sabato 12 marzo 2016

Il viaggio di una stella

Titolo: Il viaggio di una stella
Autore: Susanna Trippa
Editore: Elison Publishing
Genere: fantasy, storico, epico
Pagine: 399

La trama in breve: 
“Ero ancora io, a New York? Americana di mezz’età, antropologa, archeoastronoma, strana scienziata un poco pazza con venature di misticismo, il pomeriggio di Natale, seduta nel seggiolino avvolgente del mio amato planetario come nella placenta della mia vita? O la giovane ch’ero stata, mentre arrivava oltre il novantanovesimo gradino di Machu Picchu? O la terra stessa nel suo vorticare? O un Inca del passato? O ancora, molto prima, uno sciamano forse… un paqo, dinanzi a quello che voleva dire per lui la precessione? Lasciai che accadesse!” Inizia così, da New York alle Ande, un viaggio straordinario negli ultimi anni del grande impero inca, prima della conquista spagnola. Su un territorio enorme e variegato, sorprendenti avventure si accompagnano a una vibrante ricerca interiore. Il 25 dicembre di un altro Natale, il terribile rito della capacocha attende, a Cuzco, le processioni dei fanciulli per il sacrificio. I giovanissimi Coyllur e Huantàr riusciranno a salvarsi? La domanda s’intreccia ad altre. E alla fine arriveranno anche le risposte.  (fonte editore)

Il mio commento:
Da dove cominciare? Il primo contatto mail con Susanna risale ad agosto 2015, complice questa sorta di collaborazione "pro-bono "che ho con Elison Publishing. Ma solo in tempi più recenti ho avuto l'occasione di leggere questo suo ultimo libro. E, meglio dirlo subito, probabilmente non era nemmeno il periodo migliore per una lettura di questo genere, con miei personali alti e bassi, capacità di attenzione altalenante, stanchezza e impegni vari che non mi hanno consentito un'esperienza di lettura continuativa e, soprattutto, con la giusta capacità di concentrazione e focalizzazione.
Per cui, metto le mani avanti, mi si perdoni se il commento proposto risulterà poco soddisfacente e significativo.
Comunque sia, andiamo con ordine. 
Non conosco di persona Susanna ma, dalle brevi note al termine dell'ebook e dal suo modo di scrivere direi che una mezza idea, giusta o sbagliata che sia, me la son fatta: una persona colta, sensibile, poetica, una di quelle che ci tiene a comunicare e, pure, "responsabilmente", che crede nella Storia e nella semplicità, che ama i sogni, che sa interiorizzare e approfondire, una che non si ferma alla prima impressione e, sicuramente, non una superficiale, una che anzi sa compiere le proprie scelte e sostenerle, anche da sola se necessario.
Non lo so se c'ho azzeccato tuttavia, sulla base di quanto letto, soprattutto nelle note con cui chiude "Il viaggio di una stella" questa è l'idea che mi son fatto di questa autrice che ha già all'attivo altre opere edite (ad esempio Come cambia lo sguardo) e che vanta anche un passato nel campo dell'insegnamento. E, sempre sulla base di quanto letto, credo che l'opera in questione sia stata per lei molto intensa da elaborare e proporre:

[...]
Il viaggio di una stella come una parabola dunque. Un invito a guardare il passato, riandare alle antiche pietre, perché non è un cammino inutile. Possiamo osservare, capire, imparare.
E riportare qui, nel nostro presente, granelli infinitesimali di terra e sabbia, che morti non sono ma specchi di quanto è in noi. Utili a meglio vedere e sentire. Il mondo è lo specchio di ciò che siamo.
Ora sappiamo di poter modificare la realtà con quanto di puro e buono viene dal cuore.
E allora facciamolo funzionare questo nostro cuore, questo nostro muscolo così potente e saggio. Forse… forse…ci aiuterà a volare! 

Si intuisce da questo estratto lo slancio a voler lasciar qualcosa nel lettore, sia anche solo una riflessione, un monito, un invito più che un insegnamento concreto e interiorizzato. Una comunicazione che non vuol essere fine a se stessa ma che, anzi, cerca di creare un legame e un senso di appartenenza, che si propone di far riflettere sulla Storia e di riportarci a dimensioni esistenziali diverse da quelle note e attuali.

domenica 28 febbraio 2016

Italiano Medio

Titolo: Italiano Medio
Regia: Marcello Macchia Bruno Liegibastonliegi
Anno: 2015
Genere: commedia, demenziale
Cast: Marcello Macchia, Luigi Luciano, Enrico Venti, Lavinia Longhi, Barbara Tabita

La trama in breve:
Giulio Verme è un ambientalista convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei 40 anni si ritrova a fare la "differenziata" in un centro di smistamento rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la compagna di una vita. L'incontro con l'agguerrita anche se poco credibile associazione ambientalista dei "Mobbasta" lo convince a combattere fervidamente contro lo smantellamento di un parco cittadino, ma per Giulio è l'ennesimo fallimento. Non ci sono più speranze per il nostro protagonista fino a quando incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come si dice comunemente. Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più all'ambiente ma solo a sé stesso, alle donne, ai vizi, passioni e virtù di ogni italiano medio. Una battaglia senza esclusioni di colpi si consuma nel cervello e nella vita di Giulio tra l'Italiano Medio e quello impegnato ma inconcludente che lo porterà non solo a diventare il Vip più famoso d'Italia ma anche a cambiare gran parte della sua vita... (fonte comingsoon)
Il mio commento:
Conosco la comicità di Marcello Macchia "Maccio Capatonda" dai primi cortometraggi andati in onda sui vari "Mai dire..." , una comicità demenziale e demente, che trae spunto dalla cinematografia moderna o da situazioni comuni o dai vari programmi televisivi proposti dalle principali emittenti (vedi Unreal Tv). Comicità giocata sui nonsense, sui giochi di parole, sugli equivoci, sulla parodia ed espressa tramite cortometraggi (tra i vari, La FebbraL'uomo che non reggeva l'alcol, Rocchio 47, ...) e web serie (La villa di lato, Drammi mediacali) e programmi tv (Mario)
Con questo voglio specificare che ho visto Italiano Medio consapevole di cosa aspettarmi e in grado di comprendere, almeno imho, le sue battute e la demenzialità proposta.
Tuttavia, come anche altri hanno scritto, non è che Italiano medio si sia rivelato così in linea con le aspettative. Sicuramente risulta determinante il fatto che si tratta, appunto, di un film e non di un cortometraggio con tempi e modalità comunicative differenti. In seconda battuta, il fatto di non aver potuto/voluto toccare certe tematiche ha compromesso la possibilità di risultare maggiormente incisivo in termini di critica sociale (non si parla di politica o di calcio o di mafia ... e via dicendo).

domenica 7 febbraio 2016

Interceptor: Il guerriero della strada - Mad Max 2: The Road Warrior

Titolo: Interceptor: Il guerriero della strada
Titolo originale: Mad Max 2: The Road Warrior
Regia: George Miller
Anno: 1981
Genere: azione, sci-fi
Cast: Mel Gibson, Mike Preston, Bruce Spence, Virginia Hey, Emil Minty, Kjell Nilsson, Max Phipps, Vernon Wells, William Zappa, Arkie Whiteley

La trama in breve:
Mad Max, l’intrepido guerriero di “Interceptor” è di nuovo sulla strada. Nell’aspro deserto, reso ancora più inospitale dalla natura contaminata dal disastro atomico, si gioca la partita mortale della vita e della morte. L’unica moneta corrente è il petrolio, oramai agli sgoccioli: Mad Max scova un deposito del prezioso liquido assediato dalla tribù dei feroci Humungus, e ingaggia con questi una durissima battaglia. (fonte www.altadefinizione01.click)

Il mio commento:
Ci tenevo a vedere questo film, sia per continuare con la visione della saga di Millter, sia per colmare mie personali lacune in ambito cinematografico.
In effetti, questo, ricorda molto ma molto di più quanto visto l'estate scorsa nell'ottimo Fury Road ed è innegabile la potenza visiva di quanto trasposto su schermo. 
Ok, la trama è quel che è, non ci sono intrecci di sceneggiatura che fanno gridare al miracolo e molto è ridotto ai minimi termini, sia per dinamiche che per sequenze o caratterizzazioni.
Però, cavolo, funziona e riesce a imprimersi, a lasciare emozioni e ricordi nello spettatore. Si percepisce eccome la precarietà di un mondo ormai allo sbando, derelitto e caotico: la scelta della location nel contesto del deserto australiano ben rende questa idea.
Ma ancor di più si intuisce l'origine di certe suggestioni e certe estetiche che hanno fatto la fortuna di opere quali Hokuto no Ken (di Testuo Hara e Buronson) o The legend of mother Sarah (di Katsuhiro Otomo), anche se probabilmente la lista non si ferma qui considerando quanto proposto in termini di inseguimenti ed esplosioni. Anche la scena in cui il protagonista viene trasportato in volo, ferito e incosciente, inquadrato dall'alto per mostrare sullo sfondo quanto avviene a terra mi ricorda qualcosa...
Ci sono infatti vari elementi che rendono Mad Max 2 fortemente di impatto e che rimandano, almeno per quanto mi riguarda, alle opere citate: il contesto post-atomico, l'aridità del deserto, l'assenza di tecnologia, la violenza e i soprusi, gli abiti...lo stesso Lord Humungus, in tenuta da gladiatore e con segni di qualche ferita/contaminazione, ricorda molto Jagger, fratello di Kenshiro.

sabato 9 gennaio 2016

Storie sull'incomprensibilità della specie

Titolo: Storie sull'incomprensibilità della specie
Autore: Mattia Vacchiano
Editore: Elison Publishing
Genere: narrativa
Pagine: 59

La trama in breve:
Storie sull’incomprensibilità della specie è una raccolta di racconti brevi. I testi esprimono il disincanto e il fatalismo dei protagonisti, alle prese con una retrospettiva su di un avvenimento importante della loro vita. Con un tono ironico, surreale o sommesso, i narratori si alternano nel raccontare un mondo violento e senza riguardo per il proprio e l’altrui destino, dando spazio a emozioni e ricordi spesso censurati nelle narrazioni tese a ricostruire il filo logico degli avvenimenti. Ispirata al postmodernismo, la raccolta rivela un universo difettoso, composto da giraffe da combattimento, assassini cruenti, organizzazioni misteriose, teste dalle forme stravaganti, tossici e disperati d’amore; nelle venti storie si cela il tentativo di svelare come “l’atto di raccontare” mutila la realtà dei percorsi e delle storie individuali, convertendo le parole in cortocircuiti di una realtà che non comprendiamo completamente. (fonte Elison Publishing)

Il mio commento:
Tra i testi di Elison Publishin che ho avuto occasione di leggere sinora credo che questo libro di racconti di Vacchiano sia il migliore. Non scherzo. Si tratta di racconti brevi slegati da loro - in quanto non vi è un vero e proprio filo conduttore o una trama comune -, ma accomunati da alcuni elementi quali il tono, l'ermetismo, lo stile con cui vengono raccontati. L'io narrante che descrive episodi di vita vissuta e personaggi e situazioni sperimentate potrebbe essere chiunque - un uomo una donna un vecchio uno straniero, Non conta sapere il "chi": è la voce di qualcuno che, con un flusso di coscienza, ci parla di sé e delle proprie esperienze. Non ha importanza che si una testimonianza reale o farlocca, quel che conta è il vissuto e il modo in cui questo viene trasmesso. Non vi sono nemmeno eroismi o ammonimenti, semplicemente dinamiche di vita e di sentire, relazioni che si intrecciano, persone sole o disabili che hanno i propri quindici minuti di celebrità, esplosioni di violenza, imprese folli, incomprensioni e situazioni non sempre chiare o immediate da assimilare. E questo anche e soprattutto per lo stile adottato dall'autore, essenziale ma ermetico, molto poetico e calcolato, ricco di accostamenti non sempre immediati ma comunque di forte impatto. Si percepisce di essere di fronte a un autore, a mio modo di vedere, maturo, che ha letto molto e che dà l'impressione di aver fatto svariate esperienze. La sensazione provata è quella di trovarsi ad un bancone di un locale, a sorseggiare qualcosa in compagnia di un vecchio amico, non qualcuno di troppo giovane, ma di certo uno dall'aria vissuta e consumata, qualcuno che non si è fatto mancare nulla ma comunque logoro, provato. Me lo vedo con la sigaretta in bocca mentre alterna frasi a sorsi di qualche alcolico, raccontando e rievocando se stesso, senza censure, senza remore, focalizzandosi su immagini e sull'essenziale, condensando passaggi logici e temporali ma affascinando con la propria dialettica evocativa.
Ecco, la mia esperienza di lettura me la figuro più o meno così.

venerdì 8 gennaio 2016

Interceptor - Mad Max

Titolo: Interceptor
Titolo originale: Mad max 
Regia: George Miller
Anno: 1979
Genere: azione, sci-fi
Cast: Mel Gibson, Joanne Samuel, Roger Ward, Tim Burns, Hugh Keays-Byrne

La trama in breve:
In Australia, le istituzioni, ormai incapaci di prevenire e arginare la criminalità dilagante, affidano il compito di combattere le bande motorizzate di giovani, spietati delinquenti ad un apposito corpo di polizia, motorizzato anch'esso, composto da agenti selezionati, esperti nell'uso delle armi e del tutto privi di scrupoli. Max Rockatansky, soprannominato Mad Max, poliziotto del nuovo reparto, è colto dallo sdegno quando vede che un pavido tribunale rilascia in libertà l'assassino di un suo collega. Dubitando dell'utilità del proprio incarico, l'uomo è tentato a dimettersi dal servizio attivo, ma a distoglierlo dal proposito è l'improvviso massacro della sua famiglia ad opera della banda di Toecutter. Facendo della vendetta l'unica ragione di vita, Max si mette a caccia dei criminali e li elimina ad uno ad uno, rivelando lui stesso una selvaggia ferocia non inferiore a quella dei suoi antagonisti. (fonte mymovies)
Il mio commento:
Quest'estate, al cinema, ho goduto guardando Mad Max Fury Road ed è stata un'esperienza esaltante, anche e soprattutto dal punto di vista visivo. 
Però, essendo io ignorante, nel senso che ignoro, in merito alla saga cinematografica di Miller, complice qualche giorno di ferie ho deciso di rimediare a codesta mia lacuna. Ergo, mi son recuperato il primo capitolo della serie, datato '79. 
Non ne son rimasto deluso ma si vede che è un film d'altri tempi e che siamo lontano anni luce da quanto offerto quest'estate. Il contesto presentato e tutta la narrazione sono diverse, riferimenti distopici/fantascientifici sono solo dei proforma, e il budget a disposizione, qui, è tutto sommato abbastanza risicato. 
Tuttavia il film funziona, coinvolge lo spettatore, scorre via crudo e violento. Il tutto è molto easy, comprese le dinamiche esistenziali dei personaggi che popolano la pellicola, e acerbo. In fin dei conti, molte dinamiche si limitano a inseguimenti ed esplosioni di violenza, ma è tutto più che accettabile (ok, la violenza va condannata) cinematograficamente parlando e, tutto sommato, fila liscio. 
Apprezzate in particolar modo le prove del giovanissimo Gibson e di Keays-Byrne, leader della band di folli motociclisti attorno a cui gravitano le vicende che porteranno il povero Max a perder (la famiglia) la sanità mentale. 
Riuscite e ammiccanti a dinamiche viste in Duel (e non solo) pure le riprese rasoterra dei vari inseguimenti a bordo di moto e macchine: di certo contribuiscono a dare un senso di tensione e movimento che altrimenti sarebbe venuto meno.
Senso di deja vu al contrario invece per una scena del finale, quando all'ultimo della band di ToeCutter, viene concessa la possibilità di salvarsi: lui si trova ammanettato per la gamba e, fondamentalmente, può scegliere di liberarsi o rompendo la catena o amputandosi il piede...
Ad ogni modo, come film non mi è spiaciuto. Ha in effetti il sapore di qualcosa di riuscito bene e di significativo, ma forse per i tempi che corrono trasmette molto meno di quanto è riuscito a fare al tempo in cui uscì al cinema.
Ciononostante sono contento di aver colmato questa mia lacuna: ora non mi resta che procedere con i capitoli successivi quelli che, mi dicono, hanno gettato le basi per molte e molte cose. Vedasi l'ispirazione per Hokuto No Ken :-)

mercoledì 6 gennaio 2016

La Lama delle Lacrime

Titolo: La Lama delle Lacrime - Libro I - Prigione per un'anima
Autore: Luca Martina
Editore: Amazon Kindle Direct Publishing
Genere: fantasy
Pagine: 489

La trama in breve:
Un desiderio oscuro. Una vittima inerme. Un delicato amore infranto. Il dolore che diventa odio, poi rabbia, e quindi forza. La minaccia di una nera presenza. Sono i fantasmi che agitano la mente e la volontà di una nascente anima guerriera. Armata del dono più macabro e infausto, e tuttavia unico possibile strumento che la porterà alla vendetta, unica via percorribile verso una dolorosa redenzione. (fonte amazon) (book trailer)

Il mio commento:
Ho letto questo testo dopo aver ricevuto un messaggio in privato, su twitter, dallo stesso Luca Martina: "Amante del #Fantasy?Bene! Allora ti piacerà ;) --->  http://goo.gl/rwvJt  #RT Plz"
Per cui, seppur con i miei tempi, a distanza di qualche mese ho recuperato e letto il testo in questione.
In prima battuta, non ero convinto dalla copertina. 
Non che non sia accattivante: c'è una bella donna, ci sono mistici poteri che vorticano, c'è una lama spessa e misteriosa che farebbe invidia a Gatsu di Berserk...però diciamo che tendo a essere un po' misogino e a non credere così tanto al connubio della della donna guerriera e fotomodella capace di gestire ogni situazione ma condannata a muoversi senza borsetta e almeno una dozzina di abiti di ricambio al seguito... 
Comunque sia, dal punto di vista della storia proposta, trattandosi di un primo capitolo di una trilogia, siamo di fronte a qualcosa di incompleto: un libro primo che propone personaggi, misteri e sotto-trame che, per forza di cose, restano da approfondire o risolvere. La narrazione procede senza intoppi e con uno schema che, col senno di poi, complice anche quanto spiega di sé lo stesso autore, ricorda l'incedere di un gioco di ruolo con quest che si innescano mano a mano che la storia viene sviluppata. Dapprima c'è la sola protagonista Hylenij Veen Daer Aesjndil alla ricerca di un artefatto; poi quando sembra stia per recuperare preziose informazioni subentra Redoran, personaggio misterioso che però la salva dal pericolo e che ne diviene compagno di avventura. I due si recano quindi da Mohal per saperne di più sulla spada incantata che possiede la duchessa e via dicendo... il tutto alternando l'esplorazione dell'ambientazione proposta all'introduzione di nuovi personaggi e misteri e combinando il tutto con un po' di sana azione e interessanti flashback che aiutano a caratterizzarli e ad espandere l'ambientazione proposta. A mio modo di vedere è tutto abbastanza bilanciato ed equilibrato e l'esperienza di lettura risultante, sotto questo punto di vista, può dirsi più che soddisfacente. Almeno per i miei gusti.

domenica 3 gennaio 2016

Star Wars: The Force Awakens - Il Risveglio della Forza

Titolo: Star Wars: Il Risveglio della Forza 
Titolo originale: Star Wars: The Force Awakens
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2015
Genere: fantascienza
Cast: Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew, Kenny Baker, John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Max von Sydow, Lupita Nyong'o

La trama in breve:
Luke Skywalker è scomparso. La mappa con il luogo in cui si è nascosto suscita l'attenzione di molti: di Primo Ordine, organizzazione paramilitare che si richiama all'Impero Galattico cercando di restaurarne l'autorità, e della Resistenza, gruppo di repubblicani decisi a contrastare l'autoritarismo di Primo Ordine. Quando Kylo Ren, malvagia pantomima di Darth Vader, scopre che la mappa si trova all'interno di un droide, si scatena una caccia all'uomo senza tregua, che coinvolgerà Finn, uno Stormtrooper che ha deciso di non uccidere, e Rey, una ragazza che vive rivendendo cianfrusaglie recuperate da astronavi. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto che tutto il mondo ne ha parlato e ancora ne parla, compresa la Fiat che continua ad associare le musiche e i suoni dell'Impero ai suoi slogan pubblicitari, ho pensato che il tempo fosse giunto per esprimere un mio parere.
Ordunque, per mesi e mesi la Disney ha investito in ossessive e martellanti pubblicità, con innumerevoli teaser e strategie di marketing escogitate ad uopo al solo fine di irretire nuovi adepti al culto di Star Wars. Hype a mille, insomma, e aspettative alle stelle. E forse questo ha giocato un po' a sfavore del film visto che, diciamocelo, la saga di Star Wars è sempre stata una sorta di blockbuster sci-fi, con tanta azione e divertimento disimpegnato e, a mio avviso, più di qualcuno ha creduto che fosse qualcosa di più. Senza contare il nome del regista a cui è stato affidato il progetto, che mediamente ci ha abituato a produzioni sì accattivanti e spettacolari ma molto naif e spensierate. 
Per cui, per come la vedo io, il risultato complessivo è più che soddisfacente. 
L'episodio 7 confezionato da J.J. Abrams colpisce nel segno e propone un'esperienza affine a quella che regala la visione del primo, storico, episodio della saga. Il quattro, per intenderci, ovvero "Una nuova speranza".
Fondamentalmente io mi son divertito assai, ho ritrovato elementi e personaggi noti e ho accettato quelli nuovi, soprattutto coloro che caratterizzeranno la nuova saga appena cominciata e che sono destinati a divenire icone per il futuro. O a morire nel tentativo di diventarlo...
Inutile dire che per gustare appieno il film NON ci si deve accostare con spirito critico o con troppa voglia di capire e ottenere spiegazioni (perché il Millenium Falcon non era pattugliato? Ma era lasciato così, pronto per partire, con le chiavi inserite? E che dire di come Rey scopre l'utilizzo della Forza? Come mai quei nazisti del Primo ordine hanno soldati di colore? Come mai tutti si ricordano di Finn? Magari perché di colore? Perchè Chewbecca non è invecchiato? In che tempi si può realizzare una mega base con annesso cannone frantumando mezzo pianeta senza che nessuno se ne accorga? E via dicendo...). 

sabato 12 dicembre 2015

Mune - Il guardiano della luna

Titolo: Mune - Il guardiano della luna
Regia: Alexandre Heboyan, Benoit Philippon
Anno: 2014
Genere: animazione, fantasy
Cast e Doppiatori: Michael Gregorio, Izia Higelin, Féodor Atkine, Omar Sy

La trama in breve: 
I guardiani della luna e del sole sono ormai anziani ed è ora che designino il loro successore. Le redini del sole passano a Sohone, che si allena da sempre allo scopo, mentre la custodia della luna viene affidata inaspettatamente al piccolo fauno Mune, che non si sente all'altezza e non sa dove mettere le mani. Al punto che combina un guaio e mette il guardiano delle tenebre nella condizione di rubare il sole. 
Mune e Sohone si alleano, dunque, per partire alla ricerca dell'astro perduto. 
Con loro c'è la bella e fragile Glin, fatta di cera, in pericolo al caldo come al freddo, ma più coraggiosa che mai. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Questa volta siamo riusciti a farcela, e a vedere questo film d'animazione di cui, a suo tempo, gustammo il trailer al cinema prima di Big Hero 6 (balalala...).
Ordunque, seppur concentrata in circa 1 ora e mezza di visione, l'esperienza proposta da Mune è decisamente gradevole e sui generis. Apprezzatissima infatti la veste grafica e la varietà di soluzioni visive proposte che delineano un mondo epico e fiabesco, in cui la diversità e la coesistenza di miracoli viventi è quotidianità. Su tutte, la contemporanea presenza di giorno e notte è abbastanza emblematica così come la pacifica accettazione reciproca: seppure le creature proposte sembrino tutte differenti, vi è pace e accettazione, nessuna discriminazione o forma di razzismo.
Pure le pachidermiche creature che trascinano gli astri sono una testimonianza piuttosto eloquente di un mondo magico e bellissimo: grazie alle sequenze che le riguardano permettono di introdurre lo spettatore in un mondo ancestrale e fantastico. 
Le spiegazioni in effetti sono essenziali ma tutto risulta piuttosto chiaro e fruibile, funzionale alla storia e allo sviluppo dei personaggi.
Al di là dei messaggi proposti in merito alla coesistenza degli opposti, il film accarezza svariate tematiche e offre diversi spunti di riflessione che, a mio avviso, potrebbero venir sfruttati anche da quanti organizzano attività per ragazzi in contesti quali ritrovi AC e scout che mirano a divertire educando.

lunedì 7 dicembre 2015

The Lego movie

Titolo: The Lego movie
Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Anno: 2014
Genere: animazione, fantastico
Cast e Doppiatori: Chris Pratt, Will Ferrell, Elizabeth Banks, Will Arnett, Nick Offerman, Alison Brie, Charlie Day, Liam Neeson, Morgan Freeman, Jadon Sand, Channing Tatum, Jonah Hill, Cobie Smulders

La trama in breve:
Emmet Brickowski è un cittadino felice di una ridente metropoli fatta di Lego di cui rispetta tutte le regole: segue la musica trasmessa dalla tv, è gentile con gli altri e si reca diligentemente al lavoro (costruire palazzi) esattamente come gli viene detto di fare dalle "istruzioni". Proprio al cantiere un giorno incontra una ragazza e per errore casca in una voragine nella quale entra in contatto con un pezzo speciale, oggetto del desiderio di una setta di ribelli di cui Emmet non conosceva l'esistenza. 
La sua vita viene così trasformata in quella di un avventuriero e, nonostante non ne abbia le qualità, l'aver ritrovato il pezzo speciale lo rende "il prescelto". Scopre così che il sindaco della sua città è in realtà un dittatore di diversi mondi (fantasy, west, spazio ecc. ecc.) dotato di un piano per cambiare l'universo come lo conoscono. (fonte mymovies)

Il mio commento:
In realtà avevamo in programma di vedere Mune - Il guardiano della Luna, ma qualcosa è andato storto e abbiamo ripiegato su The Lego Movie, qualcosa di semplice, dinamico e divertente all'insegna del disimpegno.
E che ha recimolato un onesto 7,8 su IMDB.
Ora, è innegabile che il film in questione presenti dei limiti notevoli, visto il poco tempo a disposizione (neanche 1 ora e mezza) e la consapevolezza che di giocattoli stiamo parlando, per cui la storia non può che ammiccare al fantastico con una spruzzatina di demenziale.
Eppure, innegabile pure questo dato di fatto, funziona! Cavolo, scivola via senza annoiare, con svariate trovate geniali e riferimenti trasversali al mondo del cinema e dei fumetti. Il tutto condito da situazioni paradossali, battute e canzoncine orecchiabili ("E' meravigliosoooooo!!!") di cui è difficile sbarazzarsi.
Voglio dire, seppure l'atmosfera sia completamente differente e il paragone azzardato, se il medesimo estro creativo ed entusiasmo fosse stato profuso in produzioni come Terminator genisys ci saremmo trovati di fronte a un capolavoro. In questo film dedicato ai mattoncini Lego si respira creatività, fantasia, gioia e volontà di mettersi in gioco, di plasmare qualcosa di nuovo, di rompere le righe e giocare. Dannazione sì, giocare con le immagini e con...i Lego, appunto.

giovedì 3 dicembre 2015

I Mercenari 3

Titolo: I Mercenari 3
Titolo originale: The Expendables 3
Regia: Patrick Hughes
Anno: 2014
Genere: azione
Cast: Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li, Antonio Banderas, Wesley Snipes, Mel Gibson, Dolph Lundgren, Harrison Ford, Arnold Schwarzenegger, Kellan Lutz, Terry Crews, Kelsey Grammer, Robert Davi, Sarai Givaty, Randy Couture

La trama in breve:
Nella squadra di Barney Ross si materializza il più prevedibile eppure il più clamoroso degli eventi, un incidente che mette a serio repentaglio la vita di uno dei membri. L'evento, unito alla ricomparsa di un vecchio e storico nemico (che come nella migliore delle tradizioni si trattava di un ex-amico, parte del primo gruppo di "mercenari") spinge Ross a trovarsi un'altra squadra, fatta di giovani a cui non sia legato da una profonda amicizia, per portare a termine una nuova missione. Liberarsi degli amici di una vita e tenerli lontani da un bel complesso di esplosioni però è più difficile del previsto.(fonte mymovies)

Il mio commento:
Ordunque, a suo tempo vidi il secondo capitolo di codesta saga addirittura al cinema. E ricordo ancora la vibrante emozione, i moti, la dilagante partecipazione della folla riunitasi in quella sala. In fondo, non mi è capitato sovente di assistere ad applausi spontanei durante la proiezione, al più ho memoria di inverecondi commenti, risate e rutti gioviali.
Invece, con il secondo capitolo della saga, ho percepito un tremito nella forza e tanto entusiasmo da parte dei fan emozionati per qualunque bazzecola. Apparizione di Schwarzenegger...applausi. Primo calcio volante di Van Damme gemiti ambigui. Comparsa trionfante di Norris, orgasmi in sala e muggiti.
Bei tempi...
Con queste premesse mi son accostato alla visione di questa terza saga della combriccola di questi simpatici vecchiacchi evergreen. Questa volta a casa, comodo comodo, sul divano.
Beh, devo confessare che a stento ho resistito fino alla fine.
Il film risulta moscio, insulso, poco coinvolgente, con troppa gente che cerca di ritagliarsi una parte ma senza riuscirci.
Eccezion fatta, ovviamente, per 3 di loro.
La sequenza iniziale, con Wesley Snipes liberato dalla prigionia per ...ehm...evasione fiscale è tutto sommato passabile anche se, sinceramente, non ho ben compreso l'utilità di avere un cannone montato sulla locomotiva di un treno adibito al trasporto prigionieri. 
E' abbastanza inzupposo per voi???
E stiamo parlando di evasione fiscale...mica di uno che c'ha mille mila morti sulla coscienza o che ha sganciato una bomba atomica su Hiroshima solo perchè si annoiava.
Poi abbiamo Mel Gibson, che tutto sommato riesce a costruirsi un ruolo e un personaggio. Un crogiuolo di cliché, per carità, ma almeno dimostra di saper recitare un poco seppur il suo Stonebanks tenda, minuto dopo minuto, a risultare sempre più idiota e incapace fino a rasentare l'assurdo nel tentativo di abbattere Rambo a pugni. Cazzo, non ce l'hai un amico cecchino? Un pugnale avvelenato? Una bomba a mano? Un esattore equitalia da mandargli a casa?

martedì 24 novembre 2015

Nuovi ebook da Elison Publishing

Approfitto di questo post per segnalare tre degli ultimi ebook pubblicati da Elison Publishing, dinamica realtà editoriale con cui sono in contatto (anche se non come autore) e di cui ho letto (e certamente leggerò) alcuni ebook proponendo un commento sulle pagine di codesto mio blog:


AMOY
di Maria Teresa Rotelli

La Trama: Mio figlio Stefano era morto da due anni e ancora non riuscivo a rendermene conto. Conducevo la mia nuova vita senza entusiasmo e con tanta apatia. Lavoravo molto da Pasqua a settembre svolgendo due lavori al giorno. Ero molto efficiente e tutti erano contenti di me, ma mi sentivo senz’anima. Durante l’inverno finalmente mi chiudevo in casa e non vedevo nessuno. Vivo lontano dal centro del paese, perciò era facile non vedere mai nessuno. Facevo lunghe passeggiate con il mio cane nella macchia mediterranea e andavo a fare la spesa una volta a settimana, cercando di salutare furtivamente le persone che mi conoscevano.
Un giorno mio figlio Marco mi disse:
“Mamma perché non vai a fare una crociera?”
“No, non mi interessa. Potrei fare un viaggio solo per andare a vedere un gorilla o un orangutan.”
È iniziata così una fase del tutto nuova della mia vita. In questo racconto parlo della mia esperienza di volontaria a Sepilok nel Borneo, poi in Tanzania e infine in Amazzonia, a contatto con gli animali, esperienze meravigliose che hanno cambiato la mia vita e che oggi voglio condividere. Il nostro pianeta e tutto il regno animale hanno bisogno urgente del nostro amore.
Maggiori informazioni sull'ebook: link


L'ISTANTE MAGICO
di Renata Asquer e Alice Guerrieri

La Trama: Chi era de Nittis? Il pittore italiano che tanta fama s’era conquistato nella Parigi degli impressionisti, l’uomo di mondo che deliziava gli amici artisti con le specialità italiane alle sue cene del sabato sera. Oppure esiste un’altra verità capace di svelare un “mistero De Nittis”? 
Questo è il motivo che ha spinto a scrivere non una biografia vera e propria, ma un romanzo che commuove e diverte ispirato ai fatti reali mescolati con l’immaginazione.

sabato 21 novembre 2015

Parlando a vanvera di terrorismo

Circa un mese fa ero a Parigi, per una mini ma piacevole vacanza con Silvia e un paio di amici e, sentendo e leggendo di quanto accaduto venerdì scorso, diciamo che qualche pensiero cupo mi è passato per la testa ronzando nel vuoto pneumatico che orgogliosamente mi vento di conservare. 
Ma probabilmente è una dinamica emotiva innescata dal modo in cui vengono comunicati e fatti percepire certi eventi. 
Non che gli attentati accaduti a Parigi siano poco gravi o poco deprecabili, anzi: personalmente aborro la violenza, il terrorismo e queste forme di comportamento che ricadono esclusivamente su innocenti. 
Però fermandosi un poco e riflettendo, forse, si riesce a dare un peso e un'interpretazione più razionale a quanto stiamo vivendo in questi giorni, meno emotiva e condizionata. 
Anche perché, detto tra noi, più che i morti in sé, più che l'insicurezza che la consapevolezza di essere vulnerabili qui in Europa - a casa nostra! -, più che l'estremismo islamico in sé, mi fa paura e mi destabilizza il pensiero di vederci ancora e costantemente alle prese con pensieri medievali, alla mercè di chi inneggia a soluzioni semplici per problematiche e contesti complessi - e che magari ne approfittano per un po' di propaganda elettorale.
In fondo, è dall'XI secolo che vi è una contrapposizione forte tra mondo occidentale e medio oriente: è da allora che si combattono crociate e che si usano espressioni come "infedeli, guerra santa" per giustificare atti barbarici tra popoli. 
E nei secoli pare che ancora non ci si sia stancati ma che anzi si insista nel volere creare tensioni e distanze. Fa comodo, evidentemente. 
Questo, ovviamente, accade da ambo i lati visto che gli estremisti islamici dell'ISIS e, prima ancora, i membri di al-Qaida non sono certamente dei santi e non li giustifico affatto.
Però, al contempo, non mi va di essere troppo ipocrita né di crogiolarmi all'ombra di titoloni inquietanti come "Bastardi islamici" di Belpietro o dei commenti di certe notizie da parte di chi cede solo al razzismo e all'odio.
Voglio dire, la situazione è complessa e molto articolata, è il frutto di processi storico-culturali che proseguono da molto tempo e che l'Occidente stesso ha voluto e creato. E' risaputo, ad esempio, che al-Qaida è nata grazie all'interesse statunitense durante la guerra fredda, così come è nota l'ingerenza da parte delle potenze economiche occidentali sui territori del Medio Oriente, e non per nobili fini.
Solo qualche anno fa sembrava che il male assoluto fosse rappresentato da Ahmadinejad, poi la moda è cambiata, c'è stata la primavera araba, l'Egitto, la guerra in Libia...insomma, il leitmotiv sembra essere "tensione".