domenica 30 gennaio 2022

The Witcher - Seconda stagione

Titolo:
The Witcher - seconda stagione
Episodi: 8
Anno: 2021
Genere: fantasy

La trama in breve:  
Nella seconda stagione, convinto che Yennefer sia morta nell’epica battaglia di Colle Sodden, Geralt di Rivia porta Ciri nel luogo più sicuro che conosce, la sua casa d’infanzia, Kaer Morhen. Mentre i re, gli elfi, gli umani e i demoni del Continente lottano per la supremazia fuori dalle sue mura, Geralt di Rivia deve proteggere la ragazza da qualcosa di molto più pericoloso: il misterioso potere dentro di sé. (fonte teamworld)

Il mio commento (Attenzione agli spoiler!!!):
La seconda stagione della serie dark-fantasy The Witcher riprende le gesta dello strigo impersonato da Henry Cavill subito dopo la conclusione di quanto visto nella precedente stagione. Consiglio però di recuperare un riassunto di quanto visto perché non son previsti particolari spiegoni nella prima puntata, che invece parte subito con atmosfere horror e riporta lo spettatore nel mondo di Geralt, un mondo popolato da mostri pronti a colpire.
Rispetto alle puntate precedenti, si nota che ci sono stati dei cambiamenti sotto vari punti di vista.
Il budegt, credo, è stato aumentato e grazie a ciò ne hanno beneficiato costumi, armature, trucco ed effetti speciali.
Il procedere della narrazione è inoltre maggiormente lineare, senza continui cambiamenti temporali che lasciavano un po' disorientati e confusi gli spettatori. Anche se, c'è da dire, che non è facile quantificare il trascorrere del tempo, soprattutto se si ha a che fare con personaggi dall'invecchiamento rallentato (come elfi, witcher/strighi, maghi...) e altri per i quali il tempo non sembra trascorrere in modo particolarmente veloce. Mi riferisco ad esempio al bardo Ranuncolo, che ha la medesima età di quando, anni prima, presenziò all'evento di Cintra in cui Geralt inconsapevolmente, reclamò Ciri come sua ricompensa in base alla legge della sorpresa: 15 anni circa non l'hanno cambiato minimamente, anzi, in un momento evidentemente fan-service mostra pure un fisico scolpito, che non son così sicuro sia del tutto in linea con la vita altalenante di un musico itinerante...
Ho apprezzato anche il fatto che l'ambientazione sia stata ampliata e che siano stati introdotti anche altri personaggi oltre che intrighi politici e misteri, per lo più incentrati su Ciri e altre creature sovrannaturali che via via compaiono nel corso della storia. Tuttavia, va detto, ci son anche molte spiegazioni che ancora mancano e che, al momento, generano solo dubbi e perplessità. Mi riferisco, ad esempio, alla Caccia Selvaggia del finale: chi sono? Dove sono? Cosa fanno nella vita? 
Sarei anche curioso di sapere come hanno fatto i witcher, in passato, a imprigionare la "madre immortale", considerando con quale facilità riesca a sbarazzarsi di alcuni di loro e con quale difficoltà riescano a tenerle testa.
Ma anche su le varie casate e confraternite che appaiono avrei qualche dubbio e curiosità...soprattutto perchè molti personaggi sono solo comparsate veloci, che non si imprimono nella memoria.
Un altro aspetto "dubbio" relativo all'ambientazione è legato alla questione delle distanze: non viene mostrata una vera mappa agli spettatori, né durante la sigla (alla stregua di Game of Thrones) né indirettamente durante qualche riunione o concilio. Tuttavia le distanze colmate dai protagonisti sono sospette: non mi riferisco, ovviamente, a quelle coperte dai maghi che ricorrono a portali dimensionali o teletrasporto, bensì a quelle di pedoni e cavalieri che in poco tempo si trovano da un capo all'altro del continente. Senza mai mangiare, riposarsi o espletare funzioni corporee...

domenica 23 gennaio 2022

Free Guy - Shang Chi - Cobra Kai

Ben ritrovati sulle pagine del mio blog e, per quanto in ritardo, auguri di buon anno ^_^
Lo so, lo so, siamo ormai oltre la metà del mese ma ritenevo opportuno riportarlo, visto che nelle mie intenzioni questo post avrebbe dovuto comparire qualche tempo fa...poi, la vita ha voluto diversamente tra dinamiche familiari, impegni in seno all'asd Scuola delle Cinque Virtù Marziali e tempo libero sempre ridotto al minimo e/o in balia di imprevisti (ad esempio primi raffreddori del bimbo).
Ne approfitto comunque per parlarvi di alcuni film e serie che son riuscito a vedere (a puntate) nelle ultime settimane sulle varie piattaforme di streaming, commenti spicci che avrei preferito postare a cavallo tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022 ma che, per forza di cose, provo a sintetizzare in un unico post ora. In particolare, vorrei spender due parole su

  • Free Guy
  • Shang Chi e la leggenda dei dieci anelli
  • Cobra Kai - stagione 1


Titolo: Free Guy - Eroe per gioco
Anno: 2021
Regia: Shawn Levy
Genere: sci-fi, azione
Cast: Ryan Reynolds, Jodie Comer, Lil Rel Howery, Utkarsh Ambudkar, Joe Keery, Taika Waititi, Matty Cardarople, Aaron W. Reed
La trama in breve: Free Guy, film diretto da Shawn Levy, racconta la storia di un impiegato di banca (Ryan Reynolds) che un giorno prova a ribellarsi a un sistema che lo vuole sottomesso e vittima della violenza quotidiana. Decide di non restare a guardare, mentre alcuni rapinatori derubano in tutta tranquillità la banca, come loro solito. Questa volta, però, Guy decide di ribellarsi e provare ad affrontare i due malviventi.
È così che, grazie a un paio di occhiali molto speciali, scopre di essere un personaggio all'interno di un videogame open world dal nome "Free City(fonte comingsoon)
Il mio commento in breve: un po' Matrix, un po' The truman show, un po' Ready Player One, questo film in realtà ricorda e pesca da varie fonti ma si rivela un ottimo mix. Tanto più che, da quel che ho letto, il successo ottenuto è andato ben oltre le aspettative determinando così la realizzazione di un seguito.
La storia di per sé non è complicatissima ma ben coordinata e proposta, con personaggi a volte stereotipati a volte sui generis (penso ad Antoine, impersonato da Taika Waititi) che ben si imprimono. Non mancano quindi battute e gag, situazioni folli, azione adrenalinica, complotti, storie d'amore e colpi di scena. I tempi narrativi sono sostenuti ma tutto risulta sempre chiaro e comprensibile anche se questo, ovviamente, determina delle semplificazioni dello sviluppo. Vedasi, ad esempio, i tempi di crescita di "camiciola guy" (non so come è stato resto nella lingua originale) oppure la velocità di programmazione di keys e colleghi vari (se solo fosse veramente così). 

lunedì 27 dicembre 2021

Fairfax & Coldwin

Titolo:
 Fairfax & Coldwin
Autore: Alessio Filisdeo
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Genere: fantasy, horror, gotico
Pagine: 250


La trama in breve:
Primi anni dell’Ottocento. Le Guerre Napoleoniche stringono l’Europa in una morsa opprimente, generando miseria e povertà.
Fairfax e Coldwin, feroci vampiri con indosso la pelle di insospettabili gentiluomini, imperversano per le strade di Londra commettendo atrocità di ogni sorta, impazienti di abbandonare il Vecchio Continente per cominciare una nuova non-vita nelle Americhe. Ma attraversare l’oceano costa caro, e il prezzo pattuito prevede il rapimento di una misteriosa bambina, celata nei recessi della Francia bonapartista.
Antichi rancori, tradimenti, duelli all’ultimo sangue e fughe rocambolesche: presto le due empie creature della notte si ritroveranno invischiate in una fitta rete di intrighi, intrappolate tra le spire del loro scomodo passato.
“Fairfax & Coldwin”, di Alessio Filisdeo, segna il ritorno di un XIX secolo più gotico che mai, cupo e grottesco, traboccante di subdoli personaggi e inquietanti rivelazioni.
Abbassate le luci. Mettetevi comodi. Il viaggio ha inizio.  (fonte Nativi Digitali Edizioni)


Il mio commento (attenzione agli spoiler!):
Approfittando di un'offerta, incuriosito dalla trama e dall'accattivante copertina, qualche tempo fa ho acquistato questo Fairfax & Coldwin, ebook di genere fantasy-horror che ho terminato di leggere pochi giorni fa.
Ero un po' scettico all'inizio, lo ammetto: testo di un giovane autore, di cui non sapevo nulla, la presenza di vampiri senza però sapere bene a quale modello facesse riferimento, in più la precedente lettura de I cinque dei di Adaesha che non mi aveva convinto molto... 
E invece mi sono ricreduto praticamente subito. L'ho trovato un buon testo, molto cinematografico e godibile, che scorre senza fronzoli sostenuto da un ottimo stile e narrativo, un registro non banale ma nemmeno pomposo, piuttosto molto efficace e studiato che rende molto bene sia nei dialoghi sia nelle scene più descrittive o d'azione.
Già il prologo fa intuire al lettore che non siamo di fronte a un testo banale o per un pubblico che ricerca storie di amori adolescenziali stile Twilight (senza nulla togliere a quella saga che, sinceramente, conosco poco e che non mi ha mai avvinto particolarmente).
Qui i vampiri sono creature avvezze all'omicidio, immortali senza scrupoli che mietono vittime quando ne hanno voglia o bisogno, ma tuttavia non dei mostri privi di personalità o capaci di esprimersi solo a grugniti. Anzi, i due protagonisti, legati da una singolare maledizione, sono dei gentiluomini, seppure svolgano mansioni poco nobili prestando i loro servigi a questo o a quell'altro principe. Ovviamente possono contare su alcun abilità sovrumane, in termini di movenze e forza, ma anche in termini di lettura mentale e charme. E altro, a seconda dell'anzianità e del potere accordato dal Sangue.
Ricordano molto quindi i vampiri che si possono trovare in ambientazioni alla AD&D o in videogame quali Legacy Of Kain. Anche se, sinceramente, l'impressione (molto probabilmente errata) è che l'autore, Alessio Filisdeo, abbia anche una discreta passione per fumetti e manga: lo ipotizzo dalla dinamica di certe situazioni, dalla rivelazioni di poteri "esper" che si manifestano in un ibrido, dal fatto che la strana coppia Fairfax e Coldwin mi ricorda altri personaggi come Wolverine e Sabretooth (degli X-men della Marvel) oppure Fay D. Florite e Kurogane (di Tsubasa RESERVoir CHRoNiCLE delle Clamp) mentre qua e là, in particolare grazie alla Creatura Oscura che di tanto in tanto compare e fa capire di essere un vampiro di ben altra pasta, ho percepito richiami di Hellsing (manga di Kōta Hirano) e del protagonista Alucard... in particolare quando attinge e sfoga la propria potenza oscura ai danni anche di altri vampiri "più giovani".

sabato 18 dicembre 2021

Legion - stagione 1


Titolo:
Legion - stagione 1
Anno: 2017
Episodi: 8
Genere: supereroi, fantascienza


La trama in breve:
Legion segue le vicende di David Haller un giovane trentenne affetto fin da quando era solo un ragazzo da disturbi psichici quali personalità multiple, perdite di memoria e deficit di attenzione e concentrazione. Difatti, a seguito di una diagnosi di schizofrenia David, dopo aver trascorso la maggior parte della sua esistenza entrando ed uscendo da istituti psichiatrici, a seguito di vari episodi di rabbia ed un tentato suicidio, viene rinchiuso nell'ospedale psichiatrico di Clockworks. Quello che non è stato mai compreso da tutti i medici che lo hanno curato è che David è in realtà un potentissimo telepate ed i sogni e le visioni che lo tormentano non sono indice di pazzia ma qualcosa di reale, infatti ognuna delle sue personalità possiede delle speciali abilità contro cui il protagonista cerca da sempre di lottare per reprimerle. All'interno della clinica David incontra gli altri pazienti, tra cui spiccano due figure con le quali David ha uno speciale feeling, una di queste è Lenny, una sua vecchia amica ricoverata per problemi di dipendenza da alcol e droghe, l'altra è Sydney Barret, una ragazza con l'apparente fobia incontrollabile per il contatto fisico...  (fonte comingsoon)


Il mio commento:
Questa volta ne approfitto per parlarvi di una serie tv di qualche tempo fa recuperata solo in tempi recenti ma che, a mio avviso, merita di esser vista.
Siamo sempre nell'ambito super-eroistico, in particolare ambito mutanti Marvel come si può intuire dalla "x" presente nel logo, in quanto il protagonista David Haller è un mutante di classe omega (ovvero massimo) e figlio illegittimo di Charles Xavier.
Tuttavia, questa serie non si presenta in modo da richiamare le attuali serie e film Marvel (o, forse, Sony) proponendo tanta azione, sperpero di effetti speciali e richiedendo alla spettatore una visione molto spesso in modalità brain-off. Si distingue invece per una regia e una fotografie che oserei dire poetiche e suggestive assai, molto artistiche e di impatto, capaci di rapire, emozionare e avvincere. Senza contare omaggi e riferimenti a registi e film cult.
Il budget a disposizione probabilmente non è stato dei più ampi tuttavia il modo in cui viene portata avanti la narrazione, la psichedelia e il tormento di varie sequenze, l'alone di mistero e le suggestioni proposte sono davvero notevoli e rappresentano il motivo per cui questa serie merita di esser vista. Non siamo di fronte a un prodotto banale né semplicissimo da seguire: ringrazio infatti la visione in streaming per la possibilità di mettere in pausa e riguardare più volte le sequenza poiché a volte non è nemmeno ben chiaro a cosa stiamo assistendo. Anche perché ci sono talune situazioni molto particolari, vedi il piano astrale (una dimensione psichica) oppure la sequenza "senza audio" che si realizza nell'assalto alla casa di David o, ancora, la "stanza" in cui David e Sydney possono stare assieme ad entrare in contatto tra loro. Una cosa semplice, magari, ma che nel mondo reale crea invece qualche problema come si scopre già nelle prime puntate...
Senza contare che mano mano che la storia si sviluppa e scopriamo che il nostro protagonista non è un demente (e nemmeno un eroe nel senso stretto del termine, il che rende questa serie ulteriormente particolare) ma una persona tormentata, anche e soprattutto a causa dell'entità psichica nota con il nome di Re Delle Ombre (Shadow King), la faccenda si fa sì interessante ma anche decisamente più complicata. E talvolta inquietante, ma senza sfociare nell'horror puro. 
Probabilmente il fatto di avere un minimo di infarinatura sui fumetti Marvel agevola la compensione e la fruizione della serie sebbene, per quel che mi riguarda, Legion non è un personaggio che conosco molto. Se non per il fatto di aver causato la genesi di quello spettacolare ciclo di storie de "L'era di Apocalisse".

domenica 28 novembre 2021

Invincible

Titolo:
Invincible - stagione 1
Anno: 2021
Episodi: 8
Genere: supereroi, fantascienza


La trama in breve:
Ispirato all'omonimo fumetto di Robert Kirkman, la serie segue le vicende di Mark Grayson che, attorno ai 17 anni sviluppa poteri tali da renderlo un supereroe, Invincible. D'altronde, suo padre è Omni-Man: originario del pianeta Viltrum appartiene a una razza di alieni superpotenti ed è il più forte supereroe della Terra. 


Il mio commento:
Ne avevo sentito parlare mesi fa ma, complica anche la nascita di Lorenzo a inizio marzo, non avevo proprio avuto modo o occasione di spenderci del tempo. Recentemente però son riuscito, pian piano, a vedermela e ne son piacevolmente rimasto soddisfatto.
Concordo su quanto si può leggere in rete circa la qualità migliorabile delle animazioni, che tuttavia migliorano nelle ultime puntate, però le caratteristiche migliori della serie riguardano altri aspetti.
Già il colpo di scena presente nella seconda metà del primo episodio fa capire allo spettatore che siamo di fronte a una produzione matura, pensata per adulti, dove non si sprecano violenza e scene forti. La mattanza dei Guardiani del globo (praticamente gli Avengers della situazione) ad opera dello stesso Omni-Man costituisce un bel modo per rimescolare le carte in gioco e creare spunti interessanti per lo sviluppo della storia. Da un lato difatti assistiamo alla crescita di Mark, come persona e supereroe, al suo rapporto con il padre, con cui condivide poteri e addestramento; dall'altro assistiamo alle conseguenze della strage, alle indagini su di essa, con la speranza di capirci di più.
Tutto per arrivare alla devastante puntata finale in cui Invincible e Omni-Man si sfidano. O, meglio, dove Omni-Man distrugge il figlio e devasta il pianeta producendo un numero incalcolabile di morti. D'altronde, quelli del governo ci avevano pure provato ad arrestarlo scagliandogli addosso tutto quello che avevano a disposizione, compresi mostri e attacchi da satellite, ma non c'è stato verso contro la sua potenza praticamente divina. Pensatelo a un superman praticamente immortale e che non subisce gli effetti di alcuna criptonite.
Ma lo sviluppo stesso della storia, che non so se rispetti fedelmente o meno il fumetto, è l'elemento che tiene incollato lo spettatore che, di episodio in episodio, vede anche seminate varie possibili sotto trame che permettono interessanti sviluppi futuri. Pensiamo agli alieni Flaxans, il cui pianeta è stato devastato dal solo Omni-Man (dopo che gli attuali Guardiani del globo si erano dimostrati in difficoltà a respingerne un contingente) oppure a quel che accadrà su Marte dopo che i Sequid hanno trovato modo di far breccia e attaccare la popolazione locale...e tutto per una svista di Invincible...

sabato 27 novembre 2021

Solo - A Star Wars story

Titolo:
Solo - A Star Wars story
Regia: Ron Howard
Anno: 2018
Genere: azione, fantascienza
Cast: Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton, Paul Bettany, Joonas Suotamo, Phoebe Waller-Bridge, Warwick Davis, Clint Howard


La trama in breve:
Spinoff della saga di Star Wars dedicato al personaggio di Ian Solo. Il film copre un arco temporale di circa 6 anni e raccontando le vicissitudini che lo hanno portato a incontrare Chewbecca, Lando Calrissian e, soprattutto, il Millenium Falcon.


Il mio commento:
No. Praticamente potrei riassumere così il mio commento su questo film. Non mi interessa sapere se ci son stati problemi di gestione, cambi alla regia ecc... la storia, fondamentalmente è inconcludente e il personaggio di Ian Solo è solamente un'ombra di quello che tutti ben conosciamo e che è stato reso celebre da Harrison Ford.
Posso anche accettare, come sempre, che ci siano semplificazioni e situazioni "brain-off" ma qui ci sono molti aspetti che non quagliano. E non parlo di effetti speciali o ritmo narrativo.
In primis: dove ha imparato Ian a pilotare? Come fa a esser così bravo? Si siede su una nave che non conosce, su una rotta che non conosce, e puff fa il record universale? Mah...
Poi rimane un fatto incredibile che nella vastità infinta del cosmo sia così facile trovarsi senza avere alcun sistema di comunicazione, vedi internet o telefono. Anche perché, se esistesse, il nostro caro Ian avrebbe potuto anche provare a raggiungere la sua amata Qi'ra, o no? Una telefonata, una mail, una lettera...niente...per anni...e non esistono nemmeno giornali o notiziari per informarsi...mah, che strano universo soprattutto se consideriamo i giorni nostri, nei quali viviamo iperconnessi.
Invece la storia proposta dal fim è tutta una corsa frenetica senza capo né coda, con personaggi che ci provano anche a darsi un tono e a imprimersi, parlo di Beckett e Dryden Vos, ma sono quelli primari a mancare completamente il bersaglio. Tranne Chewebecca (o Chewbacca che dir si voglia), ovviamente. Lui si che sa recitare. E ancora non mi è chiaro se ha le dita o cosa sotto quella pellicciona leonina morbida morbida. Chissà poi perché lui non lo doppino mai. E chissà perchè Ian sappia parlare la sua lingua, anche se poco. Anche gli altri sembrano capirlo abbastanza. Ma lo spettatore no... Un dettaglio che praticamente fa passare lo spettatore per deficiente ...

sabato 20 novembre 2021

I cinque dei di Adaesha

Titolo:
I cinque dei di Adaesha
Autore: Sabrina Guaragno
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Genere: fantasy
Pagine: 25


La trama in breve:
In una terra dilaniata dal passaggio di un popolo straniero e violento, la giovane Padena decide, insieme al fidanzato Ioro, di rivolgersi agli Dei per chiedere un aiuto per sopravvivere e per salvare la sorella di lei, Moria, fatalmente ferita. I tre non sanno, però, che questo accordo magico farà intrecciare i loro destini in un vincolo indissolubile, e le loro vite non potranno più essere le stesse… (fonte Amazon)

Il mio commento:
Libro leggero e di poche pagine che fa da prologo ad una saga fantasy che, personalmente, non conosco.
Essendo interessato a leggere qualcosa dell'editore, ed essendo gratuito, l'ho preso con il beneficio del dubbio sul proseguire o meno con la saga. Personalmente però non mi ha convinto molto, probabilmente andrebbe sviluppato maggiormente.
Le vicende presumo siano importanti nel contesto della Saga di Alaisa però se dovevano convincermi a saperne di più, ecco, non sono riusciti nell'intento. 
Il fatto stesso che i protagonisti siano considerati Dei mi ha spiazzato un poco: può starci che il rituale descritto all'inizio li abbia resi qualcosa di più che semplici persone, ci sta anche che Moria abbia sviluppato poteri magici (su cui però non si approfondisce granché) però non ci sono, nel libro, gesta memorabili o eclatanti. Oltretutto, se loro stessi si son rivolti a divinità (o demoni) a maggior ragione dovrebbero essere questi (gli antichi dei) a essere considerati divinità mentre i protagonisti dovrebbero essere considerati degli apostoli o dei semidei. Ma non escludo di aver travisato io tutto quanto.

sabato 13 novembre 2021

Messia di Dune

Titolo:
Messia di Dune
Autore: Frank Herbert
Editore: Editrice Nord
Genere: fantascienza
Pagine: 321

La trama in breve:
Non è certo al momento della loro creazione che gli imperi mancano di uno scopo. Quando, invece, si sono fermamente consolidati, gli scopi si smarriscono e vengono sostituiti da vaghi rituali. Il secondo, avvincente episodio del Ciclo di Dune, uno dei best seller assoluti della fantascienza mondiale.

Dodici anni dopo la vittoria dei Fremen sull'Imperatore Padiscià Shaddam IV, Paul Muad'Dib, erede degli Atreides, è ancora il temuto Imperatore della galassia e governa l'universo dalla sua capitale su Arrakis. La forza del mito che lo circonda viene però intaccata da un complotto che vede protagonisti il Bene Gesserit, la Gilda Spaziale, i Tleilaxu e alcuni Fremen ribelli: al centro della cospirazione c'è il tentativo di indebolire la sua capacità di comando e rendere instabile la dinastia degli Atreides ostacolando la nascita di un erede. Tuttavia, il prezioso dono della prescienza dà a Paul la consapevolezza che la strada da seguire è quella indicata dal suo destino: indirizzare il proprio popolo su un percorso che lo allontani dall'autodistruzione e dalla miseria, verso un futuro armonioso e duraturo, un obiettivo che è disposto a raggiungere anche a costo del proprio sacrificio... Il secondo, avvincente episodio di Il Ciclo di Dune, uno dei best seller assoluti della fantascienza mondiale. (fonte IBS)

Il mio commento (attenzione agli spoiler...):
Qualche tempo fa vi avevo parlato di Dune, famosissimo libro di Frank Herbert, pietra miliare della fantascienza di cui, tra l'altro, è stato recentemente realizzato un nuovo adattamento cinematografico per la regia di Denis Villeneuve. 
Ora invece ne approfitto per parlarvi di questo secondo romanzo del medesimo ciclo, decisamente più breve e, ora che l'ambientazione è nota, fruibile. Ma non per questo meno impegnativo, nonostante la lunghezza ridotta. Lo stile e il modo di narrare di Herbert rimangono di ottimo livello e allineati al primo romanzo, per cui efficace, logico e razionale, ma anche molto poetico e suggestivo, con personaggi che però non risultano sempre così "spontanei" ma condizionati da un forze maggiori di loro. 
Sin dalle prime pagine si respira un'atmosfera più grave e disperata: assistiamo infatti ad un incontro segreto nel quale si delinea un complotto ai danni di Paul Atreides. Un complotto per il quale vengono prese tutte le dovute precauzioni al fine che l'imperatore non riesca a "scorgerlo" con la sua prescienza e che sembra evidenziare dei punti deboli nelle facoltà stesse di Muad'Dib.
Nel proseguo del libro, da un lato il complotto prende forma, dall'altro assistiamo a vari episodi che ci permettono di conoscere meglio la situazione di Paul e di Alia, anch'essa dotata di conoscenze sovrumane. Sono entrambe figure tragiche, segnate dal destino. Nel caso di Alia si respirano però irrequietezza e pulsioni, mentre per Paul prevale una stoica rassegnazione e incrollabile fiducia in quello che è il percorso scelto per se stesso e l'impero, una strada che lo porterà a più di un sacrificio fino al finale del romanzo. E per quanto mi riguarda ho empatizzato molto con lui, ho sofferto e patito per la sua stoicità e per lo spirito di abnegazione. I suoi comportamenti e le sue scelte appaiono quindi anche assurde e fredde, anche, ma in realtà sono il risultato del grande amore che nutre per la sua adorata Chani e per il senso di responsabilità verso l'impero. 
Menzioni particolari poi per i personaggi di Duncan Idaho (eh già!) e di Scytale, decisamente interessanti. Il primo è redivivo, ad opera del Bene Tlelilaxu, una società segreta che pratica la manipolazione genetica, e torna a corte sotto forma di ghola, praticamente una sorta di resuscitato ma con ricordi impiantati e alcune parti sostituite da innesti tecnologici, in particolare gli occhi. Un personaggio che dovrebbe essere strumento del complotto ma che diviene pungolo per lo sviluppo di Alia e per riflessioni sull'autenticità della persona e dell'io, sul limite tra natura e scienza, tra vita e morte. In un certo senso, la sua stessa esistenza rappresenta una sorta di prova di immortalità, con implicazioni etiche non banali.
Scytale invece è un Volto Danzante appartenente al Bene Tlelilaxu, una sorta di mutaforma, molto acuto e pericoloso (che mi ha fatto pensare a Jaqen H'ghar del Trono di Spade...anche se forse sarebbe più corretto il paragone con il T1000 di Terminator 2), anch'esso pedina centrale del complotto ai danni dell'imperatore.

lunedì 8 novembre 2021

C'era una volta ... a Hollywood

Titolo:
C'era una volta ... a Hollywood
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2019
Genere: commedia, drammatico
Cast: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley, Timothy Olyphant, Austin Butler, Mike Moh, Dakota Fanning, Bruce Dern, Al Pacino, Kurt Russell, Damian Lewis, Julia Butters, Luke Perry, Victoria Pedretti, Scoot McNairy, Lorenza Izzo


La trama in breve:
Ambientato a Hollywood, nel 1969, il film segue le vicissitudini dell'attore Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), ormai in declino e alla ricerca di nuove parti con le quali riscattare la propria carriera, e della sua controfigura, Cliff Booth (Brad Pitt), che per Rick è anche amico, autista e tuttofare, il quale vive in una roulotte con il suo cane.  
Accanto alla villa di Rick, si trasferisce il regista Roman Planski con la sua bellissima moglie, l'attrice Sharon Tate (Margot Robbie) che sta iniziando a farsi notare nel panorama cinematografico. 
Le loro vicende saranno destinate a incrociarsi la notte dell'8 agosto 1969...


Il mio commento in breve:
Grazie a Netflix son riuscito a recuperare l'ultimo film realizzato da Tarantino, terzo capitolo della sua Trilogia del revisionismo storico (con Django Unchained e Bastardi senza gloria), ovvero film che ammiccano a episodi storici tragici ma che la modificano per rendere (un po') di giustizia alle vittime.
In questo caso, il riferimento è quello dell'eccidio di Cielo Drive compiuto da membri della famiglia Manson. Un episodio che, probabilmente, ha più significato in territorio statunitense che altrove ma che alla fin fine costituisce solo il pretesto per ambientare quest'opera a Hollywood e trasporre in essa la passione che Tarantino nutre per il cinema e la sua storia.
La questione "film" e "cinema" è praticamente sempre al centro della vicenda in quanto si respira, attraverso il declino e la ricerca di ruoli di Dalton attore, un certo cambiamento di tempi e linguaggi che determina cambiamenti anche all'interno delle produzioni. Probabilmente ne è un esempio il fatto che la sua controfigura, Cliff, ha sempre molto tempo libero e non è più impegnato in azioni pericolose come negli anni d'oro e anche il dialogo che il personaggio impersonato da Di Caprio ha con la piccola Trudi Fraser (Julia Butters) rappresenta un punto di svolta per riprendere controllo di sé e della sua carriera, dimostrando di essere un vero attore. Cosa che, in effetti, Di Caprio è: credo sia universalmente accettato che sia un ottimo e valido professionista, capace di recitare. E anche in questo film lo dimostra, con un personaggio ben reso, vulnerabile, emotivo, sfaccettato, un po' in crisi e bisognoso di conferme, ma allo stesso tempo capace e versatile.
Non che Cliff (impersonato da un Brad Pitt che probabilmente viene nascosto dalla presenza di Di Caprio) sia da meno, seppure di un'altra pasta: decisamente più laconico e "fisico" di Dalton, più umile e in ombra, ma al contempo forse più "western" lui, per atteggiamento ed efficacia nelle scene senza parlato, rispetto alla sua controparte dalla quale non riesce a separarsi. Cosa che va nella direzione di confermare l'idea che i due, in realtà, siano un'unica persona e che alcune vicende siano solo "simboliche", con entrata e uscita di scena di atteggiamenti e aspetti caratteriali di Dalton.
Nel complesso, comunque, questo "C'era una volta ... a Hollywood" non mi ha convinto moltissimo: forse non riuscendo a cogliere le innumerevoli citazioni e forse per il fatto di averne spezzato la visione me lo son goduto meno di quel che avrei dovuto. Diciamo che l'ho trovato privo di quella verve e di quel brio presenti in altre pellicole di Tarantino: probabilmente avevo delle aspettative che son state disattese. Ci sono, è vero, dei colpi di genio e delle scene spiazzanti (vedasi quella in cui Bruce Lee vien fatto volare contro un'auto da un tranquillissimo Cliff, scena che penso possa aver determinato le basi per qualche jihad) però è tutto molto lento e, passatemi il termine, stanco. E rassegnato anche. Che forse è l'impressione che magari il regista voleva dare, nel riferirsi al cinema in sè.
Anche l'attesa dell'epilogo, di quell'eccidio di cui so così poco ma che pensavo fosse un punto focale della narrazione, è relativa. In fondo, sembra che la strage venga pensata e organizzata a caso, senza motivazione particolare, e in maniera del tutto slegata dal resto della narrazione filmica dove tutto ruota attorno a Rick e Cliff (che, stando anche ad alcune recensioni, magari potrebbero essere anche la stessa persona...). Vero è che Cliff riconosce Tex, incontrato casualmente dopo aver accompagnato la splendida autostoppista Pussycat (Margaret Qualley) allo Spahn ranch, ex set cinematografico abbandonato e abitato da una comunità hippie, ma si tratta solo di una coincidenza e casualità.

sabato 30 ottobre 2021

Smetto quando voglio - Ad honorem

Titolo:
Smetto quando voglio - Ad honorem
Regia: Sydney Sibilia
Anno: 2017
Genere: commedia
Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Peppe Barra, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino, Neri Marcorè, Guglielmo Poggi, Claudio Corinaldesi


La trama in breve:
Atto finale della trilogia diretta da Sydney Sibilia, Smetto quando voglio: Ad honorem vede la banda di cervelloni incompresi, capitanata dal neurobiologo Pietro Zinni (Edoardo Leo), riunirsi per l'ultima sconsiderata impresa. Dietro le sbarre del carcere di Rebibbia, i galeotti fregiati di titoli accademici escogitano un modo per evadere di prigione e sventare i piani del terribile Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), intenzionato a fare una strage (fonte comingsoon)


Il mio commento:
avendolo visto recentemente (a puntate), volevo spendere due parole su questo terzo atto della serie di film "Smetto quando voglio" in quanto, a mio avviso, un discreto prodotto nel panorama cinematografico nostrano.
Il primo film, lo Smetto quando voglio del 2013, rimane quello più memorabile e riuscito, ben costruito e ironico. Il secondo capitolo (Masterclass...che ero convinto di aver citato nel blog ma evidentemente così non è) e questo terzo sono invece stati realizzati praticamente assieme, per concludere degnamente la storia, minimizzare i costi e massimizzare la resa. 
In Masterclass, complice anche la necessità di presentare nuovi personaggi, probabilmente c'è stata una minor linearità e spigliatezza, ma si è rivelato un buon film, nel quale i nostri protagonisti son in qualche modo scesi a patti con le forze dell'ordine nel tentativo di sgominare bande di spacciatori. Il tutto per introdurre il villain dell'atto finale, ovvero quel Walter Mercurio che vuol fargliela pagare alle istituzioni e alle persone che contano per quanto subito. E in ciò emerge il dramma di una meritocrazia inesistente, di promesse mai mantenute ma utilizzate per far bella figura (politica) di fronte a media e investitori, di persone invece meritevoli costrette a compiere miracoli con mezzi e risorse irrisorie. Talenti che non vengono per niente calcolati dal sistema, che non trovano posto in qualche disegno di sviluppo e crescita culturale/scientifica/strategica del Paese. Per cui, o soccombono, o mollano, o si reinventano in altri ruoli, come accadeva ai nostri protagonisti nel primo film.
Naturale che come altra opzione sorga anche rabbia e voglia di farla pagare, soprattutto quando si diventa vittime o si perdono persone care, oltre che progetti e anni di studio. E' il caso di Murena (Neri Marcorè), "cattivone" incrociato nel primo film, che vien praticamente sbeffeggiato da avvocati e periti dopo aver subito ustioni e danni fisici di vario tipo con scuse banali e ignobili ("non aveva le scarpe anti-infortunistica") che in questo terzo atto diventa una sorta di alleato dei nostri ma, al contempo, quasi l'emblema della morte per quanto è cupo. 
Ma è anche il caso di Walter Mercurio che sbaglia certamente nei modi (fare una strage non è mai una soluzione) ma per il quale è anche difficile non simpatizzare dopo la visione del flash back esplicativo del suo passato, e di quello di Murena.

sabato 25 settembre 2021

Frammenti

Titolo:
Frammenti
Autore: Dario Rea
Editore: Elison Publishing
Genere: narrativa, fantasy
Pagine: 206


La trama in breve:
Vita e Morte, le due sorelle signore dell'umanità, hanno accordi ben precisi che regolano i loro rapporti. Uno dei patti fondamentali che hanno stipulato prevede che il conto delle anime torni sempre, da una parte come dall'altra: nessun uomo può avere più tempo, nessun uomo può viverne di meno, tutto deve essere come Vita e Morte hanno stabilito. Un traghettatore di anime, una figura di confine tra i regni delle due sorelle, si occupa di accompagnare quelle anime che sono restie ad abbandonare il regno dei viventi quando è giunto il loro momento. L'ordine delle cose è eterno e immodificabile, ma si può davvero stare così vicino agli umani senza divenire, almeno in parte, uno di loro? Un sovvertimento dell'ordine stabilito potrà mai essere tollerato? Da Venezia a Marsiglia, dalla rivoluzione francese ai nostri giorni, le storie di uomini e immortali si mescolano come frammenti gettati a caso, ma è solo nella loro unione che gli eventi possono assumere senso e significato (fonte ibs)


Il mio commento:
Premetto che avrei voluto e dovuto scrivere la recensione almeno due settimane fa, a ridosso della conclusione della sua lettura, per rendere maggiormente giustizia al testo.
Il libro è indubbiamente intrigante come idea e, anche per come è scritto e sviluppato, risulta interessante per il lettore. 
La narrazione procede infatti per episodi, da cui anche il riferimento del titolo, calando il protagonista in situazioni diverse e a contatto di persone differenti permettendo così all'autore, da un lato, di raccontarci qualcosa sulla vita e l'esperienza del traghettatore delle anime e, dall'altro, di proporci scorci di vita (e morte). Il protagonista è infatti un immortale, legato alla Morte, e si occupa di evitare che, dopo il trapasso, le anime si perdano anzichè prendere la giusta via fino alla reincarnazione, secondo le regole stabilite da Vita e Morte. 
E' un personaggio senza nome, cinico e stanco del proprio ruolo, certamente non un tipo solare e allegro e non solo per il ruolo che ricopre ma anche per qualcosa che ha perduto. Essere immortali non preserva infatti dalla possibilità di innamorarsi, di soffrire o di venir puniti, per molto molto tempo tra l'altro. Anche perché non sembra aver modo di sottrarsi al giogo che gli è stato riservato dalla sorte.
Se da un lato risulta interessante e affascinante come personaggio, dall'altro lato presta il fianco ad alcune osservazioni: essendo solo uno, ci si domanda come faccia a gestire il numero di morti che si verificano contemporaneamente nel mondo. Inoltre, a volte, il linguaggio con cui si esprime è un po' troppo diretto, burbero e seccato, quasi forzato, come se fosse in un contesto cinematografico, ecco. Ma probabilmente è solo una mia impressione.
Resta il fatto però che con la sua eterna esperienza entra in contatto con numerosi casi umani, talvolta anche con situazioni drammatiche da cui, ovviamente, lui non si fa né condizionare né impietosire, ma il lettore, invece, sì. Nei vari frammenti di vite che vengono proposti, alcuni nel passato alcuni nel "presente", qualcuno nel futuro, e collocati anche in zone geografiche differenti, si respira l'umanità e la tragicità di talune situazioni che, ancora oggi, fanno notizia sulla cronaca dei telegiornali.

sabato 4 settembre 2021

The Black Door

Titolo:
The Black Door
Autore: Domino Finn
Editore: Dunwich Edizioni
Genere: horror
Pagine: 50 (circa)


La trama in breve:
Cisco Suarez viene trascinato nelle profondità della vita notturna sotterranea di Miami, dove i cercatori di conoscenza arcana possono solo ottenere il loro desiderio. Non è solo: è accompagnato da una misteriosa ragazza per la quale cerca vendetta...


Il mio commento:
Altro ebook proposto da Dunwich Edizioni ai suoi iscritti, un racconto di genere horror-fantasy che strizza l'occhio al sovrannaturale. Anche qui, come nel caso di Per Emmy, non conosco l'autore del testo ma, cercando qua e là, pare che Domino Finn abbia dalla sua una discreta produzione. Se non capisco male, questo The Black Door si allaccia al ciclo di romanzi "Il fuorilegge della Magia Nera" che vede tale Cisco Suarez come protagonista.
Un personaggio sui generis che guida il racconto con la sua voce personale, guidandoci in un club in cui solo chi ha talenti magici può accedere e in cui si compiono atti sordidi per ottenere poteri e favori da divinità oscure. Diciamo che è un po' uno sbruffone, molto sicuro di sé, calcolatore, ricco di risorse e conoscenze e, a modo, suo fascinoso. Ricorda, volendo, il personaggio di Constantine, impersonato da Keanu Reeves nella trasposizione filmica dell'omonimo fumetto.
Lo sviluppo della narrazione alterna presente e flash back, che aiutano a comprendere meglio la situazione, chi sia il protagonista - anche se in realtà Domino Finn non si sbottona più di tanto - e chi sia la bella e taciturna Rachel che lo accompagna. O, meglio, chi era, visto che è di fatto una marionetta animata da poteri voodoo di cui beneficia il protagonista il quale ha fatto sua la missione di vendicare quanto accaduto alla ragazza. 
E bloccare anche le azioni del club nel quale si intrufola, ovviamente.