sabato 5 giugno 2010

..:: L'acqua non si vende (Trebaseleghe) ::..


Scrivo questo post per segnalare un'iniziativa che, come in molti altri comuni italiani, sta avendo luogo anche nel mio paese, a Trebaseleghe.
Mi riferisco alla raccolta di firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua voluta dal decreto Ronchi (novembre 2009) e per la quale si stanno mobilitando diverse associazioni.
Maggiori informazioni sono comunque disponibili sul sito del comitato promotore, ovvero AcquaBeneComune, che, a partire da aprile ha avviato la raccolta di firme, iniziativa che continuerà fino a luglio e alla quale si può liberamente aderire. E' sufficiente rercarsi presso il proprio comune o approfittare presso i banchetti e gli stand allestiti da volontari, associazioni e movimenti politici.
Per quanto mi riguarda, domani sarò a firmare e a presenziare presso lo stand che allestiremo con la lista civica Il Paese che Vogliamo presso la piazza di S. Ambrogio, una delle frazioni di Trebaseleghe.
Spero che l'affluenza sia buona nonostante il bel tempo ed il caldo pre-estivo invitino più alla vacanza che all'impegno civico.
In quest'ottica ne approfitto per segnalare un tris di link sull'argomento che, spero, aiutino a riflettere sulla problematica e a farsi un'opinione in merito: il primo è relativo ad un articolo apparso su Umanisti per l'Ambiente , il secondo è pescato dal portale Europa Quotidiano, mentre il terzo è una riflessione sul business dell'acqua minerale.
Spero possano risultare d'aiuto e d'interesse ^_^


mercoledì 2 giugno 2010

..:: 31/05/2010: Prima Giornata Nazionale contro l'editoria a pagamento ::..

Editoria a pagamento: cos’è?
È quella cosa per cui tu, aspirante scrittore a caccia di una casa editrice, devi sborsare soldi per vedere pubblicata la tua opera.
In altri termini significa che tu, impiegato presso una qualsiasi azienda, devi pagare il tuo capo 1200€ al mese. Perché? Perché sì, naturalmente, perché il mercato è in crisi e non pretenderai che l’azienda si sobbarchi rischi simili? Già ti permettono di lavorare e di avere un posto quando la crisi finirà, quindi zitto e firma l’assegno.

Questa è la prima giornata nazionale contro l’editoria a pagamento, caro scrittore, e siamo qui non tanto per protestare quanto per informare tutti gli autori che, come te, sono alla ricerca di un editore che pagare per pubblicare non è l’unico modo.
E non è nemmeno la regola.

Pubblicare non è un diritto.
Non è un diritto inalienabile dell’uomo, si può vivere benissimo anche senza pubblicare un libro. Detto questo, pensa un attimo a una cosa. Prova a immaginare di avere solo la terza media e di volere, a tutti i costi, diventare architetto.
Cosa fai? Vai in uno studio e pretendi di essere assunto? No. Non lo faresti mai, nemmeno ti passa per la testa: non hai le competenze per farlo e un tuo errore causerebbe la morte di molte persone.
Allora perché intestardirsi sul voler pubblicare a tutti i costi? Diventeresti architetto corrompendo, pagando chi ti assume e sapendo che potresti ammazzare qualcuno?
Pubblicare senza averne le competenze equivale a voler fare l’architetto con la licenza media.
Se pagare l’esaminatore per farti passare l’esame della patente senza studiare è corruzione, pagare per pubblicare è perfettamente legale ma a conti fatti cambia qualcosa?
La maggioranza degli editori a pagamento pubblica qualunque cosa. A questo proposito guardati questo video.




Pubblicare non è un servizio.
L’editore che sceglie di pubblicare un manoscritto non lo fa per carità divina, per fare un favore all’autore o perché l’autore gli è simpatico: lo fa perché crede che da quel libro potrà ricavarci qualcosa in termini economici.
L’editore è un imprenditore: scommette i propri soldi in ciò che ritiene redditizio; esattamente come fa chi acquista le azioni in borsa, esattamente come chi apre un’attività.
Pubblicare un libro è un lavoro. Un lavoro che va retribuito, perché su quel lavoro l’azienda ci guadagnerà. La tua azienda guadagna anche grazie al tuo lavoro; l’editore guadagna grazie al tuo libro.
Sarebbe come pensare a un ristorante senza pietanze: se chi gli fornisce gli alimenti non viene pagato il ristoratore rimarrà presto senza nulla da dare ai suoi clienti. Il ristoratore non chiede al suo fornitore di pagarlo per fornirgli la merce, è l’esatto opposto.
Ci pensi a un venditore all’ingrosso che viene apostrofato con “o mi paghi o io la tua merce non la prendo”?

Pubblicare senza essere conosciuti non è impossibile.
Così come non è impossibile pubblicare gratis.
Gli editori che pubblicano esordienti senza chiedere un centesimo ce ne sono a centinaia (e qui ne potete trovare più di 120).
E se nessun editore non a pagamento ti pubblica ti si aprono due vie: rinunciare e pensare che probabilmente nel testo c’è qualcosa che non va o scegliere l’autopubblicazione tramite un POD (Print On Demand) come Lulu o Boopen o Ilmiolibro, avendo cura di dare la disponibilità del download gratuito assieme all’acquisto del testo cartaceo.
Se stai pensando che in questo modo, senza un editore a pagamento alle spalle, non avrai editing, correzione bozze, copertina e promozione sbagli: l’unica cosa che ti mancherà sarà la copertina.

(testo fornito da Writer's Dream)


Nota: lo so, la pubblicazione di questo post avviene in ritardo rispetto alla data del 31/05/2010...però, essendo in vacanza in Liguria con Silvia, non mi è stato possibile procedere diversamente. Cerco di recuperare ora, esplicitando il mio appoggio alla campagna di informazione sull'editoria a pagamento promossa dallo staff di Writer's Dream e invitando gli eventuali (aspiranti) autori che si trovassero a leggere questo post di sopppesare bene le proposte di pubblicazione che certi editori sottopongono. Non che sia un reato pubblicare a pagamento, nemmeno si tratta di un pratica illegale: tuttavia non credo sia un modo corretto di intendere l'editoria. Con questo non intendo dire che un autore debba limitarsi solamente alla stesura del testo, anzi, ben venga se contribuisce a promozione e quant'altro, però il suo ruolo deve rimanere quello dell'autore. Così come l'editore deve fare, appunto, l'editore, senza limitarsi ad essere uno stampatore oppure un'azienda interessata al "malloppo" e basta.

giovedì 20 maggio 2010

..:: Team America ::..

Titolo: Team America
Regia: Trey Parker
Anno: 2004
Genere: Animazione
Doppiatori: Trey Parker, Matt Stone, Daran Norris, Maurice LaMarche

La trama in breve:
Team America è la storia di una squadra speciale che combatte il terrorismo girando per il mondo in cerca di coloro che posseggono, e intendono usare, le armi di distruzione di massa. Dovranno vedersela con terroristi mediorientali guidati dal dittatore nordcoreano Kim Jong II (che butterà l'ispettore dell'Onu Hans Blix in un acquario pieno di squali, dai quali naturalmente verrà subito divorato), ma dovranno anche vedersela con Michael Moore e altri personaggi dello showbiz che attaccheranno i ragazzi di Team America perché colpevoli di rovinare il buon nome degli Stati Uniti nel mondo... (fonte mymovies)

Il mio commento:
"America! Fuck yeah!", il ritornello di una delle canzoni del film è, probabilmente, uno degli elementi che più mi si è impresso durante la visione di questo "Team America". Ammetto che la scelta delle marionette come personaggi protagonisti delle vicende, con tanto di fili in vista e movimenti talvolta esageratamente goffi, mi ha lasciato un po' perplesso. Però, nonostante sia un po' insolita e irriverente nei confronti di produzioni vetuste come i Thunderbird, risulta convincente ed efficace. D'altronde, la resa e la qualità di volti ed espressioni è notevole.
Quello che comunque colpisce più di tutto è il mix di cinismo e demenzialità, di ironia e azione che questo film possiede e che mette in luce alcuni paradossi ed esaspera certe dinamiche che, spesso, rincorrono nei film. E pure nella vita reale.
Le citazioni sono molteplici - Guerre Stellari su tutte - e la presenza di volti "noti" come Alec Baldwin - il miglior attore del mondo -, Sean Penn, Tim Robbins, Matt Damon ecc contribuiscono a conferire un'atmosfera folle e demenziale alla storia. Lo stesso contesto in cui si muovono i paladini della pace nella loro lotta al terrorismo è un po' sui generis ma, per qualche assurdo motivo, molto pungente e intelligente nel sottolineare lo spirito bellicoso degli USA. Non importa quali diritti si vanno a calpestare, non contano i danni materiali o le vittime innocenti: quello che conta è ricorrere alla violenza e alla guerra. Uno degli aspetti per cui, assieme al cinema, gli Stati Uniti dominano sulle altre nazioni del mondo. Dopotutto, quello bellico, è un mercato che rende molto. Soprattutto per chi si auto proclama difensore della libertà internazionale per poi "sfoga rsi" contro nazioni "nemiche" più deboli, ignorando invece i poteri forti e dittatoriali contro i quali uno scontro potrebbe risultare più ostico...come nel caso della Corea del Nord. Mica è stata bombardata o invasa da: sia mai!
Non mancano infine svariate sequenze esilaranti e spiazzanti, alcune più velate come quelle relative ai momenti musicali ("hanno tutti l'aids!") alcune "forti" e per certi versi discutibili, ma che "funzionano" e si fanno ricordare. Per dire, dopo aver visto Team America, non guarderete più Pinocchio con gli stessi occhi: ve lo immaginerete alle prese con poderosi conati dovuti all'alcol oppure a "pompare" come un ossesso assieme a qualche altra marionetta, dando per'altro sfoggio di discrete capacità amatorie...
In definitiva, un film da guardare e da gustare, divertente e dissacrante alla maniera di South Park... d'altra parte, dietro a Team America, c'è sempre il duo Trey Parker e Matt Stone ^_^


Ecco il trailer ufficiale...


... e uno meno ufficiale...





PS: non guardatelo se siete fan di Matt "lingua forbita ed inarrestabile" Damon...



domenica 16 maggio 2010

..:: Ipocrisie a 360 gradi ::..

Sarà il tempo che cambia, sarà la particolar congiunzione astrale, sarà questa insolita primavera uggiosa vessata dalle polveri vetrose del vulcano Eyaf...Eyafja...Eyafj--coff coff-- kull (l'ho detto! l'ho detto!) ma l'impressione che varie dinamiche oscure si stiano verificano è concreta. Così come lo è la percezione dell'ipocrisia che le copre o le riveste, per presentarle in forma "ripulita" alle masse.
Penso allora alla pedofilia e alla Chiesa, allo scandalo che nelle ultime settimane è emerso e contro cui il clero si sta, diciamo così, difendendo. Ovviamente sono tutti innocenti, tutti casti e puri: non si è sentito infatti di alcuna condanna ufficiale o, se anche c'è stata, è stata velocemente taciuta. Il papa stesso ha parlato più e più volte di questo male che colpisce la Chiesa, di questa condotta peccaminosa e riprovevole da parte di uomini timorati di Dio, che dovrebbero essere fulgido esempio di rettitudine e castità. Ne ha parlato da Malta, ne ha parlato dal Portogallo, da Fatima... sembrava particolarmente afflitto. Poi però uno si informa e scopre che (come credo di aver già ripetuto in questo blog) "voler imporre il silenzio, anzi il “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, è stato proprio l’attuale papa, Ratzinger. Con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001 e che più avanti riproduciamo per intero, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si chiama oggi ciò che una volta era la Santa (!) Inquisizione e poi il Sant’Uffizio, non solo imponeva il segreto su questi poco commendevoli argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa di allora in persona. Vale a dire, quel Wojtyla..." (leggi il testo completo).
A questo punto uno che dovrebbe pensare? Senza contare che di tutto ciò è sempre difficile e pericoloso parlare: la Chiesa è ancora potente e muovere accuse, o anche solo pretendere chiarezza e giustizia spesso va a cozzare con l'ottusità delle masse, con il bigottismo, finendo per l'essere frainteso con un atteggiamento anti-clericale fine a se stesso.
Personalmente spero che, al di là di tutto, un aiuto concreto per le vittime di tali questioni ci sia perchè non penso sia affatto facile superare certi drammi, crescere dopo aver subito abusi. Soprattutto quando i responsabili di tali violenze sono i rappresentanti della fede.
Anche se, c'è da dirlo, da un po' di tempo sono spariti i pedofili laici, assieme agli stupratori.
Ma si sa, sono mode che vanno e vengono.
Rimane comunque, per quel che mi riguarda, un vago senso di nausea per questi fatti e per come vengono esposti e gestiti. Anche dai media.
Qualcosa di analogo a quel che provo nel sentire notizie simili a quelle di Gugliotta, o di Cucchi tempo fa. Barbara violenza ad opera degli agenti di polizia nei confronti di questi ragazzi che, di certo, non riduce le tensioni sociali, nè aiuta ad accrescere la fiducia nei confronti dello stato o delle forze dell'ordine. Mi domando come sia possibile un simile atteggiamento da parte dei poliziotti e, soprattutto, quali siano le cause di un tale modo d'agire. Paura? Impreparazione? Follia? Senza dimenticare però che non si tratta di soli poliziotti ad adottare comportamenti violenti: non si possono certo dimenticare quelle specie di guerriglie che certi tifosi scatenano, andando allo stadio armati di tutto punto. Da cosa deriva questa predisposizione alla violenza? C'è un sistema carente dal punto di vista dell'educazione e dell'autocontrollo? C'è troppa facilità nel reperire armi? Troppa violenza trasmessa dalla televisione o dal gruppo? A nessuno sembra importare: ci si limita a commentare il fatto, a specularci sopra in termini mediatici e poi tutto muore lì. Non cambierà nulla, non si prenderanno provvedimenti. Tutto rimarrà immutato.
Ci si scandalizza un poco, ma giusto un poco, e poi nulla più: ci si distrae con altro.
Magari come accade con il disastro ecologico che si sta consumando nel Golfo del Messico per via della fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma della BP. Una tragedia ecologica senza precedenti per la quale ci si sta mobilitando: la preoccupazione infatti è altissima. In fondo, i danni economici subiti sono ingenti, così come lo saranno eventuali (spero) multe o spese da sostenere per bonificare l'area e recuperare il prezioso combustibile nero. Nessuno però ha colto l'occasione per riflettere sul fatto che è tempo di cambiare politica e mentalità in ambito energetico: ci si risparmierebbero situazioni simili a questa accaduta piattaforma petrolifera o a quelle che, di tanto in tanto, si verificano per problemi e guasti alle petroliere. E' ora di smetterla di puntare su combustibili che, per la loro estrazione e trasporto, mettono a repentaglio l'ambiente o le popolazioni (mi riferisco alle tensioni militari che costantemente vessano il Medio Oriente). Senza contare che, anzichè petrolio, poteva trattarsi di fuoriuscite radioattive, magari relative allo smaltimento delle scorie prodotte dalle centrali nucleari. L'energia del futuro, a quanto pare. Credo invece che tutto ciò sia dannatamente insensato e ipocrita, far finta cioè che tutto vada bene e che certe dinamiche siano solo "sciocchezze", imprevisti che capitano e che lasciano il tempo che trovaano. Dovrebbero invece divenire occasione di profonda riflessione in quanto riguardano il nostro pianeta, la nostra società e i nostri valori.


domenica 9 maggio 2010

..:: Anima Perduta - eBooKingdom ::..

Tra i mille postacci virtuali che frequento, recentemente mi son imbattuto in discussioni e riflessioni sull'editoria in generale, tuttora ancorata a dinamiche e logiche "retrograde", basate su leggi di mercato e impostazioni che sono rimaste pressochè immutate per decenni.
Invece i tempi cambiano, le tecnologie evolvono e nuovi approcci alla diffusione della cultura proliferano.
I pc, le nuove generazioni di smartphone, gli eeePc, gli iPad, gli ebookreader, il web stesso e gli innumerevoli spazi virtuali che consentono a chiunque di esprimersi sono una realtà con cui l'editoria tradizionale deve fare i conti. Anzi, con cui già si sta scontrando/venendo a patti: è il caso di numerosi quotidiani e riviste che propongono notizie e articoli direttamente sul web, ad esempio, o di molti autori che diffondono i propri testi in formato ebook.
Probabilmente, l'editoria tradizionale verrà soppiantata da nuovi approcci che, grazie alla tecnologia moderna, potrebbero imporsi nel corso dei prossimi anni. Fattore che avrà un impatto notevole non solo a livello economico ma che anche in termini di qualità e attendibilità di quanto reperibile. Che poi è una sorta di processo culturale e sociale che già è presente nella mentalità dei web-citizen che, spesso e volentieri, effettuano confronti e interagiscono con chi diffonde cultura, instaurando rapporti più attivi rispetto a quelli che potevano verificarsi nei confronti di un semplice libro o rivista.
Comunque sia, staremo a vedere che accadrà, se la spunteranno il web e la tecnologia e come.
A tal proposito vi segnalo quindi due interessanti articoli: La stampa durerà in eterno e Caro editore.
Sospetto comunque che in Italia il passaggio ad una nuova forma di editoria sarà meno immediato rispetto ad altri Paesi ma comunque ci sarà, 2012 permettendo ^_^
Nel frattempo, ne approfitto per parlare di un' iniziativa che si ricollega a quanto citato poc'anzi, ovvero alle nuove formule editoriali: eBooKingdom.
Si tratta di un portale, nato recentemente soprattutto grazie all'impegno di Tanja Sartori (membro dello staff di AutoriEsordienti, autrice de "Il destino di Faidhar" e de "Custodi della Luce" e "Custodi della Tenebre"), per permettere la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato ebook. Progetto a cui ho voluto aderire proponendo anche un mio testo, "Anima Perduta", che vi invito a recuperare e leggere ^_^


Titolo: Anima Perduta
Autore: Leonardo Colombi
Genere: Fantasy
N.Pagine: 33

Trama:
“Il buio.
Lo stesso rassicurante buio che accompagna il viaggio dei dormienti fino all’immateriale regno dei sogni.
Mi sento tranquillo, inspiegabilmente calmo.
Lascio che l’oscurità mi avvolga e mi trasporti ovunque abbia deciso di condurmi...”

Inizia così il viaggio di un’anima perduta, l’esplorazione di affetti e ricordi da parte di un uomo sospeso tra sogno e realtà, incapace di afferrare appieno la portata dell’esperienza di cui è protagonista e, al contempo, vittima inconsapevole...



venerdì 7 maggio 2010

..:: Scajola, Corruzione e pubblicità Saratoga ::..

In questi giorni sono molte le notizie che si sono succedute nei principali media nazionali, sia quelli tradizionali che attraverso il web.
Alcune sono simpatiche cagate, altre notizie assai preoccupanti.
Partiamo quindi con la Grecia e i circa 5,5 miliardi di euro che "regaliamo" loro: li avremo mai indietro questi soldi che con tanta generosità scialacquiamo oggi?
Ma soprattutto, perchè tutti i politici nostrani continuano a ripeterci che da noi va bene, va tutto bene, non c'è la crisi, la stiamo vivendo bene, fidatevi che la stiamo vivendo bene, molto ma molto meglio della Grecia?
Quest'insistenza ha un che di strano.
Anzi, risulta quasi sospetta.
Soprattutto se poi uno fa qualche fugace ricerca nel web e scopre che:

[...] nel periodo da gennaio a maggio del 2009, il debito pubblico italiano è cresciuto del 5,4%, ovverosia di quasi 90 miliardi di euro (fonte, relativa al luglio del 2009)

[...] Occupazione in aumento in Italia, ma solo a partire dal 2011 [...] mentre il dato è ancora negativo per il 2010: - 0,7%, rispetto al 2,7% del 2009.
Pil in lieve crescita in Italia nel 2010, + 0,8%, mentre nel 2011 salirà dell’1,4% [...] Nel 2009, il Pil era diminuito del 5% (fonte)

[...] La soglia del 100% sfiorata solo dalla Grecia con il 99,2%. Nel 2008 deficit italiano al 2,7% del pil. Lo rende noto l'Eurostat. Nel 2008 il deficit italiano si è assestato al 2,7% del pil, e il debito pubblico al 105,8% del prodotto interno (fonte)

Tutto ciò, sommato alle notizie delle simpatiche insurrezioni e degli scioperi violenti in Grecia, considerando poi il fatto che i soldi "prestati" alla Grecia ci frutteranno / verranno resitiutiti solamente se l'economia ellenica crescerà di circa 5 punti percentuali nei prossimi anni, d,vvero contribuisce alla quiete del vivere.
Da notare che, sempre nell'ultimo articolo citato poc'anzi, si afferma : [...] La crescita in Grecia sarà di -3% quest’anno e -0,5% l’anno prossimo...
L'impressione che ho è quella di uno sfacelo imminente: là all'orizzonte c'è l'iceberg e noi non ce ne curiamo.
Anzi.
Ci crogioliamo o, meglio, ci distraggono con altre notizie.
Con il calcio innanzitutto.
E poi con altre storielle di ordinaria corruzione che lasciano il tempo che trovano, dal senatore Ciarrapico del PDL al capo (lo è ancora?) della protezione civile Bertolaso dal cui, per proprietà "anemonica-gi-ottesca" si passa al ministro Scajola, che si è dimesso.
Tra l'altro, il caso di quest'ultimo mi da molto da pensare, quasi che sia un pedone sacrificabile per salvaguardare altri. Così come mi vien da ridere al solo sentire certe affermazioni: "Non posso avere il sospetto di abitare una casa non pagata da me" °__°
Caro ministro per lo sviluppo economico, ma lo sai quanta gente farebbero carte false per vivere in una casa pagata da altri???
Che poi, voglio dire, non è questo il punto.
Semmai lo è il fatto che i soldi con cui è stata pagata la casa sono derivanti da corruzione e proventi illeciti, da strane movimentazioni di denaro, anche legate ad altre indagini. Indagini in cui lui, comunque, compare solo come persona informata dei fatti.
Altra riflessione va poi al fatto che non possa difendersi se fa il ministro °_°
E Berlusconi allora? E Dell'Utri? E tutti quelli che vivono a piede libero, magari al governo, anche se hanno qualche condanna a loro carico?
Secondo me, quella di Sajola è tutta una balla: il ruolo di ministro gli sta stretto e non lo vuole, un po' come già era accaduto anni fa, quando si era dimesso sull'onda delle polemiche relative al caso Biagi.
Tra l'altro, anche se poi Scajola finiva in carcere, qual era il problema? Il decreto "svuota carceri" è all'ordine del giorno, no? Evviva! Evviva!
Per fortuna comunque che, nel marasma di tutto ciò, tra corruzione, crisi economica, notizie sul processo a Tartaglia che svaniscono nel nulla (quand'era il processo: il 22 aprile o il 7 maggio?), gaf sulla "troppa libertà di stampa in Italia", per fortuna in televisione qualcosa di buono c'è: la pubblicità del Fernovus Saratoga!
LA pubblicità, come dice mio fratello.
Come dargli torto?
L'unico difetto è il nome della marca: dovrebbe essere SaratoPa!





Ad ogni modo, questa breve e simpatica reclam contiene alcuni elementi sintomatici della profonda crisi che stiamo vivendo, su tutti i piani: economica, etica, morale, lavorativa...
Abbiamo un uomo maturo, in età lavorativa, che anzichè andare a spaccarsi la schiena al lavoro se ne sta a casa a non fare un cazzo. Addirittura si è appena alzato ed è, minimo minimo, mezzo giorno. Forse è agli arresti domiciliari.
Abbiamo una donna in carriera, splendida e signorile, vestita di tutto punto solo per fare un paio di lavoretti domestici. Anche lei a casa dal lavoro, a non fare una mazza. Anzi, almeno lei fa qualcosa: fa "muovere" il pennello, su e giù (...e sembra pure godere nel farlo).
C'è poi una giovane domestica, con 4 lauree e 1 master a Oxford, che si accontenta di sfruttare la propria avvenenza ed il proprio giovanile e verginale pudore per tirare a campare. Non vorrebbe far la schiava, ma lo fa: il mondo del lavoro altro non offre se non questo tipo di posizioni.
Senza contare che la coppia di nobili con il cancello da verniciare nel terrazzo di un mega attico extra lusso può permettersi una sguattera (quasi certamente da coinvolgere nei loro giochi erotici: la reclam infatti è solo l'intro di un porno di qualità...così come quel "Brava Giovanna" è una chiara citazione di uno dei dialoghi del copione previsto) ma non possono pagare un umile manovale per riverniciare l'esterno della ringhiera.
Almeno c'è il sole, pensano.
Almeno c'è topa in casa, pensa l'uomo, ipotizzo a giudicare dalla torcia che ha in tasca.
Come? Non è una torcia?
Chissà, forse in realtà è questo il segreto.
Lo stesso che segretamente nasconde Prahlad Jani: il mago del risparmio in quanto a spese alimentari!


domenica 2 maggio 2010

..:: Crisi: Grecia vs Italia ::..

In questi giorni la Grecia è tornata alla ribalta nelle notizie segnalate dai media nostrani per via della profondissima crisi in cui versa con un debito pubblico pari a circa il 120 % del PIL, corrispondente a circa 275 miliardi di euro (fonte).
Un fallimento che, diciamocelo, non è il frutto di un processo iniziato ieri ma conseguenza di scelte, politiche, difficoltà e debiti contratti negli ultimi anni, anche a causa dell'euro, e che la crisi mondiale degli ultimi tempi ha accresciuto. Già qualche mese fa, tra l'altro, c'erano stati tumulti e proteste molto forti da parte della cittadinanza greca.
Tutto sommato comunque, l'appartenenza alla comunità europea, è divenuta una sorta di ancora di salvataggio e grazie a prestiti e interventi straordinari dovrebbe riuscire a rimanere a galla. A costo di enormi sacrifici magari, ma comunque lavorando per ridurre i debiti contratti, gli sprechi e la spesa pubblica, eseguendo tagli su vasta scala e adottando politiche anche impopolari pur di metter un freno alla situazione (revisione politiche per le pensioni di invalidità, riduzione stipendi... maggiori informazioni qui).
Oltre alla Grecia, comunque, parrebbe che anche Portogallo e Spagna non se la passino poi tanto bene: deficit dei conti pubblici, disoccupazione, difficoltà di mercato...
Da noi invece tutto sembra essere rose e fiori: il governo ci rassicura che siamo "meglio" degli altri Stati, che la crisi la stiamo vivendo bene, che bisogna essere ottimisti.
Ok, diciamo che vi credo sulla parola, tuttavia qualche dubbio mi sorge.
Perchè un conto è omettere certe informazioni per rassicurare la cittadinanza e mantenere un certo qual controllo, evitando panico e fuga di capitali, un altro è invece mentire lasciando che poi debiti ingenti vengano accollati dalla popolazione italiana.
Ringrazio comunque l'opposizione, sempre presente ed energica nel fornire dati e informazioni alla popolazione, nel garantire quel controlo che dovrebbe esserci sull'operato del governo. Sono ironico ovviamente.
Comunque sia, spulciando qua e là, sembra che la situazione del nostro Paese non sia poi così idilliaca. Anzi.
La disoccupazione è salita all'8,8 %, valore record dal 2002, e il tasso di inattività per la popolazione tra i 15 e i 64 anni è pari al 37,8%. Non male direi, soprattutto se si considera che la disoccupazione in Italia è solo del 27,7% rispetto al 19,8% a livello Europeo.
Parallelamente l'inflazione sale di 1,5 punti percentuali così come aumentano i prezzi al consumo. Come se non bastasse, nuove aziende che nascono o che assumono sono praticamente mosche bianche e questo si traduce in un buon 2 milioni di persone in più che cercan occupazione (un onesto +12% rispetto all'anno scorso).
E in un contesto decisamente entusiasmante come questo che facciamo? Andiamo a prestar pure soldi alla Grecia: si parla di quasi 5,5 miliardi di euro... per approfondire la questione credo sia utile la lettura dell'articolo apparso qualche giorno fa sul blog di Beppe Grillo.
Mi domando se non sia sinonimo di crisi tutto ciò...
Così come mi domando se il tipo di economia attualmente in auge, basato sul concetto di debito, sia a tutti gli effetti vincenti. In fondo, investire denaro che "teoricamente" si possiede per via di un credito che si avanza da altri è legittimo... a patto che poi effettivamente quest'ultimo debito venga saldato. Altrimenti si innesca allarmanti reazioni a catena.
Che è un po' quello che è successo a livello mondiale grazie alla crisi finanziaria scatenata dagli USA e, in aggiunta a ciò, quel che accade da noi a livello aziendale quando le imprese eseguono lavori e attività senza poi riuscire a ricevere il giusto compenso.
Per concludere, visto che di debiti si parla, un'ultima riflessione va al debito pubblico nostrano: sembra che sia leggermente superiore a quello della Grecia. Solo 5 volte superiore, pari a circa il 117% del PIL dell'Italia, all'incirca un quarto del debito complessivo della comunità europea.
Un po' meglio rispetto al pessimistico 121% stimato qualche tempo fa ma, purtroppo, da qua a dicembre è ancora lunga.
Stranamente, non si tratta di notizie di cui si sente spesso parlare al telegiornale. O che desta scandalo e preoccupazione, nè tanto meno causa diencomi e riconoscimento da parte dell'Europa.
Eppure il nostro governo ci racconta un po' il contrario, mi pare...
Anzi, sospetto che a breve non si parlerà nemmeno più dell'intera faccenda ma tornerà di moda "l'amore che vince sull'odio", visto che per il 7 maggio è previsto il processo di Tartaglia - chissà se almeno in questa occasione Silvio andrà in tribunale...

lunedì 26 aprile 2010

..:: Scontro tra titani (Clash of the titans) ::..

Titolo: Scontro tra titani (Clash of the titans)
Regia: Louis Leterrier
Anno: 2010
Genere: Avventura, Fantasy
Cast: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen


“Scontro tra titani” (Clash of the titans) è un remake di produzione prevalentemente hollywoodiana che ripropone su grande schermo le gesta di Perseo, semidio della mitologia greca, già protagonista del film “Scontro di Titani” del 1981 (Clash of the titans).

La trama in breve:
L’inizio della pellicola coincide con una breve introduzione cosmico mitologica relativa alla genesi della razza umana e al pantheon greco, richiamando dispute tra divinità e spaventose creature devastatrici (come il Kraken). Vengono così suggeriti antefatti ed eventi che aiutano lo spettatore nel collocare le vicende e che, al contempo, permettono di sondare l’interesse del pubblico per eventuali film basati su libere interpretazioni di miti classici.
Successivamente, la narrazione torna su un piano più terreno e umano, descrivendo il recupero in mare di un sarcofago da parte di un umile pescatore greco: al suo interno sono presenti il cadavere di una bellissima donna e un bimbo di pochi mesi, miracolosamente vivo. Presolo con sé, il pescatore crescerà questo bimbo come fosse suo, insegnandogli l’arte della pesca e a rispettare gli dei che, dall’alto dei cieli, proteggono il mondo degli uomini in cambio di preghiere e devote manifestazioni di fede.
Qualche anno più tardi il giovane Perseo, questo il nome attribuito al pargolo salvato dalle onde del mare, vive come umile pescatore assieme alla propria famiglia, cercando di far fronte a stenti e a patimenti, condizione cui la razza umana sembra esser costretta per colpa dell’indifferenza dimostrata dagli dei. Situazione questa che alimenta il malcontento e la ribellione verso i divini abitanti dell’Olimpo: si innescano così azioni sacrileghe da parte di guerrieri e abitanti delle città greche ai danni di templi e statue dedicate a Zeus e alle altre divinità. Scellerati comportamenti umani che scatenano le ire del cielo e il naufragio della nave di Perseo, vittima di eventi sovrannaturali in cui, suo malgrado, si trova coinvolto.
Strappato nuovamente dai flutti viene quindi condotto ad Argo, città d’origine di quei rivoltosi umani che si ribellano agli dei e città presso cui Ade ha deciso di scatenare la furia devastatrice del Kraken. Una scelta drammatica ed estrema presa in seno al consiglio degli dei, convincendo il proprio fratello Zeus a mettere da parte l’immenso amore che nutre per gli umani e a cedere all’ira, concedendo al signore dell’oltretomba di far pagare agli ingrati umani l’irrazionale comportamento tenuto nei confronti di templi e simulacri.
Argo viene quindi condannata alla distruzione a meno che, secondo il volere di Ade, non venga sacrificata al Kraken la bellissima principessa Andromeda. Lo stesso dio degli inferi rivela infine che Perseo è in realtà un semidio, nato dall’unione di Zeus con un’umana. Fatto questo che riaccende la speranza nel cuore del re di Argo, Cepheus, che, per nulla disposto a sacrificare la propria figlia al volere delle divinità che tanto disprezza, incarica proprio Perseo di trovare un modo per risolvere la situazione, salvando cioè Andromeda ed Argo al loro triste destino.


Il mio commento:

Questo “Scontro tra titani”, disponibile anche in versione 3d sebbene originariamente non lo prevedesse, rappresenta un discreto film d’azione, arricchito e impreziosito da notevoli effetti grafici: le dinamiche scorrono via rapide in un crescendo di azione e battaglie, rievocando scontri epici e figure della mitologia classica. Ha il pregio di non annoiare e, a tratti, di risultare vagamente divertente, ciononostante, rappresenta comunque un prodotto qualitativamente poco consistente, ricco di semplificazioni e, soprattutto, di moltissime libertà rispetto alla versione classica del mito di Perseo.
L’impressione è quella di un affannato spettacolo di effetti visivi in successione, talvolta con il risultato di creare confusione e perplessità più che di avvincere lo spettatore, effetto questo amplificato nella visione offerta in 3D.
Il cast scelto per la produzione è comunque discreto. Tra le divinità si annoverano anche nomi importanti, come Liam Neeson (già visto in Schindler’s List, Gangs of New York, Star Wars Episodio I, Rob Roy, Kinsey) e Ralph Fiennes (protagonista di film quali Strange Days, Spider, Red Dragon, impersona lord Voldemort nella saga di Harry Potter): attori ben noti e apprezzati dal pubblico che però dubito saranno ricordati dalla critica cinematografica per l’apparizione in questo film. Anzi.
I guerreschi panni di Perseo sono invece affidati a Sam Worthington, granitico attore già presente in Avatar e Terminator Salvation. La fisicità è notevole, non c’è dubbio, tuttavia le espressioni facciali sono considerevolmente limitate, al pari degli eventuali dubbi che qualunque spettatore si potrebbe porre in merito all’esito delle imprese in cui si cimenta, in perfetto stile heroic fantasy. Al Perseo del grande schermo, in poche parole, riesce ogni cosa: poco conta se è un umile pescatore, non istruito e mai addestrato all’arte della guerra. Sfioderà ugualmente un fisico più pompato rispetto a quello di qualunque militare e, elemento non di poco conto, riuscirà laddove nessun altro è mai stato in grado di aver successo: sia che si tratti di decapitare una gorgone, di sfidare il Kraken o di scendere addirittura nel regno degli Inferi. E sempre con la medesima espressione in volto. Risulta un personaggio poco tridimensionale, mosso solo dalla determinazione di portare a termine una propria personale vendetta nei confronti degli dei, contro Ade in particolare, e di dimostrare al mondo, oltre che a se stesso, di essere in grado di opere mirabolanti per il fatto di essere un umano determinato più che di essere un umano benedetto dal sangue degli dei. Tematica questa che rincorre più volte durante il film e che diviene anche occasione di leggero astio e fugaci battibecchi tra l’eroe protagonista e le comparse che lo accompagnano nell’impresa (morendo inesorabilmente una dopo l’altra … ).
Stravagante risulta infine l’adattamento del mito di Perseo proposto: sono infatti molte le differenze riscontrabili tra la versione su pellicola e quella originale del mito.
Se da un lato alcune semplificazioni possono anche venir perdonate - vedasi ad esempio Pegaso, il mitico cavallo alato, che nel film risulta essere un dono di Zeus anziché una creatura generata dal sangue della Medusa – dall’altro ci sono numerose sequenze insensate e fuorvianti, che non contribuiscono a dare profondità e significato al film, anzi, tutt’altro. Mi riferisco, ad esempio al Kraken, noto mostro marino di origini norrene e non greche, all’interminabile battaglia contro gli scorpioni giganti del deserto - nati dal sangue maledetto di Calibos - che, nonostante le morti di cui sono responsabili, vengono tranquillamente utilizzati come mezzi di locomozione. Ancor peggio si potrebbe dire degli Dijinn del deserto, misteriose creature composte di carbone e legname, vagamente simili ai Sabibodi di Guerre Stellari, che parlano una lingua incomprensibile e non sottotitolabile ma dotati di potentissime magie e che, di punto in bianco, senza nemmeno sapere cosa sta accadendo, decidono di contribuire alla causa del primo Perseo che transita nei loro territori.
Ancora peggio quando la sceneggiatura cerca di adattare i miti classici alle esigenze sceniche. In particolar modo penso al ruolo e alla storia di Io; ancor peggio va con Andromeda: nel film è principessa di Argo, sacrificata al Kraken per placare Ade, salvata e non sposata da Perseo; nella mitologia è figlia dei sovrani di Etiopia, sacrificata a Poseidone, salvata e poi sposata da Perseo. Ma anche sulla lotta tra umani e divinità avrei numerosi dubbi da avanzare, senza dimenticare lo scempio perpetrato ai danni di re Acrisio, marito di Danae, madre naturale di Perseo, che nel film viene ridotto al ruolo di pseudo zombie rispondente al nome di Calibos, alle dirette dipendenze di Ade.
Nasce spontanea una riflessione sul fatto che siano proprio gli studi di Hollywood a pescare a piene mani dal patrimonio culturale e artistico classico, decisamente più vicino alla sensibilità europea se non nostrana: si tratta di un’esigenza dettata dalla volontà di dissacrare storie e leggende mitologiche o per utilizzare effetti speciali pre-confezionati e scartati da altre produzioni?
Dubbio che sorge spontaneo in seguito all’abbondante spettacolo di effetti speciali offerto da questo “Scontro tra titani”. Senza dimenticare, per altro, che non vi è affatto alcuno scontro tra titani: al più vi è la contrapposizione tra il potere della gorgone e quello del Kraken, decisamente ben realizzato e dal forte impatto visivo - un animale mastodontico che per certi versi richiama gli Imp dei videogame di Doom o Cthulhu di Lovecraft - ma che appare solamente come un espediente per determinare gli eventi di cui è protagonista Perseo. Un po’ come risultano esserlo tutte le presenze sovrannaturali che appaiono nel film, visivamente riuscite ma poco approfondite, ridotte al ruolo di macchiette o fugaci comparse.
Passi pure per le (pseudo) arpie scatenate da Ade o per Caronte (e il suo panfilo fatiscente) , ben diverso però il discorso quando si parla di divinità, gloriosamente abbigliate di armature luminose e scintillanti: ci si aspetterebbe maggior caratterizzazione e profondità, pathos nella recitazione per lo meno. Invece tutto risulta appiattito, teso più alla costruzione di un intreccio dinamico e frenetico più che alla genesi di un mondo classico dignitoso e decente, che potrebbe gettare i presupposti per altre produzioni legate al pantheon classico. O affine: nel vedere le armature degli dei è difficile non ipotizzare una qualche trasposizione dei Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya) su grande schermo, tanto più che lo stesso Masami Kurumada, autore del manga in questione, è stato coinvolto nella realizzazione di locandine promozionali.
Anche le altre tematiche descritte nel film risultano poi abbozzate e poco sviluppate, per lo più articolate in rapide sequenze che prendono vita in maniera improbabile. Il rapporto tra genitore e figlio, ad esempio, descritto rapidamente nelle sequenze in cui Perseo pratica la pesca con il proprio padre adottivo oppure quando il protagonista incontra Zeus in persona: emerge una precisa volontà di determinare il proprio destino, di far capire allo spettatore che l’identità di ciascuno è determinata dalle azioni di cui si è protagonisti più che dal sangue o dal nome che possediamo. Ecco allora che Perseo compie grandi gesta perché è un uomo dotato di grandi qualità e coraggio, perché ha un obbiettivo, e non perché figlio di una potentissima divinità dell’Olimpo. Certo, anche questo aiuta, così come i doni che gli vengono elargiti da Zeus in persona, non da ultima la donna (oggetto?) nel finale. Nemmeno penso sia secondario la visualizzazione dell’animale simbolo del sommo degli dei, l’aquila, casualmente simbolo anche degli Stati Uniti d’America, quasi a voler trasmettere il messaggio che gli altri popoli hanno bisogno di eroi figli dell’aquila per trovare vera salvezza.
Discutibili poi i momenti in cui vengono mostrati gli eccessi a cui può condurre il fanatismo religioso, soprattutto con l’approssimarsi di oscure minacce di devastazione. Ancor più sospetta risulta invece la tranquillità con cui un intero popolo accetta il proprio fato: nessuno degli abitanti di Argo accenna ad abbandonare la città, per esempio, fatto questo che potrebbe far nascere sospetti sull’eventuale ottusità della massa oppure sul potere della disinformazione se opportunamente operata da parte dei media e dei potenti dell’epoca.
In definitiva, lo spettacolo offerto da questo “Scontro tra titani” è più che discreto dal punto di vista degli effetti speciali e del dinamismo proposto, ma assai poco convincente sotto molti altri punti di vista. Decisamente sconsigliato per quanti si aspettano la fedeltà nella trasposizione su celluloide del mito di Perseo.



martedì 20 aprile 2010

DragonTrainer

Titolo: DragonTrainer
Regia: Dean DeBlois, Chris Sanders
Anno: 2010
Genere: Animazione
Doppiatori: Jay Baruchel, Gerard Butler, Craig Ferguson, America Ferrera, Jonah Hill

La trama in breve:
iccup è un giovane vichingo che, come spiega lui stesso, vive in un villaggio sperduto nel nulla, in una landa fredda, inospitale, con poco da mangiare e soprattutto infestata dai draghi. Perchè la comunità non si sposti è insieme la premessa del racconto e il tratto più saliente della dialettica che lo anima: i vichinghi sono cocciuti e invece che spostarsi preferiscono combattere, non a caso sono tutti grandi e grossi. Tutti tranne Hiccup.
Figlio del capo del villaggio Hiccup è secco e inadatto al combattimento, ha una spiccata passione per la costruzione di macchinari (con cui tenta di uccidere draghi) e una conseguente inclinazione per la creazione di problemi, questo fino a che, all'insaputa di tutti, non riesce a catturare il drago più temuto e sconosciuto solo per scoprire che il diavolo non è cattivo come lo si dipinge (fonte mymovies).

Il mio commento:
Ho visto questo film al cinema, in 3d. Ormai è diventata una moda, forse per rimpinguare le casse dei cinema, forse per boicottare una certa forma di pirateria.
Ad ogni modo, dicevo, sono recentemente andato a vederlo.
Dal trailer mi ero fatto un'idea di film sul demenziale, forse per via dell'aspetto da "micione" del drago con cui entra in contatto il protagonista.
In realtà mi son dovuto ricredere. Certo, le sequenze divertenti e le gag ci sono, così come la caratterizzazione di certi draghi (tipo il gronkio: "Oddio, mi si è spompato il gronkio!") o dei personaggi può apparire buffa, però fondamentalmente si tratta di un film non di genere comico. Qui il fantasy la fa da padrone, con tanto di scontri epici e titanici e sequenze di volo davvero entusiasmanti, amplificate da un livello qualitativo dell'animazione davvero elevato.
In parte la vicenda narrata può ricordare Eragon: anche lì si instaura un legame tra un giovanotto qualunque e un drago, un vincolo che matura col tempo e che li porta a condividere un rapporto che va al di là di quello che si instaura tra cavaliere e cavalcatura. A parte questo accostamento, che, volendo, potrebbe essere esteso pure al film ET, le vicende e la storia prendono pieghe completamente diverse.
Mi è piaciuto il parallelismo che si viene a creare tra i due addestramenti che Hiccup porta avanti, uno canonico e legato alla consuetudine del villaggio ("morte ai draghi!") e uno personale, di ricerca e scoperta, assieme a "Sdentato". Il ragazzo è infatti cocciuto e libero, non ama i condizionamenti, non si accontenta di dogmi e dettami di comportamento pre confezionato: è critico, dubbioso, razionale. Vuole scoprire il mondo e capire, anche se questo può comportare incomprensioni, impopolarità o soverchiare tradizioni che perdurano da tempo. Nei confronti delgi animali, come nel film in questione, oppure anche nei confronti di scienza, teologia e popoli. Hiccup lancia infatti un messaggio molto forte: andando contro corrente, e non senza rinunce e personali sconfitte, riesce a portare il proprio popolo ad un cambiamento epocale, a superare pregiudizi e a mutare mentalità. In meglio, teoricamente.
Anche se, in effetti, unire la mentalità bellicosa dei vichinghi con le potenzialità dei draghi potrebbe contribuire alla nascita di una super potenza militare capace di conquistare e devastare l'Europa.
Ho trovato spettacolari poi le sequenze di volo, probabilmente potenziate dal 3d e da una resa grafica davvero notevole quanto a fluidità e qualità visiva. Molte sequenze risultavano davvero molto realistiche, con una cura dei particolari meticolosa e puntigliosa (penso ad esempio alla navigazione delle drakkar o agli effetti luminosi legati al masso incandescente che penetra nel covo buio dei draghi quando i vichinghi si apprestano allo scontro decisivo) .
Ma ancor di più mi ha entusiasmato la battaglia, titanica, del finale e che, considerando i disastri di questi giorni, mi ha fatto capire perchè il vulcano islandese Eyjafjallajkull abbia effettivamente eruttato...
Comunque, dicevo, quello del finale mi è piaciuto assai e assai: uno scontro aereo contro un essere mastodontico e impossibile, una sfida epica e dinamica, decisamente sublime.
Mi è piaciuto, inutile negarlo, mi ha colpito e avvinto, esattamente come certe sequenze di volo in cui Hiccup e Sdentato si son cimentati.
Mi domando quale sarebbe stato l'effetto del film se, anzichè raprresentato da attori virtuali, fosse stato realizzata con attori in carne ed ossa.
O con personaggi dall'aspetto meno caricaturale e più realistico come si può vedere, ad esempio, nelle produzioni di matrice orientale...
In conclusione, questo DragonTrainer targato DreamWorks e ispirato al romanzo "How to train your dragon" di Cressidra Cowell, di sicuro non annoia e, seppur a tratti semplicistico, regala una visione più che piacevole, adatta ad un pubblico di tutte le età.
Soprattutto se amanti dei draghi e/o fan di Guerre Stellari ^_^



venerdì 16 aprile 2010

..:: Bordelli in Italia ::..

Ebbene sì, "bordelli in Italia" è una delle parole chiave più gettonate tra quelle che, secondo le statistiche, i visitatori di questo blog digitano sui motori di ricerca.
Tallonato da "gurzo del borneo meridionale", in un testa a testa avvincente e mai scontato.
Speravo che i net-citizen approdassero su questo spazio virtuale spinti da ben altre motivazioni ma amen, non posso che perendere atto della situazione e sfruttarla a mio vantaggio.
O tentare, per lo meno.
D'altra parte, con tutto quello che sta succedendo nel nostro Paese forse non è proprio un caso che la parola "bordelli" venga così drammaticamente cercata.
Penso infatti al giro di escort e tangenti sessuali rappresentate, di fatto, da certe signorine: notizie di attualità emerse nel corso dei mesi scorsi (febbario-marzo?) e di cui già si è perso traccia. Così come ci si dimentica dei volti e dei nomi coinvolti (tipo Bertolaso). E pensare che per qualcosa di analogo la reputazione di William Jefferson Blythe III è stato infangata per sempre...
Ecco che, se ci fossero stati i bordelli, magari il tutto poteva avvenire in modo meno scandaloso, con tanto di ricevuta fiscale (forse).
Penso poi alle dinamiche legate allo scandalo - oh my God - della pedofilia nel clero. Magari, se ci fossero stato libero accesso a bordelli locali, questi sacerdoti non sarebbero caduti in tentazione nei confronti di minorenni. Eppure, per quanto triste e scandalose siano le notizie riportate in questi giorni, sono tutte "cose vecchie", risalenti a qualche anni fa. Ma che comunque fanno meditare. E che permettono di sviare un po' l'attenzione degli italiani qualora ci fossero altre notizie da trattare o che potrebbero (dovrebbero) far incazzare di brutto la popolazione.
Per dire, hanno approvato il legittimo impedimento ... e scusate se è poco (ne approfitto per ringraziare sentitamente i telegiornali nostrani: mi sa che l'anno prossimo l'Isola di Tonga ci sorpassa nelle graduatorie sulla libertà di stampa e comunicazione).
Penso poi alla televisione nostrana e alle parole di Napolitano, solamente pochi giorni fa: "Basta con le donne oggetto in tv, si può scatenare la violenza". Magari c'ha anche ragione.
E magari "chi" controlla la televisione potrebbe provvedere. Oppure dettar legge affinchè tutto si riduca, effettivamente, a tette e culi. Tra una partita di calcio e uno spot di automobili, s'intende.
Si finisce così con il creare una nazione bombardata diastimoli sessuali e che cerca, praticamente, solo stimoli sessuali. Anche e soprattutto nel web. Lo dimostrano i servizi delle Iene: voce autorevole e attendibile, assolutamente imparziale e libera e non potenziale fonte di condizionamento e plagio di massa.
Di certo navigare in qualche sito porno e guardarsi foto e video in tutta calma da casa costa meno che andare con le signorine buonasera che passeggiano nottetempo ai margini delle strade.
Considerando comunque il periodo di crisi attuale (no che non c'è crisi, dice Silvio B; sì che c'è crisi, confermano quei comunisti di Bankitalia) forse non sarebbe male puntare sulla creazione di case chiuse e luoghi di piacere. Tanto per sperimentare qualche settore nuovo e varare almeno una legge sul mondo del lavoro. Che poi, considerando tutto quel che ha bruciato Calderoli a fine marzo, chi sa se è stata cancellata anche la Legger Merlin?
Certo, costruendo e avviando aziende che guadagnano legalmente col sesso, si sottrarrebbero un po' di introiti alla criminalità organizzata (che non penso abbia visto diminuire il proprio fatturato) e a chi "ci prova" nelle varie città nostrane (Milano, Padova, Treviso...). Forse verrebbe meno quel brivido che c'è nel delinquere però al contempo, magari, 'leconomia italiana migliorerebbe un poco, no? Senza trascurare la riduzione di banda internet occupata dai cibernauti. Ah, tra l'altro, grandiosa l'idea di prevedere un incentivo per i giovani tra i 18 e i 30 anni che stipulano un contratto adsl! Però, ehi, e se la mia zona non è coperta? Magari, anzichè sperperare 200 milioni di euro in inutili palliativi, era meglio invece investire quegli 800 milioni di euro fermi (se ci sono) destinati allo sviluppo rete e creare nuove occasioni di lavoro alla gente disoccupata? Forse era meglio ponderare un poco come han fatto su PuntoInformatico, ad esempio.
Ma non solo in termini di incentivi adsl, a livello proprio di pensare a qualcosa che vada al di là dell'immediato presente. Speriamo comunque che almeno, ora che è legale che qualcuno - non tutti, sia chiaro - sia impedito a farsi condannare, ci sia qualche interesse nel gestire realmente il Paese prima che, per davvero, vada letteralmente tutto a puttane.
E se pensate che io sia troppo catastofista, tranquilli, il mio è tipico ottimismo da Unieuro: Qualcosa del tipo: [ore 3.34 di notte, ora locale] "Gianni! L'ottimismo è un buono sconto per una pump station thailandese! Gianni!"

sabato 10 aprile 2010

..:: Legame doppio ::..

Titolo: Legame Doppio
Autore: Christian Antonini
Editore: Asengard Edizioni
Genere: Fantastico - Horror
Pagine: 416

La trama in breve:
Milano, 1944: Sono tempi duri per la famiglia Amici: la guerra ha messo in ginocchio il Paese, il razionamento e i problemi quotidiani svuotano la vita di ogni gioia. Solo gli affetti, semplici e genuini, costituiscono un rifugio sicuro per il piccolo Francesco: affetti per la famiglia, il gatto, gli amici. Poi, improvvisamente, la brutale violenza della guerra irrompe nella vita del bambino, fatta di giochi e sogni. La famiglia Amici si scontra con un individuo privo di scrupoli, disposto a vendere a tedeschi e fascisti chiunque abbia qualcosa da nascondere... È l’Ingegner Gerini, disprezzato da tutti, schivo e riservato: un individuo che sembra godere di un rapporto d’amicizia molto particolare solo con i piccioni e i colombi del caseggiato.
Milano, 2003: Catia Ternani è una ragazza sola in una città che respira tecnologia pur restando ancorata a una realtà fatta di piccole cose. Vive in un appartamento, in compagnia del suo gatto e di un computer. Fra difficili rapporti familiari e problemi di lavoro, la ragazza viene contattata tramite Internet da uno sconosciuto: qualcuno che sembra conoscerla molto bene e che le intima di lasciare al più presto la sua abitazione... qualcuno che sembra addirittura non esistere e che riesce a intromettersi nel suo computer anche quando non è collegato alla Rete.
C’è un legame che unisce la famiglia Amici a Catia Ternani. Un legame profondo ma misterioso, che attraversa il tempo. Contrasti personali, pericoli e doveri costituiscono un ponte tra le vicende della ragazza e quelle di Francesco e dei suoi parenti, persone diverse e un unico scenario: il palazzo di via Cacciatori... (fonte Asengard)

Il mio commento:
Ho letto con piacere questo romanzo, senza aspettarmi nulla. La copertina è, a mio avviso, sufficientemente evocativa e ben realizzata, fornisce subito l'idea di un legame e, al contempo, di una qualche rottura, qualche imprecisato elemento di tensione.
La lettura è stata abbastanza piacevole e scorrevole, con qualche refuso qua e là, ma nulla di particolarmente grave: rare ripetizioni che si dimenticano in fretta.
Anche per quanto riguarda lo stile narrativo non ho nulla di particolare da segnalare, anzi, secondo me è adeguato e piacevole. Si nota una certa passione e documentazione preparatoria, fondamentale per proporre un'immagine credibile e verosimile di un periodo, come quello della Seconda Guerra Mondiale, non direttamente vissuto dall'autore del romanzo.
Per quanto riguarda invece il ritmo e lo sviluppo della storia in sè, invece, ho qualche critica da muovere. A mio avviso non è immediato distinguere passato e presente, non da subito comunque, visto che i capitoli ambientati in via Cacciatori nel presente si alternano a quelli ambientati in via Cacciatori negli anni 40. Forse era meglio aggiungere qualche didascalia o delle date a inizio capitolo per agevolare il lettore. Per carità, dopo un po' di capitoli ci si abitua e, automaticamente, gli eventi vengono collocati nel giusto periodo storico sulla base degli attori coinvolti. Quando è vero anche che ci sono personaggi che creano un legame tra passato e presente narrativo...
Altra nota critica riguarda il ritmo e la densità degli eventi. Da un lato è comprensibile la necessità di giocare sul mistero per creare tensioni e aspettative, così come è accettabile la descrizione degli eventi del passato per preparare l'ambientazione e contribuire alla tridimensionalità dei personaggi, però è anche vero che, a mio avviso, c'è poca azione. A parte nel finale...
Secondo me, comunque, questo può costituire un limite del testo che, nei soggetti meno pazienti, può tramutare la lettura in un'esperienza noiosa e monotona.
Buona invece la caratterizzazione dei personaggi, nè troppi nè troppo pochi. Semmai è discutibile la facilità con cui Catia accetti la presenza che "sembra" perseguitarla, quasi che il sovrannaturale sia cosa di tutti i giorni.
Senza contare che non è nemmeno ben spiegato la presenza di certe entità: ci sono e basta, sembra essere la spiegazione. L'odio, il senso del dovere, la volontà di vivere ancora, i legami di sangue, la vendetta ecc. .. sono motivazioni condivisibili e accettabili però, a meno di raggi di energia cosmica, dubito che bastino a mantenere in vita le persone morte. Ok, ok, nel testo la protagonista ad un certo punto fa delle ricerche in internet e salta fuori che il palazzo è stato edificato in una zona per cui "passano" linee energetiche individuati da druidi, celti et similia ma ugualmente la questione è poco approfondita. Volutamente, forse. Al lettore non resta altro che sospendere la propria volontà di comprendere e accettare quel che viene proposto.
Più interessante invece la tipologia di manifestazione che riguarda una delle due "presenze, ovvero attraverso la rete elettrica e gli elettrodomestici: non credo sia qualcosa di mai sentito o mai visto in altri film (Shocker?), libri o fumetti, ma, per quanto mi riguarda, l'ho trovata una bella pensata. Un po' meno originale invece, l'idea dello sfruttamento dei corpi dei deboli per le possessioni varie ed eventuali.
Ad ogni modo, si tratta di un buon testo, apprezzabile e interessante e che mi sento di consigliarvi. Soprattutto per il fatto che si tratta di un horror italiano ambientato in Italia che, di per sè, non è poco.
Anzi, va, già che l'han fatto vi segnalo pure il booktrailer: forse anticipa un po' troppo quel che accade nelle pagine di Legame Doppio, però devo dire che la scelta degli attori per Catia e "la presenza" è azzeccatissima ^_^


sabato 3 aprile 2010

..:: Progetti letterari ::..

Anche se ultimamente scarseggia il tempo libero e, inspiegabilmente, lo stress personale aumenta, ho tentato di portare avanti i miei progetti letterari.
Purtroppo, non ho ancora concluso alcunchè con "Vuoto di luce".
Alcune proposte di pubblicazione mi sono giunte, per la verità, però non ero del tutto convinto di ciò che mi si proponeva e ho optato per il diniego.
In attesa di riceverne altre o di valutare il da farsi.
Uno degli elementi più drammatici che ho riscontrato rimane in ogni caso la distribuzione: pubblicare è relativamente facile. Farsi distribuire e avere occasioni per promuovere la propria opera lo è molto, ma molto, meno.
Non ci sono vere e proprie garanzie, soprattutto tra i piccoli e medi editori. Senza nulla togliere alle librerie, sia chiaro, che seguono logiche spiccatamente commerciali nello scegliere i libri di cui far scorta, per collocarli poi su scaffali e vetrine.
E solitamente i testi degli esordienti non rientrano in questa opzione...a meno che l'editore del testo non sia un nome importante nel settore.
Amen. Continuo comunque a cercare editori potenzialmente interessati e a propormi loro.
Nel frattempo però mi chiedo se, forse, non sia più opportuno iniziare a pensare ad altre forme di pubblicazione. Magari creando un romanzo-blog? Oppure puntando su servizi tipo Boopen o Lulu. In questo caso però, temo, il tutto si ridurrebbe ad una pubblicazione fine a se stessa, senza possibilità di "distribuzione fisica". Attività che, invece, dovrebbe sbrigare un editore vero.
Oppure potrei puntare su servizi di print on demand che abbiano alle spalle un editore fisico e mirare, per ora, a far circolare opera e nome. Ad esempio, potrei adoperarmi per raccogliere un po' di prenotazioni e poi pubblicare con un editore tipo "& My Book".
Al contempo però ho deciso di puntare anche su un'altra strategia, ovvero cercare di pubblicare un romanzo di altro genere rispetto a "Vuoto di luce". Un testo comico demenziale: in pratica sto rimettendo mano alla "saga del cassiere" per vedere di tirarne fuori qualcosa di più dignotoso e pubblicabile rispetto a quel che era originariamente.
Magari potrebbe risultare più facilmente piazzabile rispetto ad un romanzo di 430 pagine di genere urban-fantasy, ma anche fanta-horror volendo.
Vedremo.
Nel frattempo devo invece cercare di trovare tempo ed energie per portare avanti altri miei progetti e collaborazioni. Anche perchè, e lo dico con una nota di tristezza nella voce, è da un bel po' che non mi riesce di dedicarmi seriamente e con la dovuta calma ai miei testi, trascrivendo opere solo abbozzate oppure completando quelle incompiute.
Sigh sigh... che fregatura il mondo del lavoro...voglio tornare ai tempi di quando ero ancora studente...
Allora sì che avevo tempo libero per dedicarmi alla mia passione letteraria! Per partecipare attivamente a forum e portali letterari.
Altro che adesso!
Uffa...
Ah, tra l'altro, lo sapete che con il mio "Calma e Pacatezza (alle poste)"ho vinto la prima edizione del contest "Gli scrittori del 10" organizzato sul forum di AutoriEsordienti? Non ricordo se l'avevo segnalato... mi sa di no... uhm...beh, sto rimediando adesso ^_^