contribuiscono a far risaltare l’indifferenza ed il carattere  solitario ed indipendente di Masahiko il quale, tutto sommato, ha raggiunto un certo qual status sociale che gli consente tranquillità e benessere. Eppure, quella del ragazzo appare come una sorta di non vita, una perenne condizione di vuota apatia sospesa tra un mondo verso cui non prova nulla e un altro di cui ignora limiti e dinamiche.
La musica è un altro elemento che caratterizza fortemente questo Astral Project e che, per certi versi, rappresenta un fattore di novità nel contesto di un’opera nipponica ambientata a Tokyo. Non ci sono giovanissime idol né tanto meno gruppi j-rock, bensì è la musica jazz ad essere posta al centro del fenomeno  di astrazione che Masahiko, e non solo, sperimenta. Il cd che il protagonista ascolta per uscire dal proprio corpo sotto forma di spirito fa riferimento al noto jazzista Albert Ayler. Al di là di possibili preferenze musicali da parte degli autori, sembra che la scelta di inserire tale riferimento nel contesto del manga sia da relazionarsi con la capacità di alcune canzoni del noto sassofonista di evocare il concetto di solitudine, senza contare che proprio nel 2004 è uscita una raccolta contenente alcuni suoi brani inediti e che il titolo di una delle sue opere più note, Ghosts, ammicca alla condizione in cui vengono a trovarsi i corpi astrali.
L’elemento musicale, di pari passo agli accenni al pittore figurativo Francis Bacon o alle opere di Fellini – Zampanò è il nome del personaggio interpretato da Anthony Quinn ne “La Strada” – può essere visto come un tocco di eclettismo così come un invito degli autori di questo manga a cercare nuovi riferimenti, nuovi stimoli, nuovi interessi.
Anche al di fuori del contesto culturale giapponese, se non di se stessi.
A prescindere che sia possibile indurre esperienze extra-corporee o che il concetto di corpo astrale rimanga solamente una convinzione religiosa e/o filosofica di lunga tradizione, nata con Platone e affrontata in tempi più recenti anche da studiosi quali Freud e Jung, il fenomeno delle esperienze extra-corporee appare più un espediente per creare mistero e introdurre elementi occulti nella narrazione. Garantendo al contempo la possibilità di esplicitare questioni filosofiche, politiche e sociali. In fondo, proprio il liberarsi dall’involucro corporeo soggetto a vincoli terreni, ovvero l’affrancarsi da dinamiche materiali ed economiche assillanti e opprimenti, è un modo per far riflettere e provocare il lettore. Un modo efficace per modificare i suoi riferimenti e i punti di vista per portarlo ad osservare con occhi diversi la società in cui egli vive. Probabilmente il significato che questo Astral Project può veicolare cambia in base al tipo di pubblico e al contesto in cui è immerso, ma credo che alcuni messaggi e considerazioni possano considerarsi universali e valgano anche al di fuori del territorio giapponese.
Uno dei rischi moderni che viene denunciato è infatti quello di cedere alla propria sensibilità, omologando la propria personalità alle imposizioni che ci piovono dal sistema, cedendo alle pressioni che più o meno direttamente assorbiamo dal mondo esterno e che ci costringono a trovare riparo nel coltivare interessi alienanti e privi di spessore culturale. Tendenze che portano ad un certo qual appiattimento individuale e globale, ad una sorta di condizione di morte apparente da cui si può e si deve sfuggire. Astraendosi da tutto ciò per cercare sentimenti e sensazioni vitali e autentiche. Reali.