domenica 24 ottobre 2010

..:: Lodo Alfano ::..

E' dal 2008 che se ne parla ma finalmente, con enorme sollievo di molti, il Lodo Alfano è stato approvato definitivamente. Ma c'è di più, ora ha anche valore retroattivo!
Giusto per fare chiarezza riporto qui la sintesi di ciò che questa legge determina:

In sostanza, con una delibera parlamentare qualunque processo che non riguardi i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione (per il presidente della Repubblica) o quelli commessi «nell’esercizio delle sue funzioni» (per il presidente del Consiglio) sarebbe sospeso con effetto retroattivo, e cioè anche per i processi iniziati prima dell’approvazione dell’emendamento.
Altre informazioni, le potete trovare su Wikipedia o su svariati blog e portali della rete (ad esempio su Il Nichilista).
Da notare che,  a differenza di quanto dicono, non ci allinea con la situazione di alcun altro Stato Europeo.
Oltre a ciò, definitivamente, va a modificare il senso di quella scritta che da tanto campeggia nei nostri tribunali. Se mai ce ne fosse ancora il dubbio, ora più che mai, "La legge NON è uguale per tutti".
Non lo era mai stata, ma almeno ora è ufficiale.
Ma va bene, va tutto bene. 
Va alla grandissima!
Chissà che un domani ci capiti qualcuno di molto peggiore di Berlusconi o di chi per esso, un buon Hitler che si candida al governo. Ma anche qualunque delinquente più o meno noto può andar bene: iin fondo,  il senso di questo provvedimento è questo!
Io comunque ci tengo a ringraziare tutti gli affiliati del PDL, della Lega, i seguaci di Fini e tutti coloro che si sono impegnati perchè questa schifezza di legge divenisse tale: grazie!
Grazie anche e soprattutto ad Alfano (se almeno fosse stata Graciela Alfano...) e i vari portavoce del nostro emerito psico-nano: mi chiedo quanta professionalità serva per mantenere una certa qual composta serietà nel proferire stronzate bibliche ad una nazione intera.
E poco importa se poi Napolitano si indigna o se Silvio confessa che, a dirla tutta, lui, neanche lo voleva questo lodo Alfano. Ehi...e chi cazzo lo voleva allora sta ciofeca di legge? Non mi direte che i nostri dipendenti del Parlamento votano leggi e prendono decisioni a caso? Sono responsabili del presente e del futuro di una nazione, incaricati dai cittadini di dedicarsi alla cosa pubblica, non di fare minchiate irrazionali! Ma che cazzate dobbiamo ascoltare?
Ad ogni modo, grazie, grazie a tutti.
Ora però, andatevene affanculo e toglietevi dalle palle, magari tornandovene alla vita vera, al mondo reale nel quale mai siete stati, quello in cui la gente lavora per davvero e si preoccupa di mantenere la propria famiglia, di avere una casa, un'istruzione, un'assistenza sanitaria, una pensione e così via. Altro che ville ad Antigua o a Montecarlo!
A spalare i rifiuti a Terzigno
Assieme a "Ehi, ma non era indagato?" Bertolaso !
Pensando alla scandalosa questione legata allo smaltimento dell'immondizia, alle discariche nel Parco del Vesuvio, alla puzza, all'inquinamento e alla violenza che si sta generando in questi giorni mi viene naturale un parallelo con la condizione dell'intera nazione.
Ecco cosa succede quando l'attenzione di chi è chiamato a gestire i problemi della gente finisce invece per portare avanti i propri comodi e a gestire i propri tornaconti raccontando balle e sottraendosi al proprio impegno. In soldoni: resta solo la merda, tanta merda, per chi rimane a subire le conseguenze di tanta negligenza.
Cioè noi, e i nostri figli!
Vi ricordate quel "...figlio mio // ci pensi, un giorno // tutto questo sarà tuo..." che c'è in "E' Colpa mia" dei Teatro degli Orrori?
Provo davvero una profonda tristezza e un desolante sconforto nel pensare a come si sta riducendo il nostro Paese...
Soprattutto perchè sembra impossibile che qualcosa cambi, che torni un po' di buon senso e di razionalità, di amore vero per la Nazione.
Per noi.
Allo stato attuale invece l'impressione è quella di essere solamente impotenti spettatori di catastrofi, alcune più pubblicizzate altre più segrete e nascoste (ehi, e a debito pubblico come siamo messi? E col piano energetico?).
Non ci resta altro che iniziare a cambiare noi, dal basso. Documentarci, informarci e informare, mobilitarci pacificamente per creare coscienza critica e piccoli cambiamenti.
Sarà poco, ma sarebbe già qualcosa.
E se poi anche i media ci aiutassero, forse, tutto sarebbe un po' più facile.
Indipendenza della comunicazione: se almeno raggiungessimo questo obbiettivo, magari, qualcosina inizierebbe ad andare in modo diverso.
Ci inchiappeterebbero lo stesso ma avremo in mano tutti gli elementi per capire la portata di certe decisioni e macchinazioni.
A tal proposito, riporto un video di Beppe Grillo in merito ai finanziamenti a giornali e riviste, soldi pubblici che vengono "sprecati" per mantenere un certo status quo della comunicazione. 
Tanto, quella televisiva, è già tutta pilotata.
Non ci rimane che il web.
O la nostra testa.

sabato 16 ottobre 2010

Crank 2 - High Voltage


Titolo: Crank 2 - High Voltage
Anno: 2009
Genere:  Azione

La trama in breve:
L'indistruttibile Chev è riuscito a sopravvivere alla caduta ma è costretto a scappare dai criminali cinesi che lo inseguono ovunque. In più il suo cuore è stato sostituito da una pompa artificiale che richiede di continuo forti scosse elettriche per continuare a funzionare. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Di Crank avevo già parlato qualche tempo fa, in luglio.
Ora che finalmente sono riuscito a vederne il seguito, eccomi di nuovo a parlare delle emozioni provate nell'assistere alle frenetiche sequenze offerte dalla pellicola. Non fatevi ingannare dalle frettolosa descrizione fornita poc'anzi: seppur breve e destinato principalmente ad un pubblico di appassionati, l'ennesima fatica di Statham diverte e convince.
Il film riprende esattamente dal punto in cui le vicende si erano interrotte nel primo capitolo della serie (attenzione allo spoiler!!), quando Chev si è appena schiantato al suolo dopo una caduta di svariate centinaia di metri. Volo durante il quale ha pure avuto il tempo per lasciare un ultimo messaggio alla sua adorata Eve trovando, purtroppo, solamente la segreteria telefonica. Malgrado lo schianto, che avrebbe spappolato anche il più solido dei terminator, il nostro eroe riesce ugualmente a sopravvivere alla morte e, dopo esser stato raschiato dall'asfalto, viene utilizzato come banca organi per un potente boss della mafia cinese. 

Il suo cuore, innanzitutto, gli viene asportato dal petto e sostituito con uno artificiale per consentirgli la sopravvivenza in attesa di nuovi interventi. Ma quando gli infermieri si mettono a discutere proprio dinnanzi al suo letto sul secondo organo da prelevargli (scegliendo il pene!), il nostro si incazza come una biscia indemoniata e dà inizio al finimondo. Analogamente a quanto accadeva in Crank, anche qui Jason Statham corre, mena le mani, spara, distrugge, scopa, aggredisce, distrugge chiunque, dovunque e comunque, in una corsa forsennata e rabbiosa contro il tempo e contro chi gli ha preso il cuore. 
In soldoni, Jason Statham è una sorta di infaticabile berserk incazzato all'ennesima potenza pronto a devastare la città e chiunque gli capiti a tiro coinvolgendo chiunque si trovi di fronte. Poco importa che si tratti di poveri innocenti, criminali cinesi, gang di portoricani, poliziotti, amici, donne o quant'altro.
L'unico inconveniente sta però nel "motore" (potremmo considerarlo così, anche in relazione a certe scene in cui lo si vede mentre pompa oppure arranca) che gli batte nel petto: avere un cuore artificiale che abbisogna di continua energia elettrica per funzionare rappresenta un limite fastidioso assai, se non addirittura una tragica condanna. Se vuole rimanere in vita, l'apparecchio va ricaricato "in qualunque modo", almeno ogni ora. 
Poco importa se la scelta della fonte energetica riacde su di un pannello elettrico, sui cavi dell'alta tensione, sulla batteria di un auto, su di un taser "saggiamente" maneggiato da un poliziotto, su di un collare per cani oppure derivante dall'elettricità statica generata dalla frizione ripetuta di due corpi...ovvero lui ed Eve...all'ippodromo, davanti a 8000 persone... Dicevo, poco importa: l'importante è che sia immediato. E, possibilmente, funzionale a creare sequenze più o meno divertenti ma, senza dubbio, movimentate.
Non mancano anzi, certamente superano in quantità e qualità, le scene di nudo che si susseguono, fugaci momenti in cui compaiono seni e glutei, corpi femminili come amplificatori di emozioni e stimoli. Quasi messaggi subliminali per ravvivare l'attenzione dello spettatore (maschio), bombardandolo con stimoli languidi e sessuali. Senza dimenticare che laddove c'è potere c'è anche f$$a. Va poi segnalato che anche laddove compaiono tette al vento e donne ignude i registi riescono a proporre scene particolari e suggestive, con tecniche di ripresa e singolari posizionamenti del punto di vista (potete vederne un esempio qui).
Addirittura, nel proseguo della storia, c'è pure il tempo di imbattersi in un corteo di attori porno inferociti che protestano contro chissàchi (pubblico? major?): un probabile riferimento allo sciopero degli sceneggiatori hollywoodiani di qualche anno fa. Così come certe situazioni richiamano, credo, siparietti hard con donne pettorute armate e incavolate contro il mondo. 
Non mancano inoltre i momenti demenziali e non sense, alcuni davvero assurdi e divertenti, che talvolta  colgono l'occasione per acute frecciatine da lanciare contro il sistema. C'è ad esempio una scena, nel bel mezzo di una sparatoria in uno strip-club, un cui una procace ragazza viene colpita al seno e, beh, anzichè sanguinare perde silicone a fiumi, motivo per cui urlare e disperarsi. Oppure quando una vecchina, contro la quale Chev si è strusciato nel tenativo di "ricaricarsi", viene redarguita dal giornalista: che la intervista "...mi ha toccato dove non batte il sole.." "Eh no signora, questo troppo! In televisione non si può certo usare un linguaggio simile" "Ha ragione, mi scusi. Quel dannatissimo figlio di puttana mi ha toccato dappertutto!" (vado a memoria)
Altri siparietti invece risultano più assurdi e demenziali perchè riescono a creare uno stacco dalle vicende narrate: c'è un combattimento in stile Godzilla/Megaloman, un trip mentale tipo talk show (con tanto di partecipazione di Geri Halliwell nelle vesti della mamma del piccolo e problematico Chev) oppure il viaggio solitario di un proiettile che rimbalza di qua e di là fino a "trovare la sua vittima".
Non mi dilungo poi nell'annoverare la scia di morte e distruzione che Chev si lascia alle spalle, un bilancio che  fa apparire ridicolo il disastro scatenato dall'uragano Catrina qualche anno fa... Piuttosto credo che le riprese concitate, con cambiamente repentini del punto di vista, sottolineate da musica metallara (o quasi), amplifichino l'emozione che provoca la visione del film, un misto tra la rabbia selvaggia e una potenza primitiva a cui viene dato libero sfogo.
Ha quasi  - e lo dico seriamente - un effetto catartico e liberatorio: nel mondo in cui Jason Statham vive e si muove non esistono limiti, vincoli, inibizioni. C'è vita e basta, consumata con furia animalesca in una corsa fino all'epilogo. Dove tutti i nodi vengono al pettine e, addirittura, c'è spazio per qualche scena degna di qualche manga o anime: penso, ad esempio, che il dottor Kanzaki di ZetMan ma anche Lordgenome di Tengen Toppa Gurren Lagann troverebbero qualche somiglianza nel constatare la similitudine tra la propria condizione e la "non vita" di Verona... quest'ultimo, per chi non lo sapesse, era uno dei cattivoni del primo Crank, colui che ha avvelenato il nostro nerboruto e selvaggio protagonista con il Cocktail di Pechino e contro cui Chev stava lottando nel momento in cui si è gettato dall'elicottero. Tra l'altro, i personaggi e i riferimenti al primo capitolo della serie si sprecano. Oltra a Verona (Jose Pablo Cantillo), ritroviamo parte del cast già visto in Crank, come la sopracitata Eve (la splendida Amy Smart), il "Dottor Miles" (impersonato da Dwight Yoakam), Venus (Efren Ramirez, che ora interpreta il fratello gemello di Kaylo), nomi a cui vanno ad aggiungersene di nuovi, sia che recitino in veri e propri ruoli sia che regalino semplici camei (parlo ad esempio di Bai Ling, di Chester Bennington e dell'ormai defunto David Carradine).
Tutta gente che, a mio avviso, deve essersi divertita un mondo nel prender parte a Crank 2 ^__^
Comunque sia, se siete alla ricerca di un film "potente", non adatto ad un pubblico di minori, movimentato e adrenalinico, violento e sfrenato, con alcune scene piccanti e altre più macabre, divertente ma crudo, in una parola, devastante, allora "Crank 2 High Voltage" fa per voi. Non avrà una trama degna di un Oscar ma il divertimento e le emozione sono certamente garantite. Senza contare che la regia non è per niente piatta o monotona, anzi, sarà il ritmo concitato del film, sarà lo stile videoclip, ma le riprese e le sequenze risultano molto più convincenti e originali rispetto ad altre pellicole realizzate con budget meno limitati e appartenenti ugualmente al genere d'azione.
E pensare che volevano girarlo col bullet time...probabilmente è stato un bene: hanno finito con il dedicare maggior tempo a creare qualcosa di particolare e innovativo piuttosto che a sprecare tempo e risorse per poche riprese ad effetto.
Concludendo, Crank 2 costituisce una visione consigliatissima!!!




martedì 12 ottobre 2010

Leviathan

Titolo:  Leviathan
Autore: Scott Westerfeld
Editore: Einaudi
Genere: Fantasy - Steampunk
Pagine: 400

La Trama:
Siamo in Europa, nel 1914. Le maggiori potenze si dividono prevalentemente in due fazioni sulla base della diversa tipologia di tecnologia ed economia adottata. Da una parte le nazioni Darwiniste – ad esempio Regno Unito, Francia e Russia – nelle quali la genetica e la scienza hanno raggiunto un livello di evoluzione tale da consentire la nascita di creature sintetiche per meglio soddisfare qualunque esigenze, dal trasporto alla produzione di energia. Diversamente da loro i Cigolanti,  quali la Germania e l’Impero Austro- Ungarico, sostengono un’economia basata sul vapore ed il metallo, dove le competenze meccaniche e ingegneristiche permettono la realizzazione di imponenti mezzi corazzati.
In Inghilterra, Deryn Sharp è una ragazzina di quindici anni particolarmente portata per l’aviazione: pragmatica e schietta, grazie alla collaborazione del fratello maggiore, riesce ad arruolarsi presso l’aeronautica spacciandosi per un maschio, tale Dylan Sharp. Durante il suo primo volo come cadetto, a bordo di un Huxley – una sorta di enorme medusa ad idrogeno equiparabile ad una mongolfiera – viene sorpresa da una tempesta particolarmente violenta. Successivamente viene salvata dalle correnti aeree dall’equipaggio del Leviathan, un possente ecosistema volante a foggia di balena diretto verso Londra da cui, dopo il recupero di un’importante donna scienziato, salperà verso l’impero Ottomano per compiere una delicata missione diplomatica. Un viaggio non certamente facile, irto di pericoli e difficoltà in un contesto in cui la guerra tra darwinisti e cigolanti incombe.
In Austria, il nobile Aleksander è figlio dei sovrani dell’impero austro ungarico. Rimasto orfano in seguito alla loro uccisione in Serbia, viene messo in salvo grazie al conte Volger e al capo meccanico Klopp personalmente incaricati da Francesco Ferdinando d’Asburgo di provvedere alla salvaguardia del principe prima che finisca vittima della nobiltà o dei tedeschi. La scomparsa dei sovrani d’Austria diviene infatti il pretesto per scatenare una guerra globale di proporzioni mondiali e la sola presenza di Aleksander potrebbe risultare determinante. Per questo la sua vita rappresenta una minaccia per i piani della nobiltà austriaca e delle gerarchie tedesche: per non soccombere, si ritrova così costretto a viaggiare fino in Svizzera a bordo di un camminatore e dell’equipaggio minimo necessario a muovere la grande macchina antropomorfa.
Sarà proprio sulle Alpi Svizzere che il destino dei due ragazzi si incontrerà creando sviluppi straordinari quanto imprevisti nei delicati equilibri tra le super potenze europee mentre, sullo sfondo, la Grande Guerra inizia ad estendersi e a portare morte e devastazione.

Il mio commento:
Scott Westerfeld è senza dubbio una penna interessante: nato a Dallas nel 1963 ha già all’attivo una serie di opere di successo, quali “I diari della mezzanotte” o “Uglies”, che hanno registrato un notevole successo anche nel nostro Paese.
E questo Leviathan si presenta come un altro romanzo di particolare rilievo nell’ambito della sua produzione e, più in grande, all’interno del vasto panorama fantasy mondiale. Opera vincitrice dell’Aurelias Award come miglior romanzo Young Adult 2009, costituisce il primo capitolo di una saga steampunk e risulta senza ombra di dubbio una lettura più che valida.
L’edizione proposta in Italia da Einaudi in una versione particolarmente curata dal punto di vista della copertina e della tipologia di rilegatura e carta scelta - fattori questi che probabilmente influiscono sul prezzo non propriamente economico -, contiene numerose illustrazioni in bianco e nero realizzate dall’abile Keith Thompson. Si tratta di piccoli disegni dal tratto pulito ma ben definito, precise e piuttosto puntuali nel riproporre visivamente quanto presente nel libro, amplificando emozioni e suggestioni.
Queste costituiscono un enorme pregio dell’opera e, al contempo, esplicitano un aspetto non propriamente secondario nel determinare un giudizio complessivo sul romanzo. Seppure lo stile di Westerfeld risulti vivace, chiaro, decisamente molto scorrevole e appassionante, l’autore tende a non indugiare troppo nelle descrizioni, sia di paesaggi e ambientazioni, sia nella definizione delle macchine o degli animali di cui popola la storia. In tal senso, le illustrazioni proposte da Thompson sopperiscono egregiamente a tale mancanza, chiarendo immediatamente le visioni a cui lo scrittore mira a dare forma ma, considerando la notorietà e il consenso che Leviathan ha conquistato nel pubblico, va comunque messo in luce questa scarsa propensione all’approfondimento. Probabilmente ciò favorisce il dinamismo della lettura e la scorrevolezza della narrazione ma, per certi versi, costituisce un limite dell’opera. Soprattutto per chi si accosta a questo romanzo con un certo livello di aspettativa in termini di dettaglio e minuziosità: in fondo, un lato affascinante dello steampunk è proprio quello di saper mettere in campo macchine e soluzioni tecniche innovative, addirittura ammiccando a quei prototipi che, nel corso della storia, hanno aperto la strada alla realizzazione di tecnologie attuali.
Con queste premesse, dunque, l’opera di Westerfeld può risultare superficiale, più adatta ad un pubblico  giovane, più facilitato nell'immedesimarsi nei panni di Deryn o Alek, o che magari,si accosta per la prima volta ad un universo steampunk.
Senza dimenticare che questa lacuna la si riscontra pure nella facilità con cui, nel corso della narrazione, si evita di fornire troppe spiegazioni in merito alle tecniche genetiche e scientifiche padroneggiate dai darwinisti. O, ancora, nel tratteggiare l’Europa, ormai sull’orlo di una guerra mondiale, ma che in Leviathan, purtroppo, rimane solamente uno sfondo geo-politico funzionale alla narrazione ma, nel concreto, poco nitido e descritto.
Invece, il focus rimane principalmente concentrato sui protagonisti e, in questo senso, va detto che la loro caratterizzazione è più che buona: la loro psicologia, il modo di agire e affrontare le vicende sono bene tratteggiate. Questo vale soprattutto per Deryn “Dylan” Sharp e Aleksander a cui l’autore concede moltissimo spazio ma lo si nota anche per altri personaggi secondari, in particolare per la dottoressa Nora Barlow, il “conte dei boschi” Volger e il fido Klopp.
Tutti gli altri invece scivolano in secondo piano, molto in secondo piano, con il risultato che il Leviathan sembra sì uno straordinario ecosistema volante ma popolato e manovrato da una sparuta manciata di uomini ombra. Soldati certamente esperti e dotati di una propria personalità ma che, se raffrontati con il portentoso quanto onnipresente cadetto “Dylan” Sharp, appaiono poco meno che dei goffi principianti senza arte né parte a bordo.
Soprassedendo su questi aspetti (anche se, a dirla tutta, ce ne sarebbero altri: basti pensare all’assenza di controlli medici per i naufraghi o per l’immunità al sonno e alla stanchezza di cui godono ragazzini di sedici anni) va comunque reso merito all’autore di aver saputo confezionare un’opera molto valida. Dal punto di vista commerciale, senza dubbio, ma anche per aver saputo coniugare elementi fantastici e ucronici: l’Europa descritta ammicca fortemente a quella che, realmente, è esistita a inizio del secolo scorso. Anche la propensione verso la costruzione di macchinari da guerra costituisce un richiamo molto forte con la storia vera: basti pensare ai primi carri armati, aerei e alle altre macchine belliche che nel corso della prima Guerra Mondiale si sono avvicendati sui campi di battaglia terrestri e aerei. La contrapposizione tra Darwinisti e Cigolanti risulta poi molto ben congeniata e sembra richiamare i contrasti più spiccatamente fantasy che si vengono a creare tra elfi e nani, i primi più legati alle arti, alla natura e alla magia, i secondi più laboriosi e pragmatici, dediti lavorare i metalli per costruire macchine e armi. Ma c’è di più, perché lo steampunk di Leviathan abbandona l’elemento magico fantastico in favore della scienza, creando appunto un contrasto tra due modi di intendere l’evoluzione tecnologica. Anche se, come sembra voler suggerire attraverso gli eventi descritti, probabilmente la vera innovazione sta nel riuscire a combinare questi due modi di intendere e governare la materia. Certamente macchine poderose come i camminatori o le corazzate a sei o otto zampe offrono una solidità e una potenza irraggiungibili ma al contempo la versatilità e i doni naturali che le creature viventi possiedono rappresentano un traguardo di perfezione a cui tendere. Questi due estremi costituiscono quindi l’elemento cardine del romanzo, determinante nel delineare equilibri e psicologie dei personaggi, ma anche nell’offrire un quadro steampunk interessante e avvincente per un vasto numero di lettori. E, forse, anche per scienziati e ingegneri alla ricerca di nuovi modi di fare tecnologia e intendere il rapporto dell'uomo nei confronti dell'ambiente terrestre.

sabato 9 ottobre 2010

..:: Vuoto di Luce ::..

Vuoto di Luce, come probabilmente sapranno i più affezionati lettori di questo blog, è sostanzialmente un mio progetto letterario di genere fantasy. Anche se, considerando la tipologia di ambientazione, forse sarebbe più corretto parlare di urban fantasy.
Ho iniziato a scrivere quello che allora si chiamava "Il consacrato" nel lontano 2006 proponendolo poi su Fantasy Story e sul mio sito personale. Poi, pian piano, le dimensioni del racconto sono cresciute sino a dare corpo ad un vero romanzo strutturato che ho scritto e rivisto più e più volte grazie anche alla collaborazione di Silvia e Alessandro. Un piccolo mondo letterario in cui le vicende hanno iniziato a definirsi con più precisione e in cui hanno fatto la loro comparsa numerosi personaggi: adepti del Vuoto, seguaci della Luce, persone comuni e meno comuni, tutti ugualmente partecipi del testo che, ora, si chiama "Vuoto di Luce". Un nome suggerito da Alessandro e poi votato proprio su questo forum da voi amici frequentatori di questo mio blog.


Ovviamente, la mia intenzione è quella di riuscire pima o poi a pubblicare l'opera  per mezzo di un editore e di farla leggere e conoscere ad un pubblico quanto più vasto ed eterogeneo possibile. Di oggi e di domani.
Un obbiettivo che sto cercando di perseguire ma che, sfortunatamente, ancora non sono riuscito a concretizzare: ho infatti sottoposto la sinossi del romanzo e/o il manoscritto ad un po' di editori ma, al momento, non ho siglato alcun accordo.
Alcuni editori non mi hanno mai risposto.
Altri devono ancora farlo o, forse, non lo faranno mai.
Qualcuno mi ha risposto di no, motivando o meno questa posizione (ad esempio Rei edizioni).
Altri mi hanno proposto un contratto di pubblicazione (0111 Edizioni, Liux Edizioni).
Qualcun altro mi ha chieso direttamente un po' di denaro e via, la pubblicazione è servita. 
E infince ci sono ancora un paio di editori presso cui il testo è in valutazione e che spero possano rispondermi "ok, si pubblichi!". 
Nel frattempo mi sto comunque prodigando per far circolare l'opera attraverso il web. Una sorta di canale pubblicitario che, alla peggio, potrebbe divenire un piano B su cui ripiegare per propormi al pubblico e maturare una maggior esperienza per i prossimi testi che scriverò (...oltre al seguito di Vuoto di Luce che è già in lavorazione).
Da questo mese dichiaro quindi ufficialmente "nato" il portale Vuoto di Luce dedicato alla mia opera fantasy. ^__^
Probabilmente la grafica verrà rivista - ora come ora utilizza un tema che assomiglia a quello del mio sito personale su Altervista - ma quello che conta sta tutto nei contenuti presenti.
Il sito conterrà informazioni sul progetto da cui nasce, schede su personaggi, luoghi e altri elementi che compaiono nel corso della narrazione. Ma sopratutto propone i capitoli del mio romanzo che, con cadenza ancora da decidersi, verranno pubblicati e resi disponibili.
Non solo, il primo capitolo è già stato anche reso disponibile su eBooKingdom, pubblicizzandolo come web-book. Anche su questo portale, che mira a dare spazio ad e-book e web-book, le nuove e moderne piattaforme che andranno via via a soppiantare la carta stampata, verranno segnalati gli aggiornamenti del mio progetto.
Vi invito quindi a segnarvi questi due indirizzi e a rimanere in contatto, per seguire gli sviluppi di questa faccenda e per iniziare a leggere quanto da me proposto.
Compito nel quale sono segretamente coinvolti anche quelli dell'agenzia Torre di Carta.
Buona lettura allora e, mi raccomando, postate critiche e commenti: sono preziosi.

mercoledì 6 ottobre 2010

..:: AR. Drone ::..

Prima lezione di kung fu: oggi abbiamo ufficialmente ripreso le lezioni con l'ASD Kyushinryu.
Mentre annaspavo e sguazzavo nel mio sudore, con la gola arsa, ho avvertito distintamente la mia (infima) muscolatura inviare impulsi nervosi in direzione del cervello. Proteste, per lo più: "Te l'avevo detto di tenerti allenato! Te l'avevo detto ma tu non mi hai ascoltato!"
In effetti mi ero ripromesso di fare un po' di esercizio durante l'estate ma tra una cosa e l'altra, lavoro e calura tropicale soprattutto, ogni più ottimistico progetto è andato a farsi benedire.
Ma non dispero e non demordo: si tratta solo di rimettersi in sesto e tornare ai fasti di un tempo. 
Quale tempo ancora non lo so, ma comunque, con calma, riprenderò forma, elasticità e tonicità. Anche perchè c'era la questione passaggio di cintura da recuperare...
Nel frattempo è bene che mi concentri un po' più anche su gli altri miei progetti. Con Terre di Confine, ad esempio: ho in cantiere un paio di articoletti e devo riuscire a finirli. Anche se, a dirla tutta, per uno di questi devo attendere le risposte dai cosplayer che sto intervistanto.
Per quanto riguarda il mio romanzo...ne parlerò più ampiamente in uno dei prossimi post. E forse spammerò pure... ;-P
E' invece l'andazzo delle visite di questo blog che mi preoccupa. Almeno stando a quanto segnalato su ShinyStat, in settembre c'è stato un picco di visitatori che mi ha fatto ben sperare: già vedevo i contatori di AdSense balzare fino alla fantomatica soglia di guadagno mentre iniziavo a crogiolarmi in lascive visioni di fama e successo sfrenato.
Invece qualcosa si è inceppato e le visite sono scese...di un bel po'. Forse sono state le immagini di Megan Fox scivolate fuori dalla home page? Chi può dirlo se non il buon e saggio Giacobbo...
Mi sa che l'idea di un articolo su qualche concorso di miss maglietta bagnata non è poi da scartare. Un giusto e necessario sacrificio in nome delle statistiche di accesso a questo spazio web. 
E' una questione di principio!
...ma temo che Silvia non approverebbe per cui credo opterò per la recensione di qualche film di spessore artistico e culturale: Crank 2 High Voltage, ad esempio, attende solo il momento propizio per lasciarsi guardare dal sottoscritto.
A dire il vero mi sarebbe piaciuto parlare un po' di Inception ma, sfortunatamente, il tentativo "1" di andare a vederlo al cinema, sabato, è miseramente fallito (2,30h in prima fila non sono un buon investimento). Ringrazio comunque quei 3 simpaticoni che mi hanno inviato dei messaggi spoiler domenica dopo averlo visto.Gli stessi che sono andati a vedersi "Expandables" mentre ero in trasferta a Bologna per poi osannarlo come un capolavoro del film d'azione.
Prima o poi recupererò la visione di entrambi, più di Inception che della produzione "spara e distruggi qualunque cosa si muova e respiri, ma in ogni caso non è un problema se devasti l'intero pianeta" di Sly.
In compenso, prima di stramazzare definitivamente per la stanchezza, colgo l'occasione per fare un po' di pubblicità al sito di un amico / collega: ArDroneMania.
E' un spazio web giovane ma piuttosto dinamico, con enormi potenzialità di crescita in relazione al fenomeno AR.Drone che, pian piano, si sta diffondendo anche in Italia. Il giusto connubio tra modellismo, programmazione, passione per la tecnologia, smartphone, creatività, desiderio di volare e di esplorare lo spazio aereo (nei limiti del possibile...)
E se vi state chiedendo cosa siano questi AR.Drone di cui vado cianciando e che pian piano ci invaderanno...beh...che aspettate a visitare il sito di cui sopra? ^__^

lunedì 4 ottobre 2010

..:: Essere italiano oggi ::..

Essere italiani, al giorno d'oggi, non è affatto facile.
Solo qualche giorno fa, la notizia / polemica nata in merito all'applicativo "What Country" dove la nostra bella nazione veniva associata a pizza, pasta, scotter e mafia aveva mobilitato Michela Vittoria Brambillaper diferendere l'onor patrio. Nessuno giornalista nel frattempo ha però colto l'occasione, o per lo meno non nei pochi servizi che ho visto io, di chiedere com'è andata la stagione turistica nostrana. Bene? Male?
Visto che tutto sommato una certa difficoltà economica permane, potrebbe essere un aiutino a capire l'andazzo della nostra situazione nazionale. In fondo, leggere che solamente oggi è stato scelto un nuovo Ministro dello Sviluppo Economico (Scajola si era dimesso tempo fa...e da allora nessuno ha più saputo nulla, nè di lui, nè del ministero...) e che comunque il rapporto tra debito pubblico e PIL è ancora attorno al 6,1 % su base annua non aiutano a percepire la realtà italiana come solida.
Ma d'altra parte, almeno a sentire i telegiornali, queste non sono priorità del Paese.
Per cui, se uno vuole, queste notizie deve scovarsele, leggersele nel web, approfondirsele per conto suo. E scoprire magari scenari interessanti e inattesi a partire da piccoli dettagli o immagini fugacemente apparse qua e à come Woodstock a 5 stelle oppure la presenza di Enel in Cile mentre scivolano le immagini dei minatori cileni ancora intrappolati nel sottosuolo...
D'altra parte, principalmente l'attenzione del popolo italico è sviata da cosce, calcio, tette e notizie emotive molto più coinnvolgenti. Delitti, rapimenti, stupri, razzismo. 
Anche se, le sane lotte verbali tra dipendenti pubblici sono sempre molto remunerative in termini di ascolti. Soprattutto quando si tratta di argomenti di vitale importanza come intercettazioni e pm. 
In effetti, dal momento in cui mi sveglio, questo è il primo pensiero fisso che ho. Ma non solo io, tutti. E' come un punteruolo conficcato nel cervello che non mi da pace: sono intercettato? Non lo sono? E se lo sono, da chi sono intercettato? E perchè? E se non lo sono, perchè non lo sono? Perchè nessun pm sta cercando di intercettarmi?
Per fortuna però non sono il solo che vive con questa angoscia. Penso a Sallusti, direttore de Il Giornale (che dal 1979 è di proprietà della famiglia Berlusconi). Penso a lui e alla sua - ditelo con voce di Abatantuono in versione Attila Flagello di Dio - testa di ginocchio mentre fa la vittima al tg1 in merito alle intercettazioni. Sembra infatti che la sua redazione (che quindi è di proprietà di Berlusconi, che qualche problema con la legge ce l'ha) sia soggetta a intercettazione. 
Lui lo sa, e per questo è rattristato. 
E anche un po' incazzato. 
Son cose che non si fanno, insomma.
Quello che non mi torna però è perchè il giornalista del tg si sia fermato qui. Voglio dire, prima di riportare la notizia, ci sarà stata qualche verifica per capire se effettivamente ci sono o no ste intercettazioni. E se ci sono, allora varrebbe la pena chiedersi perchè riportare la notizia, con il rischio di compromettere un'indagine in corso. Dopotutto, non dimentichiamo che di intercettazioni a carico di Silvio ce ne sono svariate (il caso di Trani?) e quindi è lecito pensare che qualcuno possa aver reputato necessario mettere sotto osservazione delle linee che fanno riferimento ad una proprietà del premier che ha accesso in anteprima a informazioni delicate. In ogni caso, non credo che dovrebbero avvisare gli intercettati. E' come dire ad un serial killer: "ehi, guarda che ti sto seguendo, controllando e spiando per cui, attento, che se parli al telefono rischi di incriminarti!". Sarebbe un po' un controsenso no? In ogni caso, il proprietario (Berlusconi) del Giornale potrebbe far valere la sua posizione presso il Governo - che presiede - e informarsi...
L'altro scenario invece riguarda l'ipotesi che l'intercettazione sia una bufala. Se è così allora c'è una doppia presa per i fondelli dello spettatore del suddetto tg: viene defraduato dai giornalisti della Rai che si beffano della sua capacità di giudizio dandogli a intendere cose non vere; viene defraudato dal direttore del Giornale che diffonde notizie false su un argomento delicato e di particolare rilevanza per QUALCUNO che preferirebbe che la si smettesse di indagare su di lui. 
In ambo i casi, la realtà dei fatti non cambia: qua ci fanno fessi e ci distraggono al solo scopo di non farci percepire appieno la realtà che muta. Piano piano magari, oppure con dirompenza, molti messaggi passano e ci provocano una sorta di avversione verso l'informazione, verso l'approfondimento. Una sfiducia agevolata ancor di più dallo scardinamento del sistema scolastico a cui stiamo assistendo ma contro il quale nessuno si mobilita più di tanto. In fondo, a cosa servono istruzione, cultura e spirito critico?
Mi domando invece quando inizieremo ad aprire gli occhi e quando acquisteremo l'autentica consapevolezza che tutto questo presente in cui, per fortuna o purtroppo, ci troviamo è anche merito nostro. Tanto o poco, dipende anche da noi, dal nostro impegno, dalla nostra indifferenza, dal nostro sentirci italiani a intermittenza.
E a tal proposito, cedo la parola al maestro Giorgio Gaber: 



Io non mi sento Italiano - Giorgio Gaber

martedì 28 settembre 2010

..:: Eventi familiari ::..

Questi mese è stato abbastanza denso di ritrovi ed eventi "familiari": parenti in visita da Solferino durante la mia prima settimana di ferie, compleanni, cene, ricorrenze, medaglie e, non da ultimo, un anniversario di matrimonio. 50 anni sono un bel traguardo, non c'è che dire, per cui l'occasione è stata colta al balzo per festeggiare parenti che, per quel che mi riguarda, conosco poco.
In fondo, Como, non è proprio dietro l'angolo...
Ma per fortuna esistono i bed & breakfast (come l'ottimo "La chioccia") per cui io e Silvia siamo riusciti a spezzettare un po' lo stress del viaggio. A dire il vero speravo di riuscire a vedere un po' della città, venerdì sera ma, complice un tempo che definirei "vigliaccamente piovoso" e un traffico nei dintorni di Milano decisamente intenso, alla fine ci siamo limitati a scovare il b&b e a cenare presso "IL" birrificio di Como. Speravando che almeno nella giornata di sabato ci riuscisse di girovagare per Como, magari post pranzo e festeggiamenti degli zii di mia madre...e invece amen...Anche perchè c'erano altri zii da riaccompagnare presso Solferino. Almeno un tour per la città ce lo siam fatti sabato mattina, per recuperare un altro mio zio che ha raggiunto Como via treno. Ed è assai simpatico cercare di raggiungere la stazione orientandosi solamente con la segnaletica stradale e la piantina lasciataci dal b&b: in fondo, di stazioni, ce ne sono più di una...ma i cartelli si limitano a indicare "stazione".
Comodo.
Comunque sia, ritrovarsi a partecipare a simili eventi da un lato può sembrare un po' noioso (tra gente che non si conosce o "che sa chi sei tu ma tu non sai chi son loro") ma dall'altro è confortante, rassicurante e addirittura piacevole. In fondo, non tutte le famiglie durano così tante, alcune si sfasciano prima (la mia, ad esempio) oppure sono solo facciate di rapporti forzati e blandi. Anche "scoprire" di avere parenti può essere qualcosa di piacevole, considerando che una delle "cose" che più spesso si danno per scontate sono proprio le relazioni di parentela e la conoscenza dei volti nuovi. Talvolta, quando meno te l'aspetti, magari scopri faccende e aneddoti non propriamente simpatici ma notare come, malgrado tutto, si cerchi di salvaguardare una certa coesione e fratellanza riscalda il cuore.
Perplessità invece è il sentimento che penso di aver provato presso il monastero delle clarisse presso cui lo "zio" Vittorio e la "zia" Adele (che in realtà si chiama Graziella...ma l'ho scoperto solo ieri...) hanno voluto venisse celebrata la messa. Non credo di aver mai presenziato ad una celebrazione presso la chiesa di monache di clausura: la loro presenza mi è sembrata sospesa e aliena, quasi fuori dal mondo. Decisamente collocata in un altro contesto spazio-socio-temporale. Per la prima volta in vita mia ho poi incontrato un'altra zia, Angela Maria, monaca di clausura da ben 51 anni. Non so perchè ma confidavo in qualche emozione particolare nell'incontrarla: invece c'è stata solo freddezza e perplessità. Sarà stato l'effetto della grata/prigione che separa le monache dalla vita del mondo di fuori (quello vero?), sarà stato che non c'era poi molto da dirsi, però, nonostante si cerchi di convincermi che certe scelte sono sostenute dalla fede, credo di aver ritenuto quella vita una scelta "comoda". Ok, entrare in clausura comporta indubbiamente un sacco di svantaggi e rinunce ma, al contempo, ci si accoccola in un contesto protetto, nel quale non è necessario affannarsi per pagare mutui e bollette, senza scadenze per cui correre, senza tutti quegli imprevisti-gioie-dolori-scocciature-sorprese-eventi che la vita lavorativa e familiare e non solo di fuori regala e concede. 
Forse ho una visione distorta della faccena "clausura" però, contrapposta all'esperienza di vita testimoniata dalla gente che invece era presente al festeggiamento degli "zii" e che ne ha passate di tutti i colori (magari anche assistendo gente malata oppure superando delusioni profonde) credo sia piuttosto riduttiva. E non sono così certo che nel Vangelo sia esattamente suggerito di vivere così la fede. A meno che non ci sia qualche postilla in quelli apocrifi...
"Va e ama il prossimo tuo", mi pare invece qualcosa di più in linea con lo spirito di Gesù.
E per amare è necessario sopportare, faticare, sforzarsi, pazientare, gioire, litigare, esultare, toccare, accoppiarsi...un mucchio di cose insomma. 
Al limite partire per qualche missione in un Paese del Terzo Mondo la vedo già una soluzione più "forte" e autentica e, probabilmente, più rischiosa del classico porta a porta perpetrato dai Testimoni di Geova nei giorni di bel tempo.
Un'ultima considerazione va infine ai "ricordi" dei vecchi. Questo termine è un po' improprio giacchè c'erano pure cinquantenni però è strano sentire rievocazioni di esodi, di passati agresti, di sacrifici, di case costruite nel tempo libero, di viaggi in bicicletta dal Piemonte a Trebaseleghe (PD), di dialetti differenti anche a distanza di pochi chilometri...chissà invece quando la mia generazione sarà vecchia. Chissà che ci si racconterà? Di quando non c'era FaceBook? Dei contatti umani prima dell'avvento dell'iPhone? Dei libri stampati su carta e non sfogliati da eBookReader, PlayBook o iPad? Pensarci fa un po' uno strano effetto: è come se, d'un tratto, avessi realizzato di essere meno "persona con un passato storico" e più "persona condizionata da vincoli consumistici". Che storia...

lunedì 20 settembre 2010

..:: Guida ragionevole al frastuono più atroce ::..

Titolo:  Guida ragionevole al frastuono più atroce
Autore: Leslie "Lester" Conway Bangs
Editore: Minimum Fax
Genere: Narrativa - Recensioni
Pagine: 440

La "trama" in breve:
Arriva finalmente in Italia uno dei libri rock più famosi di tutti i tempi! Lester Bangs è stato uno dei critici musicali di culto degli anni Settanta, e più in generale una figura cardine della controcultura americana (come tale è stato immortalato, ad esempio, nel film Almost Famous): questa antologia raccoglie i suoi scritti migliori, in cui la critica vera e propria si mescola di volta in volta con il reportage da dietro il palco, i ricordi personali, la confessione intima, la letteratura visionaria, il delirio lisergico. Dai Clash a Lou Reed, da Van Morrison ai Kraftwerk, dai Jethro Tull a James Taylor, passando per i movimenti giovanili, la drug culture, la stampa, i media, la politica, il Vietnam, i saggi di Bangs disegnano l’affresco sovversivo di un’epoca leggendaria della musica (e della cultura) contemporanea. Con una prefazione appositamente scritta da Wu Ming 1 per questa edizione. (fonte Mimimum Fax)

Il mio commento:
Non è stata, lo confesso qui, subito, una lettura immediata. Piacevole, appassionante, talvolta ostica, interessante e dissacrante, spiazzante a tratti, un po' noiosa ed eccessiva in alcuni punti, incredibilmente profonda e acuta in molti altri, ma decisamente qualcosa di fuori dall'ordinario. Sia perchè questo non rappresenta il classico libro che io leggerei (ma in questo caso si è trattato di un prestito)(apprezzato, sia chiaro!) ma anche perchè la scrittura di Lester è qualcosa di assolutamente difficile da definire e inquadrare. Il libro è infatti una raccolta di recensioni e interviste realizzate da quello che è stato uno dei più attenti e importanti critici musicali statunitensi degli anni '70 e che, a parer di molti, è da reputarsi uno dei migliori scrittori di tutti i tempi. Anche se non ha scritto romanzi, epopee fantasy, saghe sci-fi o sceneggiature di colossi cinematografici. ma solo recensioni e interviste e articoli che hanno affrontato l'arte, la musica, gli artisti, la società e il mondo intero. Già perchè le recensioni realizzate da Bangs sono un concentrato di follia, di intelligenza, di riflessioni sociologiche sull'andamento della società, pregne di situazioni paradossali gettate su carta sull'onda degli effetti di alcol, droghe e anfetamine. In perfetto stile gonzo, a cui l'autore si rifaceva. Ma c'è di più: la cultura che Lester Bangs possedeva non era affatto blanda o lacunosa. Anzi. Questo unitamente alla propria sensibilità e alla propria capacità di osservare e sentire lo rendeva un critico intelligente e acuto, provocatorio ma abile nell'individuare tendenze e inclinazioni del suo tempo. Il suo carattere o, per lo meno quello che traspare dai suo scritti, lo portava ad essere piuttosto bellicoso e provocatorio, spiazzante, decisamente "un personaggio" che non passava inosservato o inascoltato. Soprattutto considerando la capacità critica che dimostra nell'esaminare album e musicalità in una personale crociata alla ricerca di musica, di arte, di frastuono.
Di autenticità. 
Penso che mi sarebbe piaciuto averlo conosciuto dal vivo. 
Così come penso che un personaggio del suo calibro, ai giorni nostri, avrebbe finito col farsi sopraffare. Non so perchè ma, tutto sommato, mi ha dato l'impressione di essere piuttosto fragile dentro, alla ricerca di un qualcosa che la sola musica sembrava non potergli fornire. In linea con il binomio "genio e sregolatezza", ma probabilmente troppo esposto e poco immune agli stimoli del mondo circostante. E non mi riferisco solo a quelli musicali.
In ogni caso, personaggio a parte, il libro in questione è una piccola bibbia della musica rock che esamina fenomeni e artisti tra il finire degli anni 60 e tutti gli anni 70.
Certamente lo si apprezza al meglio se si conoscono anche tutti i nomi citati, alcuni particolarmente noti (Iggy Pop, i Clash, Lou Reed, Elvis..) altri (almeno per me) meno conosciuti e non necessariamente rockettari (uno su tutti: Albert Ayler).
Una lettura immancabile per tutti i musicisti e gli appassionati di musica in genere ma anche per quanti amano la letteratura e vogliono confrontarsi con un autore anomalo, fuori dagli schemi ma decisamente accattivante. Non facile e immediato, a mio avviso, ma decisamente da studiare e, soprattutto, da leggere. E capace di far riflettere su alcuni aspetti che, credo, sfuggono ai più quando si accostano ad album e melodie che, troppo spesso, finiscono per porre l'attenzione solo su certi aspetti commerciali e di mercato o che tendono ad esaltare solamente "il lato scelto" degli artisti. Quasi rinnegando l'importanza che invece il messaggio universale della musica dovrebbe possedere e trasmettere e che, anche grazie alle sue recensioni (talvolta davvero lunghe e articolate, alle volte pseudo dialoghi con amici-lettori), Lester ha cercato di far emergere.
Consigliatissimo!




 

giovedì 16 settembre 2010

..:: Code Geass – Lelouch of the Rebellion ::..

Titolo: Code Geass – Lelouch of the Rebellion  (prima serie)
Studio d'animazione: Sunrise
Regia: Goro Taniguchi
Anno: 2006-2007
Numero episodi: 25

Introduzione:
Code Geass è un’anime che si può catalogare come appartenente al genere fantascientifico, costituito da 50 episodi e suddiviso in due serie, ovvero Code Geass Lelouch of the Rebellion e Code Geass Lelouch of the Rebellion R2, entrambe trasmesse in Italia su Rai4 a partire settembre 2009 fino al febbraio 2010.
La recensione che segue è riferita alla prima parte dell’opera, ovvero a Code Geass Lelouch of the Rebellion.

La storia in breve
Le vicende si svolgono in un mondo non molto dissimile dal nostro ma collocate in un futuro ucronico. Rispetto alle dinamiche temporali che ben conosciamo e che hanno contribuito all’attuale presente che ci è noto, nell’anime alcuni particolari eventi storici hanno avuto un esito differente (ad esempio lo scontro tra Vercingetorige e Caio Giulio Cesare, l’ascesa della famiglia dei Tudor, la vittoria di Napoleone sull’Inghilterra …) portando alla costituzione di una super potenza mondiale.  Dopo essersi espanso fino a conquistare quasi due terzi del pianeta è infatti il Sacro Impero di Britannia a detenere il controllo su gran parte della popolazione mondiale grazie alla sua schiacciante potenza economico-militare e diffondendo l’ideologia del darwinismo sociale, una visione all’interno del quale i britanni rappresentano l’apice mentre le restanti popolazioni sono considerate poco meno di niente. Puramente dei numeri: numbers è così che vengono chiamati a seconda della cifra attribuito alla zona geo-politica a cui appartengono.

Al pari di altre nazioni, anche il Giappone è stato annesso al Sacro Impero di Britannia. Ufficialmente, a partire dall’agosto del 2010, i giapponesi fanno parte dell’Area 11 e in base a ciò vengono chiamati “eleven”. La tensione tra britanni e popolazioni sottomesse è molto alta in virtù del regime imposto e delle disparità di trattamento sociale in termini di privilegi e diritti che, costantemente, viene sbandierata e rimarcata alla popolazione.

giovedì 9 settembre 2010

Franklyn - Questa notte ucciderò un uomo

Titolo: Franklyn - Questa notte ucciderò un uomo
Regia: Gerald McMorrow
Anno: 2008 
Genere: Thriller - Drammatico

La trama in breve:
Londra ai giorni nostri. Meanwhile City, una città gotica in cui il buio domina. È tra queste due locations che si sviluppano le vicende dei quattro protagonisti le cui vite finiscono con l'intrecciarsi. Si tratta di Jonathan Preest che, nel mondo fantastico di Meanwhile è una sorta di detective-vigilantes unico ateo in una società in cui una fede decisamente bizzarra è stata imposta a tutti dal Potere. Gli altri tre agiscono nella capitale britannica: Amelia una giovane donna esperta in performance suicide, Milo malato d'amore e Peter che è alla ricerca del figlio senzatetto. (fonte mymovies)

La trama in breve:
Ho visto questo film in seguito ad una segnalazione scovata nel forum di Terre di Confine per cui, in linea di massima, avevo già una vaga idea di cosa aspettarmi. O per lo meno lo credevo, visto che il post era stato piuttosto parco di dettagli nello svelare certe dinamiche e verità legate a questo film. Ossia un thriller gotico, come viene definito in alcuni portali.
Di certo l'impressione che questo Franklyn concede fin dai primissimi istanti è quella di un'opera sui generis, visionaria e particolare. Già il titolo ha un che di minaccioso e promettente, una dichiaraazione che non può che generare aspettative ma che, difficilmente si guarda più di una volta.
Il Mondo di Mezzo all'interno del quale si muove Preest, nascosto dietro ad una maschera che lo rende simile ad una sorta di "teschio - palla da bowling," anonima, ha un che di surreale e avvincente. Appare al contempo geniale e folle, di non immediata comprensione, un mondo oscuro e cupo fatto di soprusi e stranezze, dove la necessità di aderire ad una fede (di qualunque tipo) è praticamente legge. Poco importa cosa essa preveda e verso cosa si protenda: l'imperativo è quello di non essere atei -  come invece lo è lui - per non divenire preda di persecuzione.
Nel mondo reale, invece, le vicende personali di Amelia e Milo portano lo spettatore di fronte a forme di follia e pazzia, autodistruttive e spregiudicate nel caso della prima, più tenere e romantiche nel caso del ragazzo. Situazioni di vite ordinarie che si intrecciano con eventi distruttivi e dolorosi, mentre un padre (re Theoden del Signore degli Anelli!!!) cerca il proprio figlio e la madre  di Amelia tenta di trovare un equilibrio con la ragazza. Mano a mano che le vicende si dipanano, un disegno comprensibile diviene via via più chiaro fino a concedere allo spettatore una comprensione di quanto visto.
Una comprensione che, nel mio caso, è però parziale (le mie capacità sono molto limitate, lo ammetto...).
Ammiccando al genere mistery, infatti, questo film lascia alcune questioni in sospeso e, giocando sulla reticenza, lascia che siano gli spettatori ad unire tutti i tasselli del puzzle. Soprattutto in merito al passato dei personaggi che veicolano gli eventi, sia quelli presenti (come Peter), sia quelli assenti (il padre di Amelia), senza tuttavia dare per scontato che quanto visto sia davvero reale. Ad esempio, l'identità "reale" di Milo potrebbe non essere così scontata come invece si potrebbe pensare...o, per lo meno, questo è quel che penso io dopo aver visto il finale.
Quanto al giustiziere/investigatore mascherato, è senza dubbio un personaggio tosto e affascinante, che si muove in un contesto pittoresco e cupo; in merito alla sua identità, va detto però che non ci si impiega poi molto a "definirlo" nel quadro delle vicende narrate. 
Senza dubbio comunque questo film rappresenta un tentativo di proporre qualcosa di nuovo, un intreccio non banale di eventi e situazioni narrate in modo non noioso e legate dal comune denominatore del dolore e della follia, in forme diverse a seconda dell'origine da cui essa trae forza. In ogni caso, con effetti distruttivi e dolorosi sulla vita dei personaggi proposti che tuttavia, nel finale appunto, riescono a giungere ad una qualche forma di equilibrio, con se stessi e con gli altri.
Ottimo poi il cast scelto, in particolare Eva Green nell'interpretare il ruolo di Amelia (e non solo...), decisamente un personaggio conturbante e imprevedibile, confuso e sensibile. Perfettamente in linea con l'atmosfera dark del film.
Consiglio quindi la visione di Franklyn solo a quei palati che amano il mistero, l'ottima fotografia ed elucubrare su quanto visto, interrogandosi e cercando di giungere alla reale comprensione delle vicende e dei messaggi proposti dalla pellicola. Di spunti, tutto sommato, ce ne sono molti, soprattutto in relazione al suicidio, alle relazioni familiari, all'amore, all'arte e a ciò che può venir considerato lecito e moralmente accettabile rispetto a ciò che invece non lo è (la fede nello smalto per le unghie?).
Tra l'altro, proprio in merito alla fede e alla religione il film si propone in modo decisamente forte e provocatorio, anche con riflessioni lasciate alla voce narrante che, di fatto, esprime i pensieri di Preest (nome che, in inglese, tra l'altro, assomiglia a "priest", prete):

"Se Dio non può sconfiggere il male allora non è onnipotente,
Se può sconfiggerlo e non vuole farlo allora Dio è malvagio,
Se invece non vuole e non può farlo allora perchè chiamarlo Dio?"


Un'altra frase particolarmente in linea con l'anima del film e che, in parte, ne costituisce l'essenza è: 

"Se credi intensamente in qualcosa, chi può dire se è reale o no?"

Che ben si presta a spiegare le follie e le visioni di cui sono affetti "alcuni" personaggi ma che, al contempo, si riallaccia a quanto sopra citato per la fede. Come se questa fosse, di fatto, una forma "accettabile e tollerabile" di demenza.
Inizio sempre più a dispiacermi di non aver partecipato ad alcun cineforum nel quale sia stato previsto: immagino che l'eventuale dibattito a cui avrebbe potuto dar vita la visione di Franklyn sarebbe stato tutt'altro che banale e scontato.



martedì 7 settembre 2010

..:: Elio e le storie tese (TV) ::..

Nelle giornate del 3-4-5 settembre (2010) si è tenuta a Treviso la prima edizione dell'"Home Festival", un'iniziativa promossa dal locale Home Rock Bar.
L'impressione è stata di quella di ritrovarsi in una sorta di Sherwood padovano trasposto perà nella marca trevigiana: bancarelle, stand gastronomici, birra, fumo, libertà, atmosfere sfatte simil comuniste, uno o più palchi, gruppi musicali a riempire i suddetti palchi... E si parla pure di band e nomi discreti del panorama musicale italico - Il Teatro degli Orrori, Linea 77, Giuliano Palma, "Eelst" - oltre a gruppetti minori della zona trevigiana e non
L'affluenza è stata moltissima, probabilmente più delle stesse aspettative degli organizzatori. L'occasione di poter assistere a concerti gratuiti è stato un richiamo decisamente molto forte con il risultato che il parcheggio si è tramutato in un atto disperato e tragico. La zona dogana è infatti stata praticamente presa d'assedio e già dall'aeroporto di Treviso era possibile notare sciami di pedoni smaniosi di raggiungere il festival che si intravedeva là, all'orizzonte, a qualche giorno di cammino...
Io, domenica sera, fortunatamente ho trovato posto in una viuzza laterale della Noalese. O, meglio, qualcuno prima di me ha abbandonato l'auto a margine della strada e io semplicemente mi sono accodato con nonchalance. Come hanno fatto poi altre vetture dietro di me.
Dopo circa 20 minuti di buon cammino sono infine giunto, assieme a Silvia (a dire il vero dovevano esserci anche almeno altri due ommeni con noi ma...) nel cuore pulsante dell'evento laddove si accalcavano milioni - credo - di individui desiderosi di musica e alcolici. E anche di cibo, considerando il flusso di gente che costantemente, anche durante il concerto previsto domenica, continuavano a recarsi allo stand posto sulla destra rispetto al palco.
Ad ogni modo, nonostante la calca e gli spintoni, malgrado la scocciatura che il ritrovarsi in mezzo ad una marea disordinata di gente comporta, io c'ero e finalmente, per la prima volta, sono riuscito a vedere e sentire gli Elio e le Storie Tese in concerto.
Aggratis, per giunta.
Che non è poco, visto che mediamente i biglietti di eventi simili permettono agli artisti di rifarsi dei mancati acquisti di album e quant'altro da parte dei fans.
Non che li abbia visti da vicino, sia chiaro, ma la mia notevole stazza mi ha consentito, di tanto in tanto, di scorgere parti di Elio (col turbante), Faso, Cesareo e Rocco Tanica sul palco. Christian Meyer invece non son riuscito a scorgerlo ma so che c'era, là, da qualche parte dietro alla batteria. Mentre di Mangoni ho catturato solo fugaci immagini...e non tutte voglio tenerle a mente (quella di lui con quella sorta di bikini e il boa piumato...oddio...). Teoricamente c'era poi anche Jantoman, vicino a Rocco, e per finire una graziosa ragazza di cui non rammento il nome ma dotata di una voce poderosa e splendida che ha avuto l'onore e l'onere di accompagnare Elio laddove mancavano le Giorgia, Irene Grandi o Antonella Ruggieri di turno.
Probabilmente per via della giovane età di questa manifestazione, va segnalato che mancavano dei monitor o dei teloni per proiettare le immagini dei musicisti sul palco, soprattutto per i fans presenti nelle retrovie oppure occultati dalla torre del mixer e del tecnico audio che non avevano modo di capire chi o cosa c'era sul palco.
Ciononostante, la musica ha parlato da sè.
L'intro è stato realizzato suonando un brano dei Pink Floyd, prima da Cesareo, poi da Elio e quindi nuovamente da Cesareo. Poi è seguito un frenetico pezzo boogie (20 secondi) e quindi si è iniziato a smontare il tutto... o, per lo meno, scherzando, Elio diceva che era finita lì.
Invece...hanno fatto seguito due ore di ottima musica splendidamente suonata dagli Elio e le Storie Tese, alternando brani più recenti a quelli storici: Lo Stato A lo Stato B, Servi della Gleba, Born to be Abramo, Tapparella, Fossi Figo, Gargaroz, Parco Sempione, Ignudi tra i nudisti, Plafone, La visione, Storia di un bellimbusto..
Personalmente li ho apprezzati moltissimo: ok, io non sono imparziale nei loro riguardi in quanto li trovo superlativi però posso confermare che anche dal vivo sono abili, eclettici e demenziali esattamente come nei dischi per cui sono noti al pubblico. Non ci sono sbavature, stonature (forse la ragazza che faceva la seconda voce qualcosina non l'ha azzeccata ma a parte lei, nulla) o similia. Anzi, riescono a trasmettere al pubblico tutta la loro passione per la musica, la loro capacità di suonare e giocare con la musica, modulando la voce e scardinando situazioni e testi: demenzialità, surrelismo, stravaganze, il loro stile contempla un po' di tutto e non è affatto facile definirli. Al contempo riescono ad essere sempre molto attenti alla realtà presente, attuali nel citare situazioni sociali e comportamenti moderni, talvolta con qualche vena polemica o satirica (avete mai riflettuto su quel "buchino delle libertà" presente in "Il congresso della parti molli"? E nel "Buco Nero Supermassiccio" a cosa ci si riferisce se non al debito pubblico nostrano?)
Mi spiace solo che non a tutti piacciano - d'altronde sarebbe utopico impossibile - e che, purtroppo, ancora molti abbiano un giudizio prevenuto nei loro confronti. Peccato. Anche perchè è davvero difficile non accorgersi delle capacità di questo gruppo, che si diverte suonando, che ama inventare e giocare con tutti i generi musicali, senza mai prendersi troppo sul serio - forse - e suonando meglio di altri gruppi o cantanti che invece dicono di suonare sul serio sul serio. Sul serio, intendo.
D'altra parte, Elio è tendenzialmente un tenore (e se non mi credete...leggete qui) mentre Faso è un affermato bassista a livello nazionale...
Ad ogni modo, io mi son gustato lo spettacolo e ringrazio i tipi dell'Home ma soprattutto gli Eelst per le emozioni provate, per la buona musica gustata e il divertimento vissuto.
Per cui danke e, mi raccomando, continuate così. E non prendete brutti vizi, mi raccomando (vedi X-factor...)

Elio e le Storie Tese - Rai per Una notte

Elio e le Storie Tese - Plafone

sabato 4 settembre 2010

..:: Alien Vs Predator 2 ::..

Titolo: Alien Vs Predator 2 (AVPR - Alien Versus Predator Requiem)
Regia: Colin Strause, Greg Strause
Anno: 2007  
Genere: Azione - Sci fi - Horror
Cast: John Ortiz, Steven Pasquale, Johnny Lewis, Reiko Aylesworth, David Paetkau, Chelah Horsdal

La trama in breve:

Il film è il seguito di Alien vs. Predator. Il Predator infetto alla fine del primo film, dà vita al Predalien, metà Xenomorfo (Alien) e metà Yautja (Predator). Questo inizia ad attaccare i Predator nella nave e durante la battaglia un Predator distrugge accidentalmente lo scafo facendo precipitare la loro astronave sulla Terra, nella foresta di Gunnison in Colorado. I Predator muoiono tranne quello che ha distrutto lo scafo e tenta di attivare il dispositivo di autodistruzione sul suo braccio per distruggere tutto, ma viene fermato e ucciso dal Predalien. Dallas Howard nel frattempo, uscito di prigione, torna nella sua città e ritrova i suoi amici. Kelly O'Brien torna dalla sua famiglia dopo aver servito l'esercito. E molti facehugger iniziano a uscire dalle fogne e infettare la gente della cittadina.
Nel frattempo il segnale d'allarme lanciato dalla nave dei Predator raggiunge un pianeta lontano contattando un Predator combattente esperto, il quale si dirige sulla Terra per eliminare ogni traccia di Alien e della tecnologia avanzata dei Predator. Giunto sulla terra il Predator inizia a uccidere gli Alien. Un gruppetto di persone tra cui Dallas e Kelly, tenta di sopravvivere alle due letali specie in lotta. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Pubblico questo post nel tentativo di dare al pubblico ciò che il pubblico vuole. Almeno stando a quanto segnalato nel mio precedente intervento sul blog.
Uhm, ora che ci penso, forse era meglio puntare su Crank o Megan Fox...pazienza...
Ad ogni modo, ho trovato il tempo, la voglia ed il coraggio di vedere questo secondo capitolo della saga "alien vs predator". Coraggio non tanto per le situazioni horror che, in un modo o nell'altro sono previste nel corso della narrazione cinematografica, ma per la decenza del film in sè.
Posso capire che non sempre il materiale a disposizione sia buono e sufficiente a garantire una discreta visione ma, al contempo, dovrebbe sempre esserci l'occasione per un confronto tra sceneggiatori , regista e chi altri PRIMA della realizzazione del tutto. Non DOPO.
In questo caso, un simile momento di analisi non c'è stato ed il risultato è un film adrenalinico, ricco di eventi, ma totalmente insulso e sconclusionato. Soprattutto è il fattore temporale a sollevare ingenti perplessità: in pochi minuti, per dire, spuntano alien ovunque, senza contare la rapidità con cui riscono ad infestare la città in cui si svolgono gli eventi. Anche il viaggio del predator "senior" mi risulta di dubbia durata: probabilmente il pianeta d'origine dei Yautja è più vicino di quel che pensassimo.
D'altra parte, se i nostri esperti della Nasa manco si accorgono che un'astronave precipita su suolo americano, come dire, risulta ben difficile inviduarlo tra gli astri dello spazio infinito.
Comunque sia, gli appassionati del genere e, soprattutto, delle saghe di Alien e Predator, credo siano rimasti piuttosto delusi dal film di cui vi sto parlando. Anche perchè non ha nè capo nè coda e tutto si riduce e "sparamenti", "inseguimenti", "scazzottamenti", "devastazionamenti" et similia. Senza tregua, senza senso, senza remore. Che poi, penso io, perchè il predator senior se ne parte da solo e si muove alla "pene di levriero" al fine di estinguere gli xenomorfi? Perchè invece non gestire la faccenda assieme ad altri suoi simili, magari limitando il perimetro dell'area da pattugliare e bonificare?
Ciononostante non nego di aver parteggiato per lui: stoico, tosto, cazzuto e devastante.  Un figaccione implacabile contro cui nemmeno Chuck Norris, nei giorni migliori, avrebbe potuto nulla. Sfortunatamente il poveraccio è però un po' tocco: perchè darsi tanta pena per eliminare le tracce della presenza aliena su un mondo di primitivi esseri umani e poi scordarsi quel cadavere scuoiato nel bel mezzo della foresta? 
Formidabile anche l'idea dell'ibrido tra Predator e Alien che, teoricamente, era pure femmina. Probabilmente lo scontro finale tra questo essere immondo e l'eroe Yatuja rappresenta uno dei pochi momenti epici del film che, per il resto, mostra solo una sequenza di clichè e situazioni, talvolta, imbarazzanti  e al limite dello splatter.
Due in particolare mi va di segnalarle.
"Fuori c'è un mostro!", dice una bambina dopo aver scorto uno xenomorfo nel giardino di casa;  al chè, il papà la sfotte con "Quale mostro?"..per poi venir aggredito da una bestia immonda e conseguentemente dilaniato sotto gli occhi attoniti della figlioletta che sottolinea la questione con un "quello che ti sta spappolando le carni papà..."... no, aspetta, questo non c'era.
La seconda riguarda invece la sala parto dell'ospedale cittadino che, nell'arco di pochi minuti, diventa una tana aliena con tanto di donne partorienti, architetture mucose ottenute con secrezioni acide (spero..) e schizzi di sangue ovunque. E pensare che nel primo Alien del 1979 ce ne voleva prima che il corpo ospite desse alla luce i pargoli di xenomorfi...
Non si può comunque negare che i registi, alla loro prima opera di un certo rilievo, non ci abbiano provato a proporre qualche scena "nuova" però i risultati sono stati un po' scarni. Peccato. Magari si poteva sfruttare meglio quella della piscina (speravo che l'aggressione arrivasse mentre la biondona e l'altro tipo erano nel bel mezzo dell'amplesso...tra l'altro, da dove caspita è entrata la creatura???) oppure, come già si mormora, lo spazio cosmico: vedremo che accadrà col terzo capitolo della saga. In fondo, nonostante non sia un film imperdibile, questo Alien vs Predator 2 di soldini ne ha incassati (quasi 129 milioni di dollari...), motivo più che valido per realizzare un nuovo episodio della serie (Redemption).
Che tra l'altro, va detto, già dal primo capitolo si confermava un'emerita vaccata biblica...


PS: approfitto di questo spazio per esternare un mio dubbio atavico e profondo: ma le predator femmina esistono? E se sì, come sono? Inizio a sospettare che, se i maschi della specie sono tanto propensi a partire per mondi ignoti a rischiar la vita contro letali creature aliene, le rispettive femmine debbano essere ancor più spaventevoli e ostiche da gestire. Soprattutto quando ci sono i saldi...