domenica 19 aprile 2015

Elysium

Titolo: Elysium
Regista: Neill Blomkamp
Anno: 2013
Genere: fantascienza, azione
Cast: Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley, Alice Braga, Diego Luna, William Fichtner, Wagner Moura

La trama in breve:
Nella Los Angeles del 2154 l'umanità rimasta sulla Terra è un'unica grande classe operaia, che mescola criminali e lavoratori senza criterio, tutti tenuti a bada e dominati con pugno di ferro attraverso i robot da un'elite che da tempo è andata a vivere su una stazione orbitante intorno al pianeta chiamata Elysium. Su Elysium c'è la tecnologia per guarire da ogni malattia, c'è il verde, il benessere e il disinteresse per ciò che accade più in basso, sulla Terra, dove il resto dell'umanità lavora per mantenere la stazione.

Il mio commento:
Visto in due puntate, proprio quando nelle sale ci sta Humandroid di cui mi han già parlato benone assai, questo Elysium mi è risultato piuttosto gradito.
Inizialmente incerto per via di un Matt Damon che, pur essendo un valido attore, non lo vedevo molto adatto nella parte del protagonista in un contesto simile (e probabilmente la causa di questo mio pensiero è Team America :-P ), ho assistito con interesse allo sviluppo degli eventi.
Ora, come anche altri han scritto, è indubbio che il film abbia svariate pecche e che risulti più un blockbuster che un prodotto destinato a pochi. Motivo per cui tanti aspetti vengono abbozzati o non chiariti (come si è arrivati ad Elysium? come si è arrivati a quello scenario sulla Terra? quale relazione c'è tra i due mondi? e vogliamo parlare della tecnologia per la "quasi-immortalità"? come funziona il governo? possibile che per una stazione orbitante del genere basti riavviare un singolo server e...?) focalizzando l'attenzione più su aspetti scenici e sulla lotta per la sopravvivenza che altro.
Nel complesso, gli aspetti che più ho gradito sono tre.
In primis c'è la potenza visiva che il regista riesce a trasmettere e a focalizzare sullo schermo, soprattutto quando si ha a che fare con scenari fantascientifici e scontri tra armi avveniristiche. Mi son piuttosto gasato nell'assistere agli scontri con armi da fuoco e corpo a corpo tra Max (Matt Damon) e un signor Kruger (Sharlto Copley), sia per via degli effetti speciali adottati che per i movimenti di camera, che hanno creato dinamismo e regalato la sensazione di potenza "reale". Erano colpi che si sentivano, da cui ripararsi, altro che proiettili o raggi laser di dubbia consistenza.
Lo dimostrano pienamente le sequenze in cui Kruger ricorre allo scudo elettromagnetico o di qualunque cosa fosse, oppure nella scena della granata che lo riguarda, eccome se lo riguarda °_°
Poi ho apprezzato il richiamo metaforico alla situazione attuale, alla distanza comica che c'è tra Paesi del Primo mondo rispetto a chi vive di stenti, privo di mezzi e possibilità, nel Terzo Mondo, costretto a giocarsi la vita per vivere e ambire a qualcosa di più che il fango. Realtà che non si incontrano quasi mai, che risultano agli antipodi eppure in qualche modo legate. Da questo punto di vista il film risulta anche nobile come messaggio da veicolare.
Ultimo aspetto che mi ha intrigato è l'idea di pensare il medesimo film, la medesima soluzione, la medesima realtà gestita non dagli Usani ma dagli italiani. Elysium avrebbe avuto tutto un altro sapore, con le navi di clandestini che arrivavano ad ogni ora e il governo centrale dubbioso sul da farsi. Ma la cosa bella è che, una volta approdati, i clandestini scoprono che la tecnologia per curarsi non funziona come dovrebbe, che la stessa stazione orbitante sta cadendo a pezzi, che ci sono state magnerie negli appalti per le forniture di aria e...
Scherzi a parte, il terzo aspetto è rappresentato dalla tecnologia proposta dove i droidi si muovono con scioltezza e rapidità, quasi non fossero nemmeno macchine, i droni vengono usati come segugi e l'uso di wearable device è scontato (anche se per lo più orientato alla distruzione...). 
Gli stessi esoscheletri cui ricorrono Max e Kruger mi hanno convinto assai e assai, semplici e spartani ma di sicuro effetto. Certo, quelli visti nel 2014 in The edge of tomorrow risultavano più elaborati e meno invasivi, ma la tragicità e la tosta possanza che regala l'armatura fusa addosso a Max ha tutto un altro sapore. Sa di sacrificio, di rassegnazione, di volontà ferrea generata dalla necessità e dalla precarietà....ma soprattutto sa di strogg...chissà se un pensierino a Quake non ci sia pure stato nella geniale testolina di Blomkamp, indubbiamente un regista che ci sa fare con la macchina da presa e con la capacità di trasporre realtà fantascientifiche sensate e plausibili. E pure usabili per sviluppi mediatici trasversali: considerando i punti in sospeso e l'ambientazione proposta, tra fumetti, anime, videogame ecc...se ne può ricavare un bel po' di materiale.
Tra l'altro, gli stessi esoscheletri non sono una realtà poi così lontana visto che già sono impiegati in ambito militare (vedasi il modello Hulc della Lockheed Martin) e anche in quello medico-sanitario (vedasi il ReWalk presentato al CES 2015 di Las Vegas), e pure in Italia ricordo di un esperimento didattico realizzato in quel di Pisa focalizzato proprio sulla realizzazione di un esoscheletro. D'altronde, certi limiti fisici mica li possiamo superare...ma cervello e tecnologia servono ad ovviare a questo, no? Chissà, magari in futuro avremo esoscheletri del genere al posto delle auto, così da correre al lavoro facendo jogging a velocità significative, e comunque ben più elevate rispetto alla media di crociera in certe strade e in certe fasce orarie :-(((
Infine, un'ultima considerazione fine a se stessa. A conclusione di Elysium mi è tornato in mente Jupiter Ascending - vuoi per gli strabilianti effetti speciali, vuoi per l'azione fantascientifica, vuoi per lo scudo di energia... - e son rimasto sorpreso dal constatare che, pur avendo entrambi i prodotti giocato le loro carte nel proporre ambientazioni futuristiche e nuove tecnologie, quanto meno Blomkamp è riuscito a creare qualcosa di "compiuto", una storia che bene o male ha un inizio, uno sviluppo (concitato assai e in cui certe domande non sono da porsi) e una conclusione, ma comunque trasmettendo un senso di completezza e soddisfazione nello spettatore, diversamente dall'ultima fatica dei Wachowski che invece mi ha lasciato in bocca un sapore amarotico. Questione di aspettative, probabilmente.




venerdì 17 aprile 2015

Monsters

Titolo: Monsters
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2010
Genere: fantascienza
Cast: Whitney Able, Scoot McNairy

La trama in breve:
La ricerca scientifica della NASA riesce a trovare le prove dell'esistenza di altre forme di vita. Una navicella spaziale piena di campioni ha un incidente durante la fase di atterraggio: le creature dello spazio cominciano a stabilirsi sulla terra, moltiplicandosi e diffondendo terrore. La zona contaminata, tra il Messico e gli Stati Uniti, diventa così un parco abitato da giganteschi polpi distruttori di città e vite umane, tenuti a bada da un esercito militare violento e impreparato. Un fotoreporter e una giovane turista decidono di viaggiare insieme per raggiungere i territori sicuri oltre il confine della quarantena ma la strada da percorrere sarà ricca di imprevisti. Sembra che i mostri non amino molto la compagnia degli uomini. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Ed eccola qua, l'ennesima riprova che non servono budget miliardari o cast stellari per confezionare un buon prodotto come, purtroppo, troppo spesso molte delle produzioni hollywoodiane dimostrano, investendo l'equivalente del PIL di un continente per ottenere film senza senso o scopo.
Gareth Edwards invece dimostra che anche con un budget risicato ma prestando attenzione all'atmosfera, alla fotografia e alla narrazione si riesce a proporre qualcosa di valido, qualcosa in grado di suscitare e mantenere viva l'attenzione dello spettatore.
Per carità, con questo film non viene inventato nulla di buono e la trama in sé non propone chissà quali innovazioni. Al di là di alcune forzature e scelte discutibili, ci sono echi di produzioni più blasonate, quali Jurassic Park o la Guerra dei Mondi, impossibile non notarlo, e a ben guardare la storia proposta funziona grazie a cliché e dinamiche consolidate (t'oh, il treno non può andare avanti; t'oh, la barca si ferma...)
Eppure, questo non va a sminuire l'opera in sé né a limitarla. Semmai, la poetica delle immagini, la cura posta alla fotografia e agli scenari ripresi dalla camera, il tono e l'intimità che viene a crearsi tra i due protagonisti catturano l'attenzione e suscitano empatia. La stessa scelta di adottarne il punto di vista, limitando la conoscenza o l'orizzonte percepito dallo spettatore, è funzionale al suo coinvolgimento e a dosare l'esperienza filmica.

domenica 12 aprile 2015

Contagion

Titolo: Contagion
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2011
Genere: thriller, fantascienza
Cast: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law, Bryan Cranston, Laurence Fishburne, John Hawkes, Jennifer Ehle, Sanaa Lathan, Elliott Gould, Demetri Martin

La trama in breve:
Una malattia per molti versi simile all'influenza suina ma capace di svilupparsi anche per contatto con estrema rapidità sta colpendo il mondo. La comunità medica mondiale si trova in breve tempo a dover affrontare la ricerca di una cura e il controllo del panico che si diffonde progressivamente ovunque. Le persone reagiscono in modo diverso e a seconda della responsabilità che è stata loro attribuita o che si sono autonomamente conferita.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
In questo periodo, complice il lavoro, qualche trasferta, qualche festività, qualche trasloco in corso, sono stato piuttosto impegnato e di conseguenza il tempo per cimentarmi con la visione di film, serie, anime ne ha risentito. In particolare mi spiace per House of Cards e Kiseiju - L'ospite indesiderato :(
Comunque, qualche film son riuscito a intravederlo, soprattutto pellicole di Almodovar che, penso, siano state acquistate in stock dalla Rai e trasmesse a più riprese in tv. E devo dire che pur avendo visto film diversi per genere e toni - La pelle che abito, La mala educacion, Gli amanti passeggeri - ho apprezzato abbastanza. Un giorno, probabilmente, recupererò le parti mancanti, non viste in quel di Olbia o qui a casa.
E dopo questo preambolo inutile ma per quanto poco dovuto, passiamo ora invece a un film che, pur essendo uno solo, racchiude al suo interno slanci e dinamiche che lo fanno sembrare più un collage che un progetto riuscito.  
Sinceramente non mi è piaciuto granché: l'ho trovato freddo, poco incisivo e poco coinvolgente.
Ma non tanto per il fatto di essere realizzato male, recitato male, gestito male e via dicendo, ma per quello che trasmette. Superato lo shock iniziale nel quale si fa capire allo spettatore che si sta avviando un'epidemia letale e sconosciuta, la narrazione procede poi in direzioni diverse. 
Da un lato ci sono le vicende personale di Mitch Emhoff che, in un colpo solo, perde compagna e un figlio, mentre lui risulta misteriosamente immune. 

sabato 21 marzo 2015

Life in a Day

Titolo: La vita in un giorno
Titolo originale:  Life in a Day
Regia: Kevin Macdonald
Anno: 2011
Genere: documentario
Cast: persone qualunque da tutto il mondo

Descrizione:
24 luglio 2010. È questa la data a cui fanno riferimento tutte le immagini che si vedono in questo documentario dall'originale concezione. La società di produzione di Ridley e Tony Scott, in collaborazione con YouTube, aveva chiesto di inviare immagini riprese in quella giornata da tutte le parti del mondo. Hanno risposto filmmaker o videoamatori da 197 Paesi per un totale di circa 80.000 cortometraggi. Una mole immensa di lavoro per i selezionatori che hanno portato il materiale a una durata di 100 ore per poi ridurlo drasticamente agli attuali 95 minuti.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Questa volta la pellicola di cui vado a ciarlare non è un film vero e proprio, con trama e realizzazione discutibili, bensì un progetto collettivo realizzato su iniziativa dei fratelli Ridley e Tony Scott grazie a Youtube e ai contributi di numerosi partecipanti da tutto il mondo. In pratica è un Social Movie globale, per cui non c’è uno sviluppo vero e proprio con uno o più personaggi da seguire, semplicemente viene esplorato il mondo attraverso testimonianze visive raccolte nella medesima giornata. 
Il risultato complessivo è quello di un variegato e suggestivo documentario nel quale si esplorano le diversità e le ricchezze che la razza umana possiede dal punto di vista, appunto, della diversificazione delle culture e dei modi di essere e di sentire.
Il montaggio delinea comunque una certa sequenzialità tra i cortometraggi degli utenti, soffermandosi sui diversi momenti della giornata e proponendo uno scorcio di come vengono affrontati in Occidente, in Africa, in Asia e via dicendo. Il risveglio, la colazione, la nascita, il lavoro, il viaggio… momenti della giornata che per quanto possiamo considerare banali e quotidiani riescono comunque a destare interesse o curiosità solo per il fatto di vederli vissuti da persone altre rispetto a noi, in contesti familiari o ignoti.
Non mancano poi nel film alcune situazioni “forzate”, in cui vengono sottoposti dei quesiti - cosa ami, cosa temi... - e ciascuno dei contributi mostrati permette l’esposizione di un punto di vista. Interessante notare come certe priorità e certe preoccupazioni cambino, a seconda del contesto di vita: se nel Primo mondo le paure più grandi riguardano la perdita del partner, nel Terzo mondo sembra destare maggior preoccupazione il pensiero di riuscire a tornare a casa sano e salvo.

venerdì 20 marzo 2015

Homunculus – L’Occhio dell’Anima

Titolo: Homunculus – L’Occhio dell’Anima
Autore: Hideo Yamamoto
Pubblicato in Italia da: Panini Comics
Numero volumi: 15

Trama
Susumu Nakoshi è un senzatetto che vive in un parco antistante un lussuoso hotel di Tokyo che lui stesso, in passato, ha frequentemente visitato. Misterioso, cinico, d’aspetto piuttosto curato nonostante le misere condizioni di vita, mostra un atteggiamento distaccato da tutti, persino dagli altri clochard. È invece morbosamente legato alla sua utilitaria, che utilizza sia come rifugio che come mezzo di svago, concedendosi gite nel traffico cittadino o in periferia. Quando il veicolo gli viene sequestrato dalla polizia, per poterlo riscattare accetta la generosa proposta di Manabu Ito, eccentrico studente di medicina appassionato di occulto in cerca di una cavia da sottoporre a un delicato esperimento: si tratta di trapanare il cranio [1], praticando un foro in fronte allo scopo di risvegliare il sesto senso e poter percepire presenze sovrannaturali. Malgrado le aspettative e i test condotti, l’intervento non conferisce al paziente le capacità attese; tuttavia Susumu scopre che, se osserva le persone col solo occhio sinistro, l’aspetto di alcune di esse gli appare stranamente mutato.
Analizzando il fenomeno i due comprendono che Susumu è in grado di vedere la manifestazione fisica dell’inconscio, gli ‘homunculus’ [2]: praticamente l’essenza delle persone e la proiezione di sensi di colpa, manie, inadeguatezze e altri risvolti psicologici che condizionano il loro modo di essere e agire. La nuova facoltà indurrà il misantropo protagonista a riprendere contatto con la gente; aiutando perfetti sconosciuti ad affrontare il loro mondo interiore – per lo più con conseguenze drammatiche e non prevedibili – egli scoprirà che ciò che è ora in grado di percepire negli altri rappresenta una sorta di riflesso del proprio io. Questa consapevolezza lo destabilizzerà emotivamente e psicologicamente, guidandolo nell’arduo percorso verso una maggiore conoscenza di sé, fino al difficile confronto con il passato da cui è fuggito.

Commento
Quella narrata nel manga Homunculus – L’Occhio dell’Anima è senza dubbio una storia originale e intensa, priva com’è d’intermezzi comici e sequenze d’azione in grado di allentare o variare la tensione; adatta a un pubblico adulto, la trama procede per lo più grazie a dialoghi e riflessioni, proponendo spesso situazioni forti e disturbanti che potrebbero scoraggiare il lettore medio. Ma l’elevata qualità in termini di contenuti e spunti ripaga ampiamente l’impegno di lettura.
La serie (15 volumi) è stata scritta e disegnata da Hideo Yamamoto tra il 2003 e il 2011, e pubblicata in Giappone sul settimanale Big Comic Spirits, edito dalla Shogakukan; mentre Panini Comics ne ha curato l’edizione italiana, uscita con cadenza aperiodica dal 2005 al 2012 e riproposta in ristampa dal 2011 a fronte del discreto interesse suscitato.
Probabilmente meno conosciuto in Italia rispetto ad autori di seinen quali ad esempio Jirō Taniguchi, Naoki Urasawa e Makoto Yukimura, Yamamoto è un mangaka già noto al pubblico internazionale per opere particolari e difficili da catalogare ma comunque coraggiose e mature. Basti pensare a Nozokiya del 1992, incentrato sul voyeurismo con protagonista un erotomane, e alla successiva serie intitolata Shin Nozokiya del 1994, dove un’agenzia investigativa si occupa di portare alla luce perversioni di criminali e corrotti; due anni dopo, con Okama Hakusho, l’autore affronta invece tematiche quali l’omosessualità e il travestitismo; nel 1997 propone Enjou Kousai Bokumetsu Undou in cui non si lesinano stupri, sadismo e violenza; ma è nel 1998 che Yamamoto realizza una delle sue opere più conosciute e controverse Ichi the Killer (titolo originale Koroshiya Ichi, adattato per il cinema nel 2001 grazie a Takashi Miike), che esaspera argomenti quali il bullismo, la violenza e il sadismo, in una storia ambientata nel mondo degli yakuza. In tempi più recenti, dopo Homunculus, Yamamoto ha collaborato con Hiroya Oku per Yume Onna, volume autoconclusivo che tratta di sogni lucidi.
Considerando il tenore seinen di questi precedenti, anche Homunculus non poteva che collocarsi nella stessa categoria, rivolgendosi a un pubblico maturo e alla ricerca di una vicenda conturbante e stimolante dal punto di vista intellettuale. L’attenzione è orientata in prevalenza all’introspezione, all’analisi dell’individuo e della società ma, rispetto ad altre opere di Yamamoto, l’elemento violenza viene ridotto ai minimi termini: sono gli aspetti psicologici a venire approfonditi e sviluppati. Il tutto confezionato con un ritmo narrativo adeguato, sostenuto da discrete soluzioni stilistiche capaci di creare tensione e coinvolgimento, giocando spesso con toni cupi per ribadire come l’interesse primario sia rivolto agli anfratti più turpi dell’animo umano, ai segreti e alle colpe che si celano dentro di noi.

domenica 8 marzo 2015

Departures

Titolo: Departures
Regia: Yojiro Takita
Anno: 2008
Genere: drammatico
Cast: Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano, Kimiko Yo, Tetta Sugimoto

La trama in breve: 
Dopo lo scioglimento dell'orchestra, il violoncellista Daigo (Motoki Masahiro) rimane senza lavoro e decide di ritornare al paese d'origine. Assieme alla moglie Mika (Hirosue Ryoko), docile e mansueta come poche, si trasferisce nella sua vecchia casa in campagna alle porte di Yamagata. Qui comincia a cercare lavoro e si imbatte in un annuncio interessante, raggiunge l'agenzia e scopre che i viaggi dell'inserzione non sono vacanze alle Maldive ma dipartite nel mondo dell'aldilà. Titubante all'inizio, si lascia convincere dagli insegnamenti del capo, il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu), e ritrova il sorriso perso da tempo. Quando la moglie scopre l'identità del suo nuovo mestiere, scappa di casa e lo abbandona solo in paese, dove in molti cominciano a snobbarlo. Ma il destino sta nuovamente per sorprenderlo, costringendolo a fare i conti con il passato, la morte della madre e l'allontanamento precoce del padre, fuggito chissà dove e mai più rivisto. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Dopo avervi parlato di splendidi esempi di film ignoranti, quali G. I. Joe oppure The Barbarians, questa volta è il turno di un titolo degno di rispetto, tra l'altro vincitore del premio Oscar del 2009 per la categoria miglior film straniero.
Siamo di fronte infatti a un film intenso, composto, che affronta tematiche importanti e non banali come la morte e il cerimoniale relativo alla preparazione della salma per l'ultimo viaggio del defunto. Tanato-estetica, come la definiscono nel film. Il tutto affrontato con trasporto e sensibilità, con una solennità e un'intensità che trasmettono calma e pace. Dinamiche, toni e ritmi che sarebbe stato difficile ritrovare in produzioni non orientali: me lo immagino, per dire, il medesimo film realizzato da Michael Bay o da Neri Parenti...
La storia proposta in realtà è piuttosto semplice e scandita da dinamiche e problematiche che si presentano in ordine sequenziale. Ci sono poi anche alcuni momenti in cui la tensione si allenta, e che magari strappano qualche sorriso, come già accade durante i primi minuti alla cerimonia in cui, nel preparare la salma, Daigo (Masahiro Motoki) scopre che "quella bella ragazza" in realtà non è proprio tale...ma si tratta di momenti proposti - oltre che per motivi di mero intrattenimento visto che pur sempre di un prodotto cinematografico si tratta - per ricordare al pubblico che la morte e l'ultimo saluto al defunto non rappresentano solo un evento luttuoso ma anche un momento di incontro, di scoperta, di condivisione e di riconciliazione. Nel ritrovarsi alle prese con diversi decessi e diversi contesti, le occasioni non mancano per creare occasioni di riflessione e scambio, o anche per tratteggiare drammi familiari e non. 

domenica 1 marzo 2015

G.I. Joe: La nascita dei Cobra

Titolo: G.I. Joe: La nascita dei Cobra
Titolo originale: G.I. Joe: The Rise of Cobra
Regia: Stephen Sommers
Anno: 2009
Genere: azione
Cast: Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christopher Eccleston, Joseph Gordon-Levitt, Byung-hun Lee, Sienna Miller, Rachel Nichols, Ray Park, Jonathan Pryce, Saïd Taghmaoui, Channing Tatum, Marlon Wayans, Dennis Quaid, Arnold Vosloo, Karolina Kurkova, Leo Howard, Marlon Wayans

La trama in breve:
In un futuro non troppo lontano la nanotecnologia ha fatto passi da gigante e consente al magnate della multinazionale MARS di vendere armi ai governi e contemporaneamente fornire le tecnologie di difesa da quelle armi, controllando così di fatto il mercato. Lo scoprono ben presto due soldati semplici attaccati mentre trasportano pericolose testate della MARS. L'unico rimedio lo offre una divisione militare segreta, i G.I. Joe: soldati altamente qualificati impiegati dal governo per missioni semi impossibili. Con loro tenteranno di impedire alla società di poter ricattare tutti i governi del mondo.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Quand'ero piccolo ricordo di aver visto più volte gli episodi delle varie serie dedicate ai G.I. Joe, linea di giocattoli della Hasbro ispirata a personaggi che vedono le proprie origini addirittura nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. 
Personalmente, ignoravo questo dettaglio ma poco importa: conservo semplicemente un vago ricordo di simpatici omaccioni pronti a combattere in scontri a tutto campo contro i temibilissimi Cobra. Tra velivoli di ultima generazione, sparatorie a più non posso, scazzottamenti e violazioni di qualsiasi trattato o convenzione internazionale, i Joe intervenivano ovunque nel mondo per ostacolare i cattivi.
Per riesumare ricordi ed emozioni made in the 80s, nonchè per lasciarvi stregare dallo straordinario jingle usato nella sigla, ecco a voi una carrellata di intro dedicati ad alcune delle varie serie animate proposte dal 1983 al...2011 ??? Azz...pensavo si fossero fermati prima...comunque nel video qui sotto ci si ferma agli inizi del 90, mi sa, e riguarda la serie "G.I. Joe: A Real American Hero":


"...Wherever there is trouble, G.I. Joe is there. G.I. Joe!!!"

sabato 21 febbraio 2015

La legione dimenticata

Titolo: La legione dimenticata
Autore: Ben Kane
Editore: Piemme
Genere: romanzo storico
Pagine: 480

La trama in breve:
53 a.C. Autunno. La legione avanza lungo la pianura, gli elmi luccicanti sotto il sole. I soldati hanno affrontato molte prove nel lungo viaggio che li ha portati dalla Gallia all'Asia Minore, al confine estremo del mondo conosciuto.
Sono giunti da lontano, ognuno seguendo il proprio destino, ma uniti sotto un'unica insegna: l'aquila di Roma.
Tra loro, tre uomini la cui amicizia è cresciuta sul campo di battaglia, tra il fango, il sangue e la rabbia di chi non sa se ci sarà un domani.
Tarquinio, l'aruspice guerriero. Nato in Etruria, nemico di Roma, la sua sorte è scritta in una profezia: tenere alto l'onore del suo popolo e raggiungere luoghi in cui nessun Etrusco è mai stato.
Brenno, il barbaro. I Romani hanno sterminato il suo villaggio e la sua famiglia e ora lo osannano nell'arena, dove è diventato il più valoroso dei combattenti.
E infine il giovane Romolo, schiavo dalla nascita insieme alla sorella gemella. Venduti entrambi a tredici anni: Romolo alla scuola gladiatoria, dove conoscerà Brenno, e Fabiola a un lupanare, dove catturerà lo sguardo di uno dei personaggi più potenti della città.
Un gladiatore, un aruspice e un barbaro, dunque. Insieme si arruoleranno nell'esercito di Crasso che affronterà i Parti a Carre e costituiranno la Legione dimenticata, per poi iniziare la lunga marcia verso casa e verso la libertà. (fonte Piemme)

Il mio commento:
Ho letto questo libro su consiglio di mio papà, Lino, che ha già consumato la trilogia. Una sera, parlando del più e del meno, dopo aver accennato al fatto che avevo sentito di Dragon Blade, produzione orientale in cui comparivano dei legionari romani, lui ne ha approfittato per accennarmi a questa serie di libri del kenyota Ben Kane.
Inizialmente ero un po' indeciso, considerando la materia del libro, la nazionalità dell'autore e il fatto che questo rappresenta la prima parte di una saga, ma a posteriori posso confermare di esser rimasto più che soddisfatto di questa esperienza di lettura. 
Di certo, dovendo dettagliare e spiegare l'ambientazione, che magari per noi italiani potrebbe anche risultare familiare ma per lettori d'oltreoceano no, lo sviluppo non è esente da digressioni o descrizioni appositamente pensate per conferire profondità e verosimiglianza al testo. Fortunatamente queste non sono mai né troppo lunghe né invasive e consentono di prender pratica con termini (anche in latino), usi e costumi dell'epoca abilmente rievocati dalle parole dell'autore.
Le vicende descritte si svolgono in più zone dell'impero Romano e anche al di fuori di esso e fondamentalmente si concentrano attorno a pochi personaggi fino a che, dalla metà circa del libro, i poli narrativi diventano due: da un lato troviamo Fabiola, rimasta a Roma, e dall'altra il trio composto da Brenno, Tarquinio e Romolo.
Cercando di fare un po' d'ordine, senza svelare troppo, posso dire che Tarquinio è un aruspice, istruito in segreto dal vecchio Oleno durante le rare occasioni ritagliate nel contesto dei lavori svolti alla magione di Celio, il patrizio per cui cui lavoravano loro e una moltitudine di schiavi discendenti dagli etruschi.
Brenno, possente e immane, è l'ultimo degli allobrogi, fiera tribù della Gallia attaccata dai romani: dopo aver perso la propria famiglia e il villaggio, egli viene risparmiato per divenire un gladiatore, quindi trascinato a Roma con il cuore pesante e nella memoria il ricordo delle ultime parole di Ultan, il druido del villaggio, che gli preannunciava un lungo viaggio sino ai confini del mondo.
Infine, Romolo e Fabiola sono i figli di una schiava, Velvinna, e del patrizio che l'ha stuprata (la cui identità viene lasciata intendere al lettore...). Cresciuti assieme fino all'adolescenza quando, per una serie di accadimenti, il loro padrone, Gemello, decide di vendere la ragazza al miglior bordello della città e suo fratello al Ludus Magnus, per essere addestrato a divenire gladiatore.

giovedì 19 febbraio 2015

The barbarians

Titolo: The barbarians
Regia: Ruggero Deodato
Anno: 1987
Genere: azione, fantasy
Cast: Peter Paul, David Paul, Richard Lynch, Eva La Rue, Sheeba Alahani, Benito Stefanelli, Giovanni Cianfriglia, Michael Berryman:

Premessa:
In questo periodo, complice l'influenza, ho avuto modo di recuperare o completare la visione di alcuni film. Oggi che mi sento un po' più in forze, ho deciso quindi di dedicare un post a uno di questi. A quale, però? 
Al film "I pompieri", del 1985, offerto dalla programmazione televisiva dei giorni scorsi? 
A Changeling del 2008 di Clint Eastwood, basato su una storia vera poi rimaneggiata per questioni cinematografiche?
Ad Americn Hustle, del 2013, apprezzato assai sotto molti punti di vista e di cui potete ugualmente trovare una degna recensione qui?
Invece no...preferisco rendervi edotti circa il film per nobiluomini dal titolo The Barbarians: buahahahah!
Cominciamo con la trama, allora.
Controlliamo su wikipedia:


Uhm...proviamo allora con Mymovies:
Tanti secoli fa, in un mondo popolato di animali mostruosi, coraggiosi paladini, streghe e filtri magici, un re cattivo tiene segregata la sua stupenda moglie e i bambini avuti da lei: una femmina e due gemelli.
Ehm, come dire ... non mi pare sia proprio così! 
Tra l'altro, nell'elenco del cast, sulla scheda di Mymovies i nomi di Peter e David Paul manco figurano tra i primi, neanche fossero i protagonisti!!!
Una trama degna di tale nome è invece disponibile su ComingSoon, dove però manca la locandina e il voto del pubblico è chiaramente il risultato dello scherzo di un folle. 
Fatto sta che, con queste premesse e con un onesto 4.8 su IMDB, The barbarians non si presenta proprio bene. Anche il fatto di esser stato reso disponibile in Europa solo dal 2010, è un indizio non trascurabile.
E pensare che i film su Conan - Conan il barbaro e Conan il distruttore -, interpretati da Arnold Schwarzenegger risalgono al 1982 e al 1984 e di questi conservo un discreto ricordo.
Vero anche che considerando altri film del medesimo genere presente su imdb, pare che il binomio fantasy - barbaroni abbia per lo più regalato alla storia grandi perle cinematografiche.
Ho deciso quindi di investire del tempo per rendere pubblica la storia narrata in codesto film, sia per colmare le lacune poc'anzi evidenziate e al contempo perché altri NON commettano l'errore di guardarlo.
A meno che, ovviamente, non siane alla ricerca di un prodotto trash o amanti delle caratterizzazioni impeccabili come quella regalata dai barbarians brothers che interpretano, fondamentalmente, due bamboccioni iperforzuti. Oppure semplicemente apprezzino spettacoli in stile Xena, con tanta gente abbigliata con vesti succinte :-P
Preciso inoltre che dal punto di vista di colonna sonora, locations e costumi direi che il film non presenta grossi problemi. Stessa considerazione per il cast selezionato, che risulta in linea con il tenore di questa produzione nostrana decisamente un prodotto di intrattenimento più che un capolavoro che punta all'Oscar

Il mio commento:
Come c'era da aspettarsi, tutto va in malora già all'inizio quando una voce fuori campo tratteggia il contesto fantasy in cui si svolgeranno le vicende - un'epoca buia, dominata dalla spada, un'ambientazione ben resa dal desolante panorama scelto per fare da sfondo all'introduzione - e presenta la tribù dei Ragnicks che, in epoche antiche, ha barattato il proprio oro per ottenere un luminoso rubino magico che racchiude il potere della musica, della gioia e della bontà. Un ottimo affare la cui trattativa, anche se non è raccontato dalla voce narrante, venne seguita da Giorgio Mastrota che permise ai Ragnicks di ricevere in omaggio anche delle carovane con cavalli con cambi Shimano.
Da allora, questi simpatici imbecilli, vagano recando gioia, arte e musica in ogni dove, liberi, amati da tutti, senza temere alcunché. 
"Solo una tribù, quella dei Ragnicks aveva il diritto di libero passaggio", spiega la voce fuori campo.
Neanche il tempo di finire la frase che dei sudici predoni scattano all'attacco dei saltimbanco. La situazione si fa tesa e drammatica: da un lato criminali armati di spade, mazze e archi, dall'altro artisti da strada con...ehm...birilli...aste...ah, c'è anche lo sputa fuoco e un tizio ambiguo che lancia una sfera di cristallo che poi esplode °_°

mercoledì 18 febbraio 2015

I violini del cosmo

Titolo: I violini del cosmo
Autore: Alessandra Giusti
Editore: Elison publishing
Genere: narrativa
Formato: ebook

La trama in breve:
Anno 2070. Una città capitale di uno Stato governato dalla dittatura ha imposto come unica religione quella civile dell’Utile, declinandolo nella sua peggiore accezione, inserendo in TV, PC e iPod speciali programmi capaci di influenzare il comportamento della popolazione, oltre a operare un particolare tipo di censura. Ma in un’antichissima città sotterranea si alimenta un progetto collettivo di rivoluzione organizzato da intellettuali, artisti, esclusi, tra cui Luna, giovane pittrice dissidente. Tra poesia, humour, avventura, sapienza indios e un amore fuori dall’ordinario, I violini del cosmo ci seduce, invitandoci a cambiare prospettiva, considerando l’altro “divino” perché “portatore di diversità” e a credere nella forza della parola e dell’arte.

Il mio commento:
Esprimere un commento su un testo non è mai un compito facile, soprattutto quando l’occasione è nata da una proposta dell’editore dell’opera in questione.
Preciso che ho letto I violini del cosmo senza avere sottomano particolari coordinate quali l’identità dell’autrice oppure il genere o il pubblico di riferimento del racconto, per cui probabilmente questo mio intervento ha un peso relativo, forse minato da aspettative che non hanno trovato corrispondenza tra le pagine lette. 
In primis, pensavo di trovarmi di fronte a un romanzo, mentre per sviluppo e lunghezza del testo l’opera della Giusti si configura come racconto. Dalla trama presente sul sito dell’editore, inoltre, avevo intuito si trattasse di genere distopico, per cui ammiccante per tono e scenari a quelli descritti in opere quali 1984 o V per vendetta. Per intenderci, ipotizzavo un’ambientazione cupa e oppressiva, dove la tensione si avverte e si respira a ogni momento, dove il condizionamento è pane quotidiano e la libertà solamente un sogno infranto, assassinato da dinamiche correlate al mero consumo di beni e al lucro.
Invece mi son trovato immerso in un contesto molto più solare e semplicistico, a tratti molto ingenuo. Il Partito ha sì imposto il suo controllo sulle dinamiche di vita dei cittadini ma tutto sembra svolgersi nella più totale serenità, senza particolari malcontenti o tragedie. Come si accenna nei primi capitoli, nel mondo in cui si svolgono le vicende descritte sono progressivamente state soppresse la democrazia e la religione, così come arte e media esistono solo per servire il volere di chi comanda.

domenica 15 febbraio 2015

Jupiter Ascending

Titolo: Jupiter - Il destino dell'universo 
Titolo originale: Jupiter Ascending
Regia: Lana Wachowski, Andy Wachowski
Anno: 2015
Genere: fantascienza
Cast: Channing Tatum, Mila Kunis, Sean Bean, Eddie Redmayne, Douglas Booth, Tuppence Middleton, Terry Gilliam, Nikki Amuka-Bird, Edward Hogg

La trama in breve:
Jupiter, figlia di immigrati russi, pulisce i bagni per vivere, sogna un domani migliore ma nel suo presente dorme in una stanza con i suoi parenti e non pensa di valere più del lavoro che fa. Un giorno, a sorpresa, in un salvataggio rocambolesco scopre di essere l'oggetto del desiderio di una famiglia di nobili alieni e viene così rapita da quello che diventerà il suo oggetto del desiderio, un mercenario mezzo uomo-mezzo cane. Dopo aver passato in rassegna i tre fratelli del nobile casato che si litiga la sua amicizia per interesse, come fossero fantasmi dickensiani, scoprirà di poter finalmente lottare per se stessa assieme al suo cavaliere. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Confesso di aver atteso a lungo l'uscita di questo film. Già ne avevo sentito parlare anni addietro, dopo l'uscita di Cloud Atlas. Quindi mi son sorbito i teaser e i trailer, uno dei quali addirittura a giugno del 2014 prima di "The edge after tomorrow". 
Mi sono quindi persuaso che la ritardata uscita del film fosse dovuta alla cura maniacale con cui i Wachowski stavano seguendo la fase di post produzione, oppure a mere questioni tecniche per proporlo in 3D... magari alla pressione di altre case cinematografiche impanicate dalla potenza visiva di questo film.
Ora, dopo averlo visto con questi miei occhi, posso affermare di avere un parere non propriamente favorevole. 
Indubbiamente, con un cv come il loro, per i Wachowski non dev'essere facile realizzare film: l'eredità di Matrix è pesante e ci si aspetterebbe che il duo riesca a proporre qualcosa di degno. 
Tuttavia, pensando alle parti a loro affidate in Cloud Atlas, mi parevano tornati in discreta forma, pronti a scrollarsi di dosso scivoloni come Speed Racer. 
Con questo Jupiter Ascending, orrendamente tradotto dalle sapienti mani dei distributori italiani (se mai un giorno farò un colpo di Stato e diverrò sindaco maximo dell'Italia, uno dei miei primi emendamenti sarà l'esecuzioni capitale di gente che, nei decenni, si è prodigata per storpiare i titoli originali) che per altro hanno avuto la bellerrima idea di lasciare contemporaneamente sullo schermo le due versioni, in totale spregio dell'intelligenza del pubblico, con questo film dicevo ancora una volta i due cineasti statunitensi riescono a stupire visivamente, ma peccano clamorosamente sotto molti altri aspetti. A loro comunque riconosco - e su questo aspetto credo che i pareri siano tutti sulla medesima lunghezza d'onda - la capacità visionaria di creare mondi e tecnologie andando a delineare un'ambientazione completamente nuova che potrà venir sfruttata per i più disparati usi commerciali (videogame, fumetti, animazione, Jupiter Ascending 2...). 

venerdì 6 febbraio 2015

Canzoni travisate, il dramma (??)

Personalmente ritengo di avere una discreta memoria anche se, purtroppo non funziona esattamente come vorrei. E pur non essendo certo un Pico della Mirandola dal punto di vista della memorizzazione di film e vaccate goliardiche, direi che non mi posso lamentare. Anzi.
Il dramma però è che questa mia capacità alle volte mi si ritorce contro...e non penso di essere nemmeno l'unico a vivere codesto dramma nel mondo. 
Là fuori, lo so, ci sono altri come me...
Tra le altre cose, sono anche un assiduo ascoltatore di Radio DeeJay, soprattutto tra le 8 e le 9 di mattina (anche se non posso non negare che mi concedo pure qualche Pinocchio e Cordialmente...) quando le frequenze dell'emittente sono assoggettate al volere del Trio Medusa, tre loschi figuri colpevoli di scatenarmi risate convulse mentre sto alla guida della mia autovettura. 
Ordunque, tra le mefistofeliche trovate del trio ci stanno le ormai notissime Canzoni Travisate. E se non sapete di cosa sto parlando, beh, mi sa che il resto di questo mio infimo post non possegga mola attrattiva ai vostri occhi. Eventualmente potreste trovare di maggior gradimento investire il vostro tempo con ben altre faccende, tipo vedere questo video
In caso contrario, continuate pure.
Dicevamo,le canzoni travisate. Se da un lato queste sviste/perle di goliardia musicale mi risultano simpatiche e mi divertono assai - tra l'altro io pure sono colpevole di aver segnalato un paio di travisate con Be Lucky dei The Who e Hideaway di Kiesza - presentano come rovescio della medaglia il fatto di rovinare l'esperienza di ascolto. 
Soprattutto se si possiede anche una discreta memoria per le vaccate come accennavo io.