sabato 15 marzo 2014

Starship troopers 2 - Eroi della federazione

Titolo: Starship troopers 2 - Eroi della federazione  
Titolo originale: Starship troopers 2 - Hero of the federation
Regia: Phil Tippett
Anno: 2004
Genere: fantascienza, azione, horror
Cast: Billy Brown, Richard Burgi, Kelly Carlson, Cy Carter, Sandrine Holt, Ed Lauter, J.P. Manoux, Lawrence Monoson, Colleen Porch, Drew Powell, Ed Quinn, Jason-Shane Scott, Brenda Strong

La trama in brevissima:
Un gruppo di soldati si rifugia in un avamposto abbandonato dopo aver combattuto degli insetti alieni. (fonte mymovies)

La trama in breve:
Anni dopo l'epico scontro con gli insettoni spaziali (quello del primo episodio), un plotone si ritrova isolato su un pianeta remoto e avvolto nell'oscurità, con un unico avamposto in cui sopravvive solo il capitano Dax, accusato di aver ucciso un superiore. Ma è la comparsa di tre stranieri a portare la vera minaccia: una nuova razza di insetti che ha parassitato i loro corpi e rischia di contagiare tutta la truppa... (fonte filmtv)
I ragazzi del reparto 246H:
vogliamo ricordarli così

Il mio commento:
Per la serie "ci vuole coraggio a realizzare certi film" e per il ciclo "film che fanno venire il cancro agli occhi" ecco a voi il secondo episodio di Starship Troopers 2, seguito del famigerato Starship Troopers Fanteria dello spazio di cui ho amabilmente già discusso qualche tempo fa.
Ma se il primo capitolo della serie poteva definirsi discutibile assai, pur meritandosi un dignitoso (quanto controverso...) 7.2 su IMDB, questa volta lo staff è riuscito a superarsi ma senza rendersene conto. 
Motivo che spiegherebbe quel modesto e poco vanaglorioso "Hero of the federation" posto come sottotitolo. E su cui hanno avuto da ridire anche i traduttori nostrani.
Fatto sta che nonostante l'onesto 3.4 ottenuto su IMDB pensavo di trovarmi dinnanzi a qualcosa di peggiore rispetto a quanto visto, pur rimanendo sempre su livelli basserrimi diciamocelo.
Confesso però che ST2 mi ha fatto sorridere in più di un'occasione per le trovate stravaganti proposte e per certi particolari o sequenze al limite dell'idiozia. 
I personaggi stessi, per come son caratterizzati, regalano poche emozioni. Anch'esse stereotipate.
"Che c'è laggiù?" "E' notte...e non
c'è un caspita di lampione..."
"Quindi?" "Non si vede una mazza..."
"Ah...e perchè facciamo la guardia?"
Abbiamo il medium idiota, vigliacco di professione e incapace all'ennesima potenza ma che suo malgrado dovrebbe reggere le redini del comando in assenza del generale. Essendo dotato di capacità sensitive ci si aspetterebbe anche un briciolo di intelligenza, invece riesce solo nell'intento di farsi odiare dallo spettatore e di crepare in un modo ignominoso. 
"T'oh, il generale è a terra privo di sensi, dinnanzi a me c'è una donna nuda tutta imbrattata di sangue e gli altri si comportano in modo sospetto. E guarda caso ho una pistola in mano e loro se ne stanno fermi pur dimostrandosi minacciosi. Quale migliore occasione per mettermi a ciarlare, vantandomi? Eh, eh, mica arriverà qualcuno alle spalle a sgozzarmi. Uhm, cos'è questa lama metallica che percepisco..."
Siamo della compagnia delle indie,
belli e dannati.
Poi c'è la valchiria, emule della ben nota Ellen Ripley della saga di Alien. Per questa parte avrei preteso Lucy Lawless, abbindata come Xena, invece hanno optato per una granitica Brenda Strong. Donna forte, proprio come dice il cognome, ma che ignora l'uso del grilletto dei fucili motivo per cui li usa come mazze o preferisce finire i propri nemici a colpi di mannaia. E' inoltre una donna di poche parole e che piuttosto di fornire informazioni, ai propri alleati, si suicida.

sabato 8 marzo 2014

Looper


Titolo: Looper
Regia: Rian Johnson
Anno: 2012
Genere: fantascienza
Cast: Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Jeff Daniels, Pierce Gagnon, Summer Qing, Piper Perabo, Garret Dillahunt

La trama in breve:
Kansas, 2044. Il viaggio nel tempo non è ancora stato inventato ma trent'anni più avanti è divenuto una realtà di cui però è vietato l'utilizzo. Ovviamente il crimine non si occupa dei divieti e ne fa un uso molto specifico. Un'organizzazione guidata da un capo spietato 'trasferisce' le proprie vittime trent'anni indietro dove un killer (detto 'looper' traducibile in 'uomo che si occupa del cerchio') lo attende per eliminarlo e farne sparire il cadavere. Joe è un looper che risparmia ciò che guadagna in questo mestiere per alimentare il sogno di potersi trasferire in Francia. Ma dal futuro è iniziata una nuova campagna: tutti i looper ancora presenti sul territorio nel 2074 vanno spediti trent'anni indietro perché vengano uccisi. Un giorno Joe si vede arrivare davanti ... se stesso con trent'anni in più. (fonte mymovies)

Il mio commento (ATTENZIONE agli spoiler):
Non so perché, ma mi ricorda
un po' Keanu Reeves
Ed eccoci qua per ciarlare amabilmente di un altro film, ancora una volta ammiccante alla fantascienza ma con ambientazione decisamente differente.
Riallacciandomi all'incipit della precedente pseudo recensione, ossia Codice Genesi - The Book of Eli, questa volta mi sorprende trovare un titolo non tradotto. Che diamine, potevano almeno tentare con qualche perifrasi qualcosa del tipo "Lo sparatore di uomini venuti dal futuro", "Quelli che tengono il cerchio", "Accerchiati dal tempo"...invece niente. Han mantenuto il titolo originale. Qualcosa deve essere andato storto con Google Translate, mi sa.
Ma, d'altra parte, meglio così ^_^
Progetto interessante e un tantino ambizioso questo Looper, soprattutto per il tentativo di giocare con i viaggi nel tempo oltre che con altri elementi che mi hanno richiamato alla memoria due film. Uno è Chronicle, un gioiellino di film del medesimo anno (ok, su IMDB ha solo 7.1 ma, fidatevi, merita assai) in cui compare l'elemento telecinesi, e l'altro è Donnie Darko, del 2001, dove a fronte della maturata conoscenza degli eventi futuri il protagonista scegli il medesimo finale per cui opta uno dei due Joe. Che sarebbe il doppio protagonista di Looper. Doppio perché ne compaiono due versioni, una giovanile impersonata da Joseph Gordon-Levitt (classe 1981) e una più attempata, per la quale è stato scelto il pacifico Bruce Willis (classe 1955, che nel cv ha già esperienza di viaggi temporali, vedasi L'esercito delle 12 scimmie).
Ti sei sparato di nuovo sul piede?
Sei un idiota! Cosa credi, di essere
sul set di Scemo e Più Scemo?
Ora, nel complesso il film è abbastanza accattivanete e si presenta, per una serie di motivi, come una commistione di svariati generi cinematografici: abbiamo un killer tossicodipendente, organizzazioni criminali, viaggi nel tempo, un po' di tragedie familiari, questioni amorose e gente con superpoteri...manca forse un personaggio comico per stemperare la tensione ma non si può sempre aver tutto. Questo mix di situazioni consente quindi una discreta ricchezza della narrazione e permette a spettatori diversi di apprezzare la pellicola. Al contempo, confonde lo spettatore al punto giusto da distrarlo da questioni piuttosto ovvie e lampanti che, in poco tempo, avrebbero permesso di chiudere la storia dopo pochi minuti dall'apertura.
Mi riferisco in particolar modo a due questioni: i viaggi nel tempo e lo sciamano.
Ordunque, le spiegazioni iniziali lasciano intendere che un bel giorno, nel 2070 o giù di lì si inizierà a viaggiare nel tempo. Come funzioni sta cosa non è dato sapere ma c'è, è realtà. Peccato che sia illegale, dicono. Al contempo non si possono ammazzare le persone perché si verrebbe sgamati subito...ma da chi?

martedì 4 marzo 2014

The book of Eli - Codice Genesi

Titolo: The book of Eli - Codice Genesi
Regia:  Albert Hughes, Allen Hughes
Anno: 2010
Genere: sci-fi, azione
Cast: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Ray Stevenson, Jennifer Beals, Frances de la Tour, Michael Gambon, Malcolm McDowell, Tom Waits

La trama in breve:
In un futuro non troppo lontano, circa 30 anni dopo l'ultima guerra, un uomo attraversa in solitudine la terra desolata che un tempo era l'America. Intorno a lui città abbandonate, autostrade interrotte, campi inariditi - i segni di una catastrofica distruzione. Non c'è civiltà, né legge. Le strade sono in mano a bande che ucciderebbero un uomo pur di togliergli le scarpe, o per un po' d'acqua... ma anche senza motivo. Ma non possono far nulla contro questo viaggiatore. Guerriero non per scelta ma per necessità, Eli cerca solo la pace, ma se viene sfidato elimina gli avversari prima ancora che si accorgano dell'errore fatale che hanno commesso. Solo un altro uomo in quel mondo in rovina comprende il potere che Eli detiene, ed è deciso a impadronirsene: Carnegie il despota di una precaria città di ladri e killer. Ma la figlia adottiva di Carnegie, Solara è affascinata da Eli per un altro motivo, la visione che lui offre di qualcosa che può esistere oltre i confini del territorio dominato dal patrigno. (fonte mymovies)

Eh, lo so, credevi fosse un libro
con le ricette della Parodi e invece..
Pensa che all'inizio avevo pensato fosse
il kamasutra ...
Il mio commento (attenzione agli spoiler...io ve l'ho detto...):
Accostandomi alla visione di questo film non ho potuto fare a meno di notare, per l'ennesima volta, quanto sia necessaria una riforma in materia di utilizzo di sostanze stupefacenti sul luogo di lavoro. In particolar modo tra coloro che, nell'oscuro mondo della distribuzione italiana, si occupano delle traduzioni dei titoli delle pellicole, gente nelle cui teste i neuroni stanno in perenne rave party. Ecco spiegato il senso del titolo proposto. Un po' come è accaduto per opere quali Ghost in shell: l'attacco dei Cyborg (in origine "Ghost in shell: Innocence"), L'implacabile uomo di Saint Germaine (in origine "Le chat") o Colpo di fulmine: il mago della truffa (in origine "I love you Philip Morris") [1].
Soprassedendo su queste quisquilie, la storia proposta mi ha preso bene fin dall'inizio sebbene, diciamocelo, qualche sospetto sul contenuto del libro che si porta appresso il caro Eli comincia a farsi sentire molto presto. Fin troppo presto. E non si parla di Corano, di Veda, di testi sul buddismo o, per i più irriducibili, di una collezione a tiratura limitata della Gazzetta dello Sport.
Però ci sta. 
In fondo, in un mondo post-atomico, in cui l'umanità ha perduto quasi tutto e la Terra stessa si è tramutata in una landa sterile e desolata, preservare un certo qual messaggio spirituale costituisce una bella sfida. Un modo abbastanza edificante per cercare di preservare tradizioni e culture di un tempo cancellato dalle atomiche, incarnando virtù che l'umanità mai e poi mai dovrebbe abbandonare. 
Dannati parcheggi abusivi...
D'altronde, si tratta pur sempre di un mondo duro e spietato, non dimentichiamolo: ecco perché il nostro buon pastore somiglia più a una sorta di Kenshiro abbronzato che a un Gesù misericordioso. 
Che poi, mi domando, passi per lo scenario post-atomico, per gli scorci di vaste praterie inaridite ed essiccate, sulle quali un sole impietoso non da né tregua né speranza di vita. Passi per l'imbruttimento delle genti e dei loro modi, per il lordume e la violenza brutale e gratuita. Passi che tecnologia e mezzi di trasporto siano ridotti all'osso. Ma, dico io, possibile che ci sia stato un black-out mentale collettivo? Che caspita, ricorda più come si assembla un telefono? Come si estrae petrolio da un pozzo? Come si producano nutella e coca-cola? Dannazione!

sabato 22 febbraio 2014

Crash

Titolo: Crash
Regia: David Cronenberg
Anno: 1996
Genere: thriller, erotico, drammatico
Cast: James Spader, Holly Hunter, Elias Koteas, Deborah Kara Unger, Rosanna Arquette

La trama in breve:
Il produttore cinematografico James Ballard, in seguito ad un incidente stradale, si trova ricoverato in una clinica, assistito dalla moglie Catherine. Qui conosce Helen Remington e l’inquietante Vaughan, personaggio morbosamente attratto dalle automobili la cui principale occupazione è quella di riproporre in prima persona e nei minimi dettagli incidenti di personaggi famosi (come quello di James Dean e di Jayne Mansfield). La circostanza dell’incidente e l’irruzione dello stesso Vaughan nella vita dei protagonisti segnano il loro coinvolgimento in una serie di attività pericolose e perverse che avranno conseguenze drammatiche. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Qualche tempo fa avevo parlato di Hardware, visto sull'onda della curiosità suscitatami da uno speciale in tv dedicato a film attinenti al rapporto uomo-macchina.
Ebbene, anche questo Crash (da non confondersi con il più recente Crash - Contatto fisico del 2004 ad opera di Paul Haggis) veniva citato in quel medesimo speciale. Oltretutto, trattandosi in questo caso del regista di pellicole quai The Machinist, eXistenz e History of Violence, mi son sentito tranquillo, con la certezza di trovarmi di fronte ad un film sofisticato e impegnativo. 
Ed è stato così, in effetti, ma con risvolti che non mi aspettavo affatto.
Non so quanto rispetti dell'omonimo romanzo di James Graham Ballard da cui è tratto ma senza ombra di dubbio quest'opera di Cronenberg non rappresenta una visione adatta a tutti, soprattutto ai palati più moralisti e candidi. Perverso e immorale sono forse gli aggettivi che più facilmente vien da associare a questa produzione.
Anche se, probabilmente, è solo l'effetto amplificato ed estremizzato di pulsioni e dinamiche attuali e frequenti. 
Chi di noi, in fondo, non prova una curiosità morbosa ogni qual volta si trova a passare accanto a carcasse di auto appena incidentate, dove magari ci sono stati feriti? 
Chi di noi (parlo agli automobilisti) non percepisce la propria auto come una sorta di estensione del proprio corpo? 
E che dire dello sconvolgimento che si innesca dentro di noi quando scampiamo ad un grave pericolo?
Ecco, Crash parla ANCHE di tutto questo. 
Ma con la tendenza a estremizzare il tutto, lavando via il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, giocando con emozioni forti, con il contatto dei corpi, con il rischio mortale, con le passioni spregiudicate, con la noia e la ricerca di una prova di esistenza. Concetti come giusto o sbagliato, morale o amorale vengono praticamente annichiliti e gettati nel sacco della monnezza in favore di un modus vivendi sfrenato, libero da qualsivoglia inibizione e freno, anche quando si tratta di rischiare la vita propria o quella altrui. Niente ha valore o senso se non le emozioni e il piacere. 

sabato 15 febbraio 2014

In time

Titolo: In time
Regia: Andrew Niccol
Anno: 2011
Genere: thriller, sci-fi, azione
Cast: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Vincent Kartheiser, Olivia Wilde

La trama in breve:
Will Salas ha venticinque anni da tre anni e la volontà di resistere in un mondo in cui il tempo che resta da vivere è denaro. Nel futuro di Will, uomini e donne sono geneticamente programmati per raggiungere i venticinque anni, età dopo la quale avranno diritto a un anno extra e a una vita affannata e consumata a guardare il proprio orologio biologico. Un timer digitale che segna ogni minuto, ora, giorno, mese, anno guadagnato lavorando o rubando. 
Che accadrebbe se vostra madre
"sembrasse" una vostra coetanea?
Figlio premuroso di una madre mai invecchiata, Will salva la vita a un uomo ricco di tempo che intuisce la sua nobiltà e lo ricambia con un secolo di vita. Un secolo che Will è deciso a investire, raggiungendo la Time Zone, dove i ricchi vivono blindati e a spese dei più miserabili, e sfidando l'ordine costituito. 
Lo aiuterà imprevedibilmente nell'impresa una ricca ereditiera dai grandi occhi e il grande cuore, pronta a ipotecare l'immortalità e a 'spendere' finalmente la propria vita. (fonte mymovies)


Il mio commento:
Visto un paio di settimane fa nutrendo pure discrete aspettative.
Credevo che l'idea di base fosse interessante e che lo sviluppo lo fosse altrettanto. 
A posteriori, posso confermare che l'idea di base è abbastanza valida ma che lo sviluppo della trama non lo è altrettanto. Da un contesto che ammicca alla sci-fi, ponendo lo spettatore dinnanzi a questioni che sfiorano concetti interessanti quali l'immortalità, la possibilità di rimanere eternamente giovani, di scambiare tempo come fosse un bene materiale, i rapporti sociali stravolti per il solo fatto che ognuno possiede un'età irreale, tutto scivola verso turbolente sequenze di azione, con tanto di inseguimenti, rapine e ribellioni al sistema. E corse, ossi, tante di quelle caspita di corse che non mi spiego come mai non abbiano pensato di collocare qualche bella gara sportiva prima della fine del film.
Che ora è? Non lo so...
il mio orologio è fermo da un po'...
Comunque, dicevo, c'è tutta questa pseudo ambientazione futuristica e utopistica che solletica il palato ma, coerentemente con il titolo del film, qualcuno ha evidentemente ben pensato di non dedicare troppo tempo all'approfondimento. Il che mi starebbe pure bene se, quanto meno, nella narrazione si tentasse almeno di rimanere coerenti e di fornire spiegazioni a coloro che guardano.
Della serie:

  • come funziona l'indicatore fosforescente che la gente ha impiantato nel braccio?
  • come viene calcolato il tempo per zona?
  • c'è un server centrale che memorizza e aggiorna i dati dei vari abitanti del pianeta?
  • funziona tutto bene con ore legali-solari e fusi orari?
  • e se uno rimane "isolato", che ne so, dentro ad una grotta o ibernato al polo nord?
  • e se ad uno si blocca il contatore verde fosforescente al plutonio?

martedì 4 febbraio 2014

Urrà, la Grisi è finita!!!

Cedi al lato oscuro dell'economia,
investi in Italia!
Ebbene sì, mentre i media tradizionali (e non) son tutti indaffarati a dar contro al Movimento 5 Stelle per la questione Boldrini - manata di Dambruso - decreto Bankitalia - potenziali stupratori del web e via dicendo, dimenticandosi tutto d'un tratto di altre questioni (di secondaria importanza) come la nascita della Fca (perchè la Fca che fa muovere il mondo!), le dinamiche legate alla Electrolux o a come verranno gestite le criticità innescate dal clima avverso, sembra sia giunta la bomba.
No, non quella che pensate voi!
L'altra bomba: secondo Letta, la crisi è finita! Urrà!! 
L'ha detto lui, dagli Emirati Arabi. Da lì c'è tutta un'altra prospettiva, si è più vicini ai soldi, al petrolio, alla verità.
"Ebbene sì, caro amico emiro, la crisi è finita!"
"Orcocazzo, come hai fatto ad entrare?"
"(muovendo la mano come un cavaliere jedi)Non è importante. In verità in verità ti dico, la crisi è finita! L'Italia è salva, è un Paese nuovo, in cui ciascuno può investire in sicurezza!"
"Sicuro, dice? Secondo alcune testate giornalistiche pare che la corruzione si aggiri attorno ai 60 miliardi di euro l'anno e..."
"(assumendo un atteggiamento stizzito)Tutta propaganda comunista. Non dia retta a queste malelingue. La crisi è finita le dico!"
"Sì ma...anche anni fa dicevate..."
"(lo afferra per il bavero) Non li ascolti. Creda a me. L'Italia, il mio Paese, è riuscita a uscire dal tunnel con le sue forze, senza chiedere un euro all'Europa. Siamo troppo forti!"
"Ok, ok...ma allora perché è qui?" 
"Per chiedere i tuoi di soldi!"
"Eh? Ma se avete sconfitto la crisi e..."
"(in ginocchio, con lacrime che sgorgano copiose dagli occhi) Signor emiro. La prego, signor emiro, la scongiuro! Ci aiuti lei! Lei rappresenta la nostra ultima speranza!"
"Tu-ru-ru! Il tempo a disposizione per elemosinare aiuti di stato è terminato. Si accomodi ora il capo di stato successivo, con il numero 7"
Foto di repertorio del movimento
dei forconi. Chissà che sarebbe successo
se i politici avessero almeno provato a
scendere in strada a dire loro in faccia
che la crisi era finita. In effetti, è stato
più semplice ignorarli... 
Ecco, secondo me, questa è una dinamica che reputo più o meno verosimile.
Senza dubbio più di assistere alle fantomatiche dichiarazioni del nostro presidente del consiglio che, mi sa, per contratto deve sparare queste minchiate fotoniche pena la flagellazione delle gengive.
Quasi fosse una tradizione.
O che al di fuori dei confini italici vivano solamente idioti che non hanno la minima idea di chi hanno di fronte.
In fondo, già prima delle dichiarazioni di Letta ci son stati vari esilaranti contributi alla causa, giusto per sparare qualche troiata così i giornalisti possano svagarsi e il pubblico italiano approfittarne per incazzarsi come una biscia. Un po' come nei due minuti di odio di 1984 di Orwell.

mercoledì 29 gennaio 2014

Fantascienza italiana?

Fantascienza?
No, semplice progetto
scolastico... [1]
In effetti non è che qui in Italia ne si produca molta...sarà perché probabilmente è un genere più di nicchia, che richiede una certa dose di maturità; sarà che siamo una nazione di "vecchi" nostalgici che indugiano poco al futuro; sarà perché è difficile pensare in prospettiva quando tutto sembra andare a rotoli, i principali media insistono a proporre storie e/o programmi televisivi legate al passato e ogni fibra del tuo essere grida "scappa da questa Nazione e trovatene una in cui non ci sia ancora il Berlusca a comandare".
Non che non sia importante tener traccia o comunque voler conservare un legame con il proprio patrimonio storico culturale, soprattutto se questo permette di maturare conoscenza e spirito critico, così da poter studiare eventuali errori compiuti ed evitarli...se, bonanotte!
Tutto questo è importante, dicevo, tuttavia sarebbe altrettanto opportuno e ottimistico guardare avanti, pensare a un mondo migliore, porsi quesiti, immaginare nuovi scenari e nuovi mondi, cercare nuove frontiere. Invece, più passa il tempo e più sembra che le prospettive inquadrate da Idiocracy siano sempre più prossime. Il che non è bello, direbbe un non meglio precisato puffo dell'omonima serie dedicata agli omini fatti di viagra.
Malgrado tutto ciò, fortunatamente, qualcuno di tanto in tanto ci prova a cantare fuori dal coro e a confezionare progetti di stampo pseudo-commerciale, più spesso di natura indipendente, se non amatoriale, alcuni con un budget dignitoso e la partnership di attori e registi noti, altri con risorse più limitate, ma pur sempre opere di pregevole fattura che fanno quantomeno comprendere che le potenzialità, in Italia, ce le avremmo.
Ma forse non sappiamo sfruttarle né per la realizzazione di opere cinematografiche "nuove" (non solo in campo sci-fi, intendo) né per produrre quel cambiamento di cui avremmo bisogno e che invece non arriva mai. E forse il problema sta tutto qui, nell'attesa di qualcosa di cui invece dovremmo essere autori. Come se fossimo sfiduciati e stremati, intimoriti, quasi bloccati. La sensazione è quella di nutrire la speranza che le risposte debba arrivare dall'esterno e la chiave per dare una svolta al nostro futuro debba venirci "consegnata" dagli altri. Da soli, non ce la facciamo insomma. Che, in fondo, è quel che accade pure nel cortometraggio che riporto qui sotto, apprezzata segnalazione del buon Marco. Si tratta di Closer, realizzato da Angelo Licata, già autore di Dark Resurrection.

domenica 19 gennaio 2014

Conan the Barbarian

Titolo: Conan the Barbarian
Regia: Marcus Nispel
Anno: 2011
Genere: azione, fantasy
Cast: Jason Momoa, Rachel Nichols, Stephen Lang, Rose McGowan, Saïd Taghmaoui, Ron Perlman, Nonso Anozie, Leo Howard

La trama in breve:
Conan ha visto la luce nel sangue della battaglia. Orfano di madre è stato allevato dal padre, fiero guerriero cimmero, che lo inizia al segreto della spada e dell'acciaio. Unico sopravvissuto al saccheggio del suo villaggio e testimone impotente della morte del padre, Conan è determinato ad avere vendetta. Diverse imprese e anni dopo, il ragazzo è diventato uomo ed è finalmente sulle tracce di Khalar Zym, il volgare assassino del suo genitore che ha ricomposto la maschera di Acheron per ottenere potere e immortalità. Lo asseconda diabolicamente la figlia Marique, strega letale che pratica la magia nera e cerca una giovane donna dal sangue puro da sacrificare sull'altare del delirio paterno. Spetterà all'audace barbaro salvare la candida sacerdotessa e sprofondare nell'abisso il malvagio Khalar Zym.   (fonte mymovies)

Il mio commento:
Correva l'anno 1981 quando, con folta chioma fluente, un simpatico culturista di origini austriache muoveva i primi passi nel mondo del cinema vestendo i panni di Conan, barbaro della Cimmeria, nato dalla penna di Robert Ervin Howard. Un personaggio virile, controverso e brutale che viene presentato come "ladro, guerriero, barbaro". 
E poi, re. 
Il che la dice lunga sui criteri di scelta di coloro che sono chiamati a guidare popoli e nazioni. 
D'altra parte, si trattava pur sempre di una produzione italiana, targata Dino De Laurentis, e tutto, quindi pare in regola. Tanto più che lo stesso Schwarzy ha coronato il proprio sogno insediandosi sul trono di California, in seguito batezzata Nuova Cimmeria.
A distanza di circa trent'anni, qualcuno deve aver ben pensato di ripescare il personaggio e di proporne una nuova versione. Malgrado le apparizioni in film quali The Expendables, è risultato evidente a tutti che Schwarzy non era il candidato ideale. Occorreva carne fresca e sceneggiatori ubriachi per realizzare un significativo reboot.
Scartato l'immortale Terence Hill, per il ruolo di protagonista è stato quindi ingaggiato il buon Jason Momoa, già apparso in serie quali Baywatch e Stargate, ma personalmente conosciuto come Khal Drogo per il ruolo interpretato in Game of Thrones. Tra l'altro, scopro solo ora che sta insieme a una delle "figlie" di Bill Crosby, Lisa Bonet...
Comunque, la scelta direi che tutto sommato è buona e il nostro Jason risulta sufficientemente virile e barbarico per interpretare la propria parte (udite udite: ha persino le ascelle non depilate!). 
Così come anche il resto del cast è abbastanza adeguato: abbiamo il colonnello di Avatar (Stephen Lang) che, abbandonata Pandora, cerca di affermarsi in un mondo più primitivo; Rose McGowan, un po' strega un po' mignotta che nulla fa ricordare del proprio ruolo in Planet Terror (per altro, apprezzatissimo da me medesimo); il ruolo della dolce fanciulla da salvare viene affidato a Rachel Nichols (da mymovies: "Questa sventola dalla sensuale ed eterea bellezza..."); abbiamo Leo Howard che interpreta un giovane quanto sanguinario Conan bambino; c'è poi Ron Perlman che...aspetta...Ron Perlman! Oh cacchio! Non se ne avveda ma, caspita, quasi sempre la sua comparsa in un film equivale alla conferma della ciofeca cinematografica...
Non che sia colpa sua, per carità, ma probabilmente ha fiuto per certe cose. Fatto sta che Conan the Barbarian, su IMDB, si assesta su un significativo 5.2!
E dopo averlo guardato confermo il voto proposto. 
Lo salverei solamente per le locations proposte, per le straordinarie ambientazioni (anche quelle finte, come l'altissimo ponte diroccato, la cupa reggia di Khalar Zym o la grotta/collina/promontorio del teschio) e la fotografia. E anche per le molte scene di combattimento, piuttosto cruente e splatter-ose. 
Ah, dimenticavo, ci sono anche scene in cui si vedono donne ignude :-P
Quanto al resto, beh, risulta semplicistico, superficiale e talvolta imbarazzante. 
E mo tento di spiegarvi perché la penso così.

mercoledì 15 gennaio 2014

Michè, che casino!

L'altra sera ho concluso la visione di Legion, film di Scott Stewart del 2010 con Paul Bettany e un Dennis Quaid vistosamente provato dal senso dell'onore che l'ha portato, dopo aver perso una scommessa, a recitare in questo capolavoro dell'arte cinematografica. Ma solo perché ha un mutuo, e i soldi del contratto gli facevano comodo.
Questo è l'angelo Michael,
nel film "Legion", colui che tanto ama
l'umanità tutta....
Su IMDB il film si è assestato sulla soglia media del dolby surround, 5.1. 
E credo gli sia andata anche bene. Si è salvato solo per la scena del demone-gelataio, piuttosto rivalutata su nonciclopedia.
Inizialmente avevo pensato di postare un commento semi serio, magari una rivisitazione della trama (*), poi ho deciso che forse non ne valeva la pena. 
Diciamocelo, non è riuscito un granché bene: è sconclusionato, poco coeso, molto superficiale e sempliciotto. Addirittura imbarazzante se pensiamo che i capi degli angeli non sono altro che un emule di Kyle Reese che ama sparare con le armi da fuoco e un buzzurro con le ali anti proiettili e la mazza chiodata. Rotante.
Comunque, la visione di questo film mi ha portato a ricredermi sulla figura di Michele, l'arcangelo intendo.
Per carità, magari sarebbe meglio partire dalle sacre scritture per indagare tale figura biblica, ma essendo io fresco fresco di visione parto da Legion.
Nel film risulta infatti poco chiaro il significato recondito che quest'angelo incarna. In un certo senso è una sorta di ribelle, che si rifiuta di compiere la volontà di Dio e decide di schierarsi a favore degli umani. Per questo ruba delle armi e li raggiunge in mezzo al deserto °_° 
E questo invece è Michael,
in "Gabriel - la furia degli angeli",
sprizza amore da tutti i pori...
Stando ai dialoghi che instaura con Gabriele (e pare che tra i due ci sia un rapporto ambiguo...) alla fin fine ci si convince (quasi) che il suo rivoltarsi a Dio (stiamo pur sempre parlando di un film, lo dico a onor di cronaca) sia un gesto teso a rendere un favore all'Altissimo più che a creare gratuito scompiglio tra le schiere celesti.
E io che pensavo che l'angelo ribelle per antonomasia fosse stato scaraventato nei bui recessi dell'Inferno... se poi consideriamo che quelli che paiono essere demoni, sempre nel film, sono invece persone possedute da angeli, inizio ad andare un po' in confusione.
Tutta gente abbruttita, indemoniata, con i denti da squalo e l'occhio da femmina con carta di credito illimitata di fronte ad una vetrina con i saldi (lo so, lo so, è un commento vagamente maschilista ma...è così...).

martedì 7 gennaio 2014

Finchè morte non ci riunirà

Titolo: Finchè morte non ci riunirà
Autore: Matteo Freddi
Editore: Leonida Edizioni
Genere: storico, narrativa
Pagine: 131

La trama:
Anno Domini 1565. L’Impero Turco Ottomano governato dal sultano Solimano il Magnifico, grazie a innumerevoli conquiste militari si espande sino a raggiungere le porte di Vienna. Il  mar Mediterraneo  è quasi interamente sotto il controllo musulmano dei corsari turchi che agli ordini di Dragut, compiono razzie e depredano le coste dei regni cristiani. 
Niccolò, un mercante siciliano, tornato a casa dopo un lungo viaggio di lavoro, trova la casa distrutta e scopre che la sua amata moglie Eleonora è caduta prigioniera dei corsari. 
Nel frattempo, Solimano, decide di  proseguire nella sua avanzata. Per raggiungere il suo obiettivo finale, Roma, sceglie di attaccare Malta, l’ultimo baluardo nel Mediterraneo a difesa della cristianità. Jean Parisot de La Valette gran maestro e comandante dei settecento cavalieri del Sacro Ordine di Malta, comanda la strenua resistenza cercando di tener testa all’esercito turco che conta quarantamila uomini. Eleonora, agile di mente e di corpo, relegata nell'harem del sultano, cercherà di manipolare Mirmah, la principessa turca, viziata e capricciosa, elabora un piano per cercare di trovare una via di fuga che la possa far tornare al suo paese e riabbracciare suo marito Niccolò.
Niccolò,  senza più alcuna ragione di vita tranne l'amore che prova per sua moglie,  convinto di poter riabbracciare Eleonora solamente in paradiso, decide di raggiungere Malta offrendosi come volontario per combattere assieme ai cavalieri.

Il mio commento:
Non è mai facile commentare un testo altrui, soprattutto se si tratta di opere che hanno ottenuto discreti riconoscimenti e numerosi commenti positivi. 
Ancor più difficile se magari il testo in questione tratta di un argomento storico, romanzandolo. Ed essendo io 'gnurante in materia, temo di non esser stato il lettore ideale per un libro come questo, letto tra l'altro nell'ambito di una catena di lettura che, forse, è capitata in un momento delicato.
Per qualche strano motivo riesco infatti a portare avanti più serie manga in contemporanea ma quando si parla di libri procedo in modalità seriale. E, per non ingolfare la catena, ho dovuto sospendere la lettura de Il Sigillo Del Fuoco subito dopo la parte VII...e non è stato facile affatto, smettere intendo. Spero che Uberto mi perdoni... 
Ad ogni modo, dicevo, trattandosi di un testo che vuol parlare di storia il rischio che si può correre è quello di non rendere giustizia ai fatti realmente accaduti, rischiando di semplificare o non riuscire a rievocare al meglio quanto avvenuto, oppure le abitudini e le mentalità dell'epoca. In tal senso, il libro, non mi ha particolarmente convinto.
Per carità, è scritto bene, non ha sbavature, non ho trovato refusi così come il ritmo e la gestione cinematografica (visto che questo è il focus che, da subito, viene proposto al lettore) delle scene mi pare buona. Considerando anche la lunghezza del testo credo che, nel complesso, il romanzo sia più che discreto e capace di suscitare interesse.
Però, a mio avviso, qualcosa non è riuscito appieno.
Non mi soffermerei eccessivamente su talune scelte - discutibili - adottate per fornire al lettore spiegazioni (emblematico l'incontro tra Eleonora e Niccolò dopo la battaglia finale, con lei provate e lui stanco oltre che ferito e con un dardo conficcato nella spalla che non esita a profondersi in spiegazioni pompose...caspita, starai male, no?) e nemmeno sulla brevità dei capitoletti proposti, in alcuni casi piuttosto essenziali e rapidi, che forse rischiano di togliere spazio alla caratterizzazione di personaggi e ambientazione. Piuttosto, quello che non mi ha convinto del tutto è l'aspetto storico delle vicende, la volontà di far conoscere al lettore quello che è stato un passaggio della vita maltese. Senza contare che, per uno che Malta non la conosce per niente, non è così facile "vederla" attraverso le parole del libro.

lunedì 6 gennaio 2014

Battlestar galactica - terza e quarta stagione

Titolo: Battlestar galactica - Terza stagione
Anno: 2006/2007
Numero episodi: 20
Genere: fantascienza
La trama in breve: al seguente indirizzo trovate l'elenco delle puntate con relativa descrizione breve


Titolo: Battlestar galactica - Quarta stagione
Anno: 2007/2008
Numero episodi: 20
Genere: fantascienza
La trama in breve: al seguente indirizzo trovate l'elenco delle puntate con relativa descrizione breve

Esplosioni nello spazio...
ah la fantasia...
Il mio commento:
È stata dura ma son riuscito a completare l'impresa. Già a fine novembre dell'anno scorso, in realtà, solo che non avevo trovato l'occasione o lo stimolo giusto per sedermi qui ed esprimere un commento su quanto visto nell'arco del 2013.
Non credo neppure di riuscire a produrre un pensiero troppo elaborato e complesso, visto che è trascorso un po' da quando ho concluso l'impresa. Vero è che ne son rimasto poco contento, più che altro per via dei tagli e della frettolosa conclusione proposta. Anche sullo sviluppo di certe dinamiche e personaggi avrei un po' da ridire visto che c'è stata la tendenza di insistere eccessivamente su alcuni trascurandone altri che, di tanto in tanto, venivano recuperati e caratterizzati. 
Scrivi, maledetto sceneggiatore,
scrivi! Noi cyloni abbiamo troppe
poche battute! E perché noi 4 e 5
non facciamo mai una mazza? 
Fatto sta che lentamente si è assistito ad uno stillicidio così da depurare la flotta da tutti i personaggi scomodi (Zarek, Gaeta...) o di colore (Dualla, Tory... *_*) e portare sulla Terra una razza geneticamente pura e vagamente divisa sull'esistenza di un pantheon o di un unico dio da venerare. 
O, per lo meno, questo è quello che riguarda parte della flotta e del Galactica visto che nel corso delle varie stagioni si perde un po' visione e interesse nell'approfondire quel che accade tra i ranghi civili, forse un po' confusi sulle alleanze con i cyloni e i vari colpi di stato. Anche se, penso io, un'alleanza che comporta la salita a bordo di orde di zoccolissime numero sei non penso sia stata vista come un fatto negativo dalla maggior parte degli ommeni presenti a bordo. Motivo che spiegherebbe come al culto di Gaius Baltar, reinventatosi profeta, aderiscano centinaia di donne giovani e piacenti, trascurate dal resto dei maschi.
Kara Thrace:
un personaggio più che
controverso...
Ad ogni modo, dall'inizio della terza stagione con un insediamento su New Caprica in cui i cyloni imperversano si assiste a rivolte e fughe per poi riprendere la ricerca della Terra che, dopo innumerevoli vicissitudini e altrettanti flashback e regressioni, senza scordare inseguimenti e battaglie spaziali su vasta scala, verrà infine raggiunta. Si può facilmente intuire che nell'arco delle ultime due stagioni non vengono meno i colpi di scena, vedasi la rivelazione degli ultimi cinque cyloni o la riminiscenza di quel che è successo su Kobol o tutte le vicissitudini legate alla lotta contro i nemici, ma anche alcuni episodi spiazzanti e riconducibili a tematiche attuali e scottanti, come l'eutanasia praticata da "Il medico della morte" o le problematiche di salute di Laura Roslin per via del cancro che la sta consumando. 
Che poi, essendo la popolazione rimasta ancora in vita costretta a vivere di stenti, perennemente in fuga e a corto di viveri e risorse, credo che sia anche legittimo riflettere su simili questioni. 
Anche se, di contro alla penuria di cibo e acqua, non si riscontrano mancanze in fatto di vestiario o di sigari e alcol *_*

venerdì 3 gennaio 2014

Capitan Harlock

Titolo: Capitan Harlock
Regia: Shinji Aramaki
Anno: 2013
Genere: animazione, sci-fi

La trama in breve:
Nell’anno 2977, l’universo è popolato da 500 miliardi di esseri umani, discendenti da coloro che vennero esiliati dalla Terra. Il nostro pianeta, che tutti considerano “la casa”, ora è controllato dalla Coalizione Gaia, un’entità sovranazionale decadente e corrotta che governa dittatorialmente tutto il genere umano. L’incrociatore Arcadia, comandato dal Capitan Harlock è ormai diventato l’ultima speranza di liberare l’umanità dal giogo di Gaia, ecco perché dalla Coalizione parte il progetto di infiltrarsi nell’astronave e assassinare Harlock.  (presa da qui

Il mio commento:
Guardate il menù del Mac Space, ciurma! Guardate
in fretta, che poi ordiniamo...
Innanzitutto buon anno nuovo a tutti!
Felice 2014!!!
E quale miglior occasione può esserci se non dedicare il primo post dell'anno a un bel film? Magari pescandone uno di memorabile, coinvolgente, strepitoso? Potrei scribacchiare in merito a una di quelle esperienze cinematografiche vivide e sensazionali che fanno sobbalzare gli spettatori, che li emozionano, li stupiscono, li fanno palpitare?
...in effetti mi sarebbe piaciuto ma qualcosa, evidentemente, è andato storto. 
Dannate aspettative tradite da mere dinamiche commerciali!
Quelle stesse che sono state spappolate ieri sera durante la visione del tanto atteso Capitan Harlock.
Avremmo (eravamo in 7 ommeni trepidanti come bambini...) dovuto sospettare che qualcosa non andasse già dalla presenza di quei commenti "esca" gettati lì da Cameron ("mitico, epico e visivamente senza precedenti", diceva), quello stesso James Cameron che a suo tempo aveva pompato tantissimo quel suo Avatar, tanto colorato, tridimensionale e visivamente impressionante quanto insignificante dal punto di vista della trama. 
Ecco, la problematica qui è la medesima. 
Ehi, io suono i bonghi...
voglio dire, questa nave si pilota da sola
che caspita servo qui in plancia?
A livello grafico Capitan Harlock è come una guduriosa e prolungata eiaculazione, davvero notevole e ben realizzato. Difficile rimanere indifferenti a tanta maestosità, alla potenza immaginifica e alla resa grafica, praticamente foto-realismo. 
Purtroppo, sono le innumerevoli boiate, la superficialità e la trama insulsa che affossano impietosamente questo prodotto di animazione.
Passi per le vaccate contro ogni più blando principio scientifico, dalle navi che precipitano in assenza di gravità al fumo nello spazio, o quelle meramente necessarie a soddisfare i palati più esigenti, come la doccia acrobatica di Kei, il tanga sopra l'aderentissimo abito di Meeme o le armature di Yattaran e soci che talvolta spariscono e che si indossano esclusivamente precipitando dall'alto e sperando che tutto sia al posto giusto...