giovedì 19 agosto 2010

..:: Ferie lavorative ::..

Eccomi qua, stanco, con gli occhi che tendono a chiudersi da soli, ma ugualmente animato dal disiderio di comunicare. Scrivo, magari poco, magari cose che non interesseranno, ma lo devo. A voi. Spambot che infestate questo mio umile spazio web e che lasciate frasi insensate in una lingua che non comprendo. Almeno commentaste mettendo qualcosa di sensato, qualche riferimento di cui possa beneficiare per il ranking del blog.
E invece niente, astruse scritte ignote. Solo astruse sequenze di caratteri in un alfabeto che non fa per me: disordinato come sono, inabile al disegno, con la mia calligrafia ortopedica che mi ritrovo credo sarei spacciato nel delicato mondo della comunicazione con i cangi.
Ad ogni modo, dicevo, anche se son stracco per via del lavoro (le mie ferie giungeranno in settembre...) ho voglia di scrivere e di parlarvi un po' dei fatti miei e non solo. Divagazioni a tutto campo mentre in sottofondo c'ho una manciata di canzoni dei 30 Second to Mars, il gruppo di Jared Leto. Che tutto sommato non è male neanche come attore: l'ho visto in Requiem for a Dream e in Lord of War, entrambi film che vi consiglia. Come Bangkok Dangerous (quello thailandese, non quello con Nicholas Cage di cuidovrebbe essere una sorta di rivistazione) che ho visto di recente e di cui scriverò. Ma non oggi. Non adesso.
Ora mi va di dissertare in merito ai fattacci miei, giusto per inabissare il grafico dei visitatori prima di una meravigliosa e spumeggiante ripresa a partire dal mese prossimo quando (forse) svelerò al mondo un mio nuovo progetto.
Ma ora basta, e parliamo d'altro.
Lo scorso fine settimana ne ho approfittato per un po' di sano relax e me ne sono andato in montagna con Silvia e i suoi. Il tempo non prometteva granchè già da giovedì 12 ma ugualmente, caparbiamente, da veri spartani abbiamo fatto la nostra scelta. E siamo partiti in direzione Valmaron, laddove Silvia e i suoi hanno un po' di terreno (non edificabile...) adibito a campo base.
La prossima volta mi sa che sarà meglio osservare il meteo con maggior attenzione, puntando almeno a quello regionale e non a quello tedesco di sexy Anja....
Tra l'altro, pensavo io che in Italia si fosse messi male a livello di moralità e sensatezza di valori trasmessi, ma inizio a pensare che la televisione "tetesca" ci batta assai.


Comunque, tornando alla motagna, per me si trattava di un'esperienza nuova giacchè, anzichè limitarmi ad una toccata e fuga, sarei rimasto a pernottare lì con loro. In roulotte. Ad un passo dalla natura incontaminata, sotto ad un cielo stellato ed infinito, magari con il capo in sù ad inseguire la scia delle stelle cadenti.
E fortunatamente il tempo ha retto, malgrado le previsioni, è stato discretamente bello.
Fino alle 15 circa.
Poi le cataratte del cielo si sono aperte ed ha iniziato a piovere. Tipo in Forrest Gump, tipo ai tempo di Noè: all'improvviso l'acqua. Tanta. Inarrestabile. E vento, ma alla sera, giusto per gradire il pernottamento.
Lo stesso è successo domenica, al pomeriggio, forse con meno intensità.
Da lunedì invece ha fatto bello...mah...
Comunque sia c'è stata lo stesso l'occaisone per qualche camminata, per corroboranti passeggiate (un po' umide...) tra i boschi, a caccia di funghi e di emozioni. Alcune, volendo, avrei potuto provarle assaggiando una di quelle splendide amanite rossastre...
Tra l'altro son pure riuscito a vedere una marmotta con i suoi cuccioli: non so perchè ma le facevo più piccoline. Tutto sommato, sceo io a non capirlo dai buchi che scavano, sono dei bei topoloni. Ma pià carini e simpatici e che, grazie a Silvia che ha avuto la pazienza di appostarsi e immortalare, potete ammirare nella foto qui di lato.
Peccato per il tempo impietoso, però tutto sommato è stata una bella esperienza. Rilassante e gustosa, soprattutto dal punto di vista gastronomico...
Lunedì mattina invece aveva già un altro sapore, più desolante e scoraggiante. Anche le notizie al tg del mattino non aiutavano ad affrontare al meglio la settimana. Parlavano di inondazioni e disastri, di gente che durante le vacanze è andata a L'Aquila per visitare la città (in realtà sono spie comuniste che volevano appurare l'operato del governo), delle difficoltà della Tirrenia (eh, son finiti i bei tempi in cui le aziende grosse fallivano nel bel mezzo della campagna elettorale...chissà se magari anche ai dipendenti della società verranno concessi 7 anni di cassa integrazione pagata come accadde ad Alitalia quando "ci pensò lui"); di Fini, di Bossi, di possibili elezioni, "no meglio la fiducia al governo", "no dimettiti tu!", "si dimetta Lui semmai!", "ma dai, volemmose bene..."; di gente sfiduciata dalla difficoltà di trovare lavoro... aspetto in merito a cui confidavo che il governo avesse deciso qualcosa mentre ero distante dai media e dalla comunicazione, sperduto in Valmaron dove il cellulare non prende. Mi sa che è ora di cambiare cellulare di puntare ad un nuovo modello, tipo il Pomegranate NS08!!! Altro che iPhone! Altro che Nexus One! Questo è il futuro, l'avvenire accarezzato solo nei più sogni fantascientifici più sfrenati e indecenti ben al di là di quelli in cui le case si autopuliscono e le automobili non necessitano manutenzione prezzolata.
Cacchio se si sono impegnati a "realizzarlo"... probabilmente è quella la direzione in cui muoverci, puntare alla tecnologia, a soluzioni innovative e avvenieristiche che consentano alla nostra patria Italia di diventare la nuova superpotenza mondiale.
Possibilmente prima che le chiese di tutto il mondo si unifichino e, in virtù dei loro santi capitali, acquistino le maggiori aziende produttrici di armi realizzando di conseguenza il sogno della pace globale. E l'avvento di una nuova forma di dittatura teocratica...

venerdì 13 agosto 2010

..:: The Losers ::..

Titolo: The Losers
Regia: Sylvain White
Anno: 2010
Genere: Azione
Cast: Zoe Saldana, Jeffrey Dean Morgan, Chris Evans, Idris Elba, Columbus Short

La trama in breve:
Un gruppo militare in missione in Bolivia disobbedisce agli ordini della CIA per salvare dei bambini da un bombardamento preordinato. Questi però verranno comunque uccisi e la colpa sarà fatta ricadere su di loro, creduti morti nel medesimo "incidente". In realtà il gruppo cerca di ritornare in patria e rimettere a posto le cose. L'obiettivo ora diventa scoprire chi ha tentato di fregarli e come potersi riprendere la propria vecchia vita assieme all'onore infangato. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Raro caso di film che ho visto al cinema senza sapere assolutamente di cosa trattasse nè, tantomeno, cosa attendermi. Difatti, subito dopo i trailer di Shrek 4, Inception, Splice e L'apprendista Stregone, quando hanno iniziato ad apparire alcune sequenze a fumetti già ero pronto ad un altro trailer dedicato al divino martellatore o al capitano d'America o qualche altro supereroe marvelliano.
Invece era l'inizio di The Losers...ma son riuscito a dissimulare abilmente la figuraccia grazie alla tenebrosa oscurità della sala.
Da questa premessa è facilmente intuibile che non conosca l'omonima serie a fumetti pubblicata della Vertigo per cui il mio commento sul film sarà probabilmente parziale e limitato a ciò che ho potuto appurare dala visione. Una breve scorsa a Wikipedia comunque mi ha fatto intendere che qualche differenza c'è, anche e soprattutto nella scelta dei personaggi che, teoricamente, sono per lo più caucasici (e la carnagione di Roque mi fa sospettare che non lo sia...).
Il paragone che più risulta immediato tra la squadra dei Losers è quello con l'A-Team: anche lì c'era un colonnello, una sana capacità di arranngiarsi con qualunque oggetto, arma e mezzo, un tizio dalla parlantina facile e dal carattere esuberante, uno sciupafemmine...
Anche il ritmo e le dinamiche intrecciose del film rispecchiano i plot dei più classici film d'azione, con tanta azione - appunto -, sparatorie e distruzioni, un po' di sano cameratismo, onore, senso della giustizia ("25 bambini morti: dobbiamo vendicarli!" "Ehi, ma voi avete ucciso più di un centinaio di persone..." "Dettagli, dettagli..."), voglia di riscatto, qualche colpo di scena, almeno una gnocca e un cattivone imprendibile. Un cattivone che, va detto, ha il suo perchè e la sua spiccata originalità: spietato, affascinante, calcolatore, ironico, amante delle altezze... decisamente sui generis. Senza dimenticare che sembra essere ricchissimo, potentissimo, invischiato con mafie, multinazionali, CIA e governi.
Proprio il "Max".
I nostri eroi invece sono dei soldati, ognuno esperto in un determinato campo (armi, mezzi, hackeraggio, cecchino...) e tutto sommato sono dei bei tipacci. Cinematograficamente parlando, diciamo, hanno un minimo di spessore seppure il tempo per conoscerli affondo più di tanto non viene concesso. Idem con patate anche per i cattivoni visto che nè Max nè Wade hanno un background o un passato. Esistono, e questo deve bastare.
Tra tutti, quello a cui viene regalato più spazio è probabilmente Clay, un ottimo J.D. Morgan, un po' stralunato e stanco, tosto e amante della vita. Ma che appare sconfitto, con l'aria da perdente, senza più quello smalto carismatico che sembrava possedere all'inizio del film prima dell' "incidente" che ha cambiato per sempre le loro vite. Codesto incidente tra l'altro avviene in Bolivia, nazione di cui non si parla praticamente mai nei canali mediatici tradizionali che per la seconda volta a distanza di poco tempo me la ritrovo sul grande schermo. L'altra occasione era stata con 007 - Quantum of solace, pellicola di cui ho deciso di non parlare in questa sede solo per rispetto della pubblica decenza (al limite si potrebbe approfondire l'affare Olga Kurylenko...).
Ad ogni modo, senza divagare oltremodo, soprattutto riflettendo sul fatto che forse non era esattamente la Bolivia l'area geografica in cui è effettivamente ambientato il passato del gruppo dei Losers (si parlava di Aghanistan...), cerchiamo di tornare in topic.
Pur non rappresentando un film di particolare spessore artistico o basato su una sceneggiatura esageratamente strutturata, questo The Losers riesce ugualmente a regalare una discreta visione, divertente e scanzonata, miscelando situazioni d'azione, combattimenti, sparatorie al limite dell'assurdo (complimenti a Cougar: con un proiettile riesce ad uccidere ben 3 uomini, distruggere una Ducati, un piccolo aeroplano e a salvare Clay lasciandolo illeso nel bel mezzo di un tamarrissmo disastro di fiamme e banconote svolazzanti) con alcune sequenze comiche (al di là delle magliettine che sfoggia in più di un'occasione, decisamente sgargianti e fuori luogo rispetto allo stile ombroso del gruppo, memorabile quella in cui Chris Evans tiene in stallo i tizi della sicurezza della Goliath puntando le mani contro di loro minacciando il ricorso ad oscuri poteri sovrannaturali ottenuti in seguito ad indicibili esperimenti segreti eseguiti dal governo e incursioni anali...) e altre giocate sul virtuosismo filmico (la fuga di Aisha contro i Losers viene offerta mediante i riflessi dei frammenti di uno specchio) o sull'erotismo (le pose del combattimento tra Clay e Aisha, infatti, non si rifanno propriamente a qualche disciplina marziale...ma la stanza brucia ugualmente della loro sordida passione omicida...e pensare che lei voleva ingaggiarlo, pensa te..).
Una piacevole visione, a mio avviso ma con l'avvertenza che si tratta pur sempre di uno scanzonato film d'azione con una più che discreta colonna sonora e che, probabilmente, un commento più completo e sensato può giungere solo da qualcuno che magari il fumetto l'ha letto.
Altrimenti, non vi resta che fidarvi di quanto rendicontato da me medesimo e godervelo ^_^





martedì 10 agosto 2010

..:: Quelle belle notizie ::..

Mi spiace interrompere la mia carrellata di imperdibili recensioni di film di ogni tipo, dovuta principalmente al fatto che di "The Road" non c'ho molta voglia di scrivere ora come ora mentre per "Solomon Kane" di recente visione preferisco non parlare più di tanto, ma temo che questo post sarà a tutti gli effetti dedicato a qualche insensata e inutile mia personale divagazione.
Voglio approfittarne per parlare di notizie, di quelle belle notizie che allietano.
Quelle che di tanto in tanto si sentono alla televisione e che sollevano lo spirito.
Notizie frivole e insensate, di quelle a cui Studio Aperto ci ha pian piano abituati.
Ecco allora che qualche bel servizio sui cani poliziotti che vanno in pensione o salvano i bagnanti dalle acque immonde del Mediterraneo non può che allietare la giornata.
Oppure i riferimenti all'indispensabile campionato mondiale di sauna durante la quale, purtroppo, c'è scappato pure il morto.
Uhm, in effetti questa non è una buona notiza. Non è nemmeno bella.
Ma non importa.
Compensa con il tappo che la BP, finalmente, è riuscita a sistemare stabilmente sopra al pozzo di petrolio che da aprile a questa parte ha causato non pochi problemi all'ecosistema del Golfo del Messico. Ma sono sicuro che la natura si riprenderà e che, a breve, qualche nuova specialità farà la comparsa nei nostri tavoli: il tonno dalle pinne nere!
E mi raccomando: attenzione alle vampate improvvise quando lo cucinate...
Un'altra spettacolare notizia che in questi giorni mi ha avvinto è stata quella in riferimento alle vacanze spagnole di Michelle Obama, paragonata addirittura a Maria Antonietta. Sarà...
Certo che nell'osservare come una persona pubblica come lei - per non parlare di sua figlia - sia costretta a vivere le proprie ferie mi ha lasciato un po' sconcerto: folle di curiosi ovunque tenuti a bada da uno stuolo di bodyguard e addetti alla sicurezza alcuni, per forza di cose, in ammollo tutto il santo giorno per tutelare la pargoletta di casa Obama...
"Allarme rosso, allarme rosso! Avvistato squalo a ore 12! Smith, Jones: immolatevi!" "Sissignore!": me la immagino già la scena...e tutto per colpa di questi dannati squali comunisti arabo musulmani terroristi.
Afghani, magari, visto quel che sta accadendo in quel remoto Paese dell'Asia. Tra l'altro mi son perso i servizi, se mai ce ne sono stati, relativi alla pubblicazione delle migliaia e migliaia di rapporti e dossier et materiale vario apparso su WikiLeaks. So che il fattaccio, una vera e propria fuga di notizie, aveva suscitato parecchio scalpore e imbarazzo, mettendo in luce come la situazione in quella nazione sia peggiorata e degenerata. Dopo il 2001. Senza calcolare il numero di morti tra i civili e le ingenti finanze spese. Anche nostre, già. Si parla di circa 600 milioni di euro l'anno pescati dalle nostre tasche..
Ma su questo si sorvola. Al più si parla di cellulite, di tintarella, di chirurgia estetica.
Stamattina ad esempio, su Uno Mattina estate, trasmissione che spesso guardo mentre faccio colazione si parlava di ciò. E devo dire che l'intervento è stato anche interessante visto che il chirurgo coinvolto ha detto "beh, bisognerebbe prima ricordare che esistono la ginnastica e le diete...". Poi hanno inquadrato la conduttrice, Georgia Luzi e tutto è sfumato in un mare di dolcezza...soavità....Che poi, mica è l'unica gnocca che, in televisione, dimostra che "oltre alle gambe c'è di piùùùùù!". Prendiamo Laura Tangherlini per esempio, anche se, noto, la scelta di giornaliste giovani e pulcherrime sta alla base delle nuove strategie di mercato.
Così l'ascoltatore medio cede agli istinti ulteriormente quel poco di razionalità che ancora gli rimane e accetta ancor meglio ciò che gli viene propinato. Sia che si tratti di notizie belle alla Studio Aperto, sia che si tratti di notizie "belle" perchè esposte da persone affascinanti. Tutto ormai si gioca sull'emotività e sugli istinti, tra simpatia e avversità, tra amore e odio. La razionalità, lo spirito critico, la volontà di comprendere e partorire pensieri propri è qualcosa di desueto. Desueto...uhm...ma esiste? O sto forse farneticando neologismi danteschi postumi? Controlliamo...no, per fortuna esiste...sai che figura sennò...come? Siamo in onda? Azz....
Prendiamo, ad esempio, tutto il casino che sta venendo fuori tra Berlusconi e i finiani per la casa di Montecarlo (...ma non sforzatevi di rimembrare, per analogia, dell'acquisto di quell'altra casa, quella di Arcore...). Scandali, discussioni, scenate, sparatorie, gente che urla "Mangano è il mio eroe", ministri che si sfidano con l'ipad, Silvio che arriva addirittura a dire "basta personalismi! Mobilitiamoci!" °__° Lui?
E che sarà mai, dico io!
Per una casa a Monaco, suvvia....manco è in Italia...
Sapete che vi dico? Perchè non vi dimettete tutti e la facciamo finita qui?
Perchè fa davvero ridere tutta questa situazione, senza contare con quanta facilità di parla di "tornare alle urne", "di sciogliere il governo" (nell'acido?), "in autunno tutti a casa".
O in tribunale, gridava qualcuno...
Bossi, recentemente, mentre era alla rassegna della gnocca padana ad Alassio, ha rincarato la dose: "siamo in una palude". A parte che te sei alla sagra della passerina, ci tengo a precisare che NOI siamo nella palude e che compito di VOI dipendenti è quello di lavorare per garantire un presente e un futuro alla nazione e ai vostri elettori che vi hanno affidato tale RESPONSABILITA'.
E sarebbe ora che di tanto in tanto tra le belle notizie che passano al telegiornale venga riservato un po' di spazio anche a far sentire la voce degli elettori.
Magari con un botta e risposta tra dipendenti e padroni, per capire come mai, se siamo in una palude, si sia perso così tanto tempo per leggi come lo scudo fiscale, il legittimo impedimento, la legge bavaglio sulle intercettazioni, il lodo alfano e così via senza dare la priorità a costruire le fondamenta della palafitta che sta sopra a questa palude chiamata Italia?
Ah, e lo chiedo anche agli esimi che stanno dalla parte sbagliata del governo - non sono opposizione, non sono di sinistra , che cosa sono? - che non ne posso più di sentire parlare. Se avete proposte, benvengano, sennò lasciate fare agli altri. Prima finiscono con le loro porcate prima inizieranno ad occuparsi delle priorità del Paese.
Forse.
La verità e che non ne posso più di questi miserabili al potere, di sapere che il mio futuro è in mano loro. Mi fa star male ogni volta il pensiero di come siamo presi a livello nazionale, dal punto di vista della sfiducia e della non costruzione di coscienza critica...
Per fortuna, però, ci sono le belle notizie.
Quelle belle segnalazioni che mi rendono fiero e orgoglioso di essere italiano o, comunque, cittadino del mondo.
Quelle relative alla partita dell'Italia, la nazionale, gli azzurri - giusto per inciso, dove 'zzo sta l'azzurro nella nostra bandiera? O è il simbolo dell'acqua? Perchè se siamo nella palude credo che la tonalità andrebbe rivista.... - la grande potenza del calcio mondiale che ci fa sentire tutti uniti quando (e se...) vince.
Altro che quegli altri umili e grandiosi atleti che hanno dato tutto loro stessi agli europei di atletica tenutisi a Barcellona, sacrificandosi, preparandosi, allenandosi per mesi, anni forse, per giocarsi tutto nell'arco di pochi istanti. Già perchè a differenza del pseudo sport che ormai è il calcio (proviamo con l'hurling?), in cui ci son minimo 90 minuti di tempo per dimostrare il valore dell'investimento sostenuto dalle varie società, nell'atletica le prove sono molto ridotte: una corsa, tre salti, cinque lanci...e poi fine dei giochi. La gioia del trionfo, l'onore della cronaca, qualche intervista e poi di nuovo nell'oblio. Per lasciare spazio...
Dovrebbero ringraziare, invece, che non c'erano partite della nazionale o del campionato di calcio in programma.
Ma pensa te sti sportivi...


venerdì 6 agosto 2010

..:: Moon ::..

Titolo: Moon
Regia: Duncan Jones
Anno: 2009
Genere: Fantascienza
Cast: Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Kaya Scodelario, Matt Berry

La trama in breve:
L'energia sulla Terra non è più un problema, la Lunar ha trovato il modo di generarne in maniera pulita e non dannosa sfruttando il materiale di cui sono composte le rocce presenti sul lato oscuro della Luna. A sorvegliare il lavoro dei macchinari è stata posta una base sul satellite naturale della Terra abitata unicamente da un computer tuttofare dalla voce umana e da un uomo, solo, quasi arrivato al termine dei suoi tre lunghissimi anni di contratto e sempre più vittima degli scherzi che stanchezza e solitudine gli procurano. Sarà un incidente quasi mortale a scardinare il meccanismo di inganni che si cela dietro il suo lavoro mettendolo a contatto inaspettatamente con un altro se stesso. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Noto con piacere che, recentemente le visite al mio blog sono aumentate. E senza che io abbia fatto ricorso a meschini trucchetti menzionando parole come culo, tette sode, Megan Fox, Brigitta Bulgari o qualche altra porno-attrice in voga.
Probabilmente il merito va tutto alle recensioni di film d'arte e sentimento, giocati su raffinate sceneggiature e atmosfere sofisticate di cui accennato fino all'ultimo post pubblicato.
Oppure è semplicemente perchè ho smesso di parlare di politica, notizie generiche, divagazioni e progetti personali (comunque in agguato)?
Spero solo di non rovinare questo idillio di web-notorietà parlando di Moon, un film che al cinema è passato praticamente in sordina (d'altronde, con Avatar che è stato trasmesso da gennaio ad aprile.. senza contare che qualsiasi ricerca porta inevitabilmente all'ultimo capitolo della Twilight saga...) ma che rappresenta un'ottimo prodotto.
Sotto tutti i punti di vista.
Il pregio maggiore che possiede, credo, risiede nella semplicità scelta. Pochi attori, pochi effetti speciali, poche locazioni, poca azione. Tutto si concentra sulla storia, sul/sui personaggi, sulla recitazione, sull'emozione, sul mistero, sulla consapevolezza, sui messaggi veicolati.
Sam Rockwell si conferma un ottimo interprete, a mio avviso, qui impegnato in più fronti. Faccia a faccia con se stesso nel cercare di comprendere la verità sulla propria esistenza, venendo a capo della menzogna che riguarda la sua vita intera. Convincente nel rappresentare rabbia e delusione, cocente sofferenza e ingenua rassegnazione alle dinamiche di un futuro (o presente?) in cui l'essere umano conta sempre meno. Soprattutto se messo di fronte alle logiche del mercato, alle necessità di tutela degli investimenti degli azionisti, esseri anonimi e distanti (paradossalmente sulla Terra...), figure oscure che governano vita e morte altrui.
Il film non è certo allegro e scanzonato, tutt'altro. Ma non è mai troppo melenso o scontato. Malgrado un ritmo non propriamente da videoclip, e nonostante la presenza di un unico attore, sullo schermo, non c'è nemmeno spazio per la noia, finendo per rendere gli spettatori partecipi dell'assuridità della situazione in cui viene a trovarsi Sam. Che, per certi versi, rispecchia certe dinamiche lavorative moderne.
Spettacolari e poetiche poi le sequenze esterne, in cui è il silenzio dello spazio e delle praterie lunari a dominare, in cui ogni attività è sincopata e sospesa, perfetta nell'assenza di presenza biologica. Il tutto accompagnato da melodie azzeccate e mai troppo invadenti, così come accade anche nelle vicende ambientate all'interno della stazione della Lunar.
Per certi tratti, la visione di questo film mi ha richiamato alla mente "2001 Odissea nello spazio:" per le atomosfere, per l'uso degli effetti di luce nella "partenza" e anche per la ricostruzione della base lunare e per la presenza di un "computer senziente". A differenza di HAL 9000, però, Gerty qui si dimostra più compassionevole e amico della controparte umana che popola la stazione lunare spaziale: non cerca di uccidere nessuno temendo per la propria sopravvivenza; qui invece svolge la funzione di compagno e servo, di confidente e cuoco, addirittura di "padre" nel donare la vita o conforto a Sam.
Oltre al capolavoro di Kubrick, qualche riferimento a "Blade Runner" è facile riscontrarlo, soprattutto per quanto riguarda i replicanti. Anche questi ultimi in fondo, sono esseri effimeri, in grado di vivere per pochi anni appena, nati da esigenze di tipo economico più che scaturiti dal parto naturale di un amore umano. Come nel loro caso, anche ciò che Sam apprende sul proprio conto ha un'impatto devastante, che lascia un vuoto dentro all'anima, un baratro da cui si originano rabbia e disperazione, impulsi alla vita e all'annichilimento totale.
In conclusione, Moon è un perfetto esempio di ottima fantascienza, intelligente e raffinata, ammiccante alle produzioni di qualche annetto fa, indubbiamente capace di farsi apprezzare da un pubblico che vuole qualcosa di più che meri effetti speciali e abbagliamenti visivi.
Alla faccia del 3d, tra l'altro...
Consigliatissimo, quindi.




PS: e se ancora non vi ho convinto, vi rimando alla recensione di Luigi Bonizzato - tra l'altro ottimo regista di cortometraggi - pubblicata sulle pagine di Terre di Confine.

sabato 31 luglio 2010

Death Race

Titolo: Death Race
Regia: Paul W.S.Anderson
Anno: 2008
Genere: Azione
Cast: Jason Statham, Tyrese Gibson, Ian McShane, Natalie Martinez, Joan Allen

La trama in breve:
United States, 2012. Jensen Ames è un ex carcerato che vorrebbe rimanere fuori dal giro con un lavoro onesto, una moglie comprensiva e una bambina nata dalla loro unione. I tempi sono difficili, la crisi finanziaria in cui versa il paese crea tensioni e affama i cittadini che trovano negli sport estremi una via di fuga agli affanni quotidiani. Dopo essere stato licenziato e aver ritirato l'ultimo stipendio, Jensen torna a casa dove viene aggredito e abbattuto con un narcotico. Al risveglio stringe un coltello al fianco della moglie ferita a morte. Arrestato e innocente, viene condotto a Terminal Island, un penitenziario di massima sicurezza in mezzo all'oceano. Ingaggiato dall'algida direttrice Warden Hennessey, disputerà una gara di automobili tecnicamente modificate e armate di mitraglie e lanciafiamme. Costretto a gareggiare con l'identità e la maschera di Frank(enstein), un ex detenuto pilota morto in un incidente, Jensen dovrà vincere la corsa in cambio della libertà. Ma le automobili della “death race” non saranno l'unica cosa truccata dentro un gioco spedito e sporco (fonte mymovies).

Il mio commento:Ultimamente, sarà il lavoro, sarà la calura, mi sto dedicando a tutta una serie di film d'autore, realizzati da cultori dell'arte e delle sofisticate sceneggiature, che tendenzialmente evitavo. Anche perchè non sempre offrono ciò che promettono nonostante si tratti di film "Brain off", per la cui visione è sufficiente un'attività cerebrale pari a quella necessaria per stapparsi una bottiglia di birra. Ad esempio, per dirne una, ho visto BloodRayne. Non mi aspettavo granchè, semplicemente un po' di relax disimpegnato, ma ciò che ho visto mi ha lasciato davvero basito e deluso. E pensare che nel cast c'erano pure Michael Madsen e Ben Kingsley. Unica nota positiva del film è relativa a qualche scena di nudo e di sordida passione.
Ben diversa è stata invece l'esperienza con questo Death Race.
Tra l'altro, come già accennavo in precedenti post, inizio a considerare Jason Statham un esempio di vita nonchè un marchio di fabbrica affidabile. Per ora nessuno dei film in cui era protagonista mi ha deluso.
Rimanendo comunque nella categoria delle produzioni contraddistinte da sceneggiature approvate da Steven Seagal.
Adrenalinico, violento, cruento, questo Death Race, pseudo remake del film "Death Race 2000" del 1975 con David Carradine e Sylvester Stallone, rappresenta una sorta di trasposizione cinematografica di Carmageddon misto a GTA. Ha tutti gli elementi dei suddetti videogame, soprattutto in termini di libertà d'azione, sangue, distruzione, bonus...già perchè le auto dei nostri simpatici carcerati che partecipano alle corse possono beneficiare dell'uso di armi di attacco o di difesa (fumogeni, napalm...) attivandoli previa passaggio con "4 ruote" sopra a dei check-point disseminati nel percorso.
Tutto sommato la visione scorre via senza intoppi, senza concedere spazio alla noia o venir meno alle aspettative di dinamismo che il film promette. Anche dal punto di vista della regia e delle sequenze descritte c'è un approccio moderno e originale, che richiama le produzioni in stile Grande Fratello o che propone un sistema di matrioske (in fondo, anche nel film, la corsa viene utilizzata per realizzare una visione cinematografica). Quello che manca però è la visione della death race da parte della gente comune: teoricamente il pubblico che assiste al massacro dei carcerati ammonta a circa 70 milioni di invididui ma di questi nessuno viene mai inquadrato.
I personaggi disponibili invece sono per lo più caricaturali e macchiette, senza un background. Icone sacrificabili che fanno riferimento alle tipiche organizzazioni criminali del mondo (la mafia russa, quella cinese...). Nulla di più. Un po' come la maggior parte dei partecipanti di talk show e reality show moderni, genere a cui Death Race per certi versi allude, estremizzando.
Tra le cose che più mi son piaciute del film ci sono il protagonista, Jason Statham, e le donne. Per quanto riguarda il primo, si conferma una star del cinema d'azione, implacabile, ferreo, implacabile e fisicamente indistruttibile. Per qualche strano motivo, l'ira funesta che è in grado di esprimere a cazzottate mi gasa assai. Sarà anche per via della freddezza che spesso dimostra ("sono scivolati...", riferisce alla guardia dopo aver appena massacrato i compagni di cella che gli sono stati assegnati).
Mi domando quando verrà selezionato per qualche produzione di più alto livello.
Ovviamente, il fisico che dimostra è quello "standard" del classico pilota d'auto da corsa...
Comunque sia, la maschera (di Jason...uhm...anche quello di Helloween si chiama Jason...possibile che?) gli dona e gli conferisce quel tocco di classe in più.
Quanto alle donne, al di là dell'apprezzamento per il fascino della navigatrici, soprattutto quella del nostro "Frank"(enstein), seppur potevano scapparci abitini più succinti e sequenze più depravate visto che di carcerati stiamo parlando, l'elemento che più ho trovato apprezzabile è stata l'assoluta docilità e silenziosità delle medesime. Nessun dialogo del tipo: "posso spegnere il condizionatore", "puoi andar più piano", "hai visto quel negozio lì?", "posso cambiare canzone?", "oddio, sto per morire!!!".
Il nulla. Salgono a bordo di vettur guidate dalla peggior feccia criminale -in astinenza di femmine da anni per giunta -per partecipare ad una carneficina su ruote ma non esprimono nemmeno un commento del tipo "Ehi, siamo donne mica oggettistica! Abbiamo pari diritti degli uomini! Vogliamo guidare anche noi! E vogliamo scarpe firmate e borsette alla moda".
Ecco, questo è forse l'elemento che più di tutti mi ha lasciato perplesso. Assieme al "difetto del circuito del finale": strano che nessuno se ne sia mai accorto. O che nessuno dei piloti abbia mai pensato di coalizzarsi con gli altri e, con le armi spianate, tentare l'evasione. Ipotesi talmente remota che non c'è manco una torretta o un cancello "in più" per tutelare la società dall'eventuale fuga di criminali da Terminal Island.



PS: teoricamente l'anno prossimo dovrebbe essere prevista l'uscita di Death Race 2...

mercoledì 21 luglio 2010

..:. Cemento Armato ::..

Titolo: Cemento Armato
Regia: Marco Martani
Anno: 2007
Genere: Commedia, Noir
Cast: Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini, Dario Cassini, Matteo Urzia

La trama in breve:
Diego è un ragazzo che vive di espedienti, truffa il prossimo e ama appassionatamente la sua Asia. Bloccato nel traffico cittadino, decide di farsi largo frantumando gli specchietti delle auto in coda ma qualcuno tra gli automobilisti non sembra gradire lo scherzo ed è deciso a fargliela pagare cara. È Franco Zorzi detto il primario, feroce boss della malavita romana che controlla quasi tutti i traffici illeciti della Capitale. La bravata di una mattina costerà a Diego più di quanto potesse immaginare. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Finalmente sono riuscito a concludere la visione di questo film, non perchè non volessi, sia chiaro, ma per impraticabilità di campo. Diciamo così.
Ad ogni modo, nonostante il gradimento altalenante che ha riscosso, soprattutto leggendo quanto riportano su mymovies o su filmup, questo film a me è piaciuto.
Inizialmente ero molto perplesso: trattandosi di un film italiano temevo praticamente tutto. Invece mi sono ricreduto. Non siamo di fronte ad una pietra miliare della cinematografia mondiale ma decisamente anni luce avanti rispetto ai Vanzina e a molte altre produzioni nostrane che, malgrado tutto, vendono e fanno parlare di sè.
Questo Cemento Armato è una sorta di noir, violento e crudele, in cui non c'è speranza. Descrive un'Italia abbruttita e corrotta, marcia, senza veri e propri personaggi positivi o memorabili. Sfatta. Abbiamo per lo più perdenti e sconfitti: Diego è un piccolo criminale, un perdigiorno; il Primario è un boss che vede pian sgretolarsi il proprio mondo; Asia, la ragazza di Diego, subisce violenza e tiene tutto per sè; il Pompo fa il rigattiere, "il Capitano" è mezzo matto, gli amici di Diego non combinano poi chissà chè...
Tutti sono in parte vittime e carnefici, in una spirale di violenza che risulta piuttosto insensata ma che, purtroppo, magari corrisponde alla realtà. Probabilmente si poteva fare di più, cercando di creare un trama più complessa e variegata, con un maggior numero di personaggi e minor coincidenze, sia in termini di luoghi che di eventi.
Ad esempio: c'è un poliziotto che è sul libro paga del Primario, al quale viene chiesto di rintracciare il "proprietario" di un motorino il cui conducente ha causato la rottura di uno specchietto retrovisore della sua auto. Ora, non so quanti caspita di poliziotti ci siano nella città ma, casualmente, il nostro è lo stesso che mesi addietro aveva conosciuto Diego. Una coincidenza?
Così come per i Santini: considerando che il protagonista ha "perso" il padre anni prima rispetto al presente del film, chi sarà mai l'uomo della sequenza iniziale? E vogliamo parlare degli abiti di Saib? In 12 anni, sempre lo stesso...io avrei chiesto un aumento al Primario...
Comunque sia, il ritmo che il film possiede e la storia in sè non mi sono spiaciute. Addirittura ha un'atmosfera e un sapore solo vagamente italiano: forse questo elemento ha contribuito ad aumentare le potenzialità di vendita e diffusione del film anche al di fuori del nostro territorio.
Rimane che, quasi certamente, si poteva fare di più (per dire, Faletti non è poi sto gran attore...) ma nel complesso il risultato è apprezzabile.
Così come lo sono certe soluzioni di regia e di fotografia: in particolare le sequenze concitate verso il finale, la corsa di Diego verso la casa della propria madre e poi quella giù per le scale ad inseguire lo scagnozzo del Primario (mi han richiamato alla mente un pezzo di "Requiem for a Dream" di Aronofsky).
Anche dal punto di vista musicale mi son sentito piuttosto soddisfatto, soprattutto mentre ile immagini del finale sfumano sulle note di Senza Fiato, cantata da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e Dolores O'Riordan.
Consigliato, quindi, ma senza troppe pretese.




PS: una piccola riflessione infine vorrei farla in merito ad un elemento del finale. Avviso quindi di non continuare a leggere coloro che fossero interessati alla visione del film.
Nel corso del film, c'è qualche scorcio della vita "normale" del Primario: un uomo per bene, con una bella moglie (ok, è sempre sullo sfondo, ma presumo sia bella...) e una graziosa figlioletta a cui racconta le fiabe. In realtà è un violento, un criminale, un mafioso, un killer a sangue freddo e chi più ne ha più ne metta.
Alla fine muore (ve l'avevo detto di non continuare a leggere...) e tramite la pagine di un quotidiano viene svelata alla massa la vera natura di Zorzi, detto "Il Primario". A seguito di tale immagine, mi son chiesto: e la sua famiglia? Ovvero, chissà quanto pesante dev'essere lo shock di apprendere dai media, neanche da un conoscente o da un congiunto, la reale identità del proprio padre, marito, collega, amico. Mi son chiesto anche quante volte magari ciò sia capitato e quanto dolore comporti nel cuore delle persone. A ben pensarci è davvero atroce, credere di conoscere una persona cioè, e poi trovarsi per le mani solamente i cocci di un'esistenza, a fare i conti con le rovine di un immagine ridotta ormai in frantumi. Con tutto quel che ne consegue in termini di sentimenti, emozioni e ricordi. Senza contare che per di più la persona in questione è morta e tocca solamente ai sopravvissuti gestire l'eredità delle azioni intraprese e della fama guadagnata, soffocando la rabbia e affrontando il mare in tempesta a cui, all'improvviso, ci si trova esposti.

domenica 18 luglio 2010

..:: Prodigium - I figli degli elementi ::..

Titolo: Prodigium - I figli degli elementi
Autore: Francesco Falconi
Editore: Asengard Edizioni
Genere: Fantasy
Pagine: 409

La trama in breve:
Quattro ragazzi si aggirano tra i vicoli di Synapsis, antica metropoli dai mille misteri. Sono ragazzi dall’indole differente ma accomunati da due caratteristiche: la solitudine e la coscienza di sentirsi speciali e diversi dai loro coetanei. Alyssa sa muoversi a velocità straordinaria ed è capace di lanciare lingue di fuoco. Dafne riesce a spostare gli oggetti con la forza del pensiero. Ryan sa mutare in animale il proprio corpo. Kaleb infine conosce alla perfezione la magia. Per loro è giunto il momento di seguire il proprio destino e, assieme ad altri sessanta ragazzi, saranno chiamati a conoscere gli enigmi della lontana isola di Eterium, dove, all’interno della gigantesca Pagoda di Theorica, impareranno a conoscere loro stessi e i propri poteri sotto la guida della Conclave.
Ma complotti e misteri si agitano nel cuore della Pagoda, nell’attesa che la Profezia della Laude Elementale si avveri. La Conclave si pone così una missione: fermare il male che dilaga per rispettare il patto con le Entità della Laude Elementale, mentre la Congrega dei Sommersi trama nelle tenebre dell’Acropoli delle Ombre, pronta a far risorgere gli Dèi sepolti, i Pilastri di Silicio. Synapsis sta per essere sconvolta dalla genesi di nuove creature. Le porte di una nuova era di terrore stanno per spalancarsi. Un’unica salvezza: i quattro ragazzi, i Prodigium.


Il mio commento:
Ho acquistato questo romanzo approfittando degli sconti applicati dall'editore nel periodo natalizio ma son riuscito a dedicarmi ad esso e a completarne la lettura solo recentemente. Non conosco le altre opere di Falconi, soprattutto la saga di Estasia, però questa sua nuova serie mi ha convinto parzialmente. Lo stile e il modo di narrare e descrivere eventi e personaggi non mi è spiaciuto, anzi. Abbastanza vivace, scorrevole, sufficientemente evocativo: da questo punto di vista non mi sento di criticare granchè.
Per quanto riguarda l'ambientazione e l'intreccio in sè, invece, ci sono varie cose che non mi hanno soddisfatto. Probabilmente il target del romanzo è quello di ragazzi più giovani di me, tuttavia ho avuto l'impressione di leggere una storia priva di un'ambientazione ben definita ma costruita su elementi eterogenei che ad alcuni possono piacere e ad altri no. Più che altro non mi è ben chiaro cosa ci sia, nel mondo di Prodigium, oltre a Eterium, Theorica e Synapsis nè cosa ci sia nel suo passato: a tratti infatti sembrerebbe che la "nostra storia" e quella del mondo di Prodigium siano la medesima, con le stesse civiltà e religioni che si sono sviluppate nel tempo; poi però compaiono altre entità che rimangono nebulose (ad esempio i Pilastri di Silicio).
La storia in sè è discretamente avvincente però molto semplicistica nel tratteggiare certe dinamiche. Soprattutto non ci si dilunga affatto nello spiegare come facciano i ragazzi a imparare a dominare i propri poteri: è così e basta. Tutto scivola via molto in fretta a mio avviso, così come la caratterizzazione di certi personaggi o le loro vicende personali. Ryan ad esempio è molto trascurato, per non parlare di circa 56 ragazzi su 64 partecipanti al "torneo" senza dimenticare certi tutori. Che poi, tutta la situazione descritta, le squadre, la scuola, la sfida, il premio, mi han fatto pensare ad altre opere, come Harry Potter e Naruto. Non so se sia voluto o meno, però questa è stata la mia impressione. Ad ogni modo, qualche sfaccettatura in più me la sarei aspettata, come anche sentimenti tipicamente adolescenziali da parte dei ragazzi (pulsioni sessuali, instabilità emotiva, necessità di svago, di musica...). Senza contare che sembra mancare completamente il dialogo o il contatto tra di loro: voglio dire, a pranzo, a cena, dopo cena, di tanto in tanto, parleranno pure anche con gli altri gruppi, no? Possibile che nessuno abbia simpatie o dubbi? O che, per settimane, nessuno tocchi "certi argomenti" dopo "certi eventi"? Mah...
Gli aspetti che invece mi son piaciuti sono stati quelli relativi al finale e alla reticenza sfruttata in più di un'occasione per lasciar intendere ma senza spiegare. Mi riferisco, ad esempio, alla questione Dedalus e i suoi comportamenti sospetti, l'eugenetica, Arden....permane quindi un certo mistero e un'atomsfera critpica di non detto che amplificano la curiosità del lettore, coinvolgendolo. Però se poi certe risposte non giungono o scivolano via troppo velocemente (t'oh, in un battibaleno i cattivoni sono arrivati ad Eterium con un mini esercito) creando un po' di delusione e disorientamento.
Concludendo, speravo che Prodigium si rivelasse una lettura migliore e più approfondita. La sufficienza glila do, a mio avviso, si poteva fare di più.


PS: ad ogni modo, un "piccolo" sospetto su chi sia il tutore traditore ce l'ho.

sabato 17 luglio 2010

..:: Heroes - Personaggi (6) ::..

Qualche tempo fa ho concluso la visione della quarta stagione di Heroes: è una di quelle cose di cui avrei dovuto parlare in questo blog, come della vacanza alle Cinque Terre, ma per la quale non son riuscito a trovare il tempo necessario.
Comunque, questo quinto volume della serie è stato abbastanza una delusione. Incoerenze, personaggi che non convincono, situazioni prive di senso e incapaci di suscitare un interesse duraturo. Qualcosina di decente c'è per carità, però è troppo poco.
Un peccato insomma, Tim Kring e company potevano giocarsela meglio, costruendo una storia decente più che giocando sull'effetto sorpresa di alcune trovate come Claire Bennet lesbica, Nathan Petrelli "zombie", Sylar buono, Matt Parkman che tromba o un personaggio per certi versi disabile.
Staremo a vedere che combineranno con il film conclusivo ma, non so perchè, temo che sarebbe meglio lasciar perdere...


Samuel Sullivan:

Questo è probabilmente l'unica cosa autenticamente decente di tutta la serie, merito forse di Robert Knepper e della caratterizzazione data al personaggi di cui veste i panni. Romantico, disperato, trasformista, innamorato, stronzo, potente, ipocrita, viscido, sbandato, calcolatore: Samuel Sullivan è un miscuglio di tutto ciò. Un abile manipolatore in primis ed un uomo innamorato in secondo luogo. Con la sfiga di avere un potere piuttosto significativo e, fortunatamente per lui, potenziabile grazie alla presenza di altri heroes nei paraggi. E' un cattivone, insomma, che mira a posizionare le proprie pedine, ad acquisire nuovo potere giocando sulle vulnerabilità altrui...però questa sua facoltà è blandamente sfruttata e presa in considerazione dagli sceneggiatori. In una scena, forte della propria geo-cinesi, rade al suolo un edificio senza avere molti altri "dotati" attorno a sè, in un altre distrugge una città intera solo perchè si becca un 2 di picche e alla fine, nell'ultima puntata...mi vien la depressione al solo pensiero di quel che è successo. Poraccio. Tra l'altro si fa pure una vita mediocre, vivendo come un umile circense, cosa che forse spiega come possegga il dono dell'ubiquità: è praticamente ovunque, con quella sua bella faccia pulita e raccomandabile. Ad ogni modo, a lui va tutta la mia stima per il fatto di avermi permesso la visione di una serie che, altrimenti, avrei smesso di vedere prima. Poco importa se pure lui ha alti e bassi (prima è uno zotico sbandato, poi uccide il fratello e subito dopo diventa il leader del circo) almeno è stato un "heroes" che ha dato sfogo al proprio potere: e basta con le seghe mentali! Conquistate il mondo, cribbio!


Noah Bennet:
Un altro personaggio cui, tutto sommato, va la mia stima, è il signor Noah Bennet. Soprattutto dopo aver visto come flirta con le donne, a patto che siano bionde: dopo aver lasciato la moglie, infatti, diventa un po' più intimo con la casta e pudica Tracy Strauss, mentre va ancora meglio con l'ex collega...che incontra in un supermercato. Della serie, che piccolo il mondo quando gli sceneggiatori lo desiderano ^_^
Noah è un personaggio controverso, un buono e un cattivo al contempo, cacciatore di soggetti dotati ma al contempo padre amorevole e amico di alcuni di essi. Mi domando come riesca a far coppia fissa con l'haitiano senza aver mai dubbi (Haitiano: "potresti pagarmi tu il pranzo oggi?" Noah: "certo, poi i soldi me li dai domani" Quindi l'haitiano usa i propri poteri per cancellare la memoria a Noah ed estinguere il proprio debito...)...
Ma soprattutto come abbia fatto a catalogare così tanti heroes e ad essere ancora vivo. Voglio dire, aver a che fare con soggetti che volano, che respirano sott'acqua è un conto... ma come la mettiamo con chi ti può uccidere toccandoti o può generare buchi neri?
Ciononostante, lui è un duro. E un paraculato. Per questo ce l'ha sempre fatta. Sacrificando se stesso magari, la propria felicità o la propria famiglia. Per Claire farebbe tutto, infatti, anche se non sempre i rapporti con lei sono facili. Con l'ex moglie, invece, certe dinamiche si sono inasprite anche a causa dell'haitiano, cui ha fatto ricorso per modificare la memoria della donna. Mentre nei confronti dell'altro suo figlio, Lyle...beh...la freddezza che dimostra è alquanto sospetta. Sarà perchè non è biondo o dotato di poteri. Mah... Ad ogni modo, rimane un personaggio discretamente costruito: non il mio idolo, sia chiaro, ma comunque la sua presenza non mi spiace oltre modo. Anche se, per certi versi, io gli avrei complicato di più la vita: in fin dei conti, nonostante tutto ciò che ha combinato, tutte le menzogne e le nefandezze che ha commesso, se la passa fin troppo bene sia a livello umano sia per quanto riguarda le risorse economiche a cui può far affidamento. Quanto invece ad eventuali questioni legali...beh...ci ha già pensato l'haitiano mi sa.

mercoledì 14 luglio 2010

..:: Auto Blu in Italia ::..

Della serie "diamo i numeri"!
Scusate ma non ce l'ho fatta: lo so, avrei potuto attendere, documentarmi un poco, risparmiare tempo in vista della riunione della lista civica a cui devo partecipare tra meno di 20 minuti...
Ma, come dicevo, non ce l'ho fatta.
Al tg. poco fa, si parlava di auto blu.
"Ce ne sono 90 mila", ha confermato Brunetta, "e costituiscono uno spreco".
Essendo Ministro della Funzione Pubblica, penso, saprà di cosa sta parlando. Se dice una cifra, cioè, la dice a ragion veduta, perchè ha controllato.
90 mila auto blu...caspita.
Son tante. Soprattutto considerando che, per fare un esempio, negli Stati Uniti sono circa 73 mila. E non è che tra USA e Italia ci sia poi così tanta differenza in termini di spazi, soldi pubblici e numero di politici che ne possano usufruire.
Però, ci tengo a precisare che c'è qualcosa non torna nei numeri sparati dal nano di cui sopra. Già perchè solo il mese scorso lo stesso Brunetta diceva che erano 30 mila...uhm...qualcosa non torna.
E se invece, contandole tutte, ma proprio tutte, anche quelle non direttamente in forza ai politici, le auto blu fossero 620 mila? Per un giro d'affari di circa 21 miliardi di euro (nostri) l'anno!!!
E io pago!
Maledetti miserabili al potere!
Altro che manovre e "possibilità volontaria" di riduzione della propria indennità...

martedì 13 luglio 2010

Crank

Titolo: Crank
Regia: Mark Neveldine, Brian Taylor.
Anno: 2006
Genere: Azione
Cast: Jason Statham, Amy Smart, Jose Pablo Cantillo, Efren Ramirez, Dwight Yoakam

La trama in breve:

Chev Chelios è un killer che ha smesso di uccidere per amore della bella Eve. Ma il boss dei duri e cattivi malavitosi della West Coast non ci sta e lo condanna a una morte singolare. Durante il sonno, lo schizzato Ricky Verona inietta a Chev un veleno che arresta il cuore. Per sopravvivere il suo corpo dovrà costantemente rilasciare adrenalina. Far reagire il cuore, creando situazioni di stress, sarà la missione del killer pentito. Lecito e vitale qualsiasi espediente: provocare afroamericani incazzati e armati, guidare in un centro commerciale, scolare Red Bull, cavalcare una moto o possedere la compagna sui marciapiedi di Los Angeles (fonte mymovies).



Il mio commento:
Crank appartiene a quella categoria di film che potrei definire "brain off", un tocca sana per menti stressate e che abbisognano di un po' di svago "maschio". Diciamocelo, non siamo certamente di fronte ad un film impegnato o dagli aulici risvolti morali, tutt'altro...però chissene!!! Scusate il francesismo.
Adrenalinico, insensato, folle, violento, spericolato, avvincente, metallaro, fracassone e demenziale: questo Crank è un concentrato di tutto ciò e, grazie anche alla straordinaria fisicità di Statham (sto diventando un suo fan ^_^), riesce a coinvolgere a divertire.
Certo, l'intreccio è piuttosto inverosimile, con tanto di situazioni assurde e paradossali, ciononostante si lascia guardare soprattutto grazie ad un ritmo e ad una frenesia di avvenimenti che non regalano mai momenti di noia. Anzi, alcune delle situazioni che si vengono a creare sono quasi indecenti (che sta a fare Verona, con quella tizia china sulla sua patta? Per non parlare dell'amplesso pubblico ci Chev...sai com'è, serve adrenalina...). Un misto di violenza, azione, pornografia ma miscelato con grande stile e ottenendo un risultato sorprendente. Godibile assai e assai, e sottolineato da una colonna sonora azzeccatissima.
Oltretutto, ci sono qua e là sprazzi di soluzioni di regia originali e stravaganti che rendono il film interessante anche dal lato tecnico. Mi riferisco, ad esempio, alla telefonata tra Chev e il suo "medico" quando, mentre il primo cammina nel mezzo di un centro commerciale (in cui ha seminato il panico in auto, se non ricordo male...) le immagini dell'altro si susseguono sulle pareti e sui monitor disseminati nell'edificio; ma anche la rabbia furibonda dell'inizio è ben resa nelle sequenza iniziale, frammentaria e disturbante per via dei rallenty e della fotografia utilizzata. Per non parlare del volo nel finale...
Un film che, a mio avviso, si potrebbe definire barbaro nell'animo, anche se, dicendo ciò, spero di non risultare denigratorio.
Nei confronti del film, intendo, non certamnete dei barbari.
Splendida (e incredibilmente stupida...) pure la controparte femminile, Eve (interpretata da Amy Smart, già vista in qualche puntata di Scrubs tra l'altro), ignara dell'effettiva professione del proprio uomo: d'altronde chi, guardando Jason Statham, non lo scambierebbe per un tipico programmatore di videogames? In effetti i bicipiti "da tastiera" ce li ha, e anche il broncio di chi continua a rimuginare su problemi e algoritmi, così come una resistenza fisica e una virilità che neanche Iron Man e Rocco Siffredi fusi assieme nei giorni migliori riuscirebbero ad eguagliare! Infaticabile e inarrestabile, praticamente un Terminator (e la cosa mi piace...) ma senza i limiti imposti dalla meccanica.
In conclusione, un film che a me è piaciuto, più che discretamente realizzato, e che mi ha permesso di svagarmi in tranquillità, scacciando preoccupazioni e pensieri.
Addirittura lasciandomi con una domanda: cosa farei, io, se mi trovassi al posto di Chev?
Se dovessi vivere con la certezza della morte ad ogni angolo, sapendo di avere il tempo contato, che farei?
Un viaggetto a Roma, ad esempio?
Dalle parti del Parlamento?
Oppure che altro?
Uno sterminio di massa?
Una raccolta fondi per i familiari delle vittime di Kampala?
Un clistere di acido fosforico e chiodi per Dell'Utri e chi l'ha difeso raccontandoci balle sulla sua integrità morale ad un'intera popolazione di elettori di fatto confermando che siamo in mano a dei miserabili corrotti fino al midollo? O, più semplicemente, mi regalaerei una morte per "snu snu "con la mia Silvia?



... e se non bastasse, ecco il trailer di Crank 2: High Voltage!

sabato 10 luglio 2010

..:: Recupero dati da hard disk ::..

Finalmente sono tornato operativo ^_^
Nel senso che, dopo più di una settimana di "terapia", il mio pc è tornato a casa consentendomi di riprendere le mie quotidiane attività.
Alla fin fine, quello che mi hanno sostituito è stato...rullo di tamburi...la scheda madre! Fortunatamente però son riuscito a recuperare una Asus AI K8N-E deluxe che mi ha consentito di mantenere, grosso modo, tutto ciò che avevo. Con conseguente risparmio di pecunia...

Il problema che è sorto in seguito però, e in merito al quale ho deciso di dedicare un post, è stato il recupero dei dati. Infatti, nella mia precedente configurazione, uno dei dischi che avevo (un Maxtor da 500 Gb) era prevalentemente dedicato alla memorizzazione di dati: dai miei testi alle foto scaricate dalla macchina digitale e quant'altro, senza contare i possedimenti di mio fratello e di mia madre. Teoricamente avrebbe dovuto sopravvivere al trapasso della mia precedente scheda madre mentre in realtà qualcosa è andato storto.
Non so se sia dipeso dai fallimentare tentativi di installazione di Windows, prima, e di Ubuntu, poi. ma qualcosa si è sputtanato. Di conseguenza, ora che contavo di ripristinare la mia precedente operatività, mi trovo un disco che mi risponde "Il disco non è formattato: vuoi formattare?" ogni volta tento di accedervi.
Peccato che dentro dovrebbero esserci un bel po' di dati...
Tra l'altro, possibile che con tutte le funzionalità disponibili in un S.O. non ce ne sia una per l'analisi preventiva di un disco ed il ripristino delle informazioni necessarie alla sua lettura? Soprattutto se il contenuto dovrebbe usare il medesimo file system del S.O. in questione?
Ad ogni modo, cercando qua e là nel web, fortunatamente, ho trovato alcuni utili consigli su applicativi da utilizzarsi in simili situazioni e, a tal proposito, consiglio l'ottimo Get Data Back della Runtime Software.
A me ha ridato speranza.
Avevo provato anche con Partition Found and Mount e con TestDisk, ma senza riuscire ad ottenere il medesimo esito.
Il programma in questione, infatti, consente di rileggere le partizioni e i settori di dischi che non vengono più rilevate correttamente e di tentare di ricostruire i files.
In questo modo, anche se non del tutto, sono riuscito a recuperare quello che mi interessava. Qualcosa, purtroppo, è andato inevitabilmente perduto.
L'utilizzo di Get Data Back, di per sè, non è complicato: prevede solamente 3 passaggi per l'analisi del disco ed il conseguente recupero di quanto in essi contenuto. In base alla grandezza del disco e ai dati contenuti, il programma potrebbe impiegarci 30 minuti come qualche ora ma, almeno, è possibile salvare i risultati per poter ricaricare questa sorta di immagine anche in un secondo momento.
L'unica pecca è che, terminato quest'ultimo passaggio, si è costretti ad una ricerca manuale di quanto desiderato attraverso una serie di innumerevoli cartelle che riportano il nome del settore in cui risiedevano i files (013E98, 015E6B...).
Ci vuole un po' di pazienza, insomma. Soprattutto se il disco è particolarmente capiente e il suo contenuto vasto ed eterogeneo.
Però questo è nulla rispetto al danno, economico o personale, che corrisponde alla perdita definitiva dei propri dati. O al costo di rivolgersi ad aziende specializzate.
In conclusione, ricordate, backup-ate sempre tutti i dati che vi stanno a cuore e non date mai per scontata l'esistenza del vostro disco :-(
L'esperienza tuttavia mi ha insegnato a star leggero, a cercare di limitare il numero di dati importanti presente sul pc: probabilmente inizierò a sfruttare un po' di più lo spazio ftp che ho disposizione su altervista o su siteground e a munirmi di applicativi come Uranium Backup ^_^

domenica 4 luglio 2010

..:: Il Teatro degli Orrori ::..

Sfortunatamente il mio pc ancora non è "guarito" e nemmeno risorto dalle proprie ceneri con nuovo hardware. Peccato... Teoricamente avrei dovuto aver ricevuto risposte qualche giorno fa (prima martedì, poi venerdì...) ma al momento tutto tace. Mi vien da sospettare che anche i tecnici del negozio siano approdati al mio medesimo punto, ovvero alla nefanda domanda: ma porco cazzo, perchè caspita non funziona questo @#*onzo di computer di merda?? Probabilmente espressa in tono più scurrile. Ipotizzo però che la risposta sarà qualcosai di simile a "dai test condotti è emerso che il problema è inequivocabilemente riconducibile alla scheda madre. Per cui, dovresti cambiarla. E pure il processore. E la Ram. E anche la scheda video, visto che l'agp non è più supportato. Se poi, già che ci sei, ti va di cambiare anche il case...beh, siamo qua" :-)
Ad ogni modo, pc o meno, rimane che in questo periodo avrei voglia di scrivere, fare e brigare. Ma devo limitarmi. Perciò, anzichè puntare ad altri argomenti, ho deciso di spendere due parole sui Il Teatro degli Orrori.
Mercoledì scorso, il 30 giugno, sono infatti riuscito ad andare a sentirli allo Sherwwod Festival di Padova. In totale mi son partiti 13 euro e 50 cents: non male per un concerto di circa 2 ore.
Personalmente non ero mai stato allo Sherwood e, da come me l'avevano descritto, me l'ero immaginato un postaccio molto devastato, sfatto e solo per gente schierata. Devo dire che invece è molto più tranquillo e a modo di quel che temevo: forse, nel corso degli anni, qualcosa è cambiato ma rimane il fatto che la maggioranza delle persone che lo frequentano sono giovani, con voglia di stare assieme e divertirsi e tendenzialmente schierati verso sinistra. E non erano pochi.
Ad ogni modo, alle 9.40 circa è salito sul palco Nicola Manzan, trvigiano, con il proprio progetto solista "Bologna Violenta". Non è stato un ascolto immediato, almeno personalmente, con brani veloci, furiosi, suonati con la chitarra (tranne uno) a volume altissimo e dai toni musicali decisamente aggressivi. Riferimenti al metal ce n'erano eccome, con sequenze musicali suonati a velocità sostenute e rabbiosa alternati a testi recuperati da film e documentari, atti a denunciare qualche realtà particolare (sfruttamento delle ragazze africane, trapianti d'organi illegali in Giappone, utilizzo di cuccioli a scopo alimentare in Cina...). L'artista ha creato, a mio avviso, uno spettacolo di forte impatto musicale e che, per come era strutturato, poteva risultare a tratti folle e sperimentale. Di certo emozionante e suggestivo.
Dopo "Bologna Violenta" è stato quindi il turno dei "Il Teatro degli Orrori", gruppo per il quale lo stesso Manzan suona. Premetto che i Teatro degli Orrori sono una band che conosco da poco tuttavia penso che siano una delle realtà musicali italiane più valide e interessanti, decisamente da tenere sott'occhio e apprezzare. Sul loro sito sono riportate informazioni sul gruppo, sul tour e sulle loro canzoni ma ugualmente vi riporto un passaggio giusto per introdurli anche a chi non li ha mai sentiti:

Siamo stanchi delle solite frittate rock italiane, stanchi dello sciatteria culturale che ci propinano le grandi case discografiche, stanchi di tutte le canzoncine che ascoltiamo in radio o "vediamo" in televisione, che durano sempre e soltanto l'arco di una stagione e poi -grazie a dio- non se ne sente più parlare.
IL TEATRO DEGLI ORRORI ha un ambizione più grande. Un quartetto rock bello classico, con una gran voglia di suonare della musica potente ma intrigante, violenta ma dai contenuti romantici, ignorante ma colta, un occhio ai Melvins ed uno a Dylan, un po' Birthday Party e un po' progressive.
Vi sembra poco? O è forse troppo? Ascoltare per credere.

La musica che suonano è piuttosto articolata e non banale, sia dal punto di vista delle soluzioni musicali che dei testi proposti. Come genere si potrebbero definire rock, indie, ma anche progressive. Ma forse è necessario attendere qualche altro album prima di inquadrarli meglio.
Dal vivo la resa è molto buona, davvero come mi aspettavo: giusto un paio di piccoli errori di attacco ma per il resto han suonato molto bene.
A questo, che già di per sè non è poco, va ad aggiungersi il modo di interagire con il pubblico, fatto di silenzi, di azioni mimate, di blocchi collettivi, di movenze tra il folle e il teatrale da parte del cantante, Pierpaolo Capovilla, lo stesso incaricato di introduzioni e spiegazioni alle loro canzoni.
Ad esempio in riferimento a "Terzo Mondo" o a "E' colpa mia", dedicata al nostro Paese (c'è l'Italia del Nord, l'Italia del centro, l'Italia del Sud, l'italietta, l'italiuccia, l'italiona - quella che va in guerra in Iraq e in Afghanistan - e l'italiaccia....), oppure su Ken Saro Wiwa, a cui è dedicata "A sangue freddo". I testi dei Teatro degli Orrori infatti non sono banali, anzi, spesso sono impegnati e significativi nelle riflessioni e nelle denunce che propongono. Fanno respirare delusione, insofferenza, voglia di riscatto, desiderio di un futuro migliore che però giunga da noi, dal nostro impegno.
A tal proposito, tra tutte, "E' colpa mia" è quella che forse mi è rimasta di più, quella che già vi avevo proposto nel mio precedente post. Il nostro Paese va male, sta andando male, è innegabile. Stiamo decadendo da ogni punto di vista eppure non gliene frega più niente a nessuno. Va bene così. Ma di chi è la colpa? Di Silvio e del suo partito legato alla mafia (è di questi giorni la diffusione anche al di fuori del web della notizia su Dell'Utri a cui viene confermata la condanna di 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Notizia aggravata dalle affermazioni su Mangano, criminale pluriomicida affiliato a cosa nostra, stalliere nonchè ospite ad Arcore per diversi anni)? Della Lega che fomenta divisioni col suo desiderio di indipendenza e federalismo? Del PD, smorto e inconsistente? Dei magistrati, che sembrano accanirsi a tutti i costi contro chi ha reati da giustificare? Del calcio? Della chiesa?
No.
La colpa è di ciascuno di noi, quando non ci schieriamo, quando ci neghiamo, quando ci rinchiudiamo nel nostro egoismo e puntiamo alla sicurezza del nostro egoismo. Quando vediamo la politica solo come un pretesto per ottenere favori personali e non come un impegno corale nei confronti della collettività.
Ma, ancor peggio, a chi spetterà raccogliere i cocci del presente che stiamo creando?

colpa mia
se siamo diventati indifferenti
più poveri più tristi
e meno intelligenti
è colpa mia x2
che non mi curo delle tue speranze
forse perché delle idee
non so più che farne
è colpa mia
non ci avevo mai pensato
è colpa mia
non presto mai troppa attenzione
è colpa mia
perché non prendo posizione
è colpa mia
mi crolla il mondo addosso
se ci penso
non me ne frega niente
è colpa mia
ho aperto gli occhi all'improvviso
e ho visto te
e nessuna spiegazione
soltanto quando è troppo tardi
ti ricordi ch'è tutto vero
è colpa mia x2
ho aperto gli occhi all'improvviso
e ho visto te
e nessuna spiegazione
figlio mio
ci pensi, un giorno
tutto questo sarà tuo
neppure se ti vedo piangere
riesco ad essere felice
neppure se ti parlo veramente
quando ti dico
che per me non conti niente
neppure tu
è una vita spesa male
ma tanto ormai è finita e lo sai
perché è finita
era un autunno
mentre l'inverno si avvicina
è colpa mia x3
se siamo diventati indifferenti
più poveri più tristi
e meno intelligenti
perché non mi curo
delle tue speranze
è colpa mia
se siamo diventati indifferenti
per piccoli egoismi
e altrettante bugie
e nessuna spiegazione
E' COLPA MIA
che non mi curo delle tue speranze
per piccoli egoismi
e altrettante bugie
e nessuna spiegazione
figlio mio
ci pensi, un giorno
tutto questo sarà tuo

Una canzone che si fa denuncia, quindi, e che rimane dentro. Accattivante e graffiante anche dal punto di vista melodico, potente, ma sincera.
Almeno per quel che mi riguarda, visto che qui si entra nel campo del gusto personale: in fondo, la musica è anche questo.
In definitiva, son rimasto proprio soddisfatto dell'esperienza fatta a questo concerto e auguro ai Teatro degli Orrori una lunga e felice carriera, conseguendo il giusto successo e la notorietà che si meritano. Sperando però che questo non li faccia cambiare come talvolta, purtroppo, accade.
Vi lascio infine con un altro dei loro video: A Sangue Freddo.