venerdì 30 agosto 2013

..:: Ali di tenebra ::..

Titolo: Ali di tenebra
Autore: Mauro Saracino
Editore: Plesio E
ditore
Genere: urban fantasy
Pagine: 290

La trama in breve:
Angeli e demoni combattono da millenni sul nostro piano esistenziale e gli esseri umani svolgono per loro la funzione di pedine preziose. Non possono però essere manipolati direttamente, poiché protetti dal divino libero arbitrio. In questo scenario si muove Mayra, una delle poche persone a conoscenza del segreto a causa di un terribile presagio avuto da adolescente. È una ragazza sola, caparbia e cinica, votata alla caccia di quelle che vengono chiamate “ali bianche”. Al contempo troviamo tra le pagine di questa storia Alessio, all’oscuro di tutto e alle prese con la sua drammatica situazione familiare. Il ragazzo, impreparato a conoscere la realtà, non sa di reggere in mano la bilancia della guerra in atto. (fonte Plesio Editore)

Il mio commento:
Ali di tenebra è un urban fantasy italiano ambientato in Italia e riconducibile al filone dei romanzi che, dal 2007 a questa parte, tirano in ballo gli angeli proponendoli come creature che poco hanno di salvifico e biblico. Anzi. Sono semmai una versione abbellita dei demoni ma, esattamente come loro, hanno tra i propri obbiettivi lo sfruttamento degli esseri umani, illudendoli, sottraendo loro energia, e chi più ne ha più ne metta. Il genere, inaugurato dai libri di Cassandra Clare, se non interpreto male i risultati che ottengo con google, è andato piuttosto bene in termini di accoglienza del pubblico e, stando a quanto appena letto, pure tra gli autori italiani c'è chi ha voluto proporre opere ammiccanti a tale filone. Come Mauro Saracino e questo suo Ali di tenebra, ambientato qui in Italia.
Purtroppo però nel testo in questione qualcosa non ha funzionato o, a mio avviso, è stato totalmente ignorato o non adeguatamente approfondito. L'ambientazione è infatti lasciata molto al caso: passi per la scelta di collocare le vicende in quel di Roma (al di là di qualche riferimento accennato qua e là, per me, la città poteva benissimo essere Milano o Catania...), che alla fin fine non è poi sto gran problema se le vicende si svolgono in un posto o in un altro, ma non per l'assenza di spiegazioni relative alle figure soprannaturali che si muovono tra le pagine del romanzo. Da dove vengono, qual è il loro scopo, che fanno da mattina a sera, in che modo stanno causando problemi al mondo...domande legittime, ma che non troveranno risposte. Ci sono e basta, fidatevi. 
Immaginandomi Mayra, ho pensato a lei. Bella, incazzosa,
forte, letale, determinata...e di cui alla fine non si saprà
più niente. Come se non avesse più importanza o se
ne fossero dimenticati...
Così come ci sono e basta anche altri personaggi, ovvero protagonisti e comprimari, alcuni introdotti con calma e con un po' di caratterizzazione (Alessio e Mayra) (tra l'altro, non è che la sua fisionomia sia vagamente ispirata alla Clare? Colore degli occhi e dei capelli, più che altro...) e altri assolutamente meno. Molto meno. Soprattutto i "cattivoni" e i personaggi ambigui, quelli che creano suspance e mistero e di cui non è dato sapere poi molto...ma che risulteranno fondamentali per il finale. Che è la parte del romanzo che più mi ha irritato e creato un senso di frustrazione. Sensazione che è andata via via crescendo mescolandosi a confusione e sconcerto. Se mai leggerete questo romanzo, probabilmente, mi comprenderete. Non tanto per sconvolgenti dinamiche che vengono descritte o per concetti sublimi infine svelati ma perché, ahimè, tutto è caotico e confuso, con personaggi che compaiono dal niente, scontri apocalittici e dinamiche poco chiare ("lui è l'arbitro" rivela il trickster mentre lui, il Texano e Godzillone sparano a un enorme serpente alato che ha squarciato la chiesa ... °_° eh?) 

domenica 25 agosto 2013

..:: Vacanze italiane 2013 ::..

"Certo che i giornalisti italiani sono davvero dei geniacci nel proporre le notizie", ho pensato mentre scorrevo un po' di titoli sull'Ansa. Stando alle principali segnalazioni del giorno l'interesse massimo del nostro impegnatissimo e illuminatissimo governo è il dibattito sull'IMU: credo che nei prossimi giorni verrà interpellato il divino Otelma per avere qualche responso. 
Sia mai che si interpellino invece quei caspita di 10 saggi che nel mese di marzo son stati prontamente selezionati per prender tempo decidere in merito alla nomina del capo dello Stato. La prossima volta magari è meglio se chiamiamo la Flotta dei Sette di One Piece....
Accanto alla vibrante preoccupazione per l'IMU, l'altra grande bomba è relativa al futuro del baldo giovane Silvio Berlusconi. Capirai, son vent'anni che ce lo sorbiamo...e non vedo perché le cose debbano cambiare nel nostro magico Paese: c'erano inciuci prima, ce ne sono ora, ce ne saranno poi. In fondo, certa gente casca sempre in piedi, e non parlo solo di Silvio B.
Per cui, anche in questo caso, novità fresche fresche e che nessuno mai si sarebbe aspettato di ritrovarsi come principali notizie su cui focalizzare l'attenzione delle masse in agosto.
Poco più in basso però, ed è questo il motivo per cui ho deciso di scribacchiare qualcosa mentre fuori il cielo è squassato da tuoni e fulmini (e si avverte pure un'empia voce nell'aria, probabilmente Saruman che ha constatato i danni causati dalla grandine alle proprie piantagione di orchi), viene riportato un allarme terrificante: E' boom di oggetti stampati in 3D
Scusate, volevo dire, solo il 32% degli italiani è partito per le ferie.
Ohibò, solo 1 su 3? Ma stiamo scherzando? Saremo mica un Paese con seri problemi economici e occupazionali, vessato da un debito pubblico in crescita sfrenata e che, nonostante tutto, continua a stagnare, crogiolandosi nei ricordi di un passato idealizzato e nel rassicurante pensiero che, in qualche modo, per intercessione divina, tutto si sistemerà da solo?
Italia.IT ... davvero?
Quelle riportate sono invece stime piuttosto allarmanti, che lasciano supporre una cera difficoltà da parte delle persone di mettersi da parte risparmi, forse a causa di introiti incerti e traballanti e aumenti globali dei costi da sostenere...niente di nuovo, lo ben so.
Spero solo non siano dati relativi al solo mese di agosto perché allora sarebbe l'ennesima riprova dell'ottusità del nostro sistema sociale, convinto di essere fermo a decenni fa: nel resto del mondo la gente viaggia tutto l'anno, come pure molti fanno nel nostro Paese, ma giornalisti e osservatori mediatici continuano a guardare al mondo con i paraocchi,
In ogni caso, di fronte a una stima tanto deprimente, non mi son sentito affatto stupito.
Voglio dire, dov'è la novità? Le difficoltà che la gente quotidianamente vive e le incertezze con cui è costretta a fare i conti sono lampanti e palesi, così come il numero di aziende che falliscono o che vedono ridurre i propri introiti o delocalizzano la propria attività... per cui uno scenario come quello descritto credo sia normale. Semmai, mi aspetterei un po' più di pro-attività da parte dei giornalisti ad esempio interpellando qualche economista o esperto per esprimere un parere, magari un elenco di manovre o proposte che si potevano attuare per correggere questi numeri, creando virtuosità e non ulteriori depressioni.
Per dire, si potevano incentivare i consumi per la stagione estiva con l'occhio previdente di chi tenta di creare mercato e occasioni lavorative, magari fornendo incentivi o possibilità di "detrarre spese sostenute per le ferie" o, al limite, incentivare l'arrivo di turisti stranieri dall'estero, con tariffe aggressive e servizi all'altezza delle aspettative (lo so che non possiamo sottrarci ai nostri obblighi verso mamma USA, ma c'è sempre la questione dei caccia...chissà quante cose si potrebbero fare con quei soldi...)

mercoledì 21 agosto 2013

Kick Ass 2

Titolo: Kick Ass 2
Regia: Jeff Wadlow
Anno: 2013
Genere: azione, commedia, supereroi
Cast: Aaron Taylor-Johnson, Christopher Mintz-Plasse, Chloë Grace Moretz, John Leguizamo, Jim Carrey, Donald Faison, Clark Duke, Olga Kurkulina, Iain Glen, Lindy Booth

La trama in breve:
L'ultima volta che abbiamo visto la ragazza assassina Hit Girl e il giovane vigilante Kick-Ass, stavano entrambi cercando di vivere come due normali teenager chiamati Mindy e Dave. Preoccupato del diploma di fine anno e di un futuro alquanto incerto, Dave crea la prima squadra di supereroi mondiali insieme a Mindy. Sfortunatamente però Mindy viene scoperta nei panni di Hit Girl, ed è costretta a ritirarsi, restando sola ad affrontare il terrificante mondo della scuola, popolato da malvagie studentesse. Dave, a quel punto, si rivolge a Justice Forever, un gruppo guidato da un ex criminale, il Colonnello Stars and Stripes. Mentre i supereroi si danno da fare sulle strade della città, il supercattivo di tutto il mondo, Mother Mother Fucker, crea la propria squadra e mette in atto un piano per far pagare Kick-Ass e Hit Girl per ciò che hanno fatto a suo padre. Ma c’è solo un problema: se ti metti contro anche un solo membro di Justice Forever, ti metti contro tutti. (fonte comingsoon.it)

Il mio commento:
Con gli Iron Maiden live in Rio in sottofondo, anche se con l'articolo non c'entrano una mazza, e lo ben so, ho deciso di approfittarne per buttar giù due note sul film di cui al titolo del post recentemente visto al cinema.
Ebbene, non male affatto, scanzonato e dinamico al punto giusto, a tratti molto demente (più che demenziale) e a tratti viuulento assai. E se qualche dubbio in merito alla polemica suscitata via twitter dal buon Jim Carrey ce l'avevo (d'altronde, si tratta pur sempre di strategia di marketing...), devo dire che forse tutti i torti non li aveva.
Ma andiamo con ordine.
Come nel caso del precedente episodio, anche questo Kick Ass 2 prende origine dall'omonimo fumetto targato Mark Millar e John Romita Jr (e stavolta li ho scritti giusti!!!)...che non ho letto e che dalla regia mi dicono non essere poi sto granché. Il film che ne hanno tratto invece è più che godibile e, di fatto, ripropone lo stesso ritmo e la stessa atmosfera del primo, mescolando azione, commedia, violenza e chi più ne ha più ne metta.
Il risultato complessivo è quello di una pellicola adatta ad un pubblico dai 14 anni in su, molto attuale e moderno per regia e narrazione. La trama in sé non è particolarmente complessa ma viene orchestrata in modo più che egregio, senza mai annoiare lo spettatore e concedendo spazio a una vasta gamma di emozioni, compreso un po' di sano dolore e sofferenza a causa di qualche lutto.
Tra gli aspetti che più mi hanno convinto ci sono senza dubbio il cast e la caratterizzazione dei personaggi principali, che a modo loro cercano di proporsi come modelli di eroi moderni, seppure controversi. Già perché in fin dei conti la maggior parte dei vigilanti è gente comune che, per un motivo o per un altro, decide di scendere in strada a menar le mani contro "il male": dall'ex galeotto alla ragazza disinibita, dall'adolescente inquieto alla coppia di mezza età, chiunque può autolegittimarsi nel dispensare botte da orbi a destra e a manca. E tutto facendolo apparire una questione del tutto comune e normale, violenza fai da te e alla portata di tutti su cui sarebbe bene ponderare o comunque prender le distanze. E se questo era il reale messaggio che Jim Carrey voleva far passare (per lo meno lo suppongo, visto che faceva riferimento al massacro di Newtown...) tutto sommato non gli do torto.
Comunque, dicevo, il cast scelto per il film riconferma i giovani attori già comparsi in Kick Ass e si rivela più che all'altezza del copione, capaci di recitare, di atteggiarsi e di monopolizzare lo schermo. Sia l'ormai rodato Aaron Taylor-Johnson (per altro visto qualche mese fa su Anna Karenina), che la talentuosa Chloë Grace Moretz che il buon Christopher Mintz-Plasse rappresentano un trio da non perder d'occhio. Ma oltre a loro, anche la body-builder Olga Kurkulina molto probabilmente farà parlare di sé: in fondo, è una sorta di Schwarzenegger in gonnella! E non mi riferisco solo alla fisicità, ma anche all'espressività (tendente a nullo....) e alla prestanza fisica nel seminare il panico, proprio come un terminator :-)

sabato 17 agosto 2013

..:: The cabin in the woods - Quella casa nel bosco ::..

Titolo: The cabin in the woods - Quella casa nel bosco
Regia: Drew Goddard
Anno: 2011
Genere: horror, commedia
Cast: Kristen Connolly, Chris Hemsworth, Anna Hutchison, Fran Kranz, Jesse Williams, Richard Jenkins, Bradley Whitford

Il mio commento:
Scritto da Joss Whedon e Drew Goddard e appartenente al genere horror, Quella casa nel bosco rappresenta un’opera piacevole e ben realizzata, caratterizzato da un buon ritmo e da una crescente voglia di stupire e divertire lo spettatore. La trama, in realtà, non è poi molto complessa tuttavia possiede una struttura cangiante che, mano a mano che si procede con la visione, tende a mutare e ad espandersi, introducendo nuovi elementi narrativi fino a rivelarsi più una sorta di parodia del genere che un horror vero e proprio.
Le vicende proposte allo spettatore riguardano cinque amici – i cui profili corrispondono a quelli di un atleta, una "puttana", un intellettuale, un buffone e una vergine -, che partono alla volta di una remota casa situata in mezzo ai boschi per trascorrere un weekend di relax e divertimento disimpegnato, lontano da tutto e da tutti, in assenza totale di tecnologia come non mancheranno di ribadire durante i preparativi del viaggio. Parallelamente, alcuni tecnici e professionisti di una non meglio precisata agenzia, si preparano per una sorta di esperimento segreto, osservando le cavie che, loro malgrado, vi prenderanno parte ovvero gli stessi Curt, Dana, Jules, Marty e Holden in viaggio a bordo del camper che li condurrà sino alla baita.
I nostri baldi giovani...
Ed è qui, che durante la notte, si svolgeranno la gran parte delle vicende dopo che i ragazzi verranno indotti a scendere in cantina e risvegliare il male attraverso uno dei numerosi artefatti presenti nella stanza. Malgrado le scommesse che tecnici e scienziati conducono nei laboratori da cui pilotano le vicende dei ragazzi, attivando pertugi o rilasciando sostanze chimiche nell’aria, sarà Dana la prima a decretare quale orrore scatenare: dalla lettura di alcune pagine di un antico diario verrà evocato un gruppo di terribili e micidiali non-morti che inizierà a falciare i protagonisti.
In realtà tutto ciò è solo uno scenario artificiale, un contesto fittizio creato per un misterioso rituale. Fatto questo che verrà esplicitato mentre, da un lato, i ragazzi lottano per la loro sopravvivenza e, dall’altro, i tecnici perseverano nel loro compito, per garantire che tutto si compia secondo regole prestabilite. 
Si scopre così che l’incubo in cui si trovano catapultati Curt (impersonato da Chris Hemsworth) e soci, è solo uno dei tanti sacrifici umani che, con dinamiche simili, avviene in ogni parte del mondo allo scopo di placare la sete di sangue degli Antichi, mastodontiche divinità dormienti che, se risvegliate, possono distruggere il mondo. Purtroppo, quello che si sta svolgendo è l’ultimo di una serie fallimentare di tentativi e, di conseguenza, di cruciale importanza per il futuro dell’umanità.
Si accettano scommesse: avanti signori, fate il vostro
gioco, puntate il vostro stipendio sull'orrore
che pensate verrà evocato! Forza, forza, forza!
Ma come si può facilmente sospettare, nulla andrà come previsto. Anzi, in un crescendo di situazioni e sfoggio di creatività e di omaggi alle pellicole del genere, saranno gli unici due superstiti del gruppo a scatenare l’inferno all’interno della base in cui i tecnici eseguono il loro compito e tengono in cattività innumerevoli esseri mostruosi, quelle stesse creature da incubo che i soggetti del rituale potevano inconsapevolmente scegliere come boia.
Esplicitando quindi le meccaniche che portano alla realizzazione di un film horror, Quella casa nel bosco si propone quindi come una sorta di meta film che omaggia e deride al contempo le produzioni di genere che, negli anni, hanno saputo incutere timore e al contempo divertire. Ecco allora che gli espedienti a cui ricorrono i tecnici Sitterson e Hadley sono pressoché i medesimi impiegati dai produttori di cinema, con personaggi che, condizionati da droghe e gas, compiono scelte immotivate o si espongono al pericolo in modo plateale. Gli stessi tecnici-registi del rituale non sono esenti da errori o superficialità, motivo per cui tutto volgerà verso la catastrofe, e nemmeno da condizionamenti che arrivano da non meglio precisati clienti: malgrado le speranze di Hadley, infatti, non saranno i tritoni a dare la caccia ai cinque candidati così come tutto deve venir rigorosamente filmato alla stregua di un reality show da trasmettere in diretta mondiale. 

mercoledì 14 agosto 2013

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venerdì 9 agosto 2013

..:: Il vero potere dei puffi :..

Mentre me ne sto qui a Comiso, a sorbirmi gli echi dell'ennesimo matrimonio celebrato qui a Villa Orchidea (a quanto pare, da queste parti si sposano quasi tutti i giorni...) e gli effetti dell'Insolia e della cena a base di pesce, domandandomi al contempo perché la dotazione hardware di questo portatile aziendale lasci così drammaticamente a desiderare in termini di multimedialità, credo di aver raggiunto una sorta di illuminazione.
Ho capito cioè perché la società dei puffi sembra funzionare perfettamente e la nostra (quella italiana), no.
Non è questione di orientamento politico, di fede calcistica, di processi pendenti con cui bloccare un Paese o di sangue blu (ahahah, bella questa) bensì di consapevolezza di identità e capacità personali.
Come ben sappiamo, i puffi son stati creati a immagine e somiglianza di un dio venuto dal pianeta Pandora e sono univoci: ognuno di loro possiede un corredo genetico e un'identità che lo rende unico, compatibile con un solo ruolo nella società puffesca, incapace di gestire qualsiasi altro compito al di fuori dell'unico (the ONE) per il quale sono stati programmati.
Una sorta di limitazione, se vogliamo, ma al contempo una ricchezza, un valore aggiunto che proviene proprio dalla loro profonda e radicata consapevolezza di sapere chi sono e cosa possono o non possono/devono fare.
Non capiterà mai che puffo burlone si metta a fare quel che fa puffo contadino o che puffo forzuto prenda le veci di puffetta: ne andrebbe della sopravvivenza della specie.
Ecco perché ciascuno di essi possiede un ruolo ben identificato e ad esso si attiene scrupolosamente.
Motivo per cui c'è chi si occupa di cucinare, di progettare, di fare il bibliotecario, di sostituire puffetta quando questa ha il ciclo (sto parlando di puffo vanitoso...).
E grazie a questa magnifica ricchezza individuale che ciascuno possiede, la società puffica prospera e impera nei boschi, razziando l'ambiente circostante da puff-bacche come se non ci fosse un domani e suonandole a quel simpaticone di Gargamella (che si veste da pezzente e che non possiede manco uno smartphone, come il sottoscritto).
Al contempo, così dovrebbe essere per noi italiche genti, abitanti di una nazione composta da n anime, con n grande a piacere. E non bastano manco le regioni a classificarle visto che periodicamente spuntano zone nuove che fan riferimento a un fiume, a una catena montuosa o a qualche attrazione turistica locale ("...straordinaria scoperta avvenuta oggi nel mirabilandolese...", fonte Studio Aperto)
Però, se fossimo consapevoli di cosa ciascuno può o non deve fare, credo potremmo avere una qualche speranza di prosperare pure noi. Esattamente come i puffi. O gli X-men.
Non si tratta di un discorso che verte sulla discriminazione razziale o che vuol risultare discriminatorio od offensivo, sia chiaro, semplicemente ho avuto l'occasione (di nuovo e di nuove e di nuovo...) di constatare come ci siano diversità di mentalità e di modi di essere che rappresentano una ricchezza e un patrimonio, un valore aggiunto per noi italiani. Ma che alla fin fine finiscono per divenire elementi per dibattito politico, disquisizioni popolari e divisioni intestine.
Dico solo che, forse, ci sono genti di alcune zone d'Italia più ferrate in taluni ambiti rispetto ad altri e che, magari, l'aver sfruttato questa ovvia consapevolezza a nostro vantaggio avrebbe permesso di livellare l'Italia verso "l'alto" più che causare dispendio di energie, risorse e sforzi come invece è accaduto negli anni, e forse continua ad accadere tutt'ora, rallentandoci nel raggiungimento di taluni obbiettivi.
Acciderbolina!



domenica 4 agosto 2013

..:: Viaggio a Qingdao, Cina (5) ::..

Ebbene, l'ultimo post relativa al mio viaggio in Cina risale a più di un mese fa, eppure non rappresentava la conclusione del mio resoconto. Già, perchè in fondo avevo sparlato di cosa avevo visto, di cosa avevo mangiato e delle persone conosciute ma, fondamentalmente, al di là dei meri aspetti turistici, mancava ancora il punto focale, i motivi per i quali è stato intrapreso il viaggio.

Kung fu: allenamento, esperienze e un po' di storia
L'esperienza vissuta a Qingdao ha avuto per lo più lo scopo di permetterci di recarci a conoscere le origini della nostra scuola, ripercorrendo in parte le orme che già a suo tempo il maestro Angelo D'Aria ha più e più volte percorso negli anni.
Ecco allora che siamo stati ospiti nella palestra del maestro Chen Le Ping per apprendere, sotto la sua supervisione, nuove taolu (forme, sequenze codificate di movimenti concatenati) e allenarci nella pratica del kung fu insieme ai suoi allievi. E in un certo senso, tramite il maestro D'Aria, anche noi siamo suoi allievi se non "nipoti marziali".
Qui infatti il rispetto della tradizione e della gerarchia è stato mantenuto e, in tal senso, i rapporti tra allievi, istruttori e maestri rispetta tutto un insieme di norme al quale ci si deve attenere. 
La non conoscenza del cinese non ha rappresentato un limite ma, lo ammetto, la presenza del maestro Angelo ha agevolato non poco la comprensione. Per lo più l'insegnamento è avvenuto mediante emulazione, correzioni e lezioni impartite "fisicamente" (compresa la dimostrazione pratica di certe leve...): seguendone i movimenti e ripetendoli fino all'esaurimento, alla fine abbiamo appreso ben più di quello che era stato pattuito.
Oltre alle forme Hei Hu Jiao Cha e Si Lu Ben Da, il maestro Chen Le Ping ci ha insegnato anche una forma da lui codificata (Duan Lan Quan) oltre ad una di livello base per favorire l'apprendimento delle posizioni (ChuJi Quan).
C'è da dire che, rispetto al modo di vivere le arti marziali che coltiviamo qui in occidente, lì in Cina ho percepito un altro stile. Il Kung fu, per i veri praticanti, è parte integrante del quotidiano e non c'è un vero e proprio stacco da dentro e fuori la palestra. Poi, per carità, sarà anche il modo di essere e di fare dei cinesi, sarà dipeso anche dal fatto che eravamo con Angelo, però, al di là delle occasioni ufficiali, coloro che si allenano non indossano "abiti marziali", ovvero kimono o tuniche o chi più ne ha più ne metta. Anche l'ambiente in cui abbiamo praticato era piuttosto spartano e per certi aspetti, mi spiace dirlo, ai limiti del tollerabile (il bagno poteva essere usato interamente come set per un film horror).
Ma è anche vero che si trattava di una sistemazione provvisoria in attesa che la vecchia palestra tornasse agibile a causa di problemi occorsi qualche mese prima, dovuti a frane e smottamenti. E poi, come di tanto in tanto ci viene ricordato, bisogna esser disposti a fare sacrifici, a impegnarsi, perseverare e mangiare amaro.
Fatto sta che, sebbene in modo più informale e in un ambiente decisamente più spartano rispetto a quelli che si possono trovare qui in Italia, ci siamo allenati piuttosto di frequente durante la nostra permanenza a Qingdao, dando al contempo inizio al processo di accettazione presso la famiglia marziale di Chen Le Ping. Durante questa prima nostra esperienza, io e Ale siamo infatti entrati in contatto con gli allievi più piccoli e una manciata di allievi adulti, nel rispetto dell'iter e delle tradizioni di cui accennavo prima. 
E considerando talune dinamiche "difficili da gestire" occorse con gli allievi più adulti, che poi sono i ragazzi presenti nelle foto pubblicate nel post "Viaggio a Qingdao, Cina (2), credo sia stato un bene non esser capitati nelle mani di allievi ben più avanzati. Niente di grave, per carità, ma gli scambi di tecniche son difficili da gestire se si eseguono movenze nuove e, soprattutto, non c'è reciproca comunicazione. Un ulteriore motivo per impegnarmi nello studio della lingua cinese in vista di futuri viaggi, se non altro per sopravvivere.
Anche perché, a parer mio, il livello medio lì in Cina è più alto di quello che si registra qui da noi, probabilmente per il tipo di impegno investito e del modo diverso di vivere le arti marziali.

lunedì 29 luglio 2013

..:: Pacific Rim ::..

Titolo: Pacific Rim
Regia: Guillermo Del Toro
Anno: 2013
Genere: sci-fi, azione
Cast: Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman, Robert Kazinsky, Max Martini

La trama in breve:
Da una breccia inter-dimensionale creatasi nel profondo dell'Oceano Pacifico emergono i kaiju, mostri alieni giganteschi, con il solo scopo di cancellare l'umanità dalla faccia della Terra. Al fine di sopravvivere, le varie nazioni uniscono le proprie forze, cercando di contrastare l'invasione con il progetto Jaeger, che consiste nella creazione di enormi robot in grado di combattere ad armi quasi pari i terribili invasori; a comandarli due piloti, le cui menti vengono connesse da un ponte neuronale. Dopo aver perso il proprio fratello e co-pilota in un conflitto e aver lavorato alla costruzione di una muraglia di difesa, Raleigh Becket sembra essere l'ultima risorsa per sventare una vera apocalisse. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Parlare di questo film non è affatto facile o, meglio, vorrei farlo in modo completo e significativo. In un certo senso è un atto dovuto, un personale riconoscimento alla pellicola di Del Toro. Per tale motivo, ho deciso di seguire un approccio leggermente differente rispetto agli altri commenti proposti in questo blog lasciando fluire considerazioni di vario genere, opinabili sia chiaro, tutte scatenate dalla visione di Pacific Rim

In primis: per quali film val la pena andare al cinema?
Questa, che può sembrare una domanda scontata, credo sia un quesito che chiunque sia andato a vedere l'ultima fatica di Del Toro non abbia potuto fare a meno di porsi. Poi le risposte possono essere state le più disparate ma la domanda, di fondo, rimane. Semmai la risposta può rappresentare una discriminante per contestualizzare, accettare o ripudiare un commento a suddetto film.
Personalmente credo che scegliere di andare al cinema per vedere opere quali le ben note commedie all'italiana sia un pessimo investimento, film che non fanno sfoggio di effetti speciali pachidermici e che possono essere fruite benissimo dal salotto di casa (a meno che non stiamo parlando di chicche quali L'Uomo Puma...).
Scegliere di recarsi al cinema per vedere film dall'alto contenuto artistico rappresenta invece un buon investimento in termini di tempo e pecunia da dedicare a produzioni che possiedono al loro interno elementi qualitativi degni di nota, da apprezzare in una sala che offre un ampio schermo, un impianto sonoro adeguato e tante poltrone occupate da familiari/fidanzate/fidanzati/amici/amiche gente con cui poi poter discutere e discorrere di quanto visto. Opere, insomma, che viste nel salotto di casa non garantirebbero il medesimo effetto.
Ci sono poi molte altre categorie di film che possono offrire l'occasione di andare al cinema o meno, a seconda dei gusti o delle compagnie: basti pensare agli horror o alle goliardate (i mercenari!!!).
Se la risposta fornita invece è "vado al cinema per vedere i film in treddì", invece, credo meritiate una visita specialistica da uno bravo.

Poi: la fantascienza in Italia.
Che la fantascienza non sia un genere facile da assimilare o che non sia per tutti, è un dato di fatto. Grazie a Dio siamo individui diversi l'uno dall'altro, con gusti e preferenze personali.
Però non mi pare che, come genere, sia poi tanto disprezzato dal mercato italiano, e globale in generale. Sarà merito delle nuove tecnologie, così dannatamente presenti nella vita di tutti i giorni, sarà per l'effetto di autori quali Asimov o di quella cosuccia chiamata "Matrix" che ha dato nuovi impulsi al cinema che tuttora respiriamo, sarà per via del proliferare di serie di successo che ammiccano alla sci-fi, sarà perché tra di noi si nascondono persone che hanno vissuto negli anni 70-80 e che hanno memoria di "altro" rispetto a quanto ci propinano oggigiorno in termini di media, sarà per tutti questi fattori ma fondamentalmente i prodotti di genere fantascientifico mi pare siano mediamente ben accolti dai mercati.
Di contro, noi in Italia non ne produciamo granché. Probabilmente un segno dello slancio ottimistico con cui la nostra giovane nazione guarda al futuro, alle potenzialità che la tecnologia o la creatività ci riserva, ai nuovi orizzonti che possiamo esplorare. Noi italiani siamo fatti di ben altra pasta, mi sa, ancorati al passato, poco lungimiranti e propensi a investire in qualcosa che ci spinga a fare di meglio. D'altra parte, istruzione e ricerca NON sono capisaldi della nostra economia, semmai rappresentano l'ultima voce di investimento su cui puntiamo. Eppure, malgrado ciò, ci sono pure degli stronzi che ci provano a proporre novità tecnologiche (vedi qui e qua, ma di esempi ce ne sarebbero molti altri) di tutto rispetto: bastardi! 
Ecco perché non "vien spontaneo" investire in fantascienza mentre le ignominose fiction per lobotomizzati, quasi sempre ambientate in idilliaci contesti "passati" rappresentano la Mecca della nostra grandiosa produzione filmica. 
D'altronde, visto che i film all'italiana NON incassano più milioni di milioni di euro in tutto il mondo (anzi...), perché provare con qualcosa di potenzialmente redditizio? Magari adesso potreste obbiettare che produzioni come "Benvenuti al Nord", l'anno scorso, in Italia, ha guadagnato quasi 30 milioni di euro battendo persino gli incassi di "The Avengers", che si è assestato poco sotto ai 20.

domenica 28 luglio 2013

..:: Sangue Ribelle ::..

Titolo: Sangue Ribelle
Autore: Alessio Banini
Editore: Plesio Editore
Genere: fantasy
Pagine: 212

La trama in breve:
“Sangue Ribelle" è ambientato in un mondo vessato da un Impero dominante, che ha imposto la sua cultura e la sua religione su ogni provincia. Il romanzo si snoda attorno a tre distinte ribellioni, le cui trame s’intrecciano fino a un comune epilogo.
Un capo tribù che cerca di portare in salvo la sua gente, un membro della nobiltà che lotta affinché la storia e le tradizioni delle sue terre non vengano cancellati, e, infine, un non-morto (o presunto tale), che si unisce alla causa della Regina degli Stracci, la signora di un esercito di ombre, intenzionata a muovere guerra all'Impero e a tutti i viventi.
La sorte comune di queste vicende, porterà alla luce una dura realtà. Una storia cruda, reale e ben orchestrata, che metterà a nudo i lati più oscuri della razza umana.  (fonte Plesio Editore)

Il mio commento:
Da dove cominciare? Innanzitutto dal motivo che mi ha portato ad acquistare il testo in questione, non tanto per personale conoscenza dell'autore o del ciclo di romanzi Daemon Inside di cui il romanzo è parte ma, principalmente, per approfittare di una succulenta offerta promozionale da parte dell'editore. Che conosco anche per via di collaborazioni e intervista con Terre di Confine.
Con questo non sto affermando che mai e poi mai avrei acquistato Sangue Ribelle, bensì che reputo efficace la strategia di rendere appetibili ai lettori anche e soprattutto sul piano economico i testi di autori esordienti, quelli su cui non è sempre facile investire e a cui non sempre vengono concessi ampi spazi. D'altro canto, in Italia abbiamo forse un esubero di autori che ambiscono alla pubblicazione rispetto a quelli (autori intendo) che leggono altri esordienti.
Ad ogni modo, la lettura del testo si è rivelata un'esperienza positiva e ben orchestrata dal punto di vista dell'alternanza delle trame principali che vengono sviluppate e infine fatte incrociare dall'autore. Di contro, tenere insieme le pagine del testo si è rivelata un'impresa complicata: spero però che la mia sia stata semplice sfortuna e non una cosa sistematica ma, fondamentalmente, la rilegatura non ha tenuto e mi son trovato, ecco, in difficoltà [1].
Ma ugualmente, stoicamente anzi, ho perseverato, addentrandomi ancor più nel romanzo. Le vicende proposte riguardano essenzialmente tre nuclei narrativi più un quarto di minor rilevanza: abbiamo Elifas, Aisha e la Regina degli Stracci; Naven e la sua tribù di antecessor; Steven Shillar e i suoi dilemmi nobiliari; e infine Kenneth, e i suoi Alligatori (si tratta di milizie, non di bestie tropicali).
Se dovessi attribuire una preferenza, direi che tra quelle proposte credo che la prima posizione spetti alle vicende di Naven: l'approfondimento dedicato alla tribù degli antecessor rispecchia in toto la passione e le competenze dell'autore, laureato in antropologia culturale, e credo rappresenti la parte del libro più costruita e organizzata, sulla quale si concentrano la maggior parte delle riflessioni e dei parallelismi verso le culture e la storia del nostro mondo.

martedì 16 luglio 2013

..:: Il senso della vita - Into the darkness - The Box ::..

Ovvero, mini recensioni di film visti di recente e di cui avrei voluto discorrere amabilmente.

Titolo: Il senso della vita
Regia: Terry Jones
Anno: 1983
Genere: comico
Cast: Graham Chapman, John Cleese, Michael Palin, Eric Idle, Terry Jones, Terry Gilliam, Carol Cleveland, Simon Jones
La trama in breve: link
Il mio commento: film che può benissimo esser visto a puntate essendo strutturato ad episodi, cosa questa che mi ha facilitato il compito di visionarlo. Non un film banale, sia chiaro, comico, irriverente, dissacrante, demenziale e satirico, ma questo non significa che sia affatto scontato o di facile e immediata fruizione. In fondo, siamo di fronte a sketch e proposte comiche offerte da quei geniacci dei Monty Python. Ecco quindi una serie di situazioni, spesso inverosimili e assurde, che ironizzano su vari aspetti della vita umana alla ricerca di un senso che, come da promesse dichiarate, dovrebbe venir svelato nell'arco della visione. Ma forse un significato vero e proprio non c'è, semmai si tratta di portare lo spettatore a mettere in discussione svariati aspetti della vita umana, in merito alle istituzioni, all'economia, alla religione ma anche a modi di essere e di fare (quando mai vi capiterà una cena a base di argomenti di discussione? O di poter scegliere come morire?). Personalmente l'ho apprezzato assai e mi son spesso anche divertito (tranne nella sequenza dell'abbuffata del signor Creosoto, davvero nauseabonda e spiazzante. Eppure, per certi versi, la civiltà occidentale è "così", se rapportata al resto del globo che, magari, vive in ristrettezza e povertà di mezzi), però non credo si tratti di un film alla portata di tutti, sia per l'elasticità mentale e la cultura media richiesta (non siamo dinnanzi alla comicità spicciola all'italiana) sia per gli argomenti toccati: passi per l'ilare presa per i fondelli delle situazioni militari, della scienza medica al servizio dei quattri, pardon, pazienti o dei finanzieri il cui palazzo viene abbordato da un palazzo "concorrente" sfuggito a una produzione di serie B, ma quelle che sconfinano in territorio di religione ed educazione potrebbero causare insofferenza ai palati più bigotti.
Trailer: link


Titolo: Star Trek - Into the darkness
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2013
Genere: fantascienza, azione

domenica 14 luglio 2013

..:: Most wanted - secondo trimestre 2013 ::..

Nuovo appuntamento per la classifica delle query e delle ricerche che maggiormente hanno trascinato qui le più disparate categorie di cyber naviganti di tutto il mondo. Ormai, ed è un dato di fatto, questo blog ha varcato i confini dell'Italia e si offre all'intera popolazione del globo terrestre con i suoi articoli di pubblica e discutibile utilità. 
In fondo, è all'estero che noi italiani dobbiamo guardare. Lo dicevano pure al telegiornale, e non importa sapere quale, sono tutti autorevoli e qualitativamente parlando, al top. Lo dimostra il servizio sui film trash di ieri sera al TG1, con riferimenti (pescati dal web) a quella piccola perla che è Sharknado. Comunque, spesso e volentieri, parlando della crisi che continua a imperversare e contro la quale l'Italia ostenta il proprio immobilismo (ovvero, la famigerata Strategia del camaleonte comodamente sdraiato sul percorso quotidianamente battuto dagli elefanti: se sto immobile e mi confondo con l'ambiente circostante, pensa l'astuto animaletto, tutto passerà e io ne uscirò illeso), si sentono accorati messaggi di speranza sulla ricerca di occupazione e "futuro" all'estero. "Puntate alle nazioni del BRI e all'Arabia"...ma non c'era anche la Cina nel novero delle economie emergenti? E poi, visto che siamo vagamente filoamericani, perché nessuno osserva che nella direzione degli USA non ci sono molti moti migratori? Salvo quelli dei boss della 'ndrangheta.
In compenso, è stata inaugurata la nuova base USAna Ederle2 in quel di Vicenza e io mi sento più tranquillo. Diversamente, non so come prendere notizie come quella relativa al PROUD Car Test 2013 o ai numeri sciorinati da qualcuno in materia di cinema italiano, settore che ovviamente non produce alcun introito e su cui non val la pena di investire (pensa a pellicole come Avengers o Titanic...sia mai!).
Noi italiani preferiamo puntare al futuro in un altro modo, evidentemente. Investendo in tecnologia, ad esempio, ma solamente dal punto di vista dei consumi... e visto che oramai tutti avete tablet, smartphone e internet, beh, magari passate un po' più spesso a visitare codesto spazio, no? Ho bisogno di voi per mantenere alta la mia media di incassi AdSense grazie a cui, a breve - dove breve è un lasso di tempo misurato con un riferimento spazio temporale diverso da quello terrestre -, riuscirò a permettermi l'acquisto di una BatMobile. In promozione su una qualche televendita gestita da quel simpaticone di Giorgio Mastrota-tro-ta-tro-ta, come direbbero i Nanowar.
E ora, concluso questo strampalato preambolo, passiamo a discorrere di ricerche effettuate dai naviganti e scopriamo quelle più interessanti e curiose:

"Come truccarsi da homo sapiens": uhm, per carnevale o per qualche recita, intendi, oppure perché sei tipo un uomo di Cro-magnon recentemente risvegliatosi nel presente? O, peggio ancora, non è che sei un extra-terrestre?

mercoledì 10 luglio 2013

..:: Cyclops was right ::..

Ho da poco concluso la lettura di un po' di fumetti arretrati, tutti quei simpatici comics che mi attendevano con ansia da settimane. Un po' tengo vergogna dell'infamante media di evasione a cui mi son ridotto, con brandelli di fumetti consumati nei ritagli di tempo, di notte, in bagno (embè?)...e pensare che ai bei tempi della vita studentesca divoravo il materiale acquistato in fumetteria nell'arco di una settimana...
Ad ogni modo, come si può forse intuire dal titolo vagamente criptico, ho terminato la saga Avengers Vs X-Men. E ne approfitto un po' per esprimere alcune considerazioni (in realtà oggi pensavo di dedicarmi al Most Wanted aprile-giugno ma...).
Diciamo che, per certi versi, ho goduto e per altri aspetti ne son rimasto deluso.
I tanto pubblicizzati scontri tra super potenze marvelliane son stati condensati in poche vignette e malgrado ferite mortali non mi pare di aver conteggiato chissà quante perdite.
D'altro canto, ho goduto assai a causa del livello di potenza e determinazione raggiunto dai Cinque della Fenice, in special modo dal signor Scott Summers. Occhiatelo in tutta la sua fiammeggiante e cosmica possanza!

Inutile a dirsi che, come più e più volte visto, il peggior nemico di sempre si rivela essere uno dei buoni. E se consideriamo che già a suo tempo Ciclope ha dovuto dire addio alla propria amata per colpa della Fenice, capirete che non dev'esser stato facile, per lui gestire sta cosa mentre, al contempo, gli sceneggiatori hanno trovato il modo di riversare cinismo e ignominia sul leader massimo della razza mutante.
Personalmente, ho tifato per gli X-Men sin dall'inizio della saga. Un po' ho cercato di pormi anche dalla parte di Capitan America e soci ma non ho trovato molto sensato il loro atteggiamento repressivo e prevenuto. Caspita, con tutti i geni e maghi che hanno tra le loro file, possibile che nessuno di loro abbia avuto la malsana idea di viaggiare nel tempo o nelle dimensioni e controllare come sarebbe andata a finire? 
Ok, forse il rischio di trovarsi disoccupati era altissimo, e considerando la crisi che c'è in giro, hanno solo reagito per difendersi ma alla fin fine credo sia prevalentemente colpa degli Avengers se il buon Ciclope è giunto a fare quel che ha fatto.
Che poi, ed eccoci al motivo di tale post, mi son chiesto, ma l'umanità dove stava mentre accadeva il finimondo sul pianeta Terra e un solo uomo raggiungeva il livello DIO menando a destra e a manca chiunque gli si parasse davanti. Hulk, Thor, Iron Man...via tutti che Scotty spacca!
Ricapitolando lo scenario descritto nei sei numeri della saga, abbiamo che i cinque della Fenice (uhm...come i Cinque della Mano di Dio di Berserk!) capeggiati da Ciclope hanno fatto fiorire i deserti, curato malattie, sistemato cosucce come la faglia di Sant'Andreas e la fame nel mondo, estinto la guerra da ogni nazione, sconfitto qualche cattivone (quel simpaticone di Sinistro) e via dicendo. Ok, hanno compiuto anche qualche gesto un tantino altezzoso, vedasi la peccaminosa Emma Frost che si è messa a giustiziare un po' di criminali (uhm...qualcosa mi ricorda il Justice di New Universal) oppure Colosso che apre in due gli oceani solo per cenare in un posto speciale con Kitty Pryde ma, fondamentalmente, hanno reso il pianeta Terra un luogo migliore.