giovedì 28 marzo 2013

..:: Anime Impure ::..

Titolo: Anime impure - la rivelazione
Autore: Cristiano Signorino
Editore: Il Mio Libro (self publishing)
Genere: fantasy
Pagine: 232

La trama in breve:
'Le ombre festeggiarono, silenziose, l'avvenuto incontro tra la giovane e Gabriel. Alcune guizzarono di gioia, altre tremarono di felicità. Occhi umani osservarono quell'oscura danza pur senza prestarvi veramente attenzione. Furono in pochi a comprendere quanto stesse veramente accadendo e non tutti se ne rallegrarono.' (fonte ilmiolibro)

Il mio commento: (ATTENZIONE: contiene spoiler!)
Recentemente ho concluso la lettura di questo testo (urban)fantasy, libro che ho avuto occasione di visionare nell'ambito di una catena su Anobii forse, e dico forse, pubblicizzata pure nella ml di Fantasy Story. Dico forse perché non me lo ricordo più...
Fondamentalmente questo Anime Impure non mi è spiaciuto anche se, come sempre, leggere il primo volume di una saga non può considerarsi un'esperienza esaustiva e completa per avere una visione globale di quella che la storia proposta dall'autore. Inevitabilmente l'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi ne risentono così come la trama rimane incompiuta, aperta per la continuazione nei successivi volumi della saga (ovvero Anime Impure - L'asilo delle ombre).
Ad ogni modo, questo ho letto e di questo parlo consapevole che questo mio intervento non può pretendere di essere completo ed esaustivo  :-)
Andando con ordine posso dire che il titolo mi pare adeguato e accattivante, così come la copertina disegnata da Laura Cozzani risulta in linea con l'opera di Signorino.
Niente da eccepire in merito a  lunghezza dell'opera, impaginazione e font. Almeno fino a pagina 205 dove qualcosa evidentemente è cambiato... :-] 
Lo stile risulta poi abbastanza buono, con pochissime sbavature in termini di piccoli refusi ed errori, ma comunque scorrevole, non monotono e, mediamente, con un adeguato utilizzo del lessico. C'è però la tendenza a divenire descrittivo e didascalico, con svariati passaggi che si riducono a meccaniche descrizioni di azioni, simili a un elenco che non sempre porta il lettore a conoscere qualcosa di veramente utile ai fini dell'intreccio.
Anche le ripetizioni di certi termini rischiano di stancare, se non irritare addirittura, il lettore: vedasi il numero di volte che vengono ripetute parole quali ragazzo, giovane, Gabriel. Il più delle volte sarebbe stato sufficiente ricorrere a pronomi, affibbiare nomi propri ai personaggi (vedi i tre tipacci che minacciano Nina) oppure evitare proprio la ripetizione, perché già nota l'identità del tizio che, di volta in volta, sta facendo qualcosa, pensando o descrivendo la scena. Ancor di più se l'interazione avviene con proprie parti anatomiche. Aspetti da rivedere e che, probabilmente, risultano essere soggettivi e dipendenti dall'indole del lettore che può attribuire ad essi più o meno rilevanza. 

martedì 26 marzo 2013

..:: Cose dell'altro mondo ::..

Titolo: Cose dell'altro mondo
Regia: Francesco Patierno
Anno: 2011
Genere: commedia
Cast: Diego Abatantuono, Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini, Renato Nuvoletti, Sandra Collodel

La trama in breve:
Una città del Nordest d'Italia. L'immigrazione incide sul tessuto sociale. L'industriale Golfetto non la sopporta nella maniera più assoluta e scarica tutta la sua xenofobia in uno spazio a lui riservato nella tv locale che finanzia. Intanto fa ritorno a casa Ariele, un poliziotto con madre con Alzheimer e un tempo compagno della maestra Laura che ora attende un figlio da un africano. Un mattino però, dopo un fenomeno temporalesco anomalo, tutti gli extracomunitari e gli stranieri in genere scompaiono dal territorio. Bisogna arrangiarsi da soli. (fonte mymovies)


Il mio commento:
Visto recentemente, sebbene non eccelso né particolarmente pubblicizzato, credo che il film in questione meriti comunque una menzione su questo mio blog sempre più allo sbando e sempre meno frequentemente aggiornato. 
In primis perché ambientato qui nel Veneto (ogni tanto qualcuno si ricorda che esiste anche questa regione...) e in secondo luogo perché mira dritto al problema dell'immigrazione e di come, in realtà, questo fenomeno sia sfaccettato e diversamente percepito dalla popolazione "nanica".
Già, perché se dovessi accostare la razza veneta a una razza fantasy, magari attingendo a piene mani ad ambientazioni stile Tolkien, credo che la scelta ricadrebbe su quella dei nani: gente che lavora sodo, che vuole lavorare e che non sta senza far niente, propensa alla concretezza, difficilmente sdoganabile dal proprio territorio, che alla comunicazione, all'arte, alla cultura pensa solamente in termini di usufrutto o che, comunque, per queste non vivrebbe mai.
O, per lo meno, questo l'identikit che si applicherebbe a molta parte della gente veneta. 
Me incluso, probabilmente.
Lo so, sono volutamente provocatorio però certe volte davvero mi piacerebbe trovarmi in una regione di "elfi"....
Ad ogni modo, divagazioni a parte, questo "Cose dell'altro mondo" non è l'omonimo film del 1991 con Hulk Hogan e Christopher Lloyd: tra l'altro, in originale, si chiamava Suburban Commando.... 

martedì 19 marzo 2013

..:: Wolf Guy - L'emblema del lupo ::..

Titolo: Wolf Guy - L'emblema del lupo
Sceneggiatore: Yoshiaki Tabata  (soggetto: Kazumasa Hirai) 
Disegnatore: Yuki Yogo, Ayumi Izumitani
Pubblicato in Italia da: J-Pop Edizioni
Numero volumi: 12

Il mio commento:
Quando Akira Inugami arriva nella nuova scuola, dopo essere stato espulso dall'istituto privato che frequentava, cominciano subito i problemi. La classe della signorina Aoshika, la sua nuova insegnante, è sotto il controllo di Dou Haguro, figlio di un dirigente di un potente clan mafioso. Kuroda, scagnozzo di Haguro, attacca Inugami, ma rimane brutalmente ferito dalla sua stessa arma. Haguro e i suoi compagni decidono di vendicare l'amico, attirando Inugami sul tetto della scuola per uno scontro mortale. Ma Inugami non è un ragazzo qualunque ... 


Questa la trama riportata sulla quarta di copertina del primo volume di Wolf Guy – L’emblema del lupo con cui J-Pop ha avviato la pubblicazione italiana del manga sceneggiato da Yoshiaki Tabata, noto per opere quali Akumetsu e Yagyuu Hijouken Samon , su soggetto di Kazumasa Hirai.
La serie si compone di 12 volumi, l’ultimo dei quali distribuito in Italia nel novembre 2012, e rappresenta una sorta di remake dell’omonima serie a fumetti (Ookami no Monshou) realizzata negli anni ‘70, su sceneggiatura di Kazumasa Hirai ma affiancato dal disegnatore Hisashi Sakaguchi. Dalla medesima serie è stato inoltre realizzato, nel 1973, un live action per la regia di Masashi Matsumoto. Accanto alla serie manga, firmata sempre dello stesso Hirai, si collocano poi il ciclo di romanzi Adult Wolf Guy proposti tra il 1969 e il 1980 e una serie anime composta da sei episodi realizzata tra il 1992 e il 1993.
Realizzata a partire dal 2007, questa nuova versione, ovvero Wolf Guy – L’emblema del lupo (Wolf Guy – Wolfen Crest), si dimostra una rivisitazione ben più moderna e violenta dell’omonima serie originale, ma non per questo meno convincente e interessante, sebbene non adatta a tutti i palati.
Disegnato da Yuki Yogo - già assieme a Tabata in Akumetsu - e Ayumi Izumitani, il manga si contraddistingue per tematiche e toni cupi, destinati a un pubblico adulto: non mancano infatti lunghe sequenze di efferata e brutale violenza, con tanto di stupri e soprusi di svariata natura. E’ praticata anche una sorta di autocensura ma questa si limita alla non visualizzazione dei genitali nelle scene di sesso mentre poco o nulla vien fatto per evitare di mostrare torture, mutilazioni o sevizie di ogni tipo.
Ambientata in un Giappone contemporaneo, le vicende descritte si focalizzano sul presente di Akira Inugami, ragazzo misterioso e dal fascino conturbante che nasconde un incredibile segreto. Egli è infatti un licantropo e come tale esercita sugli uomini un impatto ambivalente: da un lato vi è attrazione dall’altro paura primigenia e terrore atavico suscitati a livello inconscio. Si innescano a causa di ciò rivalità e rivalse senza quartiere tra il protagonista e gli sgherri di Dou Haguro, contrasti che sfoceranno, nei volumi finali, in una vera e propria guerra combattuta sul piano fisico e psicologico coinvolgendo compagni di scuola e, soprattutto, la bella e burrosa professoressa Aoshika.
Tra gli aspetti che più di tutto risaltano vi è la buona resa grafica, con un disegno di discreto livello, abbastanza curato e di forte impatto. Lo stile adottato non è tuttavia omogeneo e questo rappresenta al contempo un difetto e un pregio dell’opera: da un certo punto di vista consente di enfatizzare il carattere dei personaggi e le pulsioni che li animano, scurendosi e sporcandosi inevitabilmente ogni qualvolta sono gli istinti e la brutalità a emergere, aspetti che per lo più si accostano al personaggio di Dou Haguro. 
Di contro, malgrado lui stesso non esiti a ricorrere alla violenza e alla propria forza sovrumana, Akira è per lo più reso con vignette dai toni più chiari e definite, senza mai trasfigurarne i connotati, a eccezione delle rare scene in cui muta il proprio aspetto in quello del lupo. Lupo, per altro, dal pelo candido. 
Il disegno suggerisce quindi una certa aura di nobiltà che il protagonista possiede e conserva e che invece gli esseri umani sembrano aver irrimediabilmente perduto, forse a causa del distacco dalla Natura e dall’asservimento a logiche distanti da quelle dell’istinto, condizionate da una certa induzione all’omologazione tipica della società nipponica. Non è propriamente il fior fiore della società quello che ci viene mostrato, tutt’altro: sono infatti le persone comuni, studenti addirittura, a dimostrarsi capaci di nefandezze di ogni genere, dagli atti di bullismo alle aggressioni a mano armata, dagli stupri agli omicidi. 
I lupi, invece, quegli stessi animali che hanno cresciuto Akira tra le nevi dell’Alaska, rappresentano una sorte di elite a cui tendere e che al contempo sperimentano sulla propria pelle solitudine e inquietudine, proprio per l’impossibilità di venire completamente accettati dagli altri e di rispettare la propria natura. Qualcosa che, in parte, richiama alla memoria le vicende di Kiba e compagni, protagonisti della serie anime Wolf’s Rain del 2004. 

domenica 10 marzo 2013

..:: Anna Karenina ::..

Titolo: Anna Karenina
Regia: Joe Wright
Anno: 2012
Genere: drammatico
Cast:  Keira Knightley, Jude Law, Aaron Johnson, Kelly MacDonald, Matthew MacFadyen, Domhnall Gleeson, Ruth Wilson, Alicia Vikander, Olivia Williams, Emily Watson

La trama in breve:
Un treno innevato corre verso Mosca e verso un destino tragico, quello di Anna, moglie di Karenin, un alto (e ponderato) funzionario dello Zar. Aristocratica e piena di una bellezza vaga, Anna deve intercedere per il fratello, impenitente fedifrago, presso Dolly, la cognata determinata a non perdonare il suo ennesimo tradimento. 
Condiviso il viaggio con la contessa Vronsky, ne incrocia il figlio Aleksej, innamorandosene perdutamente. Perduto anche lui negli occhi di Anna, il giovane ufficiale trascura Kitty, sorella minore di Dolly candidamente infatuata di lui. Dentro un valzer infinito, le mani e i cuori di Anna e di Aleksej si intrecciano fatalmente, muovendo i loro destini e quelli di coloro che amano in direzioni ardite e sconvenienti per la società russa di fine Ottocento. Appassionati fino all'impudenza, Anna e Aleksej vivranno pienamente il loro amore, sfidando regole, convenzioni e religione, perdendo figli, diritti e prestigio. (fonte mymovies)

Il mio commento:
Visto ieri sera al cinema e, rispetto al mio solito direi che questo film rappresenta una leggera variazione. D'altronde, non guardo solo obbrobri di serie F ma, di tanto in tanto, mi concedo pure qualche visione più sofisticata e impegnata. 
Per cui, con Silvia, abbiamo colto l'occasione di vedere quest'ultima trasposizione di Anna Karenina, ispirato all'omonimo romanzo di Lev Nikolàevič Tolstòj. Un pamphlet di circa 940 pagine amabilmente adattato per il cinema da Tom Stoppard e poi abilmente orchestrato da Joe Wright.
Al di là della storia in sé, che più meno cerca di rispettare le tappe narrative del testo originale effettuando qualche semplificazione e sintesi, ovviamente, ma (spero) mantenendo saldi i momenti topici. 
Al di là della storia in sé, che comunque viene narrata con maestria e senza mai perdersi, mantenendo un buon ritmo per circa due ore e con un cast impegnato in recitazioni molto ostentate e teatrali. 
Al di là della storia in sé (possiamo finire sta frase?), l'aspetto che più sorprende del film è l'atmosfera di narrazione in stile "balletto": tutto è ritmato, gestito con movenze e atteggiamenti molto teatrali, con pose e addirittura sospensioni che si riscontrano in certi spettacoli di ballo. Tutto procede in modo molto formale e sostenuto, regalando allo spettatore la sensazione di assistere a un gioco di incastri e ingranaggi ben  orchestrati e scanditi, palesemente "falsi" perché falso e ipocrita è il contesto nel quale si muovono i protagonisti della storia. 
Giusto per fare un esempio, prendiamo le sequenze in cui Stepan Arkad'ič Oblonskij ("Stiva") attraversa la sala dell'azienda in cui i suoi sottoposti lavorano per andare ad accogliere un ospite. Mentre il direttore attraversa la sala, un paio di suoi sottoposti giungono da direzioni opposte per consentirgli un cambio d'abito senza che questi smetta di avanzare composto e dignitoso. Al contempo, al suo passaggio i dipendenti della si alzano in segno di rispetto e si risiedono non appena egli supera la loro "linea".

sabato 9 marzo 2013

..:: Messaggi da forze sconosciute ::..

Titolo: Messaggi da forze sconosciute
Titolo originale: The Iron Circle, aka The Silent Flute
Regia: Richard Moore
Anno: 1978
Genere: avventura, arti marziali, fantasy
Cast: David Carradine, Jeff Cooper, Eli Wallach, Christopher Lee

La trama in breve:
Cord è un giovane campione nelle arti marziali che prende parte a una eliminatoria dalla quale dovrebbe uscire l'incaricato di raggiungere il saggio Zetan, custode del "Libro di tutte le verità". Vincitore su Morthond in maniera non ortodossa, Cord si mette ugualmente in viaggio e incontra l'avversario morente che gli cede il mandato. Incontra anche un "Suonatore di flauto", cieco, che lo consiglierà piu' volte in seguito.  (fonte comingsoon)
Una gara di mimo

Il mio commento:
Visto di recente in ben 3 puntate, di cui una drammaticamente osteggia dal sonno, questo film mi ha lasciato perplesso assai e dubbioso mano a mano che procedevo nella visione: sono di fronte a una perla della cinematografia o dinnanzi a una vaccata pazzesca?
Dopo aver concluso il film, sono più propenso a dare credito alla seconda ipotesi sebbene vi sia del buono in codesta pellicola.
Qualcosa è andato storto, insomma. E questo lo si evince già dal titolo, pazzamente traslitterato da una comitiva di alpini di ritorno da un rave party. Altrimenti non si spiegherebbe l'ingegnosa traduzione proposta.
E se Cord fosse stato un agente
segreto della Siae? 
Ad ogni modo, documentandomi un poco, vengo a scoprire che la sceneggiatura originale del suddetto "The Iron Circle" è addirittura di Bruce Lee. Purtroppo, la morte prematura del ben noto artista marziale ha compromesso la finalizzazione dell'opera e la sua realizzazione - lui avrebbe dovuto recitare nella parte del co-protagonista. Ho letto anche che ci sono state non poche questioni legali per l'accredito dell'opera a Lee e James Coburn e l'attribuzione del titolo esatto: The Silent Flute.
Per qualche strano scherzo del destino, poi, uno dei ruoli principali, quello che spettava a Bruce Lee, è stato attribuito a quello stesso David Carradine che, a suo tempo, gli soffiò il ruolo per la serie televisiva "Kung Fu". L'altro ruolo di fondamentale rilevanza, quello di Cord, è invece andato a un quanto mai insulso Jeff Cooper che rammento di aver visto solamente in qualche episodio della serie "La Signora in Giallo".
"Ma te, uomo che viaggi alla ricerca
della verità, uomo dedito alle arti marziali
che non possiedi nulla, uomo che hai
fatto voto di castità, che vuoi?"
"La 'rosa' " "Ehm...ok..." 
Inutile dire che, mediamente, la recitazione si assesta su livelli basserrimi e che la trama pure si sviluppa in modo "enigmatico", con un montaggio talvolta non propriamente corretto.
Così come non sono corrette certe dinamiche a cui si assiste nell'arco del film, vedasi il concetto di flauto silenzioso (se è silenzioso, non suona...e invece...) o della vista del suonatore di flauto (che è cieco, dannazione! Ma corre, si muove, parla, come se ci vedesse!). Stendiamo invece un velo sulle coreografie e sui combattimenti marziali anche se mi ha fatto piacere riscoprire tutta quella varietà di suoni - ceffoni, pugni, gomitate - tipiche dei film alla Bud Spencer e Terence Hill.
Diciamo che è stata una sorta di esplorazione di ritmi, inquadrature e narrazioni non più attuali, ma ugualmente efficaci e vividi. 
Più naturali e genuini, forse, sebbene talvolta imbarazzanti.

giovedì 28 febbraio 2013

..:: Primavera italiana? ::..

Visto l'esito delle recenti elezioni, come era prevedibile, si è innescato un interessante gioco di voci e commenti da parte dei cittadini, dei giornalisti e delle varie cariche politiche presenti, italiane ed estere. 
Soprattutto, l'argomento al centro dei vari dibattiti è l'ingovernabilità a cui si va incontro, alle coalizioni che si formeranno, senza dimenticare la caccia ai colpevoli, per capire a chi imputare la responsabilità dell'esito ottenuto con le elezioni. 
Per capirci qualcosa, forse, visto che ogni tanto mi trovo a notare dinamiche sospette (vedasi la Lega, che ha il controllo delle regioni del Nord ma che, globalmente, raggiunge circa il 4%....)
Dito puntato verso persone, movimenti ed elettori. Qualcuno c'è o deve esserci, insomma, che rischia di portarci a situazioni fortemente critiche e ingestibili. 
Non come ai bei vecchi tempi quando i precedenti governi dimostravano di avere a cuore le priorità del Paese e di dedicarsi alla cosa pubblica con serietà, competenza e onestà...anche se non mi pare sia propriamente accaduta negli ultimi anni ma ugualmente in molti hanno deciso di concedere fiducia alle stesse facce. Anzi, mi pare ci sia anche qualcuno di "perseguitato dalla legge" che, malgrado presunti crimini, raccoglie fin troppi consensi...
Ad ogni modo, da parte mia, più che disquisire amabilmente di quel che accadrà (e non essendo io un veggente ho un po' di difficoltà nel valutarlo...), c'è invece la volontà di riflettere su certe dinamiche comunicative e mediatiche che, strano a dirsi, non sono state additate come "responsabili" del risultato ottenuto.
Partiamo dalla scelta popolare compiuta dal Movimento 5 Stelle che ha attraversato l'Italia con lo tsunami tour fermandosi nelle piazze, dove chiunque (sostenitore o meno) poteva fermarsi gratuitamente ad ascoltare. Diversamente, i partiti tradizionali hanno preferito investire maggiormente su conferenze ed eventi legati solamente al proprio elettorato.
A suo tempo, Prodi lo ritraevano
in pose come questa...capirai che
fiducia che ispira...
C'è poi da ponderare sul ruolo dei giornalisti e dei media televisivi in generale che hanno continuato a comportarsi in modo "sciocco", come spesso fanno, non ponendosi criticamente nei confronti dei candidati politici, di qualunque appartenenza politica, ma cercando lo show mediatico, gestendone l'appeal, l'esteriorità, facendo emergere solo "schifezze" quali insulti e contrasti mentre sullo sfondo venivano a sfocarsi altre questioni (su tutte, come è andata a finire con Monte dei Paschi di Siena?) 
Ecco allora che Berlusconi viene sempre inquadrato e proposto in un certo modo, possibilmente sorridente, Bersani e Monti idem, ma più composti e riflessivi, sempre a tenere comizi dinnanzi a gente che applaude e sventola bandieroni, Ingroia e Giannino (un uomo che ha, assieme a Lapo Elkann, ha contribuito alla ridefinizione di figura di m...) invece più umili e nel mezzo di qualche intervista o conferenza di dimensioni contenute, e Grillo che urla. Immagini, diapositive, ripetute con insistenza che finiscono con imprimersi più delle idee proposte.
Giornalisti sempre a caccia del leader, del tizio cui le masse devono fidelizzarsi e seguire come fosse un beniamino della musica o dello sport.
Poca enfasi sulle idee, sui programmi, sul passato di tutta questa gente che, ovviamente, non è sbucata fuori dal nulla. Ma l'impressione avuta, per certi versi, era questa, dello stupore dinnanzi alla novità... 
A parer mio, visto anche che esiste la par condicio (ahahah, che cazzata!), qualcuno poteva anche prendersi la briga di tenere un programma divulgativo in cui leggere o schematizzare le idee politiche descritte nei vari programmi elettorali. Ma evidentemente costava troppa fatica e, anzi, poteva risultare contro producente. Vedasi rintracciare il programma del Movimento 5 Stelle, da anni presente in internet e comodamente accessibile da browser, ma che nessun giornalista ha saputo recuperare per nessuna edizione del telegiornale.

mercoledì 27 febbraio 2013

..:: Kata ::..

Titolo: Kata
Autore: Kenji Tokitsu
Editore: Luni Editrice
Genere: arti marziali, storia
Pagine: 154

La "trama" in breve:

Letteralmente, la parola giapponese "kata" significa "forma".
Tokitsu propone questa sintetica definizione del 'kata': 'sequenza composta da gesti formalizzati e codificati, sottesa da uno stato di spirito orientato verso la realizzazione della Via'. La nozione orientale tradizionale di 'forma', quindi, non è oggettiva, ma soggettiva, e coincide sostanzialemnte con la nozione di 'rito', nella sua accezione etimologica di azione giusta, gesto appropriato.
La nozione giapponese di 'forma' ha sempre posseduto la capacità di fare da cerniera tra essere e divenire, tecnica e spontaneità, stilema e percezione estetica, tradizione e modernizzazione, esteriorità sociale e interiorità 'privata'.   (fonte macrolibrarsi)

Il mio commento:
Conclusa recentemente, questa lettura si è rivelata una piacevole esplorazione della cultura giapponese, non solamente nell'ambito delle arti marziali. Non si tratta indubbiamente di un testo né banale né di immediata fruizione, soprattutto per chi non è avvezzo al mondo del karate o, comunque, familiare con certe dinamiche tipiche della società nipponica.
Non che io sia un esperto, semmai un sapientino arrogante come mi è capitato di esser stato definito da qualcun altro parlando di "altri" argomenti, ma avendo maturato un minimo di conoscenza anche in ambito marziale (prima col karate Kyokushin al dojo di sensei Franco Rosso e ora con il Qi Xing Tang Lang Quan presso la Kyushinryu di Camposampiero) probabilmente un po' sono stato agevolato nella lettura del libro in questione. 
Anche se, come appunto dicevo prima, in realtà l'aspetto del kata in senso di "forma di karate" è in realtà una chiave di lettura ma non l'unica.
Discorrendo di storia, sociologia e psicologia nipponica, l'autore ci porta infatti alla scoperta di quella che è la cultura giapponese, fortemente formalizzata e rigida, connotata da dinamiche talvolta rigorose e, per certi versi, irrazionali. Da non intendersi però nel senso di folli o insensate, bensì condizionate da un certo modo di percepire il presente e il rapporto con l'altro e con gli altri, siano essi propri familiari, appartenenti alla medesima classe sociale oppure a caste superiori. 
Esaminando l'evoluzione storica della propria nazione, Tokitsu fa emergere aspetti culturali che, per noi occidentali (e fortemente americanizzati...), possono sfuggire come il confrontarsi con il pensiero della morte, l'omologazione a dinamiche di gruppo che prevedano una tacita condivisione di comunicazioni implicite e indirette, la gerarchia e la subordinazione tra classi sociali e, soprattutto, il rapporto e il confronto con la tradizione. Aspetti culturali e dinamiche che nella storia giapponese sono naturalmente maturate soprattutto a causa del forte senso di chiusura e isolazionismo che tale nazione ha sperimentato, in modo più o meno volontario.
Nel kata, quindi, sono molte le suggestioni e le spinte culturali che vengono a incontrarsi e a fondersi, non solamente i contributi di maestri e illustri antesignani di uno stile marziale.

martedì 19 febbraio 2013

..:: Come dimenticare (3) ::..

Poco fa, su La7, a Otto e mezzo, c'erano ospiti Travaglio e Sallusti. Tra i vari argomenti, è spuntato fuori anche un certo "Lolito", nuovo romanzo di Daniele Luttazzi che a breve sarà distribuito nelle edicole. 
Come ben sapete, malgrado alti e bassi, il buon Luttazzi è un personaggio che apprezzo e che trovo molto acuto e intelligente. Ricordo ancora con piacere Decameron, che tra l'altro andava in onda su La7 con ascolti a dir poco sorprendenti. Non un personaggio facile da gestire o da seguire, scomodo, e tra l'altro uno su cui ancora vige l' "editto bulgaro" o, comunque, una certa indisponibilità da parte dei media. D'altronde, uno che, in seconda serata, su una rete minore, registra ascolti maggiori di quelli di Rai2 in prima serata non è certamente uno che fa guadagnare soldi...uhm...o forse no?
Diciamo che, tra i tanti argomenti di discussione nei quali sono stati coinvolti i nostri politici, talune questioni rimangono meno prioritarie di altre. 
In fondo, fino a ieri, c'era da salvare la nazione dal fallimento, anche applicando strategie impopolari, spremendo e vessando, imponendo nuove tasse e rigore. Ovvero, quel che ha fatto il signor Monti che, sul finire del 2011, piovve dall'alto sull'italica scena politica. 
E che adesso ci riprova a farsi eleggere, giocando la carta della moralità, del rigore, della professionalità.
Oltre che il cagnolino nuovo di zecca, utile gingillo domestico e mediatico per questo simpatico settantenne.
Già, perché la volta scorsa non è esattamente stato eletto - o sbaglio? - e l'indice di gradimento da parte del volgo non è propriamente dei migliori.
Piuttosto è stato IMPOSTO, una sorta di memento per aiutarci a comprendere quanto importante sia il peso del voto che noi italiano possiamo dare, una misura di quanto effettivamente contiamo. 
In pratica, che il popolo sia d'accordo o meno, è ALTROVE che si decide come debba agire il governo, quali siano le priorità e l'impostazione da dare alla politica. 
Ora, non so dire se il signor Monti abbia agito in modo corretto o meno, ma indubbiamente il suo operato ha portato a qualcosa in termini di rispettabilità economica e finanziaria. Magari ha effettivamente salvato la nostra Nazione, come sostengono i nostri economisti. E, sinceramente, mi sentivo discretamente sollevato nel lasciarlo andare in giro per l'Europa o per il mondo a incontrare gli altri leader mondiali (ve lo vedete Bersani o Bossi a Bruxelles? Berlusconi invece ha già dato prova del suo savoir faire...)
Poi però qualcosa si è incrinato e "puff", si è deciso che il suo governo doveva finire. Prima di aver approvato provvedimenti o leggi in merito a leggi elettorali, conflitto di interessi, falso in bilancio, giustizia....sia mai!
E adesso, dopo che tutti i vari esponenti politici ne parlavano bene, lo elogiavano, riconoscevano la sua preparazione, colpo di scena: vai col voltafaccia collettivo e giù di sputtanamento corale!

giovedì 14 febbraio 2013

..:: Come dimenticare (2) ::..

Visto che siamo in periodo di campagna elettorale, e visto che vale quella gran vaccata della par-condicio (*), avendo io me medesimo sparlato sul Silvio nazionale qualche tempo fa, mi sento in dovere di criticare e contestare anche qualche altro movimento politico. So bene che Silvio, in quanto essere umano, non è l'unico esponente del PDL e che probabilmente la mia precedente critica può essere considerata parziale ma, fondamentalmente, me ne sbatto: se il PDL esistesse anche senza S. B. e i suoi esponenti fossero indipendenti e autonomi, magari lo scenario potrebbe essere diverso.
Diversamente, quei simpaticoni del PD sono molto più pluralisti. Ecco allora che quello che all'apparenza si presenta come UN partito è in realtà il risultato di una fusione di circa una ventina di correnti: da Bersaniani ai Dalemiani, dai Veltroniani ai Gentiloniani, poi ci sono gli Ulivisti, i Renziani, quelli di Insieme per il Pd e via dicendo. 21 correnti, tante voci, tante idee. Un bene. Ma anche un invito all'instabilità qualora si dovessero verificare disaccordi o situazioni di stallo simili a quelle che hanno portato alla caduta del governo Prodi nel 2008. E, considerando lo scenario idilliaco del nostro Paese, ha senso correre un simile rischio? Ma soprattutto, esattamente, il PD rappresenta "gran parte dell'Italia" o sono tante piccole parti d'Italia che hanno qualcosa in comune a formare il PD?
Mi chiedo poi quanto possa essere onesto un movimento che propone e sbandiera a destra e a manca l'idea delle Primarie: 
- Vieni anche tu, cittadino qualunque, paga l'obolo e vota il candidato premier!
- Ehi, ma in Italia i cittadini, con le votazioni, non eleggono il presidente del Consiglio?
- E con ciò? Tu intanto vota e aiutaci a far pubblicità a questo movimento che negli anni è cresciuto!
- Ma quanta gente ha votato alle primarie del 2005?
- Circa 4,3 milioni di persone!
- E a quelle del 2012?
- Circa 3,1 milioni, perché?
- Uhm...
Che poi, anche qua, perché ci si deve per forza ridurre a "tifare" per una persona. Diamine, non c'è un programma con delle priorità e degli obbiettivi? A prescindere da chi c'è, quelle son le cose da fare altrimenti che progetto si sta portando avanti? Non siamo mica qua a fermare l'acqua con le mani o a far la pedicure ai castori, ragazzi!

domenica 10 febbraio 2013

..:: Immortals ::..

Titolo: Immortals
Regia: Tarsem Singh
Anno: 2011
Genere: epico, azione
Cast: Henry Cavill, Stephen Dorff, Luke Evans, Mickey Rourke, Freida Pinto.

La trama in breve:

Re Iperione ha un progetto folle: liberare i Titani. Siamo nel 1200 a.C., gli dei dell'Olimpo da tempo immemore hanno sconfitto i Titani e li hanno rinchiusi nel monte Tartaro, solo l'arco forgiato da Marte potrà liberarli. Nessuno però sa dove sia nascosto e solo una veggente potrebbe rivelarlo.
Tra Iperione e la veggente sta però Teseo, figlio bastardo, ripudiato dalla propria città, ma pronto a battersi contro l'uomo che davanti ai suoi occhi ha sgozzato la madre. Il suo asso nella manica è che nonostante non lo sappia nemmeno lui, Teseo da quando è bambino è stato in realtà addestrato da Zeus in persona. (fonte mymovies)
Difenderò la Grecia dalla
crisi economica!! Sìììì!!! 

Il mio commento:
A suo tempo non ebbi l'onore e il privilegio di godermi codesto film al cinema. Si prospettava una grande occasione, un eccitante connubio di epicità e maschia brutalità in stile 300. 
Anche la resa grafica, la fotografia e la ripresa delle ambientazioni, così come tutta l'impostazione visiva del film insomma, sono molto simili a quelle della ben nota opera di Zack Snyder.
Recentemente, seppur a puntate, ho avuto quindi la malsana idea di voler recuperare la visione di questo capolavoro dell'epica e, dopo averlo amabilmente visionato in 4 comode puntate, sono pronto per esprimere il mio commento.
Fondamentalmente: ahahahahahahahahah!!! E poi LOL a non finire!
... con il potere del sole,
vincerò! Sperando che non si
scarichino le pile di sto azz di arco che
manco farlo a posta, era sepolto
dietro casa mia. Pensa che culo...
Ma scherziamo? Ma che diamine? Erano ubriachi fin nel midollo quando han realizzato codesto film?
Andiamo con ordine. Innanzitutto prendiamo il regista: di costui ho già visto The Cell (e mi era piaciuto abbastanza) e ho in previsione di vedermi The fall (consigliato da un amico e già intravisto su Rai4 qualche tempo addietro). Per cui, voglio dire, un minimo di fiducia gliela concedo.
Nessun problema poi per quanto riguarda la fruizione di un film che, visivamente almeno, si rifà ad un'altra opera: seppur similare, non mi disturba l'idea della "presa di ispirazione".
Niente da obbiettare nemmeno per la presenza di un pizzico di epica e di divinità che si fiondano sulla terra per menar le mani. Dopotutto, son cresciuto a pane e Cavalieri dello Zodiaco e tutta la serie di Saint Seiya fa bella mostra di sé nella mia sconfinata libreria di manga e fumetti. 

martedì 5 febbraio 2013

Il trono di spade - Game of thrones

Titolo: Il trono di spade (Game of thrones) - Prima Stagione
Anno: 2011
Episodi: 10
Genere: fantasy

La trama in breve:
Dunque, riassumere la storia sviluppata nel corso della prima stagione di A game of thrones non è affare di pochi minuti. I personaggi sono molteplici e la narrazione intricata e complessa. Per cui, essendo io pigro e, stasera, un po' scazzato per via di un impegno pianificato ma evidentemente non concretizzato ( niente di grave, cose che capitano...), vi rimando al link alla pagina presente sulla ben nota enciclopedia libera.

Il mio commento (attenzione agli spoiler!!!)
Ma come...pensavo che sarei
stato scritturato anche per
la seconda stagione...
Non ho mai letto i romanzi di George R. R. Martin per cui, come mio solito, da bravo vigliacco, metto le mani avanti e imploro pietà: 'gnor no, signore, non so dirvi quanto la trasposizione di A game of thrones sia fedele al ciclo di libri del ciclo Cronache del ghiaccio e del fuoco (che in lingua originale invece è A Song of Ice and Fire)!
Malgrado questa mia mancanza che, prima o poi, magari colmerò, certo è che si tratta di una narrazione avvincente, sfaccettata e complessa. E soprattutto fruibile anche a chi non è avvezzo o particolarmente amante del genere fantasy. Niente stregonerie o avventure frivole alla Harry Potter, niente solenne epicità alla Tolkien con orchi, ishtari, ent e cavalieri neri, bensì storie di uomini e di donne contestualizzate in un immaginario mondo medievaleggiante. La magia e la stregoneria sono appena presenti (in particolar modo nell'ultima puntata della stagione) così come la presenza di esseri sovrannaturali o non naturali è minimale e ben dosata (tre uova di drago e qualche "presunto" non morto che compare all'inizio e a metà serie...).
Beh, sono bello e ricco:
amatemi e seguitemi!
Si respira realismo e concretezza, con esseri in carne e ossa ben caratterizzati e ciascuno con una propria anima. E non certamente degli stinchi di santo! Intrighi e zozzerie (e intendo anche "quelle" zozzerie!!!) sono all'ordine del giorno. Nulla viene risparmiato o nascosto dalla narrazione che si dipana in terre e ambienti differenti, dalla vita cittadina ad Approdo del re a quella più frugale e barbarica dei dothraki oppure a quella al limite della sopportazione umana, al nord, presso la comunità dei Guardiani della Notte. Non saprei nemmeno dire se, effettivamente, ci sia qualche personaggio totalmente positivo. Lo stesso Ned Stark, che incarna certi valori di giustizia, equità e lealtà, per esempio, ha qualche scheletro nell'armadio (altrimenti come si spiega il signorino Snow...)...forse sua figlia Sansa (non Aria, che ha già le mani sporche di sangue).
In effetti, emerge un'umanità vitale ma non luminosa o rassicurante, tutt'altro.
Al di là delle scene hot (la serie è vietata ai minori), che già voi lettori starete additando come IL motivo che mi ha portato a vedere questa serie (in compagnia di Silvia, ricordiamolo), quello che più ho apprezzato è la concretezza dei personaggi proposti, i colpi di scena, i volta faccia, gli inganni e lo sviluppo di una storia che si rivela essere molto estesa e complessa e che, come sto appurando nella seconda stagione, non è affatto scontata e banale o facile da sbrigliarsi.

lunedì 4 febbraio 2013

..:: Come dimenticare ... ::..

...continuando con amorevole astio a sparlare sulla politica italiana, giusto per aiutare eventuali indecisi o smemorati, ecco un simpatico omaggio al leader di uno dei maggiori partiti italiani. 
Sia mai che si finisca per dimenticarci della levatura di certa gentaglia (che, tra l'altro, in questi giorni avrebbe pure qualche processo in corso ma, avendo in spregio la giustizia e la moralità, se ne sbatte altamente e prosegue con la sua campagna elettorale) anche se, in un Paese di gente dotata di buonsenso, credo, che non dovrebbe servire rivangare certe sequenze per indignarsi ogni qualvolta compare o parla. Come sempre, la nostra cara Italia dimostra di essere un grande Paese capace di regalare forti emozioni in ogni campo, non solo calcistico.




Prossimamente, non temete, per par condicio, credo continuerò con qualche altro omaggio alle altre forze politiche attualmente foraggiate da noi popolo italico.
Questo però mi sentivo di pubblicarlo perché mi fa sentire orgoglioso che un simile leader politico viva qui da noi piuttosto che in Russia o in Corea o in Libia.
Concludo infine con un riferimento - anche se dovrebbe essere superfluo - sull'IMU, visto che se ne parla molto ultimamente riferendosi alla sua eventuale abolizione come LA soluzione: l'IMU è stato inizialmente proposto dal governo Berlusconi nel marzo 2011 (colpo di scena! Shock e stupore!), poi ripreso e rivisto dal governo Monti nel decreto Salva Italia. Decreto che, per divenire legge, è stato votato dai nostri parlamentari tra cui il buon Berlusconi...che in quella votazione risulta aver dato voto favorevole