
Autore: Federico Bagni
Editore: Autodafè edizioni
Genere: narrativa
Pagine: 224
La trama in breve:
Settembre 1993, Milano. In una quinta liceo, un professore e un nuovo alunno si incontrano dentro le parole di un tema libero. Nei giorni di pioggia, durante la ricreazione, fra i due si crea un legame sempre più profondo. Al termine dell'anno scolastico, il tempo li porta altrove. A distanza di anni, il professor Lorenzo Dentico - provato dagli eventi della vita, ma sempre animato dalla fiducia nell'uomo - ritrova l'ex alunno Marco Carboni, che sfoga la propria inquietudine facendo lo scrittore. Il professore coinvolgerà il giovane in una straordinaria esperienza di scrittura collettiva fra i senzatetto di un centro diurno, dove si incontrano le vite sospese di una Milano marginale e nascosta. Romanzo corale di chi la vita la vede dal basso, "Collettivo Zampalù" racconta, nella lingua dolce e amara della malinconia, il difficile percorso di riscatto che sfocia nell'amore e nella condivisione. L'autore trasporta il lettore alla scoperta di una realtà ricca, sfaccettata e complessa, dove il dolore e la fatica di vivere non riescono mai a spegnere la speranza e la voglia di cambiamento.
Il mio commento:
Qualche tempo fa, un'agenzia letteraria mi ha contattato inviandomi una mail. All'interno di questa, un paragrafo in particolare mi è rimasto impresso:
Il problema è che l'Italia pullula di autori, anche di valore. Ma il numero degli scriventi è così alto che, spesso, alcuni di questi (talvolta i migliori) si invischiano in reti sottili ed entropiche, perdendo coesione e orientamento, annegando nel mare magnum di piccole case editrici di fatto invisibili...
Leggendo questo Collettivo Zampalù, per certi versi mi è tornato alla mente questo passaggio in quanto (sperando di non sbagliarmi sulle dimensioni della realtà editoriale in questione) quest'opera di Federico Bagni rispecchia un po' queste caratteristiche: Autodafè è una casa editrice di dimensioni contenute e l'autore è decisamente un ottimo scrittore, che meriterebbe maggior risalto.
All'inizio, devo dire che ero un po' scettico, ho guardato a questo titolo con un po' di sospetto e, forse, di invidia (*). La trama pure non mi convinceva del tutto visto che si parlava di professori e di immigrazione, probabilmente mi immaginavo qualcosa di diverso da quanto, invece, ho trovato. A riprova del fatto che di un libro è meglio farsene un'idea leggendolo, più che basandosi unicamente su copertina e sulle poche righe riportate sul retro.
Ecco, partendo dall'immagine scelta per rappresentare il libro, seppure questa lanci spunti chiari (il gruppo, uno sforzo condiviso, tempo passato, voglia di crescere...) potrebbe non irretire i lettori più superficiali, quelli che si lasciano sedurre dalle immagini sgargianti e variopinte. Qui invece le logiche commerciali sembrano esser state accantonate per puntare su contenuti validi e qualità.
Elementi che, effettivamente, ho riscontrato.