domenica 23 giugno 2019

La città dei libri sognanti

Titolo: La città dei libri sognanti
Autore: Walter Moers
Editore: Salani
Genere: fantasy
Pagine: 509


La trama in breve:
L'ammonimento di Ildefonso de' Sventramitis la dice lunga su questo nuovo romanzo ambientato a Zamonia. Il famoso dinosauro poeta, ancora giovane, modesto (più o meno) e simpatico, ci conduce in un viaggio alla volta di Librandia, per risolvere il mistero del manoscritto perfetto lasciatogli in eredità  dal suo padrino. La leggendaria città  sembra un'immensa libreria antiquaria, ma in realtà è piena zeppa di pericoli, mostri feroci e libri dotati di vita propria.

Il mio commento:
Di Walter Moers, a suo tempo, avevo letto Le tredici vite e mezzo del Capitan Orso Blu, libro che per altro si è prestato a fagiolo per il tableau del matrimonio. 
Dicevo, già in quel romanzo aveva dato sfoggio di grande creatività e capacità letteraria. Qui, a mio avviso, va anche oltre, con un testo tutt'altro che banale o adatto (come riportato su siti come IBS) a bambini. E' un libro complesso e sfaccettato, avventuroso e intrigante ma anche sofisticato se vogliamo per il suo giocare con la letteratura e con l'oscuro potenziale dei libri.
Le illustrazioni disseminate qua e là potrebbero infatti trarre in inganno e magari far sembrare questo romanzo più fanciullesco e sbarazzino di quel che invece è. Vi sono invece intrighi, macchinazioni, trappole e inganni, ma anche rivelazioni drammatiche e creature fantastiche che letteralmente vivono di libri e letteratura.
Ovviamente i personaggi sono quelli fantasiosi di Zamonia, antropomorfi ma di fatto ibridi di creature animalesche: per esempio Ildefonso è una specie di sauro, ma troveremo anche dei "ciclopi" denominati librovori oppure creature interamente composte di carta.
Lo sviluppo della storia procede in modo solido e ben ponderato, con colpi di scena inattesi, fughe rocambolesche ma anche dissertazioni sulla letteratura e sulla ricerca dell' "unza", che è una sorta di "livello super sayan degli scrittori", grazie al quale possono scrivere pagine immortali, pervase di appassionata intensità.
Nel consumare le pagine del romanzo, suddiviso in capitoletti di lunghezza diseguale, il lettore seguirà le vicende di Ildefonso dal suo arrivo a Librandia fino alla prigionia nei suoi sotterranei per approdare alla roboante conclusione, in un finale che però lascia un po' l'amaro in bocca in quanto non si tratta di un vero e proprio lieto fine. Non voglio spoilerare ma anche in questo sta il valore dell'opera, ossia nel fatto di non essere commerciale o scontata e al contempo di essere attenta alla propria coerenza e alla dignità dei propri personaggi. 
Lo stile della scrittura pure si assesta su ottimi livelli, mai banale e sempre un po' poetico, in linea con la scelta di affidare la narrazione ad uno scrittore zamonico come Ildefonso de' Sventramitis, per altro protagonista degli eventi narrati. D'altronde, chi meglio di uno scrittore può esser protagonista in una città in cui i libri possono nascondere trappole, possono stregare oppure muoversi e comportarsi come creature viventi? Apprezzato poi il gioco-critica, nel libro, verso l'editoria di massa e la scrittura autentica, rappresentata un po' dalle macchinazioni dello squalombrico Phistomephel Smeik. E di pari misura apprezzata la figura di Omunculosso, ossia il Re delle Ombre, una sorta di Frankenstein creato dal suddetto squalombrico per punirlo di aver realizzato il manoscritto perfetto, capace di frantumare il fiorente mercato dei libri con cui viene controllata la città di Librandia. 
Tutte affermazioni che, mi rendo conto, possono sembrare poco chiare o forse folli ma che nell'esperienza proposta da quest'opera di Moers diventeranno familiari al lettore il quale non potrà evitare di farsi coinvolgere dall'ambientazione proposta e della storia narrata.
Consiglio assai la lettura di questo libro, soprattutto a chi ha un debole per il fantasy e per la letteratura: non a caso infatti Moers viene accostato ai grandi nomi della letteratura, proprio per il suo stile ricco di contaminazioni e di trovate fantasiose, mai banale o pesante, ma capace di conquistare il lettore.

sabato 22 giugno 2019

Glass

Titolo: Glass
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2019
Genere: thriller, azione, supereroi
Cast: James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Luke Kirby, Charlayne Woodard, Rob Yang


La trama in breve:
Glass è il crossover/sequel di Unbreakable - il predestinato e Split.
Quindici anni dopo lo scontro con lo spietato "uomo di vetro" alias Elijah Price (Samuel L. Jackson), David Dunn (Bruce Willis) guarda per caso un notiziario in una tavola calda: il feroce killer smascherato in Tv non è altri che Kevin Wendell Crumb (James McAvoy), dominato dalla feroce "Bestia" che ha seminato morte nel seminterrato dello zoo dove lavorava.
Dopo questi eventi, raccontati in Split, ritroviamo un Dunn che mette a frutto i suoi poteri come vigilante, aiutato dal figlio ormai adulto, e si trova ormai sulle tracce di Crumb, nel frattempo pronto a sacrificare alla Bestia altre ragazze prese in ostaggio.
Lo scontro a due si avvicina, pronto a diventare un duello definitivo a tre quando Crumb e Dunn verranno rinchiusi nello stesso Istituto psichiatrico in cui si trova Price.  (fonte comingsoon)


Il mio commento:
A suo tempo Unbreakable mi era piaciuto e ne conservavo un discreto ricordo mentre Split non l'ho visto. Me l'ero segnato come film di potenziale interesse, vista la presenza di un attore come James McAvoy che so essere piuttosto capace e un personaggio con personalità multiple.
Ordunque, in aereo, ritornando dal Canada, ho visto che tra i film selezionabili c'era pure questo. Sospettavo che il crossover tra i Unbreakable e Split fosse più una trovata dell'ultimo minuto più che un reale progetto ponderato da Shyamalan, ma pensavo il risultato fosse comunque accettabile. Insomma, avevo delle aspettative e devo dire che ne son rimasto abbastanza perplesso. Non è tanto un sentimento di delusione quello che mi ha suscitato ma un senso di inconsistenza e di potenziale sprecato.
Bruce Willis regala una performance insipida, sotto tono, ma comunque nel complesso del film regnano superficialità e semplificazioni che sfiorano il ridicolo. Per fortuna c'è "L'Orda" che anima un po' il tutto, con un continuo cambiamento di personalità e con una "Bestia" che fa crescere l'aspettativa per l'evoluzione della storia o per un finale tragico....anche se di solito con Shyamalan alla fine c'è sempre un minimo di ribaltamento di quanto visto.
Tuttavia già la gestione della reclusione di tre criminali potenzialmente superumani in un istituto psichiatrico gestito da personale ignaro e part-time fa presagire che tutta la storia sia piuttosto campata per aria, a parte per la scelta dei colori con cui evidenziare i personaggi. 
Per non parlare del piano macchiavellico di Elijah Price, mr Glass, che anziché pensare a svignarsela (e ci son tutti gli elementi per riuscirci) crea la perfetta situazione per un suicidio a tre. Complimenti davvero, applausi e standing ovation.


giovedì 2 maggio 2019

Avengers: Endgame

Titolo: Avengers: Endgame
Regia: Joe Russo, Anthony Russo
Anno: 2019
Genere: supereroi
Cast: Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Paul Rudd, Brie Larson, Karen Gillan, Bradley Cooper, Josh Brolin, Evangeline Lilly, Gwyneth Paltrow, Sebastian Stan, Chadwick Boseman, Jon Favreau 

La trama in breve:
È il sequel diretto di Avengers: Infinity War e ne prosegue le drammatiche vicende. Tutte le specie viventi nelle galassie dell'universo sono state vittime della follia del titano Thanos. È bastato uno schiocco delle dita con indosso il Guanto dell'Infinito per ridurre in cenere la metà delle popolazioni di tutti i pianeti.
Gli Avengers ancora in vita insieme agli ultimi alleati rimasti devono unire le forze un'altra volta per rintracciare Thanos, sconfiggerlo e riportare l'ordine nell'universo. (fonte comingsoon)

Il mio commento (spoiler alert):
Impossibile mancare l'appuntamento con questo ennesimo capitolo cinematografico dedicato al mondo Marvel, uno spettacolo che per altro sta macinando miliardi con una facilità estrema. Mi immagino già qualcuno dei pezzi grossi di casa Disney pronto a schioccare le dita prima dell'inizio della distribuzione mondiale e successivamente a controllare il contatore degli incassi schizzare alle stelle godendo come un pazzo.
Comunque sia, essere finalmente riuscito a vederlo al cinema è stata anche una liberazione, così da poter tornare a usufruire del web con più tranquillità anche se, a dirla tutta, è molto più difficile evitare gli spoiler sull'ottava stagione di Game of Thrones.
Ma torniamo a noi... 
Nel web pullulano recensioni e commenti su quest'ultima fatica dei fratelli Russo, alcuni positivi, alcuni meno, c'è chi dice che è stato deludente, qualcuno galvanizzante, altri maturo, altri contorto... come sempre la verità sta nel mezzo. Fatto sta, che in casa Disney potevano permettersi qualunque cosa e le folle sarebbero accorse comunque a pagare l'obolo per sapere come sarebbe andata a finire. E in un certo senso, dopo pochi minuti, tutto era anche già concluso...ma se dopo un anno di attese e una forte campagna di marketing il film fosse finito dopo la simpatica trovata di Thor e con le restanti 2 ore e cinquanta infarcite di interviste e barzellette la gente avrebbe reagito male, molto male.
Personalmente non son rimasto particolarmente soddisfatto della visione, mi è sembrato molto nostalgico, un film che sì chiude quanto lasciato in sospeso col precedente Infinity War ma un po' troppo auto-celebrativo del MCU. Rimane, per carità, su buoni livelli, sfaccettato e ben confezionato sotto vari punti di vista, ma probabilmente avevo altre aspettative e questo mi ha un po' traviato. 
Passi per certe "coincidenze" che si verificano (vedi salvataggio di Iron Man o il ritorno di Ant Man, o gente che combatte con naturalezza con armature avvenieristiche scoperte un attimo prima...cose così...), più che altro non ho gradito il trucchetto del viaggio nel tempo per cercare di sistemare le cose, soluzione che ha anche un suo senso (in un contesto fumettistico) ma che mi è sembrato un po' una forzatura, fermo restando che quanto si tirano in ballo queste dinamiche i rischi sono dietro l'angolo, tra paradossi e situazioni ambigue (vedi il Cap, nel finale...immagino invece che Loki "non sia effettivamente riuscito a scappare" come successo, perché Cap ha sistemato le cose...vero?).
Considerando le tre macro parti del film - A: attacco a Thanos; B: nostalgia canaglia e attuazione piano per "rubare il tempo"; C: botte globali e finale -, sinceramente, ho apprezzato maggiormente l'ultima parte, quella più fracassona e visivamente accattivante. Anche se avrei scommesso che si sarebbe sacrificato qualcun altro...
Le precedenti ci stavano, eccome, ma mi hanno un po' annoiato e fatto stringere i pugni per certe vaccate e trovate propinate al pubblico. Voglio dire, capisco che Tony Stark sia un genio ma uscirsene in pochi minuti con "ehi, ho inventato la macchina del tempo" mi è sembrato un po' una forzatura pacchiana...fatto sta, che così è andata e me la metto via. 
Ne approfitto però per lasciare alcune riflessioni ed esprimere certe mie personali perplessità.

Il guanto logora:
Dunque, nella prima parte vediamo ciò è accaduto a quel tenerone di Thanos dopo aver usato il guanto...però, sbaglio o nel precedente film non c'era alcuna "reazione allergica"?
Ok, quanto mostrato al pubblico serviva per giustificare certe "cose", veicolare verso la necessità di "rubare il tempo" e portare al finale strappalacrime ma, ecco, mi è sembrato un po' come barare. Fermo restando che l'idea di distruggere le pietre, come dire, è stata una mossa astuta ma molto molto discutibile considerando tutto quel che ancora poteva farci.
Tra l'altro, nel pensare a quel che più avanti accade a Hulk con "l'altro guanto", quello made in Stark: il fatto che il gigante verde sia rimasto ferito in modo (apparentemente) permanente non credo sia corretto, visto che si tratta della creatura fisicamente più forte dell'universo e dotata di poteri rigenerativi. In ogni caso, possibile che con questo benedetto guanto sia concesso solo di schioccare le dita e soffrire? Non si può fare altro? Grattarsi, spolverare, dipingere...niente? 
Da quel che mi era sembrato di capire, il possesso delle gemme doveva conferire sia l'onnipotenza che l'onniscienza. 
Ora, se uno è onnisciente saprà quali rischi corre e, probabilmente, come risolverli.
Tanto più che essere onnipotenti dovrebbe garantire un certo margine di azione. Un ampio margine di azione.
Invece...
... e già è andata bene che nel frattempo, in tutto l'Universo, nessun altro cattivone abbia deciso di attuare il proprio piano malvagio o di prendere per sé il guanto approfittando della confusione generale...

venerdì 26 aprile 2019

The Umbrella Academy

Titolo: The Umbrella Academy
Episodi: 10
Anno: 2019
Genere: fantascienza, supereroi

La trama in breve:
Dopo tanto tempo, un gruppo di fratelli e sorelle con poteri straordinari si ritrova per la morte del padre, scoprendo scioccanti segreti e una minaccia per l'umanità  (fonte Netflix)

Il mio commento:
Lo so già cosa starete pensando: "L'ennesima serie sui supereroi?" 
In effetti Umbrella Academy si configura come una storia su persone dai poteri straordinari, una sorta di variante degli X-men, tuttavia l'enfasi è posta più sulle vicende drammatiche di ciascuno di loro che sull'allestimento di spettacolari combattimenti infarciti di roboanti effetti speciali. Non esattamente super-eroi, bensì persone alle prese con problematiche non comuni e che, nel contempo, si trovano a far squadra, dopo tanto tempo, contro una minaccia imminente.
Già perché pur essendo "fratelli", in quanto cresciuti come tali, i protagonisti della serie si sono separati e hanno ciascuno portato avanti la propria vita al di fuori della famiglia entro cui erano stati accolti dopo la loro singolare venuta al mondo. Come si scopre all'inizio, infatti, i protagonisti della serie sono 7 di quei 43 bambini nati da donne rimaste incinte misteriosamente e che hanno portato a compimento la gravidanza in una sola giornata; bambini straordinari adottati da un eccentrico miliardario per crescerli come supereroi...anche se la strategia non è andata esattamente a buon fine, né i misteriosi bambinelli hanno avuto uno sviluppo e un'educazione "normale".
Tanto più che, ritrovatisi da adulti, ciascuno reca con sé sfiducia, delusioni, drammi personali, dipendenze, rabbia e frustrazione...chi più chi meno si trova in un momento non proprio idilliaco della propria esistenza e, per causa di forze maggiori - nella fattispecie la morte del padre e un'imminente apocalisse segnalata dal ritorno al presente di Cinque -, sarà costretto sia a fare i conti con se stesso che con i propri fratelli ritrovati. 
E se in tutto ciò aggiungete pure viaggi temporali e la presenza di elementi "alieni", capirete facilmente che si tratta di una serie che più che proporsi con ingredienti






originali cerca invece di risultare originale giocando con elementi tutto sommato noti al pubblico, amalgamandoli e giocandoci con discreta verve e libertà. 
Il risultato complessivo è più che discreto, soprattutto grazie alla buona resa di alcuni personaggi, decisamente sui generis o pure troppo complessati, e sull'interazione tra loro che permette di portare sullo schermo contrasti e incomprensioni. 
I personaggi che più mi son piaciuti sono stati Luther e Klaus. Il primo, grande e grosso, è un uomo "sacrificato", il numero 1, l'unico rimasto a casa a perseverare nella propria missione di super-eroe e, a causa di ciò, ha lasciato andare l'amore (per Allison, sua "sorella"), ha rischiato la vita, si è visto trasformato in un ibrido uomo-bestia con tutte le conseguenze del caso...senza contare gli anni trascorsi a vivere nello spazio per conto di suo padre, una missione del tutto inutile con il solo scopo di tenerlo lontano dai pericoli. Ne emerge una persona distrutta, incompresa, trattenuta e castrata, dall'indubbia sensibilità ma dal carisma discutibile che tuttavia non esita a impegnarsi per la famiglia e per gli altri, anche se questo lo porta a scontrarsi con gli altri membri della famiglia, con Diego in particolare, decisamente una testa calda. 
Di tutt'altra natura Klaus, il numero 4, traumatizzato e tormentato dai propri poteri, tossicodipendente anche a causa di questi, emarginato e poco considerato, pure vittima di equivoci (rapito per errore da Cha-Cha e Hazel...senza che nessuno manco si accorga della sparizione...) e di situazioni impreviste (viaggia nel tempo per sbaglio tornando alla guerra in Vietnam). Un personaggio sui generis, ben caratterizzato dall'ottimo Robert Sheehan, e che mi ha decisamente conquistato per la sua eccentricità e il non voler essere affatto un eroe, anzi.
Anche il personaggio di Cinque non mi è spiaciuto, diciamocelo, sebbene risulti un po' troppo scontato a causa del suo essere una sorta di deus ex-machina per la sua conoscenza del futuro e la capacità di teletrasporto.
Interessanti anche Cha-Cha e Haziel, agenti della Commissione sulle tracce del traditore Cinque.
Nel complesso comunque la serie è ben orchestrata e gestita, con colpi di scena ed elementi legati alla storia e ai personaggi che vengono pian piano svelati, tutto nell'ottica di sventare/agevolare la minaccia che entro pochi giorni scatenerà l'inferno...minaccia che dopo un po' si inizia a intuire chi sia :-)

sabato 23 febbraio 2019

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 4)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 4)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 853


La trama in breve:
In spettrali campi di battaglia e tetre fortezze in rovina, fra città tramutate in cimiteri e terre ridotte a ossari, la spaventosa guerra dei cinque re volge ormai al termine. La Casa Lannister e i suoi alleati appaiono vincitori. Eppure, nei Sette Regni, qualcosa ancora si agita. Mentre corvi in forma umana si raccolgono per un festino di ceneri, nuovi, temerari complotti vengono orditi e nuove, pericolose alleanze prendono forma. In questa apparentemente consolidata "pace del re" forze inattese sono pronte a sferrare attacchi cruenti. Guidati dal famigerato re Occhio-di-corvo, gli uomini di ferro, eredi di un culto guerriero dimenticato da secoli, si sono lanciati all'invasione del sudovest del reame, costringendo la regina Cersei e il Trono di Spade ad affrontare un'inedita prova di forza. E dalle brume di una memoria lasciata troppo a lungo sepolta, un'antica, sinistra profezia potrebbe minacciare la stessa regina. Non sembra esistere una fine al banchetto dei corvi. E, forse, l'ora del destino sta per scoccare perfino per le prede più inattaccabili. Questa edizione presenta in un volume unico "Il dominio della regina" e "L'ombra della profezia", corrispondente al Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, così come concepito dall'autore. (fonte ibs)


Il mio commento:
Innanzitutto ben ritrovati sulle pagine di questo mio blog, spazio virtuale che, come sto constatando con rammarico, riesco ad aggiornare sempre più di rado. 
Addirittura questo è il primo post del 2019... e siamo a fine febbraio :-(
Ad ogni modo, bando alle ciance, e veniamo a noi per spendere due parole sul quarto libro della saga fantasy de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, libro che in realtà ho terminato di leggere il primo di questo mese ma su cui, per forza di causa maggiore, non son riuscito a cianciare come e quando avrei voluto.
Rispetto ai libri che ho precedentemente letto e commentato, questo risulta forse un po' più noioso e "scentrato" in quanto si concentra di meno sui personaggi "principali" ma si dedica alla caratterizzazione dei comprimari - anche se questo concetto è un po' relativo considerando la vita media e il ruolo dei vari personaggi - e sulla caratterizzazione e approfondimento dell'ambientazione proposta. 
Infatti, come accennato anche nel capitolo finale, quello scritto dall'autore ai propri lettori, Jon, Daenerys, Tyrion, Bran, ecc... torneranno nei prossimi libri. Qui invece ci si è concentrati maggiormente su Cersei, su Jaime, su Brienne, sui Greyjoy, sui Martell e su tutta una serie di dinamiche che, per certi versi, son state leggermente riadattate o modificate nell'adattamento televisivo ormai tanto famoso. 
A differenza dei libri precedenti, seppur senza stravolgimenti eclatanti, o comunque meno impattanti e notevoli rispetto a quel che solitamente accade quando un testo scritto diventa film, mi son imbattuto in vari elementi di differenza rispetto a ciò che mi aspettavo di ritrovare. A volte piccoli dettagli che, per semplificazione, nella serie televisiva non son state trattati, a volte dinamiche un po' più complesse che son state ignorate e variate (vedi tutta la questione di Lady Stoneheart, aka Catelyn Tully in versione rediviva). 
Provo a spiegarmi: anche nella serie tv si è assistito all'ascesa del Credo Militante e dell'Alto Passero ma l'imprigionamento di Cersei, nel libro, avviene praticamente subito e in modo molto più diretto e spiazzante. Oppure, nel libro, Brienne è alla ricerca di Sansa e si imbatte, di volta in volta, in fuorilegge e criminali precedentemente incontrati nei libri come compagni di prigione di Jaqen H'ghar o ex-membri dei Guitti Sanguinari, riuscendo sì a sconfiggerli ma riportando anche ferite di un certo livello. Tra l'altro, non si è mai scontrata con il Mastino, come invece mi aspettavo, ma si è tuttavia venuta a scontrare con un impostore che ha usato la fama e l'armatura del Mastino per razziare e stuprare...per cui, in un certo senso, anche nella serie tv non è che poi ci siano andati tanto distanti...
Ben diversa e più approfondita l'acclamazione di Re presso i Greyjoy o le dinamiche nobiliari / familiari presso Dorne, dove tra l'altro compare Arianne, figlia di Doran Martell e promessa sposa a Viserys III, della Casa Targaryen, fratello di Daenerys. Anche la signora Cersei si dimostra molto più macchiavellica e calcolatrice, cercando di ordire intrighi e manovrando nobili e collaboratori secondo il proprio interesse.

venerdì 28 dicembre 2018

Sense8: seconda stagione e finale


Titolo: Sense8
Episodi: 12
Anno: 2016/2018
Genere: sci-fi, azione, drammatico

Cast: Doona Bae, Jamie Clayton, Tina Desai, Tuppence Middleton, Max Riemelt, Miguel Ángel Silvestre, Brian J. Smith, Freema Agyeman, Terrence Mann, Anupam Kher, Naveen Andrews, Daryl Hannah, Toby Onwumere, Alfonso Herrera, Eréndira Ibarra, Purab Kohli, Valeria Bilello


Il mio commento:
Come anticipato in uno dei pochi post di quest'anno, ovvero codesto, ora che ho finalmente visto anche l'episodio conclusivo della seconda stagione di Sense8, ne approfitto per spenderci due parole. Il fatto di esser stata troncata, per motivi vari e che, sospetto, non esser dipesi solo da questioni economiche e di audience, si avverte eccome, con il risultato di un'esperienza non pienamente soddisfacente.
Comunque sia, quest'ultima stagione prosegue la narrazione mostrando le conseguenze del salvataggio di Riley, soprattutto ai danni di Will che, complice uno scambio visivo con Whispers, si riduce quasi a tossicodipente pur di disorientare il "cattivone" ed evitare di farlo accedere alla propria cerchia. Ovviamente ha il supporto di tutti ma ognuno dei protagonisti è alla prese anche con i propri problemi: Sun evasa dal carcere vuole vendicarsi del fratello; Lito è depresso e in crisi lavorativa a causa del suo outing; Nomi ha problemi con la famiglia; Capheus si trova catapultato in politica; Kala,combattuta tra l'amore per Wolfgang e il marito, scopre che quest'ultimo è implicato in loschi affari; Wolfgang si invischia invece in una guerra tra mafie e si imbatte in Lila, un'altra sensate...e questo da il via all'espansione dell'ambientazione proposta in Sense8. Pian piano compaiono altri Homo Sensorium, così come si viene ad approfondire il legame tra Whispers e la BPO che, per altro, verso i sensate dimostra un atteggiamento ambiguo. Il tutto mentre i nostri approfondiscono la loro reciproca conoscenza, cercano di trovare un modo per recuperare Will e, pian piano, scoprono la verità su Angelica, la madre della loro cerchia. Tutto questo in un susseguirsi di vicende che, rispetto alla prima stagione, mantengono il ritmo narrativo su un buon livello dedicando discreto spazio all'azione. 




Non mancano, ovviamente, scene "sessuali" e promiscue, così come si confermano poetiche e spettacolari molte situazioni in cui i nostri sono "uno e tutti" al contempo.Nel penultimo episodio tuttavia le vicende precipitano e a farne le spese è il tedesco Wolfgang, catturato dalla BPO...ma non tutto è perduto in quanto anche i nostri, in un modo piuttosto criptico e stranamente rapido, riescono a far prigioniero proprio lo stesso Whispers, disorientandolo in modo tale da fargli credere "immaginaria" una stanza che invece è reale.

mercoledì 26 dicembre 2018

Macchine mortali

Titolo: Macchine mortali
Titolo originale: Mortal engines
Regia: Christian Rivers
Anno: 2018
Genere: fantasy, avventura
Cast: Hugo Weaving, Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Stephen Lang

La trama in breve:
In un futuro in cui le città sono semoventi su cingolati e vagano per la Terra, dopo una catastrofe detta "Guerra dei 60 minuti", Thaddeus Valentine (Hugo Weaving) è l'ingegnere responsabile di Londra, per la quale sogna un futuro di conquista, senza guardare in faccia a nessuno. I suoi piani si scontreranno con una ragazza che arriva dal suo passato, Hester Shaw (Hera Hilmar), e il giovane storico Tom (Robert Sheehan), forse meno imbranato di quel che sembra.  (fonte comingsoon)

Il mio commento:
Il film in questione è l'adattamento cinematografico dell'omonimo libro di genere steampunk scritto da Philip Reeve, testo del 2001 che scopro destinato prevalentemente a un pubblico adolescenziale. 
Dal trailer però mi ero fatto un'idea di storia un po' più complessa e ad ampio respiro, magari un preambolo per proporre nuove ambientazioni e dare un po' di slancio al genere steampunk che, tutto sommato, tra libri, anime e film è già relativamente noto al pubblico. Invece, nelle quasi due ore di proiezione, tutto sembra iniziare e finire, lasciando un po' di insoddisfazione per il risultato complessivo e per la superficialità con cui si son gestiti aspetti che potevano caratterizzare e dare maggior profondità all'opera stessa: bastavano pochi scorci di piantagioni o allevamenti, per farci capire cosa mangia la gente, oppure come ricavano le fibre tessili per l'abbigliamento oppure l'acqua per abbeverarsi o lavarsi....
Ok, di certo non siamo di fronte a un prodotto che punta agli Oscar, però una maggior cura nella gestione di alcune dinamiche poteva regalare un'esperienza più soddisfacente e completa anche per non avvalorare la tesi secondo cui più il tempo passa e più la civiltà regredisce. 
Ma questa impostazione prevalentemente orientata alla spettacolarità - fermo restando che bisognerebbe vedere come viene smarcata nel libro - la si nota partire dalla spiegazione iniziale, l'introduzione necessaria a contestualizzare l'ambientazione proposta: la sequenza occupa praticamente il tempo che ci impiega il logo della Universal Picture a coprire la circonferenza terrestre mentre una voce robotica accenna alla catastrofica devastazione perpetratasi nella Guerra dei 60 minuti. 
Poi lo spettatore viene catapultato nel vivo dell'azione e, da quel momento in avanti, è una discreta corsa fino all'epilogo finale. 




Di certo non ci si annoia, questo no, sia per gli eventi che si succedono sia per la progressiva proposta di scenari e ambientazioni sia per il brio del gruppo di protagonisti scelto. Da un lato Hester Shaw, che si dimostra combattiva, pragmatica, tormentata e incazzata col mondo, dall'altro Tom Natsworthy (interpretato dal buon Robert Sheehan, già visto in Misfits), storico, provetto aviatore, intelligente e dinamico, caratteri e mondi opposti che inizieranno col piede sbagliato per poi evolvere il rapporto in una relazione più profonda e complice. D'altronde, l'essere costantemente a rischio di morire stimola questo genere di legami. 

venerdì 14 dicembre 2018

The Martial Arts Teacher: A Practical Guide to a Noble Way

Titolo: The Martial Arts Teacher: A Practical Guide to a Noble Way
Autore: Jonathan Bluestein
Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform
Genere: arti marziali
Pagine: 284

Argomento:
L'insegnamento delle arti marziali può essere una delle professioni più nobili, ma porta con sé alcune delle sfide più singolari e sorprendenti che si possano immaginare. In questo libro, l'autore Shifu Jonathan Bluestein rivela in modo molto dettagliato il modo in cui questa occupazione nonché missione di vita può essere portata avanti con grande successo e gioia. Scritto per gli insegnanti di arti marziali di qualsiasi stile, praticante o aspirante, questo eccezionale lavoro mira a fornire una consulenza concreta e facilmente applicabile. che può cambiare la vita. Sii il meglio che puoi diventare!

Il mio commento:
Ho letto questo libro grazie ad Alessandro, amico e maestro di Qi Xing Tang Lang Quan, che me l'ha prestato. Non si tratta di un vero e proprio manuale, né di un testo che si propone come "corso", bensì è da considerarsi come una pacata e serena condivisione di opinioni e considerazioni legate all'insegnamento delle arti marziali. Una sorta di chiacchierata, se così vogliamo dire, in cui Jonathan Bluestein riporta la propria visione di quella che dovrebbe essere l'atteggiamento e il modo di fare di un buon maestro di arti marziali, una figura che accentra su di sé vari ruoli all'interno di una scuola o di una palestra. Infatti, nonostante quel che magari si può pensare, l'allenamento fisico non è l'unico aspetto che viene curato nelle scuole di arti marziali, soprattutto in quelle proposte in modo tradizionale che si propongono quasi come delle mini comunità, in cui le persone possono crescere, confrontarsi, maturare e allenarsi per diventare persone migliori, virtuose, sia a livello fisico ma anche mentale e spirituale. E come in tutti i contesti in cui più persone si trovano a convivere e condividere tempo ed esperienze, possono esserci aspetti da curare, altri da studiare o su cui riflettere per correggersi e/o prevenire potenziali problemi. 
Ecco allora che questo libro può rivelarsi un valido supporto per fare ordine e focalizzare l'attenzione sui vari aspetti che caratterizzano la vita di una scuola, aspetti che alle volte può capitare di trascurare o che talvolta vengono affrontati in modo discutibile. 
L'autore propone quindi personali osservazioni legate alla condivisione del programma e degli obbiettivi con gli studenti, alla gestione degli stessi, al modo in cui farli procedere, l'atteggiamento da possedere per motivarli o aiutarli, considerazioni frutto di esperienza personale che vengono sottoposte al lettore per suggerire strategie o semplicemente riportare la propria esperienza, casomai ci si riconoscesse: ognuno poi farà le proprie scelte ma credo vengano offerti spunti interessanti su cui interrogarsi e misurarsi. 
Si tratta per altro di riferimenti che nascono dall'esperienza diretta maturata da Bluestein, studioso di arti marziali nonché fondatore della Tianjin Martial Arts Academy, in cui insegna Xing Yi Quan, Pigua Zhang e Jook Lum Southern Mantis. 

domenica 9 dicembre 2018

Ajin Demi-Human


Titolo: Ajin Demi-Human
Studio d'animazione: Polygon Pictures 
Anno: 2016
Numero episodi: 13

La trama in breve:
Viene scoperta una nuova "razza" umana, gli Ajin: a differenza degli uomini comuni, possono guarire da qualsiasi ferita e sono praticamente immortali. Finora ne sono stati individuati una quarantina e i governi di tutto il mondo si dimostrano molto interessati a scoprirne di nuovi. 
Kei Nagai è uno studente giapponese che mira a studiare medicina. Un giorno viene investito da un camion ma, anziché morire, il suo corpo si rigenera sotto gli occhi stupefatti dei passanti. Il ragazzo scopre così di essere un Ajin e da quel momento inizierà per lui la fuga per evitare la cattura...

Il mio commento:
Finalmente, dopo mille mila giorni, riesco a dedicarmi un po' a questo blog. Di argomenti che avrei voluto trattare ce ne sono vari ma, dovendo scegliere, intanto parto da questa serie anime che ho visto su NetFlix (non so perché ma sospetto me l'abbia suggerita per familiarità con Hellsing e L'ospite indesiderato). 
Per ora ho visto solamente la prima stagione ma ne sono stato discretamente soddisfatto per cui ve la segnalo, nel caso già non la conosciate o l'abbiate già vista: con i miei tempi, come dire, arrivo sempre un po' sfasato :-((





Innanzitutto, va detto che sotto il profilo grafico, l'anime si presenta molto bene, con un'ottima qualità visiva e un'ottima resa delle animazioni. L'utilizzo della computer graphic è piuttosto evidente - e questo potrebbe far storcere il naso ad alcuni - ed è innegabile che quelli della Polygon Pictures abbiano confezionato un ottimo prodotto sotto tutti i punti di vista. Non so quanto la resa stilistica e l'estetica della serie animata si discostino dal manga di Gamon Sakurai, tuttavia le conferisce un discreto grado di realismo e un tono vagamente horror, accentuato sia dall'utilizzo delle ombre o dalla cupezza di certe sequenze ma soprattutto dalla discreta colonna sonora che viene sfruttata solo per enfatizzare le scene più dinamiche o quando avviene l'evocazione degli "spettri", golem antropomorfi che alcuni Ajin riescono a richiamare e a controllare.
Già, perché oltre ad essere immortali, gli Ajin possiedono alcune caratteristiche peculiari, come l'urlo con il quale possono immobilizzare le persone nelle immediate vicinanze. 
Il mistero rappresentato da questi individui è per altro condiviso con lo spettatore che, man mano che la storia procede, scopre nuovi dettagli di pari passo ai personaggi dell'anime. D'altronde, lo studio degli Ajin è pure in corso e riguarda parte della trama dell'anime: infatti, se da un lato abbiamo il giovane Kei in fuga, dall'altro abbiamo le forze dell'ordine, scienziati e membri del governo (vedasi Yū Tosaki) che cercano di comprendere il fenomeno. Un'esplorazione che praticamente equivale a seviziare e torturare gli Ajin catturati per capire fino a dove possono spingersi le loro capacità o quali sono i punti deboli. Una verità che lo stesso Kei sperimenta, venendo ripetutamente ucciso in modo brutale e risorgendo continuamente fino a che altri Ajin riveleranno la loro presenza. Questo segna la principale svolta nella trama: Kei, che dopo la prima resurrezione è divenuto un reietto, con tanto di dubbi e crisi personali legati alla sua appartenenza al genere umano, senza considerare il trauma di aver perso tutto (famiglia, scuola, vita quotidiana...), si trova a contatto con Sato, un signore di mezza età che inizialmente si presenta come una figura quasi benevola... in realtà, è una sorta di terrorista che mira a riunire a sé i vari Ajin e prendere il potere. D'altronde, se gli riservi un trattamento a base di trapanazioni, amputazioni, ustioni e devastazioni h24 non ci si può aspettare che ambiscano al Nobel per la pace o la  donazione di organi (argomento per altro sfiorato nell'anime...in fondo, da qualche parte, anche i cattivoni devono pur pescare soldi, e il florido traffico d'organi rappresenta una valida risorsa...)

domenica 28 ottobre 2018

Black Mirror (Terza Stagione)

Titolo: Black Mirror (terza stagione)
Episodi: 6
Anno: 2016
Genere: fantascienza

La trama in breve:
Come per le precedenti stagioni si tratta di episodi slegati l'uno dall'altro ma collegati per "tematica", ovvero la tecnologia, effetti collaterali ed esasperazioni connesse ad essa. 
Nel caso della terza stagione, gli episodi sono 6:

- Nosedive (titolo italiano: Caduta libera)
- Playtest (titolo italiano: Giochi pericolosi)
- Shut Up and Dance (titolo italiano: Zitto e balla)
- San Junipero
- Men Against Fire (titolo italiano: Gli uomini e il fuoco)
- Hated in the Nation (titolo italiano: Odio universale) 


Il mio commento:
"Recentemente" ho terminato la visione della terza stagione di Black Mirror. Tempo fa avevo pubblicato un post sulla prima mentre per la seconda mi ero limitato ad un accenno in quest'altro post. Tra la seconda e la terza a dire il vero ci sarebbe uno speciale, White Christmas, uscito in Italia nel 2015 che meriterebbe una trattazione a parte e che, a mio avviso, sarebbe benissimo potuto uscire al cinema dando una piacevole scossa al panorama sci-fi a cui il grande pubblico è oramai abituato. Prima o poi, tempo permettendo, vedrò di dedicarci un post.
Per quanto riguarda la terza stagione, invece, mi permetto di dire qualcosa ora, visto che ho finalmente un po' di tempo libero da dedicare a questo mio blog che purtroppo trascuro sempre più.
Di tutte le puntate, personalmente, quella che mi ha convinto meno è stata "Hated in the nation", seppure la considero molto buona come realizzazione e, al contempo, interessante e provocatoria. Tuttavia la vedo più simile a produzioni canoniche, con indagini e complotti basate sulla tecnologia (in questo caso mini automi a forma di ape usati in sostituzione ai comuni insetti, ormai estinti, e utilizzati per esecuzioni), per cui forse meno originale rispetto alle altre proposte. Certo, rimane comunque un episodio forte perché di fatto mette in discussione la sicurezza di chi sfrutta social, chat, o il web in generale per emettere sentenze e/o condannare gli altri ma con la tranquillità di esser protetto da nickname e una certa "intoccabilità" che la virtualità della rete offre. 










Negli altri episodi, dicevo, ho trovato altri spunti che mi hanno, probabilmente, coinvolto o stimolato di più.
San Junipero mi è piaciuto assai, anche perché fino alla parte finale non riuscivo bene a capire dove stesse andando a parare la storia, poiché le protagoniste sembravano "viaggiare nel tempo", cosa che mi faceva propendere per una sorta di simulazione virtuale o videogame...il fatto poi che l'atmosfera fosse più malinconica e sdolcinata, con un'ambientazione anni '80 e minor presenza "tecnologica", oltre al fatto che ci fossero tematiche legate all'identità sessuale e all'omosessualità mi stava portando fuori pista rispetto alla rivelazione del finale, dove si scopre che in realtà "san Junipero" non è che una specie di "aldilà virtuale", un luogo immobile nel tempo in cui portare le menti/anime di malati terminali, anziani e, chissà, di chiunque in un surrogato di vita. Qualcosa che potremmo considerare l'alba di Matrix, ma che ci porta a riflettere su come percepiamo e consideriamo il reale e l'individuo in sé, e su come, forse, in un contesto in cui tutto è virtualizzato e modificabile, possiamo considerare aspetti legati a identità, crescita, declino, diritti personali. Di certo, per un malato terminale o una persona ridotta a vegetale la prospettiva di veder se stesso "vivo" e abile può essere rassicurante ma, probabilmente, sarebbe solo una menzogna, una finzione che tuttavia ha in sé qualcosa che dal punto di vista etico, religioso e filosofico potrebbe scatenare discussioni e interrogativi a cui non è facile dare una risposta.   
Ma anche lo spazio e il tempo stesso vengono messi in discussione, come un po' accade nel folgorante "Playtest", che potremmo considerare un episodio strutturato a matrioska, un po' alla Inception per i vari "risvegli" e livelli di profondità, un po' alla Matrix per dinamiche di "virtualità indotta". Personalmente mi è piaciuto assai, anche per il velato humor che c'è nel considerare tutta la situazione e come certi piccoli imprevisti possano fare la differenza tra la vita e, beh, la morte. 

sabato 25 agosto 2018

One Punch Man


Titolo: One Punch Man
Studio d'animazione: MadHouse
Anno: 2015
Numero episodi: 12

La Trama in breve:
Dopo un allenamento durato tre anni, un ragazzo di nome Saitama ha raggiunto il suo obiettivo: diventare un eroe talmente forte da sconfiggere chiunque con un solo colpo. Tuttavia, essere diventato così potente gli ha reso talmente facile il compito di eroe da rendere Saitama perennemente annoiato e portarlo in depressione. (fonte wikipedia)

Il mio commento:
Conoscevo vagamente il manga e il soggetto ma - grave colpa - non gli avevo mai degnato adeguata attenzione. Poi, complice Netflix e qualche giorno di riposo, ho avuto l'occasione di recuperare e divorare l'intera serie animata proposta dalla MadHouse, trasposizione del manga disegnato da Yūsuke Murata su storia di One, che inizialmente aveva proposto One Punch Man online ottenendo, rapidamente, ottimi consensi e numerose visualizzazioni. 
Comunque sia, anche se recuperato con "un po' di ritardo" rispetto alla pubblicazione dell'opera, confesso che era da tempo che non mi gustavo una serie animata tanto quanto mi son goduto la visione di One Punch Man ^___^
La storia in sé, e il suo sviluppo, ha un tono leggero e scanzonato, che mira più a omaggiare serie di genere action e supereroistico, senza pretese di approfondimento particolare: tutto è molto semplice e dinamico, a volte comico e demenziale, ma soprattutto epico e devastante. A me che piacciono le manifestazioni di potenza negli anime e nei manga, assistere alle vicende di Saitama ha regalato forti emozioni e sensazioni. Era da mo' che non assistevo a sequenze tanto accattivanti e devastanti, alcune che ovviamente si concludono con un solo colpo del nostro, altre più elaborate e iperboliche con deflagrazioni di meteoriti o separazione dell'atmosfera (diciamo così :-P ). Che si tratti di persone potenziate geneticamente o da tute tecnologiche, oppure di mostri atavici e mitologici giunti in città per rivendicare il proprio dominio, o addirittura di razze aliene, il nostro sarà sempre pronto a battersi e ... a  vincere ^__^
In fondo è un eroe, no? Ed è questo che fanno... di solito.




Solo che nel caso di Saitama c'è sempre una nota di tristezza: lui stesso non trova soddisfazione, avendo raggiunto un livello di potenza ultraterrena, ma anche nei confronti della stessa società raccoglie ben pochi consensi. La gente fa in fretta a criticare o a non prenderlo sul serio, vuoi perché danneggiata (d'altra parte, se anche distruggi un meteorite, qualche detrito piove pure sulla città...) vuoi perché il nostro idiot...eroe non gode di particolare popolarità mediatica, anzi, è stato piazzato in fondo alla classifica degli eroi e considerato alla stregua di un imbroglione. Ecco allora che non ci sono grandi plausi o ricompense per Saitama, che anzi vive per conto suo, in ristrettezze economiche, eppure con un proprio equilibrio e onore. L'immagine che abbiamo di lui è di un giovane solitario che, seppure vestito da super-eroe, mestamente, torna a casa con la spesa in una borsa, senza amici, senza una compagna, senza fama, ricchezze o gloria.

domenica 12 agosto 2018

Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 3)

Titolo: Il trono di spade (Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Vol. 3)
Autore: George R. R. Martin
Editore: Mondadori
Genere: fantasy
Pagine: 1213

La trama in breve:
Dopo la morte di re Renly Baratheon gli avversari che si contendono il Trono di Spade sono ridotti a quattro; il gioco di alleanze, inganni e tradimenti si fa sempre più spietato, sempre più labirintico, e l'ambizione dei contendenti non ha limite. Sui quattro re e sui paesaggi già devastati dalla guerra incombe la più terribile delle minacce: gli Estranei, guerrieri soprannaturali che non temono la morte. Perché l'hanno già conosciuta... Gli indeboliti, dilaniati Guardiani della notte sanno che i loro giorni potrebbero essere contati. Spetterà a Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, ergersi per una disperata, eroica, ultima difesa. Forse, la guerra per il potere supremo è ancora tutta da giocare.

Il mio commento:
Finalmente, dopo quasi quattro mesi, ho concluso la lettura di questo tomo ^_^ 
Non vorrei però venire frainteso: è stata un'esperienza impegnativa ma ne sono più che soddisfatto. D'altra parte, la lettura in sé è sempre una bella occasione per stimolare la fantasia e accrescere la propria cultura per cui, ben vengano opere impegnative e capaci di avvincere. Solo che, ecco, a fine marzo mi ero quasi convinto di riuscire a terminare prima ... invece la mole di avvenimenti e di situazioni proposte dal buon Martin in questo libro (che in realtà raccoglie i tre romanzi Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre) è abbastanza elevata. Più o meno copre circa due stagioni, la terza e la quarta, della serie televisiva, più qualcosa della quinta stagione.
E come accadeva per le puntate delle serie HBO, pure qui i colpi di scena ci sono e lasciano il segno, ancor più quando vengono raccontati da chi è presente: la scelta dei "pov", ossia di sfruttare il punto di vista dei personaggi per descrivere quel che avviene, è molto di impatto. Soprattutto se la narrazione è supportata da un lessico e uno stile adeguato, ma su questo aspetto il buon Martin si conferma una certezza, capace di far sentire le diverse voci dei personaggi e di farci percepire le situazioni come loro le vivono. 
Tra le varie scene, forti, probabilmente le nozze rosse - evento durante il quale vengono assassinati Robb Stark e sua madre, oltre a numerosi alleati e soldati in forza al re del Nord - rappresentano un momento parecchio intenso per via della narrazione che rispecchia i pensieri e l'emotività di Catelyn Stark, ex signora di Grande Inverno e che a questo punto del romanzo ne ha passate anche troppe in termini di delusioni, sofferenze... e pure qualche scelta personale più che discutibile, tipo la liberazione di Jayme Lannister. Ma anche il combattimento tra Oberyn Martell e Ser Gregor Clegane non è mica meno significativa, con il povero Tyrion Lannister che spera nel proprio campione dopo aver sopportato giorni di infamante e ingiusto processo.
Ad ogni modo, rispetto al libro precedente, ho notato molte più differenze rispetto alla trasposizione televisiva, alcune piccole e altre meno. Va di certo considerato che nella lettura ci sono anche molti più approfondimenti in termini di descrizioni ed elementi: ad esempio le descrizioni delle portate di cene e pranzi, comprese le 77 portate del matrimonio reale tra re Joffrey Baratheon e Margaery Tyrell, oppure le ballate dei vari cantastorie, così come devono necessariamente venir descritte azioni meccaniche, incontri e scontri, presentazioni ed entrate in scena dei personaggi (su tutte quella della vipera rossa Oberyn Martell, decisamente di altra natura rispetto a quella della serie), "rapporti vari", intrighi e combattimenti all'ultimo sangue.