Titolo: The signal
Regia: Will Eubank
Anno: 2014
Genere: sci-fi
Cast: Laurence Fishburne, Olivia Cooke, Beau Knapp, Sarah Clarke, Lin Shaye, Robert Longstreet
La trama in breve:
Tre studenti di college in viaggio attraverso il sud-ovest degli Stati Uniti sono costretti ad una deviazione per andare sulle tracce di un misterioso e geniale hacker che è entrato nei sistemi del MIT ed ha evidenzato falle nel sistema di sicurezza. Nella loro ricerca, i tre amici finiscono in un'area strana e isolata del Nevada, dove all'improvviso tutto diventa scuro. Quando uno di loro, Nic, riprende conoscenza, si ritrova dentro un incubo ad occhi aperti... (fonte ComingSoon)
Il mio commento:
Se guardo alla data dell'ultimo post su questo blog provo un po' di vergogna...davvero non mi capacito di quanto sia trascorso e di quanta poca energia mi riesca di ritagliarmi per portare avanti questi miei progetti personali. Avrei anche un libro, un mini romanzo, che prima o poi vorrei concludere ma che invece continuo a guardare solo da distante...
In ogni caso, sono qui ora, e ne approfitto per una segnalazione lampo di un film visto recentemente su Rai 4 e che, sinceramente, mi ha sorpreso. Per cui ve ne parlo, sperando di suscitare anche in voi un po' di curiosità per questa pellicola già presentata al Sundance Film Festival nel 2014.
All'inizio, The Signal mi ha incuriosito per il tono che aveva, per l'atmosfera che da subito il regista è riuscito a creare grazie alla fotografia e alla presentazione dei personaggi. Qualcosa che mi richiamava opere di autori blasonati, qualcosa tipo Tree Of Life per dire.
Assieme ad un amico, il protagonista, Nic, affetto da distrofia muscolare, sta accompagnando la sua amica/ragazza in California: per cui entrano subito in gioco sentimentalismi, romanticismo, possibilità di qualche lacrimuccia...e invece no. Ben presto la storia prende una piega inattesa, con la caccia a un hacker con cui i tre avevano un conto in sospeso e che sembra perseguitarli fino ad approdare al luogo da cui proviene "il segnale", l'origine della comunicazione di tale NOMAD.
E fino a qui, tutto sommato, il film mi stava attirando più per il tono, per la drammaticità della situazione che per la trama in sé: la narrazione in sé è discretamente coinvolgente e impreziosita da scelte di regia e di fotografia che enfatizzano la sensazione di perdita imminente, la nostalgia per un legame che si sta "troncando".Insomma, c'è sofferenza e c'è sentimento, ma c'è anche voglia di rivalsa, di fare qualcosa di forte, di sconfiggere un avversario... o quanto meno di capire che sta accadendo. Che poi sarà un po' tutta la spinta del film, che alla base vede proprio la determinazione di Nic, già bastonato dalla vita per via della propria condizione fisica, ma che ciononostante va avanti e cerca di essere una persona attiva e positiva, non tanto nel senso di gioviale ma di fare qualcosa per gli altri.