sabato 21 marzo 2015

Life in a Day

Titolo: La vita in un giorno
Titolo originale:  Life in a Day
Regia: Kevin Macdonald
Anno: 2011
Genere: documentario
Cast: persone qualunque da tutto il mondo

Descrizione:
24 luglio 2010. È questa la data a cui fanno riferimento tutte le immagini che si vedono in questo documentario dall'originale concezione. La società di produzione di Ridley e Tony Scott, in collaborazione con YouTube, aveva chiesto di inviare immagini riprese in quella giornata da tutte le parti del mondo. Hanno risposto filmmaker o videoamatori da 197 Paesi per un totale di circa 80.000 cortometraggi. Una mole immensa di lavoro per i selezionatori che hanno portato il materiale a una durata di 100 ore per poi ridurlo drasticamente agli attuali 95 minuti.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Questa volta la pellicola di cui vado a ciarlare non è un film vero e proprio, con trama e realizzazione discutibili, bensì un progetto collettivo realizzato su iniziativa dei fratelli Ridley e Tony Scott grazie a Youtube e ai contributi di numerosi partecipanti da tutto il mondo. In pratica è un Social Movie globale, per cui non c’è uno sviluppo vero e proprio con uno o più personaggi da seguire, semplicemente viene esplorato il mondo attraverso testimonianze visive raccolte nella medesima giornata. 
Il risultato complessivo è quello di un variegato e suggestivo documentario nel quale si esplorano le diversità e le ricchezze che la razza umana possiede dal punto di vista, appunto, della diversificazione delle culture e dei modi di essere e di sentire.
Il montaggio delinea comunque una certa sequenzialità tra i cortometraggi degli utenti, soffermandosi sui diversi momenti della giornata e proponendo uno scorcio di come vengono affrontati in Occidente, in Africa, in Asia e via dicendo. Il risveglio, la colazione, la nascita, il lavoro, il viaggio… momenti della giornata che per quanto possiamo considerare banali e quotidiani riescono comunque a destare interesse o curiosità solo per il fatto di vederli vissuti da persone altre rispetto a noi, in contesti familiari o ignoti.
Non mancano poi nel film alcune situazioni “forzate”, in cui vengono sottoposti dei quesiti - cosa ami, cosa temi... - e ciascuno dei contributi mostrati permette l’esposizione di un punto di vista. Interessante notare come certe priorità e certe preoccupazioni cambino, a seconda del contesto di vita: se nel Primo mondo le paure più grandi riguardano la perdita del partner, nel Terzo mondo sembra destare maggior preoccupazione il pensiero di riuscire a tornare a casa sano e salvo.

venerdì 20 marzo 2015

Homunculus – L’Occhio dell’Anima

Titolo: Homunculus – L’Occhio dell’Anima
Autore: Hideo Yamamoto
Pubblicato in Italia da: Panini Comics
Numero volumi: 15

Trama
Susumu Nakoshi è un senzatetto che vive in un parco antistante un lussuoso hotel di Tokyo che lui stesso, in passato, ha frequentemente visitato. Misterioso, cinico, d’aspetto piuttosto curato nonostante le misere condizioni di vita, mostra un atteggiamento distaccato da tutti, persino dagli altri clochard. È invece morbosamente legato alla sua utilitaria, che utilizza sia come rifugio che come mezzo di svago, concedendosi gite nel traffico cittadino o in periferia. Quando il veicolo gli viene sequestrato dalla polizia, per poterlo riscattare accetta la generosa proposta di Manabu Ito, eccentrico studente di medicina appassionato di occulto in cerca di una cavia da sottoporre a un delicato esperimento: si tratta di trapanare il cranio [1], praticando un foro in fronte allo scopo di risvegliare il sesto senso e poter percepire presenze sovrannaturali. Malgrado le aspettative e i test condotti, l’intervento non conferisce al paziente le capacità attese; tuttavia Susumu scopre che, se osserva le persone col solo occhio sinistro, l’aspetto di alcune di esse gli appare stranamente mutato.
Analizzando il fenomeno i due comprendono che Susumu è in grado di vedere la manifestazione fisica dell’inconscio, gli ‘homunculus’ [2]: praticamente l’essenza delle persone e la proiezione di sensi di colpa, manie, inadeguatezze e altri risvolti psicologici che condizionano il loro modo di essere e agire. La nuova facoltà indurrà il misantropo protagonista a riprendere contatto con la gente; aiutando perfetti sconosciuti ad affrontare il loro mondo interiore – per lo più con conseguenze drammatiche e non prevedibili – egli scoprirà che ciò che è ora in grado di percepire negli altri rappresenta una sorta di riflesso del proprio io. Questa consapevolezza lo destabilizzerà emotivamente e psicologicamente, guidandolo nell’arduo percorso verso una maggiore conoscenza di sé, fino al difficile confronto con il passato da cui è fuggito.

Commento
Quella narrata nel manga Homunculus – L’Occhio dell’Anima è senza dubbio una storia originale e intensa, priva com’è d’intermezzi comici e sequenze d’azione in grado di allentare o variare la tensione; adatta a un pubblico adulto, la trama procede per lo più grazie a dialoghi e riflessioni, proponendo spesso situazioni forti e disturbanti che potrebbero scoraggiare il lettore medio. Ma l’elevata qualità in termini di contenuti e spunti ripaga ampiamente l’impegno di lettura.
La serie (15 volumi) è stata scritta e disegnata da Hideo Yamamoto tra il 2003 e il 2011, e pubblicata in Giappone sul settimanale Big Comic Spirits, edito dalla Shogakukan; mentre Panini Comics ne ha curato l’edizione italiana, uscita con cadenza aperiodica dal 2005 al 2012 e riproposta in ristampa dal 2011 a fronte del discreto interesse suscitato.
Probabilmente meno conosciuto in Italia rispetto ad autori di seinen quali ad esempio Jirō Taniguchi, Naoki Urasawa e Makoto Yukimura, Yamamoto è un mangaka già noto al pubblico internazionale per opere particolari e difficili da catalogare ma comunque coraggiose e mature. Basti pensare a Nozokiya del 1992, incentrato sul voyeurismo con protagonista un erotomane, e alla successiva serie intitolata Shin Nozokiya del 1994, dove un’agenzia investigativa si occupa di portare alla luce perversioni di criminali e corrotti; due anni dopo, con Okama Hakusho, l’autore affronta invece tematiche quali l’omosessualità e il travestitismo; nel 1997 propone Enjou Kousai Bokumetsu Undou in cui non si lesinano stupri, sadismo e violenza; ma è nel 1998 che Yamamoto realizza una delle sue opere più conosciute e controverse Ichi the Killer (titolo originale Koroshiya Ichi, adattato per il cinema nel 2001 grazie a Takashi Miike), che esaspera argomenti quali il bullismo, la violenza e il sadismo, in una storia ambientata nel mondo degli yakuza. In tempi più recenti, dopo Homunculus, Yamamoto ha collaborato con Hiroya Oku per Yume Onna, volume autoconclusivo che tratta di sogni lucidi.
Considerando il tenore seinen di questi precedenti, anche Homunculus non poteva che collocarsi nella stessa categoria, rivolgendosi a un pubblico maturo e alla ricerca di una vicenda conturbante e stimolante dal punto di vista intellettuale. L’attenzione è orientata in prevalenza all’introspezione, all’analisi dell’individuo e della società ma, rispetto ad altre opere di Yamamoto, l’elemento violenza viene ridotto ai minimi termini: sono gli aspetti psicologici a venire approfonditi e sviluppati. Il tutto confezionato con un ritmo narrativo adeguato, sostenuto da discrete soluzioni stilistiche capaci di creare tensione e coinvolgimento, giocando spesso con toni cupi per ribadire come l’interesse primario sia rivolto agli anfratti più turpi dell’animo umano, ai segreti e alle colpe che si celano dentro di noi.

domenica 8 marzo 2015

Departures

Titolo: Departures
Regia: Yojiro Takita
Anno: 2008
Genere: drammatico
Cast: Masahiro Motoki, Ryoko Hirosue, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Takashi Sasano, Kimiko Yo, Tetta Sugimoto

La trama in breve: 
Dopo lo scioglimento dell'orchestra, il violoncellista Daigo (Motoki Masahiro) rimane senza lavoro e decide di ritornare al paese d'origine. Assieme alla moglie Mika (Hirosue Ryoko), docile e mansueta come poche, si trasferisce nella sua vecchia casa in campagna alle porte di Yamagata. Qui comincia a cercare lavoro e si imbatte in un annuncio interessante, raggiunge l'agenzia e scopre che i viaggi dell'inserzione non sono vacanze alle Maldive ma dipartite nel mondo dell'aldilà. Titubante all'inizio, si lascia convincere dagli insegnamenti del capo, il becchino Sasaki (Yamazaki Tsutomu), e ritrova il sorriso perso da tempo. Quando la moglie scopre l'identità del suo nuovo mestiere, scappa di casa e lo abbandona solo in paese, dove in molti cominciano a snobbarlo. Ma il destino sta nuovamente per sorprenderlo, costringendolo a fare i conti con il passato, la morte della madre e l'allontanamento precoce del padre, fuggito chissà dove e mai più rivisto. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Dopo avervi parlato di splendidi esempi di film ignoranti, quali G. I. Joe oppure The Barbarians, questa volta è il turno di un titolo degno di rispetto, tra l'altro vincitore del premio Oscar del 2009 per la categoria miglior film straniero.
Siamo di fronte infatti a un film intenso, composto, che affronta tematiche importanti e non banali come la morte e il cerimoniale relativo alla preparazione della salma per l'ultimo viaggio del defunto. Tanato-estetica, come la definiscono nel film. Il tutto affrontato con trasporto e sensibilità, con una solennità e un'intensità che trasmettono calma e pace. Dinamiche, toni e ritmi che sarebbe stato difficile ritrovare in produzioni non orientali: me lo immagino, per dire, il medesimo film realizzato da Michael Bay o da Neri Parenti...
La storia proposta in realtà è piuttosto semplice e scandita da dinamiche e problematiche che si presentano in ordine sequenziale. Ci sono poi anche alcuni momenti in cui la tensione si allenta, e che magari strappano qualche sorriso, come già accade durante i primi minuti alla cerimonia in cui, nel preparare la salma, Daigo (Masahiro Motoki) scopre che "quella bella ragazza" in realtà non è proprio tale...ma si tratta di momenti proposti - oltre che per motivi di mero intrattenimento visto che pur sempre di un prodotto cinematografico si tratta - per ricordare al pubblico che la morte e l'ultimo saluto al defunto non rappresentano solo un evento luttuoso ma anche un momento di incontro, di scoperta, di condivisione e di riconciliazione. Nel ritrovarsi alle prese con diversi decessi e diversi contesti, le occasioni non mancano per creare occasioni di riflessione e scambio, o anche per tratteggiare drammi familiari e non. 

domenica 1 marzo 2015

G.I. Joe: La nascita dei Cobra

Titolo: G.I. Joe: La nascita dei Cobra
Titolo originale: G.I. Joe: The Rise of Cobra
Regia: Stephen Sommers
Anno: 2009
Genere: azione
Cast: Adewale Akinnuoye-Agbaje, Christopher Eccleston, Joseph Gordon-Levitt, Byung-hun Lee, Sienna Miller, Rachel Nichols, Ray Park, Jonathan Pryce, Saïd Taghmaoui, Channing Tatum, Marlon Wayans, Dennis Quaid, Arnold Vosloo, Karolina Kurkova, Leo Howard, Marlon Wayans

La trama in breve:
In un futuro non troppo lontano la nanotecnologia ha fatto passi da gigante e consente al magnate della multinazionale MARS di vendere armi ai governi e contemporaneamente fornire le tecnologie di difesa da quelle armi, controllando così di fatto il mercato. Lo scoprono ben presto due soldati semplici attaccati mentre trasportano pericolose testate della MARS. L'unico rimedio lo offre una divisione militare segreta, i G.I. Joe: soldati altamente qualificati impiegati dal governo per missioni semi impossibili. Con loro tenteranno di impedire alla società di poter ricattare tutti i governi del mondo.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Quand'ero piccolo ricordo di aver visto più volte gli episodi delle varie serie dedicate ai G.I. Joe, linea di giocattoli della Hasbro ispirata a personaggi che vedono le proprie origini addirittura nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. 
Personalmente, ignoravo questo dettaglio ma poco importa: conservo semplicemente un vago ricordo di simpatici omaccioni pronti a combattere in scontri a tutto campo contro i temibilissimi Cobra. Tra velivoli di ultima generazione, sparatorie a più non posso, scazzottamenti e violazioni di qualsiasi trattato o convenzione internazionale, i Joe intervenivano ovunque nel mondo per ostacolare i cattivi.
Per riesumare ricordi ed emozioni made in the 80s, nonchè per lasciarvi stregare dallo straordinario jingle usato nella sigla, ecco a voi una carrellata di intro dedicati ad alcune delle varie serie animate proposte dal 1983 al...2011 ??? Azz...pensavo si fossero fermati prima...comunque nel video qui sotto ci si ferma agli inizi del 90, mi sa, e riguarda la serie "G.I. Joe: A Real American Hero":


"...Wherever there is trouble, G.I. Joe is there. G.I. Joe!!!"

sabato 21 febbraio 2015

La legione dimenticata

Titolo: La legione dimenticata
Autore: Ben Kane
Editore: Piemme
Genere: romanzo storico
Pagine: 480

La trama in breve:
53 a.C. Autunno. La legione avanza lungo la pianura, gli elmi luccicanti sotto il sole. I soldati hanno affrontato molte prove nel lungo viaggio che li ha portati dalla Gallia all'Asia Minore, al confine estremo del mondo conosciuto.
Sono giunti da lontano, ognuno seguendo il proprio destino, ma uniti sotto un'unica insegna: l'aquila di Roma.
Tra loro, tre uomini la cui amicizia è cresciuta sul campo di battaglia, tra il fango, il sangue e la rabbia di chi non sa se ci sarà un domani.
Tarquinio, l'aruspice guerriero. Nato in Etruria, nemico di Roma, la sua sorte è scritta in una profezia: tenere alto l'onore del suo popolo e raggiungere luoghi in cui nessun Etrusco è mai stato.
Brenno, il barbaro. I Romani hanno sterminato il suo villaggio e la sua famiglia e ora lo osannano nell'arena, dove è diventato il più valoroso dei combattenti.
E infine il giovane Romolo, schiavo dalla nascita insieme alla sorella gemella. Venduti entrambi a tredici anni: Romolo alla scuola gladiatoria, dove conoscerà Brenno, e Fabiola a un lupanare, dove catturerà lo sguardo di uno dei personaggi più potenti della città.
Un gladiatore, un aruspice e un barbaro, dunque. Insieme si arruoleranno nell'esercito di Crasso che affronterà i Parti a Carre e costituiranno la Legione dimenticata, per poi iniziare la lunga marcia verso casa e verso la libertà. (fonte Piemme)

Il mio commento:
Ho letto questo libro su consiglio di mio papà, Lino, che ha già consumato la trilogia. Una sera, parlando del più e del meno, dopo aver accennato al fatto che avevo sentito di Dragon Blade, produzione orientale in cui comparivano dei legionari romani, lui ne ha approfittato per accennarmi a questa serie di libri del kenyota Ben Kane.
Inizialmente ero un po' indeciso, considerando la materia del libro, la nazionalità dell'autore e il fatto che questo rappresenta la prima parte di una saga, ma a posteriori posso confermare di esser rimasto più che soddisfatto di questa esperienza di lettura. 
Di certo, dovendo dettagliare e spiegare l'ambientazione, che magari per noi italiani potrebbe anche risultare familiare ma per lettori d'oltreoceano no, lo sviluppo non è esente da digressioni o descrizioni appositamente pensate per conferire profondità e verosimiglianza al testo. Fortunatamente queste non sono mai né troppo lunghe né invasive e consentono di prender pratica con termini (anche in latino), usi e costumi dell'epoca abilmente rievocati dalle parole dell'autore.
Le vicende descritte si svolgono in più zone dell'impero Romano e anche al di fuori di esso e fondamentalmente si concentrano attorno a pochi personaggi fino a che, dalla metà circa del libro, i poli narrativi diventano due: da un lato troviamo Fabiola, rimasta a Roma, e dall'altra il trio composto da Brenno, Tarquinio e Romolo.
Cercando di fare un po' d'ordine, senza svelare troppo, posso dire che Tarquinio è un aruspice, istruito in segreto dal vecchio Oleno durante le rare occasioni ritagliate nel contesto dei lavori svolti alla magione di Celio, il patrizio per cui cui lavoravano loro e una moltitudine di schiavi discendenti dagli etruschi.
Brenno, possente e immane, è l'ultimo degli allobrogi, fiera tribù della Gallia attaccata dai romani: dopo aver perso la propria famiglia e il villaggio, egli viene risparmiato per divenire un gladiatore, quindi trascinato a Roma con il cuore pesante e nella memoria il ricordo delle ultime parole di Ultan, il druido del villaggio, che gli preannunciava un lungo viaggio sino ai confini del mondo.
Infine, Romolo e Fabiola sono i figli di una schiava, Velvinna, e del patrizio che l'ha stuprata (la cui identità viene lasciata intendere al lettore...). Cresciuti assieme fino all'adolescenza quando, per una serie di accadimenti, il loro padrone, Gemello, decide di vendere la ragazza al miglior bordello della città e suo fratello al Ludus Magnus, per essere addestrato a divenire gladiatore.

giovedì 19 febbraio 2015

The barbarians

Titolo: The barbarians
Regia: Ruggero Deodato
Anno: 1987
Genere: azione, fantasy
Cast: Peter Paul, David Paul, Richard Lynch, Eva La Rue, Sheeba Alahani, Benito Stefanelli, Giovanni Cianfriglia, Michael Berryman:

Premessa:
In questo periodo, complice l'influenza, ho avuto modo di recuperare o completare la visione di alcuni film. Oggi che mi sento un po' più in forze, ho deciso quindi di dedicare un post a uno di questi. A quale, però? 
Al film "I pompieri", del 1985, offerto dalla programmazione televisiva dei giorni scorsi? 
A Changeling del 2008 di Clint Eastwood, basato su una storia vera poi rimaneggiata per questioni cinematografiche?
Ad Americn Hustle, del 2013, apprezzato assai sotto molti punti di vista e di cui potete ugualmente trovare una degna recensione qui?
Invece no...preferisco rendervi edotti circa il film per nobiluomini dal titolo The Barbarians: buahahahah!
Cominciamo con la trama, allora.
Controlliamo su wikipedia:


Uhm...proviamo allora con Mymovies:
Tanti secoli fa, in un mondo popolato di animali mostruosi, coraggiosi paladini, streghe e filtri magici, un re cattivo tiene segregata la sua stupenda moglie e i bambini avuti da lei: una femmina e due gemelli.
Ehm, come dire ... non mi pare sia proprio così! 
Tra l'altro, nell'elenco del cast, sulla scheda di Mymovies i nomi di Peter e David Paul manco figurano tra i primi, neanche fossero i protagonisti!!!
Una trama degna di tale nome è invece disponibile su ComingSoon, dove però manca la locandina e il voto del pubblico è chiaramente il risultato dello scherzo di un folle. 
Fatto sta che, con queste premesse e con un onesto 4.8 su IMDB, The barbarians non si presenta proprio bene. Anche il fatto di esser stato reso disponibile in Europa solo dal 2010, è un indizio non trascurabile.
E pensare che i film su Conan - Conan il barbaro e Conan il distruttore -, interpretati da Arnold Schwarzenegger risalgono al 1982 e al 1984 e di questi conservo un discreto ricordo.
Vero anche che considerando altri film del medesimo genere presente su imdb, pare che il binomio fantasy - barbaroni abbia per lo più regalato alla storia grandi perle cinematografiche.
Ho deciso quindi di investire del tempo per rendere pubblica la storia narrata in codesto film, sia per colmare le lacune poc'anzi evidenziate e al contempo perché altri NON commettano l'errore di guardarlo.
A meno che, ovviamente, non siane alla ricerca di un prodotto trash o amanti delle caratterizzazioni impeccabili come quella regalata dai barbarians brothers che interpretano, fondamentalmente, due bamboccioni iperforzuti. Oppure semplicemente apprezzino spettacoli in stile Xena, con tanta gente abbigliata con vesti succinte :-P
Preciso inoltre che dal punto di vista di colonna sonora, locations e costumi direi che il film non presenta grossi problemi. Stessa considerazione per il cast selezionato, che risulta in linea con il tenore di questa produzione nostrana decisamente un prodotto di intrattenimento più che un capolavoro che punta all'Oscar

Il mio commento:
Come c'era da aspettarsi, tutto va in malora già all'inizio quando una voce fuori campo tratteggia il contesto fantasy in cui si svolgeranno le vicende - un'epoca buia, dominata dalla spada, un'ambientazione ben resa dal desolante panorama scelto per fare da sfondo all'introduzione - e presenta la tribù dei Ragnicks che, in epoche antiche, ha barattato il proprio oro per ottenere un luminoso rubino magico che racchiude il potere della musica, della gioia e della bontà. Un ottimo affare la cui trattativa, anche se non è raccontato dalla voce narrante, venne seguita da Giorgio Mastrota che permise ai Ragnicks di ricevere in omaggio anche delle carovane con cavalli con cambi Shimano.
Da allora, questi simpatici imbecilli, vagano recando gioia, arte e musica in ogni dove, liberi, amati da tutti, senza temere alcunché. 
"Solo una tribù, quella dei Ragnicks aveva il diritto di libero passaggio", spiega la voce fuori campo.
Neanche il tempo di finire la frase che dei sudici predoni scattano all'attacco dei saltimbanco. La situazione si fa tesa e drammatica: da un lato criminali armati di spade, mazze e archi, dall'altro artisti da strada con...ehm...birilli...aste...ah, c'è anche lo sputa fuoco e un tizio ambiguo che lancia una sfera di cristallo che poi esplode °_°

mercoledì 18 febbraio 2015

I violini del cosmo

Titolo: I violini del cosmo
Autore: Alessandra Giusti
Editore: Elison publishing
Genere: narrativa
Formato: ebook

La trama in breve:
Anno 2070. Una città capitale di uno Stato governato dalla dittatura ha imposto come unica religione quella civile dell’Utile, declinandolo nella sua peggiore accezione, inserendo in TV, PC e iPod speciali programmi capaci di influenzare il comportamento della popolazione, oltre a operare un particolare tipo di censura. Ma in un’antichissima città sotterranea si alimenta un progetto collettivo di rivoluzione organizzato da intellettuali, artisti, esclusi, tra cui Luna, giovane pittrice dissidente. Tra poesia, humour, avventura, sapienza indios e un amore fuori dall’ordinario, I violini del cosmo ci seduce, invitandoci a cambiare prospettiva, considerando l’altro “divino” perché “portatore di diversità” e a credere nella forza della parola e dell’arte.

Il mio commento:
Esprimere un commento su un testo non è mai un compito facile, soprattutto quando l’occasione è nata da una proposta dell’editore dell’opera in questione.
Preciso che ho letto I violini del cosmo senza avere sottomano particolari coordinate quali l’identità dell’autrice oppure il genere o il pubblico di riferimento del racconto, per cui probabilmente questo mio intervento ha un peso relativo, forse minato da aspettative che non hanno trovato corrispondenza tra le pagine lette. 
In primis, pensavo di trovarmi di fronte a un romanzo, mentre per sviluppo e lunghezza del testo l’opera della Giusti si configura come racconto. Dalla trama presente sul sito dell’editore, inoltre, avevo intuito si trattasse di genere distopico, per cui ammiccante per tono e scenari a quelli descritti in opere quali 1984 o V per vendetta. Per intenderci, ipotizzavo un’ambientazione cupa e oppressiva, dove la tensione si avverte e si respira a ogni momento, dove il condizionamento è pane quotidiano e la libertà solamente un sogno infranto, assassinato da dinamiche correlate al mero consumo di beni e al lucro.
Invece mi son trovato immerso in un contesto molto più solare e semplicistico, a tratti molto ingenuo. Il Partito ha sì imposto il suo controllo sulle dinamiche di vita dei cittadini ma tutto sembra svolgersi nella più totale serenità, senza particolari malcontenti o tragedie. Come si accenna nei primi capitoli, nel mondo in cui si svolgono le vicende descritte sono progressivamente state soppresse la democrazia e la religione, così come arte e media esistono solo per servire il volere di chi comanda.

domenica 15 febbraio 2015

Jupiter Ascending

Titolo: Jupiter - Il destino dell'universo 
Titolo originale: Jupiter Ascending
Regia: Lana Wachowski, Andy Wachowski
Anno: 2015
Genere: fantascienza
Cast: Channing Tatum, Mila Kunis, Sean Bean, Eddie Redmayne, Douglas Booth, Tuppence Middleton, Terry Gilliam, Nikki Amuka-Bird, Edward Hogg

La trama in breve:
Jupiter, figlia di immigrati russi, pulisce i bagni per vivere, sogna un domani migliore ma nel suo presente dorme in una stanza con i suoi parenti e non pensa di valere più del lavoro che fa. Un giorno, a sorpresa, in un salvataggio rocambolesco scopre di essere l'oggetto del desiderio di una famiglia di nobili alieni e viene così rapita da quello che diventerà il suo oggetto del desiderio, un mercenario mezzo uomo-mezzo cane. Dopo aver passato in rassegna i tre fratelli del nobile casato che si litiga la sua amicizia per interesse, come fossero fantasmi dickensiani, scoprirà di poter finalmente lottare per se stessa assieme al suo cavaliere. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Confesso di aver atteso a lungo l'uscita di questo film. Già ne avevo sentito parlare anni addietro, dopo l'uscita di Cloud Atlas. Quindi mi son sorbito i teaser e i trailer, uno dei quali addirittura a giugno del 2014 prima di "The edge after tomorrow". 
Mi sono quindi persuaso che la ritardata uscita del film fosse dovuta alla cura maniacale con cui i Wachowski stavano seguendo la fase di post produzione, oppure a mere questioni tecniche per proporlo in 3D... magari alla pressione di altre case cinematografiche impanicate dalla potenza visiva di questo film.
Ora, dopo averlo visto con questi miei occhi, posso affermare di avere un parere non propriamente favorevole. 
Indubbiamente, con un cv come il loro, per i Wachowski non dev'essere facile realizzare film: l'eredità di Matrix è pesante e ci si aspetterebbe che il duo riesca a proporre qualcosa di degno. 
Tuttavia, pensando alle parti a loro affidate in Cloud Atlas, mi parevano tornati in discreta forma, pronti a scrollarsi di dosso scivoloni come Speed Racer. 
Con questo Jupiter Ascending, orrendamente tradotto dalle sapienti mani dei distributori italiani (se mai un giorno farò un colpo di Stato e diverrò sindaco maximo dell'Italia, uno dei miei primi emendamenti sarà l'esecuzioni capitale di gente che, nei decenni, si è prodigata per storpiare i titoli originali) che per altro hanno avuto la bellerrima idea di lasciare contemporaneamente sullo schermo le due versioni, in totale spregio dell'intelligenza del pubblico, con questo film dicevo ancora una volta i due cineasti statunitensi riescono a stupire visivamente, ma peccano clamorosamente sotto molti altri aspetti. A loro comunque riconosco - e su questo aspetto credo che i pareri siano tutti sulla medesima lunghezza d'onda - la capacità visionaria di creare mondi e tecnologie andando a delineare un'ambientazione completamente nuova che potrà venir sfruttata per i più disparati usi commerciali (videogame, fumetti, animazione, Jupiter Ascending 2...). 

venerdì 6 febbraio 2015

Canzoni travisate, il dramma (??)

Personalmente ritengo di avere una discreta memoria anche se, purtroppo non funziona esattamente come vorrei. E pur non essendo certo un Pico della Mirandola dal punto di vista della memorizzazione di film e vaccate goliardiche, direi che non mi posso lamentare. Anzi.
Il dramma però è che questa mia capacità alle volte mi si ritorce contro...e non penso di essere nemmeno l'unico a vivere codesto dramma nel mondo. 
Là fuori, lo so, ci sono altri come me...
Tra le altre cose, sono anche un assiduo ascoltatore di Radio DeeJay, soprattutto tra le 8 e le 9 di mattina (anche se non posso non negare che mi concedo pure qualche Pinocchio e Cordialmente...) quando le frequenze dell'emittente sono assoggettate al volere del Trio Medusa, tre loschi figuri colpevoli di scatenarmi risate convulse mentre sto alla guida della mia autovettura. 
Ordunque, tra le mefistofeliche trovate del trio ci stanno le ormai notissime Canzoni Travisate. E se non sapete di cosa sto parlando, beh, mi sa che il resto di questo mio infimo post non possegga mola attrattiva ai vostri occhi. Eventualmente potreste trovare di maggior gradimento investire il vostro tempo con ben altre faccende, tipo vedere questo video
In caso contrario, continuate pure.
Dicevamo,le canzoni travisate. Se da un lato queste sviste/perle di goliardia musicale mi risultano simpatiche e mi divertono assai - tra l'altro io pure sono colpevole di aver segnalato un paio di travisate con Be Lucky dei The Who e Hideaway di Kiesza - presentano come rovescio della medaglia il fatto di rovinare l'esperienza di ascolto. 
Soprattutto se si possiede anche una discreta memoria per le vaccate come accennavo io.

domenica 1 febbraio 2015

Pensiamoci su

In questi giorni stavo pensando a come, nella consueta divulgazione di notizie da parte dei media tradizionali non siano poi tanto scontati rimandi a eventi del passato o considerazioni, circa il medesimo fatto esaminandolo da angolazioni diverse. Niente di nuovo sotto il sole, lo so, ma mi andava di condividere alcune considerazioni.
Pensiamo al 27 gennaio appena trascorso, il giorno della memoria in cui si commemorano le vittime dell'Olocausto. Pensiamo a quella frase di Pietro Grasso detta ad Auschwitz, alla presenza dei vertici istituzionali di oltre 40 paesi: "la memoria da sola non basta, deve essere come un spillo nel cervello che ti costringe ad essere coerente e concreto" (vedi link). 
Frase importante, forte, che Grasso ha espresso in vece di presidente supplente della Repubblica Italiana, essendo lui Presidente del Senato. Pensate ora per un momento a cosa sarebbe accaduto se avesse avuto l'influenza o qualche problema che gli impedisse di presenziare e che al posto suo ci fosse stato invece il vice-presidente del Senato: provate solo a immaginare cosa avrebbe potuto dire LUI (vedi foto a lato) in una circostanza del genere. Che ci crediate o no, Maurizio Gasparri è il Vice Presidente del Senato Italiano.
Oppure pensiamo a tutta la vicenda di Charlie Hebdo, all'attentato, alla mobilitazione per difendere la libertà di espressione e condannare la violenza e il terrorismo. Il tutto, speculandoci sopra. Al di là che non entro in merito alla produzione della rivista in questione, che sinceramente non conoscevo ma che risulta quanto mai discutibile, mi son meravigliato della rapida presa di posizione di media e personalità politiche. Forse prima valeva la pena approfondire la questione, giusto per inquadrarla al di là del mero bilancio di vite umane. 
Ma ancor di più mi ha dato da pensare la prontezza con cui tutti siano stati rapidi e pronti a schierarsi in favore della libertà di espressione e di satira.
Poi ho ripensato all'editto Bulgaro emesso dall'Altissimo con il quale si sanciva la NON libertà di espressione attraverso la televisione di personalità quali Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. Personaggi a cui si affiancavano poi Beppe Grillo (che già da tempo era stato estromesso dal sistema comunicativo italiano) e altri comici-pensatori della scena italiana. Solo che, a memoria, non ho ricordi di una medesima reazione da parte del grande popolo italico. Nemmeno le proiezioni di film-docimentari come Viva Zapatero di Sabina Guzzanti o Videocracy di Erik Gandini  avevano poi tanto scatenato mobilitazioni simili a quelle verificatesi con Charlie Hebdo. Forse si sarebbe arrivati a tanto se Ricci avesse effettivamente tolto le veline da Striscia la Notizia ...

martedì 20 gennaio 2015

Snowpiercer

Titolo: Snowpiercer
Regia: Bong Joon-ho
Anno: 2013
Genere: sci.fi (forse...), azione
Cast: Chris Evans, Kang-ho Song, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ko A-sung, Kenny Doughty, Ewen Bremner

La trama in breve:
In un futuro non lontano, la Terra conosce una nuova Era Glaciale. Gli ultimi sopravvissuti del genere umano vivono confinati in un treno rompighiaccio in grado di correre perpetuamente attraverso il globo. L'inventore di questa macchina perfetta, il misterioso Wilford, ha anche determinato un sistema sociale su cui si regge l'equilibrio della comunità che abita i vagoni del treno. In coda stanno i miserabili sfruttati che salirono a bordo gratis, verso la testa del treno vivono invece nei privilegi i passeggeri di prima classe. Ma la rivolta degli oppressi dalla coda del treno è oramai imminente e il suo leader, Curtis, attende solo il momento giusto per tentare l'ardimentosa presa della testa del convoglio. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto qualche sera fa e con discrete aspettative, sono un po' titubante nell'esprimere un commento su questo Snowpiercer, Sinceramente, saranno stati quegli slogan altisonanti usati per pubblicizzarlo ("un cinema profetico che lascerà il segno", "Uno dei migliori film di fantascienza dai tempi di V for Vendetta"), ma mi ero immaginato qualcosa di più strutturato, di più fantascientifico, con meno falle dal punto di vista della trama e delle spiegazioni fornite. Diverso, ecco.
Leggendo qua e là, anche i commenti che si trovano espressi nella rete sono variegati: c'è chi ne parla bene, chi meno, chi si astiene. Due recensioni ben fatte, recensioni strutturate e scritte con cognizione di causa intendo, potete trovarle qui e qua.
Per quel che posso dire io, considerando lo scenario apocalittico proposto e il fascino dell'idea di base (che scopro esser tratta dalla graphic novel francese Snowpiercer - Le Transperceneige), sono molte le domande che mi son cresciute dentro: come si è arrivati a uno scenario da glaciazione perenne? Ci sono altri sopravvissuti? Come hanno costruito il treno? E le rotaie, diamine, i binari, i ponti...come e quando li hanno edificati? E se il treno deraglia? Come fanno per il cibo? E l'energia? L'arte? Il cinema? L'ospedale? Possibile che in 17 anni non si sia mai guastato niente? E se si stacca un vagone? E' l'unico treno o ce ne sono altri? E i controllori? Quanto veniva il biglietto?

sabato 17 gennaio 2015

World War Z

Titolo: World War Z
Regia: Marc Forster
Anno: 2013
Genere: azione, horror
Cast: Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kertesz, Matthew Fox, David Morse. Fana Mokoena, Abigail Hargrove, Pierfrancesco Favino

La trama in breve:
Gerry Lane è in auto con la sua famiglia, nel traffico di Philadelphia, quando scoppia il caos. Orde di persone infette da un male sconosciuto si avventano su chiunque altro, contagiandolo in pochi secondi. Ex impiegato delle Nazioni Unite ritiratosi a vita privata, Lane accetta di tornare in servizio pur di mettere in salvo la propria famiglia su una nave del governo. Parte dunque alla ricerca del luogo del primo contagio, di scorta ad un promettente immunologo, nella speranza di isolare il virus e poter apprestare un vaccino.  (fonte mymovies)

Il mio commento:
Stamattina, ho acceso il televisore e mè apparso un primo piano di Pier Carlo Padoan: 
"Azz, il televisore ha conservato un'immagine residua degli zombies di ieri...", ho pensato lì per lì.
Fortunatamente non era così, e il servizio del tg ha ripreso poco dopo con la sua consueta verve, spostando l'attenzione ora sul papa che solleva il pugno, ora su Greta e Vanessa finalmente ritornate e a casa, ora sull'elezione del presidente della Repubblica, e via dicendo,
Nessuna traccia dell'ebola che, stando a qualche mese fa pareva stesse per portare il mondo a uno scenario apocalittico simile a quello proposto in questo World War Z, probabilmente non più così terrificante nelle valutazioni di economia giornalistica.
Mentre osservavo il tg, avvertendo già i primi segni di nervosismo e incazzatura che ogni volta provo quando li guardo, mi son tornate alla mente le scene iniziali del film di cui sto provando a produrre un commento: una carrelata di sequenze prese da telegiornali e trasmissione televisive in cui, di tanto in tanto, compaiono riferimenti a una nuova devastante piaga che sta violentando l'umanità.
Manco il tempo di formulare delle domande di senso compiuto e ci troviamo Brad Pitt e family imbottigliati nel traffico, diretti non si sa dove, un secondo prima che il disastro abbia inizio: isteria di massa, contaminazioni fulminee, aggressività, confusione, fuga, panico... inutile dire che questo blockbuster ispirato al romanzo "World War Z - La guerra mondiale degli zombi" di Max Brooks parte alla grande.